Isolato persino dalla sua base padana Umberto Bossi e i suoi sodali cercano di metterci una pezza sullo strappo con Roberto Maroni.
Si chiede oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: “E’ un movimento democratico quello in cui il segretario impedisce con una pubblica deliberazione ad un esponente storico di quel partito di intervenire nel dibattito congressuale? Sembra la Corea del Nord. Ed hanno l’ardire di ridurre il grande Nord italiano alla loro miserabile Padania?”.
Già. Tutto vero. Ma una domanda s’impone. Come è stato possibile che Bossi, triste cantautore bocciato al festival di Castrocaro nel ’61, sia stato in grado, con le sue sortite strampalate ma soprattutto con il voto, di “occupare” il settentrione d’Italia e di governare per anni insieme a Berlusconi l’intero Paese?
Invece di incolpare gli elettori piemontesi, lombardi, veneti ecc. perché i partiti, a cominciare dal Pd e dalla sinistra non hanno mai fatto un’analisi e una autocritica politicamente corretta e credibile?
Ora, questa diatriba può essere liquidata come l’ennesima pagliacciata del Carroccio o, peggio, come una furbata per i gonzi: non è la prima volta che in certi partiti si concordano la composizione e scomposizione di frammenti dello stesso partito per adescare l’elettorato anche in condizioni di posizioni antitetiche. In altre parole mettono capra e cavoli sotto lo stesso cesto e tentano il rilancio individuando il nemico, in questo caso, Monti e Napolitano.
Il giochetto del Senatur è fin troppo scoperto e non ha nulla a che fare con gli interessi del Nord e dell’Italia. E Maroni? Deve scegliere: l’abbraccio (tattico) di Bossi può essergli fatale prolungando l’agonia della Lega, partito che così com’è, è solo uno scrigno per gli affari e il potere di un uomo, della sua famiglia e delle cricche amiche.
Merita tornarci sulla Lega Nord, dopo che Umberto Bossi, di fatto, ha proibito a Roberto Maroni di parlare in pubblico… da solo. Il partito (si fa per dire) dei soviet (si fa per dire) del qualunquismo padano si sta squagliando, con il Senatur che mostra la sua vera faccia.
Così commentava “boh 1”, un lettore di Polisblog, il post pubblicato ieri sullo stesso tema da V.: “Bossi, come chiunque nella storia si sia avvicinato a Berlusconi ( … remember fini ) , pagherà con la sua pelle tutte le porcate di cui è stato complice da 15 anni a questa parte. Bossi da uomo celtico, libero, è caduto nelle sabbie mobili berlusconiane. Pensava di mantenere il controllo come i cocainomani quando incominciano a sniffare e se la godono alla grande. Bossi è diventato la sua stessa caricatura. Senza Berlusconi scompare, per ragioni politiche, e molto probabilmente pure economiche e finanziarie. Berlusconi nel suo perfetto stile, lentamente si è impossessato di simbolo, uomini e della cassa di partito. Un ossessionato dal potere non potrà mai avere un reale subalterno, ma solo manichini. Bossi è il manichino berlusconiano del nord”.
C’è poco da aggiungere. A Radio Padania militanti ed elettori del Carroccio hanno protestato vivacemente per l’avvilente andazzo del loro partito. Il conduttore ha replicato ai contestatori o togliendo la linea o spiegando secco: «Bossi propone un pacchetto con alcune soluzioni. Se le condividete bene, altrimenti votate altri partiti che ce ne sono tanti. Bossi è il segretario federale, punto e basta».
Robe da … “Trota”. Cvd (come volevasi dimostrare).
La divisione della Lega esplosa ieri alla Camera sul voto a Nicola Cosentino non è solo un fatto personale fra Umberto Bossi e Roberto Maroni ma riguarda la prospettiva del Carroccio e le ripercussioni sull’attualità e sul futuro del quadro politico generale.
Maroni è deluso ma rilancia su Facebook: “Non smetto di credere e di lavorare per la Lega che ho contribuito a costruire in oltre 25 anni di attività politica”. Bossi incassa la sua “vittoria di Pirro”. Il Senatur non è più il “dux” assoluto ma tiene duro e decide ancora lui. Maroni ha acquisito autonomia ma non il carisma necessario per la leadership.
Di fatto la Lega vive con grandi difficoltà il passaggio da partito di “governo e di lotta” a quello di partito di opposizione. Il Senatur ha imposto al suo partito la via della contrapposizione tout court al governo Monti ma questa opposizione pregiudiziale e oltranzista ha isolato la Lega anche al nord anche rispetto al suo elettorato di riferimento, incrinando forse irrimediabilmente l’alleanza con il Pdl.
L’ex ministro Maroni rifiuta questa linea cercando di fare uscire dall’angolo il Carroccio e rimettendolo in gioco con una opposizione costruttiva e aperta a vecchie e nuove alleanze, sia sul territorio che a livello nazionale. Bossi gioca tutte le sue carte puntando sul fallimento del governo dei “professori” e preparandosi a raccogliere il voto degli scontenti.
Su questo piano ha però molti avversari: anche Cinque Stelle, Sel e Idv fanno lo stesso gioco con più chances perché, a differenza della Lega, non scontano il gap di anni di governo, cui Bossi sarà chiamato dagli elettori a rispondere. Maroni è certo che saranno Grillo, Vendola e Di Pietro, non Bossi, a rintracciare i voti degli insoddisfatti e che un nuovo abbraccio con Berlusconi potrebbe essere esiziale.
In pochi mesi la Lega si gioca il proprio futuro: il rischio - per lei - è che diventi totalmente marginale dilapidando un “patrimonio” politico e di potere di non poco conto.
Cosentino è salvo. Vendola: “La Lega ha perso la sua virilità”. Maroni…cascanti
Il parlamentare campano la fa franca e ora se la gode, comodo e soddisfatto. Sta bene come un… (Alfonso) Papa
Eppure sembrava esserci la maggioranza per farlo arrestare. Una maggioranza contraria all’idea di persecuzione da parte dei giudici. Poi i bossiani si sono vendicati sui maroniani e la maggioranza si è dissolta. E’ andata in fumus
Monti va a Parigi e poi a Berlino. La Merkel lo ama segretamente, Sarkozy è geloso. La crisi rimane, ma il premier italiano ci metterà del suo per risolverla. Siamo ancora all’inizio, all’aperitivo. Aperol spread
Umberto Bossi: cagnolino. Voto 3- Contrordine: il Senatur si piega ai voleri dell’ex socio Berlusconi: “Per i leghisti libertà di voto su Cosentino”. Beffato Maroni, il “bobo” del Carroccio. B&B di nuovo uniti nel malaffare?
Beppe Grillo: cagnolone. Voto 4- Il comico-politico “moralizzatore” punta sull’hard candidando alle prossime amministrative nel suo “Cinque stelle” l’avvenente Michelle Ferrari, già diva a luci rosse. New deal o solita solfa?
Silvio Berlusconi: trainer. Voto 3 Il Cavaliere prepara la sua uscita dal letargo cercando l’accordo strategico con Casini in vista del 2013. Sul tavolo: leadership del nuovo PPE italiano, premiership per Palazzo Chigi, Quirinale. Mai dire mai.
Umberto Bossi: kapò. Voto 3 Il capo del Carroccio compie l’ennesima giravolta e sull’ex sottosegretario Nicola Cosentino la Lega torna forcaiola. Tuona l’ex ministro Maroni: “Deve andare in galera!”. Strategia dello … sgambetto (Anti Cav).
Mario Monti: aria nuova. Voto 7+ Il premier lanciato in tv sulla fase due: “Non servono altre manovre. Stop alle corporazioni. Spazio a merito e concorrenza. Subito le liberalizzazioni. Ricchezza è un valore, ma se risultato del merito, non di rendita ed evasione”. Primavera anticipata? Se son rose …
Pier Luigi Bersani: linea nuova. Voto 6+ Il leader del Pd si fa sentire su Italia e Ue: “L’Euro va difeso insieme, costi quel che costi. Basta egoismi, Merkel deve cedere”. Quindi lo schiaffo a Umberto Bossi: “La Lega? Le sue sono inaccettabili proteste dopo averci parcheggiato sull’orlo del baratro”.
Umberto Bossi: cinepanettone.Voto 3 Il Senatur esce dal letargo: “Con le buone o con le cattive la Padania ci sarà”. Alla Berghem frecc dure contestazioni e insulti con “corna” a Napolitano: “Terun”. Poi il grido: “Secessione!”. Botti finali: 118 o carabinieri?
Roberto Calderoli: tvpanettone. Voto 4 L’ex ministro “porcellum” è indignato per i commenti non negativi al discorso di Monti del leader del Pdl e gli lancia la sfida:” Berlusconi è un utile idiota se non stacca la spina al governo. Al voto!”. Porcaro&porcate.
Susanna Camusso: lottadura. Voto 7+ La segretaria della Cgil spinta dalla base dice “no” alla manovra “Salva Italia”: “E’ squilibrata”. E insiste per il prelievo sulle grandi ricchezze: “Serve la patrimoniale”. Inverno caldo.
Umberto Bossi: celodurismo. Voto 3- I demagoghi leghisti offrono al Senato uno show indecente e vergognoso. La deriva populista e razzista del Carroccio è senza più limiti. Il Senatur torna al cappio e sputacchia su tutto e tutti.
Ma che vuole Bossi? Che vogliono i leghisti? “Le proteste della Lega Nord? “Il Carroccio alla prima difficoltà se n’è andato per la sua strada e ora sta solo facendo il proprio gioco”: lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del congresso provinciale del suo partito Brescia.”Negli ultimi 10 anni - ha continuato Casini - la Lega ha governato per 8, per cui se erano così bravi potevano intervenire prima, tutte queste ricette potevano applicarle prima’.
Incisivo Andrea Carugati su l’Unità: “Guardando ieri mattina la leghista Emanuela Munerato alla Camera, in divisa da operaia, tuonare contro i tagli al trasporto pubblico, un personaggio di Nanni Moretti si sarebbe alzato in piedi gridando: «No, almeno gli autobus no!». Già, perchè questa Lega di smemorati di Collegno, fino a un mese fa incollata alle poltrone di governo, nonostante gli infiniti falsi allarmi con cui fingeva di soffiare sul collo del Cavaliere, ieri ha davvero superato se stessa. Tra i tanti regali. il governo Berlusconi-Bossi, oltre alla slavina di leggi ad personam, salvataggi di Romano e Milanese, voti su Ruby «nipote di Mubarak», ha tagliato nelle ultime manovre oltre l’80% dei fondi per bus, metrò e treni locali, circa 1,4 miliardi su 1,9. Al punto da spingere le Regioni, che gestiscono questi servizi, a restituire simbolicamente le loro deleghe al governo, nel settembre scorso. Per non parlare della proposta lanciata in un vertice settembrino ad Arcore, presente il gotha leghista, di eliminare gli anni dell’università e del servizio militare dal calcolo sulle pensioni”.
Punto.