Non è solo la Cgil a dire no alla manovra del governo con sciopero generale e manifestazioni e non sono solo le opposizioni a votare contro in Parlamento. Coerentemente con quanto annunciato anche Regioni, Province e Comuni si mobilitano con iniziative quantomeno inusuali.
Le autonomie locali hanno infatti stabilito una serie di iniziative di protesta: giovedì prossimo mentre i Comuni consegneranno al governo le deleghe sull’anagrafe, le Regioni consegneranno all’esecutivo i contratti sul trasporto pubblico locale, che a fronte dei tagli non potranno più onorare. E’ stata anche inviata una lettera al governo in cui, spiegano Graziano Del Rio (Anci) e Vasco Errani (Regioni), “ribadiremo i motivi della nostra protesta e le nostre proposte per la crescita del Paese, chiedendo risposte chiare ed immediate”.
“Se queste risposte non arriveranno alla mobilitazione del 15 se ne unirà un’altra la settimana successiva, con la quale tutti gli enti locali - dice Errani - si impegneranno a rendere ancora più chiare le gravissime conseguenze della manovra su cittadini e imprese”.
Anche per quanto riguarda la richiesta di un ordine del giorno alla Camera per l’istituzione di una Commissione mista sul riordino dell’assetto istituzionale, le Regioni e le Province si uniranno all’iniziativa dell’Anci: “Vogliamo trattare insieme – conclude il governatore dell’Emilia Romagna - il tema della riforma istituzionale, dal superamento del bicameralismo perfetto ai costi della politica per tutti i livelli istituzionali, dallo Stato centrale agli enti di prossimità”.
Inoltre, aggiunge Errani,”chiediamo che venga riscritto subito il Codice delle Autonomie, con un’operazione verità che definisca le competenze dei diversi livelli di governo e verifichi la disponibilità di risorse adeguate”. Lotta continua.
Dopo le ultime vicende giudiziarie riguardanti Alberto Tedesco e Filippo Penati, sulla questione morale del Pd c’è chi, come il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, ex Pci e derivati, sceglie la vecchia impostazione, che la miglior difesa è l’attacco.
Le inchieste su dirigenti Pd? Errani: “La nostra diversità si vede dal rispetto del ruolo della magistratura”. E c’è chi come Paolo Gentiloni, ex Margherita, responsabile comunicazione del Pd, alza l’asticella: “C’è bisogno di una reazione intransigente da parte nostra, forse ancora più netta di quella che c’è stata finora. Minimizzare, dire che si tratta di problemi isolati, anche se è vero che non bisogna generalizzare, è un errore”.
Insomma, non ha più senso, se mai lo avesse avuto, affermare una superiorità morale del Partito democratico. Oggi, specie l’elettorato antiberlusconiano, non ha nessuna indulgenza. Sulla questione morale, il rischio è che il Pd possa dilapidare il capitale di fiducia avuto dalle urne con il voto delle amministrative e con i referendum.
Nel Pd, specie nella componente ex Pci-Pds-Ds, si crede ancora al partito berlingueriano delle mani pulite, alla diversità. Ma oggi, non basta dire di essere diversi, bisogna dimostrarlo, coi fatti, tutti i giorni e a tutti i livelli. Basta nascondersi dietro al paravento “ideologico” e illudersi dicendo che gli altri sono peggiori?
Purtroppo, vicende come quella di Penati, invece di rappresentare un’occasione di analisi politica su un nodo cruciale qual è la questione morale, rischiano di diventare l’occasione ghiotta per la solita e stantia resa dei conti interna. In questo caso contro il segretario Bersani.
Si tiene oggi a Roma l’attesa Conferenza unificata degli Enti locali, uniti contro la manovra del Governo. Regioni, Province e Comuni sono sul piede di guerra perché la manovra correttiva promossa da Giulio Tremonti dà un colpo definitivo al governo del territorio.
E’ vero, Giorgio Napolitano ha dato l’ok al controverso decreto legge. Ma il capo dello Stato, in una nota: “ha auspicato che in Parlamento si svolga un confronto realmente aperto, che consenta una seria discussione e libere scelte circa la impostazione e le misure idonee al raggiungimento degli obiettivi”.
Ma gli Enti locali non attendono con le mani in mano l’iter parlamentare e hanno subito reagito con un inequivocabile “no” alla manovra, chiedendone una “radicale modifica”.
Attacca il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: “Riteniamo che la manovra non assicuri possibilità al governo territoriale e così com’è comporta la non governabilità del territorio”. Al Riformista Errani lancia una proposta “provocatoria”: “se non ci saranno cambiamenti sostanziali in sede parlamentare, il governo ci dovrà mettere la faccia e dire ai cittadini: “È colpa nostra, cioè dell’esecutivo Berlusconi, se i cittadini non avranno più servizi assistenziali, sanitari, di trasporto pubblico”. Campa cavallo.
Oggi si terrà, appunto, la Conferenza unificata. Nell’incontro saranno illustrate le “ricadute concrete nel paese” della manovra. Cioè le nuove “mazzate” per i cittadini.
Via libera del Consiglio dei ministri al decreto rifiuti. Secondo quanto viene riferito da fonti di governo, tuttavia, i ministri della Lega hanno votato contro. Quindi il governo si è spaccato.
Berlusconi subisce il niet di Bossi, che prima del voto in Cdm aveva ribadito la sua posizione: “”le regioni del Nord non sono disposte ad accogliere i rifiuti provenienti dalla Campania”. Poi ha aggiunto beffardo e sprezzante: “Il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta” e se i rifiuti sono ancora per strada “vuol dire che i napoletani non imparano la lezione”.
Adesso la Campania potrà trattare direttamente con le singole regioni per risolvere il problema dei rifiuti. Immediata la reazione delle Regioni che hanno bocciato il decreto.
“La conferenza delle regioni, esaminata la bozza proposta dal governo - commenta il presidente Vasco Errani- ritiene che non risolva nella sostanza il problema venutosi a creare”. “C’è la necessità - aggiunge Errani - di procedure certe per l’aperture di nuove discariche nella Regione Campania” e a tal fine ritengono “necessario dare poteri speciali ai sindaci. Ciò anche per pervenire ad una soluzione complessiva di questa emergenza nazionale che oggettivamente interessa tutte le istituzioni della repubblica, governo, regioni ed enti locali”.
Di fatto, il governo è allo sbando, con il premier Berlusconi ostaggio di Bossi. Come volevasi dimostrare.
Il premier Silvio Berlusconi oggi promette soldi (degli italiani) alla Tunisia in cambio di un impegno di quel governo (quale?) per bloccare e non far partire clandestini verso l’Italia. Parole e promesse, promesse e parole.
I fatti sono altri, con l’emergenza profughi che resta tutta italiana e avanza nell’intero Paese come ombra cupa. Con gli italiani preoccupatissimi e contrari a trovarsi vicino le proprie case le tendopoli dell’esecutivo che vuole impiantare anche al Nord.
Con l’aria che tira le Regioni (e i comuni) respingono l’idea dell’esecutivo perchè: “Rischia di ledere i diritti umani dei migranti e diffondere paura nella popolazione”, parole del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (Pd).
La controproposta delle Regioni è quella di una “ accoglienza morbida e stranieri distribuiti equamente sul territorio”. Insomma, regna il “no” al Governo (e di fatto agli immigrati), cioè il rimpallo di responsabilità fra i vari livelli istituzionali. Sulla stessa posizione si trovano i governatori e i sindaci sia di centro sinistra che di centro destra.
Come finirà nessuno lo sa. Si sa che, come sempre, saranno gli italiani a pagare il conto.
Vasco Errani: svolta obbligata. Voto 8. Il governatore emiliano del Pd: “Chiuso un ciclo politico: sì al governo di transizione, poi al voto”. Con Tremonti premier? “Il nuovo governo non si fa con chi ci ha portato fin qui”. Forte e chiaro. Era ora!
Silvio Berlusconi: svolta pericolosa. Voto 4. Premier “furibondo” per lo spettacolo di un Pdl “diviso e rissoso”, trasmessa in diretta tv. Governo in “minoranza”, maggioranza squagliata, premier ko. Elezioni subito! Le ultime da premier. Poi solo Cav.

Il Tribunale civile di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in collaborazione con l’avvocato Maurizio Steccanella ha provato a dimostrare l’ineleggibilità dell’attuale Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.
In seguito al pronunciamento della sentenza i Radicali attraverso un comunicato stampa, di cui da notizia anche Giuseppe Civati sul proprio blog, hanno fatto sapere di voler proseguire la contestazione già avviata dal Movimento 5 Stelle.
Per farlo aspettano la pubblicazione del documento di convalida dell’elezione di Roberto Formigoni. Tale certificato, come spiegato da Marco Cappato e Lorenzo Lipparini al Corriere della Sera, sarebbe l’unica prova impugnabile per contestare il quarto mandato dell’attuale Presidente della Lombardia.
Vasco Errani (Governatore dell’Emilia Romagna al centro delle polemiche poiché candidato dal Pd oltre gli incarichi previsti dalla legge), in seguito allo scandalo scoppiato attorno al sindaco di Bologna Flavio Delbono, ha deciso di tagliare le spese fatte dagli amministratori durante i viaggi di lavoro.
“Si volta pagina - ha dichiarato a Repubblica Vasco Errani - e si dice addio alla corsa ai viaggi istituzionali che garantivano un’ulteriore indennità per ogni giorno di missione.
Finisce l’era dei rimborsi sulla parola come quelli firmati dall’allora vicepresidente Delbono e finiti nell’inchiesta della procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato e truffa aggravata nei confronti dell’ex sindaco di Bologna”.
Continua a leggere: Emilia Romagna: Vasco Errani, dopo Delbono, tagli i rimborsi

Nelle stesse ore in cui la Lega Nord polemizzava per la sostituzione di Roberto Cota (il Governatore del Piemonte ha lasciato il proprio posto di deputato a Maurizio Grassano, noto alle forze dell’ordine per una truffa realizzata ai danni del Comune di Alessandria), Francesco Costa spiegava perché in Parlamento, per l’Udc, Giuseppe Drago non ci possa stare.
Secondo quanto raccontato dal giornalista del Post l’esponente politico è stato condannato: a tre anni e otto mesi di reclusione, alla restituzione di 123 mila euro di cui si era impossessato indebitamente mentre lavorava per la regione Sicilia e alla interdizione perpetua dagli uffici pubblici.
La condanna è stata stabilita nel 2003. Da allora Giuseppe Drago ha continuato ad esercitare la propria attività politica malgrado la magistratura, sulla sua vicenda, si sia espressa più volte confermando sempre la decisione iniziale.
Continua a leggere: Giuseppe Drago: l’esponente dell’Udc che non potrebbe fare politica

Per molti giorni, prima delle elezioni, si è discusso sulla probabile illeggibilità di Roberto Formigoni e Vasco Errani, rispettivamente Governatore della Lombardia per il Pdl e Governatore dell’Emilia Romagna per il Pd.
Luca Sofri, sul proprio blog, si è occupato per molto tempo di questa discussione tanto che nei giorni scorsi ha condiviso con i propri lettori l’iniziativa che Giovanni Favia (in foto, a sinistra) del Movimento 5 Stelle ha deciso di portare avanti in qualità di consigliere regionale dell’Emilia-Romagna.
L’esponente politico, convinto come altri che Vasco Errani non poteva essere eletto per via dei mandati già conseguiti, ha depositato presso la Procura di Bologna un ricorso affinché si accerti che il Governatore della Regione Emilia-Romagna non poteva presentarsi alle ultime elezioni.
Continua a leggere: Emilia-Romagna: Giovanni Favia contro il terzo mandato di Vasco Errani