(Parte oggi e vi terrà compagnia fino al 6 giugno il “Diario elettorale” di Polis|blog. Notizie, retroscena, dati, ipotesi e commenti per raccontare i trenta giorni di campagna elettorale che ci separano dalle elezioni europee. Appuntamento quotidiano, dopo la pausa pranzo, su queste pagine.)
Quella che ci apprestiamo a vivere sarà una campagna elettorale di polemiche. La società dello spettacolo divora la politica. E così veline e velini finiscono in prima pagina, dominano l’attenzione dei media, condizionano le scelte del Palazzo e, come nel caso di Veronica Lario, anche la vita privata delle persone. La corsa per Strasburgo diventa un’occasione - per i partiti - per sfoggiare il proprio sex appeal mostrando in lista le proprie conquiste tv.
Un caso su tutti, quello del principe Emanuele Filiberto. L’erede al trono che qualche anno fa chiedeva allo Stato un risarcimento milionario per l’esilio, ora, dopo aver sbancato a Ballando con le stelle scende in campo con l’Udc. Dice di non sentirsi un “velino” perchè ha idee, parla cinque lingue e conosce tutti i capi di Stato. Peccato, però, che ad esempio, interrogato da Vittorio Zincone per Tetris, non ricordi l’articolo 139 della Costituzione.
Oggi, in un’intervista al Giornale, si chiede cosa abbia in meno rispetto agli altri candidati. Semplice: un po’ di esperienza politica, si potrebbe dire banalmente. E perché no, anche un po’ di militanza nel partito che lo candida. Ma in un’Europa che, invece di accogliere le eccellenze, diventa sempre più un refugium peccatorum, le porte sono aperte a chiunque: letteronze, attricette e vip dell’ultim’ora mandati letteralmente allo sbaraglio o vecchie carcasse della politica attaccate alla poltrona col vinavil dopo silurate memorabili.
Una speranza: ci salveranno le preferenze?
Resta il tema del giorno. Una patata bollente.
Questo passa il teatrino della politica Made in Italy: il “velinismo”, le comparsate in tv, specchio di un Paese dove madri estasiate dai riflettori e dal potere “offrono” le figlie minorenni al sultano, per una apparizione in tv, per uno scranno a Strasburgo e dove milioni di italiani si “offrono” al garante “miracoloso” del destino comune concedendogli in cambio l’immunità morale.
Persino i vescovi scendono in campo chiedendo un “Presidente più sobrio” e ricordando che “Prima o poi arriva il momento del conto”.
Se è vero che l’Italia è investita, oltre che dalla pesante crisi economica, dal degrado della politica e da una forte crisi morale, non c’è dubbio che la vicenda “familiare” del premier non è (solo) una questione privata. C’è quanto meno un problema culturale e politico, altro che gossip!
Dal dopoguerra ad oggi non c’è mai stato in Italia (e nel mondo occidentale) un premier come Berlusconi costantemente “impelagato” in beghe personali inquietanti.
Il Cavaliere perse le elezioni del 2006, dopo cinque anni di governo, perché più impegnato a risolvere i suoi problemi con la giustizia (oltre ai suoi business) che ad affrontare i mali del paese. E oggi, a un mese dal significativo passaggio dell’election day?