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Tutti gli articoli con tag veltroni

Ore 12 - Berlusconi, la "fiducia" del Parlamento dei nominati e la "sfiducia" del Paese reale. Le colpe delle opposizioni

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE’ la minaccia del voto anticipato con sicura perdita dello scranno per molti parlamentari l’arma che Silvio Berlusconi usa oggi per incassare la 53esima fiducia.

Un voto che salva il premier ma condanna il Paese, sempre più stretto da un cappio che, però, ha origini lontane. Oggi, la sinistra, il PD e altre forze d’opposizione, lanciano strali contro il “despota” di Palazzo Chigi dimenticandosi le cause di questa situazione.

Non fu il PDS a giocare la carta della semplificazione bipolare, di fatto un bislacco bipartitismo all’italiana, per far fuori i velleitari residui di rinascita della DC e del PSI? Via via fino ai DS e al PD di veltroniana memoria, con il “porcellum”, la decapitazione della sinistra dal Parlamento ecc. Oggi si raccoglie ciò che si è seminato.

L’affannosa rincorsa per fuor fuori Berlusconi usando tutto e il contrario di tutto (sperando negli aiutini esterni, dalla magistratura a Napolitano), ha prodotto questo ginepraio e una situazione in cui tutto e sempre gira attorno al Cavaliere di Arcore.

Le sceneggiate del mini Aventino di ieri dimostrano la mancanza di politica e servono a poco. Anzi, senza una proposta di governo alternativo (premier, alleanza, programma), diventano un boomerang. Se le opposizioni restano unite solo sul “no” a Berlusconi, è Berlusconi, ancora una volta, a dare le carte e vincere la partita (truccata).

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: reuccio. Voto 3. Il Cav si dice perseguitato e minaccia di “esplodere” in tv. “Per i miei 75 anni mi piacerebbe che si mettessero da parte i contrasti per portare l’Italia fuori dalla crisi”. Il miglior regalo? Passo indietro!

Pier Luigi Bersani: re travicello. Voto 4. Alla Camera i 6 radicali votati nelle liste Pd si astengono sul ministro Romano. Bindi e Franceschini furenti ne chiedono l’espulsione. Da Penati, a Renzi, a Veltroni e compagnia cantante: Pd gruviera.

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Pd in movimento. Ma dove va?

pubblicato da Massimo Falcioni

Il Pd si interroga. Lo fa con la direzione nazionale, con la corrente di sinistra, con un confronto nelle varie anime del partito. Positivo? Negativo?

L’intenzione è apprezzabile ma il rischio è di ripercorrere vecchi schemi, di caratterizzarsi come il partito sempre alla ricerca dei cavilli per lotte intestine, il partito sempre “fuori tempo”.

Apparentemente, anche per non andare controcorrente rispetto all’onda buona dei ballottaggi e dei referendum, il partito sembra unito attorno alla leaderhip di Bersani, cui va riconosciuto, se non altro, la capacità di saper mettere il cappello sulle vittorie … “altrui”.

Ma il berlusconismo alligna anche nel pidì, specie sul mito del leaderismo, proprio quando c’è da affrontare la costruzione di un “nuovo pensiero politico”, dove la forma partito conta, ma rischia di essere un guscio vuoto se mancano idealità, progettualità di dare rappresentanza politica a ciò che si muove nella società.

Insomma, proprio adesso ci si attarda sulla leadership quando più che un leader carismatico serve un partito carismatico, una comunità carismatica. Abbandonato il partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, Bersani ha imboccato la strada del partito delle alleanze. Ma è ancora in mezzo al bivio.

In quale direzione procedere? E Berlusconi è ancora lì, malconcio, ma in grado di dare le carte.

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Silvio, go home? E gli altri?

pubblicato da Massimo Falcioni

Grandina, e come grandina. E il vento delle elezioni politiche anticipate in primavera, tra maggio e giugno, soffia sempre più forte.

“Noi andiamo avanti, ma se il governo non dovesse farcela, chiederemo le elezioni anticipate”. Berlusconi dixit. Bossi gongola. E pure le opposizioni, financo il Pd, sono costrette a dire: “Alle urne! Siamo pronti”, sapendo che il rischio è grosso: quello di aprire al Cavaliere la strada del Colle, con quel che segue.

In questo bailamme, nessuno parla e tanto meno affronta le emergenze e i nodi del Paese e nessuno ricorda da dove eravamo partiti: l’incensamento trasversale della seconda Repubblica, le odi infinite al bipolarismo salvifico anticipatore di quel bipartitismo Made in Italy che avrebbe finalmente spazzato via il vecchiume del passato e fatto volare il Paese.

La realtà, dopo 17 anni di promesse e rinvii, è sotto gli occhi di tutti: la Seconda Repubblica sta crollando in un clima a metà tra la tragedia e la farsa. I colpi di feste e festini a luci rosse sembrano più micidiali per Berlusconi delle masse di disoccupati e di precari alla disperazione.

L’Italia è oramai alla deriva.

Ieri al Lingotto, è andato in onda l’altra faccia della medaglia. Veltroni ha davvero ucciso il veltronismo? Ha davvero operato lo strappo con decisione, senza mediazioni e compromessi, senza rituali “ma anche”? Non è una riproposizione dell’autosufficienza e dell’idea maggioritaria fallite?

Uolter fa una piroetta a 360 gradi e ricade esattamente dove era già caduto prima. Rivernicia tutto per lasciare tutto com’era. Dice però l’opposto di quel che dice Bersani. E Bersani sorride e … approva. E’ il Pd, bellezza! E’ la politica della seconda Repubblica!

Gattopardismo di ritorno. Non c’è solo Berlusconi da mandare a casa.

Bersani punta in alto (mare). Ma rischia di affogare in un bicchier d'acqua

pubblicato da Massimo Falcioni

Pierluigi Bersani, si sa, è persona seria, misurata, senza fronzoli, un piacentino dai tratti tirati dai cucuzzi di Bettola, paese incastonato nella valle del Nure.

E’, di fatto, un bolognese d’adozione, un po’ atipico, cui le battute alla Peppone stonano perché prive del calore di quel sindaco “apostolo” del vangelo del comunismo dal “volto umano”.

Battute per di più velate dalla cappa del fallimento di quell’ideologia cui Pierluigi ha dedicato decenni del suo percorso umano e politico. Battute sempre da interpretare, per quel tocco di pruderia intellettuale, memore della superiorità dei ragazzi forgiati alle Frattocchie e di una laurea in filosofia con 110 e lode di cui, giustamente, il segretario del Pd ne va fiero.

Orbene, alle “Invasioni barbariche” di Daria Bignardi, l’ex ministro delle “lenzuolate” solo annunciate, cambia passo e tono, tentando di rinnovare la propria immagine un po’ incartapecorita di funzionario dei telegrafi di prima generazione.

Con D’Alema spocchioso, Veltroni incarognito, Renzi rottamatore sempre fra i piedi, Bersani avrà pensato: “Dato che ci sono, invece di dirne una, ne dico tre tutte in una volta”. Non di barzellette, per carità, chè già ci pensa il premier.

Così Bersani il morigerato (sigaro toscano a parte), cambia parte e insegue il Cavaliere nell’esercizio accattivante ma impervio degli spot.

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Ore 12 - D'Alema il "brezneviano". Veltroni? Scappato (come sempre)

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl gran “burattinaio” resta lui, D’Alema, che si liscia i baffi imbiancati come la neve di Saint-Moritz godendosi la maggioranza bulgara piovuta in Direzione sulla testa dello spaurito Bersani.

Dov’è finito il baldanzoso tagliente pontificatore dei bei tempi che furono: “La sinistra è un male che soltanto la presenza della destra riesce a rendere sopportabile”?

Oggi il convento passa un ingrigito nipote della nomenclatura brezneviana che rincuora il segretario Bersani, re travicello: “Soddisfazione per l’ampia convergenza”. D’Alema dixit.

Più che il grimpeur che s’invola verso il sol dell’avvenire l’ex Migliore mignon scivola nelle scartoffie di un impiegato di concetto delle ferrovie svizzere. Altro che padre nobile! La verità bisogna andarsela a cercare, come il coraggio.

D’Alema s’accontenta di agitare le figurine da dietro il tendone: gode per la fuga del nemico Veltroni. Già, Veltroni.

L’errante sotto il peso del perenne errare. Fuggito da l’Unità, fuggito dal Pci e dalle sue post riedizioni, fuggito dal Campidoglio, fuggito davanti alle urne per il terrore dell’ombra cupa del Cavaliere, fuggito ieri dalla Direzione del Pd dove votano solo quelli d’accordo con chi pretende il voto.

Dagli infiniti “Ma anche, ma però ..” alle infinite minacce minacciate degli ultimi giorni sfarinatesi ieri sera nel terrore della conta. Senso di responsabilità? Ma va: fifa.

Fioroni, Gentiloni che giocano a dare indietro le deleghe? Mezzecalzette. Comprimari. Degni del loro capocordata Veltroni.

Ma però: chi sarebbe “Baffino” senza Uolter? Dio li fa e poi li accompagna. Tanto al cimitero ci va il Pidì. Senza i compagni che cantano “Bandiera rossa”.

A benederli tutti ci pensa Berlusconi. Requiescant.

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Ore 12 - Oggi Direzione PD: "forche caudine" per Bersani?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroEccola, la Direzione del Pd! Sarà la solita tiritera per dire tutto e il contrario di tutto e non decidere nulla? L’ennesimo inutile appuntamento che vuol cambiare tutto per non cambiare niente?

Pier Luigi Bersani giura che dirà pane al pane e vino al vino sui tanti nodi da sciogliere,a cominciare dalla FIAT e dalle alleanze: intende alzare il tiro, fare proposte politiche per ridefinire una linea fuori dai tradizionali “si ma”.

Tira aria di conta. Per i veltroniani un voto oggi in direzione sarebbe una “inutile forzatura”, ma il segretario è deciso a chiedere che la direzione voti la sua relazione. “Un modo per fare chiarezza in questo partito”.

Già. Ma quale partito? Ognuno va a ruota libera e tira acqua al proprio mulino. Sentito il sindaco di Torino, Chiamparino? Sentito il sindaco di Firenze, Renzi? E i Veltroni, Fassino, Fioroni, Follini, Cofferati e compagnia cantante? Sempre tutti a “precisare”, a rintuzzare. Bersani dice bianco, loro rispondono nero.

Ma che partito è questo? Così è un 25% “sprecato”, irrilevante sul piano politico. Un partito trasformato in un cartello di correnti e cordate, centri di potere sempre più ridotto in una spirale del tutti contro tutti.

La candela si è oramai consumata. Senza una svolta repentina e chiara, se si va al voto anticipato in primavera, il Pd si sfascia.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Fini & Casini: rilancio. Voto 5. Dopo l’ennesimo ko andato a male contro Berlusconi, sboccia il Partito della Nazione. Tardi e male. Solo un nuovo cartello elettorale. Per una nuova sconfitta alle urne di primavera?

Bersani & Veltroni: ribasso. Voto 5. Direzione del Pd convocata per l’antivigilia di Natale. Per scambiarsi auguri o “coltelli”? Il segretario prepara la “lotta dura” contro il governo incontrando Veltroni. Auguri!

Massimo D'Alema: "Italiani sedotti e abbandonati da Berlusconi"

pubblicato da il passator cortese

Quanti Matteo Renzi occorrono per “rottamare” Massimo D’Alema? Evidentemente “baffino” se ne sbatte del sindaco (del Pd) di Firenze che vuole spedirlo a casa perché è un … vecchio “arnese” della politica.

L’ex premier, oggi presidente pro tempore del Copasir, non perde occasione per intervenire sull’attualità politica e gettera le basi per un suo futuro “pesante”.

Il lider Maximo non solo prova a tessere una nuova alleanza con il vecchio amico-nemico Veltroni per fare da regista negli affari interni del Pd, ma torna a battere il ferro sulla “questione” incandescente di Berlusconi.

Stamattina, ai microfoni di CNRmedia, D’Alema torna sul conflitto d’interessi del premier. “Su questo nodo nevralgico – carica D’Alema - c’è bisogno di una legge: io ci ho lavorato da presidente del Consiglio, ci fu un testo approvato alla Camera, ottima base per ripartire con il prossimo governo”.

Poi torna a rassicurare su Mediaset: “Non vogliamo distruggere una azienda che è una risorsa del paese” e va all’attacco del premier: “Berlusconi non ha vinto perché mancava una (pur necessaria) legge sul conflitto d’interessi. E’ al potere grazie alla scelta fatta dagli italiani, che però sono stati illusi. Basta pensare alla promessa del milione di posti di lavoro in più. Dopo dieci anni ce ne sono 700 mila in meno. Gli italiani si sentono sedotti e abbandonati. Il Cavaliere ha fallito su tutto,non ha fatto niente di quanto aveva promesso: è giunto alla fine e va mandato a casa”.

Chi rottama Berlusconi?

Bersani, il PD e la catastrofica comunicazione della sinistra italiana. La lezione degli USA

pubblicato da Bruno Marino


La lettera di Veltroni a Repubblica, l’orrida campagna di comunicazione del PD (Bersani in maniche di camicia, per intenderci), l’ancor più orrido manifesto del PD di Roma (lo vedete dopo il salto), tutto sembra farci pensare che la sinistra italiana viva una gravissima crisi.

Una delle accuse principali è la mancanza di una strategia comunicativa chiara, di un messaggio semplice ed efficace da inviare a militanti, sostenitori ed elettori indecisi. Non che questa sia una novità, è dal 1994 che, dal punto di vista della propaganda politica, Berlusconi surclassa la sinistra. Le uniche eccezioni, forse, corrispondono alla “discesa in campo” di Romano Prodi, modello politico ed umano antitetico a quello rappresentato dal Cavaliere.

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