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Tutti gli articoli con tag veltroni

Ore 12 - Il solito Pd: due galli nel pollaio e i piedi in due staffe

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre il sultanino Silvio Berlusconi “gioca” con il rais Gheddafi svendendo per trenta denari la dignità dell’Italia, i partiti di opposizione fanno … festa.

Nei prossimi giorni, infatti, l’Api di Rutelli, l’Udc di Casini, il Pd di Bersani, cercheranno di definire le loro linee politiche nelle rispettive kermesse.

Il più atteso è il Partito democratico, già surriscaldato dal nuovo scontro animato dai duellanti di sempre, Veltroni e D’Alema.

Il primo nodo è quello relativo al sistema elettorale: modello tedesco? Ritorno al “Mattarellum”? Conferma del “Porcellum”?

Per il Pd, guarda caso diviso, è questione fondamentale che va ben oltre le regole del voto, investendo l’identità del partito e, concretamente, le alleanze. Questo è il punto.

L’assetto bipolare ma non bipartitico di D’Alema si basa su di un Pd alleato con il Terzo polo (Udc, Api ecc.), quindi con il Pidì spostato a “sinistra”, alleato con i moderati del centro lasciando fuori Sel, la sinistra storica e l’Idv.

L’alternativa è il patto d’acciaio con l’Idv, Vendola e i post comunisti.

La terza via veltroniana a vocazione maggioritaria è solo un altro regalo a Berlusconi. Bersani, pur giocando di sponda, fa capire che il prospettato Nuovo Ulivo non è la vecchia ammucchiata dell’Unione.

Tradotto vuol dire che l’alleanza non sarà quella che va da Casini a Vendola. Allora? Allora presto tutti i nodi (alleanze, programmi, leadership) verranno al pettine e il Pd non potrà più tenere i piedi in due staffe.

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Arieccolo! Torna "Uolter" ... l'amerikano

pubblicato da Massimo Falcioni


Ma che vuole, “Uolter”? L’ex sindaco di Roma ed ex segretario del Pd (ed ex di un altro sacco di cose fallite), si sa, vuole fare l’”amerikano”.

Fino a un certo punto, s’intende. Perché oltreoceano quando un leader toppa, viene rispedito a casa. Qui no. Questo è il Belpaese del restyling. E degli agguati.

Veltroni per due volte è … “fuggito” dopo sonore batoste, minacciando di fare il cincinnato: addirittura di emigrare in Africa. Belle balle.

In questi mesi Walterino si è preparato, ha aspettato che Bersani ansimasse dopo il ko delle Regionali, che D’Alema annaspasse dopo la faccia persa in Puglia (e non solo), che i Popolari ex Margherita minacciassero la scissione. Ed è tornato in campo a Cortona per mettersi sul piedistallo della “minoranza” del Pd.

E giù fiocinate contro la linea di Bersani, giù napalm contro la strategia di alleanze dalemiane e gran rilancio con ripetizione a memoria della “gloriosa” linea del Lingotto. Quella della vocazione maggioritaria. Bene così. Anzi, male, molto male.

Ma non è stata la linea di “Uolter” ad avere ridotto in queste condizioni il Pd e ad aver dato l’Italia in mano a Silvio Berlusconi?

Tutto il resto è aria fritta. Le solite logorate e logoranti, interminabili beghe interne. Di cui, francamente, non se ne può più.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pierferdinando Casini: salute pubblica. Voto 8. Il leader dell’Udc lavora al nuovo Partito della Nazione e lancia un governo di “responsabilità nazionale”. Inevitabile per mandare a casa Berlusconi e salvare l’Italia. Poco? Meglio di niente.

Pier Luigi Bersani: malattia cronica. Voto 4. Il segretario del Pd subisce la “crocifissione” dalla minoranza interna riunita a Cortona. I “Popolari” pronti alla scissione. Veltroni, pure. Pd, partito di lotta (interna) e di governo (degli altri). Caos continua.

Italia da ... "pianto greco"

pubblicato da Massimo Falcioni


Non passa giorno che scoppia uno scandalo, vero o presunto, che non vengano scoperte “cricche” del malaffare con riferimenti ai politici di ogni colore.

L’ultima “bega” esplosiva riguarda un big, il ministro Scajola, quindi una delle colonne portanti del governo e del premier Berlusconi.

Qui vogliamo andare oltre i fatti (ripetuti, gravissimi, ripugnanti): non doveva essere la seconda Repubblica a dare volto e sostanza alla nuova Italia, con il sistema maggioritario, il bipolarismo, la democrazia leaderistica? I mali del Belpaese non venivano tutti dalla Prima Repubblica “consociativa”, priva dell’alternanza, asfissiata nel sistema elettorale proporzionale e dalle preferenze?

Il maggioritario (voluto da Berlusconi e Occhetto nel 1993-1994) avrebbe cancellato la corruzione, la frammentazione e l’instabilità politica. E’ vero, il Porcellum ha eliminato dal Parlamento molti partiti. Con Veltroni che nel 2007 arrivò al Pd a “vocazione maggioritaria” cancellamdo gli alleati di sinistra e regalando di fatto l’Italia a Berlusconi e a Bossi.

Ma è questa la “stabilità” politica, il “buongoverno”, l’Italia delle riforme? L’instabilità è oramai permanente, la corruzione, le tangenti, la commistione fra politica e affari è tale e quale, se non peggio, dei tempi di Tangentopoli. Addirittura pende la spada di un nuovo voto anticipato, con l’ombra sinistra di … “vita breve” di tre legislature su cinque della Seconda Repubblica.

E c’è chi, Berlusconi in testa ma anche parte del Pd, insiste per passare dal bipolarismo al bipartitismo all’americana.

Il sistema creato dalla Seconda Repubblica è un bluff, retto com’è da strumenti di ingegneria politica più che da progetti politici, da una classe politica inventata, nominata come in un sultanato.

Italia da telenovela. Il finale, se continua così, sarà amaro. Da pianto … greco.

Il sabato del villaggio

pubblicato da Massimo Falcioni


Ci mancava la tempesta fra Berlusconi e Fini per riattizzare il fuoco delle divisioni interne al Partito democratico.

E quando c’è sentore di … ribaltoni, il più solerte è sempre il “vecchio” Massimo D’Alema. “Baffino” avrà tutti i difetti e, di solito, non ci prende. Però non si può dire che non ci mette la faccia e che non dica apertamente (e in modo chiaro) ciò che pensa.

Sull’apertura a Fini (in caso di definitiva rottura con il Cavaliere), D’Alema non ha dubbi, tendendo subito la mano al presidente della Camera: “Perché nel Paese c’è un’emergenza democratica: si va verso un sistema plebiscitario, la libertà di informazione è minacciata, la democrazia è a rischio”. C’è di più..

“Solo superando l’attuale bipolarismo – chiosa l’ex Premier “rosso” – si possono rimescolare le carte, si rompe un sistema cristallizzato attorno al blocco di potere di Berlusconi, si rompono le gabbie che stringono le forze politiche. Solo così si riaprono prospettive nuove per il Pd con un dialogo con Casini ma anche con Gianfranco Fini”. Capito?

D’Alema, il suo colpo secco l’ha sparato, spaccando il Pidì come una mela. L’altra … metà del Pd punta al ritorno del modello veltroniano: la vocazione maggioritaria, un netto schema bipolare. E Fini? Per questa parte del Pd, resta solo un “avversario” di destra.

Insomma il Pd … “spettatore” interessato, sta sugli spalti, a fare il tifo. Nell’arena Berlusconi e Fini menano gli ultimi fendenti. Così pare.

Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pd: no inciuci. Voto + 8. Per tentare di superare il ko delle liste “escluse” il Premier pensa di giocare l’ultima carta di una “leggina” ad hoc. Ma ci vuole l’ok dell’opposizione, in primis del Pd, che risponde subito “niet”. Bersani, almeno in questo, non è Veltroni. E neppure D’Alema.

Pdl: cartapesta. Voto – 9. Il partito del “pradellino” si sta evaporando. Neppure il Premier lo nomina più e si torna ad agitare le vecchie sigle di Forza Italia e An, l’un contro l’altro armati. Pdl, partito del livore. Partito bluff. “Solo” gli elettori (davanti alla tv) non se ne sono ancora … accorti.

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Ore 12 - Pd caos: D'Alema "out" per il ko a Bersani?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroTutti sanno che Pierluigi Bersani è diventato segretario del Partito democratico grazie al “supporto” di Massimo D’Alema.

Tutti sanno che Bersani è bersagliato dal “fuoco amico” di Franceschini, Veltroni, Parisi e compagnia cantante. Tutti sanno che senza D’Alema, Bersani è un pesce fuor d’acqua. Allora?

Allora perché non ribaltare il problema e cercare di allontanare D’Alema dalla sala di regia del Pd per togliere al segretario la stampella?

L’occasione è data dalla prossima elezione di D’Alema a presidente del Copasir (ex servizi segreti). Incarico prestigioso, impegnativo, delicatissimo e bipartisan, per il quale “baffetto” dovrebbe abbandonare la politica attiva, cioè disinteressarsi delle vicende del piddì.

Questa, almeno, è la teoria di chi appunto, con signorilità (si fa per dire), vuole cogliere una ghiotta occasione per prendere i classici due piccioni con una fava. A dar voce a questa… soluzione è il quotidiano (semi clandestino) del Pd, Europa (ex Margherita), di cui sono noti i supporters, alcuni autorevolissimi, oggi fuoriusciti dal Pd (leggi Rutelli).

Non è vero che Rutelli si è dimesso dal Copasir per “incompatibilità dopo aver fondato il suo nuovo partito Api, bensì l’ha fotto perché quel posto spetta a un Pd. E non è vero che chi ha un ruolo istituzionale bipartisan non può intervenire direttamente in politica, come dimostra Gianfranco Fini. Già.

E’ l’antico vizio della politica italiana (e in primis del Pd) di parlare a suocera perché nuora intenda. E’ la sintesi odierna del Pd, che rispolvera e salda il “peggio” del PCI e il “peggio” della DC messi insieme. Talis pater, talis filius.

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Il "gioco dell'oca" del Pd. Si torna a cercare ...l'identità

pubblicato da Massimo Falcioni

La candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio passa nel Pd all’unanimità. Ma è un en plein di facciata. Tutte quelle mani alzate all’Hotel Aran Mantegna di Roma nascondono i volti della delusione e del malumore di dirigenti e militanti che non sanno più “che pesci pigliare”.

Quel che succede nella regione della capitale è la cartina di tornasole di un partito “vuoto” . “spiazzato”, e “a rimorchio” di chiunque.

E Bersani? Accerchiato, criticato, sobillato. Il segretario sbanda, ora cercando di rimettere in riga gli “agitati”, come un “kapò”, ora subendo gli umori di chiunque dica la sua, “prigioniero” di amici (in forte calo) e nemici (in forte crescita).

Situazione peggiore di quella già vissuta dal Pd di Veltroni e di Franceschini? Sì. Come allora, pur se a parti invertite, c’è chi rema contro e addirittura “tifa” per la sconfitta del Pidì alle Regionali. Un errore politico perseguito per tre volte di seguito non può che portare alla disfatta.

Le primarie, previste per statuto e obbligatorie per le cariche pubbliche, sono oramai solo un ricordo. Alleanze senza strategia, alla giornata, imposte da convenienze e dalle circostanze, più che altro “subite” per non perire. Nel Lazio costretti a prendersi la Bonino, ma non c’è uno straccio di accordo con i radicali; l’Udc sta con la destra (se Berlusconi non pone il suo veto…) nelle regioni che contano e dice sì al Pd in Calabria (prendendosi il candidato presidente) e in Puglia, dove il Pd è nel caos, idem in Umbria. Con la sinistra radicale ecc. è frattura quasi ovunque. Con l’Idv è un continuo stop and go.

Per la prima volta, la componente cattolica ex Margherita (“figli di un dio minore”) è con le valige in mano, pronta dopo le elezioni di marzo, a sbattere la porta.

Il nodo è l’identità. Ancora nessuno sa cos’è il Pd: se un partito di sinistra che si allea con un centro costituito dall’Udc o un partito di centro sinistra in un assetto bipolare. Si “sbanda” sulle alleanze perché non è ancora definita la vera natura del partito.

A poco più di due mesi dalle elezioni, il Pd è senza rotta. E Bersani è nella bufera. Sarà il “tutor” Massimo D’Alema a salvarlo?

Ore 12 - Bersani "sor tentenna". Pd, allarme Regionali

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPersino l’Unità se ne è accorta e lancia in prima pagina il titolone: “Allarme regionali”.

E’ paradossale che il Pd se la prenda con Di Pietro e De Magistris, come se l’Idv fosse una dependance del partito di Bersani. L’Italia dei Valori fa la sua politica, porta acqua al proprio mulino e, legittimamente, cerca di pescare voti ovunque, specie nelle acque “amiche” e più vicine.

Il problema è del Pd, che continua a sfogliare la margherita sulle alleanze, brancolando nel buio: è in ritardo su tutto, a cominciare dalle candidature per le regionali, elezioni/chiave per il Pd e a rischio per il centrosinistra che può andare ko addirittura in sei regioni.

Che fa Bersani? Il terzo segretario del Pd (come Veltroni e Franceschini) fa il “sor tentenna”, inchiodato nella morsa dei veti e contro veti di vecchie e nuove correnti, incapace (o impossibilitato?) a divincolarsi dalla “stretta” troppo ingombrante di Massimo D’Alema.

Si torna a parlare di resa dei conti. Stavolta sarebbe davvero l’ultima, con il definitivo sfarinamento di un partito capace di esprimersi solo nelle “primarie” e poi rotolare rovinosamente nella costruzione di programmi e leadership.

C’è fibrillazione. In molte realtà territoriali, non solo al Sud, sindaci ed esponenti del Pd, hanno già le valige in mano per nuovi lidi: è l’Api, il nuovo partito del “fuoriuscito” Rutelli, la meta più ambita.

Saranno settimane di alta tensione. Serve il colpo d’ala. Ma il volo di Bersani è troppo radente. E Berlusconi pare proprio fuori tiro.