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Tutti gli articoli con tag veltroni

Ore 12 - Bersani "sor tentenna". Pd, allarme Regionali

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPersino l’Unità se ne è accorta e lancia in prima pagina il titolone: “Allarme regionali”.

E’ paradossale che il Pd se la prenda con Di Pietro e De Magistris, come se l’Idv fosse una dependance del partito di Bersani. L’Italia dei Valori fa la sua politica, porta acqua al proprio mulino e, legittimamente, cerca di pescare voti ovunque, specie nelle acque “amiche” e più vicine.

Il problema è del Pd, che continua a sfogliare la margherita sulle alleanze, brancolando nel buio: è in ritardo su tutto, a cominciare dalle candidature per le regionali, elezioni/chiave per il Pd e a rischio per il centrosinistra che può andare ko addirittura in sei regioni.

Che fa Bersani? Il terzo segretario del Pd (come Veltroni e Franceschini) fa il “sor tentenna”, inchiodato nella morsa dei veti e contro veti di vecchie e nuove correnti, incapace (o impossibilitato?) a divincolarsi dalla “stretta” troppo ingombrante di Massimo D’Alema.

Si torna a parlare di resa dei conti. Stavolta sarebbe davvero l’ultima, con il definitivo sfarinamento di un partito capace di esprimersi solo nelle “primarie” e poi rotolare rovinosamente nella costruzione di programmi e leadership.

C’è fibrillazione. In molte realtà territoriali, non solo al Sud, sindaci ed esponenti del Pd, hanno già le valige in mano per nuovi lidi: è l’Api, il nuovo partito del “fuoriuscito” Rutelli, la meta più ambita.

Saranno settimane di alta tensione. Serve il colpo d’ala. Ma il volo di Bersani è troppo radente. E Berlusconi pare proprio fuori tiro.

D'Alema, re dell'inciucio o vero "domatore" di Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni

All’inizio dell’anno Massimo D’Alema era dato “out”, oramai fuori dai grandi giochi del suo partito e della politica italiana e internazionale.

Adesso, a fine anno, il lider “maximo” è non solo il vero deus ex machina del Partito democratico, ma anche il “mossiere” di inedite alleanze che possono prefigurare nuovi scenari politici.

Ma non sono pochi, specie a sinistra, ad additare D’Alema come il “male dei mali”, il politico che trama per il potere, l’uomo dell’inciucio, sempre pronto per tutte le stagioni.

Come c’è anche chi vede nell’aggressione all’ex ministro degli Esteri il tentativo di spaccare il Pd, oggi in faticosa ripresa, e, in ultima analisi, di isolare D’Alema, cioè l’unico ritenuto vero “interlocutore” da Berlusconi e ritenuto anche l’unico (al di là dei limiti e difetti … caratteriali), “capace” di “domare” il Cavaliere.

D’Alema, in una intervista dell’altro ieri a l’Unità, ricorda che adesso Libero e il Giornale lo omaggiano, mentre in altre stagioni lo hanno attaccato anche violentemente. Insomma, D’Alema si difende (è un suo diritto) attaccando gli altri perché “strumentalizzano” le sue posizioni.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: ricucitore. Voto + 8. Il segretario del Pd annuncia nel “caminetto” che è pronto un patto elettorale con l’Udc in 9 regioni. “Alleanza larga, dall’Udc sino all’Idv e alla sinistra radicale”. Vocazione maggioritaria veltroniana, addio. Primum, vivere!

Guglielmo Epifani: disfattista. Voto – 8. Il segretario della Cgil fotografa l’Italia: “Un Paese che si ripiega su se stesso, che all’estero conta sempre molto meno”. Ma Giuseppe Di Vittorio rispose alla crisi post guerra con il “Piano del Lavoro” e gli scioperi “a rovescio”. E adesso?

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Ore 12 - I primi passi (sbagliati?) di Bersani fra malumori e minacce

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPreoccupa non pochi nel Pd, in particolare fra gli ex popolari, l’attivismo a “senso unico” di Pierluigi Bersani.

Il neo segretario, nel suo forcing di perlustrazione per “recuperare” alleati, ha puntato subito la barra a sinistra. Evidentemente non si tratta di fair play o di pubbliche relazioni, ma di scelta politica.

La preoccupazione è reale perché si teme che si cada da un eccesso all’altro: dal veltroniano partito a vocazione maggioritaria (che ha prodotto solo sconfitte), al nuovo Pd baricentro di una nuova/vecchia coalizione di setto-otto partiti e partitini, replay accozzaglia di soggetti vari che mette insieme alla rinfusa centro, sinistra ed estreme.

Sbaglia, in questo contesto, chi sottovaluta il forfait di Rutelli. Lo rileva l’acuto Pierluigi Castagnetti: “L’operazione Rutelli è un insidia per Bersani. Se il Pd delega il dialogo con i moderati ad altre forze centriste, o magari ne favorisce la formazione, che ci stanno a fare i cattolici democratici nel Pd? Perché dovrebbero rimanere anziché andare in questa nuova arca?”.

Altro che mal di pancia!. La sterzata “socialdemocratica” di Bersani (regia di Massimo D’Alema) manda in fibrillazione il Pd e prefigura nuovi strappi. Vero che fermi non si può stare, ma andare nella direzione sbagliata è ancor peggio. Urge chiarezza politica.

Perché Bersani invece di riempire l’agenda di incontri con gli spezzoni della sinistra fantasma o agonizzante non mette giù un bel discorso da fare agli italiani su cos’è adesso il Pd e cosa intende fare subito (e con chi) per la crisi del Paese?

La via del Pd per snidare il Cav: basta antiberlusconismo, veline, salotti tv, gossip

pubblicato da il passator cortese

Il primo errore che nel Pd molti faranno sarà quello di pensare che adesso, con Bersani segretario, ogni problema è risolto e che il futuro sarà lastricato di successi e vittorie. E giù ovazioni.

E’ così da almeno quindici anni, basta sfogliare l’album di famiglia: Prodi. Amato, Rutelli, D’Alema, Veltroni, Franceschini. Ogni volta grandi propositi di rilancio seguiti immancabilmente da grandi tonfi.

Il secondo errore, peggiore del primo, è quello di pensare che adesso “al Berlusca gli facciamo un c…lo tanto”.

Bersani, un emiliano bonario e tosto che deve dimostrare di saper essere leader, ha subito detto una cosa saggia: “No al dialogo, sì al confronto”. E’ questo l’antitodo per non cadere nel tranello dell’inciucio e nella trappola dell’antiberlusconismo e del populismo.

All’autolesionismo del veltroniano partito a vocazione maggioritaria non deve contrapporsi l’altrettanto autolesionismo dipietrista del partito dei “duri e puri” o di una allenaza “calderone” tipo ulivo riverniciato.

Berlusconi presto aprirà al dialogo, che vuol dire incontri segreti, caminetti, salotti televisivi, inciuci, appunto. Il Cav. va snidato per portare il confronto in Parlamento, cioè alla luce del sole, davanti agli italiani. Finendola con le storielle delle veline: obbligando premier e governo a rispondere delle proposte concrete (se ci sono) del Pd e dei suoi nuovi alleati (se ci saranno).

Uno, due, tre punti di come sciogliere uno, due, tre nodi che strozzano gli italiani e tengono l’Italia sotto un macigno.

Tutto il resto è noia: il replay delle vittorie di Berlusconi. Cioè il replay di un Paese sconfitto.

Fa più "paura" (o ridere) Berlusconi o il Pd?

pubblicato da il passator cortese

Si dice e si scrive che congresso e primarie frantumeranno il Pd, desertificando la sinistra. E così sarà. Ieri si è consumato, con il rito di un esangue congressino/burla, il primo tempo. Con gli inevitabili e previsti strascichi polemici. Solo l’antiberlusconismo li lega (quelli del Pd) ancora.

I mille delegati non hanno fatto in tempo a rientrare a casa che è iniziato lo “spettacolo” dei fuochi d’artificio. Dario Franceschini ha mirato contro il candidato (favorito) Bersani, sparando su Massimo D’Alema.

E quest’ultimo, che non aspettava altro, ha sprigionato scintille al vetriolo: “E ‘ curioso che il segretario del mio partito, per andare sui giornali, debba attaccare me. Lui semina zizzania. E’ una delle ragioni per cui bisogna cambiare il segretario”. Ma il lider Maximo non si limita a questo: “La relazione di Franceschini è stata solo un comizio. Dario ha detto che ci vuole più opposizione. Chi glielo ha impedito? Con chi ce l’ha? Ci spieghi perché non abbiamo fatto abbastanza opposizione: non è che lui viene lì a protestare”.

E l’outsider Ignazio Marino non è da meno, infilzando i suoi due sfidanti: “Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato”.

Sorvoliamo sulle affermazioni di Prodi, Veltroni, Parisi, Rutelli, Marini, Fassino e compagnia cantando. Una mitragliata di tutti contro tutti, un “carachiri” collettivo, senza uno straccio di idea politica che sia davvero tale.

Il Cavaliere sarà pure un populista, un sultano, un caimano, un puttaniere, uno “fuso”, quello che, con l’ideologia del berlusconismo, ha ammorbato l’Italia e infettato gli italiani. Ma questi, chi sono, cosa vogliono?

Trovate voi l’appellativo adatto. In attesa del secondo tempo che andrà in scena il 25 ottobre. Forse è l’ultimo treno.

Il "caudillo" Berlusconi getta la maschera. E i tre soldatini di piombo del Pd fanno il gioco delle tre carte

pubblicato da Massimo Falcioni

Diavolo di un Cavaliere! Anche nel giorno della convention a tre (sole) voci del Pd s’è preso tutta la scena.

Mentre in un hotel romano Bersani ripescava Prodi, Franceschini recuperava Veltroni, Marino ricopiava se stesso, giocando tutti e tre ai soldatini di piombo, il premier sparava le nuove “atomiche” per l’ultima battaglia.

Vuole spegnere tutte le lampadine scomode: Costituzione, Quirinale, Consulta, magistratura, opposizione, giornali e … brutte donne. Obiettivo annunciato: presidenzialismo entro il 2013!

Ecco, ha gettato la maschera, il caudillo! Il gioco ce l’ha lui, il Cav. Piaccia o no. Non sarà facile riprenderglielo. Anche perché, non di solo fumo si tratta. C’è la sostanza. O meglio, la sostanza che non c’è: un Pd che ancora una volta ha perso l’occasione del rilancio.

La convenzione di ieri poteva essere fatta al loft, attorno al caminetto. Come ai bei tempi. Con una differenza: che allora il Cav. era stato fatto sloggiare da Palazzo Chigi. Adesso, da un anno e mezzo, è lui l’inquilino. E a tutta l’aria di non essere di passaggio.

La speranza è sempre l’ultima a morire. Adesso si spera (chi?) nelle primarie del 25 ottobre. Abbaglio. Comunque andrà, andrà male.

Poca partecipazione? Flop totale, Pd a rischio di chiudere bottega. Grande partecipazione? Apoteosi dell’antiberlusconismo! Cioè, Il Cav. premier (o peggio) a vita. Taca banda!

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Partito democratico: anti Idv. Voto + 6. Prosegue lo scontro fra gli “alleati-nemici”. L’ex pm organizza una protesta davanti al Quirinale contro Napolitano e il Pd replica: “Di Pietro è senza ritegno”. Già.

Partito democratico: anti Pd. Voto – 6. Il candidato segretario Bersani ci va giù duro contro l’ex leader Veltroni: “Era tutto sbagliato”. La replica: “Dov’era Bersani, in ferie?”. Perché non mandarli tutti in ferie?

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

La Consob lancia l’allarme di fronte a Napolitano: “Le piccole imprese rischiano l’asfissia finanziaria”. In effetti la preoccupazione maggiore per il sistema Italia riguarda proprio le Pmi, che sono la spina dorsale della nostra economia. Tachi-Cardia

L’annuncio della candidatura di Grillo alla segreteria Pd è una bomba che mette in crisi tutti i big del partito. La maggioranza dei leader lo snobba, pochi gli aprono le braccia. Parafrasando un vecchio e profetico Veltroni-Guzzanti, potremmo dire che ora manca solo la discesa in campo di Leonardo Di Caprio e la mozione Fichi d’India. Amedeo Nazzari? Non è candidabile solo perché è mortooooooo. Ricambio generazionale

E l’istrione genovese attacca: “Ora c’è un bad Pd, che è come una bad company”. Nel frattempo Barenghi sulla Stampa di ieri: “I dirigenti si sveglino dal loro torpore politico”. Bed company

Secondo Grillo “Veltroni è stato per il Partito democratico come il meteorite per i dinosauri”. Intanto però la nomenclatura piddina – anche senza Veltroni – continua a farsi del male, tra stupratori seriali tesserati e presunte questioni morali. Jurassic Pork

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Ore 12 - G8, nuovo appello: opposizione, se ci sei, batti un colpo!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFa piacere leggere sui giornaloni di oggi quel che già ieri era scritto sulla nostra nota Ore 12: G8, dov’è l’opposizione?

Già, lo ripetiamo, dov’è l’opposizione?

Basta accontentarsi del redivivo e furbetto Veltroni aggrappato a George Clooney fra i terremotati? O la pagina di Di Pietro pubblicata a pagamento sull’Herald Tribune – in Italia la democrazia è in pericolo - placa le sempre (più o meno) agitate coscienze degli antiberluscones?

Lo ripetiamo ancora, dov’è acquattato il Pd?

Scrive oggi Il Riformista: “Franceschini se l’è cavata appellandosi alla richiesta di tregua avanzata da Napolitano, come se il presidente avesse chiesto all’opposizione di non dire la sua sulla crisi finanziaria, o sul clima, o sull’Iran e la Cina. I dirigenti del Pd continuano imperterriti sui giornali a parlare di se stessi , del loro congresso e delle loro liti”.

Così, a raccogliere consensi ci pensa Berlusconi, che, come dice Marco Follini: “ Cerca di mascherare le sue difficoltà e quelle del suo governo evocando il fantasma di un’opposizione barricadiera e antipatriottica”.

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