Dopo la parziale pubblicazione delle trascrizioni delle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Bari sulle escort si stringe il cerchio attorno a Silvio Berlusconi. Tutta l’opposizione ne chiede formalmente le dimissioni.
UDC: “Il presidente del Consiglio faccia subito un gesto di generosità nei confronti degli italiani e si dimetta dal suo incarico. Si difenda nel modo migliore ma spinga il suo partito a iniziare una nuova fase politica dando l’occasione di arrivare a un governo di responsabilità nazionale. La situazione è diventata davvero insostenibile - ha aggiunto Cesa - ed è necessario pensare di più agli interessi del Paese. Le forze politiche devono unirsi per affrontare le tante emergenze di cui soffre l’Italia”.
PD: “L`Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere - dice in una nota Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria nazionale del Pd, alludendo a una battuta del premier citata nel fascicolo giudiziario - un esecutivo che governa a tempo perso. Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni”.
IDV:”Berlusconi deve dire agli italiani se, per far viaggiare le escort, si è avvalso dei voli di Stato pagati con i soldi dei contribuenti”. È quanto afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che aggiunge: “È già abbastanza indegno che in un momento così difficile a guidare il Paese ci sia un ‘premier a tempo perso. Sarebbe oltremisura esagerato se, a questo, si aggiungesse anche il fatto che per i suoi festini privati Berlusconi mettesse anche le mani nelle tasche dei tartassati cittadini italiani. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri ed esigiamo una risposta nel più breve tempo possibile. Il Paese, data la difficile congiuntura economica, ha urgentemente bisogno di un premier a tempo pieno”.
FINI: “L’Italia esce da questa crisi tutta unita, non ha bisogno di carnevalate padane, ma di un governo che governa”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini alla prima festa futurista di Futuro e Libertà a Novedrate nel comasco. “L’Italia - ha aggiunto - non ha bisogno di un presidente del consiglio che scherzosamente dice di essere a mezzo servizio perchè ha la mente altrove”.
VENDOLA: “Spero che quanto prima si possa chiudere questa pagina schifosa, che si possa dare all’Italia una traccia di speranza, una qualche prospettiva di salvezza. Spero che il presidente del Consiglio sia consapevole di quanto profonda sia la critica, il disgusto e anche il rancore che cresce nel Paese nei suoi confronti. C’è un sentimento diffuso generalizzato, di indignazione nei confronti del premier. E non è un sentimento che nasca da un inappropriato esercizio di moralismo. Questo sentimento nasce dalla constatazione della ipocrisia profonda di una classe dirigente che è intenta prevalentemente a occultare i propri reati, a depenalizzarli, a sabotare i processi nei quali questi reati rimbalzano”.
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Umberto Bossi: fetore. Voto 4-. Il leader del Carroccio manda un messaggio a Berlusconi: “Non tiri la corda. Non so se voteremo il testo sulle intercettazioni”. Poi: “No all’aumento dell’età pensionabile”. Con i suoi abbaia, ma poi con il Cav torna a cuccia.
Luigi De Magistris: tanfo. Voto 4-. Il neo sindaco di Napoli contro Di Pietro, leader del suo stesso partito, perché: “Svolta verso il centro invece di creare un’alternativa con Vendola e Bersani”. Pensi alla monnezza, non alle alchimie della politica nazionale!
Dall’ultimo sondaggio Cise-Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto, oltre alla forte flessione del Pdl (oggi sempre primo partito, ma al 28,6% rispetto al 37,4% delle politiche 2008), alla tenuta della Lega e al successo del Terzo polo (14,7%) e di Sel (7,1%), c’è da registrare la “strana” situazione del Pd.
Il partito di Bersani recupera qualcosa, attestandosi al 27,8% e potrebbe guidare una coalizione di centro-sinistra vincente (quota 40% alla Camera) solo in senso virtuale.
Perché? Perché una coalizione siffatta è tenuta insieme solo dall’anti-berlusconismo, collante molto fluttuante, sempre a rischio di sfarinarsi. E perché una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra, è rifiutata dagli elettori del Pd. Infatti, in caso d’intesa con l’Udc e Terzo polo, il 40% dei voti del Partito democratico andrebbe a sinistra, verso Vendola, Di Pietro e formazioni post comuniste.
Insomma, pare proprio che il Pd sia “condannato” a … “vincere” solo con un centro-sinistra tutto sbilanciato a sinistra. Il che, nei fatti, produrrebbe per il Pd una vittoria di Pirro, con il Terzo polo ago della bilancia e alleato col centro-destra e alla fin fine con Berlusconi di nuovo premier, proiettato verso il Colle.
Dopo il placet dell’Onu (risoluzione 1973), è in pieno sviluppo l’attacco armato alla Libia di Gheddafi con la missione “Odissea all’alba” firmata in primis da Usa, Francia, Gran Bretagna, cui, oltre agli interessi umanitari, fa gola il business del petrolio e del gas del rais.
Nell’operazione anti rais, c’è anche l’Italia, pur non essendo del tutto chiari i contorni militari e politici. Ai bagliori delle prime bombe su Tripoli, come lumaconi dopo la grandinata, tornano in piazza le anime belle del “pacifismo pacifondaio” e i leghisti gettano la maschera, pronti a strumentalizzare la vicenda per fini elettoralistici.
La saggezza e il realismo del presidente Napolitano (“Oggi servire la pace significa trovare il modo di andare incontro alle popolazioni perseguitate non rimanendo indifferenti alle sofferenze e alle repessioni”) non interessano né i pacifisti a corrente alternata e né i leghisti, chiusi nella propria ottusità localistica.
A dire il vero, nel coro nazionale dei “distinguo” c’è gran ressa, con in campo tutta la sinistra “dura e pura”: si va da Vendola di Sel, alla Camusso della Cgil, dai quotidiani Il Fatto a Liberazione, tutti comunisti, vetero o post, che tornano alla loro frase preferita: “ma anche”.
La sinistra Made in Italy torna cioè a ciurlare nel manico e a imbrogliare le carte, fregandosene del “compagno” Gheddafi e delle sue repressioni, interessandosi invece solo e sempre di ricaricare la pistola ad acqua dell’antiberlusconismo.
Che si doveva fare di fronte al genocidio in corso d’opera di Gheddafi contro il popolo libico? Chi fermava i miliziani del rais già dentro Bengasi e pronti a fare “piazza pulita” dei “rivoltosi”? I bla bla della sinistra dimostrano la sua pochezza politica e la sua inconsistenza elettorale.
Tornando a Bossi, stavolta il Senatur si è superato: “La sinistra vuole l’intervento per far arrivare immigrati in Italia e averne il voto. Con i bombardamenti verranno qui milioni di immigrati”. Dalla tragedia alla farsa.
Il dato politico interno è che la maggioranza, su un nodo cruciale come la politica internazionale e con l’Italia “dentro” la guerra, non c’è più. Berlusconi si arrampica sugli specchi, Bossi si smarca, il Paese è senza guida. Mentre i nostri elicotteri e i nostri caccia armati di misiili e bombe, sono con i motori accesi..
Non sono le grida dei rivoltosi egiziani anti Mubarak a scuotere il Belpaese. Assuefatti alle fiction, gli italiani assistono alle drammatiche vicende d’oltre mare come spettatori assenti davanti alla tv.
Nello “Stivale”, a dominare sono il vociare insulso dei politici, per lo più “inventati” e fatti con lo stampino, e un polverone che confonde e annulla tutto e il contrario di tutto. Così l’Italia è ferma nella palude.
Una domanda: c’è qualcuno che sa dire che cosa sta facendo il Parlamento? Dov’è finita la sua funzione di mediazione e risoluzione dei conflitti politici? Dov’è finita la sua funzione legislativa e di controllo? Nessuno vede, nessuno sente. Paralisi.
Dice bene l’ex presidente della Camera Violante: “La legge elettorale ha spaccato il Parlamento in due parti, una caudataria del governo, l’altra dell’opposizione”. E non sono i due presidenti, Fini e Schifani l’espressione eclatante di questa divisione politica e di questa crisi istituzionale?
Non è questa l’emergenza democratica presidente D’Alema? All’ex premier, unica mente pensante del Pd, va almeno dato il merito di aver tirato fuori un’idea. Ma su quali basi programmatiche si costruisce la “santa” alleanza, il nuovo Cln proposto dal lider Maximo? Il “tutti uniti contro Berlusconi” rischia di essere una lancia spuntata.
La priorità è la riqualificazione della politica. Ma chi può scagliare la prima pietra per la riqualificazione della politica, malata alla radice e che riguarda tutti i politici e tutti i partiti? La tabula rasa o, come si dice oggi, la “rottamazione” totale è il solito refrain di voler cambiare tutto per non cambiare niente. Ma la scossa va data.
D’Alema ha lanciato un sasso. Ma l’alternativa senza programma è costruita sulla sabbia. E non basterà Berlusconi a cementare un fronte da Fini a Vendola, una rissosa rosa di Sant’Antonio composta da ex fascisti, ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti. E’ questa la via d’uscita? O è solo un pateracchio?
Umberto Bossi: trombone. Voto 4. Il leader del Carroccio boccia l’ottimismo del premier sul proseguimento della legislatura: “I voti scarseggiano, siamo nella palude romana”. Poi il disco rotto delle minacce eversive: “Milioni di uomini sopra il Po pronti a battersi”. Il Senatur lancia i tre squilli di tromba. Troppi brindisi? Sos 118.
Pierluigi Bersani: trombato. Voto 4. Pd diviso anche sulla vertenza Fiat. Fassino e Marini per il “sì” all’accordo. Secco “no” invece del responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Per Vendola l’accordo di Mirafiori è “discriminante” per costruire la coalizione di centrosinistra. Pd e centrosinistra caos. Bersani pesce in barile.
Di Pietro & Vendola: sinistrati. Voto 5-. Il leader Idv tira le orecchie a Bersani: “Non faccia come l’asino di Buridano, si decida, altrimenti noi e Sel da soli a sinistra”. Vendola conferma. Vademecum della sconfitta annunciata.
Fini & Casini: sbussolati. Voto 5-. Il terzo polo si asterra’ alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro Calderoli. Lo ha deciso il coordinamento parlamentare di Camera e Senato di Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem. Chi ne dubitava?
Quando Antonio Di Pietro bussa alla porta e chiede permesso per entrare vuol dire che è in difficoltà. Il capo dell’Idv, che con Fini e più di Fini porta la colpa per aver permesso a Berlusconi di divincolarsi dalla tenaglia della sfiducia, fiuta il rischio dell’isolamento.
Ma alla sua proposta di matrimonio a tre, solo Vendola pare gradire. Perché Bersani, come solito, nicchia?
Perché, parole del segretario pidì: “Il Pd è pronto al confronto con l’Udc e con tutte le altre forze di opposizione, ma prima di parlare di alleanze è necessario capire se c’è una convergenza sul programma. Voglio capire se riusciamo a discutere concretamente di questo Paese”. Insomma, io sulle alleanze sono apertissimo, purché ci si capisca sulle cose che vogliamo fare”. Già.
Ma il Pd rischia di fare la fine della sora Rosa, che tutti la vogliono ma nessuno se la sposa. Anche perché nessuno ha ancora capito cos’è questo Pd e che cosa vuole. Non solo. Cosa sono e cosa vogliono le opposizioni nessuno lo sa.
Il Terzo polo? Chi è e cos’è veramente? Da solo dove va? Regge una unità fatta da Fini, Casini, Rutelli, Bersani (più Veltroni, D’Alema, Fioroni, Renzi ecc.)? E se si aggiunge Vendola? E magari anche Di Pietro? In politica vale il detto che non è la somma che fa il totale.
Silvio Berlusconi: (ri)bollito. Voto 4-. Il premier fa shopping in cerca di altri transfughi per puntellare la maggioranza ma Confindustria lo critica per la “bassa crescita” e la stampa estera, Nyt, FT, Economist, lo stronca: “Ha fallito”. Sos viagra.
Pierluigi Bersani: (ri)intronato. Voto 5-. Il leader del Pd, spiazzato dalla fiducia a Berlusconi alla Camera, è alla ricerca del fantomatico piano “B”. Non sa che treno prendere: a sinistra con Di Pietro e Vendola o col “Terzo Polo”? Sos bussola.
In fondo per il Cav questa vita di palazzo è come una prigione. Lui stesso a volte dice di sentirsi in carcere. Ma perché non molla tutto e si ritira su qualche atollo, in una villa piena di ragazze e vasche idromassaggio? Figa per la vittoria
Secondo WikiLeaks Berlusconi sarebbe malato, sfiancato, imbolsito dai festini. E ad ammetterlo sarebbero stati persino uomini a lui vicinissimi. La mammoLetta
L’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, dice inoltre che il Cav si addormenta troppo spesso in occasioni pubbliche (le telecamere lo hanno testimoniato) e persino al telefono. Ci vorrebbero dosi massicce di caffè. Depresso, what else?
Il Pd si prepara a rinunciare alle primarie, si prepara a divorziare dal suo elettorato e si consegnerà mani e piedi legati al leader venuto da sinistra. Sarà una resa, una disfatta. Sul ponte s-Vendola bandiera bianca