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Ore 12 - D'Alema, Cln anti Cav: idea geniale o pateracchio?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon sono le grida dei rivoltosi egiziani anti Mubarak a scuotere il Belpaese. Assuefatti alle fiction, gli italiani assistono alle drammatiche vicende d’oltre mare come spettatori assenti davanti alla tv.

Nello “Stivale”, a dominare sono il vociare insulso dei politici, per lo più “inventati” e fatti con lo stampino, e un polverone che confonde e annulla tutto e il contrario di tutto. Così l’Italia è ferma nella palude.

Una domanda: c’è qualcuno che sa dire che cosa sta facendo il Parlamento? Dov’è finita la sua funzione di mediazione e risoluzione dei conflitti politici? Dov’è finita la sua funzione legislativa e di controllo? Nessuno vede, nessuno sente. Paralisi.

Dice bene l’ex presidente della Camera Violante: “La legge elettorale ha spaccato il Parlamento in due parti, una caudataria del governo, l’altra dell’opposizione”. E non sono i due presidenti, Fini e Schifani l’espressione eclatante di questa divisione politica e di questa crisi istituzionale?

Non è questa l’emergenza democratica presidente D’Alema? All’ex premier, unica mente pensante del Pd, va almeno dato il merito di aver tirato fuori un’idea. Ma su quali basi programmatiche si costruisce la “santa” alleanza, il nuovo Cln proposto dal lider Maximo? Il “tutti uniti contro Berlusconi” rischia di essere una lancia spuntata.

La priorità è la riqualificazione della politica. Ma chi può scagliare la prima pietra per la riqualificazione della politica, malata alla radice e che riguarda tutti i politici e tutti i partiti? La tabula rasa o, come si dice oggi, la “rottamazione” totale è il solito refrain di voler cambiare tutto per non cambiare niente. Ma la scossa va data.

D’Alema ha lanciato un sasso. Ma l’alternativa senza programma è costruita sulla sabbia. E non basterà Berlusconi a cementare un fronte da Fini a Vendola, una rissosa rosa di Sant’Antonio composta da ex fascisti, ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti. E’ questa la via d’uscita? O è solo un pateracchio?

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: trombone. Voto 4. Il leader del Carroccio boccia l’ottimismo del premier sul proseguimento della legislatura: “I voti scarseggiano, siamo nella palude romana”. Poi il disco rotto delle minacce eversive: “Milioni di uomini sopra il Po pronti a battersi”. Il Senatur lancia i tre squilli di tromba. Troppi brindisi? Sos 118.

Pierluigi Bersani: trombato. Voto 4. Pd diviso anche sulla vertenza Fiat. Fassino e Marini per il “sì” all’accordo. Secco “no” invece del responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Per Vendola l’accordo di Mirafiori è “discriminante” per costruire la coalizione di centrosinistra. Pd e centrosinistra caos. Bersani pesce in barile.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Di Pietro & Vendola: sinistrati. Voto 5-. Il leader Idv tira le orecchie a Bersani: “Non faccia come l’asino di Buridano, si decida, altrimenti noi e Sel da soli a sinistra”. Vendola conferma. Vademecum della sconfitta annunciata.

Fini & Casini: sbussolati. Voto 5-. Il terzo polo si asterra’ alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro Calderoli. Lo ha deciso il coordinamento parlamentare di Camera e Senato di Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem. Chi ne dubitava?

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Terzo polo, Pd, Idv, Sel: non è la somma che fa il totale

pubblicato da il passator cortese

Quando Antonio Di Pietro bussa alla porta e chiede permesso per entrare vuol dire che è in difficoltà. Il capo dell’Idv, che con Fini e più di Fini porta la colpa per aver permesso a Berlusconi di divincolarsi dalla tenaglia della sfiducia, fiuta il rischio dell’isolamento.

Ma alla sua proposta di matrimonio a tre, solo Vendola pare gradire. Perché Bersani, come solito, nicchia?

Perché, parole del segretario pidì: “Il Pd è pronto al confronto con l’Udc e con tutte le altre forze di opposizione, ma prima di parlare di alleanze è necessario capire se c’è una convergenza sul programma. Voglio capire se riusciamo a discutere concretamente di questo Paese”. Insomma, io sulle alleanze sono apertissimo, purché ci si capisca sulle cose che vogliamo fare”. Già.

Ma il Pd rischia di fare la fine della sora Rosa, che tutti la vogliono ma nessuno se la sposa. Anche perché nessuno ha ancora capito cos’è questo Pd e che cosa vuole. Non solo. Cosa sono e cosa vogliono le opposizioni nessuno lo sa.

Il Terzo polo? Chi è e cos’è veramente? Da solo dove va? Regge una unità fatta da Fini, Casini, Rutelli, Bersani (più Veltroni, D’Alema, Fioroni, Renzi ecc.)? E se si aggiunge Vendola? E magari anche Di Pietro? In politica vale il detto che non è la somma che fa il totale.

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: (ri)bollito. Voto 4-. Il premier fa shopping in cerca di altri transfughi per puntellare la maggioranza ma Confindustria lo critica per la “bassa crescita” e la stampa estera, Nyt, FT, Economist, lo stronca: “Ha fallito”. Sos viagra.

Pierluigi Bersani: (ri)intronato. Voto 5-. Il leader del Pd, spiazzato dalla fiducia a Berlusconi alla Camera, è alla ricerca del fantomatico piano “B”. Non sa che treno prendere: a sinistra con Di Pietro e Vendola o col “Terzo Polo”? Sos bussola.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

In fondo per il Cav questa vita di palazzo è come una prigione. Lui stesso a volte dice di sentirsi in carcere. Ma perché non molla tutto e si ritira su qualche atollo, in una villa piena di ragazze e vasche idromassaggio? Figa per la vittoria

Secondo WikiLeaks Berlusconi sarebbe malato, sfiancato, imbolsito dai festini. E ad ammetterlo sarebbero stati persino uomini a lui vicinissimi. La mammoLetta

L’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, dice inoltre che il Cav si addormenta troppo spesso in occasioni pubbliche (le telecamere lo hanno testimoniato) e persino al telefono. Ci vorrebbero dosi massicce di caffè. Depresso, what else?

Il Pd si prepara a rinunciare alle primarie, si prepara a divorziare dal suo elettorato e si consegnerà mani e piedi legati al leader venuto da sinistra. Sarà una resa, una disfatta. Sul ponte s-Vendola bandiera bianca

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Ore 12 - Pd alle corde, "impiccato" dalle primarie

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA questa corda … “salvifica” delle primarie, prima o poi il Pd ci resta impiccato. Errare umanum est ma perseverare …

Anche da Milano le primarie dimostrano una impostazione populista (con deriva a sinistra) del partito di Bersani che sa tanto di autolesionismo. Il fine di un partito politico non è un demagogico esercizio di democrazia, ma l’affermazione di un progetto capace di creare partecipazione e consenso e arrivare a governare.

La bassa partecipazione ai gazebo e soprattutto gli strascichi derivanti dal risultato che premia Pisapia, ottimo, ma non il candidato del partito e né tanto meno il candidato in grado di togliere voti al corpaccione del centrodestra, senza i quali si ringhia contro la Moratti e Berlusconi, ma da … “fuori”, impongono la riflessione.

Domanda. Se le primarie sono del Pd, perchè sono fatte per una coalizione e un programma inesistenti? Perchè il Pd, che nelle primarie ci mette la faccia e tutto il resto, fa il portatore d’acqua, deve sempre giocare di rimessa, col risultato prima di perdere “dentro”nei gazebo, poi buscarle “fuori”, nelle elezioni vere?

A Milano vince ancora il modello Vendola. Cui prodest? E’ questa la strada per fare un Pd forte e vincente, costruire una coalizione di governo per quella città e per il Paese?

Lo schema, sbagliato quanto perdente, è l’esaltazione dell’antipolitica, tradotto in una paradossale semplificazione: Pisapia il nuovo, Boeri il vecchio. La società civile che sconfigge la nomenclatura dei partiti. La teoria dei vasi comunicanti elettorali con il voto che passa da destra a sinistra in funzione del leader di turno. Quindi, basta con i partiti, considerati solo zavorra. O, come anche ieri a Milano, solo “utili idioti”.

Bene. Anzi male. Molto bravi a farsi male, da soli. Importante che alla fine vincano. Gli altri.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Dario Franceschini: amarcord. Voto 8+. Il presidente dei deputati del Pd ricorda che per l’art. 94 della Costituzione il “premier è obbligato a venire alla Camera” perché c’è una mozione di sfiducia già depositata. Berlusconi, espedienti da colpo di stato? Fortuna che Giorgio c’è.

Pier Luigi Bersani: amaro. Voto 4. Pisapia vince le primarie di Milano battendo il Pd e il suo candidato Boeri. I 100 mila votanti sperati restano un miraggio. Doppia doccia gelata per il segretario del Pidì. Gongola Vendola. E anche il Cavaliere ritrova mezzo sorriso.

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Anche Bersani dà i "numeri" e mezzo Pd gli si rivolta contro

pubblicato da il passator cortese

Quando si dice farsi del male da soli. Prendete Bersani: Berlusconi è lì lì per affogare, il Pd non si schioda dal 25% nei sondaggi perché sbilanciato a sinistra e che ti combina il buon Pier Luigi?

“Vogliamo verificare con Vendola, Di Pietro e i socialisti – dice - se possiamo costruire insieme una struttura stabile per un governo di centrosinistra, magari pensando a un gruppo parlamentare unitario. Non un patto occasionale, ma un percorso strutturale. Dobbiamo dare agli italiani garanzie sul fatto che non scherziamo. Con queste premesse - conclude Bersani - puo’ nascere anche un discorso con Casini”.

Ecco, non scherziamo. Appunto.

Il primo a sparare contro è il “demo centrico” Marco Follini: “Non so quale demone della follia politica possa suggerire l’idea di un gruppo parlamentare comune tra Pd, Di Pietro e Vendola. Sarebbe una mutazione dei caratteri genetici del Pd. Mi auguro che la saggezza collettiva trovi il modo di far sentire la sua voce”.

La levata di scudi è (quasi) generale. Anche il compassato e serioso Bersani va a … marocchine?

Ore 12 - Pd sotto il 25%: partito dei "rottamatori" o partito "rottamato"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPiù Bersani cerca di ridare credibilità e forza al suo partito e più riceve secchiate d’acqua gelata, da ko.

Il responso dei sondaggi (in questo caso Ipsos per Ballarò) è impietoso e taglia le gambe ad ogni illusione: il Partito democratico non decolla e anzi scende addirittura sotto il 25%, per la precisione un misero e allarmante 24,2%.

Da tutto il “casino” del premier, del governo e della maggioranza, il risultato è un mare di indecisi: oggi il 40%! Ma in questa situazione di debacle della destra, il Pd non guadagna nulla. Perché?

Forse è vero che la sinistra (Vendola, Grillo, ex comunisti, socialisti, radicali ecc.) sta cannibalizzando il Pd, “costretto” pertanto a riposizionarsi al centro.

Di fatto, il partito di Bersani non può o non vuole passare il Rubicone: non ha il coraggio di essere davvero il soggetto moderno e riformatore del centrosinistra, perché ossessionato da quei consensi che alla sua sinistra si frammentano e non si ampliano.

Invece di pescare nel mare degli elettori in fuga da Berlusconi, la sinistra è impegnata a rubarrsi voti l’un l’altro. E’ un film già visto. La coperta è corta, se la tiri troppo da una parte si scopre l’altra.

Nel frattempo i “giovani rottamatori” Renzi, Civati, Serracchiani preparano la ghigliottina per i vari D’Alema, Bersani, Marini, Veltroni e compagnia cantante. Cambiare tutto per non cambiare niente.

A dimostrazione che le idee non fioriscono a seconda della data di nascita e che l’autolesionismo è davvero l’unica arte del partito dall’amalgama non riuscita. Amen.

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