
Ci (ri)siamo. Via Gradoli, un tempo nota per il rapimento Moro, ormai è divenuto un crocevia di ricatti, trans, battone e calciatori. Tanti infatti i calciatori di serie A intravisti in quei lidi, e che hanno pagato fiori di milioni per non far uscire la notizia. Ma siccome a noi degli onesti pedatori non frega nulla, lasciateci sparare la notizia vera.
Nell’inchiesta, resa nota dal settimanale Oggi, sarebbero coinvolti una serie di nomi di spicco della politica e tutto ciò che vi gravita intorno, i più importanti dei quali sarebbero tre. Vediamo chi.
Il sindacalista. Qui si parla di “alto rappresentante di una sigla nazionale”. Le sigle nazionali sono fondamentalmente tre. Cgil, Cisl, Uil. Quanti alti rappresentanti conoscete? Non tantissimi, eh. Il cerchio dei nomi qui è veramente ristretto.
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Alla fine Marrazzo ha ceduto e ha ammesso l’uso di coca. Intanto agli elettori del Pd che vogliono sperare in una riscossa non sono rimasti che gli allucinogeni. Fuori di…pista
E ci va di mezzo anche Bersani che a pochi mesi dalle Regionali deve salvare il salvabile. Il suo Pd va costruito nel medio termine, è vero, ma il prossimo passaggio elettorale resta di grande importanza. La coca 3
Certo, anche per la famiglia dell’ex governatore questo 2009 si chiude in modo sventurato. Buon Natalì
Via Gradoli: quanti politici la frequentano? La via della perdizione, la via del peccato. La via di chi ha smarrito la retta via. Via gra
Questa storia del crocifisso messo al bando dalla Corte di Strasburgo, ha provocato la dura reazione della politica italiana che vede la decisione come un attacco alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. L’Europa non si doveva permettere! INRIverenti
Con la vicenda della croce bandita dalle aule scolastiche, arrivano i primi impacci per Bersani alla guida del Pd. Il segretario resta prudente, predica buon senso. E pensare che la sede del partito si trova a via del Nazareno. Da quelle parti, l’unico messo in croce è stato Walter Veltroni. Poi la sua sindone è stata lavata, candeggiata e usata pure per San Franceschini. SuDario
E’ bello vedere i nostri politici che difendono a spada tratta quell’immagine sacra e profonda. Di giorno sul Golgota e di notte a far ‘via crucis’ a via Gradoli. Crocifessi
Dai veli alle croci, attorno ai simboli religiosi (o di tradizione religiosa) si accendono dibattiti infuocati sulla difesa delle identità e sulla crisi di valori. Eppure già l’antica Roma imperiale era un crogiolo di razze, riti e credenze. E non c’era un Bertus Calderolum a lamentarsene. Er burqarolo va controcorrenteeee…
Si rincorrono ormai le voci sui nomi delle tre autorevoli personalità che sarebbero coinvolte in uno stralcio dell’inchiesta sui trans che ha travolto il governatore del Lazio Piero Marrazzo. In una ricostruzione fatta da Dagospia, utilizzando anche i pezzi e le fonti di due giornali bene informati come Libero e Il Giornale, si giunge alla conclusione che si tratterebbe di due politici e un giornalista.
I politici sarebbero bipartisan, ovvero uno del Pd e uno del Pdl. Di quest’ultimo si sa anche che è di area AN e ricoprirebbe importanti incarichi governativi, mentre sull’uomo del Partito Democratico vige il più completo mistero. Il terzo vip sarebbe invece un giornalista “molto conosciuto agli addetti ai lavori e anche al pubblico Tv”, sempre secondo Dagospia.
Roberta Catania di Libero va oltre, e scrive:
È partita una caccia frenetica ai cosiddetti “chiappe d’oro”. Prima, però, occorre una premessa: il copyright del pittoresco soprannome è di Gianguarino Cafasso, pusher salernitano ed elemento chiave dell’inchiesta-scandalo che ha portato Piero Marrazzo alle dimissioni. Uno spacciatore che purtroppo non può più fornire informazioni utili, perché stroncato da un’overdose il 12 settembre scorso. Fino a quella data, però, il suo è stato comunque un ruolo cardine: tra i primi a cercare di “piazzare” il video dell’ex governatore del Lazio in compagnia di un trans. Libero era stato contattato proprio da Cafasso, che commentando il filmino aveva spiegato: «Ahò, ma io li posso rovinare. C’ho dei clienti tra i politici, che se ve lo dico… C’è uno, uno grosso, che lo chiamano “chiappe d’oro” per come je piace».
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