
Il 23 ottobre 2009 si diffonde la notizia di un video: in quel video, ci sarebbe quello che al tempo è il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e altrettanto rapidamente, dopo quel mercoledì di fine ottobre, la notizia deflagra. Nel filmato ci sarebbe Marrazzo insieme a un transessuale di via Gradoli, Natalì. Di lì a poco, le prime pagine si riempiono di titoli cubitali: si svuoteranno dopo un mesetto.
Poi, il nulla totale: vediamo di ripercorrere questa vicenda, ora che le acque si sono un po’ calmate, e che c’è il silenzio - forse, prima della tempesta - su una delle vicende più oscure dell’anno appena passato. Il Marrazzo-gate, i festini a base di trans e cocaina, gli altri politici coinvolti, il misterioso Chiappe d’Oro, e qualche ministro che si perde in zone di Roma che dovrebbe conoscere bene, pubblicando una memorabile excusatio non petita su Il Giornale…
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Spuntano nuove ipotesi sul caso del video di Piero Marrazzo: un enorme, articolatissimo complotto politico? Questa è l’ipotesi delle ultime ore, dopo i video con trans e cocaina, dopo due morti sospette - Gianguarino Cafasso e la trans Brenda - si parla soprattutto di questo. A portare acqua a questo mulino uno degli avvocati dei carabinieri coinvolti, Bruno Von Arx
«Ho la sensazione che i carabinieri coinvolti nell’affaire Marrazzo siano stati strumentalizzati da una regia diversa. Insomma, si sono ritrovati all’interno di un complotto che aveva come obiettivo politico Piero Marrazzo»
Possibile - ricordate il Laziogate di cui fu protagonista Storace? - in questa vicenda dove abbiamo imparato a non stupirci di nulla. Altro mistero - e conseguente grande attesa in queste ore - per i 60mila file del pc di Brenda - si dice che ci siano 130 GB di materiale - tra i quali vi sarebbero foto e video di celebrità assortite che se la spassavano con bellezze made in Brazil. Insieme a questo arrivano le altre rivelazioni sugli altri dieci ricattati, vip politici - c’è chi dice ci sia di mezzo un giornalista molto noto, ma molto, molto noto… - sui quali apre Novella. E l’American Tabloid all’italiana, è servito.

Il caso Piero Marrazzo, si è tinto di nero, più che di giallo: Brenda, la transessuale protagonista della vicenda, forse uccisa, forse morta in un incidente domestico che rimane quantomeno sospetto. Un’altra morte, quella di Gianguarino Cafasso, altrettanto sospetta: con i genitori di lui che chiedono la riapertura del caso. E poi il cellulare, il pc buttato nel lavandino, l’elenco dei dodici frequentatori di via Gradoli… su crimeblog trovate dettagli e ultimi sviluppi su Brenda la trans uccisa in via Due Ponti.
Tutti gli ingredienti adatti a mettere in piedi una trama degna di un James Ellroy tiberino: e chiaramente, per ora nessuna soluzione. E’ di stamattina l’ultima rivelazione sul pc ritrovato: sembra però che la transessuale al centro dello scandalo sul video di Piero Marrazzo, quella che secondo alcuni avrebbe fatto la soffiata ai carabinieri marci che poi avrebbero filmato il Presidente della Regione, non ne avesse neanche uno di pc…
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Credevamo che sulla vicenda del video di Piero Marrazzo si potesse mettere la parola fine, ma la notizia del ritrovamento del cadavere carbonizzato di Brenda, la transessuale al centro del trans-gate in cui è rimasto coinvolto l’ex governatore del Lazio, riapre di prepotenza la vicenda. Anche perché è, se è un suicidio, è un suicidio anomalo.
Il corpo è stato ritrovato nel seminterrato in cui viveva in via due Ponti a Roma: a quanto riferiscono le prime testimonianze, vicino al cadavere sarebbe stata ritrovata una bottiglia di whisky (e cosa siamo, in un romanzo di Ellroy?) e Brenda avrebbe spiegato la sera prima alle amiche le sue intenzioni (altra cosa che chi si toglie la vita, raramente o quasi mai fa).
Perché vi ho scritto che è un suicidio anomalo? Perché suicidarsi in un incendio, è quantomeno singolare. Voi vi dareste fuoco per togliervi la vita? Credo di no, e infatti tendenzialmente è una modalità che i suicidi escludono: e le statistiche ISTAT dicono esattamente la stessa cosa. Il Corriere della Sera prudentemente parla di “morte in un incendio”. L’unica cosa certa, finora.

Di Piero Marrazzo, del video, dei trans e della cocaina abbiamo scritto molto nei giorni passati. Ieri, ascoltato di nuovo, l’ex Governatore del Lazio, ha rivelato ciò che inizialmente aveva taciuto, ovvero che i soldi che c’erano su quel tavolo, filmati, erano in parte anche per la cocaina. Che resta comunque uno dei punti oscuri della vicenda. Marrazzo ha comunque ammesso di averne fatto uso in altre occasioni:
Il compenso pattuito con Natalì era di mille euro. L’elevato importo in contanti che avevo con me la mattina del 3 luglio si giustifica perché negli incontri era previsto il consumo di cocaina. Cocaina di cui è capitato che anche io facessi uso
ma non è ancora chiaro chi ce l’abbia portata, che ruolo abbia avuto Gianguarino Cafasso, lo spacciatore della zona, che riforniva le lucciole made in Brazil di polverine sudamericane. Al di là della vicenda in sé, sulla quale si pronuncerà la magistratura, c’è altro di mezzo in questa vicenda: ovvero i costumi sessuali di un intero paese…
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Marco Travaglio torna sul caso Marrazzo, scegliendo per questo Passaparola la lente del giornalismo e di chi ne usufruisce, il pubblico. Primo: in Italia esiste un sistema collaudato di diffamazione, che va a nozze con il conflitto di interessi. Storia già nota, a cui assistiamo tristemente da anni: giornali, televisioni, settimanali, case editrici, aziende in mano a una, l’attuale premier. Secondo, il profilo del giornalista in Italia, molto variegato:
Non tutti quelli che sono iscritti all’ordine dei giornalisti in Italia fanno lo stesso mestiere e ancora dimostra come, in Italia, ci sia ormai da anni una centrale della diffamazione, della calunnia, del dossieraggio che, immancabilmente, si rivolge in una certa direzione, perché in quella direzione sa, oppure spera di poter trovare terreno fertile, soldi, posti, favori, in cambio di informazioni che possano sputtanare qualche avversario politico o qualche ritenuto avversario politico.
Il caso Marrazzo: preso atto delle dimissioni del governatore (NON per immoralità, ma per non aver denunciato un ricatto), l’ex governatore è finito sotto il fuoco dei media per il caso trans, morbosità della notizia vouyeristica.

E così stamattina saltano fuori le prime verità - o mezze ammissioni - sul caso Piero Marrazzo: il Governatore della Regione Lazio sarebbe stato filmato da alcuni carabinieri durante un incontro con un transessuale, Natalie, in via Gradoli - pazzeschi gli incroci del destino: era la via dov’era stato rinchiuso Aldo Moro - dove i militari, marci, avrebbero anche filmato della cocaina, non si capisce bene se piazzandola loro, o se perché fosse stata utilizzata dal transessuale.
La deriva di questo Paese, la vediamo in questi mesi: il dossier Boffo, le carte a luci rosse su Fini, Augias spia, Mesiano… la diffamazione sul nulla, lo schifo messo in bella vista. Anzi, gli orientamenti sessuali, come con Sircana, messi in favore di camera. Ma comincia tutto prima, comincia da chissà quando. Per Marrazzo bisogna tornare indietro al 2006, quando Storace “cospira” per incastrarlo con un viado - evidentemente le sue abitudini, erano note.
Abitudini passibili di umiliazione mediatica solo perché viviamo in un paese schifosamente perbenista e bigotto, ed è un altra storia, ma gli archivi della cronaca ci restituiscono, per esempio, estratti di questo tipo…
Update! Anche su crimeblog tutte le news su Piero Marrazzo.