
Internet, in Italia, non è considerato da chi conta un mass media utile e forte. Quei pochi esponenti politici che utilizzano il mezzo bene, spesso, non si impegnano affinché nel nostro paese la cablatura cresca fino ad assicurare a tutti il diritto (così l’ha definito recentemente la Regina Elisabetta) ad una buona navigazione.
Potenziare il mezzo non basta. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto si sta facendo in RAI (l’aumento dei canali non è coinciso con un’offerta più ricca). Ad un certo punto bisognerà pur ragionare sui contenuti.
Da apprezzare è quindi lo sforzo che sta facendo il Ministro dei Beni Pubblici. Secondo quanto riportato da euronews.net il dicastero di Sandro Bondi inizierà una collaborazione con Google affinché i grandi classici della letteratura italiana possano essere consultati gratuitamente anche in rete entro due anni.

In concomitanza con l’annuncio del ritorno sulle scene di Silvio Berlusconi, avvenuto durante la conferenza stampa nella quale si è poi registrata la pazzia di Rocco Carlomagno, Gad Lerner sul proprio blog ipotizzava la fine (cito testualmente) della censura sul mezzo televisivo per permettere al Presidente del Consiglio di divulgare il proprio verbo.
In attesa di capire se tale messaggio possa ritornare ad essere veicolato anche attraverso la RAI, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso avanzato da Sky e Telecom Italia Media (la7) stabilendo che anche a ridosso degli appuntamenti elettorali possono essere trasmessi degli approfondimenti politici.
Il Tar amministrativo regionale ha invece respinto le richieste avanzate da Federconsumatori contro la Vigilanza RAI che ha cancellato dai palinsesti della televisione pubblica i talk show politici.
Mai come oggi c’è da augurarsi che la televisione, in particolare quella pubblica, non sia effettivamente uno specchio della società italiana. Tralasciando gli sprechi, e i conseguenti tagli che saranno fatti (sulla tv dei ragazzi, ad esempio), la RAI rappresenta sempre meno il servizio pubblico.
Come notavano, ieri, molti lettori di polisblog.it per garantire la par condicio saranno sospese un mese prima dell’appuntamento elettorale le trasmissioni che sono solite fare dell’approfondimento politico.
Fuori Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata, Bruno Vespa (e molti altri). Dentro ore, e ore, di tribune elettorali che di certo non raggiungeranno l’audience delle trasmissioni che sostituiranno.
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La satira in Italia, negli ultimi anni, è molto cambiata. Il successo televisivo è raggiunto da artisti che all’offesa, tanto gratuita quanto divertente, hanno preferito una rilettura intelligente della realtà.
La tanto criticata Serena Dandini per la versione settimanale di “Parla con Me” ha deciso investire sul Trio Medusa che tolta la divisa da Iena per la presentatrice sono diventati ausiliari del TG1. A polisblog.it raccontano come sono nati questi personaggi.
Ve ne siete andati da Mediaset nello stesso periodo di Enrico Mentana. Perché secondo voi si disquisisce più del suo cambiamento che del vostro?
Non crediamo si possano paragonare le due situazioni. Mentana è stato allontanato. Noi lo abbiamo fatto volontariamente.

Bisogna tornare indietro con la memoria di dodici anni per capire che il Pd sulla vigilanza Rai mente. Spudoratamente. Sapendo di mentire. La favoletta che raccontano i suoi esponenti - e in particolare il segretario Walter Veltroni – trae in inganno solo chi ha memoria corta. Con insistenza fanno passare come “anomalo” il veto del Pdl su Leoluca Orlando: “Così come noi ci siamo beccati Storace presidente della vigilanza, - ripetono come un disco rotto - loro accettino Orlando”.
Ma nel ’96 le cose non andarono proprio così. Chi non ha un ricordo lucido di quel periodo può rinfrescarsi la memoria semplicemente dando uno sguardo all’archivio storico del Corriere o della Repubblica che riportano con dovizia di particolari la querelle che animo ieri come oggi il dibattito politico sulla Vigilanza Rai. Francesco Storace, che passerà alla storia col nome di Epurator non fu la prima scelta. Il Polo, infatti, propose il nome di Ombretta Fumagalli Carulli (Ccd) che la maggioranza di centrosinistra per motivi vari rifiutò.
Solo allora, entrò in gioco l’esponente di An. Per giorni si pensò che nel Polo non ci fosse chiarezza e unione con una gran folla di candidati che rivendicavano quella poltrona. In realtà, fu la sinistra a contrastare duramente l’ascesa della parlamentare del Ccd. L’obiettivo? Eleggere Mauro Paissan, deputato dei Verdi e già vicepresidente della Commissione. Ma, alla fine, come sappiamo, dovettero accontentarsi della seconda scelta.