“Non si possono dimenticare le terribili ferite inferte a persone inermi, la premeditazione, i volti coperti, la falsificazione del verbale di arresto dei 93 no-global, le bugie sulla loro presunta resistenza. Nè si può dimenticare la sistematica e indiscriminata aggressione e l’attribuzione a tutti gli arrestati delle due molotov portate nella Diaz dagli stessi poliziotti”.
No, non si possono dimenticare, come ricorda giustamente il procuratore generale Pio Machiavello, le violenze e le prevaricazione di cui furono vittime gli attivisti attaccati mentre dormivano all’interno della scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001 quando, mentre i veri devastatori rimanevano stranamente liberi di agire, i plotoni dell’antisommossa si accanivano sui ragazzini, sugli scout, sugli studenti e sui cortei autorizzati dalla Questura. Uno dei funzionari di polizia imputati per quei fatti, Michelangelo Fournier, definì in Aula la scena che gli si era parata davanti una “macelleria messicana”
E la sentenza di Appello che vede condannati tutti i vertici della polizia inquisiti per le violenze della scuola Diaz, assolti in primo grado, servirà forse a fissare bene nella memoria quei giorni e quei comportamenti indegni: le condanne vanno da 3 anni e 8 mesi e i 4 anni, unitamente all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27.
“La mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l’ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)”
Ecco un breve passaggio dell’atteso documento del tribunale di Genova che spiega le motivazioni delle contestate sentenze sulle notti di Bolzaneto. Leggerle è l’ennesima prova agghiacciante di come l’Italia sia un paese a pezzi.
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