Sì, titolo che calza a pennello, quello di Matrix, “Attenti a quei due”. Sull’ovattato ring televisivo, l’uno è il “rottamatore” Matteo Renzi sindaco di Firenze, l’altro è il “guastatore” Vittorio Feltri ariete mediatico del Cavaliere. Il conduttore dice che i due sono accumunati dalla stessa qualità: “Il parlare fuori dai denti”.
Già, ma sputano entrambi nella stessa direzione (il Pd, la sinistra ecc.) e si chiudono entrambi a riccio nel difendere … l’indifendibile (il Cav.).
Ok, superate le ideologie, superati gli schemi sinistra-centro-destra, superati i partiti, superato il vecchiume della prima Repubblica, possibile che il “nuovo” che affascina tal binomio Renzi-Feltri sia quello marcato da Berlusconi e Bossi con cricche, voltagabbana prezzolati e bunga bunga associati?
Evidentemente il burbero Feltri fa il suo gioco, e lo fa bene. Ma il maratoneta Renzi, che gioco gioca?
L’ultima, per chiarirci le idee: il “rottamatore” spinge per mettere il nome del candidato premier sulla scheda elettorale, bocciando il “no” del segretario del Pd Bersani (“Una decisione che ci riporta indietro di 30 anni”, taglia corto il sindaco fiorentino). Già. Evidentemente al giovane buon Matteo piacciono i partiti padronali come Pdl, Lega, Idv ecc, con uno solo che comanda e gli altri obbediscono, magari profumatamente pagati. Dal partito padronale al Paese padronale, il passo è breve.
Pare proprio che Feltri e Renzi siano fratelli siamesi! Un consiglio a Matteo: perché non torni ad Arcore dall’Unto del Signore e ci resti? Attenti a quei due? Soprattutto attenti a quelli come Renzi, simbolo del nuovismo e dell’arrivismo. Cambiare tutto e tutti, per lasciare Berlusconi dov’è.

Roberto Saviano può essere contento: neanche a due settimane dalla prima puntata di Vieni via con me, dove lo scrittore antimafia descriveva i meccanismi della cosiddetta “macchina del fango”, ecco che l’illustrissimo Feltri - per il quale continuiamo a chiederci: ma non era sospeso? - gli offre subito un esempio perfetto.
Lo scrittore l’aveva previsto, quando in trasmissione aveva chiosato:
Se attacchi questo governo ti ritrovi sotto il fuoco della macchina del fango.
Non bastassero tutti gli esempi forniti dai giornali della libertà in questi mesi, Boffo Caldoro Fini etc etc., il direttorissimo non ha voluto farsi mancare niente, e quindi via con la campagna contro Saviano, colpevole di aver addirittura detto in televisione che al nord c’è la mafia, e che questa dialoga con chi al nord sta al potere.
Continua a leggere: Il Giornale contro Saviano: perfetto esempio della macchina del fango

Sobria, non trovate? E’ la prima pagina de Il Giornale di oggi. Il quotidiano berlusconiano, edito dal fratello del Presidente del Consiglio apre la campagna anti-Saviano, con una brillante raccolta firme. Propaganda imbarazzante, quanto le firme contro Fini da portare a Mirabello, ve le ricordate?
Bel titolo del Post ai tempi: il pacco di Libero - che aveva organizzato il tutto - era un pacco. Tutto finto, tutto per far rumore e per non far parlare dei dettagli che in questo caso compongono l’insieme. Vediamo.
Feltri e co. - ma non era stato sospeso dall’Ordine per il caso Boffo? - vanno all’assalto dell’autore di Gomorra su quali basi? Talmente labili e demenziali, che ve le devo raccontare per filo e per segno. Nel 2003 - sette anni fa! - su Nazione Indiana, ottimo blog letterario, Saviano pubblica un racconto breve…
Continua a leggere: Le firme contro Saviano su Il Giornale: e che cosa ha scritto davvero Saviano...
Altro attacco alla libertà di stampa. Il Consiglio dell’Ordine nazionale dei giornalisti ha sospeso per tre mesi Vittorio Feltri in seguito al caso Boffo. Così Il Giornale descrive quanto avvenuto ieri al suo direttore editoriale, che l’Odg ha condannato alla non scrittura per tre mesi, come sanzione per il comportamento tenuto nel caso Boffo.
In realtà a Feltri è andata anche di lusso, dato che la richiesta iniziale era per una sospensione di sei mesi e solo l’attivazione di correnti e fazioni a lui favorevoli all’interno dell’Ordine ha ridotto la sanzione a 3 mesi. In più c’è da dire che la libertà di stampa non c’entra nulla. Si tratta anzi di un segnale positivo proprio per la libertà di stampa che può essere tutelata meglio se Ordine e Federazione della stampa iniziano a colpire duramente tutti coloro che fanno questo lavoro ignorando le regole basilari dell’etica e della responsabilità.
Da riportare quella che Il Giornale cita come una voce in sostegno di Feltri: Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, esprime a Vittorio Feltri “solidarietà totale”: “La sanzione che subisce è una medaglia per lui, e una vergogna per l’Italia”. Ognuno è libero di scegliere quale medaglie appuntarsi addosso: evidentemente questo tipo di medaglie stanno bene sull’uniforme di un certo tipo di giornalisti e di politici.
In uno dei passaggi fondamentali del discorso di oggi alla Camera, Berlusconi dirà che i brasiliani del Milan sono una risorsa imprescindibile e devono giocare tutti titolari. Su questo fronte il premier non è disposto a concedere nulla, ma continua a temere fronde, complotti, trappole. Pato(logico)
Federalismo fiscale vicino alla stretta finale. La Lega promette un mondo migliore, ma i costi non sono ancora chiari a nessuno. St-enti locali
Nella serata in cui ha sparato a zero contro i romani, Bossi ha insistito nel dire che la Capitale non può organizzare un Gran Premio di Formula 1 al posto di Monza. Ancora non si è reso conto che il Gp non sarebbe in sostituzione ma in aggiunta. Fernando Ah-stronso!
Fini nel mirino del Giornale: la notizia c’è, è vera e le ombre intorno al presidente della Camera non mancano. Dopodiché il metodo Feltri (formalmente dimessosi) è quello che conosciamo bene. Boff-shore
Ha ragione Vittorio Feltri che chiede a Silvio Berlusconi di dirci cosa succede.
Perché, si legge sempre dalla penna del direttore del Giornale, “Tra ordini e contrordini la gente non capisce più nulla”. Ma per colpa di chi?
La responsabilità del caos è di chi, premier in testa, ragiona e agisce, seguendo esclusivamente interessi di parte e non quelli generali del Paese.
Un premier che invece di andare alla Fiera del Levante per toccare con mano il termometro della crisi, specie quella del Sud, si trastulla con ridicoli show alle corti di Gheddafi e Putin o da Atreju rilancia (barzellette) e proclami di guerra con sondaggi taroccati.
La verità è una sola: alle elezioni del 2008 il Pdl prese il 37% dei voti, oggi (fonte: Atlante di Demos, vedi post di Luca Landoni) il partito del Cavaliere è dato sotto il 30%, perdendo qualcosa come un 7-8%! Addirittura, anche la Lega è in frenata, sull’11%, a dimostrazione del logoramento del partito “di lotta e di governo”.
Una debacle annunciata che ha imposto al capo del governo (e anche a Bossi) una repentina e decisa retromarcia sulle elezioni anticipate. Al calo di fiducia verso il premier corrisponde anche un crollo verso il governo: 11 punti in meno rispetto a tre mesi fa!
Il Cavaliere è certo di governare altri tre anni, ma la maggioranza degli elettori la pensa diversamente: la legislatura non terrà per responsabilità di Berlusconi.
Tutto qui. Tutto il resto è noia. Nel polverone del gioco delle tre carte, la gente è disorientata. Ma alla fine, se si andrà alle urne, ritroverà il buon senso.

Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.
In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.
“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi
Lo scandalo scoppiato attorno a Pier Paolo Zaccai, il consigliere regionale del Pdl fermato dalla polizia dopo aver partecipato ad un festino a base di cocaina e trans, è destinato a spegnersi nelle prossime ore. Lunedì, probabilmente, quanto accaduto all’esponente politico per molti cittadini sarà un solo ricordo.
Prima di archiviare il caso vale pena riflettere su come la vicenda è stata recensita dalla stampa italiana. Per la prima volta, dopo molto tempo, i giornalisti riconducibili a due schieramenti politici opposti hanno convenuto sottolineando gli sbagli di Pier Paolo Zaccai.
Sia Alessandro Gilioli, dell’Espresso, che Marcello Foa, del Giornale, hanno condannato l’esponente politico che si stava contraddistinguendo nel panorama italiano per via delle sue idee moralistiche.
Continua a leggere: Coca e trans: Pier Paolo Zaccai mette d’accordo tutti
Se lo dice lui, portavoce ufficiale di “rimbalzo”, come non credere allo sbando della maggioranza?
Vittorio Feltri titola la prima pagina del Giornale: “Il Governo nel pallone, non si capisce più nulla”. Poi prosegue: “Berlusconi sconfessa le correnti Pdl. Bossi fa dietrofront sul calcio ma attacca sui ministeri e sulla Padania. Manovra e legge sulle intercettazioni sono impantanate. E’ il virus Fini”.
Ecco, ci siamo. C’è Fini nel mirino. Serve il capro espiatorio per coprire il fallimento di Berlusconi e del suo governo del fare … danni.
L’Italia non è solo nel pallone per la Nazionale e i mondiali di calcio. Qui nel pallone c’è Berlusconi, c’è il Governo, c’è la maggioranza tutta.
La strategia è chiara. Ribaltare il tavolo. Rubare e fuggire col pallone. Io non gioco più. Partita e campionato senza più regole. Scegliersi, oltre l’arbitro, anche i giocatori avversari.
Farsi regole a proprio uso e consumo. Gioco “truccato”.
Quindi si va alla resa dei conti. Ma, la storia insegna, non sempre i conti tornano.