
Si deve leggere anche fra le righe e politicamente - non solo da un punto di vista finanziario -, l’annunciato discorso di Barak Obama (su USA Today la trascrizione più completa) tenutosi a mercati ancora aperti. E si deve andare anche oltre la retorica della bandiera, che pure non manca nella chiusa:
I mercati salgono e scendono, ma questi sono gli Stati Uniti d’America. Non importa cosa possa dire qualche agenzia, noi siamo sempre stati e saremo sempre una nazione da tripla A.
E questa, diciamo, era la parte dovuta al patriottismo americano alla John Wayne. Poi ci sono gli altri aspetti del discorso, quelli che riguardano più da vicino la politica interna e, implicitamente, il giudizio del Presidente degli USA sulle agenzie di rating.
Obama individua un problema fondamentale, che non è la mancanza di progettualità ma la mancanza di volontà politica a Washington. E qui c’è la stoccata ai Repubblicani:
[Il problema] è l’insistere nel tracciare linee nella sabbia, a rifiutare di mettere ciò che è meglio per il paese dvanti al proprio interesse o alle ideologie di partito. E questo è quel che abbiamo bisogno di cambiare.
Continua a leggere: Il discorso di Obama "Siamo da AAA". Le agenzie fanno politica?

Tanto tuonò che piovve, bisognerebbe dire, per usar la saggezza popolare. Perché nonostante il tiepido ottimismo mattutino - che si trasformava addirittura nel titolo trionfalistico del Giornale “Piazza affari vola”. Un’enfasi del tutto ingiustificata e volta, evidentemente, al solito sostegno indiscusso al Governo - le voci che volevano anche nella giornata di oggi un lunedì nero sono state accontentate.
Del resto, nonostante le riunioni domenicali di G20 e G7, era persino facile da prevedere (si poteva sperare in una miglior reazione della borsa di Milano, visto l’intervento della Bce, ma forse il fatto che non si sia andati troppo sotto, rispetto al resto dell’Europa, è l’unica nota “positiva”): la giornata segna un trend negativo delle borse di tutto il mondo, trascinate da Wall Street, definitivamente affossata dal declassamento del rating di Standard & Poor. Piazza Affari (-2,43%) perde, così come Francoforte (-5.02%), Mosca (-8%), Atene (-6%), Parigi (al momento a -3,81%).
Questo nonostante l’altra agenzia di rating, Moody’s, conferma il rating a tripla A degli States. Non basta, anche perche S&P resta inflessibile sulla sua posizione e fa sapere che ci vorrà tempo perché il rating del debito pubblico degli U.S.A. torni anche per loro a quota d’eccellenza.
Così, visti i miliardi in fumo in tutto il mondo, alle 19:00 è atteso il discorso ufficiale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barak Obama. Che, si spera, saprà fare qualcosa di più della minestra riscaldata proposta da Berlusconi alla Camera e al Senato la settimana scorsa.
L’Italia ha mille facce, ma a tenere banco è solo il teatrino politico e sotto i riflettori ogni gossip sguazza e domina la scena.
C’è l’Italia che va al mare e c’è soprattutto l’Italia in alto mare.
La tenaglia della crisi non allenta la sua morsa. Anzi. Cresce il debito pubblico, enti locali strozzati e servizi indispensabili cancellati, famiglie, aziende e lavoratori in grande affanno.
A Gennaio scadono i bond del debito pubblico: Soros (l’uomo che speculò sulla Lira ad inizio anni novanta) e i compagni di Wall Street si muovono senza scrupoli per far fare all’Italia la fine della Grecia. E il Governo non c’è.
Alla riapertura, la mappa delle crisi aziendali sarà una gruviera. Dalla Fiat all’Omsa, da Unicredit a Telecom, dalla Vinyls alla Merloni emerge un quadro alla Caporetto.
Queste aziende sono l’iceberg di una montagna di vertenze aperte che lavoratori e sindacato dovranno affrontare i prossimi giorni. L’aria è pesante, molto pesante.
Mancano i punti di riferimento, non c’è un progetto del governo né di contenimento della crisi, né un piano di rilancio.
Ognuno cerca la propria scappatoia. Chi fa per sé, fa per tre. Ma, così, l’Italia sarà un’altra Italia.
E gli italiani, presto, precipiteranno all’indietro. Molto presto e molto all’indietro.
Barack Obama: fatti. Voto + 8. Il presidente degli Usa prepara la rivoluzione per Wall Street, un tetto per gli stipendi dei manager, max 500 mila dollari. Parola d’ordine di Obama: “Riportare tutti alla cultura della responsabilità”. Dalle parole ai fatti. Ma gli italiani non parlano inglese.
Silvio Berlusconi: misfatti. Voto – 8. Il Premier “cancella” la par condicio sulle elezioni sarde con questi dati d’ascolto dei Tg: Berlusconi un’ora e 29 minuti in tv, Soru un minuto e 29 secondi. E il Governo va sotto tre volte (voto segreto) al Senato sul ddl sicurezza. Maggioranza col cerotto.
Si è svolta ieri presso Palazzo Clerici a Milano la presentazione della traduzione italiana di “Obamanomics” di John R. Talbott, volume dedicato alla politica economica di Barack Obama, organizzato dal centro studi ISPI. Polisblog era ovviamente presente, eccovi dunque la cronaca dell’evento.
Nel libro, l’autore ha riassunto il pensiero e le proposte economiche del nuovo presidente USA, con la cognizione di causa di chi a seguito la parabola di Obama fin dall’inizio e l’acume di chi già nel 2006 aveva previsto il crollo del mercato immobiliare, pubblicando un libro dal titolo lapidario: “Sell Now!“.
La diagnosi di John R. Talbott (in collegamento via satellite da San Diego) è semplice: declino democratico ed economico vanno sempre di pari passo, e questo è quanto è accaduto nell’America degli ultimi anni. La ragione? Lo strapotere delle lobbies sulla politica, che hanno imposto la deregulation completa dei mercati finanziari.

Un giorno prima delle elezioni presidenziali più dispendiose, narrativamente interessanti e combattute in parecchi decenni di storia americana, è bene fare il punto delle situazione “tecnica”, per comprendere appieno cosa accadrà nella notte italiana tra il 4 e il 5 novembre 2008.
Nel ricordarvi che Polisblog seguirà l’intero processo con aggiornamenti a getto continuo, cerchiamo di dare le principali coordinate del voto americano. Tutti sappiamo chi sono i due principali (ma non unici) candidati: il repubblicano John McCain e il democratico Barak Obama. Ma come si vota in America? Chi elegge il presidente? A che ora si chiudono le urne?
Queste informazioni, un piccolo (ma neanche tanto) vademecum alla nottata elettorale, subito dopo il salto. Intanto qui sotto c’è una tabella, ingrandibile, che mostra gli orari degli scrutini: tenetela d’occhio, nel prosieguo del post capirete perchè.
Immagine: Flickr
Orari, Grandi Elettori e sondaggi

Continua a leggere: USA 2008: guida pratica alla notte elettorale americana
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In forte rialzo le Borse europee. Ok al piano anti-crisi dell’Eurogruppo e del G 7 in Usa. Vola Wall Street + 5%. Milano + 9,3%. Salgono le piazze di Asia e Oceania. Euro in rialzo a 1,36 $. Il petrolio sopra gli 80$. Governo e Bankitalia garantiscono le banche. Cdm approva il piano. Bush: “Stiamo lavorando tutti insieme, ovunque”. Berlusconi: “L’economia è salva”. Napolitano: “Soddisfatto per il Piano Ue”. Bonino: “Sì al fronte comune, ma no all’analisi e alla gestione del governo”. Dario Fo: “Questo è il nuovo terrore per metter paura alla gente”. Nuovo allarme di Confindustria: “Nulle le possibilità di ripresa. Scenderà la spesa delle famiglie”.
Il nostro commento
Il Piano dell’Ue piace alle borse. E questo è positivo. Ma l’euforie del premier Silvio Berlusconi è fuori luogo. Questa crisi finanziaria è la peggiore dal 1930. Il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick lancia l’allarme: “ I paesi emergenti andranno ko per il caro energia e per l’impennata dei prezzi degli alimentari. C’è l’urgenza di modernizzare il multilateralismo e i mercati per una nuova economia globale.” Ma le famiglie non sono tranquille. Oltre ai danni sul patrimonio, gli italiani subiranno mutui più cari e i rincari sui beni di prima necessità. Ci vogliono soluzioni per maggior trasparenza dei mercati e un piano di agevolazioni per le famiglie. Ma anche, come affermano le Acli, una campagna per “l’educazione al consumo sobrio e responsabile”. Ma come si riuscirà a cambiare se a suonare la musica saranno gli stessi suonatori che hanno causato questa bufera?
Silvio Berlusconi: “Siamo in una crisi quale mai si era verificata nell’economia mondiale. Le decisioni prese potranno far sì che la crisi dei mercati finanziari non coinvolgerà l’economia reale. Il benessere dei cittadini non dovrà subire arretramenti”.
Emma Bonino: “Di fronte all’emergenza urge il fronte comune. Ma noi radicali riteniamo sbagliate sia la gestione della crisi e sia l’analisi fatte da Tremonti e dal governo. Dicevano che la crisi veniva dalla Cina, con l’euroscetticismo a piene mani e con il localismo come toccasana. Gravi errori”.
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Crisi borse: sempre più giù. Crolla nei primi scambi (poi recupera) il Dow Jones a Wall Street: - 8%. L’Europa in discesa libera. Milano – 6%. Berlusconi: “Possibile stop ai mercati Ue. Non siamo in recessione. Comprate azioni Enel e Eni”. Napolitano: “Servono regole etiche nelle banche. L’informazione non spaventi con inutili allarmismi”. Veltroni: “Non si può pensare solo alle banche”. Di Pietro: “Il Dl approvato dal governo è solo uno spot, perché non ci hanno messo nemmeno un euro”. Forse presto un nuovo taglio dei tassi delle banche centrali.
Il nostro commento
Nessun allarmismo, per carità. Ma le informazioni vanno date e devono registrare la realtà. Che è pesantissima. Andiamo a ritroso: pochi minuti fa la Borsa di San Paolo del Brasile ha dovuto chiudere per 30 minuti causa perdite oltre il 10%. Francoforte registra – 10%, Londra – 9%, Parigi – 9,78%. A Wall Street il Down Jones stava perdendo l’8%, lo S&P il 7,71% e il Nasdacq il 5,79%. Verso le 16 (ora italiana) l’indice della borsa di New York è sceso sotto gli 8 mila punti. La “quota psicologica”, il livello sotto il quale non si può andare, è fissata a 9.000 punti. Negli Stati Uniti siamo oramai al “panic selling”, panico di vendita, ovvero di smobilizzi provocati dal panico degli investitori, che non credono possibile il recupero. Ovunque i risparmiatori sono presi dal panico e ritirano i loro risparmi e vendono tutti insieme. Perché non chiudere la Borsa per tutelare emittenti e risparmiatori?
Silvio Berlusconi: “La sospensione dei mercati per poter riscrivere le regole della finanza internazionale è una ipotesi, è una proposta che qualcuno ha fatto, ma non c’è nulla”.
Pierluigi Bersani: “Il governo si muove unicamente in una unica direzione: quella di tentare di salvare le banche. Le banche vanno salvate, ma occorre occuparsi dell’economia reale. Si rischia di venire travolti dagli effetti di questa bufera”.
Ieri il piano Bush è stato clamorosamente bocciato dal Congresso. Non è passato il piano da 700 miliardi di dollari - ma secondo Mucchetti erano qualcuno in più, oltre i mille miliardi di dollari - che avrebbe dovuto tamponare la situazione, ora davvero drammatica. Ieri Wall Street è crollata: -6,98%, un modo elegante per dire che siamo nel letame fino al mento.
Il crollo ha contagiato anche le borse europee, che sono precipitate in massa, con gli indici a fare a gara a chi scendeva di più: Londra, -5,30, Milano, -4,98, Francoforte, -4,23. Vi ricordate quando dicevo che l’euforia del venerdì in cui fu presentato il piano Paulson era un pò affrettata? Lo era.
Tra i due interventi più interessanti, riguardo a quella che, secondo Paul Samuelson è la peggiore crisi dai tempi della grande depressione Usa, il primo è di Tom Wolfe. Icona radical chic, ultimo dandy, autore de Il Falò delle Vanità, che su gawker.com spiega che l’armageddon finanziario è possibile. E potrebbe essere oggi, mentre state leggendo questo post.
L’altro intervento ve lo propongo qui sopra, l’immagine è ingrandibile: a parlare è Guido Rossi, giurista e docente in Bocconi, oltre che vecchia conoscenza e altrettanto anziana volpe della finanza internazionale. Leggete cosa pensava del piano di intervento bocciato dal Congresso Usa. Una frase è stupenda: la mano invisibile di Adam Smith si è rivoltata, è diventata un pugno.

Come suggerivo ieri, era un pò presto per dire che la situazione si era normalizzata: non si era normalizzata affatto. Ieri le borse di mezzo pianeta sono scese - e Wall Street in primis - mentre il petrolio è schizzato a 130 dollari al barile. Paulson, Ministro del Tesoro Usa che aveva illuso il pianeta che una manovra di mille e rotti miliardi di dollari potesse salvare un modello economico, ha chiesto l’aiuto del G7: in sintesi, potrebbe andare a finire che i quattrini dovremo metterli anche noi nella vecchia Europa - vi ricordate di Cheney? - nonostante Almunia non sia proprio entusiasta all’idea.
Sembra come se si stia materializzando una specie di Piano Marshall al contrario, dove saremo noi a dover aiutare gli Usa a risorgere. Che dite?
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