Non ho elementi per dirvi se cartelloni come quello qui sopra siano apparsi solo nel milanese o in tutta Italia: questo me lo potrete dire solo voi. Fatto sta che l’ultima campagna pubblicitaria della Sandokan, già autrice dell’indimenticabile slogan “E.. state senza zanzare”, ha più di un titolo per comparire sulle pagine virtuali di polisblog.
Verrebbe da pensare infatti che si abbia a che fare con una metafora di quelle ardite, un paragone più o meno implicito tra insetti infestanti e immigrati sans-papier: “Insetti clandestini? Fermiamo l’invasione!”, ci suggeriscono infatti i creativi al servizio dell’eroe salgariano.
Ad avvalorare l’ipotesi di un paragone quantomeno un po’ sopra le righe e potenzialmente censurabile, un dettaglio: a guardare bene il cartellone (vedi gallery), si nota infatti che la parola “Insetti” e il punto interrogativo finale sono stati aggiunti successivamente, per sostituire, rispettivamente, un’altra parola (”basta”?) e un punto esclamativo.
Gli insetti clandestini della pubblicità della Sandokan
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Pier Gianni Prosperini, assessore a Giovani e Turismo della Regione Lombardia, ma soprattutto delegato alla sicurezza, ci riceve negli uffici della Regione con fare sornione e grande affabilità. In precedenza piccolo intoppo all’ingresso del palazzo, dove ci viene richiesta la tessera sanitaria regionale, della quale il sottoscritto comprende improvvisamente l’utilità senza poter negare di averla abbandonata in un tristo cassetto di casa propria. L’usciere, una simpatica signorina, fortunatamente mostra comprensione verso il vostro cronista, lasciandolo salire.
Di lì a poco l’incontro col vulcanico assessore, del quale ricordiamo un numero incredibile di citazioni, per le quali vi rimando al sito prosperini.tv nonché al nostro articolo sul convegno per la sicurezza alla Festa delle Libertà.
Assessore, affrontiamo subito il tema a lei più caro. Ritiene che la posizione molto decisa assunta dal governo su questi temi abbia portato a un miglioramento nella sicurezza percepita dai cittadini, o si è trattato di una semplice dichiarazione di intenti? In quest’ultimo caso, possiamo dire che almeno a Milano e in Lombardia qualcosa si è mosso, con particolare riferimento ai campi nomadi abusivi e all’immigrazione irregolare?
Secondo me il punto è dare più poteri alle regioni, perché ogni regione ha la sua sicurezza. Roma come sempre pianifica grandi progetti e partorisce indicazioni d’ordine generale, ma la sicurezza in Lombardia è diversa dalla sicurezza in Sicilia, in Calabria o in Campania. Da quelle parti il problema dell’immigrazione non esiste perché gli immigrati lì sì che sono tenuti come schiavi nel ghetto. Lì sì che le ragazze possono camminare per strada senza che nessuno gli dica niente. Qui è tutto diverso. Qui l’immigrazione criminale ha preso il posto di una criminalità che non c’è mai stata nel vero senso della parola. In altre parole qui secondo me siamo ai confini della guerra civile.
La politica non è certo priva di responsabilità per quanto sta accadendo…
La sinistra indecente e indisponente di questo paese ha favorito un’immigrazione soprattutto di marca islamica che vuole trafiggere il cuore del nostro popolo; perché, diciamolo chiaro, l’Islam fondamentalista vuole ucciderci tutti. Gli islamici non sono bravi, non sono buoni. Sono semplicemente islamici e la loro politica segue il dettato del loro Gran Muftì: “Con le vostre leggi vi conquisteremo. Con le vostre leggi vi distruggeremo.” I giornali, soprattutto quelli di sinistra, tacciono la cosa e sbagliano. Sarà guerra. Abbiamo visto padri di famiglia trasformarsi in killer, e donne anche anziane trasformarsi in belve assetate di sangue. Ma quale integrazione? Che cosa vogliamo integrare, gli zingari? Ma quando mai?
Bruciamoli tutti. Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas. Rendiamo utili gli zingari: trasformiamoli in benzina verde. Sono tre dei gruppi spontanei formatisi su Facebook che il capogruppo del Pse al Parlamento europeo, Martin Schulz ha chiesto di rimuovere dalla rete, in questo appoggiato dal capodelegazione italiano al Pse Gianni Pittella.
“Mi appello a Facebook affinché li rimuova immediatamente”, ha dichiarato il solerte socialista, noto per le sue campagne anti-italiane e per il celebre scontro con Silvio Berlusconi sfociato nella battuta di quest’ultimo “la proporrò per il ruolo di kapò”. Anche all’epoca del censimento Rom di Maroni, Schulz fece approvare una mozione contraria al provvedimento, salvo poi battere in ritirata quando l’Unione europea chiarì che le norme varate dal Ministro degli interni erano in applicazione alla direttiva continentale.
Ma diamo un’occhiata ai gruppi suddetti. Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas conta al momento 669 membri, e ha per motto Affinché i gitani abbiano un posto di lavoro. La categoria è Svago-affermazioni bizzarre, e i commenti sin qui pubblicati (19) ondeggiano tra il goliardico e la ferocia da bar (”rega, nn semo noi che semo razzisti…sò loro che sò zingari…”) ne è un perfetto esempio.

Quel diavolo del Lorenzo Dellai ha colpito ancora. Lo storico governatore trentino, che da queste parti è simpaticamente soprannominato il “Dellai Lama”, ha precorso nuovamente i tempi, stringendo quell’alleanza che la gauche del partito ha sempre aborrito, ma alla maggioranza appariva l’inevitabile alternativa alla sinistra comunista. E così martedì prossimo venturo Pierferdinando Casini ed Enrico Letta saliranno a braccetto nella provincia autonoma per la riedizione del cartello del 95, quando l’unione di cattolici e “progressisti” sbaragliò il centro-destra anticipando la formazione dell’Ulivo a livello nazionale.
Ma questa volta non sarà così facile. Il ricco Trentino di tradizione bianca, antico feudo democristiano e culla di De Gasperi e Andreatta, ha manifestato più volte la propria insofferenza nei confronti della classe dirigente premiando il Pdl e la Lega Nord, che uniti sono risultati il primo partito sia alla Camera che al Senato nella consultazione del 14 aprile. Merito soprattutto del carisma di Sergio Divina, il vulcanico candidato presidente leghista, che da anni svolge un’attività frenetica e riconosciuta sul territorio, al punto da convincere la coalizione a presentarlo come proprio candidato unico.
Ed è proprio la crescita esponenziale della Lega a preoccupare l’establishment politico trentino, da sempre abituato a un comodo e granitico consenso da parte della popolazione locale. E’ vero infatti che la Provincia di Trento ha condizioni di vita e reddito tra le più alte in Italia, grazie anche ai benefici dell’autonomia, ma negli ultimi anni l’insofferenza verso l’immobilismo di Dellai riguardo a temi chiave come integrazione e immigrazione è paurosamente cresciuta. All’amministrazione in carica si rimprovera il lassismo nei confronti del crescente problema dell’immigrazione clandestina e i suoi derivati, e non per niente questi temi sono in testa al programma elettorale di Divina.
Basta leggere le news di corriere.it: “Razzismo: scritte contro romeno morto in incendio nel milanese” o la prima pagina di Repubblica, “Cinese pestato, piangono i picchiatori” condito da sondaggio sull’Emergenza Razzismo (ovviamente il sì è all’85% su 20.000 votanti). E poi il senegalese picchiato dai due ambulanti (per questioni di lavoro, pare), i casi (molto diversi) di Parma e Castel Volturno, e Gentilini indagato per le sue dichiarazioni, come ha riportato Massimo Falcioni poco fa.
Insomma, il razzismo è la nuova emergenza nazionale secondo una legge non scritta del giornalismo, che prescrive di creare di volta in volta un “caso” mediante il tam tam e i segnali di fumo tra testate autorevoli, subito seguite a ruota da quelle meno “potenti”. Quanti casi ci ricordiamo a riguardo? Le stragi del sabato sera (non se ne parla più), gli incidenti provocati da chi ha bevuto (a un certo punto eravamo tutti ubriaconi), le rapine in villa, l’emergenza stupri, la crisi delle piccole aziende per colpa dei cinesi, le morti bianche e mille altri casi, variabili a seconda del periodo.
Il giornalismo in Italia (ma anche nel mondo, credetemi) funziona così. I giornali si devono pur vendere, e creare il caso mediatico aiuta non poco. Per carità, tutte le cose citate sopra sono reali e quasi sempre celano problemi drammatici, ma noi lettori siamo chiamati ad azionare il cervello prima di cadere nella trappola emozionale tesaci dai maestri della notizia. Amplificare un problema è un espediente non lo specchio della verità. Le grandi crisi non sono quasi mai reali, o meglio, in parte lo sono tutte, ma nè più nè meno di prima e non vanno risolte perché si è alzato il polverone ma perché sono tare endemiche del paese. Quando lo sono.
I critici del recente decreto sicurezza fanno spesso notare che i rom che si trovano nei campi sono spesso cittadini italiani. Sarebbe perciò discriminante e razzista raccoglierne le impronte, ad esempio. Ma se di cittadini si tratta, ciò significa che sono titolari, tra le altre cose, di diritto di voto. Ma qualcuno ha mai provato a chiedersi cosa votano gli zingari italiani? Ci abbiamo provato noi, con risultati sorprendenti: a quanto pare gli zingari votano Berlusconi.
La nostra fonte è un’assistente sociale che lavora per una cooperativa presso un campo autorizzato alla periferia di Milano, che ci ha pregato di garantirle il massimo anonimato, visto il clima di questi ultimi mesi. Conversando con i residenti nel campo (tutti cittadini italiani) le è capitato di scoprire che molti di loro avevano votato PDL alle ultime elezioni.
Ha quindi condotto una piccola indagine “in proprio” e ha scoperto che questo era avvenuto per la maggior parte di loro. Stando alle loro giustificazioni, non si erano accorti che era alleato con la Lega. Ora sono pentiti. Certo, è un’indagine priva di qualsiasi significato statistico, ne siamo consapevoli.
Che brutto tiro hanno giocato i burloni di An a tutte le anime belle d’Italia. Dopo ore e ore di lotte e discussioni sul decreto in materia economica, all’improvviso spunta, apparentemente dal nulla, un emendamento che prevede l’obbligo di esibire le impronte digitali su tutte le carte d’identità a partire dal 2010. L’emendamento passa a larga maggioranza, grazie anche all’appoggio del Pd e nonostante l’opposizione della sola, solita Italia dei Valori. Apriti cielo…
Ora che tutti saranno costretti a farsi prendere le impronte come si farà ad accusare di razzismo Maroni che le vuole prendere ai Rom? E i raccapriccianti manifestini col bambino che mostra il dito medio, una delle più squallide trovate propagandistiche degli ultimi anni, che fine faranno? Forse li correggeranno con lo slogan Noi sì, ma i Rom no oppure li affiggeranno al Vigorelli in occasione del Ramadan, che lì un po’ di proseliti li trovano di sicuro.
Eh certo le anime pie che campano sulle accuse di razzismo hanno perduto il loro giocattolo nuovo. E’ stato loro sottratto dalle mani dai cattivissimi Alì Bobo e i Quaranta Maroni, ed ora toccherà trovare un’altra battaglia da combattere. Di scelta ce n’è eh, dal diritto delle donne islamiche di portare il velo a quello per gli zingari di lavare i vetri ai semafori; passando per le moschee gratis e il diritto di occupare il suolo pubblico per pregare.
D’altronde si sa, è così: tutto il resto è razzismo.
Fantastico, meraviglioso! Finalmente un paese retrogrado e ultracattolico come quest’Italia clericale si dota di norme all’avanguardia aggiornandosi ai tempi. Se sei rasta puoi detenere e fumare erba perché è la tua religione che te lo prescrive, ha sentenziato la Corte di Cassazione, annullando la condanna emessa dal Tribunale di Terni nel 2002.
“Secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa”. Queste le precise motivazione della Corte che ha così mandato assolto un quarantaquattrenne di Perugia che era stato sorpreso dalle forze dell’ordine con 97,3 grammi di marijuana nella macchina.
L’uomo si era discolpato sostenendo di essere rastafariano, vale a dire seguace di Ras Tafari (che poi non è altri che Hailè Selassiè, storico sovrano etiope il cui culto fu reso celebre da Bob Marley). Giustamente siamo in un paese che fa della libertà di culto il suo fondamento, al punto da garantire il diritto agli estremisti islamici di ordire attentati nelle moschee italiane, e a zingari e rom di mandare in giro i bambini a mendicare e rubare (ok qui non c’entra la religione, ma è pur sempre una filosofia di vita che dobbiamo rispettare).
A chi intendeva riferirsi la vice-premier spagnola parlando di “violencia, racismo y xenofobia”? Alle politiche del governo italiano? Ai recenti episodi di assalti ai campi rom? Oppure – come qualcuno ha sostenuto anche su questo blog – al popolo italiano di per sé? Ci siamo proposti di verificare – dati alla mano – quest’ultima versione dell’affermazione, elaborando i risultati dell’indagine World Value Survey per l’anno 1999. Si tratta ormai di quasi 10 anni fa ma quello che si scopre – come vedremo – é ugualmente interessante.
Un metodo molto comune per misurare il razzismo è quello di chiedere agli intervistati quali categorie di persone non vorrebbero avere come vicini di casa. Nella nostra analisi abbiamo comparato Italia e Spagna su questa variabile, rispetto a tre categorie di possibili vicini: le “persone di razza diversa”, gli “immigrati / lavoratori stranieri” e – dulcis in fundo – gli zingari.
I risultati li potete vedere nella tabella riportata nella gallery. Per tutte le categorie, la percentuale di italiani che non vorrebbe vicini “diversi” è considerevolmente più alta: il 16% circa dei nostri connazionali infatti rifiuta l’ipotesi di condividere il pianerottolo con “persone di razza diversa”, contro il 10% degli spagnoli. Percentuali analoghe per quanto riguarda gli “immigrati” e i più rassicuranti, almeno a priori, “lavoratori stranieri”.

Chi è Ezio Basso? E’ un pubblico ministero piemontese, ma non di quelli che si seppelliscono nei palazzi di giustizia dandosi alla comoda routine quotidiana. No, è un tipo tosto, concreto, di quelli che conoscono la legge e cercano di applicarla veramente per il benessere della comunità, lottando contro la criminalità più percepita dalla gente, quella che ti angustia ogni giorno e contro la quale ti senti impotente.
In buona sostanza Basso è il primo coraggioso pm ad aver contestato alle organizzazioni rom il reato di associazione a delinquere ex-articolo 416 del codice penale, dopo aver attentamente studiato la struttura e il modo di agire delle bande di nomadi che infestano il nostro paese. Il risultato immediato è stato di 300 arresti e duecento condanne, ma non le consuete condanne da un giorno e via, bensì pene detentive dure, realmente dissuasive nei confronti di un sistema consolidato. La prima domanda che sorge infatti è se questo cambierà davvero qualcosa, ovvero se questo inasprimento delle pene possa indurre le bande criminali se non a smettere di delinquere perlomeno a levare le tende e farlo altrove.
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