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Il Barbarossa di Martinelli? Non lo vedono neanche i leghisti

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http://www.pressdisplay.com/pressdisplay/it/viewer.aspx SE BARBAROSSA DIVENTA L’ULTIMO AVVERSARIO DELLA CGIL La Cgil, fin dai tempi di Sergio Cofferati, e poi con Guglielmo Epifani, aveva fatto bene a denunciare la scomparsa del tema del lavoro dal nostro cinema. Forse è anche per questo che poi sono stati prodotti film, da «Mobbing» di Francesca Comencini a «Tutta la vita davanti» di Paolo Virzì, che hanno avuto un buon seguito, per non parlare del successo riscosso in tv dalla fiction su Giuseppe Di Vittorio. La stessa Cgil che si è battuta per questi risultati avrebbe invece fatto meglio a pensarci due volte prima di dare il suo sostegno a una manifestazione dove le ragioni politiche rischiano di far ombra ai problemi dei lavoratori del cinema, che pure ci sono. È successo che l’altro ieri, davanti alla sala Adriano di Roma, dove è in programmazione il film «Barbarossa», un presidio di manifestanti all’ingresso ha protestato contro questa pellicola notoriamente voluta dalla Lega Nord. L’iniziativa è stata organizzata dall’Agi, l'associazione attori generici dello spettacolo, e appoggiata dallo Slc-Cgil che vi ha partecipato con aderenti, bandiere e slogan. Agi e Cgil sostengono che in un momento di grave crisi del cinema italiano, non si dovrebbe agevolare con contributi pubblici (30 milioni dicono loro, 1,6 milioni il regista Renzo Martinelli) un film come questo, girato interamente in Romania, che quindi «porta il lavoro fuori». Ma nella manifestazione si sono ascoltati anche altri argomenti che invece prendono di mira l’oggetto stesso del film e il segretario del Carroccio, Umberto Bossi, che simbolicamente vi compare. È evidente che se si protesta per la delocalizzazione delle produzioni solo quando ci sono film che non piacciono, la protesta diventa meno credibile (detto per inciso anche «Baarìa» di Giuseppe Tornatore, girato in Tunisia, ha ricevuto 4 milioni dalla Regione Siciliaana). E non ci si può lamentare se poi la Lega, ma non solo, domanda: dove era la Cgil quando centinaia di milioni di euro di contributi pubblici sono andati negli ultimi anni a film che per la maggior parte non sono neppure arrivati in sala (ben 49 su 59 finanziati nel 2008)? La crisi del cinema viene da lontano, non è arrivata al galoppo col Barbarossa.

2 anni e 7 mesi fa
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Il Barbarossa di Martinelli? Non lo vedono neanche i leghisti

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Il film è ben realizzato con alcune scene da antologia: le riprese aeree tra le nubi quasi fosse un ricordo visto dal cielo; lo sposalizio secondo i costumi tradizionali milanesi, simili a quelli d'oltralpe; l'assedio notturno con le micidiali potenti catapulte; la forza della disperazione di pochi idealisti nel coalizzare un gruppo eterogeneo per estrazione e provenienza; il corpo a corpo finale… Potente soprattutto la figura del protagonista: Barbarossa (grande istrione Rutger Hauer) e il suo sogno di riedificare l'impero di Carlo Magno in un'epoca sbagliata, dipinto nella sua grandezza, spesso anche anche nella sua ferocia pur nella fragilità di uomo talvolta assoggettato alle volontà della regina. Il kolossal di Renzo Martinelli girato con sofisticatezza tecnologica e ritmo incalzante, merita senz'altro di essere visto. Supera sicuramente altri film osannati, spesso senza basi storiche, quali "Le Crociate", un tonfo di Ridley Scott supportato da una critica compiacente e di maniera. Talvolta la critica assume le sembianze del Pifferaio di Hamelin: un sistema di controllo sociale e politico per condizionare il pensiero comune. A me piace valutare con animo sgombro e quindi sono riconoscente al regista per un'opera che, in un'epoca di sbandamento collettivo, comunica ideali positivi e alla radice di quel che noi siamo. Massimo de Rigo

2 anni e 7 mesi fa

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