Lodo Mondadori, Berlusconi "corresponsabile", le motivazioni della sentenza
(0 punti) (0 commenti)Chiesto di più che per l’oro degli ebrei di Nicola Porro Berlusconi e la Fininvest sono peggio dei nazisti. Il risarcimento che devono a De Benedetti è superiore a quello che le Banche svizzere colluse con Hitler e i suoi gerarchi hanno riconosciuto a 31mila vittime dei lager. Un botto che ha fatto tremare le casseforti di Ubs e Credit Suisse, rischia di replicarsi in casa Fininvest. Ma chi legge, a questo punto, deve avere un po’ di pazienza e seguire il filo di un ragionamento giudiziario. Fatto semplificando le vicende, ma rendendo il senso di ciò che è avvenuto. Tutto nasce da una sentenza della sezione penale della Cassazione che ha condannato Previti e il giudice Metta per il cosiddetto lodo Mondadori, con cui Berlusconi e alleati conquistarono Segrate. Quella sentenza fa stato, come si dice. È diventata legge. Poco importa come ci si arrivò. E nulla interessa che Berlusconi e Fininvest (che per la verità non fu mai davvero coinvolta) ne uscirono senza alcuna condanna: prima il presidente del Consiglio fu assolto dal gup e poi prescritto. Giova ricordare che il gup proprio agli esordi di quel processo assolse nel merito Berlusconi liquidando le accuse della Boccassini come «semplici sospetti». Il punto è che nel processo decisivo davanti alla Cassazione i due condannati di oggi - Fininvest e indirettamente Berlusconi - non si sono potuti difendere, non hanno mai toccato palla, per il semplice motivo che sono stati ritenuti, per un motivo o per l’altro, non coinvolgibili nella vicenda. Ma andiamo avanti: la Cassazione ritiene che sia stata comprata la sentenza da parte di Previti con la complicità di Metta (e non degli altri due giudici che componevano il collegio, ma questo poco rileva evidentemente). Forti di questa sentenza, gli uomini di De Benedetti cosa pensano? Chiediamo un conseguente risarcimento danni a chi è stato condannato. Eh sì, ma Fininvest e Berlusconi sono tecnicamente fuori dal discorso. Semmai il risarcimento potevano chiederlo ai (ci rendiamo conto) meno danarosi Previti e Metta. E in via subordinata allo Stato, che avrebbe dovuto rappresentare il giudice Metta. Niente di tutto questo avviene. De Benedetti, l’ingegnere senza macchia, del crac Ambrosiano e delle stampanti postali, ha bene in mente il suo obiettivo: Silvio Berlusconi e la sua Fininvest. È a loro che chiede il risarcimento derivante da una sentenza che non riguarda loro. Vi sembrerà strano, ma è così. Anzi mettiamola giù più semplice. Il giudice penale condanna per un reato due imputati. E il giudice civile condanna al risarcimento un terzo, che dal reato iniziale è tenuto fuori. C’è una contraddizione logica. E soprattutto politica. Il magistrato civile si arroga il diritto a condannare colui che il magistrato penale non era riuscito a incastrare. Ma non basta. Entriamo, per quanto si possa, nel merito. Il giudice civile è ben sicuro del fatto suo. Ritiene congrua la cifra di 750 milioni a cui aggiungere i danni morali, in virtù di una sua valutazione tanto personale che non richiede neanche uno straccio di perizia. In Italia anche se ti fanno un’esecuzione su un fondo, nominano un tecnico. Qui ballano 1500 miliardi delle vecchie lire e il giudice fa tutto da sé. Sia chiaro non aveva alcun obbligo, ma forse una prudenza di controllo successivo, quando si rischia di cestinare un gruppo editoriale. Inoltre non è irrilevante che il risarcimento non è dovuto al fatto che Berlusconi si sarebbe appropriato di Mondadori grazie alla corruzione di un giudice, come si dice in giro. E no. Il risarcimento è giustificato da un principio molto più sottile. A De Benedetti è stata negata la chance di conquistare Mondadori. E cioè non è detto che ci sarebbe riuscito, non è detto che la sentenza cosiddetta corrotta sia necessariamente sbagliata. Vi è bensì un’alea, una possibilità, una chance appunto. Che vale 750 milioni di euro. Se domani vi dovessero rubare un biglietto della lotteria, fate causa civile al ladro. Se trovate un giudice a Milano, lo condanneranno a pagarvi un risarcimento pari all’intero ammontare del primo premio. Anche se il vostro biglietto era perdente.
2 anni e 7 mesi faLodo Mondadori, Berlusconi "corresponsabile", le motivazioni della sentenza
(0 punti) (0 commenti)Mesiano, il giudice che già trasferito si è tenuto la causa Milano «Mi dispiace ma non parlo. Tutto quello che avevo da dire l’ho scritto nella sentenza». Alle cinque di ieri pomeriggio, il giudice del caso Mondadori risponde così - cortese ma fermo - alle telefonate dei cronisti. Trovarlo, anche di domenica pomeriggio, non è difficile perché ha il nome e l’indirizzo di casa sull’elenco del telefono: e già questo la dice lunga sul fatto che non siamo davanti a un vip della giustizia, ad un magistrato abituato - per capacità, ambizione, o carattere - alla ribalta professionale o mediatica. Raimondo Mesiano era davanti alla prima causa importante della sua vita. E non si è tirato indietro: anzi, ha voluto restare titolare del fascicolo anche se era già stato trasferito alla Corte d’appello, e avrebbe potuto passare la patata bollente ad un altro giudice. Aveva già lasciato la sua stanza al sesto piano, aveva già mollato gli altri fascicoli ad un collega. Ma la causa Mondadori se l’era portata dietro. I cronisti lo cercavano da settimane nei meandri del palazzo, lui non rispondeva al telefono. Spiazzando tutti, ha depositato la decisione alle dieci di un sabato mattina, convincendo chissà come un cancelliere a farsi trovare in ufficio. Qualcuno - il giudice o un cancelliere - con grafia lievemente aggressiva ha scritto sull’originale: «depositata e resa pubblica». Una postilla inconsueta, come a rivendicare il diritto della sentenza a diventare piombo per i giornali. Inconsueto, d’altronde, il giudice Mesiano lo è anche per altri aspetti. Cinquantasette anni, nato a Reggio Calabria, in magistratura dal 1980, tra gli avvocati civilisti di Milano è noto per la sua statura fuori dal comune, per i suoi maglioni non sempre impeccabili, per la sua abitudine di fumare disinvoltamente durante le udienze e per la sua capacità di trangugiare - sempre durante le udienze - quantità straordinarie di acqua minerale frizzante. Niente di grave, come si vede, piccoli tratti distintivi che ne hanno fatto un personaggio che non passa inosservato. A Milano, Mesiano si è sempre occupato solo e soltanto di giustizia civile, cambiando spesso sezione ed approdando infine alla decima sezione, quella che si occupa di risarcimenti danni. È in questa veste che la lotteria assolutamente casuale che regola le assegnazioni dei fascicoli ha fatto approdare sul suo tavolo la causa intentata dalla Cir di De Benedetti contro la Fininvest. Il meccanismo automatico non prevede eccezioni: per la legge le richieste di danni sono tutte uguali, chi litiga con l’inquilino di sopra e chi chiede un miliardo di risarcimento. E vengono decise tutte da un solo giudice, qualunque sia l’importo. Prima del caso Mondadori, Mesiano era finito sui giornali per cause più modeste: quando ordinò di anticipare di due ore la chiusura di un bar che faceva chiasso, o quando condannò il Comune per non avere curato la manutenzione del pavè stradale su cui era scivolato un pedone. Ieri, quando a Milano si è sparsa la notizia della sentenza a carico della Fininvest, e si è scoperto che a firmarla era stato Mesiano, molti avvocati sono rimasti stupiti. Anche perché finora il giudice non era mai stato considerato un giudice di manica larga nei confronti delle vittime: «Mi ricordo ancora - racconta un avvocato - di un vecchietto che era stato investito sulle strisce pedonali e praticamente ammazzato, lo avevano ridotto con una invalidità del cento per cento. Perché Mesiano gli accordasse un risarcimento ci volle del bello e del buono».
2 anni e 7 mesi faAugusto Minzolini: la disinformazione di Stato al potere
(-5 punti) (0 commenti)Albert, ma che ci fai ancora qui? dài, non perder tempo.
2 anni e 7 mesi faAugusto Minzolini: la disinformazione di Stato al potere
(-6 punti) (0 commenti)mi fate ridere per la disinformazione che si evince dai vs commenti. vi faccio presente che il direttore del TG1 è un uomo solo contro il comitato di redazione. e la stessa cosa succede in tutti gli altri tg. voi che volete tanto la libertà di stampa allora dovreste essere dalla parte di quei direttori che non si piegano ai diktat dei CdR (=sindacati, che sono coloro che decidono realmente).
2 anni e 7 mesi faAugusto Minzolini: la disinformazione di Stato al potere
(-8 punti) (0 commenti)i parac.uli fanno comodo a molti. né Silvio né Minzolini sono para.culi. per questo non piacciono.
2 anni e 7 mesi faRassegna stampa estera: lo scudo fiscale
(-5 punti) (0 commenti)mi pento di aver commentato.
2 anni e 7 mesi faRassegna stampa estera: lo scudo fiscale
(-5 punti) (0 commenti)E perché non si riportano articoli della stampa tedesca? in Germania il governo è stato molto più blando che non in Italia. che ridere questi stranieri: copia/traduci/incolla dalla stampa schierata nostrana. e che pena vedere che c'è gente che prende seriamente in considerazione simile pattumiera. complimenti.
2 anni e 7 mesi faRassegna stampa estera: Berlusconi e la manifestazione per la libertà di stampa
(0 punti) (0 commenti)Ma avete tutti studiato nella scuola pubblica? con i miei soldi?
2 anni e 7 mesi faLodo Mondadori: per Marina Berlusconi la sentenza è politica
(-4 punti) (0 commenti)ma tutti quelli con i paraocchi sono su Polis?
2 anni e 7 mesi faRassegna stampa estera: Berlusconi e la manifestazione per la libertà di stampa
(-10 punti) (0 commenti)Ci vuole la guerra e la dittatura reale affinché questa feccia della società italiana la pianti di gettare la sua m€rda sul Paese? Questa gentaglia e tutti gli intellettualoidi disonesti che oggi manifestano e piangono anche all'estero, stanno insultando chi davvero ha lottato anche con la vita per la libertà di stampa. Farabutti.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(0 punti) (0 commenti)#67 alla stampa estera interessa davero il gossip contro un Paese concorrente. niente di più. lo fanno anche i ns giornalisti non appena c'è la possibilità di gossippare qualche leader straniero. il problama è la credibilità della sig.ra D'Addario. con tutte le conseguenze che se hai seguito attentamente Annozero, sono state messe in evidenza da Belpietro e Porro. E poi benissimo anche a Porta a Porta.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-1 punto) (0 commenti)#73 ti sei comportato da prevenuto. guardando la puntata di Vespa, ho avuto la certezza che in Italia è pieno di buffoni urlatori piagnoni. e di tanti idioti ignoranti che abboccano. Il problema è che non vedo nell'opposizione alcun spiraglio di luce.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-1 punto) (0 commenti)L'opposizione va a put.tane. Requiem.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-1 punto) (0 commenti)Oddio, adesso tirano in ballo il femminismo. ma piantatela di rendervi ridicoli..!
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-3 punti) (0 commenti)A chi mi ha dato dei meno: le corna, pesano?
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-7 punti) (0 commenti)Il fatto poi che Santoro si affidi a giornalisti stranieri che non conoscono una mazza dell'italia, la dice lunga sulla credibilità del personaggio. Santoro, vai all'estero va… vediamo se qualcuno ti prende.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-8 punti) (0 commenti)Il presidente Silvio Berlusconi è di fatto separato da anni. Sua moglie (ex "velina"), non lo ha seguito a palazzo Grazioli, preferendo la villa a Macherio corredata dalle coccole del suo bodyguard. Il premier, anziché avere storie con donne sposate o impegnate (sicuramente le occasioni non gli mancano), organizza feste a casa sua: musica, balli, cene, ragazze immagine (per avere compagnia), e una escort che chissà come mai è arrivata con registratore. Escort che definisce il premier come persona "tenera". Ora io dico, che male c'è in tutto ciò? Ora "i vergini" si scandalizzano x le ragazze immagini? dov'erano 20 anni fa o 30 anni fa? solo ora si svegliano? e gli uomini non sono colpevoli? Lo scandalo è che si specula sulla salute di migliaia di anziani. Questo è grave. Tutto il resto è solo la dimostrazione che il premier è un uomo solo. Grazie Santoro. Ora so cosa è successo davvero.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(-7 punti) (0 commenti)31 candidata in una lista civica (non del partito), dove le preferenze determinano chi viene eletto. ti ricordo che a livello locale è anche difficile trovare dei candidati, fidati.
2 anni e 7 mesi faAnnozero: Santoro sfida la tempesta e invita la D'Addario
(0 punti) (0 commenti)Io abolirei l'albo dei giornalisti…
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Lodo Mondadori, Berlusconi "corresponsabile", le motivazioni della sentenza
(0 punti) (0 commenti)Mondadori, le motivazioni del giudice: "Berlusconi non poteva non sapere" di Luca Fazzo Silvio Berlusconi non poteva non sapere della corruzione del giudice Metta, chiamato nel 1991 a decidere chi dovesse controllare la casa editrice Mondadori. Perchè i soldi finiti al giudice venivano da un conto estero della Fininvest, e Berlusconi era all'epoca il numero uno del Biscione: «Sarebbe assolutamente fuori dall'ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito per finalità corruttive senza che il dominus della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest». É questo il passaggio centrale delle motivazioni della sentenza con cui il giudice milanese Raimondo Mesiano ha condannato il gruppo Fininvest a versare alla Cir di Carlo De Benedetti il gigantesco risarcimento di 750 milioni di euro. Tutto nasce, come è noto, dalla condanna per corruzione del giudice Vittorio Metta, componente della Corte d'appello di Roma che nel 1991, annullando il «cosiddetto «lodo Mondadori», risolse a favore del Cavaliere lo scontro con De Benedetti per il controllo della casa editrice. Insieme a Metta è stato condannato per corruzione Cesare Previti, all'epoca avvocato di Fininvest. Ma, a sorpresa, ora il giudice Mesiano non si limita a prendere per buona la condanna penale di Previ e Metta e a tradurla in un giudizio civile. Mesiano invece ripercorre, interpreta e giudica l'intera vicenda. Analizza la decisione della Corte d'appello di Roma, e stabilisce che - anche a prescindere dalla corruzione di Metta - fu una decisione sbagliata. E soprattutto mette sul banco degli imputati Silvio Berlusconi, che dal processo penale uscì prima per assoluzione e poi per prescrizione. Berlusconi è colpevole, scrive invece Mesiano. Anche se ricorda che davanti alla giustizia civile servono prove più vaghe di quelle necessarie in sede penale: tanto che, afferma, si può arrivare alla certezza anche attraverso un semplice ragionamento: «Il tribunale ritiene qui di poter fare pienamente uso della prova per presunzioni, che nel giudizio civile ha la stessa dignità della prova diretta». LA SENTENZA DI ROMA Il giudice Mesiano analizza le presunte «anomalie» della sentenza che diede ragione alla Fininvest, a partire dalla sua assegnazione al giudice Metta: «A parere di questo tribunale un primo elemento indiziario che denota l'anomalia del procedimento civile presso la Corte d'appello di Roma è rappresentato dalla assegnazione della causa al giudice Metta». «Si ricava il convincimento di una fortissima concentrazione di cause e di potere nella persona del consigliere Metta, ciò che destò le critiche all'epoca anche della sezione romana di Magistratura Democratica». Tra le altre anomalie, la rapidità con cui venne depositata e battuta a macchina la sentenza, e le indiscrezioni che circolarono sull'esito prima che venisse ufficialmente annunciato. Ma Mesiano affronta anche il contenuto della sentenza, anche dando atto che affrontava un tema assai complicato come la validità dei patti di sindacato: «Ritiene il tribunale che la questione della validità dei patti di sindacati azionari era nei primi anni '90 ancora molto dibattuta nella dottrina e nella giurisprudenza italiana. Certamente gli argomenti della sentenza Metta hanno un loro valore, ma lo stesso deve dirsi degli argomenti di Cir. Si trattava, in sostanza, di questioni opinabili e certamente non è su questa parte della motivazione che il tribunale fonda il proprio convincimento sulla ingiustizia della sentenza Metta». Eppure la conclusione è che il «lodo» non poteva essere annullato perché la Corte d'appello non poteva entrare nel merito della decisione: «In ciò, come già ritenuto dal Tribunale, sta la grave forzatura e la grave ingiustizia della sentenza della Corte d'appello di Roma».
2 anni e 7 mesi fa