Brunetta, le "élite di merda" e il populismo: un'analisi critica
(0 punti) (0 commenti)#12 too out of date, mio caro!
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)sono le 11. devo andare. ciao.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)#26 Daniela Santanché non ha mai smesso di parlare di queste cose. E' che i media l'hanno sempre snobbata.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)Ciao Presty! #24 "Gallup conducted tens of thousands of interviews with residents of more than 35 nations that are predominantly Muslim or have significant Muslim populations." lar icerca è stata condotta in più di 35 nazioni a predominanza musulmana o con una popolazione musulmana importante. cioè?? 1)voglio vedere i risultati di Paesi non occidentali confrontati con quelli di Paesi occidentali; gli immigrati di solito hanno un "livello culturale" inferiore (alfabetizzazione, ghettizzazione…). 2)sul campione di intervistati in Paesi occidentali vorrei capire quanti sono di 1a, di 2a e di terza generazione. 3)voglio capire come e quante donne sono state intervistate sul campione. secondo te, quelle donne erano libere di rispondere alle domande? t l'ahi letto il libro? le conclusioni mi sembrano troppo semplicistiche ed ingenue. ci sono tantissimi libri sulla questione delle donne e del Corano e sull'interpretazione del Corano. il dibattito è aperto anche tra paesi a prevalenza musulmana.
2 anni e 8 mesi faRoberto Formigoni: “Sono io il prossimo Silvio Berlusconi”
(0 punti) (0 commenti)Il titolo del post è quanto di più falso possa esistere. 1) dire che il leader debba essere eletto (primarie), non significa dire di essere IL prossimo leader 2) Formigoni non ha alcun conto in sospeso: alle scorse regionali era l'UNICO candidato in grado di vincere le elezioni anche grazie al consenso della Lega. è che ormai non sapete più a cosa appellarvi x cercare di diffondere "instabilità" nel Pdl.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)#17 ti segnalo che a Milano è di attualità il problema delle moschee. quindi l'intervento di Daniela in quella occasione era più che appropriato. vogliono le moschee? che si adeguino alle ns leggi.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(1 punto) (0 commenti)#17 ha ragione il poliziotto che l'ha soccorso. Buffonata? bene: continate con questo comportamento irresponsabile. in questo modo in UK hanno DUE STATI DI DIRITTO e British Natives kamikaze.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)E a questa gente bisogna dare le moschee? per cosa? per incentivarli a continuare così?. Davvero, è ora di agire. buona giornata ragazzi. alla prox.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)Vittimismo della Santanchéi? bene continuate a chiudere gli occhi, finché non sarà troppo tardi. "È alle 9 che la situazione è degenerata. Arriva un’auto, scende un’altra donna integralmente velata. I militanti del Movimento sono fermi dall’altro lato della strada, dietro uno striscione dedicato alle due ragazze uccise dai padri perché «colpevoli» di voler vivere «all’occidentale» («Prima Hina, adesso Sanaa, chi sarà la prossima se non facciamo rispettare la legge?»). La Santanchè si avvicina. Una decina di musulmani reagisce. Qualcuno fa parte del «servizio d’ordine» improvvisato dal centro, altri accorrono dal cortile. Altri ancora inveiscono dalla cancellata. Un attivista islamico afferra un cartello stradale e lo agita a mo’ di clava, prima che glielo strappino di mano. Partono spintoni, insulti e minacce: «Domani muori». Un colpo va a segno, lo conferma un ispettore-capo della polizia. Un agente esperto: «Se non ci fossi stato io a proteggerla sarebbero stati di più - ammette -. Farò rapporto, è doppiamente giustificato. Qui è stato commesso un reato». Il Pronto soccorso del Fatebenefratelli riscontrerà alla Santanchè una contusione all’emitorace sinistro e una contrattura con prognosi di 20 giorni. Prima di andare all’ospedale lei incontra un gruppetto di donne velate: «Sono succubi dei clan - il suo appello -, dobbiamo liberarle, non possono neanche piangere le figlie», dice riferendosi al caso della ragazza marocchina uccisa dal padre."
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(-1 punto) (0 commenti)naruito, la Santanché non è mai stata contro gli omosessuali.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(1 punto) (0 commenti)#9 forse non ti è chiara la violenza alla quale le donne sono sottoposte. volenza e sopprusi che derivano da una certa interpretazione del Corano (sono "delicata" usando il termine interpretazione).
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(-1 punto) (0 commenti)Siamo in un blog di politica, non dimentichiamolo. Su questi fatti, serve che sia il Parlamento ad esprimersi; serve una voce unica, forte. Mi sa invece che la sx vuole coltivarsi le comunità islamiche a meri fini di consenso elettorale. Poi non mi pare sia arrivata la solidarietà di alcun parlamentare di sx (tantomeno donne). Almeno fino ad ora non mi risulta. Leggete con chi abbiamo a che fare. (da Il Giornale): "Intanto al Ciak l’imam di viale Jenner mette in moto la sua station wagon. È Abu Imad, condannato in appello per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Accanto ha una donna col burqa nero. Non si vedono neanche le fessure per gli occhi. Sui sedili posteriori una ragazza col niqab e due col velo. A pochi passi due coetanee di 15 e 16 anni ammettono che «sì, è stata Sanaa a sbagliare, e un po’ anche il padre. Noi non possiamo amare un cristiano, noi non li guardiamo neanche». "
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(0 punti) (0 commenti)Più che razzismo, intolleranza. Se non si agisce e si fa applicare la legge, si diffonderà intolleranza non soltanto verso quei musulmani con atteggiamenti violenti ed estremisti, ma verso tutti i musulmani.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(-2 punti) (0 commenti)naruto, su queste questioni deve essere il Parlamento intero! c'è una legge e va applicata. che fanno le autorità preposte? perché a sx, Idv inclusa, non si esprimono? perché sul sito di Repubblica non viene nenache riportata la notizia? ti ricordo che la sx è quella che parla di razzismo in Italia (anche sulle ronde); sarebbe ora che si comportasse seriamente onde evitare che davvero si arrivi a manifestazioni violente che potrebbero sfociare nel razzismo.
2 anni e 8 mesi faDaniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(-1 punto) (0 commenti)Oriana Fallaci aveva previsto tutto. Arriveremo ad avere due Stati. Se non si agisce subito. E la sx tace.
2 anni e 8 mesi faSanaa: la Lega Nord chiede alla famiglia di ritornare in Marocco
(-1 punto) (0 commenti)naruto, che mi dici della tua Repubblica che tace sui fatti di ieri a Milano che hanno coinvolto la Santanché? Repubblica & seguaci = complici di quei musulmani violenti e bugiardi che l'hanno aggredita a che non hanno alcuna intenzione di integrarsi.
2 anni e 8 mesi faBrunetta, le "élite di merda" e il populismo: un'analisi critica
(-2 punti) (0 commenti)#8 è per questo che avete perso le elezioni. voi addirittura avevate per missione "la felicità degli italiani".
2 anni e 8 mesi faBrunetta, le "élite di merda" e il populismo: un'analisi critica
(-1 punto) (0 commenti)Chiedo scusa per il copia/incolla, ma ritenevo il pezzo degno di nota.
2 anni e 8 mesi faBrunetta, le "élite di merda" e il populismo: un'analisi critica
(-1 punto) (0 commenti)LE OLIGARCHIE CHE HANNO POTERE MA NON CONSENSO di Marcello Veneziani (il Giornale, 21/9/09) È vero, la lotta politica in Italia non è tra governo e opposizione, o addirittura tra destra e sinistra: ma è tra oligarchie e consenso popolare. Non chiamatele élite, per favore, e nemmeno poteri forti. I poteri impotenti, i poteri deboli non sono poteri, e le élite sono il fior fiore di un Paese, sono la classe dirigente, non la classe dominante. Perché quando parlate del ceto politico usate l’espressione negativa di Casta, non senza ragione, per alludere ai suoi privilegi e ai suoi favori, e quando parlate di un’altra oligarchia, quella degli affari più contorno di stampa e propaganda, la definite addirittura aristocrazia? È un’altra casta, con i suoi privilegi, i suoi interessi che divergono da quelli del Paese, i suoi valori che sono dissonanti dal sentire comune, le sue pretese di egemonia che non passano dal vaglio del popolo sovrano. Capisco l’irritazione dei grandi giornali, altoparlanti della casta suddetta, per le parole dure di Brunetta. Capisco pure l’accusa di demagogia e di populismo. Non sbagliano del tutto, mi rendo conto. Ma ci sono due tipi di populismi: uno vuole fuoruscire dalla democrazia, dal voto e dalla libertà, sognando scorciatoie autoritarie e un altro, al contrario, si attacca al voto popolare, alla democrazia e alla libertà per reagire al potere delle oligarchie. In Italia il populismo è nato in reazione all’alleanza tra le caste: quella derivata dal comunismo e dalla sinistra radical, quella imperante nel potere editoriale, culturale e multimediale, e quella di un capitalismo assistito e furbo che da sempre privatizza i profitti e socializza le perdite, evade e taglieggia lo Stato, rileva, magari a prezzi stracciati, imprese e gruppi editoriali, e disegna l’Italia a immagine e somiglianza dei propri interessi. Per dirla col linguaggio del secolo scorso, l’oligarchia che oggi attacca il governo Berlusconi nasce dall’intreccio tra destra economica e sinistra ideologica, di cui molti grandi giornali sono garanti e punti di incontro: perché in quei giornali, ad una proprietà che risponde a quegli assetti di potere corrisponde la guida del giornale nelle mani di un ceto professionale venuto in gran parte da sinistra, dal Sessantotto e dal radicalismo. Quella triplice alleanza, oligarchie economico-finanziarie, intellettuali-mediatiche, politico-manovali, più appendici sindacali e avanguardie giudiziarie, fu a un passo dal conquistare il potere con il crollo di Craxi, della Dc e della Prima Repubblica: poi arrivò un certo Berlusconi e il ’94 sfumò la presa del potere politico ma rimase quella del potere diffuso. Al punto che Berlusconi andò al governo, mandato dal popolo, ma non andò al potere. Che pochi mesi dopo, grazie anche ad alcuni errori del centrodestra, lo sfrattò da Palazzo Chigi con tanto di avviso giudiziario. Quella guerra è proseguita sottotraccia lungo tutto questo tempo, con periodiche emersioni allo scoperto di questa ostilità. Che in tempi di bonaccia sono a livello culturale o civile, e non mancano ambasciatori di frontiera che tentano di stabilire concordati; in tempi di bufera si palesano a livello politico e persino elettorale, con plateali pronunciamenti, come quello celebre di Mieli sul Corriere della sera. A volte trovano autorevoli complicità nei vertici della Confindustria, della Banca d’Italia e di molte banche ora irritate dalle posizioni di Tremonti dalla parte degli italiani contro le speculazioni dei medesimi istituti. Certo, non è una storia solo italiana se già un sociologo americano venuto da sinistra e poi approdato a posizioni populiste, Cristopher Lasch, scrisse nei primi anni Novanta La ribellione delle élite. Ma da noi la guerra c’è, si combatte ogni giorno, il terreno più vistoso è la stampa e, in generale, la cultura del Paese. Si è acutizzata quest’estate, e non a caso parlammo proprio sul Giornale della caduta degli dei, riferendoci alle suddette oligarchie. A voler individuare il blocco sociale di riferimento delle oligarchie dovremmo dire che non sono più i mitici proletari e gli operai, ma, per esempio, gli insegnanti, più sparsi borghesi, residui sindacali e superstiti dinosauri militanti. Unico intoppo, quella che Flaiano chiamava la trascurabile maggioranza degli italiani, il consenso popolare a questo governo. Il fine è trasparente: modificare, correggere, fino a sovvertire, l’esito di libere elezioni e del consenso popolare. Si lanciano campagne mediatiche con studiata puntualità e, nei momenti di vuoto, si recitano dei mantra: l’ultimo è Il Declino, un rosario che oligarchie, politici di sinistra e stampa recitano ogni giorno fino a farlo diventare luogo comune, convinzione diffusa. È cominciato il declino di Berlusconi e della sua band, ripetono tutti con tono oracolare. Ci sono segni elettorali, popolari, parlamentari, governativi di questo declino? No, vaghi segni climatici, presagi e maledizioni, passaparola e riti parapsicologici, un po’ come facevano gli aruspici nell’antica Roma e gli jettatori nella vecchia Napoli. Al governo in carica, tuttavia, non tocca solo denunciare la manovra e non è il caso di abbassare il tono della denuncia in modo greve. Bisogna porsi il problema in chiave politica e culturale. Traduco: bisogna rendere trasparente il conflitto, visibile a occhio nudo e circoscritto ad una sfera politica; non escludendo, laddove è possibile, raggiungere tregue e punti di intesa nell’interesse reciproco e generale. Il problema culturale è invece: si può governare un Paese contro le oligarchie dominanti, o piuttosto non è necessario tentare una strategia di conquista civile e culturale delle posizioni chiave, o quantomeno una presenza bilanciata, che apra alle plurali culture del Paese? Un leader e un popolo non bastano, ci vuole anche una classe dirigente adeguata, ci vogliono élite. Cosa distingue un’élite da un’oligarchia, ovvero una classe dirigente da una classe dominante, come diceva Gramsci? Le classi dirigenti e le élite sono il potere di pochi nell’interesse di molti, le classi dominanti e le oligarchie sono il potere di pochi nell’interesse di pochi. In termini culturali si tratta di compiere il salto di qualità dal populismo al comunitarismo, ovvero da una politica istintiva ed emozionale ad una sensibilità consapevole e una cultura del legame sociale e popolare. Ma torniamo alla realtà fresca di giornata: nel presente si tratta di scegliere tra un leader arcitaliano nei vizi e nelle virtù, che rappresenta il popolo, e le oligarchie, che rappresentano se stesse. Liberamente e criticamente preferiamo la prima soluzione.
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Daniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
(1 punto) (0 commenti)Milano, Standa di via Torino, Agosto 2009: ho visto una donna con burqa (2 fessurini x gli occhi) e tutta di nero: mi ha fatto impressione. Daniela Santanché propone un'azione a livello EU: la carta dei diritti delle donne musulmane. Per chi non pensa sia una questione religiosa(=culturale): L’integrazione è un miraggio. È scritto nel Corano di Ida Magli (Il Giornale 21/9) Siamo tutti addolorati per quanto è successo a Daniela Santanchè e, prima di commentare con una riflessione, di carattere culturale più che politico, il problema posto dall'abbigliamento delle donne musulmane in Italia, vorrei mettere l'accento su un dato di fatto, l'unico davvero grave: non passa giorno in cui non siamo costretti, per un episodio o per l'altro, ad occuparci della difficilissima convivenza con il mondo islamico. Questo significa che non si tratta di episodi singoli o eccezionali, ma di una realtà patologica radicata nel tessuto della nostra vita quotidiana. Sono ormai molti anni che tentiamo di mettere in guardia i politici sul fatto che il mondo islamico è incompatibile con il mondo occidentale e che alla fine lo scontro sarà inevitabile. Scontro sicuramente doloroso e ingiusto per ambedue le parti dato che si tratta di difendere ciò in cui si crede, ciò cui si dà il massimo valore: la propria religione, sia che si tratti del Corano, sia che si tratti dell'Uguaglianza o della Libertà. Ma i politici non ascoltano. Questo è il loro maggiore difetto. Naturalmente sono in buona fede. Quando, per esempio, Gianfranco Fini insiste nel proporre la concessione della cittadinanza e del voto agli immigrati, appoggia questa proposta nella convinzione che, messi alla pari con gli italiani al massimo limite possibile, non avranno più motivo di sentirsi stranieri e si integreranno perciò con facilità. Purtroppo però questa convinzione discende da una totale ignoranza di che cosa sia una cultura come quella musulmana, fondata e plasmata da un Libro Sacro che risale a molti secoli prima di Cristo in quanto Maometto ha fondato il Corano sul ripristino dell'osservanza dei primi cinque libri dell'Antico Testamento. L'uccisione della donna infedele, per esempio, anche da parte del padre oltre che del marito, tanto per riferirci ad un episodio che ci ha sconvolto soltanto pochi giorni fa, è prescritta dal Deuteronomio, ossia da uno dei libri più antichi della Bibbia convalidati da Maometto. Sarebbe necessario che la Chiesa proponesse essa stessa una revisione dell' Antico Testamento, spingendo così anche gli studiosi del Corano a prendere in considerazione questa possibilità, soprattutto per quanto riguarda la legislazione incompatibile con il mondo moderno. Sia ben chiaro però che questo è soltanto un auspicio, mentre qui abbiamo da risolvere i problemi dell'oggi. L'abbigliamento femminile è un punctum dolens di tutte le società, anche quando non è prescritto da un libro sacro ( non sono passati, poi, troppi anni, da quando le donne italiane non potevano entrare nel palazzo del Parlamento indossando i pantaloni). Il motivo di questa ipersensibilità è facilmente spiegabile: con il loro abiti le donne non soltanto «segnalano» la propria maggiore o minore disponibilità sessuale, ma anche la loro maggiore o minore vicinanza con il mondo dell'al-di-là. Due cose che naturalmente sono collegate l'una all'altra perché così le ha immaginate la fantasia maschile. È sufficiente, per quanto riguarda l'Oriente prima ebraico, poi musulmano, riflettere ai colori: il bianco appartiene ai maschi in quanto non hanno a che fare con il mondo impuro della Morte, dell'al-di-là della Morte, del quale sono invece portatrici le donne ( a causa della procreazione), avvolte perciò totalmente nel nero. Credo, perciò, per quanto ci dispiaccia non poter affrettare questo momento, che la battaglia del «burqa» potrà essere combattuta soltanto dalle donne musulmane quando, come è successo alle occidentali, saranno esse stesse consapevoli dei significati del mondo in cui vivono.
2 anni e 8 mesi fa