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Le pagelle del mercoledì

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Parla di posto fisso e figli mammoni gente che nel frattempo ha sistemato (a carico nostro ovvero statale) figli (vedi mamme Fornero e Cancellieri) e nipoti (vedi Zia Bonino)…e poi si meravigliano (prendendosela a male) se vengono presi a pesci in faccia…

1 giorno e 23 ore fa
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Veritometro: Berlusconi più popolare di Merkel e Sarkozy?

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Probabilmente il Berluska confonde il termine "Popolare" con "Famigerato"…

4 giorni e 3 ore fa
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Mitt Romney vince anche in Nevada

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La gara delle "schiappe" per decidere la meno peggio…

5 giorni e 2 ore fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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17-18 "quindi non rimaneva che chiederle, ma a chi……!!!!!……." Non mi pare che avete le idee molto chiare sui fatti accaduti prima della nevicata… Dai verbali della riunione di Giovedi tra Amministrazione Comunale - Regionale Protezione Civile e Prefetto: "Il capo della Protezione civile prende atto (delle rassicurazione del Sindaco su il loro eventuale piano di intervento), ma insiste. Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il “Sitema nazionale di protezione civile”. Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l’emergenza. Alemanno ringrazia, ma declina: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla”." I mezzi quindi erano disponibili (almeno il minimo per fronteggiare le prime eventuali emergenze) se richiesti per tempo (anche dalla Toscana che aveva affrontato lo stesso problema nei giorni precedenti). Non dovevano mica comprarli ma solo averli in prestito per i giorni critici previsti dal meteo della Protezione Civile….

5 giorni e 2 ore fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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15 "L’ultima nevicata eccezionale a Roma risale al 1956 cosa dovevano fare???" Prepararsi con spazzaneve e sale (che vanno preparati o richiesti in prestito prima e non dopo)come proposto dalla protezione civile (in una riunione non certo fatta a caso ma per decidere il meglio da farsi date le previsioni meteo a rischio) ma rifiutato "da er più mejo de tutti". Ma qualche incarico (inteso come dovere a lui spettante) tocca anche ad Alemanno quale sindaco di Roma, o tutto (quando le cose vanno male) è sempre responsabilità di altri???

5 giorni e 3 ore fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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LA CRONACA DELL'INCAPACITà DIMOSTRATA DAL SINDACO Il vertice di giovedì: Bisogna dunque tornare indietro di qualche giorno. Alle 19.30 di giovedì 2 febbraio, quando Gianni Alemanno entra negli uffici della Protezione Civile accompagnato da Tommaso Profeta, l'uomo responsabile della sicurezza e dei piani di protezione civile della città. Gabrielli ha convocato il Comitato nazionale tecnico per discutere e aggiornare i piani per l'emergenza che ha colpito il centro-nord. È un tavolo dove normalmente non vengono invitati gli enti locali. Ma questa volta, quello che sta per abbattersi su Roma consiglia la presenza del sindaco, dei rappresentanti della provincia (l'assessore alla sicurezza Ezio Paluzzi) e della Regione (il dirigente generale Luca Fegatelli). Ad Alemanno, insomma, non sfugge il motivo per cui è stato convocato. Anche perché, il sindaco sa bene che la città che amministra è l'unica a non avere ancora, ad otto anni dall'entrata in vigore della direttiva che lo impone, un "centro funzionale" per il monitoraggio delle condizioni ambientali. Per sapere che tempo farà, Alemanno ha due soli strumenti: il televideo e la Protezione civile. Il bollettino che gli viene consegnato è chiaro. I meteorologi prevedono per venerdì 3, fino all'alba del 4, "precipitazioni combinate" pari a 35 millimetri d'acqua. Con una postilla ovvia. Se sarà acqua o neve, dipende da dove si collocherà lo "0" termico. Alemanno, che per giunta è un alpinista, dovrebbe sapere che quei 35 millimetri d'acqua, se trasformati in neve, significano 35 centimetri. E, almeno giovedì sera (al contrario di quanto dirà poi), la questione sembra essergli chiara. Si lascia infatti con Gabrielli con un impegno e una scommessa guascona: "Caro prefetto, allora ce la giochiamo con un grado. Venerdì osserveremo la temperatura. Se raggiungiamo lo "0" in città, faccio partire il "piano neve"". Il capo della Protezione civile prende atto, ma insiste. Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il "Sitema nazionale di protezione civile". Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l'emergenza. Alemanno ringrazia, ma declina: "Il piano c'è, non ho bisogno di nulla". Il fax che svela la menzogna: Il sindaco, del resto, in quelle ore ha una sua coerenza. Sa così bene quello che sta per precipitargli sulla testa ed è così convinto di poter fare da solo che il pomeriggio del 2 ha disposto la chiusura delle scuole per venerdì e sabato. Ma c'è di più. Conosce a tal punto quale emergenza si avanza che martedì 31 gennaio, il suo Tommaso Profeta (l'uomo che è con lui alla Protezione civile), ha inviato alle 3000 associazioni di volontariato della città una comunicazione ufficiale che invita alla immediata mobilitazione. Leggiamo: "In riferimento all'informativa di condizioni meteo avverse protocollo RK 206/2012 e il possibile peggioramento della situazione meteo con rischio neve a quote basse, dalla serata del 31 gennaio, si ritiene indispensabile l'attivazione di presidi per far fronte alle eventuali esigenze di Protezione Civile, connesse all'assistenza alla popolazione". Il sindaco chiede "a partire dalle 23 del 31 gennaio, fino a cessate esigenze", squadre di 4 volontari che verranno pagati a forfeit (20 euro ciascuno). Le tre telefonate: È solo nella notte tra venerdì e sabato, quando comprende che il suo "piano neve" forse non è mai neppure partito, che Alemanno è aggredito dal panico. Alle 20 chiama una prima volta Gabrielli. "Per caso avete delle lame (gli spazzaneve ndr.)?". Una domanda non solo tardiva, ma inutile, visto che il Dipartimento non ha mezzi propri. Alle 23, una seconda chiamata. "Ho bisogno di 50 tonnellate di sale". E se possibile, questa nuova richiesta è ancora più surreale della prima, perché su Roma nevica ormai da oltre 12 ore e il sale, lo sa chiunque, va sparso prima che la neve attecchisca sull'asfalto. Intorno alla mezzanotte, l'ultimo grido di chi sta naufragando: "Mi dia l'esercito", chiede Alemanno a Gabrielli confondendolo con il Prefetto, l'unico per legge autorizzato a far uscire mezzi e uomini dalle caserme.

5 giorni e 6 ore fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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12 Negare la ormai più che chiara incapacità (unita ad una forte dose di faccia tosta) di Alemanno & co. nell'amministrare la capitale dopo innumerevoli prove negative in fatti - parole - opere - omissioni, parlando di sciacallaggio ogni volta che tutto ciò viene certificato è da ipocriti, specie se il PERSONAGGIO in questione è diventato SINDACO grazie ad una campagna elettorale basata nello sciacallaggio mediatico su tutto ciò che poteva portare voti…

5 giorni e 6 ore fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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Ma oltretutto TUTTI (giornali media sedi della protezione civile) parlavano già da mercoledì di una forte nevicata e freddo intenso a ROMA entro due giorni, come poi è successo, Alemanno per dare l'allerta ai suoi oltre ai dati voleva anche una FOTO di come sarebbe nevicato?

6 giorni fa
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Lega Nord da ... teatrino dei pupi: Bossi imbavaglia Maroni

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IL SICURO RISPETTO DEL "PATTO" TRA BOSSI E BERLUSCONI. Quanto potrà durare la convivenza tra il governo “salva Italia” e la maggioranza parlamentare “salva camorra”? Qualche mese, ha stabilito lo sciagurato patto intercorso tra Bossi e Berlusconi: si vota tra maggio e giugno, io ti offro l’impunità per il tuo amico onorevole frequentatore dei “casalesi”e tu mi contraccambi non dando tempo a Maroni di organizzarsi per prendermi la Lega, questo in soldoni (è il caso di dirlo) il mercimonio tra i due Le Pen alla matriciana che da quasi un ventennio infestano il paese. En passant, un grazie di cuore agli altrettanto onorevoli deputati del partito di Pannella. Che il governo Napolitano-Monti-Passera sia davvero il governo “salva Italia” è ovviamente tutto da dimostrare. Qui lo assumiamo per presupposto, e quando ci sarà da lottare contro le iniquità annunciate non staremo certo a guardare. Che la maggioranza parlamentare sia “sal - va camorra” è invece ormai conclamato, e anzi orgogliosamente, visto il carosello di applausi e felicitazioni che hanno salutato l’Impunito, prontamente invitato da Vespa come tronista del suo show di regime. Quali siano le ragioni del vergognoso voto lo ha del resto confessato candidamente uno di loro: altrimenti quelli (sarebbero i magistrati!) ci vengono a prendere uno per uno! E perché mai? Solo chi ha commesso crimini parla così. Evidentemente i parlamentari “salva camorra” sanno quante illegalità hanno perpetrato, a cominciare dal loro boss Berlusconi. Noi possiamo solo immaginarlo, e puntualmente fantasia e satira si dimostrano inferiori alla realtà. Dunque con ogni probabilità tra maggio e giugno si vota, poiché i patti scellerati sono quelli maggiormente rispettati, proprio da gente della risma dei due B, che le promesse agli elettori le valuta meno di certa carta. Le forze democratiche vogliono arrivarci di nuovo impreparate, e consentire così che si realizzi ciò che oggi sembra solo raccapricciante fantascienza, il ritorno al governo dei due, con le straripanti pulsioni fasciste a quel punto senza argini? Perché si voterà con il sistema “Po rc a t a ”, inutile farsi illusioni. Con il quale i voti fuori dalle due coalizioni maggiori contano solo per partecipare alle spoglie della sconfitta. Dunque è necessario che nella coalizione repubblicano- costituzionale una parte cruciale la giochino una o più liste autonome di società civile, legate alle tematiche e alle passioni di dieci anni di lotte. E nessuna sirena centrista. Sarà bene lavorarci subito, discuterne fin da ora e operativamente su giornali e web, perché molto presto potrebbe già diventare troppo tardi. (di Paolo Flores d’Arcais su Il Fatto)

3 settimane e 6 giorni fa
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Giorgio Napolitano: «Legge elettorale in Parlamento»

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IL SICURO RISPETTO DEL "PATTO" TRA BOSSI E BERLUSCONI. di Paolo Flores d’Arcais Quanto potrà durare la convivenza tra il governo “salva Italia” e la maggioranza parlamentare “salva camorra”? Qualche mese, ha stabilito lo sciagurato patto intercorso tra Bossi e Berlusconi: si vota tra maggio e giugno, io ti offro l’impunità per il tuo amico onorevole frequentatore dei “casalesi”e tu mi contraccambi non dando tempo a Maroni di organizzarsi per prendermi la Lega, questo in soldoni (è il caso di dirlo) il mercimonio tra i due Le Pen alla matriciana che da quasi un ventennio infestano il paese. En passant, un grazie di cuore agli altrettanto onorevoli deputati del partito di Pannella. Che il governo Napolitano-Monti-Passera sia davvero il governo “salva Italia” è ovviamente tutto da dimostrare. Qui lo assumiamo per presupposto, e quando ci sarà da lottare contro le iniquità annunciate non staremo certo a guardare. Che la maggioranza parlamentare sia “sal - va camorra” è invece ormai conclamato, e anzi orgogliosamente, visto il carosello di applausi e felicitazioni che hanno salutato l’Impunito, prontamente invitato da Vespa come tronista del suo show di regime. Quali siano le ragioni del vergognoso voto lo ha del resto confessato candidamente uno di loro: altrimenti quelli (sarebbero i magistrati!) ci vengono a prendere uno per uno! E perché mai? Solo chi ha commesso crimini parla così. Evidentemente i parlamentari “salva camorra” sanno quante illegalità hanno perpetrato, a cominciare dal loro boss Berlusconi. Noi possiamo solo immaginarlo, e puntualmente fantasia e satira si dimostrano inferiori alla realtà. Dunque con ogni probabilità tra maggio e giugno si vota, poiché i patti scellerati sono quelli maggiormente rispettati, proprio da gente della risma dei due B, che le promesse agli elettori le valuta meno di certa carta. Le forze democratiche vogliono arrivarci di nuovo impreparate, e consentire così che si realizzi ciò che oggi sembra solo raccapricciante fantascienza, il ritorno al governo dei due, con le straripanti pulsioni fasciste a quel punto senza argini? Perché si voterà con il sistema “Po rc a t a ”, inutile farsi illusioni. Con il quale i voti fuori dalle due coalizioni maggiori contano solo per partecipare alle spoglie della sconfitta. Dunque è necessario che nella coalizione repubblicano- costituzionale una parte cruciale la giochino una o più liste autonome di società civile, legate alle tematiche e alle passioni di dieci anni di lotte. E nessuna sirena centrista. Sarà bene lavorarci subito, discuterne fin da ora e operativamente su giornali e web, perché molto presto potrebbe già diventare troppo tardi.

3 settimane e 6 giorni fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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37- Industria tedesca dell'auto cioè VW Mercedes e BMW, la Fiat in particolare dovrebbe prendere spunto data la conformazione al gruppo VW … La Fiat è rimasta al palo trascurando per anni la Lancia (che a fine anni 80 primi 90 era riuscita a crearsi una certa fama e pubblico) senza saper rilanciare veramente un marchio glorioso come l'Alfa che infatti era stato "richiesto" appunto da VW che vorrebbe riuscire a creare un marchio sportivo di livello medio alto come ha tentato riuscendoci solo in minima parte con la Seat che non ha la stessa "storia" dell'Alfa… La Fiat ha scorporato il centro ricerche dal gruppo Fiat auto vivendo di rendita su roba brevettata ormai da anni (comon rail e multiair), solo per immettere un doppia frizione nella produzione Alfa (dove mi pare il minimo) sta faticando sette camice… Di se.ghe ci sono solo quelle mentali e fisiche con cui ti rammollisci il supercervello… Conosco qualche progettista del gruppo Fiat (uno di loro lavorava nel gruppo progettisti Lancia Rally, tra i due o tre che sviluppò il triflux per la delta s4) che a domande sulla situazione attuale scuote la testa senza dire niente…

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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26- Riguardo l'offensivo finale (dove oltre alla maleducazione dimostri di capire poco e male l'argomento che fingi o credi di conoscere). Ho lavorato anche se oltre dieci anni fa per qualche anno in BMW in Germania a Monaco (in qualcosa di simile alla definizione italiana di "ufficio risorse umane"). La Maserati proposta come auto blu "blindata" non avrebbe costi tanto più elevati sicuramente delle audi A8 e tutto sommato concorrenziali ad una thema adattata (dato che ancora non esiste e andrebbe fatto un modello apposito). Altrimenti se si discute solo per avere una normale macchina di produzione con abitabilità congeniale andrebbe bene anche una CROMA…ma non andrebbe bene per fare il lavoro di auto blu che ora ricoprono in gran parte Audi Mercedes e BMW

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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30- Di passaggio per cosa? per auto sempre prodotte in nordamerica? sempre in economic metods? Le nuove Lancia ed Alfa andrebbero prodotte in Italia con metodi e tecnologie innovative e Stile Italiano. Mentre per ora l'unica vera novità sembra essere l'erede della multipla che verrà prodotta nei "Balcani"…

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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26- SCRIVI: "Cosa dovrebbe succedere secondo te? Fiat dovrebbe produrre IN PERDITA, IN ITALIA, MODELLI DI BASSA GAMMA" proprio il contrario (o mi spiego male io o non capisci tu): in Italia dobbiamo puntare come la Germania ad auto di alto valore tecnologico e stilistico, mentre Marchionne appunto pare voler puntare a fare concorrenza al mercato cinese con auto fatte in economia… In Italia abbiamo competenze genio e fantasia per reggere il confronto (vedi metodo Ducati) con la Germania a patto di "investire" come fanno loro, e non come fanno in Fiat spartirsi "loro" gli introiti (senza investire un tubo in ricerca e sviluppo) e scaricare a "noi" i debiti…

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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Quello che è sicuro è che non si vede perchè una fornitura di thema sarebbe più giusta delle maserati quattroporte, dato che l'auto non è prodotta in Italia. Se la Maserati approntasse un modello apposito (dato che deve avere anche una blindatura) magari a prezzo di costo sarebbero soldi spesi meglio perchè influirebbero sulle commesse e quindi su posti di lavoro nazionali.

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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da WIKIPEDIA Il Pianale LX è un tipo di piattaforma che funge come base per le autovetture sviluppate ai tempi dell'alleanza DaimlerChrysler. La prima applicazione avvenne nel 1995 con la Mercedes-Benz Classe E W210 mentre una versione rivista nello schema sospensivo è stata adottata nel 2004 dalla Chrysler 300C.

2 mesi e 2 settimane fa
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Auto italiane per i ministri del governo Monti? Sì, come la canadese Lancia Thema...

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Non solo l'ultima nata in casa Lancia è una "rimarchiatura" economica con qualche gadget alla cinese (poca spesa e contenuto ma tanta resa visiva) di un modello Crhysler sul mercato da anni ma oltretutto tale modello USA è un progetto basato sulle mercedes di 15 anni fa (quando c'era una collaborazione anche descritta in un film di M. Moore con la mercedes-benz), quindi la Lancia del rilancio marchionne sembra sempre di più seguire il vecchio metodo cinese (che gli stessi cinesi stanno sostituendo con una nuova metodologia progettuale autonoma) invece di quello tedesco…

2 mesi e 2 settimane fa
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Berlusconi "rosica" e insiste: "Via da Palazzo Chigi per senso di responsabilità". Excusatio non petita, accusatio manifesta

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Operazione Amnesia Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”. L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse. Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”. Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori. (Di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 201)

2 mesi e 2 settimane fa
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Monti segna il passo. No al ricatto del "tanto peggio tanto meglio"

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Operazione Amnesia Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”. L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse. Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”. Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori. (Di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 2011)

2 mesi e 2 settimane fa
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Incontro segreto tra Monti, Casini, Alfano e Bersani: decisi i sottosegretari

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Operazione Amnesia Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”. L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse. Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”. Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori. (Di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 201)

2 mesi e 2 settimane fa