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Incontro segreto tra Monti, Casini, Alfano e Bersani: decisi i sottosegretari

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Operazione Amnesia Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”. L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse. Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”. Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori. (Di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 201)

6 mesi fa
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Monti, dietro il governo c'è la nuova "era" politica. Per Berlusconi non c'è posto. E la sinistra?

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15- Già peccato che B. ci ha economicamente praticamente colato a picco, ha mollato solo perchè dopo l'Italia colava a picco anche mediaset… I conti in rosso a chi li facciamo pagare? ai poveri che non hanno nulla? Facciamo come proposto da Travaglio: "La signora Merkel e David Cameron hanno di recente firmato un accordo col governo svizzero che costringerà tutti i capitali tedeschi e inglesi occultati nelle banche della Confederazione a pagare circa un 30% di tasse (con un marchingegno che scoraggia ogni tentativo di trasferirli in paradisi fiscali più catafratti). Berlino ne ricaverà 35 miliardi di euro. Gli stessi banchieri svizzeri hanno quantificato in 30 miliardi quello che da identico accordo verrebbe al fisco italiano. Cosa aspetta Monti a imitare il premier e la cancelliera?" Peccato che il Nano non permetterebbe mai a Monti di varare tutto ciò perchè sarebbe uno dei più interessati al "prelivo" dei tesori occultati al fisco.

6 mesi e 1 settimana fa
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Monti, dietro il governo c'è la nuova "era" politica. Per Berlusconi non c'è posto. E la sinistra?

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Dopo la Gelmini che ha nominato al prestigioso Cnr, la ricerca nazionale del paese, in zona Cesarini un consigliere amico la Brambilla tenta anche lei di propinare incarichi d'oro al fotofinish ai suoi compagni berluscones ma i dirigenti 'frondisti' bloccano il blitz ovvero i funzionari del ministero del Turismo non eseguono le ultime disposizioni della titolare uscente e bloccano la nuova carica (da 130mila euro l'anno) prevista per il direttore dell'Enit Paolo Rubini: "Paolo Rubini, 49 anni, direttore dell’Ente per il turismo (Enit), stava per diventare un managera da guinness, con un raddoppio delle sue entrate (da 190mila a 400mila) in meno di due anni. Ma non ha raggiunto il traguardo per un soffio. È stato bloccato in extremis da una specie di fronda interna al ministero del Turismo, che non se l’è sentita di dare seguito alle disposizioni del ministro uscente, Michela Vittoria Brambilla, perentoriamente impartite attraverso il capo di gabinetto, Claudio Varrone. In base a quell’ordine a Rubini e a Mario Resca, amicissimo di vecchia data di Silvio Berlusconi, dovevano essere versati 130 mila euro all’annociascuno per i loro incarichi rispettivamente di consigliere delegato e presidente di Convention Bureau, un carrozzone dotato di 7 milioni, finito in rosso in tre mesi". LA BRAMBILLA NOTA COME LA ROSSA NON PER IL COLORE DEI CAPELLI MA PER LA SITUAZIONE DEI CONTI "IN ROSSO" CHE LASCIA AL MOMENTO DEL SUO "ABBANDONO" RIGUARDO TUTTE LE COSE IN CUI SI CIMENTA COME AMMINISTRATORE…

6 mesi e 1 settimana fa
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Monti, dietro il governo c'è la nuova "era" politica. Per Berlusconi non c'è posto. E la sinistra?

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GRAN FIGLIO DI PU77ANIERE; Il figlio dell'ex premier manda messaggi chiari al nuovo presidente del Consiglio. In sintesi: lasciate stare le televisioni di famiglia e tutto andrà bene. Sottinteso: toccatele o fateci pagare le frequenze e all’improvviso la base parlamentare del governo potrebbe dimostrarsi parecchio fragile…

6 mesi e 1 settimana fa
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Governo Monti, il biglietto di (Enrico) Letta fra ... miracoli e gaffe

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È sperabile che questa destra FINALMENTE dignitosa sappia dare immediatamente anche segnali politici, che sono routine nella destra europea. La signora Merkel e David Cameron hanno di recente firmato un accordo col governo svizzero che costringerà tutti i capitali tedeschi e inglesi occultati nelle banche della Confederazione a pagare circa un 30% di tasse (con un marchingegno che scoraggia ogni tentativo di trasferirli in paradisi fiscali più catafratti). Berlino ne ricaverà 35 miliardi di euro. Gli stessi banchieri svizzeri hanno quantificato in 30 miliardi quello che da identico accordo verrebbe al fisco italiano. Cosa aspetta Monti a imitare il premier e la cancelliera? La parola “equità” comincerebbe ad approssimare di nuovo il significato che ha nei dizionari. Sia chiaro, la destra di regime, che ha ridotto il Paese a macerie, è ancora al potere. Vedremo se il governo Monti e il superministro Passera lasceranno che giganteschi“ko m b i n a t ” industrial-finanziari controllati dallo Stato restino nelle mani di lestofanti, o faranno invece pulizia. Se le frequenze digitali verranno fatte pagare a Mediaset secondo mercato o secondo voto di scambio. Se alla Rai tornerà qualche giornalista-giornalista.

6 mesi e 1 settimana fa
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L'ultimo CdM di Berlusconi

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È sperabile però che questa destra dignitosa sappia dare immediatamente anche segnali politici, che sono routine nella destra europea. La signora Merkel e David Cameron hanno di recente firmato un accordo col governo svizzero che costringerà tutti i capitali tedeschi e inglesi occultati nelle banche della Confederazione a pagare circa un 30% di tasse (con un marchingegno che scoraggia ogni tentativo di trasferirli in paradisi fiscali più catafratti). Berlino ne ricaverà 35 miliardi di euro. Gli stessi banchieri svizzeri hanno quantificato in 30 miliardi quello che da identico accordo verrebbe al fisco italiano. Cosa aspetta Monti a imitare il premier e la cancelliera? La parola “equità” c o m i n c e re bb e ad approssimare di nuovo il significato che ha nei dizionari. Sia chiaro, la destra di regime, che ha ridotto il Paese a macerie, è ancora al potere. Vedremo se il governo Monti e il superministro Passera lasceranno che giganteschi “ko m b i n a t ” industrial- finanziari controllati dallo Stato restino nelle mani di lestofanti, o faranno invece pulizia. Se le frequenze digitali verranno fatte pagare a Mediaset secondo mercato o secondo voto di scambio. Se alla Rai tornerà qualche giornalista-giornalista. Se…

6 mesi e 1 settimana fa
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Governo Monti, il biglietto di (Enrico) Letta fra ... miracoli e gaffe

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SALAMELETTA (di Marco Travaglio su “Il Fatto” di oggi) Prima di esporre il suo sobrio programma alla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio, Sua Eccellenza prof. Mario Monti, si è rivolto a un’Alta Personalità presente in tribuna: “Sia ieri sia oggi, una persona che so essere molto rispettata da tutti mi ha usato la cortesia di essere in tribuna ad ascoltarmi. Si tratta del dottor Gianni Letta. Ha ricevuto apprezzamenti più elevati del mio, ai quali intendo associarmi”. L’Alta Personalità si è alzata in piedi, ha abbozzato un sobrio sorriso e, vincendo la naturale ritrosia, ha alzato le braccia congiungendole in un cenno di deferente saluto e solenne benedizione, mentre dall’emiciclo si levava una standing ovation di sobri ma ammirati applausi bipartisan dinanzi a cotanta luce sprigionatasi dall’Alta Personalità. Del resto il presidente del Consiglio uscente, on. cav. dott. Silvio Berlusconi, al quale va tutta la nostra gratitudine per averci così ben governati e a cui infatti anche Sua Eccellenza Monti ha rivolto “un pensiero rispettoso e cordiale” e un“riconoscimento dell’impegno nel facilitare la mia successione nell’incar ico”, aveva definito l’Alta Personalità “dono di Dio” e “benedizione del Cielo”.E il segretario del Pd, on. Pier Luigi Bersani, nel comunicare al Colle la dolorosa rinuncia all’alto apporto dell’Insigne Statista nel nuovo governo (altrimenti il rozzo Di Pietro, inspiegabilmente insensibile alle virtù taumaturgiche dell’Alta Personalità, non avrebbe votato la fiducia), aveva ribadito che nei Suoi confronti non vi era “nulla di per sonale”, ma soltanto stima e gratitudine imperiture. Il leader dell’Udc, on. Pier Ferdinando Casini, ammoniva a non infliggere “umiliazioni a Gianni Letta, uomo apprezzato da tutti e che per primo, per evitare imbarazzi politici, ha detto di esser pronto a fare un passo indietro”. E il leader dell’Api, on. Francesco Rutelli, esortava l’Alta Personalità a riprodursi ancora e a figliare al più presto, perché “di Letta ce ne vorrebbero almeno tre: Gianni, Enrico e uno per noi del Terzo polo”,ma purtroppo il figlio di Letta, Giampaolo, è già impegnato a Medusa Cinema, la figlia Marina è occupata nella moda e nel catering con il marito, e la sorella Maria Teresa è distaccata alla Croce rossa. Dal canto suo il Capo dello Stato, Sua Eccellenza on. dott. Giorgio Napolitano, nel conferire l’incarico a Sua Eccellenza il prof. Monti, non aveva voluto far mancare un cenno di “speciale ringraziamento al dottor Gianni Letta per la scrupolosa collaborazione istituzionale, la sensibilità e lo spirito di sacrificio che ha contribuito a tenere vivo e lucido il rapporto fra il Presidente della Repubblica e il Governo nell’interesse della coesione nazionale”. Subito ricambiato dall’Eccellenza Letta: “Sono molto grato al Presidente che ha compreso il senso del mio ge s t o ”. Intanto, prima di ringraziare le Eccellenze Letta e Berlusconi, l’Eccellenza Monti, aveva voluto salutare l’Eccellenza Schifani, “il vostro, nostro presidente del Senato che ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione – come potete immaginare, non semplicissima – svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare”. In questo clima di ritrovata coesione istituzionale, non poteva mancare il cenno deferente al Capo dello Stato dell’apprezzato intrattenitore Rosario Fiorello, sempre sobrio e garbato. Né il gesto di alta responsabilità, in un momento così grave per i destini della Nazione, del noto attore Lino Banfi, che ieri ha comunicato alla cittadinanza l’intenzione di rivestire i panni prematuramente abbandonati di nonno Libero nella sobria e garbata fiction Un medico in famiglia perché, spiega l’artista pugliese,“me l’ha chiesto anche il Capo dello Stato”. *** Forse è una sensazione infondata, nel qual caso chiediamo sobriamente perdono. Ma in questo tourbillon di inchini, riverenze e salamelecchi in cui tutti ringraziano tutti di qualcosa, abbiamo come l’impressione che convenga camminare rasente i muri.

6 mesi e 1 settimana fa
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12 novembre 2011 - La giornata politica più lunga. Voto, CdM e poi dimissioni?

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Salameletta di Marco Travaglio Prima di esporre il suo sobrio programma alla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio, Sua Eccellenza prof. Mario Monti, si è rivolto a un’Alta Personalità presente in tribuna: “Sia ieri sia oggi, una persona che so essere molto rispettata da tutti mi ha usato la cortesia di essere in tribuna ad ascoltarmi. Si tratta del dottor Gianni Letta. Ha ricevuto apprezzamenti più elevati del mio, ai quali intendo associarmi”. L’Alta Personalità si è alzata in piedi, ha abbozzato un sobrio sorriso e, vincendo la naturale ritrosia, ha alzato le braccia congiungendole in un cenno di deferente saluto e solenne benedizione, mentre dall’emiciclo si levava una standing ovation di sobri ma ammirati applausi bipartisan dinanzi a cotanta luce sprigionatasi dall’Alta Personalità. Del resto il presidente del Consiglio uscente, on. cav. dott. Silvio Berlusconi, al quale va tutta la nostra gratitudine per averci così ben governati e a cui infatti anche Sua Eccellenza Monti ha rivolto “un pensiero rispettoso e cordiale” e un “riconoscimento dell’impegno nel facilitare la mia successione nell’incar ico”, aveva definito l’Alta Personalità “dono di Dio” e “benedizione del Cielo”. E il segretario del Pd, on. Pier Luigi Bersani, nel comunicare al Colle la dolorosa rinuncia all’alto apporto dell’Insigne Statista nel nuovo governo (altrimenti il rozzo Di Pietro, inspiegabilmente insensibile alle virtù taumaturgiche dell’Alta Personalità, non avrebbe votato la fiducia), aveva ribadito che nei Suoi confronti non vi era “nulla di per sonale”, ma soltanto stima e gratitudine imperiture. Il leader dell’Udc, on. Pier Ferdinando Casini, ammoniva a non infliggere “umiliazioni a Gianni Letta, uomo apprezzato da tutti e che per primo, per evitare imbarazzi politici, ha detto di esser pronto a fare un passo indietro”. E il leader dell’Api, on. Francesco Rutelli, esortava l’Alta Personalità a riprodursi ancora e a figliare al più presto, perché “di Letta ce ne vorrebbero almeno tre: Gianni, Enrico e uno per noi del Terzo polo”, ma purtroppo il figlio di Letta, Giampaolo, è già impegnato a Medusa Cinema, la figlia Marina è occupata nella moda e nel catering con il marito, e la sorella Maria Teresa è distaccata alla Croce rossa. Dal canto suo il Capo dello Stato, Sua Eccellenza on. dott. Giorgio Napolitano, nel conferire l’incarico a Sua Eccellenza il prof. Monti, non aveva voluto far mancare un cenno di “speciale ringraziamento al dottor Gianni Letta per la scrupolosa collaborazione istituzionale, la sensibilità e lo spirito di sacrificio che ha contribuito a tenere vivo e lucido il rapporto fra il Presidente della Repubblica e il Governo nell’interesse della coesione nazionale”. Subito ricambiato dall’Eccellenza Letta: “Sono molto grato al Presidente che ha compreso il senso del mio ge s t o ”. Intanto, prima di ringraziare le Eccellenze Letta e Berlusconi, l’Eccellenza Monti, aveva voluto salutare l’Eccellenza Schifani, “il vostro, nostro presidente del Senato che ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione – come potete immaginare, non semplicissima – svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare”. In questo clima di ritrovata coesione istituzionale, non poteva mancare il cenno deferente al Capo dello Stato dell’apprezzato intrattenitore Rosario Fiorello, sempre sobrio e garbato. Né il gesto di alta responsabilità, in un momento così grave per i destini della Nazione, del noto attore Lino Banfi, che ieri ha comunicato alla cittadinanza l’intenzione di rivestire i panni prematuramente abbandonati di nonno Libero nella sobria e garbata fiction Un medico in famiglia perché, spiega l’artista pugliese, “me l’ha chiesto anche il Capo dello Stato”. Forse è una sensazione infondata, nel qual caso chiediamo sobriamente perdono. Ma in questo tourbillon di inchini, riverenze e salamelecchi in cui tutti ringraziano tutti di qualcosa, abbiamo come l’impressione che convenga camminare rasente i muri.

6 mesi e 1 settimana fa
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L'ultimo CdM di Berlusconi

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Quelle di Travaglio sarannò parole profetiche? "Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perché a proporle non è più B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale? Se davvero Monti è l’ultima spiaggia, non sarebbe meglio andare subito al voto come in Spagna e dar modo a chi ha osteggiato B. in tempo utile (Pd, Idv, Udc, Fli, Sel) di presentarsi agli elettori con Monti candidato premier e un programma di pochi punti per deberlusconizzare il Paese (patrimoniale, tagli alle caste, galera per evasori, corrotti e cricche, legge sui conflitti d’interessi, riforma della Rai e del sistema elettorale) da realizzare in due anni, e poi tornare alle urne con la destra che fa la destra e la sinistra che fa la sinistra? Così Monti avrebbe buone speranze di fare ciò che serve. Cosa che oggi, con questo Parlamento, è quasi impossibile visto che, senza B., il governo non nasce neppure. L’unico che pare averlo capito è Di Pietro, che conosce B. dunque sa bene che, se appoggerà Monti, non lo farà gratis: pretenderà garanzie per le sue aziende e i suoi processi, imponendo il solito Letta come vice." mi sa tanto di si…

6 mesi e 2 settimane fa
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L'ultimo CdM di Berlusconi

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Se nel governo Monti perchè Berlusconi lo appoggi ci deve essere (quella faccia di tolla di) Gianni Letta preferisco che vadano subito al voto.

6 mesi e 2 settimane fa
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12 novembre 2011 - La giornata politica più lunga. Voto, CdM e poi dimissioni?

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SuperMarioBros (di Marco Travaglio su “Il Fatto) Dunque, se manterrà la prima promessa in vita sua, B. si dimetterà sabato, dopo l’approvazione della legge di Stabilità. E domenica Monti riceverà l’incarico di formare il governo, in tempo per la riapertura delle Borse, che festeggeranno l’avvento di Super Mario Bros con balocchi, profumi e maritozzi. Del resto non sono stati gl’italiani a cacciare il Cainano (tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario), ma la Bce, l’Ue, l’asse Merkel-Sarkozy, i mercati e la stampa estera che ha visto quel che accadeva in Italia con dieci anni d’anticipo sui bradipi del Corr iere e del Sole 24 Ore. Fosse stato per la classe dirigente italiota, ce lo saremmo tenuto altri vent’anni. La prima Liberazione, nel ’45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani. La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento. Dunque è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere. Non certo a un popolo che ancora tre anni fa dava il 40% alla Banda B&B e il 34 al Partito Disperati. Il programma del nuovo governo, scritto in francese e tedesco senza testo italiano a fronte, è ancora un mistero per tutti. Ma tutti gli italiani sani di mente devono augurarsi che venga realizzato. Anche perché, se ci giochiamo pure Monti, è finita. Se siamo a questo punto, è per il disastro finanziario internazionale, che non è solo colpa nostra, e per il disastro nazionale chiamato B., che è solo colpa nostra (anzi di chi l’ha votato, sostenuto e coperto). Contro il disastro internazionale Monti non può far nulla. Ma contro il disastro nazionale può far molto, non foss’altro perché non si chiama B., anzi ne è l’antitesi antropologica. Difficile immaginarlo con Mangano in giardino, Gelli e Craxi al piano di sopra, Tarantini dietro la porta, Ruby nel lettone e Lavitola al telefono. Ma il materiale politico e umano con cui dovrà fare i conti è lo stesso che ha dato prova di sé negli ultimi tre anni. Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perché a proporle non è più B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale? Se davvero Monti è l’ultima spiaggia, non sarebbe meglio andare subito al voto come in Spagna e dar modo a chi ha osteggiato B. in tempo utile (Pd, Idv, Udc, Fli, Sel) di presentarsi agli elettori con Monti candidato premier e un programma di pochi punti per deberlusconizzare il Paese (patrimoniale, tagli alle caste, galera per evasori, corrotti e cricche, legge sui conflitti d’interessi, riforma della Rai e del sistema elettorale) da realizzare in due anni, e poi tornare alle urne con la destra che fa la destra e la sinistra che fa la sinistra? Così Monti avrebbe buone speranze di fare ciò che serve. Cosa che oggi, con questo Parlamento, è quasi impossibile visto che, senza B., il governo non nasce neppure. L’unico che pare averlo capito è Di Pietro, che conosce B. dunque sa bene che, se appoggerà Monti, non lo farà gratis: pretenderà garanzie per le sue aziende e i suoi processi, imponendo il solito Letta come vice e altri manutengoli alla Giustizia e alle Comunicazioni. Infatti su Di Pietro è partita la solita campagna, che va dal Quirinale al Pd, dal Corr iere a Repubblica, per trascinarlo nel Grande Inciucio aizzandogli contro la “base”. Resta da capire per quale strano motivo chi ha combattuto B. dovrebbe andare al governo con B., e per giunta da gregario, visto che l’Idv non è determinante mentre B. sì. La Costituzione dice che, prima di sciogliere le Camere, il capo dello Stato verifica se esista una maggioranza diversa: non che la crea lui. E poi quando mai s’è visto un governo con tutti dentro e nessuno all’opposizione? La democrazia è fatta di maggioranze che governano e minoranze che controllano. Se nessuno controlla, non si chiama democrazia. Si chiama in un altro modo.

6 mesi e 2 settimane fa
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Governo Monti, la partita è aperta. Berlusconi e Bossi al contrattacco

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SuperMarioBros (di Marco Travaglio su "Il Fatto) Dunque, se manterrà la prima promessa in vita sua, B. si dimetterà sabato, dopo l’approvazione della legge di Stabilità. E domenica Monti riceverà l’incarico di formare il governo, in tempo per la riapertura delle Borse, che festeggeranno l’avvento di Super Mario Bros con balocchi, profumi e maritozzi. Del resto non sono stati gl’italiani a cacciare il Cainano (tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario), ma la Bce, l’Ue, l’asse Merkel-Sarkozy, i mercati e la stampa estera che ha visto quel che accadeva in Italia con dieci anni d’anticipo sui bradipi del Corr iere e del Sole 24 Ore. Fosse stato per la classe dirigente italiota, ce lo saremmo tenuto altri vent’anni. La prima Liberazione, nel ’45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani. La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento. Dunque è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere. Non certo a un popolo che ancora tre anni fa dava il 40% alla Banda B&B e il 34 al Partito Disperati. Il programma del nuovo governo, scritto in francese e tedesco senza testo italiano a fronte, è ancora un mistero per tutti. Ma tutti gli italiani sani di mente devono augurarsi che venga realizzato. Anche perché, se ci giochiamo pure Monti, è finita. Se siamo a questo punto, è per il disastro finanziario internazionale, che non è solo colpa nostra, e per il disastro nazionale chiamato B., che è solo colpa nostra (anzi di chi l’ha votato, sostenuto e coperto). Contro il disastro internazionale Monti non può far nulla. Ma contro il disastro nazionale può far molto, non foss’altro perché non si chiama B., anzi ne è l’antitesi antropologica. Difficile immaginarlo con Mangano in giardino, Gelli e Craxi al piano di sopra, Tarantini dietro la porta, Ruby nel lettone e Lavitola al telefono. Ma il materiale politico e umano con cui dovrà fare i conti è lo stesso che ha dato prova di sé negli ultimi tre anni. Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perché a proporle non è più B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale? Se davvero Monti è l’ultima spiaggia, non sarebbe meglio andare subito al voto come in Spagna e dar modo a chi ha osteggiato B. in tempo utile (Pd, Idv, Udc, Fli, Sel) di presentarsi agli elettori con Monti candidato premier e un programma di pochi punti per deberlusconizzare il Paese (patrimoniale, tagli alle caste, galera per evasori, corrotti e cricche, legge sui conflitti d’interessi, riforma della Rai e del sistema elettorale) da realizzare in due anni, e poi tornare alle urne con la destra che fa la destra e la sinistra che fa la sinistra? Così Monti avrebbe buone speranze di fare ciò che serve. Cosa che oggi, con questo Parlamento, è quasi impossibile visto che, senza B., il governo non nasce neppure. L’unico che pare averlo capito è Di Pietro, che conosce B. dunque sa bene che, se appoggerà Monti, non lo farà gratis: pretenderà garanzie per le sue aziende e i suoi processi, imponendo il solito Letta come vice e altri manutengoli alla Giustizia e alle Comunicazioni. Infatti su Di Pietro è partita la solita campagna, che va dal Quirinale al Pd, dal Corr iere a Repubblica, per trascinarlo nel Grande Inciucio aizzandogli contro la “base”. Resta da capire per quale strano motivo chi ha combattuto B. dovrebbe andare al governo con B., e per giunta da gregario, visto che l’Idv non è determinante mentre B. sì. La Costituzione dice che, prima di sciogliere le Camere, il capo dello Stato verifica se esista una maggioranza diversa: non che la crea lui. E poi quando mai s’è visto un governo con tutti dentro e nessuno all’opposizione? La democrazia è fatta di maggioranze che governano e minoranze che controllano. Se nessuno controlla, non si chiama democrazia. Si chiama in un altro modo.

6 mesi e 2 settimane fa
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Le 100 idee per l'Italia di Matteo Renzi

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SuperMarioBros di Marco Travaglio Dunque, se manterrà la prima promessa in vita sua, B. si dimetterà sabato, dopo l’approvazione della legge di Stabilità. E domenica Monti riceverà l’incarico di formare il governo, in tempo per la riapertura delle Borse, che festeggeranno l’avvento di Super Mario Bros con balocchi, profumi e maritozzi. Del resto non sono stati gl’italiani a cacciare il Cainano (tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario), ma la Bce, l’Ue, l’asse Merkel-Sarkozy, i mercati e la stampa estera che ha visto quel che accadeva in Italia con dieci anni d’anticipo sui bradipi del Corr iere e del Sole 24 Ore. Fosse stato per la classe dirigente italiota, ce lo saremmo tenuto altri vent’anni. La prima Liberazione, nel ’45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani. La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento. Dunque è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere. Non certo a un popolo che ancora tre anni fa dava il 40% alla Banda B&B e il 34 al Partito Disperati. Il programma del nuovo governo, scritto in francese e tedesco senza testo italiano a fronte, è ancora un mistero per tutti. Ma tutti gli italiani sani di mente devono augurarsi che venga realizzato. Anche perché, se ci giochiamo pure Monti, è finita. Se siamo a questo punto, è per il disastro finanziario internazionale, che non è solo colpa nostra, e per il disastro nazionale chiamato B., che è solo colpa nostra (anzi di chi l’ha votato, sostenuto e coperto). Contro il disastro internazionale Monti non può far nulla. Ma contro il disastro nazionale può far molto, non foss’altro perché non si chiama B., anzi ne è l’antitesi antropologica. Difficile immaginarlo con Mangano in giardino, Gelli e Craxi al piano di sopra, Tarantini dietro la porta, Ruby nel lettone e Lavitola al telefono. Ma il materiale politico e umano con cui dovrà fare i conti è lo stesso che ha dato prova di sé negli ultimi tre anni. Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perché a proporle non è più B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale? Se davvero Monti è l’ultima spiaggia, non sarebbe meglio andare subito al voto come in Spagna e dar modo a chi ha osteggiato B. in tempo utile (Pd, Idv, Udc, Fli, Sel) di presentarsi agli elettori con Monti candidato premier e un programma di pochi punti per deberlusconizzare il Paese (patrimoniale, tagli alle caste, galera per evasori, corrotti e cricche, legge sui conflitti d’interessi, riforma della Rai e del sistema elettorale) da realizzare in due anni, e poi tornare alle urne con la destra che fa la destra e la sinistra che fa la sinistra? Così Monti avrebbe buone speranze di fare ciò che serve. Cosa che oggi, con questo Parlamento, è quasi impossibile visto che, senza B., il governo non nasce neppure. L’unico che pare averlo capito è Di Pietro, che conosce B. dunque sa bene che, se appoggerà Monti, non lo farà gratis: pretenderà garanzie per le sue aziende e i suoi processi, imponendo il solito Letta come vice e altri manutengoli alla Giustizia e alle Comunicazioni. Infatti su Di Pietro è partita la solita campagna, che va dal Quirinale al Pd, dal Corr iere a Repubblica, per trascinarlo nel Grande Inciucio aizzandogli contro la “base”. Resta da capire per quale strano motivo chi ha combattuto B. dovrebbe andare al governo con B., e per giunta da gregario, visto che l’Idv non è determinante mentre B. sì. La Costituzione dice che, prima di sciogliere le Camere, il capo dello Stato verifica se esista una maggioranza diversa: non che la crea lui. E poi quando mai s’è visto un governo con tutti dentro e nessuno all’opposizione? La democrazia è fatta di maggioranze che governano e minoranze che controllano. Se nessuno controlla, non si chiama democrazia. Si chiama in un altro modo.

6 mesi e 2 settimane fa
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Le 100 idee per l'Italia di Matteo Renzi

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Cosa c’è nel frigorifero di Matteo Renzi? Le canzoni già sentite, ma che suonano sempre bene (La sinistra troppo conservatrice. Le pensioni che derubano i giovani per garantire i vecchi. I tesori artistici da valorizzare. La casta da ribaltare). Il cambiamento declamato che non costa nulla (volti nuovi, rottamiamo i dinosauri, viva il partito leggero). L’occupazione mediatica a tappeto (davanti a una finta libreria o mentre chatta sull’iPad: profumo di focolare e di modernità). L’occhio fisso in telecamera. La faccia impostata sul tasto: ho 36 anni, sono un bravo ragazzo e mi piacciono le cose che piacciono a voi. Non un trascinatore di folle, ma un tipo svelto a chiamare l’applauso facile (Ah se non ci fosse stato Napolitano). Infine, a guardarlo e a sentirlo, la sensazione netta che gli covi dentro qualcosa come: io sono il Renzi e voi no. Niente di male, per carità. Sbagliato dargli del berluschino. Senza essere ogni ora su giornali e tv, non si fa molta strada nell’era della politica compulsiva. Certi accorgimenti scenografici (l’idea frigo è la politica che entra nelle case) possono apparire ingenui, ma fanno titoli). E non è colpa del sindaco di Firenze se al primo impatto non risulta simpaticissimo. Potremmo perdonargli perfino quella strana visita ad Arcore, anche se per discutere dei problemi fiorentini sarebbe stato più adatto Palazzo Chigi. Altro lascia perplessi. Perché tra il vecchio e il nuovo resta uno spazio troppo vuoto. Dire di no in egual misura al berlusconismo e all’antiberlu - sconismo significa gettare via nello stesso sacco la peggiore anomalia politica che la Repubblica abbia conosciuto assieme a chi non si è piegato alla voce del padrone, a chi ne ha sofferto le conseguenze, a chi si è battuto nelle piazze contro le quotidiane prepotenze di un potere rapace e intimamente fascista. No, caro Renzi, Minzolini e Biagi non sono la stessa cosa. E citare Marchionne come “motivatore rivoluzionario” dimenticando ciò che in termini di sofferenza umana si è consumato in questi anni a Mirafiori, Pomigliano, Termini Imerese, significa rottamare il fine stesso della politica: la vita delle persone. Tanti sono i problemi che affliggono il Partito democratico, ma finire nel limbo dell’indifferenza non glielo auguriamo proprio.

6 mesi e 4 settimane fa
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Anna Politkovskaja (30 agosto 1958 – 7 ottobre 2006)

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Cosa c’è nel frigorifero di Matteo Renzi? Le canzoni già sentite, ma che suonano sempre bene (La sinistra troppo conservatrice. Le pensioni che derubano i giovani per garantire i vecchi. I tesori artistici da valorizzare. La casta da ribaltare). Il cambiamento declamato che non costa nulla (volti nuovi, rottamiamo i dinosauri, viva il partito leggero). L’occupazio - ne mediatica a tappeto (davanti a una finta libreria o mentre chatta sull’iPad: profumo di focolare e di modernità). L’occhio fisso in telecamera. La faccia impostata sul tasto: ho 36 anni, sono un bravo ragazzo e mi piacciono le cose che piacciono a voi. Non un trascinatore di folle, ma un tipo svelto a chiamare l’applauso facile (Ah se non ci fosse stato Napolitano). Infine, a guardarlo e a sentirlo, la sensazione netta che gli covi dentro qualcosa come: io sono il Renzi e voi no. Niente di male, per carità. Sbagliato dargli del berluschino. Senza essere ogni ora su giornali e tv, non si fa molta strada nell’era della politica compulsiva. Certi accorgimenti scenografici (l’idea frigo è la politica che entra nelle case) possono apparire ingenui, ma fanno titoli). E non è colpa del sindaco di Firenze se al primo impatto non risulta simpaticissimo. Potremmo perdonargli perfino quella strana visita ad Arcore, anche se per discutere dei problemi fiorentini sarebbe stato più adatto Palazzo Chigi. Altro lascia perplessi. Perché tra il vecchio e il nuovo resta uno spazio troppo vuoto. Dire di no in egual misura al berlusconismo e all’antiberlu - sconismo significa gettare via nello stesso sacco la peggiore anomalia politica che la Repubblica abbia conosciuto assieme a chi non si è piegato alla voce del padrone, a chi ne ha sofferto le conseguenze, a chi si è battuto nelle piazze contro le quotidiane prepotenze di un potere rapace e intimamente fascista. No, caro Renzi, Minzolini e Biagi non sono la stessa cosa. E citare Marchionne come “motivatore rivoluzionario” dimenti - cando ciò che in termini di sofferenza umana si è consumato in questi anni a Mirafiori, Pomigliano, Termini Imerese, significa rottamare il fine stesso della politica: la vita delle persone. Tanti sono i problemi che affliggono il Partito democratico, ma finire nel limbo dell’indifferenza non glielo auguriamo proprio.

6 mesi e 4 settimane fa
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Ingroia al congresso del Pdci e le indegne polemiche del Pdl

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PARTIGIANO COSTITUZIONALE (Di Marco Travaglio su "Il Fatto") Sono amico di Ingroia e me ne vanto. Avrei voluto esserlo anche del suo maestro, Borsellino: purtroppo non ho fatto in tempo e invidio molto i colleghi che quel tempo l’hanno avuto. Da Ingroia non ho mai avuto una notizia in anteprima. E dire che mi avrebbe fatto comodo. Ma quelli che passano notizie sono pessimi magistrati, di cui mai diventerei amico. Culturalmente, Antonio è un progressista e io un conservatore. Ma ci incontriamo sui valori della Costituzione, che non è né di destra né di sinistra: è di tutti. Perciò Antonio andava d’a c c o rd i s s i m o con Borsellino, che da ragazzo era nel Fronte della Gioventù e i colleghi burloni lo salutavano romanamente. Ogni anno, a Palermo, i giovani ex-An ricordano Borsellino perché era “di destra”. Ma nessuno s’è mai sognato di accusarlo di non essere imparziale: di fronte a un mafioso non si domandava se fosse di sinistra o di destra, lo indagava e basta. Esattamente come fa Ingroia, che negli ultimi mesi s’è imbattuto nelle trattative fra Stato e mafia fra il 1992 e il ’94 sotto governi di centrosinistra (Amato e Ciampi) sia di centrodestra (B.). E ha interrogato esponenti di centrosinistra (Scalfaro, Mancino, Amato, Conso, Ciampi, Martelli) e di centrodestra (Dell’Utri e altri). L’altro giorno Ingroia ha accolto l’invito a parlare di lotta alla mafia al congresso del Pdci, così come aveva fatto in convegni e feste di Fli, Idv, Sel, Pd. Anche Borsellino andava alle Feste dell’Unità come a quelle del Secolo d’Italia, quando l’antimafia non era né di destra né di sinistra: era di tutti. Ora che governa l’amico di Mangano e Dell’Utri, i pm antimafia vengono invitati solo dai partiti di opposizione (e nemmeno tutti: alla convention di Renzi l’antimafia non era proprio prevista). Dovrebbero rifiutare solo perché il Pdl non li invita? È quel che sostiene il fronte trasversale che va dal Giornale al Corr iere, dal Pdl all’Anm. Sallusti, poveretto, scrive che “Ingroia andrebbe allontanato subito dalla ma gistratura”; “qualsiasi elettore del centrodestra che capitasse in una sua inchiesta dovrebbe ricusarlo per dichiarata imparzialità” (voleva dire “parzialità”, ma va scusato: non sa mai quel che dice); e “tutto il suo lavoro passato andrebbe rivisto alla luce di questa ammissione, a partire dall’accanimento che ha portato alla condanna a 7 anni in secondo grado di Dell’Utr i”. Forse Sallusti pensa che Dell’Utri l’abbia condannato Ingroia: non sa che l’han condannato tre giudici di tribunale e tre di appello. Ma soprattutto: quale sarebbe l’“ammissione” che lo renderebbe parziale (o, per dirla col povero Sallusti, imparziale)? Questa frase, pronunciata alle assise del Pdci: “Un magistrato dev’essere imparziale quando esercita le sue funzioni. Ma, fra chi difende la Costituzione su cui ho giurato e chi cerca di violarla, violentarla e stravolgerla, io so da che parte stare: mi sento un partigiano della Costituzione”. Beh, che c’è di strano? Solo i magistrati-partigiani della Costituzione sono imparziali, considerando (art. 3) “tutti i cittadini uguali davanti alla legge”. Ma i tartufi dell’Anm raccomandano “particolare prudenza nell’espr imere valutazioni di carattere generale sulla politica del Pa e s e ”. Come se dirsi fedeli alla Costituzione fosse fare politica. La Palma d’Oro della critica più demenziale spetta però al Corr iere, che parla di “toni sbagliati” (questione di decibel?) e invita Ingroia a “evitare di esporsi alle critiche”. Oh bella. Ma, per non esporsi alle critiche, i pm dovrebbero evitare certe indagini, non certi toni. Il pm Alfredo Robledo ha appena chiesto i danni a B. che l’aveva accusato di “tramare infamità” e di essere “indegno”. Eppure non ha mai partecipato a raduni di partito. In compenso è uno dei pm che hanno scoperto lo scandalo Mills. Se si fosse girato dall’a l t ra parte, gli avrebbero lasciato fare tutti i raduni che voleva. I magistrati vengono attaccati non per quello che dicono, ma per quello che fanno.

6 mesi e 4 settimane fa
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Anna Politkovskaja (30 agosto 1958 – 7 ottobre 2006)

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Brigate Costituzione di Marco Travaglio Sono amico di Ingroia e me ne vanto. Avrei voluto esserlo anche del suo maestro, Borsellino: purtroppo non ho fatto in tempo e invidio molto i colleghi che quel tempo l’hanno avuto. Da Ingroia non ho mai avuto una notizia in anteprima. E dire che mi avrebbe fatto comodo. Ma quelli che passano notizie sono pessimi magistrati, di cui mai diventerei amico. Culturalmente, Antonio è un progressista e io un conservatore. Ma ci incontriamo sui valori della Costituzione, che non è né di destra né di sinistra: è di tutti. Perciò Antonio andava d’a c c o rd i s s i m o con Borsellino, che da ragazzo era nel Fronte della Gioventù e i colleghi burloni lo salutavano romanamente. Ogni anno, a Palermo, i giovani ex-An ricordano Borsellino perché era “di destra”. Ma nessuno s’è mai sognato di accusarlo di non essere imparziale: di fronte a un mafioso non si domandava se fosse di sinistra o di destra, lo indagava e basta. Esattamente come fa Ingroia, che negli ultimi mesi s’è imbattuto nelle trattative fra Stato e mafia fra il 1992 e il ’94 sotto governi di centrosinistra (Amato e Ciampi) sia di centrodestra (B.). E ha interrogato esponenti di centrosinistra (Scalfaro, Mancino, Amato, Conso, Ciampi, Martelli) e di centrodestra (Dell’Utri e altri). L’altro giorno Ingroia ha accolto l’invito a parlare di lotta alla mafia al congresso del Pdci, così come aveva fatto in convegni e feste di Fli, Idv, Sel, Pd. Anche Borsellino andava alle Feste dell’Unità come a quelle del Secolo d’Italia, quando l’antimafia non era né di destra né di sinistra: era di tutti. Ora che governa l’amico di Mangano e Dell’Utri, i pm antimafia vengono invitati solo dai partiti di opposizione (e nemmeno tutti: alla convention di Renzi l’antimafia non era proprio prevista). Dovrebbero rifiutare solo perché il Pdl non li invita? È quel che sostiene il fronte trasversale che va dal Giornale al Corr iere, dal Pdl all’Anm. Sallusti, poveretto, scrive che “Ingroia andrebbe allontanato subito dalla ma gistratura”; “qualsiasi elettore del centrodestra che capitasse in una sua inchiesta dovrebbe ricusarlo per dichiarata imparzialità” (voleva dire “parzialità”, ma va scusato: non sa mai quel che dice); e “tutto il suo lavoro passato andrebbe rivisto alla luce di questa ammissione, a partire dall’accanimento che ha portato alla condanna a 7 anni in secondo grado di Dell’Utr i”. Forse Sallusti pensa che Dell’Utri l’abbia condannato Ingroia: non sa che l’han condannato tre giudici di tribunale e tre di appello. Ma soprattutto: quale sarebbe l’“ammissione” che lo renderebbe parziale (o, per dirla col povero Sallusti, imparziale)? Questa frase, pronunciata alle assise del Pdci: “Un magistrato dev’essere imparziale quando esercita le sue funzioni. Ma, fra chi difende la Costituzione su cui ho giurato e chi cerca di violarla, violentarla e stravolgerla, io so da che parte stare: mi sento un partigiano della Costituzione”. Beh, che c’è di strano? Solo i magistrati-partigiani della Costituzione sono imparziali, considerando (art. 3) “tutti i cittadini uguali davanti alla legge”. Ma i tartufi dell’Anm raccomandano “particolare prudenza nell’espr imere valutazioni di carattere generale sulla politica del Pa e s e ”. Come se dirsi fedeli alla Costituzione fosse fare politica. La Palma d’Oro della critica più demenziale spetta però al Corr iere, che parla di “toni sbagliati” (questione di decibel?) e invita Ingroia a “evitare di esporsi alle critiche”. Oh bella. Ma, per non esporsi alle critiche, i pm dovrebbero evitare certe indagini, non certi toni. Il pm Alfredo Robledo ha appena chiesto i danni a B. che l’aveva accusato di “tramare infamità” e di essere “indegno”. Eppure non ha mai partecipato a raduni di partito. In compenso è uno dei pm che hanno scoperto lo scandalo Mills. Se si fosse girato dall’a l t ra parte, gli avrebbero lasciato fare tutti i raduni che voleva. I magistrati vengono attaccati non per quello che dicono, ma per quello che fanno.

6 mesi e 4 settimane fa
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Indignados, di chi le responsabilità del caos di Roma?

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Come previsto Primo. Cinquecento (o forse meno) teppisti organizzati hanno distrutto la gigantesca e pacifica manifestazione degli Indignati e messo in ginocchio un intero movimento. Il corteo di duecentomila giovani e meno giovani giunti a Roma da tutta Italia e da tutta Europa è stato minato, disarticolato e infine disperso da bande di incappucciati che per cinque ore, praticamente indisturbati hanno tenuto in ostaggio una città, bruciato auto, distrutto banche, saccheggiato negozi, incendiato un blindato dei carabinieri mettendo alle corde forze di polizia numericamente superiori. Chi sono questi professionisti della guerriglia? Da dove vengono? Chi li guida? Chi li paga? Il ministro Maroni parla di “violenza inaccettabile” ma è mai possibile che malgrado i ripetuti allarmi dell’ intelligence, l’orda abbia potuto agire indisturbata? Secondo. Non era difficile prevedere che un’enorme concentrazione di popolo in cui confluivano decine di sigle sindacali e movimentiste, priva di un qualsiasi servizio d’ordine, abbandonata a un’improvvisata autogestione diventasse l’habitat ideale della guerriglia annunciata. Abbiamo visto i manifestanti arrivare allo scontro fisico con i violenti, e perfino bloccarli e consegnarli alle forze dell’ordine. Ma, e lo diciamo agli organizzatori, bisognava pensarci prima. Non vorremmo davvero che la logica dei “compagni che sbagliano” abbia reso ciechi e sordi quanti avrebbero potuto impedire o comunque denunciare l’infiltrazione nel corteo dei manipoli teppisti. I quali hanno inferto al movimento un danno incalcolabile proprio mentre in altre 82 capitali la protesta si dispiegava forte e pacifica. Terzo. Il governatore Draghi, bersaglio simbolo della protesta, ha usato parole sagge accogliendo le ragioni del 99 per cento costretto a pagare il conto dell’1 per cento, presentato dalla grande finanza mondiale. Ma nessuno poteva pensare che un altro 1 per cento, questa volta armato di spranghe avrebbe potuto fare qualcosa di peggio alla generazione degli indignati. (Da Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2011)

7 mesi e 2 settimane fa
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Anna Politkovskaja (30 agosto 1958 – 7 ottobre 2006)

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Putin non può nominarla in presenza del Berluska, altrimenti al nano iniziano a girare pensando alle molte opzioni in più di cui gode l'amico riguardo a come risolvere i problemi.

7 mesi e 3 settimane fa
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Alfano cavalca la cronaca nera: contro i giudici dopo la sentenza Meredith

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Le "Alfanate" su processo Meredith (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi) Da certi commenti sulla sentenza di Perugia, pare quasi che Meredith Kercher si sia suicidata. Della ragazza assassinata non parla quasi nessuno: “Il silenzio dei genitori non ha pagato, in tv si son visti solo i familiari di Amanda Kno x”, osserva la giornalista di N ew sw e e k che segue il caso fin dall’inizio. E, come tutti quelli che conoscono le carte, è colpevolista. Silenzio imbarazzato anche sull’ivoriano Rudy Guede, unico sicuro colpevole uscito dalla lotteria dei cinque verdetti: 4 condanne (3 con rito abbreviato per Rudy, condannato definitivamente a 16 anni, e 1 con rito ordinario per Amanda e Raffaele Sollecito in Corte d’assise), 1 sola assoluzione (quella della Corte d’assise d’appello). Con ciò, per carità, non vogliamo dire che Amanda e Raffaele siano colpevoli: per la Costituzione erano innocenti anche dopo la condanna di primo grado, e lo sarebbero rimasti anche se fosse stata confermata in appello. La loro però rimane un’innocenza provvisoria, visto che entrambi restano imputati di omicidio fino al giudizio di Cassazione. Dopodiché ciascuno potrà continuare a pensarla come vuole. L’unica cosa che ci dovrebbe essere risparmiata sono le lezioni degli americani, che hanno tanto da insegnarci, ma non il garantismo: negli Usa, dopo la prima condanna, si butta via la chiave, non essendo previsto appello. Noi invece processiamo la gente in nome del popolo italiano, con tanto di giuria popolare, e poi la facciamo riprocessare da un altro popolo italiano. Qualcuno sostiene addirittura che Amanda e Raffaele non avrebbero dovuto essere processati né arrestati. Ora, può darsi che la Corte d’assise d’appello non potesse non assolverli, dopo la perizia che neutralizzava le indagini della Scientifica sul coltello e sui ganci del reggiseno. Anche se si ha la sensazione che l’imputato sia colpevole, non si condanna che “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Le prove che bastano per indagare, arrestare, rinviare a giudizio spesso non bastano per condannare. Per questo tanti colpevoli sfuggono alla giustizia. Specie quando i processi sono indiziari: cioè privi di “pistola fumante”, sia essa la confessione dell’imputato o la parola di eventuali testimoni oculari. Un conto è sapere che l’imputato c’entra, un altro è provarlo. Di Amanda e Raffaele sappiamo che c’e n t ra n o . Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sa nulla dell’esistenza di Rudy, descrive la scena del delitto e accusa Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“r icordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”)? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente? E perché Raffaele mente sull’alibi (“quella sera Amanda dormì a casa mia”), subito sbugiardato da vari testimoni? E chi sono i complici di Rudy, condannato per “concorso in omicidio commesso da altri”? Nella stanza di Meredith c’erano tracce solo di Rudy, Amanda e Raffaele. E la sentenza Rudy ha accertato che l’ingresso dell’ivoriano nell’alloggio fu “favorito da Amanda”. Gli indizi, anche scientifici, che hanno tenuto in carcere Amanda e Raffaele per 4 anni non li ha valutati solo la Procura: li hanno poi confermati 1 gup, 9 giudici di tre Riesami e 5 di Cassazione. Se solo la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Poi ci sono le turbative esterne, che sarebbe il caso di rimuovere dai processi. Le indicibili pressioni americane, che ne han fatto un caso politico (a che titolo il Dipartimento di Stato esprime soddisfazione per la sentenza?). La presenza di avvocati-parlamentari (come l’ottima Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia). E il conseguente processo televisivo, dove solo i difensori possono parlare, mentre i pm no, dunque è tutto sbilanciato sulla difesa. Quella dei ricchi e dei famosi, s’intende. Rudy invece è un poveraccio, per giunta negro. Peggio per lui.

7 mesi e 3 settimane fa