Pasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)Se Cota non fosse il BUFFONE CHE E', direbbe "nel dubbio mi dimetto ed andiamo in breve tempo a nuove elezioni che sono convinto di ri-vincere contro tutti in maniera netta ed incontrovertibile"… Inutile aspettarsi questi moti di orgoglio padano da chi finge di averlo…
1 anno e 7 mesi faPasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)28- Dubito anche che i "5 stelle" si ripetano nel far rivincere Cota, anche se chi li vota ha in antipatia i politici in generale, sicuramente aborrano ben più Cota e la Lega …
1 anno e 7 mesi faPasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)28- Ma non è tutto: c’è manca ancora il “bello”. Su uno dei ricorsi il Tar del Piemonte non ha ancora deliberato. Si tratta della lista “Pensionati per Cota” presentata dal consigliere Regionale, Michele Giovine (professionista delle liste civetta) che ha raccolto oltre 27 mila voti. Giovine comparirà il 15 dicembre di fronte al tribunale di Torino, dove sarà giudicato con rito immediato per falso. Quasi tutte le firme dei candidati della lista Pensionati (compresa una prozia classe 1919) sono (secondo le indagini della procura di Torino) “palesemente apocrife”, spesso falsificate all’insaputa degli stessi candidati. Un “vizietto” in cui Giovine era già caduto nel 2005, ma allora ne uscì grazie a una modesta oblazione consentita da una legge (che di fatto depenalizzava il falso in materia elettorale) poi dichiarata incostituzionale. Insomma una lista in tutto e per tutto inesistente. Sul caso Giovine, dopo una serie di rimpalli tra Torino e Roma, deciderà finalmente il Consiglio di Stato il prossimo 19 ottobre. Difficilmente (ma nulla si può escludere) la sentenza sarà favorevole a Cota. In più, trattandosi di lista “inesistente” e non “irregolare” non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di riconteggio e 27 mila voti (quattro volte tanto lo scarto tra i due candidati) andrebbero in fumo. Ma, c’è da scommettere, la parola “fine” è ancora lontana.
1 anno e 7 mesi faFrode fiscale: Silvio e Piersilvio, Berlusconi, indagati a Roma
(0 punti) (0 commenti)QUANTE BALLE SULLA CRISI Uno studio del sito lavoce.info svela la disinformazione sull'ultimo biennio economico: dalle tv alle agenzie governative, i dati vengono svuotati di significato. -Per non disturbare il manovratore- La cassa integrazione aumenta del 10% in un mese, ma per l'Inps è solo un "lieve incremento stagionale". La produzione industriale scende dello 0,1%, eppure per il Tg1 è "il miglior dato dal 2006". In tempi di "campagna elettorale strisciante" una buona parte del potere si gioca sulla percezione della situazione economica da parte dei cittadini. Ma questa percezione, spiega l'economista Tito Boeri, è sistematicamente alterata da una "disinformazione senza precedenti". E non solo dai media o dalla stampa economica. Ora ci si mettono anche le statistiche: "L'Inps e l'agenzia delle entrate forniscono dati 'narrati' in modo da indurre in errore anche chi è in buona fede", dice Boeri, "tanto che l'esercizio del controllo democratico dei cittadini è limitato". In qualsiasi altro Paese, "un presidente dell'istituto di previdenza che non rivela i dati sul precariato 'per evitare un sommovimento popolare' dovrebbe dimettersi". Da noi, invece, anche i dati sull'evasione vengono edulcorati, "e ora sappiamo il perché". L'unica soluzione (parziale) resta la Rete. "Su Internet ci sono buone e cattive informazioni, ma lì la politica ha meno potere di intervento"
1 anno e 7 mesi faFrode fiscale: Silvio e Piersilvio, Berlusconi, indagati a Roma
(0 punti) (0 commenti)Nano-Balle Spaziali: (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi) Qualche anno fa Giovanni Sartori scrisse che “in Italia anche la tv ‘di tutti’ è imbavagliata; il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova. Si capisce, a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime. La verità, sulla nostra tv, non è accertabile”. Il guaio è che chi dovrebbe sbugiardare le menzogne della Tv Unica del Padrone Unico, cioè i giornali, collabora a diffonderle a piene mani. Qualche mese fa i revisionisti di Calciopoli, quelli del “tutti colpevoli, Moggi innocente”, strombazzavano le “nuove intercettazioni”, occultate chissà perché dai carabinieri e dalla Procura di Napoli, che avrebbero dovuto dimostrare come Giacinto Facchetti all’Inter facesse le stesse cose di Lucky Luciano alla Juve, fino al punto di chiedere l’arbitro Collina al designatore Bergamo. Noi scrivemmo che la frase “Metti Collina” l’aveva pronunciata Bergamo, non Facchetti come affermava la difesa Moggi. Bene, il perito del Tribunale ha stabilito definitivamente che la frase era di Bergamo e Facchetti non ha fatto nulla di paragonabile a Moggi. La stessa miseranda fine stanno facendo le panzane sulla “s ve n d i t a ” dell’allogg io monegasco di An e sui “fa l s i ” fabbricati da Massimo Ciancimino sulle carte del padre. Altre balle spaziali invece seguitano a correre su gambe lunghissime. Appena partita l’inchiesta sul caso Porro-Marcegaglia, s’è scatenata la solita canea per screditare il pm Woodcock, quello che “non ne azzecca una”. E il consigliere leghista al Csm, Matteo Brigandì, ha chiesto di aprire una pratica contro di lui perché “quello che viene definito dai giornali ‘metodo Wo o d c o ck ’, nel senso di inchieste che poi si risolvono nel nulla, lede la credibilità della ma gistratura”. Per sapere come finiscono le inchieste di Woodcock, Brigandì potrebbe consultare il suo curriculum depositato al Csm nella pratica per la promozione a magistrato di Corte d’appello. Scoprirebbe che Woodcock ha fatto condannare in vari gradi, fra gli altri, il cancelliere del Tribunale di Potenza che intascava tangenti; il direttore e il presidente del collegio sindacale Inail, entrambi corrotti, che hanno risarcito milioni di euro; l’ambasciatore Vattani e il portavoce finiano Sottile per peculato; gli imprenditori Roberto e Claudio Petrassi per corruzione con l’assessore laziale Gargano; una dirigente dell’Agenzia delle Entrate, a n ch ’essa per corruzione; il più noto avvocato potentino, Piervito Bardi, per favoreggiamento; Fabrizio Corona e altri per varie estorsioni e una corruzione. E ha fatto rinviare a giudizio (ancora in corso), fra gli altri, il magistrato Vincenzo Barbieri (all’epoca dirigente al ministero della Giustizia, ora procuratore capo di Avezzano) per falso, truffa e peculato. Un’altra mega-inchiesta ancora in corso sulle tangenti Total Italia per le estrazioni petrolifere, ha avuto varie conferme fino in Cassazione. Che i Masi i Moggi e i Brigandì dicano le bugie è normale. Che i giornali facciano da palo, un po’ meno.
1 anno e 7 mesi faScelti dai lettori: il "cerchio sovrastrutturale" e i complotti sul nulla
(0 punti) (0 commenti)Nano-Balle Spaziali: (di Marco Travaglio) Qualche anno fa Giovanni Sartori scrisse che “in Italia anche la tv ‘di tutti’ è imbavagliata; il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova. Si capisce, a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime. La verità, sulla nostra tv, non è accertabile”. Il guaio è che chi dovrebbe sbugiardare le menzogne della Tv Unica del Padrone Unico, cioè i giornali, collabora a diffonderle a piene mani. Mauro Masi, sospende Santoro per 10 giorni e chiude A n n o ze ro per due puntate per “f ra s i insinuanti ed espressioni allusive e irriguardose chiaramente volte a denigrare il Direttore Generale della Rai, così concretizzando, di fatto, un attacco personale… come unanimemente recepito dai mass media”. Infatti ancora ieri quasi tutti i giornali scrivevano che Santoro aveva detto “vaf fan…bicchiere”, cioè vaffankulo, a Masi. Ma basta ascoltare le parole di Santoro su Youtube per rendersi conto che, nella lunga metafora sulla fabbrica dei bicchieri, non c’era alcun attacco personale a Masi: “Ma voi imprenditori, se vi dicono che tutti i bicchieri, anche quelli della vostra azienda, devono tutti avere il marchio ‘liber tà’, ex ante, altrimenti non vanno in commercio, cosa gli dite? Che sia l’azienda, il direttore, l’autorità, voi gli direste: ma vaffan…bicchiere, no?”. Possibile che nessuno riporti la frase testuale di Santoro, perché i lettori giudichino la congruità o meno della sanzione? Qualche mese fa i revisionisti di Calciopoli, quelli del “tutti colpevoli, Moggi innocente”, strombazzavano le “nu ove i n t e rc e t t a z i o n i ”, occultate chissà perché dai carabinieri e dalla Procura di Napoli, che avrebbero dovuto dimostrare come Giacinto Facchetti all’Inter facesse le stesse cose di Lucky Luciano alla Juve, fino al punto di chiedere l’arbitro Collina al designatore Bergamo. Noi scrivemmo che la frase “Metti Collina” l’aveva pronunciata Bergamo, non Facchetti come affermava la difesa Moggi. Bene, il perito del Tribunale ha stabilito definitivamente che la frase era di Bergamo e Facchetti non ha fatto nulla di paragonabile a Moggi. La stessa miseranda fine stanno facendo le panzane sulla “s ve n d i t a ” dell’allogg io monegasco di An e sui “fa l s i ” fabbricati da Massimo Ciancimino sulle carte del padre. Altre balle spaziali invece seguitano a correre su gambe lunghissime. Appena partita l’inchiesta sul caso Porro-Marcegaglia, s’è scatenata la solita canea per screditare il pm Woodcock, quello che “non ne azzecca una”. E il consigliere leghista al Csm, Matteo Brigandì, ha chiesto di aprire una pratica contro di lui perché “quello che viene definito dai giornali ‘metodo Wo o d c o ck ’, nel senso di inchieste che poi si risolvono nel nulla, lede la credibilità della ma gistratura”. Per sapere come finiscono le inchieste di Woodcock, Brigandì potrebbe consultare il suo curriculum depositato al Csm nella pratica per la promozione a magistrato di Corte d’appello. Scoprirebbe che Woodcock ha fatto condannare in vari gradi, fra gli altri, il cancelliere del Tribunale di Potenza che intascava tangenti; il direttore e il presidente del collegio sindacale Inail, entrambi corrotti, che hanno risarcito milioni di euro; l’ambasciatore Vattani e il portavoce finiano Sottile per peculato; gli imprenditori Roberto e Claudio Petrassi per corruzione con l’assessore laziale Gargano; una dirigente dell’Agenzia delle Entrate, a n ch ’essa per corruzione; il più noto avvocato potentino, Piervito Bardi, per favoreggiamento; Fabrizio Corona e altri per varie estorsioni e una corruzione. E ha fatto rinviare a giudizio (ancora in corso), fra gli altri, il magistrato Vincenzo Barbieri (all’epoca dirigente al ministero della Giustizia, ora procuratore capo di Avezzano) per falso, truffa e peculato. Un’altra mega-inchiesta ancora in corso sulle tangenti Total Italia per le estrazioni petrolifere, ha avuto varie conferme fino in Cassazione. Che i Masi i Moggi e i Brigandì dicano le bugie è normale. Che i giornali facciano da palo, un po’ meno.
1 anno e 7 mesi faPasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)24- Propenderei più per il contrario, ovvero Cota perderebbe ancora più chiaramente… a quanto pare Cota volontariamente o meno a vinto con la frode, e la legge in questi casi (almeno così era) parla chiaro…
1 anno e 7 mesi faPasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)Avrei voluto sentire i commenti e vedere le reazioni della LEGA (senatùr compreso) a parti invertite, probabilmente avrebbero già occupato con le loro "milizie" il palazzo del governo regionale…al grido di "riprendiamoci quello che è nostro ma che ci hanno rubato"
1 anno e 7 mesi faPasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)Caro LL: Non credo che "l'informatizzazione del voto" cambierebbe in meglio la sicurezza del voto "anzi" probabilmente le zone grigie avrebbero ancora più spazio di azione…
1 anno e 7 mesi faLe pagelle del giovedì
(-1 punto) (0 commenti)Fini, ultima chiamata (di Marco Travaglio su "Il Fatto"): Ora l'ultimo sabotaggio ad Annozero, cioè alla Rai servizio pubblico, cioè alla televisione, verrà gabellato dai soliti gnorri come l'ennesimo capitolo dello scontro personale fra Masi e Santoro (che “fa il martire”), o come una giusta punizione per la lesa maestà perpetrata con la terribile metafora dei bicchieri (invece il premier B. che bestemmia e irride alla Shoah, il ministro Bossi che dialoga col dito medio tra un p0rco qui e un p0rco là, il senatore Ciarrapico che offende gli ebrei, il vicedirettore del Giornale che minaccia di “rompere il ca22o alla Marcegaglia” sono simpatiche reincarnazioni di Lord Brummel). Punizione un po' “s p ro p o r z i o n a t a ”, per dirla con l'impavido Garimberti, che evidentemente non avrebbe obiettato se Santoro fosse stato sospeso per 8 giorni anziché 10. Ma quando ci vuole ci vuole. Insomma il solito tran-tran. Ma è dai tempi di Samarcanda che Santoro è nel mirino dei vertici Rai, anzi dei partiti retrostanti (di destra e di sinistra: nel '96 fu il veltroniano Enzo Siciliano ad accompagnare all'uscio “Michele chi?”). Nella Prima Repubblica i partiti, pur corrotti, rappresentavano milioni di persone e culture vere, figlie magari degeneri della Costituente, dunque anche i censori cercavano di non violentare così platealmente la Costituzione. In questo grottesco crepuscolo della Seconda son saltate tutte le marcature e non si rispettano più nemmeno i fondamentali. Caduto l'ultimo velo, il conflitto d'interessi del governo che controlla la tv pubblica che dovrebbe controllarlo, e che coincide col padrone della tv privata (teoricamente) concorrente, si squaderna in tutta la sua oscena indecenza. Prendersela col solo Masi, ultimo portaordini del Caimano, fa ridere: come meravigliarsi, dopo averlo nominato al Tg1, se Minzolini fa il ventriloquo ad personam del premier, cioè fa il Minzolini. Un anno fa, intercettato dai pm di Trani, persino il dg della Rai definì “roba da Zimbabwe” la chiusura preventiva di Annozero ordinata da B. Poi ha preso la cittadinanza dello Zimbabwe, per non passare per bulgaro. Se qualcuno fosse interessato a un barlume di “ser vizio p u bbl i c o ”, dovrebbe alzare gli occhi e osservare il panorama dall'alto: un paese dove l'informazione è controllata o condizionata o intimidita da un uomo solo, l'unico che non dovrebbe sfiorarla nemmeno con una canna da pesca. Si chiama conflitto d'interessi. Lo può risolvere il Pd? No che non può, nè vuole: ha avuto due occasioni d'oro per smantellarlo una volta per tutte, ma ha preferito mettersi d'accordo col titolare del medesimo. L'unico in grado di sbloccare l'impasse è Fini, presidente della Camera (cioè controllore della Rai) e leader di quella scheggia di maggioranza che inizia a denunciare il conflitto d'interessi, ora che lo assaggia sulla propria schiena. Non basta promuovere convegni sul tema o proporre di privatizzare la Rai, col rischio che la compri il solito prestanome. Se Fli, Pd, Idv e Udc vogliono un governo a tempo che prepari elezioni finalmente libere, la piantino di parlare solo di norme elettorali e presentino una legge semplice semplice: fuori la politica dalla Rai, fuori dalla politica chi controlla tv e giornali. Tutto il resto è chiacchiera. Anzi, Zimbabwe.
1 anno e 7 mesi faSatira: non spariamo “castate”
(0 punti) (0 commenti)Si Scherza: L’altra sera, su La7, è apparso Nicola Porro in stato di evidente alterazione. A un certo punto, riuscendo a stupire persino il conduttore, peraltro aduso a maneggiare casi umani, il Porro lamentava la mancata solidarietà di Napolitano. A che titolo il capo dello Stato dovrebbe tributare solidarietà al Porro, sfugge ai più, compreso probabilmente il Porro medesimo. A meno che il Porro non invochi solidarietà per esser costretto a lavorare con un direttore come Sallusti. Nel qual caso la merita tutta, come del resto Sallusti per essersi ritrovato un vicedirettore come Porro. Uno che, quand’è in vena di scherzi, telefona al portavoce della Marcegaglia per minacciare di “romperle il ca22o per venti giorni”. Che burlone. Feltri, al quale va la nostra solidarietà per avere un direttore e un vicedirettore così, definisce Porro “un pir.la”. Ma Porro, a La7, assicura che scherza anche Feltri. Sono tutti dei gran buontemponi. Forse scherza anche una delle penne di punta del Giornale, Antonio Signorini, che dedica un articolo al Pm Woodcock e alle critiche che in passato gli mosse Fini per la sua “fantasia investigativa”. Signorini cita, fra gli insuccessi di Woodcock, le inchieste su Vallettopoli e sull’ex portavoce finiano Salvo Sottile. Forse non sa che Vallettopoli ha portato alla condanna di Corona & C. per estorsione e altro; e che Sottile è stato condannato a 8 mesi in primo grado per peculato, avendo usato l’autoblu per scarrozzare la signorina Gregoraci. O forse anche Signorini, secondo le usanze della casa, è in vena di burle. Solidarietà anche a lui. E pure a Ferruccio de Bortoli, per essere costretto (ma da chi?) a pubblicare le lenzuolate di Piero Ostellino. L’altro giorno il piccolo Ostello ha riempito mezza pagina di Corriere con un articolo in linguaggio ottocentesco: “Degli ultimi casi d’Italia qui descritti da Piero Ostellino attraverso la libera trasposizione ‘Degli ultimi casi di Romagna’, 1846, di Massimo d’Azeglio”. Ogni tanto Ostellino sprofonda in crisi di identità e si crede Massimo d’Azeglio (ma anche Costantino Nigra, il conte Solaro della Margarita, Quintino Sella, Giovanni Lanza e così via): abbandona il computer, impugna la piuma d’oca, la intinge nel calamaio e verga sapide articolesse a base di lemmi ottocenteschi: “L’arte di murar la casa ad un mattone per volta”, “de’ governi”, “sudditi pontificj”, “a’ sudditi”, “bastante cagione”, “apransi agli Italiani modi liberi e virtuosi”, “vilmente servi all’oro straniero”, “ajutarla”… È la sindrome d’amnesia che coglie il personaggio interpretato da Sordi nel film Troppo forte di Verdone: l’avvocato Gian Giacomo Pignacorelli in Selci che, di punto in bianco, dimentica l’arte forense e diventa un ballerino abbandonando gli attoniti clienti. Ieri, tornato in sé ma non troppo, Ostellino ha ripreso a scrivere in italiano contemporaneo per lanciarsi al salvamento del Giornale perseguitato dai Pm napoletani. Ce l’aveva con gli italiani, che “non si indignano” per l’inchiesta di Napoli, “come se perquisire un giornale fosse la cosa più normale del mondo” (lo è, se ne faccia una ragione). E, non contenti, rispondono a un sondaggio di Sky che era giusto perquisire il Giornale. Ergo siamo “un paese anormale, incivile, ancora fermo al ‘22”. Cioè al fascismo. L’anomalia, a suo dire, non è la telefonata minatoria di Porro al portavoce della Marcegaglia: anzi, di “conversazioni come quella… ne corrono a centinaia tutti i giorni” (anche lui evidentemente è solito chiamare i portavoce di questo o quello minacciando di “rompere il ca22o per 20 giorni” a questo o quello). E nemmeno il fatto che “il padrone del Giornale” – come dice Feltri – sia Confalonieri, presidente di Mediaset, in barba alla legge Gasparri che vieta a Mediaset di controllare giornali. No, l’anomalia è che la magistratura intercetti Porro. Il poveretto non sa che l’intercettato non era Porro, ma il portavoce della Marcegaglia. Poi però, a sorpresa, Ostellino butta lì che “la madre dei cret.ini è sempre incinta”. Un’autocritica ferocissima, forse immeritata. Piena solidarietà anche a lui. (Di M. Travaglio su "Il Fatto Quotidiano" del 12 ottobre 2010)
1 anno e 7 mesi faArpisella, Confindustria e il cerchio sovrastrutturale. Il Grande Fratello esiste?
(0 punti) (0 commenti)6- Era tanto per far capire come funziona l'informazione del Nano: pochi utili economici tanta utilità politico-pratica.
1 anno e 7 mesi faArpisella, Confindustria e il cerchio sovrastrutturale. Il Grande Fratello esiste?
(0 punti) (0 commenti)Paolo Berlusconi è l’editore del Giornale, ma dietro c’è il fratello maggiore. L’arrivo di Feltri ha fatto recuperare copie, ma i conti non tornano ugualmente, c’è lo stato di crisi (chiesto dall'editore) ma a fine anno bisogna mettere mano al portafoglio. Coprire i debiti per continuare a sfornare dossier utili per gettare fango sui nemici del padrone. Ultimo bilancio in rosso di 17 milioni: in cinque anni un buco di 110 milioni. Italo Bocchino: "tanto a pagare ci pensa Silvio"…
1 anno e 7 mesi faLe pagelle del martedì
(0 punti) (0 commenti)ITALIANI SCHIFOSA GENTE http://tv.repubblica.it/edizione/roma/litigano-nel-metro-donna-in-coma-per-un-pugno/54592?video Litigano nel metrò, donna in coma per un pugno L'aggressore è un ventenne romano pregiudicato. La vittima una cittadina romena, infermiera di 32 anni; è stata operata per le gravissime lesioni riportate al cranio. Il diverbio per futili motivi è avvenuto in precedenza, mentre i due si trovavano in fila per il biglietto. La donna colpita resta a terra esanime con la gente che passando la ignora per lungo tempo…
1 anno e 7 mesi faLa fiducia nel Governo crolla al 30%. Berlusconi in caduta libera
(2 punti) (0 commenti)Ad nanum (di Marco Travaglio): Un allegro squadrone di linguisti e glottologi è asserragliato nelle segrete di Palazzo Grazioli e nelle redazioni di tg e quotidiani per trovare vocaboli e slogan accettabili da appiccicare alla prossima legge ad nanum che cancellerà i processi a B. Non son bastate le soavi espressioni “processo breve” (cioè morto) e “leg ittimo impedimento” (cioè illegittimo) a convincere gli italiani che la maggioranza non sta lavorando per Lui, ma per noi. Dunque il sempre disponibile Michele Vietti, vicepresidente del Csm, per indorare la pillola del lodo Alfano costituzionale che farebbe del nostro l’unico paese occidentale dove il premier ha l’autorizzazione a delinquere, ha coniato lo stilnovistico “mettere in sicurezza il presidente del Consiglio”. Come se il premier fosse una fognatura da coibentare contro la fuoruscita di liquami puteolenti o un capannone industriale da mettere a norma con gl’impianti elettrici e antinfortunistici secondo la 626. L’espressione è subito piaciuta ai pompieri della sera: ieri il Corriere parlava di “mettere in sicurezza i processi del premier”. Purtroppo, secondo tutti i dizionari, un conto è mettere in sicurezza qualcosa, un altro è cancellarlo. Ma l’importante è fregare la gente. I finiani hanno già detto che il superlodo lo voteranno. Ma, siccome si impancano a paladini della legalità – cioè della legge uguale per tutti –, sono un po’ imbarazzati nel sostenere una legge che rende uno, il solito, più uguale degli altri. Così Maurizio Saia, che li rappresenta in commissione Giustizia del Senato, annuncia “un sì, ma senza enfasi”. Avevano anche pensato di votare sì fischiettando l’Inno di Mameli, o facendo il muso lungo, o con un dito solo, o con una benda sugli occhi, o coi capelli spettinati, o “contestualizzando” secondo i dettami di mons. Fisichella, o a loro insaputa secondo l’uso di casa Scajola, o saltellando su una gamba, o indossando un berretto da Pulcinella, o con una mano davanti e l’altra dietro (il popolo di Internet si sta scatenando in un’ampia gamma di varianti possibili). Ma alla fine è prevalso il “sì senza enfasi”. Quando accadrà, sarà un grande spettacolo. Del resto, secondo alcuni finiani, B. deve “governare senza condizionamenti giudiziari”. Ora i processi si chiamano così: “Condizionamenti giudiziar i”. Si spera che lo zio della povera Sarah non lo venga a sapere, altrimenti potrebbe chiedere di poter molestare e ammazzare il resto della famiglia “senza condizionamenti giudiziari”. Che qualcuno insomma lo “metta in sicurezza”. Casomai il lodo non arrivasse in tempo, comunque, La Stampa informa che “si ipotizza di inserire nel ddl anti-corruzione un capitoletto dedicato alla prescrizione”, per accorciarla ancora un po’ e ammazzare (anzi mettere in sicurezza) il processo Mills e tutti gli altri processi per corruzione. Ma senza cambiare nome alla legge anti-corruzione: chiamarla pro-corruzione pare brutto, poi la gente capisce. In alternativa, rivela il Pompiere, si opterà per un “processo breve a impatto minimo”: nel senso che cancella solo i processi a B. L’obiettivo, sostiene La Stampa, è “arginare il processo Mills”: finora nel lessico giuridico i processi si istruivano e si celebravano. Ora invece si “arg inano”, manco fossero alluvioni, frane, slavine, valanghe, tsunami, insomma calamità naturali. Del resto la legge del cosiddetto “processo breve” che estingue i processi dopo 6 anni e mezzo (cioè, statisticamente, tutti i processi, che in Italia durano in media 7-8 anni) si intitola “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”. Prima o poi bisognerà, con l’aiuto dei linguisti di scuola arcoriana, riformulare il Codice penale articolo per articolo. Rapina a mano armata? No, “Prelievo bancario breve”. Corruzione? “Legittimo emolumento”. Furto con scasso? “Donazione non consenziente con lieve forzatura dei serramenti”. Omicidio? “Vita breve”. Uxoricidio? “Messa in sicurezza del celibato”. Violenza privata del giornalista? “Stavamo a scherzà”.
1 anno e 7 mesi faLa fiducia nel Governo crolla al 30%. Berlusconi in caduta libera
(0 punti) (0 commenti)2- Ma la faccia che hai nell'avatar la usi anche quando esci la Domenica?
1 anno e 7 mesi faLa fiducia nel Governo crolla al 30%. Berlusconi in caduta libera
(0 punti) (0 commenti)Da Epr a NPN (Nano Patacca Nucleare): Negli USA grazie ai finanziamenti pro nucleare dovevano costruire un impianto Epr francese dell'Edf ma ora fermi tutti, marcia indietro, niente più reattore il progetto non ha i requisiti di sicurezza promessi. Una notizia definita “scioccante” dall’Edf. Anche perché si inserisce in un quadro sempre più imbarazzante per l’azienda che ha progetto gli Epr: il colosso francese Areva è in crescente difficoltà economica anche a causa dei ritardi nella costruzione del reattore di Olkiluoto, in Finlandia (un Epr), che sta andando verso il raddoppio dei costi previsti tanto da provocare una disputa giudiziaria tra Areva e l’azienda finlandese che sta realizzando l’impianto. Il progetto Epr non è stato ancora approvato dall’autorità di sicurezza statunitense. E pochi giorni fa è stato reso noto il rapporto Roussely, firmato dall’ex amministratore delegato di Edf, in cui si ammette un sostanziale fallimento dell’Epr la cui credibilità “è stata seriamente minata dalle difficoltà incontrate sia nel sito di Olkiluoto che a Flamanville, in Francia”. A quanto pare c’è un unico paese che sente un’incontenibile pulsione a ospitare questi impianti: l’Italia. Il governo Berlusconi ha firmato accordi con Parigi impegnandosi a costruire quattro Epr e presentandoli come una tecnologia provata mentre non sono chiari nè i costi nè i livelli di sicurezza. E’ chiaramente un inganno che quasi sicuramente hpenalizzerebbe pesantemente le nostre bollette.
1 anno e 7 mesi faAfghanistan: altri 4 italiani morti in un'imboscata. Siamo a 34
(0 punti) (0 commenti)12- Magari intende dire che se non mandiamo un pò di possibili bersagli da "loro" (facilitandogli la scelta) magari sono "loro" che vengono qui con il rischio che scelgono lui come bersaglio…
1 anno e 7 mesi faAudio: la telefonata tra Porro e Arpisella. È scherzosa o no?
(1 punto) (0 commenti)La stampa indipendente VS stampa dipendente: Ieri il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ha sollevato un importante interrogativo. In un’intervista concessa all’ex direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi, Maurizio Belpietro e andata in onda su una tv di Silvio Berlusconi, Canale 5, Sallusti si è chiesto come mai nessuno ci abbia ancora perquisiti. Durante questa specie di riunione familiare, Sallusti ha illustrato a Belpietro il proprio ragionamento. Lui e il suo vice Nicola Porro, sono finiti sotto indagine per violenza privata perché il presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, si sentiva minacciata dal lavoro dei segugi sguinzagliati dalla loro testata. Ma questa, secondo Sallusti, è una disparità di trattamento. Perché “il presidente del Senato, Renato Schifani, dice ogni giorno in tutte le sedi pubbliche di sentirsi minacciato dall’inchieste de Il Fatto Quotidiano. Un giornale che da due mesi sostiene che Schifani sia mafioso”. Ora, è chiaro che Sallusti va ringraziato. Due volte. La prima perché, bontà sua, si è limitato a buttar lì l’idea (inquietante per il contesto) della perquisizione a Il Fatto, aggiungendo però di “augurarsi che ciò non avvenga”. La seconda perché dà la possibilità a tutti di comprendere la differenza che passa tra il giornalismo dipendente (il suo) e quello indipendente (il nostro). Senza pensare che potesse far piacere o dispiacere a qualcuno e, soprattutto, senza ricevere ordini da editori che non abbiamo, noi de Il Fatto, a partire dallo scorso anno, abbiamo trovato delle notizie sull’avvocato palermitano scelto da Berlusconi come seconda carica dello Stato. E, senza condurre campagne, le abbiamo pubblicate (una ventina di articoli). Quando non abbiamo scritto niente, ciò è accaduto perché non v’era nulla di nuovo da scrivere. E non perché ci era stato chiesto dalla proprietà come è successo a Il Giornale nel caso Marcegaglia. Al portavoce di Schifani abbiamo telefonato per chiedere chiarimenti sui rapporti tra il presidente del Senato e uomini legati a Cosa Nostra, non per proporre accordi sotterranei. E il risultato è stata una causa da 720.000 euro. Che contiamo di vincere. Ma che se perderemo pagheremo di tasca nostra. Con i soldi che ogni giorno ci danno i nostri soli padroni: i lettori.
1 anno e 7 mesi fa- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- 26
- 27
- 28
- 29
- 30
- 31
- 32
- 33
- 34
- 35
- 36
- 37
- 38
- 39
- 40
- 41
- 42
- 43
- 44
- 45
- 46
- 47
- 48
- 49
- 50
- 51
- 52
- 53
- 54
- 55
- 56
- 57
- 58
- 59
- 60
- 61
- 62
- 63
- 64
- 65
- 66
- 67
- 68
- 69
- 70
- 71
- 72
- 73
- 74
- 75
- 76
- 77
- 78
- 79
- 80
- 81
- 82
- 83
- 84
- 85
- 86
- 87
- 88
- 89
- 90
- 91
- 92
- 93
- 94
- 95
- 96
- 97
- 98
- 99
- 100
- 101
- 102
- 103
- 104
- 105
- 106
- 107
- 108
- 109
- 110
- 111
- 112
- 113
- 114
- 115
- 116
- 117
- 118
- 119
- 120
- 121
- 122
- 123
- 124
- 125
- 126
- 127
- 128
- 129
- 130
- 131
- 132
- 133
- 134
- 135
- 136
- 137
- 138
- 139
- 140
- 141
- 142
- 143
- 144
- 145
- 146
- 147
- 148
- 149
- 150
- 151
- 152
- 153
- 154
- 155
- 156
- 157
- 158
- 159
- 160
- 161
- 162
- 163
- 164
- 165
- 166
- 167
- 168
- 169
- 170
- 171
- 172
- 173
- 174
- 175
- 176
- 177
- 178
- 179
- 180
- 181
- 182
- 183
- 184
- 185
- 186
- 187
- 188
- 189
- 190
- 191
- 192
- 193
- 194
- 195
- 196
- 197
- 198
- 199
- 200
- 201
- 202
- 203
- 204
- 205
- 206
- 207
- 208
- 209
- 210
- 211
- 212
- 213
- 214
- 215
- 216
- 217
- 218
- 219
- 220
- 221






Pasticcio elezioni Piemonte: il riconteggio dà ragione alla Bresso
(0 punti) (0 commenti)33- Mi è capitato di parlare con rappresentanti (attivo) 5stelle e anche semplice elettori di tale lista, anche per loro nonostante i distinguo e l'avversione per tutti gli attuali politici mestieranti in generale (dx sx cx), ammettono che ora la priorità è spazzare via i governi pdl-lega il prima possibile…
1 anno e 7 mesi fa