Milano, casse vuote a Palazzo Marino. Pisapia: "La Moratti ha mentito sul bilancio"
(0 punti) (0 commenti)Il buco lo ripianino i Moratti, invece di buttare i soldi nell'Inter mettendoli poi in conto a noi con gli aumenti spropositati del carburante…
11 mesi e 1 settimana faMilano, casse vuote a Palazzo Marino. Pisapia: "La Moratti ha mentito sul bilancio"
(2 punti) (0 commenti)E la Lega "ancora ciancia a sproposito" sulla buona amministrazione leghista nel "Loro Nord"…Milano la governavano da decenni.
11 mesi e 1 settimana faGoverno, maggioranza ok alla Camera. Berlusconi gongola. Mentre i pensionati ...
(0 punti) (0 commenti)CROZZA… La sua è l'analisi più lucida sui fatti "politici" più recenti, non ci resta che ridere…(per non piangere) http://www.youtube.com/watch?v=E3BBb-Gchcw
11 mesi e 1 settimana faPontida, Bossi fra balle finte (agli italiani) e minacce vere (a Berlusconi)
(0 punti) (0 commenti)CON L'ARRIVO DELL'ESTATE RITORNA IL DRAMMA DEGLI ANZIANI LASCIATI SOLI…. Ovvero "L’hanno rimasto solo": “M’hanno rimasto solo, ‘sti quattro c0rnuti. Me so’ ‘nfilato dentro lo scarico della mondezza, l’ho presa tutta addosso. Cinque ore so’ lì dentro, coi bacherozzi e i sorci…”. Niente di meglio dell’ “Audace colpo dei soliti ignoti” per immortalare il tramonto del Grande Comunicatore che non comunica più. O meglio: ci prova, ma non trova più nessuno a cui comunicare. Incomunicabilità totale. Mediaset perde ascolti a rotta di collo. Un paio di milioni d’italiani, pur di non vederlo, non perdono un istante della festa della Fiom. E dalle ultime intercettazioni sulla P4 la sua voce non risulta nemmeno una volta. Non pervenuta. Chi conta e vuole contare chiama altri (a proposito, un appello ai pm: intercettatelo di nuovo, foss’anche mentre racconta una barzelletta del secolo scorso, sennò ne fa una malattia). Tristi anche gli avvistamenti di Zappadu, tornato nei pressi di villa Certosa sul luogo del relitto dopo un paio d’anni di assenza: quel luogo un tempo meta di goderecci pellegrinaggi di decine di ragazze, ministre, ballerine, mignotte, menestrelli di corte, pare improvvisamente troppo vasto, smisurato, sproporzionato per quell’omino flaccido e stanco in tuta blu da benzinaio, affiancato da appena due Papi girl sfuggite alla decimazione giudiziaria e piuttosto annoiate. Una mestizia infinita. L’altro giorno, poi, l’agghiacciante immagine della saletta deserta di un hotel calabrese, una distesa di poltroncine bianche che ascoltano in religioso silenzio la benedizione telefonica del premier: “Pronto! Vi porto il saluto di tutto il governo, un saluto di cuore a tutti!”. Tecnici ed elettricisti che, dopo il raduno ormai concluso della Fondazione John Motta, stanno smontando gli impianti di amplificazione non credono ai loro orecchi quando sentono giungere dall’o l t re t o m b a una voce un tempo nota e ascoltata da folle osannanti. “Ma chi è? Un saluto a tutti chi?”. “Ma che, è proprio Berlusconi?”. “Ma sì, è proprio lui”. E giù a ridere. Chi glielo dice, al pover’uomo, che sono andati via tutti? Riconvocati d’urgenza alcuni relatori strappati al buffet, fra cui Nucara, quello che doveva reclutare folle di “responsa bili” ma non ne acchiappò nemmeno uno (provvide poi Verdini, coi suoi metodi persuasivi, a scilipotare la fu maggioranza). Neanche Nucara ha il cuore di svelare al premier che è tutto finito, non c’è più nessuno, nemmeno uno Scilipoti. E allora gli passa un tale avvocato John Motta, uno zio d’America che parla come Stanlio e Ollio e ringrazia tanto il Presidente a nome di tutte le poltroncine bianche all’ascolto. Alcuni camerieri, portabagagli e addetti alle pulizie racimolati alla bell’e meglio si spellano le mani per simulare una platea brulicante. E lui, il Presidente Telefonista, parte in quarta col monologo-fiume. S’è anche preparato, poveretto: “Saluto il nostro Gianni Motta che ha cambiato nome in John Mott e dopo una vita difficile ce l’ha fatta…”. Poi, dopo una ventina di minuti, chiude il comizio tutto accaldato: “Viva gli Stati Uniti d’America che gl’italiani, i figli e i nipoti di italiani hanno contribuito a rendere grandi! Viva la Calabria! Viva l’Italia”. Clap clap. Ora Nucara accusa la solita informazione dell’odio di aver manipolato le immagini, ben sapendo ciò che l’attende al rientro a Roma. Ieri poi il processo Mills: il primo senza scudo, il primo con un testimone – Attanasio – che osa parlargli contro. Fino a un mese fa ogni udienza richiamava folle di tifosi pro e contro. Ieri invece, a parte i giornalisti, alcuni poliziotti in assetto antisommossa e qualche passante incuriosito da cotanto spiegamento, il deserto. Nemmeno un Lassini sfuso, una cugina della Santanchè, nessuno. Stavolta una voce pietosa, forse quella dell’on. avv. Ghedini, ha avvertito l’insolito ignoto: “Presidente, inutile uscire dall’ingresso principale, ci sarebbe un pertugio secondario. Pazienza, è andata così, sarà meglio la p ro s s i m a ”. L’hanno rimasto (di Marco Travaglio su "Il Fatto")
11 mesi e 1 settimana faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)L’hanno rimasto solo di Marco Travaglio “M’hanno rimasto solo, ‘sti quattro c0rnuti. Me so’ ‘nfilato dentro lo scarico della mondezza, l’ho presa tutta addosso. Cinque ore so’ lì dentro, coi bacherozzi e i sorci…”. Niente di meglio dell’ “Audace colpo dei soliti ignoti” per immortalare il tramonto del Grande Comunicatore che non comunica più. O meglio: ci prova, ma non trova più nessuno a cui comunicare. Incomunicabilità totale. Mediaset perde ascolti a rotta di collo. Un paio di milioni d’italiani, pur di non vederlo, non perdono un istante della festa della Fiom. E dalle ultime intercettazioni sulla P4 la sua voce non risulta nemmeno una volta. Non pervenuta. Chi conta e vuole contare chiama altri (a proposito, un appello ai pm: intercettatelo di nuovo, foss’anche mentre racconta una barzelletta del secolo scorso, sennò ne fa una malattia). Tristi anche gli avvistamenti di Zappadu, tornato nei pressi di villa Certosa sul luogo del relitto dopo un paio d’anni di assenza: quel luogo un tempo meta di goderecci pellegrinaggi di decine di ragazze, ministre, ballerine, mignotte, menestrelli di corte, pare improvvisamente troppo vasto, smisurato, sproporzionato per quell’omino flaccido e stanco in tuta blu da benzinaio, affiancato da appena due Papi girl sfuggite alla decimazione giudiziaria e piuttosto annoiate. Una mestizia infinita. L’altro giorno, poi, l’agghiacciante immagine della saletta deserta di un hotel calabrese, una distesa di poltroncine bianche che ascoltano in religioso silenzio la benedizione telefonica del premier: “Pronto! Vi porto il saluto di tutto il governo, un saluto di cuore a tutti!”. Tecnici ed elettricisti che, dopo il raduno ormai concluso della Fondazione John Motta, stanno smontando gli impianti di amplificazione non credono ai loro orecchi quando sentono giungere dall’o l t re t o m b a una voce un tempo nota e ascoltata da folle osannanti. “Ma chi è? Un saluto a tutti chi?”. “Ma che, è proprio Berlusconi?”. “Ma sì, è proprio lui”. E giù a ridere. Chi glielo dice, al pover’uomo, che sono andati via tutti? Riconvocati d’urgenza alcuni relatori strappati al buffet, fra cui Nucara, quello che doveva reclutare folle di “responsa bili” ma non ne acchiappò nemmeno uno (provvide poi Verdini, coi suoi metodi persuasivi, a scilipotare la fu maggioranza). Neanche Nucara ha il cuore di svelare al premier che è tutto finito, non c’è più nessuno, nemmeno uno Scilipoti. E allora gli passa un tale avvocato John Motta, uno zio d’America che parla come Stanlio e Ollio e ringrazia tanto il Presidente a nome di tutte le poltroncine bianche all’ascolto. Alcuni camerieri, portabagagli e addetti alle pulizie racimolati alla bell’e meglio si spellano le mani per simulare una platea brulicante. E lui, il Presidente Telefonista, parte in quarta col monologo-fiume. S’è anche preparato, poveretto: “Saluto il nostro Gianni Motta che ha cambiato nome in John Mott e dopo una vita difficile ce l’ha fatta…”. Poi, dopo una ventina di minuti, chiude il comizio tutto accaldato: “Viva gli Stati Uniti d’America che gl’italiani, i figli e i nipoti di italiani hanno contribuito a rendere grandi! Viva la Calabria! Viva l’Italia”. Clap clap. Ora Nucara accusa la solita informazione dell’odio di aver manipolato le immagini, ben sapendo ciò che l’attende al rientro a Roma. Ieri poi il processo Mills: il primo senza scudo, il primo con un testimone – Attanasio – che osa parlargli contro. Fino a un mese fa ogni udienza richiamava folle di tifosi pro e contro. Ieri invece, a parte i giornalisti, alcuni poliziotti in assetto antisommossa e qualche passante incuriosito da cotanto spiegamento, il deserto. Nemmeno un Lassini sfuso, una cugina della Santanchè, nessuno. Stavolta una voce pietosa, forse quella dell’on. avv. Ghedini, ha avvertito l’insolito ignoto: “Presidente, inutile uscire dall’ingresso principale, ci sarebbe un pertugio secondario. Pazienza, è andata così, sarà meglio la p ro s s i m a ”. L’hanno rimasto
11 mesi e 1 settimana faBisignani, Papa e i servizi segreti: la politica trema
(0 punti) (0 commenti)BU BU (ZERO ZERO) SETTETE!!! Dura la vita del segugio. Prendete Gian Marco Chiocci, il watch dog più olfattivo del Giornale. L’estate scorsa la trascorse fra Montecarlo e il mobilificio Castellucci sull’Au re l i a , all’inseguimento della celebre cucina componibile Scavolini di casa Tulliani. Poi traslocò a Saint Lucia, Caraibi, alle calcagna del pirotecnico ministro Francis. Rischiò anche un dirottamento in quel di Mantova, quando il vicedirettore Porro minacciò il portavoce di Confindustria di “sguinzagliare i nostri segugi contro la Marcega glia”. Mai un attimo di requie. L’altro giorno nuova mission impossible: scoprire le intenzioni delle toghe rosse napoletane che indagano su Bisignani, dunque terrorizzano Rosa Santanchè e, di carambola, Olindo Sallusti. Lui va, annusa e riferisce la solita patacca allo zio Tibia: “Vogliono arrestare la Daniela”. Ma, astuto come una volpe, non chiama dal suo cellulare: a furia di scrivere che siamo tutti intercettati, ha finito per crederci e dunque s’infila in un phone center per immigrati. Lì, quatto quatto, gatton gattoni, occhiali scuri e cappello alla Sherlock Holmes, orecchie volpine mimetizzate sotto il bavero alzato dell’impermeabile, comunica al direttore la ferale notizia, ovviamente farlocca. Pare che uscendo, tutto compiaciuto per aver eluso i controlli del Grande Fratello Togato, faccia il gesto dell’ombrello. Non sa, il tapino, che proprio quel phone center, l’unico in tutta Napoli, è al centro di un’indagine per droga: tutti i telefoni sotto controllo, cimici e microcamere in ogni dove. Così, in tempo reale, gli investigatori intercettano la chiamata, che finisce agli atti dell’inchiesta P4. Cosa che non sarebbe accaduta se il segugio avesse usato il portatile. Individuare i movimenti dell’unico bianco in un locale tutto occupato da africani, cinesi e cingalesi è piuttosto agevole. La scena ricorda quella di Fantozzi che, volendo chiamare il megadirettore galattico in incognito, per non farsi riconoscere s’infila una patata in bocca, si calza una pentola in testa, si pinza il naso con una molletta da bucato e annuncia trionfante a Filini: “Faccio l’accento svedese”. Compone il numero, biascica un “p ro n …” e già il megadirettore lo sgama: “Fantocci, è lei? Si tolghi subito quella patata di bocca”. Viene anche in mente l’episodio clou della breve e ingloriosa carriera di Renato Farina al servizio del Sismi di Niccolò Pollari e del fido Pio Pompa. Pollari teme di finire nei guai per il sequestro di Abu Omar e il 19 maggio 2006 Pompa spedisce Farina, alias “a gente Betulla”, alla Procura di Milano in missione per conto di dio, come i Blues Brothers: deve carpire notizie top secret sulle indagini con una finta intervista ai pm Spataro e Pomarici, e possibilmente depistarli con false informazioni sulle complicità della Digos e di un pm nel rapimento (una manovra per far trasferire il processo a Brescia). Farina Doppio Zero, allora vicedirettore di L i b e ro , non sa che Pompa è già intercettato: i pm, quando accettano di parlargli, già sanno tutto. E stanno al gioco. Lui, rotolando trafelato verso la Procura, ripassa le domande al telefono con Pompa. Poi sale nell’ufficio dei pm che lo aspettano al varco, gli vendono un po’ di fumo e, trattenendo il riso con terribili sforzi maxillofacciali, gli domandano perché sia così interessato al ruolo di Pollari nel caso. “Io sono cattolico – improvvisa il machiavellico spioncino – e mi spiacerebbe se un cattolico come Pollari facesse cose brutte”. Manca poco che i magistrati finiscano sotto il tavolo per le risate. Lui intanto scende in strada e fa rapporto a Pompa: “È stata durissima, ho rischiato l’arresto, ma alla fine li ho messi all’angolo e ho avuto quel che cercavo”. Cioè un sacco di balle. Farina patteggerà sei mesi per favoreggiamento nel sequestro e sarà radiato dall’Ordine dei giornalisti. Ma ora l’agente Doppio Zero ha un erede. Piccole Betulle crescono. (Di Travaglio su "Il Fatto")
11 mesi e 2 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Il segugio di Marco Travaglio Dura la vita del segugio. Prendete Gian Marco Chiocci, il watch dog più olfattivo del Giornale. L’estate scorsa la trascorse fra Montecarlo e il mobilificio Castellucci sull’Au re l i a , all’inseguimento della celebre cucina componibile Scavolini di casa Tulliani. Poi traslocò a Saint Lucia, Caraibi, alle calcagna del pirotecnico ministro Francis. Rischiò anche un dirottamento in quel di Mantova, quando il vicedirettore Porro minacciò il portavoce di Confindustria di “sguinzagliare i nostri segugi contro la Marcega glia”. Mai un attimo di requie. L’altro giorno nuova mission impossible: scoprire le intenzioni delle toghe rosse napoletane che indagano su Bisignani, dunque terrorizzano Rosa Santanchè e, di carambola, Olindo Sallusti. Lui va, annusa e riferisce la solita patacca allo zio Tibia: “Vogliono arrestare la Daniela”. Ma, astuto come una volpe, non chiama dal suo cellulare: a furia di scrivere che siamo tutti intercettati, ha finito per crederci e dunque s’infila in un phone center per immigrati. Lì, quatto quatto, gatton gattoni, occhiali scuri e cappello alla Sherlock Holmes, orecchie volpine mimetizzate sotto il bavero alzato dell’impermeabile, comunica al direttore la ferale notizia, ovviamente farlocca. Pare che uscendo, tutto compiaciuto per aver eluso i controlli del Grande Fratello Togato, faccia il gesto dell’ombrello. Non sa, il tapino, che proprio quel phone center, l’unico in tutta Napoli, è al centro di un’indagine per droga: tutti i telefoni sotto controllo, cimici e microcamere in ogni dove. Così, in tempo reale, gli investigatori intercettano la chiamata, che finisce agli atti dell’inchiesta P4. Cosa che non sarebbe accaduta se il segugio avesse usato il portatile. Individuare i movimenti dell’unico bianco in un locale tutto occupato da africani, cinesi e cingalesi è piuttosto agevole. La scena ricorda quella di Fantozzi che, volendo chiamare il megadirettore galattico in incognito, per non farsi riconoscere s’infila una patata in bocca, si calza una pentola in testa, si pinza il naso con una molletta da bucato e annuncia trionfante a Filini: “Faccio l’accento svedese”. Compone il numero, biascica un “p ro n …” e già il megadirettore lo sgama: “Fantocci, è lei? Si tolghi subito quella patata di bocca”. Viene anche in mente l’episodio clou della breve e ingloriosa carriera di Renato Farina al servizio del Sismi di Niccolò Pollari e del fido Pio Pompa. Pollari teme di finire nei guai per il sequestro di Abu Omar e il 19 maggio 2006 Pompa spedisce Farina, alias “a gente Betulla”, alla Procura di Milano in missione per conto di dio, come i Blues Brothers: deve carpire notizie top secret sulle indagini con una finta intervista ai pm Spataro e Pomarici, e possibilmente depistarli con false informazioni sulle complicità della Digos e di un pm nel rapimento (una manovra per far trasferire il processo a Brescia). Farina Doppio Zero, allora vicedirettore di L i b e ro , non sa che Pompa è già intercettato: i pm, quando accettano di parlargli, già sanno tutto. E stanno al gioco. Lui, rotolando trafelato verso la Procura, ripassa le domande al telefono con Pompa. Poi sale nell’ufficio dei pm che lo aspettano al varco, gli vendono un po’ di fumo e, trattenendo il riso con terribili sforzi maxillofacciali, gli domandano perché sia così interessato al ruolo di Pollari nel caso. “Io sono cattolico – improvvisa il machiavellico spioncino – e mi spiacerebbe se un cattolico come Pollari facesse cose brutte”. Manca poco che i magistrati finiscano sotto il tavolo per le risate. Lui intanto scende in strada e fa rapporto a Pompa: “È stata durissima, ho rischiato l’arresto, ma alla fine li ho messi all’angolo e ho avuto quel che cercavo”. Cioè un sacco di balle. Farina patteggerà sei mesi per favoreggiamento nel sequestro e sarà radiato dall’Ordine dei giornalisti. Ma ora l’agente Doppio Zero ha un erede. Piccole Betulle crescono.
11 mesi e 2 settimane faCelentano esulta da Mentana. "Sconfitta per il governo"
(0 punti) (0 commenti)Caro LL Sei alla frutta: E' un caso di simbiosi con il tuo idolo politico in caduta libera?
11 mesi e 2 settimane faGoverno del "fare". Tremonti: "Colpire l'evasione fiscale". La Camusso: "Solite promesse"
(0 punti) (0 commenti)Berluscones Brava gentaglia (in privato) Dura la vita di chi deve mentire sempre, non può mai dire ciò che pensa e, quando esce di casa ogni mattina, indossa la maschera per apparire il contrario di ciò che è. Questo è il destino della corte dei miracolati che da 17 anni circonda B. Politici, portaborse, giornalisti, intellettuali, semplici elettori non fanno che nascondere la verità (anche a se stessi) per continuare a dargli ragione, a difenderlo, a votarlo, qualunque cosa faccia e dica. Poi viene il momento di mettersi in pantofole e dire finalmente qualche liberatoria verità. Di nascosto, sottovoce. È accaduto anche a madama Daniela Garnero da Cuneo, maritata Santanchè, sottosegretario all’Attuazione del programma, al telefono con il compaesano e socio Flavio Briatore. Il 3 aprile, come anticipato dal Fatto la settimana scorsa, la Finanza che indaga sulle presunte evasioni fiscali del manager cuneese, intercetta un paio di colloqui fra i due. Parlano di alta politica (il nuovo sindaco di Cuneo), poi Briatore racconta che è andato a trovarlo Lele Mora e gli ha confidato: “Tu t t o continua come se nulla fosse”. Cioè i bungabunga presidenziali. Lei: “Roba da pazzi”. Lui: “Non più lì (ad Arcore, ndr), ma nell’altra villa (Gernetto, sede dell’Università delle Libertà, ndr). Tutto come prima, non è cambiato un ca22o. Come prima più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro. Centovetr ine”. Lei: “Ma ti rendi conto? Ma sei sicuro che lui ha ripreso?”. Lui: “Sì, al cento per cento”. Lei: “Io sono senza parole”. Difficile immaginare la Santanchè senza parole, infatti continua: “Ma perché?”. E lui: “È malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui stanche che vanno via da lui. Oh, queste qui ormai lo sanno! Dopo due botte cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate”. Lui e lei sanno tutto delle ragazze che si prostituiscono ad Arcore per il “ve c chi o p-o-r-c-o ” (copyright Belpietro) ansioso di sentirsi decantare le sue virtù di maratoneta, così si liberano prima e magari la busta del rag. Spinelli cresce di volume. Pochi giorni prima a La7 madama Garnero mascherata da Santanchè tuonava contro l’inchiesta Ruby: “Queste ‘verità’ non hanno riscontri oggettivi. Un’inchiesta spionistica e dispendiosa che viola la privacy del premier senza un reato. Queste ragazze raccontano balle. Sono stata a pranzi e cene ad Arcore, ma non ho mai visto le cose che si raccontano. A me non risulta che sia facile entrare ad Arcore, ma spiare Arcore. È spionaggio, stupro, un brutto trucco della Procura”. Negli stessi giorni in cui il lato A di madama parlava dei bungabunga con Briatore, il lato B votava con altri 313 deputati la mozione su Ruby nipote di Mubarak: nessuno di quei 314 “onore voli” ha mai creduto per un solo istante a ciò che stava votando. “Mora – rivela l’amico Flavio – era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il 50% dei soldi” (prestati da B., ndr). E poi Fede è andato a dire al Presidente ‘erano i soldi che gli avevo prestato’. Invece non è vero, figlio di pu77ana”. La Santanchè tornata Garnero (lato B) commenta lapidaria: “Che gentaglia”. Briatore si trasforma in un vecchio saggio: “Ha ragione Veronica, è malato. Uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui!”. Lei: “Vabbè, ma allora qua crolla tutto”. Lui diventa addirittura uno statista: “Dani, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che dev’essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei la notte. Ma non per le tr0ie: per la situazione in Italia. Prima o poi la gente comincia a tirare le monete”. Lei: “Stanno già tirando”. Un mese dopo la Garnero (lato B) torna Santanchè (lato A) e starnazza in Tribunale: “La Boccassini è una metastasi”. In privato, per l’onorevole double face, il malato è il premier e la gentaglia sono i Fede. In pubblico la malattia sono i magistrati. Tanto la gente vede solo il lato A. (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)
11 mesi e 2 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Berluscones Brava gentaglia (in privato) Dura la vita di chi deve mentire sempre, non può mai dire ciò che pensa e, quando esce di casa ogni mattina, indossa la maschera per apparire il contrario di ciò che è. Questo è il destino della corte dei miracolati che da 17 anni circonda B. Politici, portaborse, giornalisti, intellettuali, semplici elettori non fanno che nascondere la verità (anche a se stessi) per continuare a dargli ragione, a difenderlo, a votarlo, qualunque cosa faccia e dica. Poi viene il momento di mettersi in pantofole e dire finalmente qualche liberatoria verità. Di nascosto, sottovoce. È accaduto anche a madama Daniela Garnero da Cuneo, maritata Santanchè, sottosegretario all’Attuazione del programma, al telefono con il compaesano e socio Flavio Briatore. Il 3 aprile, come anticipato dal Fatto la settimana scorsa, la Finanza che indaga sulle presunte evasioni fiscali del manager cuneese, intercetta un paio di colloqui fra i due. Parlano di alta politica (il nuovo sindaco di Cuneo), poi Briatore racconta che è andato a trovarlo Lele Mora e gli ha confidato: “Tu t t o continua come se nulla fosse”. Cioè i bungabunga presidenziali. Lei: “Roba da pazzi”. Lui: “Non più lì (ad Arcore, ndr), ma nell’altra villa (Gernetto, sede dell’Università delle Libertà, ndr). Tutto come prima, non è cambiato un ca22o. Come prima più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro. Centovetr ine”. Lei: “Ma ti rendi conto? Ma sei sicuro che lui ha ripreso?”. Lui: “Sì, al cento per cento”. Lei: “Io sono senza parole”. Difficile immaginare la Santanchè senza parole, infatti continua: “Ma perché?”. E lui: “È malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui stanche che vanno via da lui. Oh, queste qui ormai lo sanno! Dopo due botte cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate”. Lui e lei sanno tutto delle ragazze che si prostituiscono ad Arcore per il “ve c chi o p-o-r-c-o ” (copyright Belpietro) ansioso di sentirsi decantare le sue virtù di maratoneta, così si liberano prima e magari la busta del rag. Spinelli cresce di volume. Pochi giorni prima a La7 madama Garnero mascherata da Santanchè tuonava contro l’inchiesta Ruby: “Queste ‘verità’ non hanno riscontri oggettivi. Un’inchiesta spionistica e dispendiosa che viola la privacy del premier senza un reato. Queste ragazze raccontano balle. Sono stata a pranzi e cene ad Arcore, ma non ho mai visto le cose che si raccontano. A me non risulta che sia facile entrare ad Arcore, ma spiare Arcore. È spionaggio, stupro, un brutto trucco della Procura”. Negli stessi giorni in cui il lato A di madama parlava dei bungabunga con Briatore, il lato B votava con altri 313 deputati la mozione su Ruby nipote di Mubarak: nessuno di quei 314 “onore voli” ha mai creduto per un solo istante a ciò che stava votando. “Mora – rivela l’amico Flavio – era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il 50% dei soldi” (prestati da B., ndr). E poi Fede è andato a dire al Presidente ‘erano i soldi che gli avevo prestato’. Invece non è vero, figlio di pu77ana”. La Santanchè tornata Garnero (lato B) commenta lapidaria: “Che gentaglia”. Briatore si trasforma in un vecchio saggio: “Ha ragione Veronica, è malato. Uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui!”. Lei: “Vabbè, ma allora qua crolla tutto”. Lui diventa addirittura uno statista: “Dani, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che dev’essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei la notte. Ma non per le tr0ie: per la situazione in Italia. Prima o poi la gente comincia a tirare le monete”. Lei: “Stanno già tirando”. Un mese dopo la Garnero (lato B) torna Santanchè (lato A) e starnazza in Tribunale: “La Boccassini è una metastasi”. In privato, per l’onorevole double face, il malato è il premier e la gentaglia sono i Fede. In pubblico la malattia sono i magistrati. Tanto la gente vede solo il lato A. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")
11 mesi e 2 settimane faReferendum: lo spot per sordi di Corrado Guzzanti
(0 punti) (0 commenti)LE GOVERNIADI Non è uno scherzo: dal 14 al 17 luglio si terrà sul lago di Bolsena la I edizione delle “Governiadi. I giochi di ruolo della politica”, iniziativa della Consulta di Formazione Politica del Pdl, a cura delle associazioni iPolis e ReLazione e delle fondazioni Craxi, Riformismo&Libertà, Magna Carta, Nuova Italia, Giovine Italia, Italia Protagonista, Cristoforo Colombo per la Libertà, Club della Libertà e Free Foundation. Dietro le varie sigle si nascondono nemmeno tanto bene la Lorenzin, la Craxi, la Meloni, Quagliariello, Cicchitto, Valducci, Brunetta, Alemanno, perfino Scajola (a sua insaputa) e Gasparri (all’insaputa di tutti gli altri). Si tratta – recita il comunicato – del “primo serio tentativo di giochi di ruolo della politica ispirato alle prestigiose Summer School anglosassoni”. Le squadre si sfideranno “su tre problemi tratti da altrettanti casi concreti, in una gara di oratoria e una gara di abilità”, sotto lo sguardo di “una giuria presieduta da importanti esponenti del Governo, della politica e da tecnici qualificati”. Mica dei pirla qualsiasi: gente del calibro di un Frattini, un Calderoli, una Gelmini, una Brambilla, più i “tecnici” (alcuni idraulici ed elettricisti). “Ogni squadra sarà affiancata da tutor”. Nel caso in cui il tutor sia Bossi, o Bondi, o Brunetta, o Giovanardi, si renderà necessario il tutor del tutor. “Sarà un’occasione per vedere il nuovo Obama lanciarsi in un’orazione sulle rinnovabili o un piccolo Calamandrei trovare un comma sperduto della Costituzione da rinfrescare”. Per allietare l’a l l e gra brigata, si giocherà pure “il partitone del secolo” fra le Nazionali dei deputati e degli Amministratori locali (i pochi scampati alle ultime elezioni). Scopo delle Governiadi è “simulare situazioni tratte dalla realtà, dando ai partecipanti l’opportunità di trovare soluzione innovative (sic, ndr) a problemi politici grazie all’interazione di esperienze diverse”. Per esempio. 1) Facciamo finta che B. sia al governo da tre anni e abbia promesso di ridurre le tasse, aumentare i posti di lavoro, sburocratizzare il paese, ripulire Napoli, ricostruire L’Aquila, rilanciare l’economia, costruire ponti sullo stretto e sul largo, Tav, centrali nucleari, transiberiane e muraglie cinesi, mentre è riuscito a collezionare un processo per prostituzione minorile, un altro per fondi neri, un terzo per minaccia a corpo dello Stato (pressioni sull’Agcom per chiudere A n n o ze ro ); più la chiusura di A n n o ze ro , lo sfascio della giustizia, dell’economia, della scuola e della Rai, qualche figura di me3da nel mondo e vari disastri elettorali. Come risolvere i suddetti problemi, puramente simulati s’intende, con soluzioni innovative grazie all’interazione di esperienze diverse? 2) Mettiamo che un ministro, si fa per scherzare si capisce, scopra che quella che credeva la sua casa l’ha pagata un altro senza dirgli niente: il concorrente alla gara oratoria dovrà escogitare una frase di senso compiuto, possibilmente in linea col principio di non contraddizione, che consenta al malcapitato ministro di farsi ancora vedere in giro? 3) Immaginiamo che un premier qualsiasi baci la mano a Gheddafi e poi lo bombardi: c’è per caso un nuovo Obama o un piccolo Calamandrei o anche solo un Brunetta in grandezza naturale che riesce a dimostrarne la tetragona coerenza? 4) Poniamo il caso, sempre per celia s’intende, che un premier a caso o qualcuno dei suoi sia inseguito dai gendarmi intenzionati ad ammanettarli e a incarcerarli: qualcuno, magari con “una gara di a bilità” ma soprattutto di destrezza, è in grado di risolvere il loro problema? Impossibile al momento conoscere i nomi dei politici presenti: “Parter re sarà ricchissimo, nomi variopinti e molto in voga”, ma “ancora top secret”. L’ospite d’onore però si può già intuire leggendo il comunicato fra le righe, là dove si elogia “la tenacia di Platone, che più i tiranni di Siracusa lo ingabbiavano, più lui tornava”. Traduzione: Berlusconi ci sarà. (DI TRAVAGIO SU "IL FATTO" DI OGGI)
11 mesi e 3 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)LE GOVERNIADI Non è uno scherzo: dal 14 al 17 luglio si terrà sul lago di Bolsena la I edizione delle “Governiadi. I giochi di ruolo della politica”, iniziativa della Consulta di Formazione Politica del Pdl, a cura delle associazioni iPolis e ReLazione e delle fondazioni Craxi, Riformismo&Libertà, Magna Carta, Nuova Italia, Giovine Italia, Italia Protagonista, Cristoforo Colombo per la Libertà, Club della Libertà e Free Foundation. Dietro le varie sigle si nascondono nemmeno tanto bene la Lorenzin, la Craxi, la Meloni, Quagliariello, Cicchitto, Valducci, Brunetta, Alemanno, perfino Scajola (a sua insaputa) e Gasparri (all’insaputa di tutti gli altri). Si tratta – recita il comunicato – del “primo serio tentativo di giochi di ruolo della politica ispirato alle prestigiose Summer School anglosassoni”. Le squadre si sfideranno “su tre problemi tratti da altrettanti casi concreti, in una gara di oratoria e una gara di abilità”, sotto lo sguardo di “una giuria presieduta da importanti esponenti del Governo, della politica e da tecnici qualificati”. Mica dei pirla qualsiasi: gente del calibro di un Frattini, un Calderoli, una Gelmini, una Brambilla, più i “tecnici” (alcuni idraulici ed elettricisti). “Ogni squadra sarà affiancata da tutor”. Nel caso in cui il tutor sia Bossi, o Bondi, o Brunetta, o Giovanardi, si renderà necessario il tutor del tutor. “Sarà un’occasione per vedere il nuovo Obama lanciarsi in un’orazione sulle rinnovabili o un piccolo Calamandrei trovare un comma sperduto della Costituzione da rinfrescare”. Per allietare l’a l l e gra brigata, si giocherà pure “il partitone del secolo” fra le Nazionali dei deputati e degli Amministratori locali (i pochi scampati alle ultime elezioni). Scopo delle Governiadi è “simulare situazioni tratte dalla realtà, dando ai partecipanti l’opportunità di trovare soluzione innovative (sic, ndr) a problemi politici grazie all’interazione di esperienze diverse”. Per esempio. 1) Facciamo finta che B. sia al governo da tre anni e abbia promesso di ridurre le tasse, aumentare i posti di lavoro, sburocratizzare il paese, ripulire Napoli, ricostruire L’Aquila, rilanciare l’economia, costruire ponti sullo stretto e sul largo, Tav, centrali nucleari, transiberiane e muraglie cinesi, mentre è riuscito a collezionare un processo per prostituzione minorile, un altro per fondi neri, un terzo per minaccia a corpo dello Stato (pressioni sull’Agcom per chiudere A n n o ze ro ); più la chiusura di A n n o ze ro , lo sfascio della giustizia, dell’economia, della scuola e della Rai, qualche figura di me3da nel mondo e vari disastri elettorali. Come risolvere i suddetti problemi, puramente simulati s’intende, con soluzioni innovative grazie all’interazione di esperienze diverse? 2) Mettiamo che un ministro, si fa per scherzare si capisce, scopra che quella che credeva la sua casa l’ha pagata un altro senza dirgli niente: il concorrente alla gara oratoria dovrà escogitare una frase di senso compiuto, possibilmente in linea col principio di non contraddizione, che consenta al malcapitato ministro di farsi ancora vedere in giro? 3) Immaginiamo che un premier qualsiasi baci la mano a Gheddafi e poi lo bombardi: c’è per caso un nuovo Obama o un piccolo Calamandrei o anche solo un Brunetta in grandezza naturale che riesce a dimostrarne la tetragona coerenza? 4) Poniamo il caso, sempre per celia s’intende, che un premier a caso o qualcuno dei suoi sia inseguito dai gendarmi intenzionati ad ammanettarli e a incarcerarli: qualcuno, magari con “una gara di a bilità” ma soprattutto di destrezza, è in grado di risolvere il loro problema? Impossibile al momento conoscere i nomi dei politici presenti: “Parter re sarà ricchissimo, nomi variopinti e molto in voga”, ma “ancora top secret”. L’ospite d’onore però si può già intuire leggendo il comunicato fra le righe, là dove si elogia “la tenacia di Platone, che più i tiranni di Siracusa lo ingabbiavano, più lui tornava”. Traduzione: Berlusconi ci sarà. (DI TRAVAGIO SU "IL FATTO" DI OGGI)
11 mesi e 3 settimane faCesare Battisti è libero: uno spot per il terrorismo di ogni colore
(0 punti) (0 commenti)CARO LL: Come puoi pretendere che un altro stato prenda seriamente le richieste di un paese in cui il presidente del consiglio prende da una parte i capi degli altri stati per descrivere la deviazione politico-criminale del sistema giudiziario italiano…
11 mesi e 3 settimane faReferendum, Berlusconi li vuole "depotenziare". Ecco perchè
(0 punti) (0 commenti)Secondo i bene informati, il Cainano è furibondo con Napolitano perchè ha invitato i grandi della terra alla parata del 2 giugno, ma soprattutto perché quelli hanno accolto l’invito. Li avesse chiamati lui, avrebbero inventato ogni scusa pur di scampare al consueto stalking (“Dear Obama, ho un problema: la dittatura delle toghe rosse”). Invece sono venuti di buon grado e lui stigmatizza la cosa come ”invasione di campo”. Giusto: chi si crede di essere questo Napolitano? Il capo dello Stato? Essendo chiaro che i vari Biden, Juan Carlos, Peres, Abu Mazen, Karzai non erano lì per lui – al contrario di centinaia di cittadini accorsi all’Altare della Patria per festeggiare la Repubblica fischiandolo – il pover’ometto è apparso piuttosto svogliatello sul palco delle autorità. Onde evitare souvenir vaganti del Colosseo, ha rinunciato al consueto bagno di folla sui Fori Imperiali infilandosi nell’auto blindata e scendendone solo a distanza di sicurezza dalla gente. Su Repubblica Alessandra Longo nota che s’è ridestato dall’encefalite letargica per un solo attimo: mentre sfilavano le crocerossine che gli ricordano tanto, almeno per l’abbigliamento, le olgettine. Poi è ripiombato in un sonno profondo, tra sbadigli, accasciamenti, improvvisi sussulti, vane masticazioni di caramelle, qualche rantolo. Nei rari momenti di lucidità, appallava con interminabili bottoni i vari Schifani, Lupi e Alfano che, essendo suoi dipendenti, lo stavano ad ascoltare o almeno glielo lasciavano pietosamente credere. A un certo punto, svegliato di soprassalto dal rombo delle frecce tricolori, ha arpionato un braccio di Juan Carlos, ignaro del protocollo che vuole i re intoccabili. Napolitano ha tentato disperatamente di dissuaderlo dall’insano gesto, mimando che non si può. Ma invano. I sanitari che l’hanno in cura hanno poi spiegato al re di Spagna che il paziente piomba spesso in stato di semi-incoscienza, sognando bungabunga e affini. Dopodichè passa improvvisamente al dormiveglia, foriero di sintomi quantomai pericolosi: il soggetto non risponde più delle sue azioni e allunga le mani su qualunque cosa gli capiti a tiro: culi e tette di signore di passaggio, scapole e menischi di agenti di scorta, ma pure arti superiori e financo inferiori di capi di Stato e principi regnanti. Sindrome nota nella letteratura scientifica come “’ndocojocojo”. Il sovrano, molto comprensivo, ha mostrato di capire la gravità della situazione e s’è ritenuto soddisfatto, anche perché il pronto intervento dei Napolitano gli ha risparmiato la solita tirata sulla dittatura della magistratura di sinistra, da cui peraltro l’aveva messo in guardia Obama con una telefonata della vigilia. Intanto il vicepresidente americano Biden girava alla larga per sfuggire allo stalking sulla prossima riforma epocale della giustizia. Quando infatti il Cainano, nel disperato tentativo di riconquistare il centro della scena sottrattogli dal capo dello Stato, ha convocato in fretta e furia un incontro a villa Pamphili con Medvedev e Biden, quest’ultimo con agile mossa si è sottratto alla conferenza stampa. Peccato: B. aveva pronta per lui una battuta per risollevare il prestigio internazionale dell’Italia (“Dear Biden, ma lo sai che il tuo nome ricorda tanto il bidet? Ah ah”);e un abbonamento omaggio all’Università delle Libertà appena inaugurata a villa Gernetto in quel di Monza, dov’è stato trasferito il rito del bungabunga. Qui il corpo insegnante formato da Fede, Mora, Rossella, Minetti e Tarantini erudisce i pupi e soprattutto le pupe con lezioni di teoria e pratica. Notevoli i laboratori per la sperimentazione e la ricerca applicata e le proiezioni in aula magna di documentari come “La dottoressa ci sta col professore”, “La liceale”, “La professoressa di scienze naturali”, “La ripetente fa l’occhietto al p re s i d e ”. Pare che una cattedra sia riservata a James Bondi, neo-responsabile Pdl per la “filosofia dei valori”. Il Cainano però l’ha murato vivo in un sottoscala: “Intanto che studi la filosofia dei valori, noi abbiamo da fare ”. (Di Travaglio su IL FATTO)
11 mesi e 3 settimane faReferendum, occasione d'oro per il Pd. Ma tornano le divisioni interne ...
(0 punti) (0 commenti)A DA TORNA' BAFFINO: No, non è un buon momento per Lui. Un comunista sindaco di Milano, un magistrato sindaco di Napoli, il G8 con figuraccia, i referendum alle porte con quell’A n n o ze ro micidiale e quel Celentano che è quasi suo coetaneo e sembra suo nipote, ma soprattutto quel Ferrara che non si leva di torno portando una sfiga terrificante, e poi Tremonti che fa la fronda, Bossi che gli dà del “bollito” (senti chi parla), i Responsabili che si ripresentano alla cassa. Non bastando la politica, ci si mette pure la cronaca. Per esempio il cetriolo che si aggira per l’Europa e da qualche parte dovrà pure infilarsi: ecco, una metafora così sinistra era difficile immaginarla. Se aggiungiamo che le vittime della truffa Aiazzone si mettono d’accordo per recuperare il maltolto con una rapina proletaria, e presto De Benedetti potrebbe fare altrettanto a 22 anni dallo scippo della Mondadori, il presepe è completo. L’unica consolazione viene da D’Alema, che è sempre un amore. Lui non tradisce mai: appena B. zoppica un pochino, si precipita subito al salvamento. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Lungi dall’invocare le dimissioni del governo, come un banale oppositore qualsiasi, l’amico Max propone su Repubblica un bel governissimo con dentro tutti per fare “le grandi riforme insieme”. Un classico della commedia all’italiana. Ma stavolta l’appello cade in acqua, lo ignora persino Latorre. Fortuna che c’è il Pompiere della Sera, che per 17 anni ha finto di non vedere e capire, invocando al massimo il ritorno a una mitologica “rivoluzione liberale”, ovviamente mai esistita come il regno di Saturno e l’età dell’oro.
11 mesi e 3 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)A DA TORNA' BAFFINO: Il cetriolo nano di Marco Travaglio No, non è un buon momento per Lui. Un comunista sindaco di Milano, un magistrato sindaco di Napoli, il G8 con figuraccia, i referendum alle porte con quell’A n n o ze ro micidiale e quel Celentano che è quasi suo coetaneo e sembra suo nipote, ma soprattutto quel Ferrara che non si leva di torno portando una sfiga terrificante, e poi Tremonti che fa la fronda, Bossi che gli dà del “bollito” (senti chi parla), i Responsabili che si ripresentano alla cassa. Non bastando la politica, ci si mette pure la cronaca. Per esempio il cetriolo che si aggira per l’Europa e da qualche parte dovrà pure infilarsi: ecco, una metafora così sinistra era difficile immaginarla. Se aggiungiamo che le vittime della truffa Aiazzone si mettono d’accordo per recuperare il maltolto con una rapina proletaria, e presto De Benedetti potrebbe fare altrettanto a 22 anni dallo scippo della Mondadori, il presepe è completo. L’unica consolazione viene da D’Alema, che è sempre un amore. Lui non tradisce mai: appena B. zoppica un pochino, si precipita subito al salvamento. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Lungi dall’invocare le dimissioni del governo, come un banale oppositore qualsiasi, l’amico Max propone su Repubblica un bel governissimo con dentro tutti per fare “le grandi riforme insieme”. Un classico della commedia all’italiana. Ma stavolta l’appello cade in acqua, lo ignora persino Latorre. Fortuna che c’è il Pompiere della Sera, che per 17 anni ha finto di non vedere e capire, invocando al massimo il ritorno a una mitologica “rivoluzione liberale”, ovviamente mai esistita come il regno di Saturno e l’età dell’oro.
11 mesi e 3 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Il dormiveglia di Marco Travaglio Secondo i bene informati, il Cainano è furibondo con Napolitano perchè ha invitato i grandi della terra alla parata del 2 giugno, ma soprattutto perché quelli hanno accolto l’invito. Li avesse chiamati lui, avrebbero inventato ogni scusa pur di scampare al consueto stalking (“Dear Obama, ho un problema: la dittatura delle toghe rosse”). Invece sono venuti di buon grado e lui stigmatizza la cosa come ”invasione di campo”. Giusto: chi si crede di essere questo Napolitano? Il capo dello Stato? Essendo chiaro che i vari Biden, Juan Carlos, Peres, Abu Mazen, Karzai non erano lì per lui – al contrario di centinaia di cittadini accorsi all’Altare della Patria per festeggiare la Repubblica fischiandolo – il pover’ometto è apparso piuttosto svogliatello sul palco delle autorità. Onde evitare souvenir vaganti del Colosseo, ha rinunciato al consueto bagno di folla sui Fori Imperiali infilandosi nell’auto blindata e scendendone solo a distanza di sicurezza dalla gente. Su Repubblica Alessandra Longo nota che s’è ridestato dall’encefalite letargica per un solo attimo: mentre sfilavano le crocerossine che gli ricordano tanto, almeno per l’abbigliamento, le olgettine. Poi è ripiombato in un sonno profondo, tra sbadigli, accasciamenti, improvvisi sussulti, vane masticazioni di caramelle, qualche rantolo. Nei rari momenti di lucidità, appallava con interminabili bottoni i vari Schifani, Lupi e Alfano che, essendo suoi dipendenti, lo stavano ad ascoltare o almeno glielo lasciavano pietosamente credere. A un certo punto, svegliato di soprassalto dal rombo delle frecce tricolori, ha arpionato un braccio di Juan Carlos, ignaro del protocollo che vuole i re intoccabili. Napolitano ha tentato disperatamente di dissuaderlo dall’insano gesto, mimando che non si può. Ma invano. I sanitari che l’hanno in cura hanno poi spiegato al re di Spagna che il paziente piomba spesso in stato di semi-incoscienza, sognando bungabunga e affini. Dopodichè passa improvvisamente al dormiveglia, foriero di sintomi quantomai pericolosi: il soggetto non risponde più delle sue azioni e allunga le mani su qualunque cosa gli capiti a tiro: culi e tette di signore di passaggio, scapole e menischi di agenti di scorta, ma pure arti superiori e financo inferiori di capi di Stato e principi regnanti. Sindrome nota nella letteratura scientifica come “’ndocojocojo”. Il sovrano, molto comprensivo, ha mostrato di capire la gravità della situazione e s’è ritenuto soddisfatto, anche perché il pronto intervento dei Napolitano gli ha risparmiato la solita tirata sulla dittatura della magistratura di sinistra, da cui peraltro l’aveva messo in guardia Obama con una telefonata della vigilia. Intanto il vicepresidente americano Biden girava alla larga per sfuggire allo stalking sulla prossima riforma epocale della giustizia. Quando infatti il Cainano, nel disperato tentativo di riconquistare il centro della scena sottrattogli dal capo dello Stato, ha convocato in fretta e furia un incontro a villa Pamphili con Medvedev e Biden, quest’ultimo con agile mossa si è sottratto alla conferenza stampa. Peccato: B. aveva pronta per lui una battuta per risollevare il prestigio internazionale dell’Italia (“Dear Biden, ma lo sai che il tuo nome ricorda tanto il bidet? Ah ah”);e un abbonamento omaggio all’Università delle Libertà appena inaugurata a villa Gernetto in quel di Monza, dov’è stato trasferito il rito del bungabunga. Qui il corpo insegnante formato da Fede, Mora, Rossella, Minetti e Tarantini erudisce i pupi e soprattutto le pupe con lezioni di teoria e pratica. Notevoli i laboratori per la sperimentazione e la ricerca applicata e le proiezioni in aula magna di documentari come “La dottoressa ci sta col professore”, “La liceale”, “La professoressa di scienze naturali”, “La ripetente fa l’occhietto al p re s i d e ”. Pare che una cattedra sia riservata a James Bondi, neo-responsabile Pdl per la “filosofia dei valori”. Il Cainano però l’ha murato vivo in un sottoscala: “Intanto che studi la filosofia dei valori, noi abbiamo da fa re ”.
11 mesi e 4 settimane faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Segretario a sua insaputa di Marco Travaglio Qui, a furia di buone notizie, rischiamo di abituarci troppo bene e poi, quando la pacchia sarà finita, precipitare in crisi di astinenza. Non bastando le disfatte dei berluscones a Milano e Napoli e, ieri, la decisione della Cassazione contro lo scippo del referendum antinucleare, arriva la notizia di Angelino Al Fano segretario del Pdl e, se tutto va bene, anche del ritorno di Scajola al governo (ovviamente a sua insaputa). Certo, come leader del partito, Giuliano Ferrara sarebbe stato proprio l’ideale: in un paio di settimane, grazie al suo bacio della morte, del Pdl non sarebbe rimasta traccia alcuna. Ma non si può avere tutto dalla vita. Anche Angelino Jolie, visti i precedenti, offre valide garanzie di catastrofe, e in tempi brevi. Infatti la sua nomina ha gettato in un comprensibile sgomento i pochi dirigenti Pdl ancora dotati di qualche grammo di materia cerebrale. Poi le loro proteste si sono notevolmente affievolite dinanzi alla minaccia del Cainano di nominare l’altra sua pupilla: la Gelmini. Ora si spera che quel gran genio di Angelino si metta subito all’opera: nonostante l’impegno distruttivo del trio Verdini-La Russa-Bondi, resta ancora molto da fare. Il partito, per quanto mal in arnese (10 punti persi in tre anni), resta pur sempre il primo d’Italia. Ci vorrà il migliore Alfano, al massimo della forma, per portarlo rapidamente all’estinzione. Il tiroideo avvocaticchio agrigentino promette bene. Le sue doti forensi restano misteriose perché, per fortuna dei potenziali clienti, non ha mai esercitato in tribunale. Ma le sue virtù di giureconsulto, quelle sì, sono note e collaudate: è grazie a cervelli come il suo se il governo non azzecca un decreto (memorabile quello che doveva annullare il referendum sul nucleare e quello che doveva sanare le irregolarità della lista Pdl-Polverini: due colpi in acqua). Jolie esordì tre estati fa da par suo: una bella legge incostituzionale per salvare il padrone dai processi, che lui per misteriosi motivi chiamava “lodo”. Ovviamente la Consulta lo rase al suolo dans l’espace d’un matin. Ci riprovò col processo breve, cioè morto, ma faceva talmente schifo che persino Napolitano storse il naso e financo il Pdl lo accantonò. Allora partorì il “legittimo impedimento”, incostituzionale pure quello, ça va sans dire: per metà lo fulminò la Corte, all’altra metà penseranno gli italiani al referendum del 12-13 giugno. Lui spremette le meningi e, procurandosi un’ernia al cervello, scodellò il “lodo Alfano costituzionale”: poi, con un disegnino, gli spiegarono che per le leggi costituzionali ci vogliono i due terzi e quattro passaggi parlamentari, dunque col suo superlodo poteva incartarci il pesce. Allora escogitò la legge-bavaglio sulle intercettazioni, il suo capolavoro: il giudice può intercettare solo se ha già scoperto il colpevole del reato. Obiezione: se l’ha già scoperto, che ca22o lo intercetta a fare? Nuova ernia al cervello. Intanto le carceri scoppiano: lui annuncia un “piano carceri” dietro l’altro, naturalmente senza che accada nulla. La Giustizia, giorno dopo giorno, evapora. E lui la osserva defungere con l’aria assente del passante, come se la Costituzione non gli assegnasse il compito di garantirne “l’or ganizzazione e il funzionamento”. Ma quello è l’articolo 110 e lui non ha ancora capito il 3. Del resto ha seri problemi pure con l’aritmetica. Un giorno annunciò alla Camera che, “secondo miei calcoli empirici non scientifici, è intercettata una grandissima parte del Paese… fino a 3 milioni”. In realtà, secondo calcoli scientifici non empirici, gli italiani intercettati ogni anno sono 6 mila (non “la grandissima parte del Pa e s e ”, ma lo 0,0001% della popolazione). Due mesi fa dichiarò che il disastro colposo si prescrive in 22 anni (invece di 12 e mezzo). I suoi dati empirici non scientifici vanno dimezzati, per avere quelli veri. E dire che lui dovrebbe intendersene, di disastri. Mai dolosi, però. Sempre colposi. O preterintenzionali. Il suo alibi è che non sa mai quello che fa.
12 mesi faAffluenza stabile a Milano: Moratti in rimonta?
(0 punti) (0 commenti)29 maggio 2011 Fischi per Massimo Boldi dai tifosi del Giro d’Italia. L’attore fa campagna elettorale per il sindaco uscente durante la cerimonia di chiusura del Giro d’Italia. Ma gli va male, malissimo Nel giorno del ballottaggio elettorale l’attore e comico milanese, ospite sul palco della corsa rosa in piazza Duomo a Milano, parlando al pubblico ha chiesto un applauso per il sindaco uscente Letizia Moratti. La piazza milanese ha però risposto alla richiesta di Boldi con una raffica di fischi.
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Veritometro: De Magistris e Napoli "libera dai rifiuti in cinque giorni"
(0 punti) (0 commenti)Se poi anche il governo Berlusconi e sopratutto la Lega si mettono di traverso De Magistris può fare ben poco anche mettendoci tanta buona volontà e idee. Ma Berlusconi lo aveva promesso ai Napoletani che avevano fatto vincere l'avversario, "ve ne pentirete"…
11 mesi e 1 settimana fa