Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Sor Strarompi di Marco Travaglio L’ha rifatto ancora. Profittando del fair play diplomatico che impone ai leader del mondo di non mandarlo affankulo, il Cainano in gita premio al G7 e mezzo ha attaccato un bottone sull’emergenza toghe rosse al leader russo Medvedev, dopo aver fatto altrettanto con Obama. La scena ricorda quella di certi vecchietti scatarranti che bivaccano nei bar della Brianza e raccontano al primo avventore che capita le proprie disavventure con la moglie che li tradisce con l’idraulico. Ma esistono anche precedenti nel mondo dello spettacolo: da Strarompi, indimenticabile personaggio di Paolo Panelli, a Gianrico, il giovane rompipalle interpretato da Sordi in Via Padova 46 - Lo s c o c c i a t o re , che si apposta dietro l’uscio in attesa che esca per la passeggiata pomeridiana il vicino di pianerottolo, Arduino alias Peppino De Filippo, poi gli s’appiccica addosso guastandogli il relax e insufflandogli nelle orecchie con voce petulante i suoi problemi personali: “Sor Arduì, ho passato una notte d’inferno, m’ha mozzicato una zanzara, ma proprio in un punto che nun me posso gratta’ né di qua né di qua, che me farebbe un grattino alla schiena, sor Arduì?”. Così al vertice in Francia il piccolo stalker brianzolo arpiona a uno a uno i grandi della terra per coinvolgerli nei suoi guai giudiziari. Incredibilmente infatti Obama, Medvedev, Sarkozy, Merkel, Zapatero, Cameron, Naoto Kan se ne sbattono allegramente dei suoi processi, preferendo concentrarsi su problemi trascurabili come le radiazioni di Fukushima, la guerra in Libia, la primavera araba, i negoziati israelo-palestinesi, la crisi finanziaria internazionale, i tornado che devastano l’America, cosette così. Da un po’ di tempo i vertici del G7 e mezzo si son trasformati in autentici calvari per i sette leader del mondo, a causa di questo anziano molestatore che si apposta dietro gli angoli, con fotografo al seguito, per sfogarsi un po’ con loro sui suoi problemi privati. Avevano anche pensato di non invitarlo più, ma poi hanno avuto pena per lui. Così si sono passati parola: appena lo vedono avvicinarsi, si rifugiano alla toilette simulando improvvisi attacchi di gastrite o danno disposizione ai rispettivi staff di chiamarli al telefono non appena lui si aggira nelle loro vicinanze. Ma Strarompi, in un modo o nell’altro, riesce sempre a vanificare le misure di sicurezza. L’altroieri, a uno stranito Obama e all’esterrefatta interprete che faticava a tradurre concetti tanto sconnessi, ha raccontato la dittatura dei magistrati di sinistra e la riforma epocale della giustizia. Ci aveva già provato due anni fa al G7 e mezzo di Londra, quando alla foto di gruppo si mise a sbraitare “Mister Obamaaaaaa! Sono quiiii!”, ma quel giorno era presente la regina Elisabetta d’Inghilterra che, rompendo un silenzio cinquantennale, si voltò di scatto, strinse a sé la borsetta e borbottò un “che bisogno c’è di strillare così forte?”. Questa volta, intrufolandosi in un attimo di distrazione delle badanti e degli infermieri che lo hanno in cura, il nanerottolo s’è fiondato con agile balzo sul presidente Usa per rovesciargli addosso le sue manie di persecuzione. Sperava di ricavarne, oltre alla foto ricordo accanto all’abbronzato più famoso del pianeta, almeno una frase di circostanza o di comprensione da spendere nella campagna elettorale domestica. Invece Obama, che non l’ha mai voluto incontrare se non in luoghi molto affollati, l’ha liquidato con un paio di “ok” ( t ra d u c i b i l i in un romanesco “e sti cazzi?”), mentre la Merkel faceva la faccia spazientita e Sarkozy richiamava all’ordine l’attempato discoletto invitandolo a tornare al posto. Ieri il petulante vecchietto s’è sfogato sulle “ben 24 accuse infondate” con Medvedev, che l’ha assecondato sorridendo, come si fa con i casi clinici, non senza rimpiangere quei bei manicomi siberiani di una volta. Manca solo che qualcuno, impietosito dalle sue precarie condizioni psicofisiche, gli allunghi una banconota dicendo: “Tenga, buon uomo, ora però abbiamo da fare”.
1 anno faBallottaggi, arieccolo! La Russa, "indiavolato", si scaglia contro giornalista Rai
(2 punti) (0 commenti)L’Arma Segreta Finale: Povero Cainano, bei tempi quando l’arma segreta era la televendita. Bastava occupare militarmente le tv per qualche sera calunniando gli avversari col consueto allarme rosso rilanciato dagli appositi Vespa, Ferrara, Sgarbi e Minzolingua, e milioni di tele-elettori abboccavano all’amo. Poi provvedevano i Battista e gli altri pompieri della sera a minimizzare sulle gazzette, col decisivo argomento che le tv non spostano voti. Ora basta che compaiano in tv il suo volto, per non parlare di quelli di Vespa, Ferrara, Sgarbi e Minzolingua, perché i telespettatori se la diano a gambe. “2011: fuga da B.”. Eppure, come il vecchio guitto che, a fine carriera, nei teatrini di provincia, prova a strappare l’ultima risata con la gag di repertorio, il pover’uomo batte e ribatte sempre sullo stesso tasto: né lui né i trombettieri di corte riescono più a inventarsi nulla di nuovo. Miseramente fallito il tentativo di gabellare Pisapia per un brigatista, lui evoca l’emergenza zingari e riesuma l’e s p re s s i o n e “falce e martello”, in grado di appassionare alcuni reduci delle guerre puniche. Sul Giornale zio Tibia, caduto in disgrazia, tenta di risollevarsi con titoli come “Milano non diventerà la Stalingrado d’Italia”. Il sempre pacato Luigi Amicone, su Tempi , sostiene che Pisapia è “l’Anticr isto”. Ma il meglio viene da L i b e ro : “Pisapia farà di Milano la Mecca dei gay”, “Aborto e fine vita: allarme tra i cattolici”, “Il dj Red Ronnie: se vince la sinistra me ne vado via” (sai che perdita). Belpietro, poi, annuncia la svolta: “L’ar ma segreta di Silvio. Su incarico di Berlusconi e Bossi, il ministro Calderoli sta preparando ‘una grossa sorpresa che cambierà l’atteggiamento dei milanesi sul ballottaggio’, ma si rifiuta di svelarla”. Si vede che fa ridere persino lui. Ecco, se mancava un ingrediente al crepuscolo degli dei, è arrivato: l’arma segreta. La vagheggiò per primo Napoleone a Sant’Elena, prima di mancare all’affetto dei suoi cari. E l’annunciò Adolf Hitler, che ne aveva incaricato il dottor Speer, poco prima di saltare in aria nel suo bunker. Ne parlano anche, tra alambicchi e cervelloni elettronici, “Totò e Peppino divisi a Berlino”, ma i loro discorsi suonano terribilmente seri al confronto di quelli di Calderoli e Belpietro. Se il dottor Speer del Cainano è Calderoli, in arte “Po t a ”, potete ben immaginare com’è ridotto il centrodestra. Di armi segrete, il dentista di Bergamo Alta inopinatamente scambiato per ministro della Repubblica, è un vero esperto. Un giorno a Pontida, per sventare l’av ve n t o dell’euro, s’inventò il tallero padano, detto anche “il c a l d e ro l o ”. Poi si inerpicò fino alla baita di Lorenzago del Cadore, in compagnia di altri costituzionalisti del suo calibro (D’Onofrio e Brancher), per riformare la Costituzione fra un grappino e una polenta taragna (la “de volution” fu poi spazzata via dagli elettori). Alla vigilia delle elezioni del 2006, il cavadenti lumbard sfornò la più indecente legge elettorale della storia dell’umanità, da lui stesso ribattezzata “p o rc a t a ”, poi sfoderò un’altra formidabile arma segreta: al Tg1, dinanzi a uno sgomento Mimun, si aprì la camicia per mostrare al mondo una canotta con vignetta anti-Maometto, che nel giro di 48 ore provocò una strage al consolato di Bengasi e le sue immediate dimissioni da ministro delle Riforme. Un’altra volta, a riprova della sua virilità, si mise in giardino alcuni leoncini, che subito lo azzannarono agli arti inferiori, dimezzandogli il QI. Poi divenne ministro della Semplificazione legislativa e apparve con gli occhi spiritati a favore di telecamera mentre, armato di lanciafiamme, bruciava un cumulo di carte: “Sono 375 mila leggi inutili”, annunciò trionfante. Si scoprì poi che l’Italia, fra leggi utili e inutili, non supera quota 150 mila; ma, nella foga, il piromane semplificatore aveva mandato in fumo anche i decreti di annessione all’Italia del Veneto e del Granducato di Mantova. Resta da capire quale nuova arma segreta abbia in mente, ma l’uso che ne farà è praticamente scontato: si sparerà sui piedi. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)L’Arma Finale: Povero Cainano, bei tempi quando l’ar ma segreta era la televendita. Bastava occupare militarmente le tv per qualche sera calunniando gli avversari col consueto allarme rosso rilanciato dagli appositi Vespa, Ferrara, Sgarbi e Minzolingua, e milioni di tele-elettori abboccavano all’amo. Poi provvedevano i Battista e gli altri pompieri della sera a minimizzare sulle gazzette, col decisivo argomento che le tv non spostano voti. Ora basta che compaiano in tv il suo volto, per non parlare di quelli di Vespa, Ferrara, Sgarbi e Minzolingua, perché i telespettatori se la diano a gambe. “2011: fuga da B.”. Eppure, come il vecchio guitto che, a fine carriera, nei teatrini di provincia, prova a strappare l’ultima risata con la gag di repertorio, il p ove r ’uomo batte e ribatte sempre sullo stesso tasto: né lui né i trombettieri di corte riescono più a inventarsi nulla di nuovo. Miseramente fallito il tentativo di gabellare Pisapia per un brigatista, lui evoca l’emergenza zingari e riesuma l’e s p re s s i o n e “falce e martello”, in grado di appassionare alcuni reduci delle guerre puniche. Sul Giornale zio Tibia, caduto in disgrazia, tenta di risollevarsi con titoli come “Milano non diventerà la Stalingrado d’Italia”. Il sempre pacato Luigi Amicone, su Tempi , sostiene che Pisapia è “l’Anticr isto”. Ma il meglio viene da L i b e ro : “Pisapia farà di Milano la Mecca dei gay”, “Aborto e fine vita: allarme tra i cattolici”, “Il dj Red Ronnie: se vince la sinistra me ne vado via” (sai che perdita). Belpietro, poi, annuncia la svolta: “L’ar ma segreta di Silvio. Su incarico di Berlusconi e Bossi, il ministro Calderoli sta preparando ‘una grossa sorpresa che cambierà l’atteggiamento dei milanesi sul ballottaggio’, ma si rifiuta di svelarla”. Si vede che fa ridere persino lui. Ecco, se mancava un ingrediente al crepuscolo degli dei, è arrivato: l’arma segreta. La vagheggiò per primo Napoleone a Sant’Elena, prima di mancare all’affetto dei suoi cari. E l’annunciò Adolf Hitler, che ne aveva incaricato il dottor Speer, poco prima di saltare in aria nel suo bunker. Ne parlano anche, tra alambicchi e cervelloni elettronici, “Totò e Peppino divisi a Berlino”, ma i loro discorsi suonano terribilmente seri al confronto di quelli di Calderoli e Belpietro. Se il dottor Speer del Cainano è Calderoli, in arte “Po t a ”, potete ben immaginare com’è ridotto il centrodestra. Di armi segrete, il dentista di Bergamo Alta inopinatamente scambiato per ministro della Repubblica, è un vero esperto. Un giorno a Pontida, per sventare l’av ve n t o dell’euro, s’inventò il tallero padano, detto anche “il c a l d e ro l o ”. Poi si inerpicò fino alla baita di Lorenzago del Cadore, in compagnia di altri costituzionalisti del suo calibro (D’Onofrio e Brancher), per riformare la Costituzione fra un grappino e una polenta taragna (la “de volution” fu poi spazzata via dagli elettori). Alla vigilia delle elezioni del 2006, il cavadenti lumbard sfornò la più indecente legge elettorale della storia dell’umanità, da lui stesso ribattezzata “p o rc a t a ”, poi sfoderò un’altra formidabile arma segreta: al Tg1, dinanzi a uno sgomento Mimun, si aprì la camicia per mostrare al mondo una canotta con vignetta anti-Maometto, che nel giro di 48 ore provocò una strage al consolato di Bengasi e le sue immediate dimissioni da ministro delle Riforme. Un’altra volta, a riprova della sua virilità, si mise in giardino alcuni leoncini, che subito lo azzannarono agli arti inferiori, dimezzandogli il QI. Poi divenne ministro della Semplificazione legislativa e apparve con gli occhi spiritati a favore di telecamera mentre, armato di lanciafiamme, bruciava un cumulo di carte: “Sono 375 mila leggi inutili”, annunciò trionfante. Si scoprì poi che l’Italia, fra leggi utili e inutili, non supera quota 150 mila; ma, nella foga, il piromane semplificatore aveva mandato in fumo anche i decreti di annessione all’Italia del Veneto e del Granducato di Mantova. Resta da capire quale nuova arma segreta abbia in mente, ma l’uso che ne farà è praticamente scontato: si sparerà sui piedi. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno faElezioni, Berlusconi "fuorilegge": sfrutta la Festa del Milan e il processo Mills
(1 punto) (0 commenti)LE PROMESSE DEL CAINANO E LE FIGURE DI ME2DA INTERNAZIONALI DELL'ITALIA Lotta all'Aids, l'Italia non versa i soldi e viene cacciata dal Fondo globale: Nel G8 del 2009, Berlusconi prometteva stanziamenti "entro pochi mesi". Due anni dopo, il nostro è l’unico Paese a non aver fatto donazioni. E l'insolvenza è costata il posto nel Cda dell'organizzazione: Per le sue promesse mancate, l'Italia deve lasciare alla Francia il suo posto nel consiglio di amministrazione del Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria. Un'organizzazione che si occupa di raccogliere e distribuire risorse per prevenire queste tre malattie e che proprio il nostro Paese ha contribuito a fondare nel 2002. Degli oltre 40 Stati donatori, l'Italia è l'unico a non avere ancora versato la quota del 2009, nonostante Silvio Berlusconi avesse annunciato un contributo di 160 milioni di dollari. Promessa mai mantenuta. Come nel 2010, quando l'Italia si era impegnata a donare 183 milioni. “A causa delle recenti sfide economiche, l’Italia ha avuto delle difficoltà a mantenere le promesse - dice il presidente del Fondo Michel Kazatchkine-. Ma spero vivamente che si possa trovare una soluzione”. E ora il nostro Paese ospiterà da insolvente la Conferenza mondiale sull'Aids, in programma fra due mesi a Roma
1 anno faElezioni, Berlusconi "fuorilegge": sfrutta la Festa del Milan e il processo Mills
(0 punti) (0 commenti)4- ANCHE FOSSE: In confronto alla Nano-Balla del "ho risolto il problema spazzatura a Napoli" le proporzioni sono come tra la massa di Giove e quella di un neutrone…
1 anno faVeritometro: Salvini dà della bugiarda a Letizia Moratti
(0 punti) (0 commenti)4- Veramente è stato provato che lui non aveva niente a che "farci". La Moratti invece ha avuto un paio di condanne per peculato, e non perchè frequentava l'ambiente ma perchè lo è… Tra un provato delinquente (che ha rubato proprio durante la carica pubblica che ora ricopre e per cui si ricandida) e un altro accusato ma poi assolto con formula piena di frequentare politicamente 30anni fa terroristi; scegli il politico LADRO? COMPLIMENTI!!!!
1 anno faElezioni, Berlusconi "fuorilegge": sfrutta la Festa del Milan e il processo Mills
(0 punti) (0 commenti)LA LEGA CE L'HA CHIUSO (QUANDO I MAL DI PANCIA DELLA BASE DANNO NOIA) “Il forum di Radio Padania Lib e ra è momentaneamente chiuso ”. La scritta si compone sul sito leghista ripentendosi all’infinito da domenica scorsa, forse perché il giorno prima ne erano successe di tutti i colori. Scriveva giusto una settimana fa un Rickyross verde bile: “Bossi si è fumato il cervello, cos’è che ha duro? E pensare che lo seguivo dalla fine degli anni Ottanta, ma ora è irriconoscibile. Nove sottosegretari immondi e altri dieci in cantiere… incredibile!”. Di rincalzo la nota etnica di Luigi (“Ma non dovevano diminuire i quaranta che ghe magnan sora all’uno che laòra?”) per finire con Docsog che lanciava un “io non ci sto più” stracciando virtualmente la tessera. Poi, il buio. Forum in sonno e pagina tristemente vuota. Eppure, di quante belle cose avrebbe potuto dibattere il popolo accompagnando il Carroccio alle urne: le case abusive di Berlusconi in Campania, gli exploit terroristici di Lady Letizia in tivù, l’invasione dei clandestini causa bombe su Gheddafi. “Purtroppo c’erano due o tre scemi che davano fastidio, e abbiamo dovuto chiudere la pagina” spiega Matteo Salvini, candidato al consiglio comunale di Milano e alla poltrona di vicesindaco, Pdl permettendo. Perché se ieri la Moratti s’è presentata ai microfoni di TelePada - nia lanciando un amichevole “Ve saluedi tuecc” (saluti a tutti), on air rimbombava soprattutto l’attacco dell’europarlamentare Pdl Lara Comi contro il collega Salvini, dimostratosi “assenteista e approssimativo” nelle aule comunitarie e poco degno di co-pilotare la giunta. La Comi ha pure aggiunto che il protagonismo solitario della Lega in Lombardia è decisamente molesto: “Dove la Lega non si è alleata con il Pdl abbiamo avuto uno scontro forte, partito soprattutto da loro. Abbiamo sempre chiesto di allearci, ma hanno voluto andare da soli. Ne prendiamo atto”. INSOMMA botte da orbi tra onorevoli, figurarsi tra supporters in pieno sballo pre-elettorale. Qualche giorno prima del black out sul web, una signora artisticamente loggata come Artemisia aveva posto il tema delle alleanze: “Berlusconi è un politico inesistente, un venditore di tappeti taroccati, un alleato pericoloso e inutile. Foeura da i pee!”. Discorsi pericolosi, ribaltoni e mal di pancia da tenere sotto stretta osservazione almeno nella settimana del voto. Un bavaglio che la Padania libera toglierà dopo l’esito di Milano?
1 anno faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)“I l forum di Radio Padania Lib e ra è momentaneamente ch i u s o ”. La scritta si compone sul sito leghista ripentendosi all’infinito da domenica scorsa, forse perché il giorno prima ne erano successe di tutti i colori. Scriveva giusto una settimana fa un Rickyross verde bile: “Bos - si si è fumato il cervello, cos’è che ha duro? E pensare che lo seguivo dalla fine degli anni Ottanta, ma ora è irriconoscibile. Nove sottosegretari immondi e altri dieci in cantiere… incredibile!”. Di rincalzo la nota etnica di Luigi (“Ma non dovevano diminuire i quaranta che ghe magnan sora all’uno che laòra?”) per finire con Docsog che lanciava un “io non ci sto più” straccian - do virtualmente la tessera. Poi, il buio. Forum in sonno e pagina tristemente vuota. Eppure, di quante belle cose avrebbe potuto dibattere il popolo accompagnando il Carroccio alle urne: le case abusive di Berlusconi in Campania, gli exploit terroristici di Lady Letizia in tivù, l’invasione dei clandestini causa bombe su Gheddafi. “Purtroppo c’erano due o tre scemi che davano fastidio, e abbiamo dovuto chiudere la pag ina” spiega Matteo Salvini, candidato al consiglio comunale di Milano e alla poltrona di vicesindaco, Pdl permettendo. Perché se ieri la Moratti s’è presentata ai microfoni di TelePada - nia lanciando un amichevole “Ve saluedi tuecc” (saluti a tutti), on air rimbombava soprattutto l’attacco dell’europarlamenta - re Pdl Lara Comi contro il collega Salvini, dimostratosi “as - senteista e approssimativo” nelle aule comunitarie e poco degno di co-pilotare la giunta. La Comi ha pure aggiunto che il protagonismo solitario della Lega in Lombardia è decisamente molesto: “Dove la Lega non si è alleata con il Pdl abbiamo avuto uno scontro forte, partito soprattutto da loro. Abbiamo sempre chiesto di allearci, ma hanno voluto andare da soli. Ne prendiamo atto”. INSOMMA botte da orbi tra onorevoli, figurarsi tra supporters in pieno sballo pre-elettorale. Qualche giorno prima del black out sul web, una signora artisticamente loggata come Artemisia aveva posto il tema delle alleanze: “Berlusconi è un politico inesistente, un venditore di tappeti taroccati, un alleato pericoloso e inutile. Foeura da i pee!”. Discorsi pericolosi, ribaltoni e mal di pancia da tenere sotto stretta osservazione almeno nella settimana del voto. Un bavaglio che la Padania libera toglierà dopo l’esito di Milano?
1 anno faVeritometro: Salvini dà della bugiarda a Letizia Moratti
(0 punti) (0 commenti)Quelli del PDL vogliono farci mangiare la mer.d@ spacciandola per cioccolata per poi dirci che la cioccolata è cattiva perchè è uguale alla mer.d@…
1 anno faGuerra di Libia: i sei paletti della Lega (uno sicuramente è di frassino!)
(1 punto) (0 commenti)Si leggono strani titoli sui giornali. E, siccome non vengono smentiti, vuol dire che succedono strane cose nella politica italiana. Soprattutto nei rapporti fra il capo dello Stato, il governo e le opposizioni. Diciamo subito che il presidente Napolitano ha tutto il diritto di ritenere che, per autorizzare il cambio delle regole d’ingaggio della nostra partecipazione alla guerra di Libia (dal “non b o m b a rd i a m o ” al “b o m b a rd i a m o ”), non occorra un passaggio parlamentare, anche se è difficile sostenere che resta tutto come prima mentre cambia tutto. E precisiamo pure che, se il Pd è d’accordo con B. sulla svolta disinvolta dal non bombardare al bombardare, fa benissimo a presentare una mozione pro B. (che il Pdl potrebbe addirittura votare), lasciando sole la Lega e l’Idv a dire no. Se davvero il partito di Bersani (o chi per lui) la pensa come B., non c’è motivo che gli voti contro solo per farlo cadere. Il problema semmai è capire come può il Pd pensarla come B. su una questione cruciale come la guerra, andando contro non solo la maggioranza dei suoi elettori (leggere i commenti della base piddina inferocita sulla pagina facebook di Bersani per credere), ma anche contro la stragrande maggioranza degli italiani (infatti i sondaggi premiano i partiti non interventisti: Lega, Idv e Sel). Ma questa è un’altra questione: sono anni, ormai, che i vertici del Pd marciano nella direzione opposta a quella dei loro elettori e, ogni qual volta B. è in difficoltà, trovano sempre il modo di salvargli le chiappe. La vera stranezza qui è il ruolo del capo dello Stato. Che, come scrivono i giornali, ha chiesto telefonicamente a Bersani “senso di responsabilità sulla Libia”: cioè di non invocare un nuovo voto del Parlamento. Tanto da far insorgere il capogruppo Franceschini (“una cosa sono le preoccupazioni del capo dello Stato, un’altra la nostra iniziativa politica per mettere in difficoltà il governo”), da provocare qualche mal di pancia alla presidente Bindi (“i bombardamenti non mi piacciono, ma non possiamo lasciare solo Napolitano”) e da far dire al vice-capogruppo Luigi Zanda: “Noi siamo napolitaniani, dunque niente voto”. Sempre in sintonia con il Quirinale, il presidente della Camera Fini tiene inspiegabilmente bloccata la mozione anti-bombe dell’Idv, evidentemente nel timore che la voti anche la Lega e cada il governo. Ma che c’entra Napolitano col Pd e l’Idv? Da quando in qua il capo dello Stato influenza la linea delle opposizioni, orientando il dibattito parlamentare? Il Quirinale e il Pd fanno due mestieri diversi – l’uno l’arbitro, l’altro il giocatore – e dunque dovrebbero marciare in parallelo. Che si sappia, non risulta che fra i poteri di Napolitano vi sia quello di orientare il voto di questo o quel partito, fo s s ’anche il suo ex partito, né tantomeno quello di tenere in piedi il governo. Altrimenti che arbitro sarebbe? Eppure un quirinalista informatissimo come Marzio Breda del Corr iere scrive proprio questo: che “il Quirinale teme per la tenuta dell’e s e cuti vo ”. Purtroppo, non risulta nella Costituzione che il capo dello Stato debba tenere artificialmente in vita i governi morti: anzi, risulta che debba limitarsi a nominare il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri; e, se il governo cade, verificare in Parlamento eventuali maggioranze alternative o, in caso contrario, sciogliere le Camere. Punto. Eppure già a novembre, quando Fli presentò alla Camera la famosa mozione di sfiducia al governo, che in quel momento era morto, la nefasta “moral suasion” del Colle fece in modo che il voto a Montecitorio slittasse di un mese, dopo la Finanziaria, così B. ebbe il tempo di comprarsi i deputati necessari per rimpiazzare i finiani e di risorgere a nuova vita giusto in tempo per il 14 dicembre. Siamo governati da un cadavere ambulante e chi dovrebbe staccargli la spina si affanna a tenerlo in vita artificialmente. Altro che legge sul testamento biologico. Ce la possiamo scordare. (di Travaglio su "Il Fatto" di oggi)
1 anno faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Bomba o non bomba di Marco Travaglio Si leggono strani titoli sui giornali. E, siccome non vengono smentiti, vuol dire che succedono strane cose nella politica italiana. Soprattutto nei rapporti fra il capo dello Stato, il governo e le opposizioni. Diciamo subito che il presidente Napolitano ha tutto il diritto di ritenere che, per autorizzare il cambio delle regole d’ingaggio della nostra partecipazione alla guerra di Libia (dal “non b o m b a rd i a m o ” al “b o m b a rd i a m o ”), non occorra un passaggio parlamentare, anche se è difficile sostenere che resta tutto come prima mentre cambia tutto. E precisiamo pure che, se il Pd è d’accordo con B. sulla svolta disinvolta dal non bombardare al bombardare, fa benissimo a presentare una mozione pro B. (che il Pdl potrebbe addirittura votare), lasciando sole la Lega e l’Idv a dire no. Se davvero il partito di Bersani (o chi per lui) la pensa come B., non c’è motivo che gli voti contro solo per farlo cadere. Il problema semmai è capire come può il Pd pensarla come B. su una questione cruciale come la guerra, andando contro non solo la maggioranza dei suoi elettori (leggere i commenti della base piddina inferocita sulla pagina facebook di Bersani per credere), ma anche contro la stragrande maggioranza degli italiani (infatti i sondaggi premiano i partiti non interventisti: Lega, Idv e Sel). Ma questa è un’altra questione: sono anni, ormai, che i vertici del Pd marciano nella direzione opposta a quella dei loro elettori e, ogni qual volta B. è in difficoltà, trovano sempre il modo di salvargli le chiappe. La vera stranezza qui è il ruolo del capo dello Stato. Che, come scrivono i giornali, ha chiesto telefonicamente a Bersani “senso di responsabilità sulla Libia”: cioè di non invocare un nuovo voto del Parlamento. Tanto da far insorgere il capogruppo Franceschini (“una cosa sono le preoccupazioni del capo dello Stato, un’altra la nostra iniziativa politica per mettere in difficoltà il governo”), da provocare qualche mal di pancia alla presidente Bindi (“i bombardamenti non mi piacciono, ma non possiamo lasciare solo Napolitano”) e da far dire al vice-capogruppo Luigi Zanda: “Noi siamo napolitaniani, dunque niente voto”. Sempre in sintonia con il Quirinale, il presidente della Camera Fini tiene inspiegabilmente bloccata la mozione anti-bombe dell’Idv, evidentemente nel timore che la voti anche la Lega e cada il governo. Ma che c’entra Napolitano col Pd e l’Idv? Da quando in qua il capo dello Stato influenza la linea delle opposizioni, orientando il dibattito parlamentare? Il Quirinale e il Pd fanno due mestieri diversi – l’uno l’arbitro, l’altro il giocatore – e dunque dovrebbero marciare in parallelo. Che si sappia, non risulta che fra i poteri di Napolitano vi sia quello di orientare il voto di questo o quel partito, fo s s ’anche il suo ex partito, né tantomeno quello di tenere in piedi il governo. Altrimenti che arbitro sarebbe? Eppure un quirinalista informatissimo come Marzio Breda del Corr iere scrive proprio questo: che “il Quirinale teme per la tenuta dell’e s e cuti vo ”. Purtroppo, non risulta nella Costituzione che il capo dello Stato debba tenere artificialmente in vita i governi morti: anzi, risulta che debba limitarsi a nominare il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri; e, se il governo cade, verificare in Parlamento eventuali maggioranze alternative o, in caso contrario, sciogliere le Camere. Punto. Eppure già a novembre, quando Fli presentò alla Camera la famosa mozione di sfiducia al governo, che in quel momento era morto, la nefasta “moral suasion” del Colle fece in modo che il voto a Montecitorio slittasse di un mese, dopo la Finanziaria, così B. ebbe il tempo di comprarsi i deputati necessari per rimpiazzare i finiani e di risorgere a nuova vita giusto in tempo per il 14 dicembre. Siamo governati da un cadavere ambulante e chi dovrebbe staccargli la spina si affanna a tenerlo in vita artificialmente. Altro che legge sul testamento biologico. Ce la possiamo scordare.
1 anno faBossi, nuove "minacce" a Berlusconi. E' l'Italia di Pulcinella ...
(0 punti) (0 commenti)I MIGLIOR NANO DEGLI ULTIMI 150° ANNI Dunque, ricapitolando. Da tre anni un “t ra t t a t o di amicizia” con la “Grande Jamahiria popolare e socialista”, cioè con il regime libido di Muammar Gheddafi, ratificato dal Parlamento con i voti di Pdl, Lega e Pd (contrari solo Idv, Udc, radicali e due pd dissidenti, Colombo e Sarubbi), impegna l’Italia ad “astenersi da ogni ingerenza negli affari interni, nello spirito del buon vicinato”; a “non usare né permettere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”; e a fornire un “forte e ampio partenariato industriale nella difesa e nell’industria militare”. Naturalmente, da due giorni stiamo bombardando la Libia per eliminare il nostro amico e sostenere i ribelli che gli si oppongono armi in pugno. Ma, nella foga, ci siamo dimenticati di disdettare il trattato di amicizia. Che dunque è tuttora valido. Deve trattarsi di un’a bile mossa, l’ennesima, per confonderlo: visto che non riusciremo mai a colpirlo, tentiamo almeno di intontirlo con la nostra politica estera meteoropatica, che varia a seconda del tasso di umidità. Nella speranza che il beduino, disorientato dalle piroette di B., Frattini, La Russa e Bossi, si buschi la labirintite. Proviamo per un attimo a metterci nei panni dell’ex simbolo della doppiezza levantina, ora assurto a monumento alla coerenza se paragonato al suo italico baciatore. Quando esplode la rivolta, col trattato italo-libico in tasca, si sente in una botte di ferro almeno con noi. E bombarda tranquillo i civili. L’amico Silvio, compare di baciamani e bunga bunga, dichiara: “Gheddafi non lo chiamo per non disturbarlo”. Non s’interrompe un’emozione, tantomeno una repressione. Frattini Dry, noto agli ambienti diplomatici come “il fattorino”, spiega: “Sosteniamo con forza i governi laici che tengono alla larga il fondamentalismo. Faccio l’esempio di G h e d d a fi ”. L’Onu invece decide di disturbare un po’ e autorizza i bombardamenti. L’Italia aderisce. Ma B. rassicura: “I nostri aerei in Libia non hanno sparato e non spareranno mai. L’Italia non è in guerra e non ci entrerà mai”. Per chi un po’ lo conosce, è il preannuncio che l’Italia entrerà in guerra. Ma non subito: solo quando starà per finire, come il Duce con la Francia per avere “qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo della pace” (nel nostro caso, sulla tavola imbandita a gas e petrolio). Lo Stato maggiore fa timidamente osservare che, se i Tornado vanno e vengono dalla Libia, è per sparare, non per visitare. Ma La Russa è costretto a smentire: i nostri aerei fanno talmente paura che il regime, appena li vede, spegne i radar, così risparmiano sui missili. Comunque B. si dice “addolorato per Gheddafi”: per quel che noi e i nostri alleati gli stiamo facendo. Frattini riconosce i ribelli come “unico interlocutore politico legittimo” e aggiunge: “La consegna delle armi non può essere esclusa”. La Russa scalpita per sparare: “Mica siamo affittacamere che danno agli altri le chiavi di casa”. Bossi li fulmina tutt’e due: “Qualche ministro parla a vanvera”. B. esclude l’ipotesi dell’esilio di Gheddafi: “Lo conosco, resisterà a ogni costo”. Poi dice che sta cercando di convincerlo all’esilio. Per fare cosa gradita, Olindo Sallusti allega al Giornale il Libretto verde a prezzi scontati e tutta la stampa berlusconiana dichiara guerra a Sarkozy, anche con l’uso di armi chimiche e batteriologiche (Giuliano Ferrara minaccia addirittura di sganciarsi su Parigi). Un mese fa B. parla con la Merkel, poi annuncia: “Col senno di poi, potevamo restare fuori dalla coalizione come la Ger mania”. L’altroieri parla con Obama e Sarkozy e si allinea all’ultimo interlocutore: bombardiamo anche noi. Ma senza disturbare, molto addolorati. Infatti precisa che non sganceremo “bombe a grappolo” (anche perché lui non lo sa, ma sono vietate dalle convenzioni internazionali), ma solo “razzi mirati”. E, se non bastano i Razzi, pure gli Scilipoti. Così, se Gheddafi non muore di bombe o di labirintite, muore dal ridere. (di Marco Travaglio)
1 anno faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)La guerra lampo dei fratelli Marx di Marco Travaglio Dunque, ricapitolando. Da tre anni un “t ra t t a t o di amicizia” con la “Grande Jamahiria popolare e socialista”, cioè con il regime libido di Muammar Gheddafi, ratificato dal Parlamento con i voti di Pdl, Lega e Pd (contrari solo Idv, Udc, radicali e due pd dissidenti, Colombo e Sarubbi), impegna l’Italia ad “astenersi da ogni ingerenza negli affari interni, nello spirito del buon vicinato”; a “non usare né permettere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”; e a fornire un “forte e ampio partenariato industriale nella difesa e nell’industria militare”. Naturalmente, da due giorni stiamo bombardando la Libia per eliminare il nostro amico e sostenere i ribelli che gli si oppongono armi in pugno. Ma, nella foga, ci siamo dimenticati di disdettare il trattato di amicizia. Che dunque è tuttora valido. Deve trattarsi di un’a bile mossa, l’ennesima, per confonderlo: visto che non riusciremo mai a colpirlo, tentiamo almeno di intontirlo con la nostra politica estera meteoropatica, che varia a seconda del tasso di umidità. Nella speranza che il beduino, disorientato dalle piroette di B., Frattini, La Russa e Bossi, si buschi la labirintite. Proviamo per un attimo a metterci nei panni dell’ex simbolo della doppiezza levantina, ora assurto a monumento alla coerenza se paragonato al suo italico baciatore. Quando esplode la rivolta, col trattato italo-libico in tasca, si sente in una botte di ferro almeno con noi. E bombarda tranquillo i civili. L’amico Silvio, compare di baciamani e bunga bunga, dichiara: “Gheddafi non lo chiamo per non disturbarlo”. Non s’interrompe un’emozione, tantomeno una repressione. Frattini Dry, noto agli ambienti diplomatici come “il fattorino”, spiega: “Sosteniamo con forza i governi laici che tengono alla larga il fondamentalismo. Faccio l’esempio di G h e d d a fi ”. L’Onu invece decide di disturbare un po’ e autorizza i bombardamenti. L’Italia aderisce. Ma B. rassicura: “I nostri aerei in Libia non hanno sparato e non spareranno mai. L’Italia non è in guerra e non ci entrerà mai”. Per chi un po’ lo conosce, è il preannuncio che l’Italia entrerà in guerra. Ma non subito: solo quando starà per finire, come il Duce con la Francia per avere “qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo della pace” (nel nostro caso, sulla tavola imbandita a gas e petrolio). Lo Stato maggiore fa timidamente osservare che, se i Tornado vanno e vengono dalla Libia, è per sparare, non per visitare. Ma La Russa è costretto a smentire: i nostri aerei fanno talmente paura che il regime, appena li vede, spegne i radar, così risparmiano sui missili. Comunque B. si dice “addolorato per Gheddafi”: per quel che noi e i nostri alleati gli stiamo facendo. Frattini riconosce i ribelli come “unico interlocutore politico legittimo” e aggiunge: “La consegna delle armi non può essere esclusa”. La Russa scalpita per sparare: “Mica siamo affittacamere che danno agli altri le chiavi di casa”. Bossi li fulmina tutt’e due: “Qualche ministro parla a vanvera”. B. esclude l’ipotesi dell’esilio di Gheddafi: “Lo conosco, resisterà a ogni costo”. Poi dice che sta cercando di convincerlo all’esilio. Per fare cosa gradita, Olindo Sallusti allega al Giornale il Libretto verde a prezzi scontati e tutta la stampa berlusconiana dichiara guerra a Sarkozy, anche con l’uso di armi chimiche e batteriologiche (Giuliano Ferrara minaccia addirittura di sganciarsi su Parigi). Un mese fa B. parla con la Merkel, poi annuncia: “Col senno di poi, potevamo restare fuori dalla coalizione come la Ger mania”. L’altroieri parla con Obama e Sarkozy e si allinea all’ultimo interlocutore: bombardiamo anche noi. Ma senza disturbare, molto addolorati. Infatti precisa che non sganceremo “bombe a grappolo” (anche perché lui non lo sa, ma sono vietate dalle convenzioni internazionali), ma solo “razzi mirati”. E, se non bastano i Razzi, pure gli Scilipoti. Così, se Gheddafi non muore di bombe o di labirintite, muore dal ridere.
1 anno faGuerra di Libia: i sei paletti della Lega (uno sicuramente è di frassino!)
(0 punti) (0 commenti)La lega deve decidere (con una mossa pratica) o fa opposizione o governa, fare finta di esserlo o non esserlo a seconda del proprio comodo elettorale è VOMITEVOLE
1 anno faGuerra di Libia: i sei paletti della Lega (uno sicuramente è di frassino!)
(0 punti) (0 commenti)2- me ne frego…
1 anno faBossi, nuove "minacce" a Berlusconi. E' l'Italia di Pulcinella ...
(0 punti) (0 commenti)I Ladri di Pisa Berlusconi e Bossi sembrano – sputati – quelli del detto toscano: i due ladri di Pisa che litigano di giorno e vanno a rubare insieme di notte. In questo caso non stiamo facendo riferimento alle grassazioni ennesime e infinite delle cricche di regime che prosperano grazie al malgoverno di B e B, ma al miserabile minuetto che stanno intrecciando sui bombardamenti contro Gheddafi. Di giorno fanno finta di darsele di santa ragione, il “c e l o d u ro ” gracchia che “o lo stop ai raid o può succedere di tutto”, il “culomoscio” (come lo chiamano le sue prezzolate) risponde chiedendo che Napolitano protegga il governo contro i celti che vogliono fargli la bua. Di notte, però, in quella notte della democrazia liberale che è ormai diventato il parlamento degli Scilipoti, si scambiano amorosi sensi per continuare a tenere in vita il governo di Roma-Milano-ladrone, tanto i telegiornali minzolinizzati daranno a bere agli italiani quello che fa comodo al Narcisocrate di Arcore e al suo scudiero di Pontida. Nel frattempo l’opposizione non c’è, per non smentirsi. E se per caso c’è, dorme. L’a l t ro giorno, per dire, poteva tranquillamente mandare sotto il governo su un documento cruciale di politica economica, ma erano assenti in quaranta. Sarà bene che ogni cittadino si attrezzi perciò per l’“opposizione fai da te”, si consideri comitato centrale di se stesso, non si limiti più a essere “opinione p u bbl i c a ” e neppure pubblico manifestante quando c’è da scendere in piazza, ma cominci a organizzare club ispirati ai valori costituzionali di “giustizia e libertà” per vincere le battaglie che l’opposizione canonica spesso non vuole neppure combattere. I referendum, in primo luogo. I ladri di Pisa faranno di tutto per scipparli al popolo sovrano, visto che per loro deve coincidere col popolo bove. Se ciascuno di noi si attiva fin da ora, in prima persona, considerando la politica “d i re t t a ” un appassionante e personale “bricolage”, la sinergia esponenziale dei volantini e manifesti creati dal basso, fatti circolare di sito in sito, realizzati e diffusi artigianalmente, possono diventare quella tv alternativa che faccia affogare il regime nell’acqua pubblica, lo faccia esplodere nel nucleare e lo mandi alla sbarra senza più legittimo impedimento. Ma anche il voto di Napoli, per De Magistris sindaco, e quello di Milano, per un sonoro no alla Moratti, costituiranno momenti cruciali. Si può andare al ballottaggio e vincere in entrambi i casi, e allora la villa del bunga bunga smetterebbe di colpo di essere la capitale. (di Paolo Flores d’Arcais)
1 anno faGuerra di Libia: i sei paletti della Lega (uno sicuramente è di frassino!)
(1 punto) (0 commenti)I Ladri di Pisa Berlusconi e Bossi sembrano – sputati – quelli del detto toscano: i due ladri di Pisa che litigano di giorno e vanno a rubare insieme di notte. In questo caso non stiamo facendo riferimento alle grassazioni ennesime e infinite delle cricche di regime che prosperano grazie al malgoverno di B e B, ma al miserabile minuetto che stanno intrecciando sui bombardamenti contro Gheddafi. Di giorno fanno finta di darsele di santa ragione, il “c e l o d u ro ” gracchia che “o lo stop ai raid o può succedere di tutto”, il “culomoscio” (come lo chiamano le sue prezzolate) risponde chiedendo che Napolitano protegga il governo contro i celti che vogliono fargli la bua. Di notte, però, in quella notte della democrazia liberale che è ormai diventato il parlamento degli Scilipoti, si scambiano amorosi sensi per continuare a tenere in vita il governo di Roma-Milano-ladrone, tanto i telegiornali minzolinizzati daranno a bere agli italiani quello che fa comodo al Narcisocrate di Arcore e al suo scudiero di Pontida. Nel frattempo l’opposizione non c’è, per non smentirsi. E se per caso c’è, dorme. L’a l t ro giorno, per dire, poteva tranquillamente mandare sotto il governo su un documento cruciale di politica economica, ma erano assenti in quaranta. Sarà bene che ogni cittadino si attrezzi perciò per l’“opposizione fai da te”, si consideri comitato centrale di se stesso, non si limiti più a essere “opinione p u bbl i c a ” e neppure pubblico manifestante quando c’è da scendere in piazza, ma cominci a organizzare club ispirati ai valori costituzionali di “giustizia e libertà” per vincere le battaglie che l’opposizione canonica spesso non vuole neppure combattere. I referendum, in primo luogo. I ladri di Pisa faranno di tutto per scipparli al popolo sovrano, visto che per loro deve coincidere col popolo bove. Se ciascuno di noi si attiva fin da ora, in prima persona, considerando la politica “d i re t t a ” un appassionante e perso- nale “br icolage”, la sinergia esponenziale dei volantini e manifesti creati dal basso, fatti circolare di sito in sito, realizzati e diffusi artigianalmente, possono diventare quella tv alternativa che faccia affogare il regime nell’acqua pubblica, lo faccia esplodere nel nucleare e lo mandi alla sbarra senza più legittimo impedimento. Ma anche il voto di Napoli, per De Magistris sindaco, e quello di Milano, per un sonoro no alla Moratti, costituiranno momenti cruciali. Si può andare al ballottaggio e vincere in entrambi i casi, e allora la villa del bunga bunga smetterebbe di colpo di essere la capitale. (di Paolo Flores d’Arcais)
1 anno faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Ladri di Pisa di Paolo Flores d’A rc a i s dc Berlusconi e Bossi sembrano – sputati – quelli del detto toscano: i due ladri di Pisa che litigano di giorno e vanno a rubare insieme di notte. In questo ca- so non stiamo facendo riferimento alle gras- sazioni ennesime e infinite delle cricche di regime che prosperano grazie al malgoverno di B e B, ma al miserabile minuetto che stan- no intrecciando sui bombardamenti contro Gheddafi. Di giorno fanno finta di darsele di santa ragione, il “c e l o d u ro ” gracchia che “o lo stop ai raid o può succedere di tutto”, il “culomoscio” (come lo chiamano le sue prez- zolate) risponde chiedendo che Napolitano protegga il governo contro i celti che voglio- no fargli la bua. Di notte, però, in quella notte della democrazia liberale che è ormai diven- tato il parlamento degli Scilipoti, si scambia- no amorosi sensi per continuare a tenere in vita il governo di Roma-Milano-ladrone, tanto i telegiornali minzolinizzati daranno a bere agli italiani quello che fa comodo al Narci- socrate di Arcore e al suo scudiero di Pon- tida. Nel frattempo l’opposizione non c’è, per non smentirsi. E se per caso c’è, dorme. L’a l t ro giorno, per dire, poteva tranquillamente mandare sotto il governo su un documento cruciale di politica economica, ma erano as- senti in quaranta. Sarà bene che ogni citta- dino si attrezzi perciò per l’“opposizione fai da te”, si consideri comitato centrale di se stesso, non si limiti più a essere “opinione p u bbl i c a ” e neppure pubblico manifestante quando c’è da scendere in piazza, ma comin- ci a organizzare club ispirati ai valori costi- tuzionali di “giustizia e libertà” per vincere le battaglie che l’opposizione canonica spesso non vuole neppure combattere. I referendum, in primo luogo. I ladri di Pisa faranno di tutto per scipparli al popolo so- vrano, visto che per loro deve coincidere col popolo bove. Se ciascuno di noi si attiva fin da ora, in prima persona, considerando la politica “d i re t t a ” un appassionante e perso- nale “br icolage”, la sinergia esponenziale dei volantini e manifesti creati dal basso, fatti cir- colare di sito in sito, realizzati e diffusi ar- tigianalmente, possono diventare quella tv alternativa che faccia affogare il regime nel- l’acqua pubblica, lo faccia esplodere nel nu- cleare e lo mandi alla sbarra senza più le- gittimo impedimento. Ma anche il voto di Napoli, per De Magistris sindaco, e quello di Milano, per un sonoro no alla Moratti, costituiranno momenti cruciali. Si può andare al ballottaggio e vincere in en- trambi i casi, e allora la villa del bunga bunga smetterebbe di colpo di essere la capitale.
1 anno faBerlusconi e il sito del Governo Italiano: nota bene
(0 punti) (0 commenti)“Cari amici studenti, fascisti, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il legittimo impedimento. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi”. Il “Molleggiato” scrive una lunga lettera-appello al Fatto Quotidiano. Contro il nucleare. Contro la privatizzazione dell'acqua, contro il legittimo impedimento. Contro le bugie del presidente del Consiglio che tratta gli italiani “da imbecilli” non restano che le urne, quel voto popolare che Berlusconi sempre osanna e ora cerca di sfuggire. Il 12 e 13 giugno gli italiani hanno l'occasione per rispondere alla “demoniaca voglia avvelenarci” di questo governo. "E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini" di Adriano Celentano
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Ballottaggi, Berlusconi fra ossessioni, gaffes e fischi. Per chi suona la campana?
(1 punto) (0 commenti)IL VECCHIO ROMPIBALLE L’ha rifatto ancora. Profittando del fair play diplomatico che impone ai leader del mondo di non mandarlo affankulo, il Cainano in gita premio al G7 e mezzo ha attaccato un bottone sull’emergenza toghe rosse al leader russo Medvedev, dopo aver fatto altrettanto con Obama. La scena ricorda quella di certi vecchietti scatarranti che bivaccano nei bar della Brianza e raccontano al primo avventore che capita le proprie disavventure con la moglie che li tradisce con l’idraulico. Ma esistono anche precedenti nel mondo dello spettacolo: da Strarompi, indimenticabile personaggio di Paolo Panelli, a Gianrico, il giovane rompipalle interpretato da Sordi in Via Padova 46 - Lo s c o c c i a t o re , che si apposta dietro l’uscio in attesa che esca per la passeggiata pomeridiana il vicino di pianerottolo, Arduino alias Peppino De Filippo, poi gli s’appiccica addosso guastandogli il relax e insufflandogli nelle orecchie con voce petulante i suoi problemi personali: “Sor Arduì, ho passato una notte d’inferno, m’ha mozzicato una zanzara, ma proprio in un punto che nun me posso gratta’ né di qua né di qua, che me farebbe un grattino alla schiena, sor Arduì?”. Così al vertice in Francia il piccolo stalker brianzolo arpiona a uno a uno i grandi della terra per coinvolgerli nei suoi guai giudiziari. Incredibilmente infatti Obama, Medvedev, Sarkozy, Merkel, Zapatero, Cameron, Naoto Kan se ne sbattono allegramente dei suoi processi, preferendo concentrarsi su problemi trascurabili come le radiazioni di Fukushima, la guerra in Libia, la primavera araba, i negoziati israelo-palestinesi, la crisi finanziaria internazionale, i tornado che devastano l’America, cosette così. Da un po’ di tempo i vertici del G7 e mezzo si son trasformati in autentici calvari per i sette leader del mondo, a causa di questo anziano molestatore che si apposta dietro gli angoli, con fotografo al seguito, per sfogarsi un po’ con loro sui suoi problemi privati. Avevano anche pensato di non invitarlo più, ma poi hanno avuto pena per lui. Così si sono passati parola: appena lo vedono avvicinarsi, si rifugiano alla toilette simulando improvvisi attacchi di gastrite o danno disposizione ai rispettivi staff di chiamarli al telefono non appena lui si aggira nelle loro vicinanze. Ma Strarompi, in un modo o nell’altro, riesce sempre a vanificare le misure di sicurezza. L’altroieri, a uno stranito Obama e all’esterrefatta interprete che faticava a tradurre concetti tanto sconnessi, ha raccontato la dittatura dei magistrati di sinistra e la riforma epocale della giustizia. Ci aveva già provato due anni fa al G7 e mezzo di Londra, quando alla foto di gruppo si mise a sbraitare “Mister Obamaaaaaa! Sono quiiii!”, ma quel giorno era presente la regina Elisabetta d’Inghilterra che, rompendo un silenzio cinquantennale, si voltò di scatto, strinse a sé la borsetta e borbottò un “che bisogno c’è di strillare così forte?”. Questa volta, intrufolandosi in un attimo di distrazione delle badanti e degli infermieri che lo hanno in cura, il nanerottolo s’è fiondato con agile balzo sul presidente Usa per rovesciargli addosso le sue manie di persecuzione. Sperava di ricavarne, oltre alla foto ricordo accanto all’abbronzato più famoso del pianeta, almeno una frase di circostanza o di comprensione da spendere nella campagna elettorale domestica. Invece Obama, che non l’ha mai voluto incontrare se non in luoghi molto affollati, l’ha liquidato con un paio di “ok” ( t ra d u c i b i l i in un romanesco “e sti cazzi?”), mentre la Merkel faceva la faccia spazientita e Sarkozy richiamava all’ordine l’attempato discoletto invitandolo a tornare al posto. Ieri il petulante vecchietto s’è sfogato sulle “ben 24 accuse infondate” con Medvedev, che l’ha assecondato sorridendo, come si fa con i casi clinici, non senza rimpiangere quei bei manicomi siberiani di una volta. Manca solo che qualcuno, impietosito dalle sue precarie condizioni psicofisiche, gli allunghi una banconota dicendo: “Tenga, buon uomo, ora però abbiamo da fare”. (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)
1 anno fa