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Bersani lo chiama all'alleanza ma Fini risponde prendendolo in giro

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Marco Travaglio risarcirà il presidente del Senato Renato Schifani con una somma di 16 mila euro a fronte dei quasi due milioni chiesti per diffamazione (1.750.000): in seguito a quanto affermato dal giornalista sull'Unità e rispettivamente in due puntate delle trasmissioni Crozza Italia e Che Tempo che fa. Il Tribunale di Torino - VII sezione civile - ha sostanzialmente riconosciuto l'elemento diffamatorio soltanto nella trasmissione Che Tempo che fa (10-5-2008) quando Travaglio - parlando di Schifani - evocò la metafora del lombrico e della muffa. Per il resto, quanto scritto sull'Unità e quanto detto a Crozza Italia (4-5-2010) - anche per i riferimenti alla mafia - sono stati giudicati pertinenti al diritto di cronaca, di critica e di satira. Travaglio - nell'articolo «Scusate il disturbo» del primo maggio 2008 - ha tracciato un ritratto del presidente del Senato le cui espressioni - si legge nella sentenza - «non sono gratuite bensì necessarie per rappresentare l'espressione critica del giornalista e non sconfinano nella contumelia essendo contenute nei limiti della accesa dialettica propria della dialettica trattata». SCHIFANI FA BENEFICIENZA CON I SOLDI DEGLI ALTRI - Il collegio difensivo del presidente del Senato Renato Schifani ha preso atto con soddisfazione - secondo quanto si è appreso (A quanto pare al Presidente del Senato è dispiaciuto più per la metafora del lombrico e della muffa mentre invece gli va bene che può legalmente essere definito "mafioso") - che i giudici hanno riscontrato la diffamazione da parte del giornalista Marco Travaglio nella trasmissione Che tempo che fa. I difensori hanno confermato che l'importo che il giornalista dovrà risarcire al presidente del Senato sarà devoluto, come era già stato dichiarato, interamente in beneficenza. (Ansa)

1 anno e 11 mesi fa
1782

Bersani lo chiama all'alleanza ma Fini risponde prendendolo in giro

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Re M.e.r.d.a: Se non fosse che ha sette vite come i gatti, il ducetto farebbe quasi pena. Il Re Mida che trasformava in oro qualunque cosa toccasse è diventato un Re M-e-r-d-a. Ha due ministri pregiudicati e cinque inquisiti o imputati (l’ultimo, Brancher, l’ha- aggiunto lui per fare cifra tonda). Il coordinatore dei Servizi segreti De Gennaro l’hanno appena condannato in appello per il G8. I suoi ex capi dei servizi, Pollari e Mori, sono imputati rispettivamente per peculato e favoreggiamento alla mafia. Il suo cappellano don Gelmini va a processo per molestie sessuali. E il suo pa99one di fiducia Giampi Tarantini per spaccio di coca. Il suo commissario Agcom, Innocenzi, è sotto inchiesta per i traffici anti-Annozero. Suo fratello Paolo, già pregiudicato, è di nuovo indagato per il nastro Fassino-Consorte. Sulla faccenda dovrà testimoniare obtorto collo il suo on. avv. Ghedini. Il coordinatore del suo partito, Verdini, è indagato un po’ dappertutto con la Cricca, mentre l’ex coordinatore Scajola è ancora lì che cerca chi gli ha pagato la casa. I fuoriclasse del Partito del Fare se la passano peggio di quelli del Milan. Gianni Letta, già “uomo della Provvidenza”, sbuca da un bel po’ di inchieste imbarazzanti. San Guido Bertolaso, l’uomo che insegnava la protezione civile agli americani e fermava le catastrofi con le nude mani, è indagato per corruzione; appena apre bocca si fanno tutti il segno della croce; e ha ormai l’immagine di uno scroccone che non paga non solo i massaggi e l’affitto, ma nemmeno le bollette. Come quell’altro genio dell’ingegner Lunardi: B. lo presentò a Porta a Porta come l’homo novus della politica del fare, il fulmine di guerra che avrebbe sbloccato le grandi opere, una gallina dalle uova d’oro. Ora scopriamo che anche lui faceva e riceveva favori dalla Cricca, ma – beninteso – “come persona, non come ministro, perché sono una persona corretta” (infatti è indagato). E Stanca? Ricordate Lucio Stanca? Il Cavaliere tenne il nome segreto per giorni e giorni, annunciò soltanto che aveva trovato un gigante del pensiero, un tecnico da paura, un cervello fuori misura che, con la sola forza del pensiero, avrebbe cablato e informatizzato l’Italia tutta, isole comprese, come ministro dell’Innovazione tecnologica (una delle tre “i”, quella dedicata a Internet, era tutta sua). Quando poi si seppe che era Stanca, e soprattutto se ne vide la faccia lievemente più inespressiva di un termosifone spento, qualcuno timidamente domandò: “E chi ca22’è?”. La risposta fu: “L’ex presidente dell’Ibm, che diamine, mica un p.i.r.l.a qualsiasi!”. Roba forte. Dal 2001 al 2006 passò talmente inosservato che a volte dimenticavano di invitarlo alle riunioni, senza peraltro accorgersi della sua assenza. Nel 2008, tornato al governo, B. si scordò sia di lui sia del suo ministero: dispersi. Fu recuperato come ad di Expo 2015, anche se è già deputato, ma ora pare che dovrà sloggiare pure di lì: dopo che Tremonti gli ha tagliato i fondi, commissariato le deleghe e asportato lo stipendio (deve accontentarsi di quello di parlamentare), la presidente Bracco gli ha inviato un’ingiunzione di sfratto per scarso rendimento. Un altro monumento che crolla miseramente, mentre i miracoli evaporano l’uno dopo l’altro. Quello della ricostruzione de L’Aquila, grazie ai pm, a Draquila e al popolo della carriole, è una tragica barzelletta: si sbriciolano anche le casette della leggendaria New Town a prova di bombardamenti, inaugurate in pompa magna sotto lo sguardo lubrico di Vespa. Il miracolo dei rifiuti scomparsi in Campania funziona a tal punto che ora la monnezza rispunta pure a Palermo, altra capitale del buongoverno grazie al sindaco Cammarata (ora è in Sudafrica: a casa c’era troppo tanfo). Persino Minzo fatica a nasconderla. E la legge bavaglio è talmente sfigurata che non la riconoscono più nemmeno i mafiosi. Ma B. insiste: “Approviamola comunque”. Come viene viene. Ormai è un pugile suonato che mena fendenti all’aria. Se non fosse che l’altro pugile ha abbandonato il ring, rischierebbe persino di perdere la partita. (Fonte articolo di Marco Travaglio su 'Il Fatto Quotidiano')

1 anno e 11 mesi fa
1783

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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Re M.e.r.d.a: Se non fosse che ha sette vite come i gatti, il ducetto farebbe quasi pena. Il Re Mida che trasformava in oro qualunque cosa toccasse è diventato un Re M-e-r-d-a. Ha due ministri pregiudicati e cinque inquisiti o imputati (l’ultimo, Brancher, l’ha- aggiunto lui per fare cifra tonda). Il coordinatore dei Servizi segreti De Gennaro l’hanno appena condannato in appello per il G8. I suoi ex capi dei servizi, Pollari e Mori, sono imputati rispettivamente per peculato e favoreggiamento alla mafia. Il suo cappellano don Gelmini va a processo per molestie sessuali. E il suo pa99one di fiducia Giampi Tarantini per spaccio di coca. Il suo commissario Agcom, Innocenzi, è sotto inchiesta per i traffici anti-Annozero. Suo fratello Paolo, già pregiudicato, è di nuovo indagato per il nastro Fassino-Consorte. Sulla faccenda dovrà testimoniare obtorto collo il suo on. avv. Ghedini. Il coordinatore del suo partito, Verdini, è indagato un po’ dappertutto con la Cricca, mentre l’ex coordinatore Scajola è ancora lì che cerca chi gli ha pagato la casa. I fuoriclasse del Partito del Fare se la passano peggio di quelli del Milan. Gianni Letta, già “uomo della Provvidenza”, sbuca da un bel po’ di inchieste imbarazzanti. San Guido Bertolaso, l’uomo che insegnava la protezione civile agli americani e fermava le catastrofi con le nude mani, è indagato per corruzione; appena apre bocca si fanno tutti il segno della croce; e ha ormai l’immagine di uno scroccone che non paga non solo i massaggi e l’affitto, ma nemmeno le bollette. Come quell’altro genio dell’ingegner Lunardi: B. lo presentò a Porta a Porta come l’homo novus della politica del fare, il fulmine di guerra che avrebbe sbloccato le grandi opere, una gallina dalle uova d’oro. Ora scopriamo che anche lui faceva e riceveva favori dalla Cricca, ma – beninteso – “come persona, non come ministro, perché sono una persona corretta” (infatti è indagato). E Stanca? Ricordate Lucio Stanca? Il Cavaliere tenne il nome segreto per giorni e giorni, annunciò soltanto che aveva trovato un gigante del pensiero, un tecnico da paura, un cervello fuori misura che, con la sola forza del pensiero, avrebbe cablato e informatizzato l’Italia tutta, isole comprese, come ministro dell’Innovazione tecnologica (una delle tre “i”, quella dedicata a Internet, era tutta sua). Quando poi si seppe che era Stanca, e soprattutto se ne vide la faccia lievemente più inespressiva di un termosifone spento, qualcuno timidamente domandò: “E chi ca22’è?”. La risposta fu: “L’ex presidente dell’Ibm, che diamine, mica un p.i.r.l.a qualsiasi!”. Roba forte. Dal 2001 al 2006 passò talmente inosservato che a volte dimenticavano di invitarlo alle riunioni, senza peraltro accorgersi della sua assenza. Nel 2008, tornato al governo, B. si scordò sia di lui sia del suo ministero: dispersi. Fu recuperato come ad di Expo 2015, anche se è già deputato, ma ora pare che dovrà sloggiare pure di lì: dopo che Tremonti gli ha tagliato i fondi, commissariato le deleghe e asportato lo stipendio (deve accontentarsi di quello di parlamentare), la presidente Bracco gli ha inviato un’ingiunzione di sfratto per scarso rendimento. Un altro monumento che crolla miseramente, mentre i miracoli evaporano l’uno dopo l’altro. Quello della ricostruzione de L’Aquila, grazie ai pm, a Draquila e al popolo della carriole, è una tragica barzelletta: si sbriciolano anche le casette della leggendaria New Town a prova di bombardamenti, inaugurate in pompa magna sotto lo sguardo lubrico di Vespa. Il miracolo dei rifiuti scomparsi in Campania funziona a tal punto che ora la monnezza rispunta pure a Palermo, altra capitale del buongoverno grazie al sindaco Cammarata (ora è in Sudafrica: a casa c’era troppo tanfo). Persino Minzo fatica a nasconderla. E la legge bavaglio è talmente sfigurata che non la riconoscono più nemmeno i mafiosi. Ma B. insiste: “Approviamola comunque”. Come viene viene. Ormai è un pugile suonato che mena fendenti all’aria. Se non fosse che l’altro pugile ha abbandonato il ring, rischierebbe persino di perdere la partita. (Fonte articolo di Marco Travaglio su 'Il Fatto Quotidiano')

1 anno e 11 mesi fa
1784

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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scusate vi lascio: mi vado a mangiare un ber'porpo all'elbana che mi aspetta felice…

1 anno e 11 mesi fa
1785

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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29- guarda la barra in alto e clicca su gestione profilo…

1 anno e 11 mesi fa
1786

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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28- Devi cliccare profilo e poi (le icone da cliccare le vedi sempre in alto) gestione profilo, nella pagina che apparirà c'è anche l'icona per inserire la foto (clicca sfoglia per scegliere un immagine che hai nella memoria del tuo pc)

1 anno e 11 mesi fa
1787

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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Voce del verbo "abbranchèr": Basta, c’è un limite a tutto. Non si può seguitare a mortificare Claudio Scajola. Già dev’essere umiliante venire scaricato da uno come B, che in vita sua non ha mai scaricato nessuno, anzi ha sempre caricato di tutto. Figurarsi come deve sentirsi, lui che non è neppure indagato, ora che viene promosso ministro del Federalismo l’imputato Aldo Brancher, l’ex prete paolino poi spretato e divenuto dirigente della Fininvest e dunque deputato di Forza Italia. No, non si fa così. Ma come: cacciano dal governo un pover’ometto che s’è soltanto fatto pagare la casa da un altro, per giunta a sua insaputa, e poi aprono le porte a uno rinviato a giudizio per lo scandalo Bpl-Antonveneta? Ma allora lo dicano che vogliono provocare. Fra l’altro la signora Scajola ha fatto sapere che, se il marito s’è finora avvalso della facoltà di non rispondere, è stato per non inguaiare “gente più compromessa di lui”. Chissà se conviene contrariarlo: e se poi parla? Potrebbe esplodere una rissa nell’ora d’aria del Pdl, simile a quella che sta dilaniando l’Udc col simpatico scambio di vedute tra il senatore Cintola (indagato perché mandava l’autista con l’auto blu a comprargli la coca) e il segretario onorevole Cesa (arrestato nel ’93 per una trentina di mazzette, mise a verbale: “Ho deciso di svuotare il sacco”). Appena Cesa ha sospeso Cintola dal partito, Cintola – suo affezionato biografo – ha replicato: “Cesa dovrebbe sospendersi da solo, con tutto quel che ha combinato”. Ora non vorremmo che la guerra fra impresentabili riesplodesse nel centrodestra a proposito della biografia di Brancher. Il 18 giugno 1993, quand’era il vice di Confalonieri alla Fininvest Comunicazioni, fu prelevato e sbattuto a San Vittore su richiesta del Pool di Milano, in base alle accuse di Giovanni Marone, segretario del ministro della Malasanità Francesco De Lorenzo: “Brancher venne da me a nome della Fininvest per raccomandarsi che le venisse riservata una maggiore fetta di pubblicità nella campagna anti-Aids (sulle reti Fininvest, ndr). E quando questo privilegio fu realizzato, mi fu riconoscente pagando 300 milioni in due rate”: 300 a Marone e 300 al Psi. Brancher restò in carcere tre mesi e, per trasmettergli la consegna del silenzio, B. ricorse al paranormale: “Quando Brancher era a San Vittore – ha raccontato il Cavaliere – io e Confalonieri giravamo in auto intorno al carcere per metterci in comunicazione con lui”. La telepatia funzionò: Brancher tenne la bocca chiusa. Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher. Il quale, nel 2005, torna sul luogo del delitto: la Procura di Milano trova un conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla sua compagna Luana Maniezzo con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni. Un regalino di Fiorani, come spiega lo stesso banchiere ai pm: “Con Brancher ho avuto diversi rapporti economici: una somma nel 2003 sul conto di Luana Maniezzo; nel 2004 100 mila euro che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l’attività svolta in Parlamento per aiutare Fazio; 100 mila euro nel 2005 a Roma; 200 mila euro a Lodi quando ho consegnato la busta a Brancher che la doveva dividere con Calderoli… che aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”. Il 26 giugno sarebbe dovuto iniziare al Tribunale di Milano il processo a suo carico per appropriazione indebita, processo finora rinviato per i suoi impedimenti parlamentari (tipo una imprescindibile missione alla Fiera di Hannover). Ma niente paura, ora che è ministro il processo non partirà nemmeno, grazie alla legge sul legittimo impedimento. L’amico B. l’ha salvato appena in tempo. E il capo dello Stato, nelle cui mani questo bel giglio di campo ha giurato ieri, ha fatto finta di nulla. Chissà com’è felice Scajola. (di Marco Travaglio su "Il Fatto Quotidiano).

1 anno e 11 mesi fa
1788

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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Dopo nomine del genere viene da domandarsi: Per Totò Riina nominato presidente dell'antimafia quanto manca?

1 anno e 11 mesi fa
1789

Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

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C'era bisogno di: un altro ministero? un ministero dell'attuazione del federalismo è necessario? di un nuovo ministro con un tale curriculum? Ma chi ha votato il Nano (a parte gli idolatri che votano per fede) non si è ancora schifato abbastanza, dove bisogna giungere per avere un rigetto?

1 anno e 11 mesi fa
1790

Lega, tocca alle "ronde" elettroniche. Tanto paga "pantalone" ...

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SACRIFICI: Il governo nomina nuovo ministro Aldo Brancher Ministro senza portafoglio con la delega per l'attuazione del federalismo(un ministero doppioni inutile di uno simile) Brancher è sotto processo per scandalo Bnl. Pd: «Ma non volevano ridurre i costi della politica?». Di Pietro: «Fu coinvolto in tangentopoli ed è ancora sotto processo per corruzione, basta "delinquenza" in politica».

1 anno e 11 mesi fa
1791

Diretta dal Forum PDigitale di Roma: Nessuno tocchi i blog, l'intervento di Bersani

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QUESTO GOVERNO VUOLE LIMITARE IL LIBERO USO DELLA "BANDA LARGA" E CONTEMPORANEAMENTE FAVORIRE IL LIBERO AGIRE DELLA "BANDA LADRA".

1 anno e 11 mesi fa
1792

Lega, tocca alle "ronde" elettroniche. Tanto paga "pantalone" ...

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56- CERTO: MA IL TROTA NON LO FA PER MANCANZA DI PATRIOTTISMO. LA COLPA E' DEI PROFESSORI TERRUN CHE IN PADANIA PRETENDONO CHE UNO STUDI LE MATERIE CHE DICONO LORO PER PASSARE GLI ESAMI.

1 anno e 11 mesi fa
1793

Lega, tocca alle "ronde" elettroniche. Tanto paga "pantalone" ...

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CONFLITTO DI INTERESSI? MAVA'LA' E’ SOLO UN'IMPRESSIONE ROMA - “Il ministro della Giustizia mandi gli ispettori in procura a Milano”. E’ la reazione dell’avvocato di Berlusconi e deputato Pdl, Niccolò Ghedini, alla convocazione dei pm che vogliono ascoltarlo in merito alla vicenda Unipol-Consorte. In un’interrogazione di 8 pagine presentata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, Ghedini chiede che si valutino provvedimenti disciplinari nei confronti del sostituto procuratore Massimo Meroni. Nel documento il legale del premier parla anche di “comportamenti inqualificabili” da parte del pubblico ministero. La vicenda è quella della famosa intercettazione nella quale l’ex segretario dei Ds Piero Fassino, al telefono con l’allora numero uno di Unipol Giovanni Consorte, pronuncia la frase “Abbiamo una banca”. Una conversazione mai trascritta né finita negli atti di un’inchiesta, quindi teoricamente sconosciuta, e che invece venne pubblicata in prima pagina su “Il Giornale”. Per quella vicenda è indagato il fratello del presidente del consiglio 1, Paolo Berlusconi, editore del quotidiano milanese. Su quei fatti, la procura di Milano ha convocato Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti. Convocazione alla quale Ghedini non ha dato seguito, motivo per il quale il pm Meroni ha chiesto alla Giunta della Camera di poter disporre l’accompagnamento coatto nei confronti dell’avvocato.

1 anno e 11 mesi fa
1794

Ore 12 - Berlusconi fa il giro delle "sette chiese". Test per le urne?

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CONFLITTO DI INTERESSI? MA NO E' SOLO UN IMPRESSIONE ROMA - "Il ministro della Giustizia mandi gli ispettori in procura a Milano". E' la reazione dell'avvocato di Berlusconi e deputato Pdl, Niccolò Ghedini, alla convocazione dei pm che vogliono ascoltarlo in merito alla vicenda Unipol-Consorte. In un'interrogazione di 8 pagine presentata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, Ghedini chiede che si valutino provvedimenti disciplinari nei confronti del sostituto procuratore Massimo Meroni. Nel documento il legale del premier parla anche di "comportamenti inqualificabili" da parte del pubblico ministero. La vicenda è quella della famosa intercettazione nella quale l'ex segretario dei Ds Piero Fassino, al telefono con l'allora numero uno di Unipol Giovanni Consorte, pronuncia la frase "Abbiamo una banca". Una conversazione mai trascritta né finita negli atti di un'inchiesta, quindi teoricamente sconosciuta, e che invece venne pubblicata in prima pagina su "Il Giornale". Per quella vicenda è indagato il fratello del presidente del consiglio 1, Paolo Berlusconi, editore del quotidiano milanese. Su quei fatti, la procura di Milano ha convocato Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti. Convocazione alla quale Ghedini non ha dato seguito, motivo per il quale il pm Meroni ha chiesto alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento coatto nei confronti dell'avvocato.

1 anno e 11 mesi fa
1795

Lega, tocca alle "ronde" elettroniche. Tanto paga "pantalone" ...

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Con la nuova legge detta "sulle intercettazioni" dovranno smantellarle dato che violano la privacy in luogo pubblico dei possibili malviventi, potranno essere utilizzate solo nella certezza che nel luogo ripreso si sta commettendo un reato… COME DIREBBE GROUCHO MARX "QUESTI LEGHISTI SONO DA LEGARE"

1 anno e 11 mesi fa
1796

Ore 12 - Berlusconi fa il giro delle "sette chiese". Test per le urne?

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Siamo a Milano, Berlusconi chiama Letta per esporgli un problema… - Senti, tra una cosa e l'altra ieri mi è venuta in mente una cosa. Mi sto dando da fare tanto per le probabili elezioni, ma bisogna che cominci anche a pensare per quando sarò morto… Trovami un "posto" decente dove farmi mettere per quando sarò defunto… - Certo Silvio, provvederò! Dopo due giorni Letta torna e gli dice: - Caro Silvio, proprio sotto San Pietro hanno appena liberato un loculo. Pensa, assieme a tanti papi… - Mmmhhhh, a dire il vero io coi papi…. no, no, cerca ancora… Dopo altri due giorni ecco arrivare Gianni che gli propone l'ultima notizia: - Ecco, Silvio, ho trovato un posto al mausoleo in piazza al Cremlino. E' libero e poi saresti assieme a tanti grandi della storia… - Io coi comunisti??? Ma fammi il piacere! No, no, cerca ancora… Il giorno dopo Letta arriva ed esultante crede di aver trovato la soluzione: - Silvio, Silvio ho trovato!! E' libera la tomba di Gesù! Silvio ci pensa un po' su e poi… - Mmmmh, mica male l'idea! Va, informati su costi e condizioni poi portami notizie… Quando torna Gianni gli dice: - Ho sentito per la tomba di Gesù… Beh, sai con tutti i problemi che ci sono in "Terra Santa" per accordarci alla fine ci hanno chiesto parecchi miliardi di euro!! - Miliardi?!? Ma… gli hai detto che è solo per tre giorni?

1 anno e 11 mesi fa
1797

Ore 12 - Berlusconi fa il giro delle "sette chiese". Test per le urne?

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ORMAI IL PREMIER SEMBRA UN PERSONAGGIO DI QUELLI INTERPRETATI DA ALBERTO SORDI, IL PIù SQUALLIDO NEL FINALE DELLA SERIE "STORIA DI UN ITALIANO"…

1 anno e 11 mesi fa
1798

Le pagelle del venerdì

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L’Ordine dei Censori Il professor Ernesto Galli della Loggia non può definirsi un simpatizzante del Fatto. Ma non gliene vogliamo, perché prima che lui antipatizzasse con noi, noi già antipatizzavamo con lui. E non per ostilità preconcetta, anzi: noi siamo suoi fervidi fan e speriamo sempre che scriva qualcosa di sensato per poterlo applaudire. Purtroppo accade di rado, un paio di volte ogni dieci anni (anche gli orologi fermi segnano, due volte al giorno, l’ora esatta). Per il resto l’insigne tuttologo riesce sempre a parlare di qualunque argomento dello scibile umano con la stessa enciclopedica incompetenza. L’altroieri ha stipato in trenta di righe sul Pompiere della Sera una concentrazione di corbellerie da far impallidire la densità della popolazione di Calcutta. Ce l’aveva col Fatto, reo di aver citato un articolo su Repubblica di Giovanni Valentini, che a sua volta riprendeva un comunicato della Fnsi. Galli della Loggia, che non è tipo da sottilizzare, ha attribuito al Fatto l’articolo di Valentini e il comunicato Fnsi. E inconsapevolmente ha fatto bene, perché li condividiamo in pieno: è il caso che l’Ordine dei giornalisti sanzioni i giornalisti-parlamentari che han votato la legge bavaglio. Già è seccante sentirsi chiamare “collega” da un Gasparri, un Mastella, un D’Alema (quello che chiama i giornalisti “jene dattilografe” e vorrebbe “chiudere” i giornali che pubblicano intercettazioni, specie se sue). Ma è ancor più seccante che nello stesso Ordine professionale siedano i giornalisti-giornalisti che danno le notizie e i giornalisti-parlamentari che vogliono sbatterli in galera perché danno le notizie. Galli della Loggia, che non distinguerebbe una notizia da un paracarro, considera la proposta roba da “succursale del Pcus” (e lui se ne intende, avendo sciolto memorabili inni al marxismo-leninismo nella sua precedente reincarnazione: il periodo rosso) e un inaccettabile attentato alla Costituzione. Perciò ironizza sui “veri democratici che popolano la redazione del Fatto”, “guardiani” e “difensori di professione della Costituzione” che ci accusa di non conoscere. Lui, che invece la conosce bene, ne cita un fantomatico “primo comma”. Abbiamo controllato, casomai ci fosse sfuggito: non esiste alcun “primo comma” della Costituzione. Pazienza: capita anche ai migliori Galli di mangiare pesante. Quello che il pover’uomo chiama “primo comma” della Costituzione è l’incipit dell’articolo 68, relativo alle immunità. Nella versione originaria del 1948 diceva così: “I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”; nella versione del 1993 il termine “perseguiti” è divenuto “chiamati a rispondere”. Infatti nessuno vuole arrestare o processare i parlamentari-giornalisti che han votato la legge bavaglio: semplicemente accompagnarli alla porta dell’Ordine dei giornalisti. Non si vede perché un ordine professionale che ha al primo punto del suo statuto la tutela della libertà di stampa dovrebbe tenersi in casa personaggi che quella libertà la combattono. Se un avvocato-parlamentare vota una legge che abolisce il diritto di difesa, l’Ordine forense che fa: gli dà un encomio solenne? Se un medico-parlamentare propone di abolire il bisturi o la Tac, l’Ordine dei medici che fa: gli organizza un festino? Ogni associazione ha le sue regole e chi le calpesta si mette alla porta da solo. Che c’è di incostituzionale in tutto ciò? Secondo Galli della Loggia, le comunità israelitiche dovrebbero accettare l’iscrizione dei naziskin e il Telefono azzurro quella del mostro di Marcinelle? Professore, dia retta: faccia un bel respiro, cerchi di digerire, si prenda un periodo di riposo, si studi la differenza fra i commi e gli articoli della Costituzione. Poi, volendo, potrà fondare l’Ordine dei Censori. I Mastella, Gasparri, D’Alema e compagnia bella s’iscriveranno in massa. E noi ci leveremo finalmente l’imbarazzo di essere iscritti a un club che accetta come soci quelli come lei. (Fonte articolo di Marco Travaglio: 'IL Fatto Quotidiano')

1 anno e 11 mesi fa
1799

Le pagelle del venerdì

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Berlusconi: ‘Tanto vi inventate tutto, no?’… HA RAGIONE, L'ESCLUSIVA COME "CACCIA BALLE" E' SUA

1 anno e 11 mesi fa
1800

Le pagelle del venerdì

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La rivolta abruzzese (di Furio Colombo) Sia chiaro. Prima del terremoto non c’è terremoto. Prima di Bertolaso non c’è Bertolaso. Prima di Berlusconi non c’è Berlusconi. Chi si agita cercando di prevenire il terremoto o di arrivare prima di Bertolaso o impedire a Berlusconi di comparire in veste di salvatore è spregevole come un pubblico ministero, e va denunciato per quello che è: imbroglione e di sinistra. Anche a terremoto e vittime avvenuti, anche dopo che gli studenti ospiti de L’Aquila, sono diventati polvere sotto la polvere di un edificio “s i c u ro ”e“ver ificato” che per economia (la stessa che guida adesso la manovra finanziaria) aveva tre pilastri invece dei quattro indispensabili. Diciamo la verità, neppure al berlusconismo, che è una forma “str isciante” di golpe (Umberto Eco) era necessario essere ciechi e stupidi. Ma una volta messa in movimento una macchina politica senza contraddizione, la maledizione di credere e dire “ho sempre ragione” si insinua come certi mali che entrano inosservati e quando te ne accorgi è troppo tardi. Se pensate che innumerevoli avvertimenti competenti hanno detto e ripetuto ciò che del resto stava già accadendo (il terremoto distruttivo è stato preceduto da decine di scosse), vi renderete conto dell’esigenza un po’ folle di mantenere un perpetuo ottimismo. Qualcosa che allarma anche oggi pensando alla crisi “che ci siamo lasciati alle spalle”. D’altra parte il silenzio sulla previsione sempre più evidente e pressante, è la tipica ossessione di controllare tutto e dichiarare tutto “buono” perché sotto la guida del regime, che non può sbagliare. E così devono essere stampa, tv, rapporti internazionali (ma solo con Gheddafi e Putin) e – quando sarà possibile – la giustizia. Dell’unico periodo della vita pubblica italiana che – ormai sono certo – è confrontabile a Berlusconi (il fascismo nelle sue forme più misere) ricordo questo. Nell’inverno del 1942 ero in un negozio di alimentari e un ufficiale della milizia fascista stava obbligando una signora a scrivere su un foglio, cento volte: “Ne ho abbastanza del pane, viva il duce”. La rivolta è cominciata quando la donna, esasperata, ha gridato: “Ne ho abbastanza del duce, viva il pane”. Per la prima volta nella mia vita di bambino ho visto un uomo spaventato, aggredito da una folla di donne. Mia madre – sono felice di ricordare – non si è tirata indietro. Il Popolo viola era già nato. E adesso ci sono 20 mila aquilani che occupano l’autostrada e vogliono sapere. Sta cominciando il dopo. (su "Il Fatto Quotidiano" del 18/06/2010)

1 anno e 11 mesi fa