Amministrative 2011: a Castiglione della Pescaia la lista Pdl esclusa dalle elezioni; ancora problemi con le firme...
(0 punti) (0 commenti)La solita problematica regolamentare causata dalla propria cialtronaggine e refrattarietà alle regole tipica dei servi PDL che vogliono poi spacciare il tutto come illegali congiure di altri facendosi passare come le vittime del regime-giustizialista comunista.
1 anno e 1 mese faBerlusconi: Scilipoti è la vera vittima della macchina del fango
(0 punti) (0 commenti)IL NUOVO ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE "PDL": http://www.vauro.net/store/vauro210411.html
1 anno e 1 mese faBerlusconi: Scilipoti è la vera vittima della macchina del fango
(0 punti) (0 commenti)Il Pdl con la Brambilla inventa il 'servizio agli italiani' ma a pagare sono i contribuenti (come sempre con il PDL-FREGATURA) La Brambilla presenta la nuova iniziativa del Popolo della libertà. Mille sedi e "aiuti gratuiti" a metà tra Caf e patronato, dove, tra l'altro, si compileranno le dichiarazioni dei redditi a spese dello Stato. Per l'occasione il ministro del Turismo ha usato toni altisonanti: "Una vera e propria rivoluzione liberale. L'attuazione concreta del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione”. E in più porta voti. Ma dietro i toni entusiastici si nasconde il bluff. Delle mille sedi, molte esistevano già sotto la sigla dei Caf Conflavoratori. Di altre è difficile capire quale servizio potrebbero offrire. Nella lista si trovano una ditta di imballaggi, una agenzia di viaggi, una cooperativa di giardinaggio, persino una merceria e un grossista di vestiti. Quanto al principio di sussidiarietà, un altro bluff. Come per qualsiasi altro Caf o patronato, infatti, i servizi li paga lo Stato, a tariffario.
1 anno e 1 mese faCrisi libica: è il momento di schierarsi
(0 punti) (0 commenti)Caro Landoni: Ancora non hai presente il livello di inadeguatezza mascherata da furbizia di questo governo di Cialtroni? e si che le controprove sono numerose.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Ciancimino contro Ciancimino di Marco Travaglio Prima di venire sommersi dalla prevedibile ondata di commenti sull’arresto di Massimo Ciancimino, quei commenti all’italiana fatti apposta per intorbidare le acque, mettiamo in fila i fatti. Nel luglio scorso il figlio di don Vito consegna alla Procura di Palermo la fotocopia di una cartolina: a sinistra, una lista di nomi di dirigenti della polizia e dei servizi, più un certo “G ro s s ”, collegato da una freccia a un nome scritto a destra da un’a l t ra mano: “De Gennaro”. Ciancimino jr spiega che fu lui a scrivere i nomi a sinistra, sotto dettatura del padre, in un promemoria sugli uomini dello Stato definiti dal padre “il quarto livello”; fu invece il padre ad aggiungere di suo pugno “De Gennaro”. Che, a suo dire, è Gianni, l’ex capo della polizia ora capo dei Servizi segreti. La procura, come per ogni pezzo di carta consegnato da Ciancimino, chiede alla polizia scientifica di accertare l’autenticità del documento. La Scientifica certifica che i nomi a sinistra li ha scritti Massimo e “De Gennaro” l’ha scritto Vito. Del resto, tutti e 150 i documenti consegnati da figlio dell’ex sindaco di Palermo, sono finora risultati autentici e per questo sono entrati in vari processi (per esempio quello a carico del generale Mori per la mancata cattura di Provenzano) e indagini (a partire da quella sulle trattative del 1992-'94) come indizi o prove. Perché, non essendo artefatti, sono una buona base di partenza per appurare se il loro contenuto sia anche la verità (e questo lo stabiliranno i giudici). Ma ecco, qualche settimana fa, il colpo di scena. Ciancimino consegna alla Procura di Palermo una nuova serie di documenti. Fra questi c’è un appunto originale di don Vito su un quasi omonimo di De Gennaro: l’ex magistrato Giuseppe Di Gennaro, poi consulente del ministero della Giustizia per la riforma delle carceri e alto funzionario Onu, erroneamente citato come “De G e n n a ro ”. La Scientifica scopre che la parola “De G e n n a ro ” è identica a quella che compare nella fotocopia della cartolina: qualcuno l’ha appiccicata col Photoshop sulla cartolina fotocopiata, per collegare il capo dei Servizi agli uomini del presunto “quarto livello”. Un falso, dunque, il primo accertato nelle carte di Massimo. Che ora è accusato di esserne l’autore. Se lo sia, e perché, dovrà spiegarlo oggi ai pm di Palermo. Che hanno sempre detto di volerlo valutare parola per parola, carta per carta e ieri, arrestando il teste chiave delle loro indagini proprio alla vigilia della sua deposizione al processo Mori, hanno dimostrato lo stesso rigore di Falcone che arrestò il pentito Pellegriti per aver calunniato Lima; dei giudici di Brescia che arrestarono due marescialli per aver calunniato il pool di Milano; dei giudici di Palermo che arrestarono Di Maggio e altri pentiti tornati a delinquere; dei giudici di Torino che arrestarono Igor Marini per aver calunniato Prodi & C. Ora le conseguenze politico-mediatiche dell’arresto di Ciancimino rischiano di ingigantire anche quelle giudiziarie. In teoria, un solo documento falso non può cancellare gli altri autentici; né le intercettazioni in cui Ciancimino parla di soldi dati a politici (Vizzini, Cuffaro, il neoministro Romano); né le rivelazioni rese a verbale e già confermate da sentenze di primo e secondo grado, ma soprattutto da quei politici che hanno ritrovato la memoria vent’anni dopo quando li ha tirati in ballo lui. Oggi Ciancimino, dopo due anni di stop and go, dovrà finalmente spiegare chi è davvero. Uno stupido pasticcione che rovina la propria credibilità falsificando un documento su 150, mettendosi contro il potente De Gennaro e portando lui stesso ai pm le prove della sua calunniosa truffa? Un falso testimone infilato dalla mafia o da altri loschi ambienti per depistare le indagini su stragi e trattative? La vittima consapevole o inconsapevole di qualcuno che gli ha fornito carte false? Un uomo ricattato e costretto a “suicidar si” per screditare tutto quel che di vero aveva raccontato finora? Solo Ciancimino, ormai, può svelare l’enigma Ciancimino.
1 anno e 1 mese faVeritometro: Stefania Prestigiacomo e il nucleare, un mese dopo
(0 punti) (0 commenti)Il gioco delle tre truffe Fino a un mese fa, chiunque azzardasse qualche pallida critica, qualche tenue perplessità, qualche timida riserva sul ritorno al nucleare veniva bollato da un ampio fronte di giornali, politici ed “esperti” come un vecchio rottame nemico della Modernità. E non solo dagli house organ del Cainano, ma anche da quelli della banda larga dei costruttori che già pregustavano la pappatoia degli appalti per le nuove centrali atomiche. Ancora all’indomani del disastro in Giappone, il Messaggero (gruppo Caltagirone) ospitava un profetico commento di Oscar Giannino, quello che pare una comparsa del Marchese del Grillo con il cocchio dorato che l’attende fuori dagli studi televisivi: “Tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo è dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica”. Da oggi c’è da giurare che nessuno di quelli che vengono eufemisticamente chiamati “giornalisti e intellettuali di destra” (in realtà dipendenti a libro paga di B.) oserà più dire una mezza parola pro nucleare. Anzi, diventeranno tutti antinuclearisti convinti e accuseranno di “crassa ignoranza tecnologica” chi fosse a favore. Così come per l’Iraq e l’Afghanistan erano guerrafondai e oggi per la Libia sono pacifisti. Così come sulla morale sessuale erano puritani e bigotti (addirittura “atei devoti”), per poi trasformarsi in sfrenati libertini quando si è dimostrato che il premier è un pu77aniere e “utilizza” minorenni. In attesa di vedere Giannino col berretto del Sole che ride, Ferrara con le mutande verdi, Belpietro appeso all’altare della patria avvolto nella bandiera di Greenpeace, Olindo Sallusti sulla goletta verde di Legambiente con Rosa Santanchè nella scialuppa di salvataggio, la retromarcia su Fukushima segnala le catastrofiche condizioni in cui versa il premier. Lui, ovviamente, del nucleare se ne infischia: non distingue una centrale da un palo della lap dance. Ciò che lo angoscia sono i referendum: non quelli sul nucleare e l’acqua pubblica (è talmente liberaleliberistaliberalizzatore che non ha mai privatizzato nemmeno un canile), ma quello sul legittimo impedimento. Quel diavolo di Di Pietro gli ha infilato proprio lì un cuneo mica male: fra due mesi, dopo vent’anni di leggi ad personam, i cittadini potranno finalmente decidere se la legge è uguale anche per B. o no. Un referendum sull’imputato B. che, al contrario di quel che cianciano i soliti idioti, lo colpisce nel suo unico vero tallone d’Achille: i processi. L’unico attacco che teme davvero, perché gli fa perdere consensi e lo manda fuori di testa, è quello giudiziario: infatti non dorme la notte all’idea che il 12-13 giugno si raggiunga il quorum e il legittimo impedimento venga raso al suolo. Infatti ha relegato i referendum in periodo vacanziero, a costo di sperperare 350 milioni con la rinuncia all’election day, nella speranza che gl’italiani andassero al mare. Ma l’emozione per la catastrofe di Fukushima è tale da garantire che il quorum si raggiungerà per tutti e tre i quesiti, compreso quello che lo riguarda ad personam. Ed ecco, ieri, la mossa da giocatore delle tre carte: una leggina che sospende il piano nucleare per un anno, così il referendum sull’atomo salta, gli altri due mancano il quorum, e poi da settembre, fra il lusco e il brusco, quando nessuno ci penserà più, si riesumano le centrali. Una truffa al cubo. Ricapitolando. Tre anni fa B. truffa una prima volta i cittadini che nell’87 avevano detto No al nucleare, annunciando una raffica di nuove centrali. Di Pietro raccoglie le firme di quasi un milione di cittadini per cancellare quel piano criminale e lui B. li truffa una seconda volta, assieme ai milioni di italiani che avrebbero votato Sì a cancellare per sempre dall’Italia la fonte energetica più vecchia, inquinante e pericolosa del mondo. Fra qualche mese li trufferà per la terza volta, facendo rientrare dalla finestra il nucleare appena espulso dalla porta.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Abrogare Aristotele di Marco Travaglio Anziché affannarsi a riscrivere questo o quell’articolo della Costituzione, B. e i suoi trombettieri farebbero prima ad abrogare per decreto il principio di non contraddizione. Ciò che li frega è la Logica aristotelica, per cui se A=B e B=C, C=A. Per quanti sforzi facciano, non riescono proprio a starci dentro. Ieri il Giornale di Olindo Sallusti esibiva in prima pagina un sapido commento di Mario Giordano, dal titolo: “Montezemolo ha già scelto: sta con Travaglio”. La tesi è tanto semplice quanto demenziale: “Il Fatto nasconde in una breve il processo per abuso edilizio ad Anacapri a carico del presidente Ferrari, e questi in cambio ‘presenta il suo progetto politico sul Fatto che dimentica il giustizialismo e si traveste da mensile patinato’ trattandolo con ‘affettuosità e ma gnanimità’”. Il pover’uomo forse ignora che la notizia del processo per i presunti abusi ad Anacapri l’ha data proprio il Fatto, in prima pagina, grazie a uno scoop del nostro Vincenzo Iurillo. Il Giornale intanto non sapeva, o se sapeva dormiva: meglio tenersi buono Montezemolo, vedi mai che entrasse in politica rubando voti al padrone. Ora che pare abbia deciso, la notizia vecchia di mesi finisce in prima pagina sul Giornale, così Montezemolo impara a dar fastidio a B. Segue lezioncina di buon giornalismo a noi che l’abbiamo scovata e svelata per primi. Naturalmente Montezemolo non ha mai “scelto il Fatto” per “presentare il suo progetto politico”. Semplicemente chi scrive, qualche giorno fa a Exit, ha rammentato che il conflitto d’i n t e re s s i non ce l’ha solo B. Ce l’avrebbe anche Montezemolo, con tutti gli incarichi che ricopre, se entrasse in politica. L’indomani il manager ci ha telefonato in redazione per precisare che “ove mai entrassi in politica, metterei in un blind trust le mie azioni Ntv (la società fondata con Della Valle per treni superveloci, ndr) o le venderei a un altro socio”. L’avrebbe detto a chiunque gli avesse contestato il potenziale conflitto. Se l’ha detto a noi è perché noi gliel’abbiamo contestato. Se non l’ha detto al Giornale è perché al Giornale, comprensibilmente, la parola “conflitto d’i n t e re s s i ” è come “bunga-bunga”: proibita. Se qualche redattore se la lascia scappare, il correttore automatico la cancella. Ma questi ragionamenti semplici, elementari, comprensibili anche da un bambino un po’ tonto, da quelle parti non hanno cittadinanza. Del resto, sono giorni che gli house organ della Banda Larga martellano Fini perché ha incontrato i vertici dell’Anm, autorizzando così il sospetto di “collusione con la magistratura”: finirà che il presidente della Camera dovrà incontrare Totò Riina per dissipare l’infame sospetto e far contento il premier. Gli stessi trombettieri massacrano la Bindi perché ha dato del “piduista” a Cicchitto, tessera P2 n. 2232, fino a farle ammettere di aver un po’ “esa gerato”. Intanto Pierluigi Battista, che non ha scritto una riga contro B. che dà dei “br igatisti” ai magistrati milanesi, seguita a massacrare Asor Rosa perché ha invocato la forza pubblica per rimuovere B. e, non contento degli amorevoli moniti di Pigi, ha ribadito il concetto del “golpe democratico”. Il che – per Cerchiobattista – è indice di “sfiducia nelle virtù del voto” e dell’“incapacità della sinistra di comprendere le ragioni delle sue molteplici e reiterate sconfitte” attribuite “alla cattiveria del Nemico o alla decadenza antropologica di un elettorato irretito dal grande ciarlatano”. Forse l’acuto tuttologo del Pompiere dimentica che B. siede abusivamente, illegalmente in Parlamento e dunque al governo da 17 anni, essendo sempre stato ineleggibile in quanto concessionario pubblico. E ciò in virtù di una legge fatta non da Asor Rosa, ma da Mario Scelba (Dc): la n. 361 del 1957. Le elezioni sono una splendida cosa, ma B. non avrebbe mai potuto parteciparvi. Dunque non avrebbe mai vinto, salvo rinunciare alle concessioni tv. Ergo non avrebbe mai vinto, punto. È abbastanza chiaro o serve un disegnino?
1 anno e 1 mese faIl Governo italiano abbandona il programma nucleare: rinsavimento o trucco anti referendum?
(0 punti) (0 commenti)Il gioco delle tre truffe Fino a un mese fa, chiunque azzardasse qualche pallida critica, qualche tenue perplessità, qualche timida riserva sul ritorno al nucleare veniva bollato da un ampio fronte di giornali, politici ed “esperti” come un vecchio rottame nemico della Modernità. E non solo dagli house organ del Cainano, ma anche da quelli della banda larga dei costruttori che già pregustavano la pappatoia degli appalti per le nuove centrali atomiche. Ancora all’indomani del disastro in Giappone, il Messaggero (gruppo Caltagirone) ospitava un profetico commento di Oscar Giannino, quello che pare una comparsa del Marchese del Grillo con il cocchio dorato che l’attende fuori dagli studi televisivi: “Tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo è dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica”. Da oggi c’è da giurare che nessuno di quelli che vengono eufemisticamente chiamati “giornalisti e intellettuali di destra” (in realtà dipendenti a libro paga di B.) oserà più dire una mezza parola pro nucleare. Anzi, diventeranno tutti antinuclearisti convinti e accuseranno di “crassa ignoranza tecnologica” chi fosse a favore. Così come per l’Iraq e l’Afghanistan erano guerrafondai e oggi per la Libia sono pacifisti. Così come sulla morale sessuale erano puritani e bigotti (addirittura “atei devoti”), per poi trasformarsi in sfrenati libertini quando si è dimostrato che il premier è un pu77aniere e “utilizza” minorenni. In attesa di vedere Giannino col berretto del Sole che ride, Ferrara con le mutande verdi, Belpietro appeso all’altare della patria avvolto nella bandiera di Greenpeace, Olindo Sallusti sulla goletta verde di Legambiente con Rosa Santanchè nella scialuppa di salvataggio, la retromarcia su Fukushima segnala le catastrofiche condizioni in cui versa il premier. Lui, ovviamente, del nucleare se ne infischia: non distingue una centrale da un palo della lap dance. Ciò che lo angoscia sono i referendum: non quelli sul nucleare e l’acqua pubblica (è talmente liberaleliberistaliberalizzatore che non ha mai privatizzato nemmeno un canile), ma quello sul legittimo impedimento. Quel diavolo di Di Pietro gli ha infilato proprio lì un cuneo mica male: fra due mesi, dopo vent’anni di leggi ad personam, i cittadini potranno finalmente decidere se la legge è uguale anche per B. o no. Un referendum sull’imputato B. che, al contrario di quel che cianciano i soliti idioti, lo colpisce nel suo unico vero tallone d’Achille: i processi. L’unico attacco che teme davvero, perché gli fa perdere consensi e lo manda fuori di testa, è quello giudiziario: infatti non dorme la notte all’idea che il 12-13 giugno si raggiunga il quorum e il legittimo impedimento venga raso al suolo. Infatti ha relegato i referendum in periodo vacanziero, a costo di sperperare 350 milioni con la rinuncia all’election day, nella speranza che gl’italiani andassero al mare. Ma l’emozione per la catastrofe di Fukushima è tale da garantire che il quorum si raggiungerà per tutti e tre i quesiti, compreso quello che lo riguarda ad personam. Ed ecco, ieri, la mossa da giocatore delle tre carte: una leggina che sospende il piano nucleare per un anno, così il referendum sull’atomo salta, gli altri due mancano il quorum, e poi da settembre, fra il lusco e il brusco, quando nessuno ci penserà più, si riesumano le centrali. Una truffa al cubo. Ricapitolando. Tre anni fa B. truffa una prima volta i cittadini che nell’87 avevano detto No al nucleare, annunciando una raffica di nuove centrali. Di Pietro raccoglie le firme di quasi un milione di cittadini per cancellare quel piano criminale e lui B. li truffa una seconda volta, assieme ai milioni di italiani che avrebbero votato Sì a cancellare per sempre dall’Italia la fonte energetica più vecchia, inquinante e pericolosa del mondo. Fra qualche mese li trufferà per la terza volta, facendo rientrare dalla finestra il nucleare appena espulso dalla porta. Per salvare una legge ad personam, la numero 40, ne fa un’altra, la numero 41. È troppo sperare, oltre ai soliti moniti, che non venga firmata? Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2011
1 anno e 1 mese faConcutelli liberato, un insulto alla memoria civile del nostro paese
(0 punti) (0 commenti)Si è fatto oltre 30 anni di carcere (quasi la metà del tipo veramente duro). E' giusto che ora benefici di questa libertà? per me no, ma se lo confronto con Pietro Maso un assassino ugualmente feroce ma per più futili motivi già fuori dopo poco più di dieci anni…per cui caro LL fai poco lo schifato che ha scoperto un abominio quando c'è più di "un maledetto assassino" che viene trattato anche meglio in meno tempo.
1 anno e 1 mese faBerlusconi al Teatro Nuovo per Letizia Moratti: l'ennesimo imbarazzante show
(0 punti) (0 commenti)Arrestatelo (di Marco Travaglio su Il Fatto) Oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8:30 il gruppo di fuoco Romano Tognini ‘Valer io’ dell’organizzazione comunista Prima linea ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini… uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la procura della repubblica di Milano… nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”. Con questo volantino, 31 anni fa, i terroristi rossi di Prima Linea rivendicavano l’assassinio del pm milanese che in quel momento indagava sulla strage nera di Piazza Fontana. Cioè tenevano a far sapere di averlo eliminato proprio per i suoi meriti, perché Alessandrini era bravo, onesto e con la sua competenza, professionalità e dedizione onorava lo Stato e le istituzioni che i brigatisti non riconoscevano, anzi volevano abbattere. Oggi, a non riconoscere lo Stato e le istituzioni e ad abbatterli un pezzo al giorno, non sono più i terroristi, fortunatamente estinti: sono il presidente del Consiglio e la sua vasta corte di servi felici, alleati venduti e figuranti a gettone. E sono molto più pericolosi dei terroristi (che finirono involontariamente per rafforzare il sistema, mentre quelli lo picconano dall’interno), perché nessuno – tranne poche e flebili voci – ne denuncia la pericolosità, perché controllano militarmente le istituzioni e le televisioni, e soprattutto perché hanno l’immunità e purtroppo non possono essere arrestati. Al posto dei mitra, usano come armi le leggi, le tv, i giornali. E, dall’altro giorno, anche i manifesti anonimi, come quelli apparsi a Milano con uno slogan che fa impallidire, per carica eversiva, i volantini di Prima Linea: “Via le Br dalle procure”. Il Corriere della Sera, che appena qualche testa calda disegna una stella a cinque punte nel cesso di una fabbrica lancia l’allar me in prima pagina contro il ritorno del terrorismo, ha relegato la notizia a pagina 13 in basso a destra. Il giorno prima invece, aveva sbattuto in prima pagina Asor Rosa, gabellandolo per un novello Junio Valerio Borghese pronto a marciare su Roma al grido di “To ra To ra ”. Ora, di quei manifesti firmati “Associazione dalla parte della democrazia”, è ignoto solo il tipografo. L’ispiratore e l’autore dei testi si chiama Silvio Berlusconi, che ieri ha paragonato i magistrati (quelli, si capisce, che si occupano di lui) a un’“associazione a d e l i n q u e re ”, s’è vantato di aver imposto processo e prescrizione breve “per tutelarmi” (dalla Giustizia) e tre giorni fa, davanti alla stampa estera, ha farneticato di “giudici brigatisti”. Nemmeno una sillaba è trapelata dal Quirinale contro questi proclami terroristici. Con ben altra determinazione avevano reagito Scalfaro e Ciampi, quando in passato B. aveva vomitato analoghi deliri: “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca (14.3.96)”, “Come anni fa la sinistra si è saputa distinguere da chi faceva la lotta armata, anche oggi deve dividere la propria responsabilità da chi fa lotta politica con le sentenze. La sinistra deve isolare certi pm come fece con le Brigate rosse” (8.8.98), “Negli anni ‘70 c’era la volontà di abbattere lo Stato borghese con l’uso della violenza. La sinistra seppe distinguere la sua responsabilità da quella delle Br. Spero che oggi faccia la stessa cosa nei confronti dei giudici giacobini” (17.3.99), “Resisteremo ai colpi di giustizia, di piazza e di pistola che non fanno parte della democrazia” (26.3.2002). Significativamente, la prima di queste frasi fu pronunciata a commento dell’arresto del giudice Squillante, il cui nome era sul libro paga di B. e Previti assieme a quello di Vittorio Metta (vedi alla voce Mondadori). Per lui gli unici giudici buoni sono quelli corrotti: quelli onesti, quelli bravi sono una minaccia. Infatti, in un’altra occasione, li definì “pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Quelli sani prendono esempio da lui: fanno i delinquenti.
1 anno e 1 mese faTettamanzi: "ingiusti non vogliono essere giudicati", Per chi suona la campana?
(-1 punto) (0 commenti)Arrestatelo (di Marco Travaglio su Il Fatto) Oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8:30 il gruppo di fuoco Romano Tognini ‘Valer io’ dell’organizzazione comunista Prima linea ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini… uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la procura della repubblica di Milano… nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”. Con questo volantino, 31 anni fa, i terroristi rossi di Prima Linea rivendicavano l’assassinio del pm milanese che in quel momento indagava sulla strage nera di Piazza Fontana. Cioè tenevano a far sapere di averlo eliminato proprio per i suoi meriti, perché Alessandrini era bravo, onesto e con la sua competenza, professionalità e dedizione onorava lo Stato e le istituzioni che i brigatisti non riconoscevano, anzi volevano abbattere. Oggi, a non riconoscere lo Stato e le istituzioni e ad abbatterli un pezzo al giorno, non sono più i terroristi, fortunatamente estinti: sono il presidente del Consiglio e la sua vasta corte di servi felici, alleati venduti e figuranti a gettone. E sono molto più pericolosi dei terroristi (che finirono involontariamente per rafforzare il sistema, mentre quelli lo picconano dall’interno), perché nessuno – tranne poche e flebili voci – ne denuncia la pericolosità, perché controllano militarmente le istituzioni e le televisioni, e soprattutto perché hanno l’immunità e purtroppo non possono essere arrestati. Al posto dei mitra, usano come armi le leggi, le tv, i giornali. E, dall’altro giorno, anche i manifesti anonimi, come quelli apparsi a Milano con uno slogan che fa impallidire, per carica eversiva, i volantini di Prima Linea: “Via le Br dalle procure”. Il Corriere della Sera, che appena qualche testa calda disegna una stella a cinque punte nel cesso di una fabbrica lancia l’allar me in prima pagina contro il ritorno del terrorismo, ha relegato la notizia a pagina 13 in basso a destra. Il giorno prima invece, aveva sbattuto in prima pagina Asor Rosa, gabellandolo per un novello Junio Valerio Borghese pronto a marciare su Roma al grido di “To ra To ra ”. Ora, di quei manifesti firmati “Associazione dalla parte della democrazia”, è ignoto solo il tipografo. L’ispiratore e l’autore dei testi si chiama Silvio Berlusconi, che ieri ha paragonato i magistrati (quelli, si capisce, che si occupano di lui) a un’“associazione a d e l i n q u e re ”, s’è vantato di aver imposto processo e prescrizione breve “per tutelarmi” (dalla Giustizia) e tre giorni fa, davanti alla stampa estera, ha farneticato di “giudici brigatisti”. Nemmeno una sillaba è trapelata dal Quirinale contro questi proclami terroristici. Con ben altra determinazione avevano reagito Scalfaro e Ciampi, quando in passato B. aveva vomitato analoghi deliri: “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca (14.3.96)”, “Come anni fa la sinistra si è saputa distinguere da chi faceva la lotta armata, anche oggi deve dividere la propria responsabilità da chi fa lotta politica con le sentenze. La sinistra deve isolare certi pm come fece con le Brigate rosse” (8.8.98), “Negli anni ‘70 c’era la volontà di abbattere lo Stato borghese con l’uso della violenza. La sinistra seppe distinguere la sua responsabilità da quella delle Br. Spero che oggi faccia la stessa cosa nei confronti dei giudici giacobini” (17.3.99), “Resisteremo ai colpi di giustizia, di piazza e di pistola che non fanno parte della democrazia” (26.3.2002). Significativamente, la prima di queste frasi fu pronunciata a commento dell’arresto del giudice Squillante, il cui nome era sul libro paga di B. e Previti assieme a quello di Vittorio Metta (vedi alla voce Mondadori). Per lui gli unici giudici buoni sono quelli corrotti: quelli onesti, quelli bravi sono una minaccia. Infatti, in un’altra occasione, li definì “pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Quelli sani prendono esempio da lui: fanno i delinquenti.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Arrestatelo di Marco Travaglio Oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8:30 il gruppo di fuoco Romano Tognini ‘Valer io’ dell’organizzazione comunista Prima linea ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini… uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la procura della repubblica di Milano… nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”. Con questo volantino, 31 anni fa, i terroristi rossi di Prima Linea rivendicavano l’assassinio del pm milanese che in quel momento indagava sulla strage nera di Piazza Fontana. Cioè tenevano a far sapere di averlo eliminato proprio per i suoi meriti, perché Alessandrini era bravo, onesto e con la sua competenza, professionalità e dedizione onorava lo Stato e le istituzioni che i brigatisti non riconoscevano, anzi volevano abbattere. Oggi, a non riconoscere lo Stato e le istituzioni e ad abbatterli un pezzo al giorno, non sono più i terroristi, fortunatamente estinti: sono il presidente del Consiglio e la sua vasta corte di servi felici, alleati venduti e figuranti a gettone. E sono molto più pericolosi dei terroristi (che finirono involontariamente per rafforzare il sistema, mentre quelli lo picconano dall’interno), perché nessuno – tranne poche e flebili voci – ne denuncia la pericolosità, perché controllano militarmente le istituzioni e le televisioni, e soprattutto perché hanno l’immunità e purtroppo non possono essere arrestati. Al posto dei mitra, usano come armi le leggi, le tv, i giornali. E, dall’altro giorno, anche i manifesti anonimi, come quelli apparsi a Milano con uno slogan che fa impallidire, per carica eversiva, i volantini di Prima Linea: “Via le Br dalle procure”. Il Corriere della Sera, che appena qualche testa calda disegna una stella a cinque punte nel cesso di una fabbrica lancia l’allar me in prima pagina contro il ritorno del terrorismo, ha relegato la notizia a pagina 13 in basso a destra. Il giorno prima invece, aveva sbattuto in prima pagina Asor Rosa, gabellandolo per un novello Junio Valerio Borghese pronto a marciare su Roma al grido di “To ra To ra ”. Ora, di quei manifesti firmati “Associazione dalla parte della democrazia”, è ignoto solo il tipografo. L’ispiratore e l’autore dei testi si chiama Silvio Berlusconi, che ieri ha paragonato i magistrati (quelli, si capisce, che si occupano di lui) a un’“associazione a d e l i n q u e re ”, s’è vantato di aver imposto processo e prescrizione breve “per tutelarmi” (dalla Giustizia) e tre giorni fa, davanti alla stampa estera, ha farneticato di “giudici brigatisti”. Nemmeno una sillaba è trapelata dal Quirinale contro questi proclami terroristici. Con ben altra determinazione avevano reagito Scalfaro e Ciampi, quando in passato B. aveva vomitato analoghi deliri: “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca (14.3.96)”, “Come anni fa la sinistra si è saputa distinguere da chi faceva la lotta armata, anche oggi deve dividere la propria responsabilità da chi fa lotta politica con le sentenze. La sinistra deve isolare certi pm come fece con le Brigate rosse” (8.8.98), “Negli anni ‘70 c’era la volontà di abbattere lo Stato borghese con l’uso della violenza. La sinistra seppe distinguere la sua responsabilità da quella delle Br. Spero che oggi faccia la stessa cosa nei confronti dei giudici giacobini” (17.3.99), “Resisteremo ai colpi di giustizia, di piazza e di pistola che non fanno parte della democrazia” (26.3.2002). Significativamente, la prima di queste frasi fu pronunciata a commento dell’arresto del giudice Squillante, il cui nome era sul libro paga di B. e Previti assieme a quello di Vittorio Metta (vedi alla voce Mondadori). Per lui gli unici giudici buoni sono quelli corrotti: quelli onesti, quelli bravi sono una minaccia. Infatti, in un’altra occasione, li definì “pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Quelli sani prendono esempio da lui: fanno i delinquenti.
1 anno e 1 mese faGiovani, presto deputati a 18 anni e senatori a 25 anni!
(0 punti) (0 commenti)LA PEGGIO GIOVENTù Ha suscitato comprensibile sgomento nelle file del Pdl l’ipotesi che sia Angelino Jolie, al secolo Alfano, a succedere al Cainano quando verrà a mancare all’affetto dei suoi cari, ma soprattutto delle sue care. L’idea che questo allampanato e allampadato avvocaticchio agrigentino possa fare il leader di qualsiasi cosa, foss’anche una bocciofila o una filodrammatica, non può che seminare il panico nel centrodestra e risate omeriche dall’altra parte. E, siccome l’ha lanciata il Cainano, dà la misura di quanto questo sia bollito. Ma anche di quale sia il livello medio della classe dirigente Pdl, se un Alfano qualsiasi passa per il migliore (seconda classificata, per dire, la Gelmini; dal terzo posto in giù, alcune specie di alghe e plancton). In un paese serio, un partito che avesse fra le sue file un Alfano lo terrebbe ben nascosto, perché non si sappia in giro. Questi l’han fatto ministro della Giustizia, ruolo riservato a chi è disposto a tutto, anche a perdere la faccia, dunque è meglio se non ne ha una o l’ha già persa. Il tapino manifesta preoccupanti carenze non solo in diritto costituzionale e penale, ma persino in aritmetica elementare. Tre estati fa, per spiegare l’assoluta urgenza della sua legge bavaglio contro le intercettazioni, comunicò testualmente al Parlamento: “Secondo un mio calcolo empirico non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del Paese. Le persone intercettate in Italia nel 2007 sono state 124.845. Ma poi ciascuna fa o riceve mediamente 30 telefonate al giorno. Così si arriva a 3 milioni di i n t e rc e t t a z i o n i ”. Difficile concentrare una tale densità di balle in così poche parole. Gli italiani intercettati ogni anno sono circa 6 mila (non “la grandissima parte del Paese”, ma lo 0,001% della popolazione). Poi è vero che parlano con altri (difficile che uno si telefoni da solo). Ma è improbabile che ciascun italiano ogni giorno parli in media con 30 persone. Ed è demenziale pensare che l’indomani parli con altre 30 totalmente diverse da quelle del giorno prima. Ma soprattutto: che vuol dire “secondo un mio calcolo empirico”? Il ministero della Giustizia ha un ufficio studi che sforna dati scientifici. Ma Alfano teme che quelli scientifici smentiscano le baggianate che dice e preferisce usare un suo personalissimo pallottoliere, ovviamente guasto. Lo stesso che ha consultato l’altro giorno prima di dichiarare al Parlamento che il disastro ferroviario di Viareggio si prescrive nel 2032 e gli omicidi colposi de L’Aquila nel 2044. Dunque la prescrizione breve non impedirà di celebrare quei processi: a suo dire, siccome i fatti risalgono rispettivamente al 2010 e al 2009, il disastro colposo si prescriverebbe in 22 anni e l’omicidio colposo plurimo in 35. In realtà si prescrivono al massimo in 12 e mezzo e in 19. La metà di quel che dice Alfano. Ma, siccome gl’imputati sono incensurati e qualche attenuante spetta loro di diritto, la prescrizione scende a 7 anni e mezzo, che con la prescrizione breve diventano 7. Ergo bisognerà chiudere i processi in Cassazione entro il 2016-2017. Cioè, con buona pace di Alfano, si prescriveranno. Ora il premier ha designato questo Archimede Pitagorico a spiegare a Napolitano che la prescrizione breve è conforme alla Costituzione. L’impresa sarebbe titanica già per un giurista vero, visto che la legge è un concentrato di incostituzionalità (cambia le regole dei processi già iniziati e crea una disparità di trattamento fra le vittime di incensurati e quelle di pregiudicati): figurarsi per questo giurista per caso. Che sarà venuto in mente a B. di affidare la lezione sulla costituzionalità di una legge a un ministro che in due anni se n’è viste radere al suolo due dalla Consulta perché incostituzionali (“lodo” Alfano e legittimo impedimento)? Forse non ha trovato di meglio. O forse è davvero convinto che Angelino Jolie sia il meglio. Del resto, diceva Voltaire, “chiedete al rospo che cos’è la bellezza: vi risponderà che è la rospa”. (di Travaglio su il Fatto)
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Il vice-bollito di Marco Travaglio Ha suscitato comprensibile sgomento nelle file del Pdl l’ipotesi che sia Angelino Jolie, al secolo Alfano, a succedere al Cainano quando verrà a mancare all’affetto dei suoi cari, ma soprattutto delle sue care. L’idea che questo allampanato e allampadato avvocaticchio agrigentino possa fare il leader di qualsiasi cosa, foss’anche una bocciofila o una filodrammatica, non può che seminare il panico nel centrodestra e risate omeriche dall’altra parte. E, siccome l’ha lanciata il Cainano, dà la misura di quanto questo sia bollito. Ma anche di quale sia il livello medio della classe dirigente Pdl, se un Alfano qualsiasi passa per il migliore (seconda classificata, per dire, la Gelmini; dal terzo posto in giù, alcune specie di alghe e plancton). In un paese serio, un partito che avesse fra le sue file un Alfano lo terrebbe ben nascosto, perché non si sappia in giro. Questi l’han fatto ministro della Giustizia, ruolo riservato a chi è disposto a tutto, anche a perdere la faccia, dunque è meglio se non ne ha una o l’ha già persa. Il tapino manifesta preoccupanti carenze non solo in diritto costituzionale e penale, ma persino in aritmetica elementare. Tre estati fa, per spiegare l’assoluta urgenza della sua legge bavaglio contro le intercettazioni, comunicò testualmente al Parlamento: “Secondo un mio calcolo empirico non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del Paese. Le persone intercettate in Italia nel 2007 sono state 124.845. Ma poi ciascuna fa o riceve mediamente 30 telefonate al giorno. Così si arriva a 3 milioni di i n t e rc e t t a z i o n i ”. Difficile concentrare una tale densità di balle in così poche parole. Gli italiani intercettati ogni anno sono circa 6 mila (non “la grandissima parte del Paese”, ma lo 0,001% della popolazione). Poi è vero che parlano con altri (difficile che uno si telefoni da solo). Ma è improbabile che ciascun italiano ogni giorno parli in media con 30 persone. Ed è demenziale pensare che l’indomani parli con altre 30 totalmente diverse da quelle del giorno prima. Ma soprattutto: che vuol dire “secondo un mio calcolo empirico”? Il ministero della Giustizia ha un ufficio studi che sforna dati scientifici. Ma Alfano teme che quelli scientifici smentiscano le baggianate che dice e preferisce usare un suo personalissimo pallottoliere, ovviamente guasto. Lo stesso che ha consultato l’altro giorno prima di dichiarare al Parlamento che il disastro ferroviario di Viareggio si prescrive nel 2032 e gli omicidi colposi de L’Aquila nel 2044. Dunque la prescrizione breve non impedirà di celebrare quei processi: a suo dire, siccome i fatti risalgono rispettivamente al 2010 e al 2009, il disastro colposo si prescriverebbe in 22 anni e l’omicidio colposo plurimo in 35. In realtà si prescrivono al massimo in 12 e mezzo e in 19. La metà di quel che dice Alfano. Ma, siccome gl’imputati sono incensurati e qualche attenuante spetta loro di diritto, la prescrizione scende a 7 anni e mezzo, che con la prescrizione breve diventano 7. Ergo bisognerà chiudere i processi in Cassazione entro il 2016-2017. Cioè, con buona pace di Alfano, si prescriveranno. Ora il premier ha designato questo Archimede Pitagorico a spiegare a Napolitano che la prescrizione breve è conforme alla Costituzione. L’impresa sarebbe titanica già per un giurista vero, visto che la legge è un concentrato di incostituzionalità (cambia le regole dei processi già iniziati e crea una disparità di trattamento fra le vittime di incensurati e quelle di pregiudicati): figurarsi per questo giurista per caso. Che sarà venuto in mente a B. di affidare la lezione sulla costituzionalità di una legge a un ministro che in due anni se n’è viste radere al suolo due dalla Consulta perché incostituzionali (“lodo” Alfano e legittimo impedimento)? Forse non ha trovato di meglio. O forse è davvero convinto che Angelino Jolie sia il meglio. Del resto, diceva Voltaire, “chiedete al rospo che cos’è la bellezza: vi risponderà che è la rospa”.
1 anno e 1 mese faProcesso breve approvato, che cosa cambia per Berlusconi
(0 punti) (0 commenti)7- Berlusconi pensa che Priapo sia stato il "famoso" Re di Troia…
1 anno e 1 mese faVeritometro: Maroni, Schengen e l'Europa, chi sbaglia?
(0 punti) (0 commenti)Benigni (mentre legge il Purgatorio della Divina Commedia a Torino) guarda all'oggi: «Maroni ha detto che dovremmo uscire dall'Europa ma con questo governo ci farebbero uscire da ogni continente, peccato perché proprio adesso Renzo Bossi ha capito in quale continente siamo». E, ancora: «in Parlamento stanno votando da tre giorni, li hanno segregati tutti, alcuni parlamentari hanno detto che prendono mille euro fino alle 22, cinquemila per tutta la notte. A Torino ho sentito che hanno candidato La Ganga, d'altronde se non si riesce a battere Berlusconi, bisogna combatterlo sul suo stesso terreno». Oppure: «la prima udienza per Ruby è durata 7 minuti, forse la più lunga dell'intero processo, ma dice Ruby più lungo della durata dello stesso reato. Berlusconi era arrabbiatissimo in tribunale, ha trovato anche striscioni con slogan contro di lui come 'la legge è uguale per tutti' ».
1 anno e 1 mese faProcesso breve approvato, che cosa cambia per Berlusconi
(-1 punto) (0 commenti)Arbitro venduto A furia di cercare gli “altri” processi che svaniranno nel nulla grazie a prescrizione breve, si perde di vista il principale motivo di incostituzionalità dell’ennesima porcheria approvata ieri a tappe forzate: la legge è fatta apposta per abolire il processo Mills a carico del mandante della legge medesima, imputato per aver corrotto un testimone che è già stato giudicato colpevole dalla Cassazione di essersi fatto corrompere da lui per testimoniare il falso e salvarlo in due processi. Ricapitolando. Dal 1994 B. è indagato e dal 1996 imputato perché quattro sue società, fra cui Telepiù, hanno corrotto la Guardia di Finanza per ammorbidire le verifiche fiscali. Se i finanzieri avessero fatto il loro dovere, avrebbero scoperto che B. era il proprietario occulto di Telepiù in barba alla legge Mammì e dunque la Fininvest avrebbe perso ipso facto le concessioni a trasmettere con Rete 4, Canale 5 e Italia 1. Cioè sarebbe fallita. Sapendosi colpevole e rischiando i denti, B. compra il testimone chiave Mills perché al processo Guardia di Finanza non dica tutto quel che sa sulle società off-shore del gruppo create da lui e usate per schermare la reale proprietà di Telepiù. Nel 1998 Mills, come racconterà lui stesso al suo commercialista in una lettera del 2004, fa la sua testimonianza reticente. Così B., per le mazzette alle Fiamme Gialle, viene assolto in Cassazione per insufficienza di prove: prove che sarebbero state sufficienti a condannarlo se Mills avesse detto tutta la verità. Nel novembre 1999 l’avvocato riceve 600 mila dollari in Svizzera da un manager Fininvest, Carlo Bernasconi: il prezzo della sua falsa testimonianza pro domo Silvii. Ma nel 2004 la sua lettera al commercialista viene scoperta dal fisco inglese e trasmessa alla Procura di Milano. Che, nel 2005, fa rinviare a giudizio lui e B. per corruzione giudiziaria. Essendo i fatti del '99 e prescrivendosi la corruzione giudiziaria in 15 anni, per giudicare corrotto e corruttore c’è tempo fino al 2014. Quanto basta per arrivare a sentenza definitiva. Infatti, nel giro di qualche settimana, B. fa approvare in tutta fretta dal Parlamento una versione emendata della legge Cirielli, talmente ignobile che la disconosce persino Cirielli. La legge ex Cirielli taglia la prescrizione per gli incensurati: per corruzione giudiziaria il reato si estingue non più dopo 15 anni da quando è stato commesso, ma dopo 10. Dunque, per fare i tre gradi di giudizio, c’è tempo solo fino al novembre 2009. In Tribunale inizia la corsa contro il tempo. B. si tira subito fuori con due leggi incostituzionali, che sospendono i suoi processi prima che la Consulta le fulmini: lodo Alfano e legittimo impedimento. Intanto si procede separatamente contro Mills, condannato in primo e secondo grado a 5 anni. Purtroppo la sentenza di Cassazione su Mills arriva solo nel febbraio 2010: per due mesi, il reato è prescritto, anche se la colpevolezza è confermata, tant’è che l’avvocato è condannato a risarcire la Presidenza del Consiglio (dove siede il suo corruttore) con 250 mila euro. Ma ciò vale solo per Mills: per B., tornato sotto processo, la prescrizione slitta di 2 anni e 3 mesi per recuperare il tempo perduto a causa delle leggi incostituzionali. C’è tempo fino al febbraio 2012 per giungere alla sentenza di primo grado e forse anche di appello (l’ultima di merito). Cioè di accertare se l’Italia è governata da un criminale o da un perseguitato. Essendo più probabile la prima che la seconda, ecco un’altra legge che taglia la prescrizione: non più 10 anni, ma 9 anni e 4 mesi. Così il processo muore a maggio, per evitare anche la sentenza di primo grado. La partita, quando iniziò, durava 15 anni. Poi il capitano di una squadra, temendo di perdere, si travestì da arbitro e decise che sarebbe durata solo 45 minuti. Ma temeva ancora di perdere, così ieri ha dato il fischio finale alla mezz’o ra . Oggi andrà in tv, si ritravestirà da calciatore e dirà che ha vinto il migliore, cioè lui. Che aspetta l’a r b i t ro , quello vero, a espellerlo? (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Arbitro venduto di Marco Travaglio Afuria di cercare gli “altr i” processi che svaniranno nel nulla grazie a prescrizione breve, si perde di vista il principale motivo di incostituzionalità dell’ennesima porcheria approvata ieri a tappe forzate: la legge è fatta apposta per abolire il processo Mills a carico del mandante della legge medesima, imputato per aver corrotto un testimone che è già stato giudicato colpevole dalla Cassazione di essersi fatto corrompere da lui per testimoniare il falso e salvarlo in due processi. Ricapitolando. Dal 1994 B. è indagato e dal 1996 imputato perché quattro sue società, fra cui Telepiù, hanno corrotto la Guardia di Finanza per ammorbidire le verifiche fiscali. Se i finanzieri avessero fatto il loro dovere, avrebbero scoperto che B. era il proprietario occulto di Telepiù in barba alla legge Mammì e dunque la Fininvest avrebbe perso ipso facto le concessioni a trasmettere con Rete 4, Canale 5 e Italia 1. Cioè sarebbe fallita. Sapendosi colpevole e rischiando i denti, B. compra il testimone chiave Mills perché al processo Guardia di Finanza non dica tutto quel che sa sulle società off-shore del gruppo create da lui e usate per schermare la reale proprietà di Telepiù. Nel 1998 Mills, come racconterà lui stesso al suo commercialista in una lettera del 2004, fa la sua testimonianza reticente. Così B., per le mazzette alle Fiamme Gialle, viene assolto in Cassazione per insufficienza di prove: prove che sarebbero state sufficienti a condannarlo se Mills avesse detto tutta la verità. Nel novembre 1999 l’avvocato riceve 600 mila dollari in Svizzera da un manager Fininvest, Carlo Bernasconi: il prezzo della sua falsa testimonianza pro domo Silvii. Ma nel 2004 la sua lettera al commercialista viene scoperta dal fisco inglese e trasmessa alla Procura di Milano. Che, nel 2005, fa rinviare a giudizio lui e B. per corruzione giudiziaria. Essendo i fatti del '99 e prescrivendosi la corruzione giudiziaria in 15 anni, per giudicare corrotto e corruttore c’è tempo fino al 2014. Quanto basta per arrivare a sentenza definitiva. Infatti, nel giro di qualche settimana, B. fa approvare in tutta fretta dal Parlamento una versione emendata della legge Cirielli, talmente ignobile che la disconosce persino Cirielli. La legge ex Cirielli taglia la prescrizione per gli incensurati: per corruzione giudiziaria il reato si estingue non più dopo 15 anni da quando è stato commesso, ma dopo 10. Dunque, per fare i tre gradi di giudizio, c’è tempo solo fino al novembre 2009. In Tribunale inizia la corsa contro il tempo. B. si tira subito fuori con due leggi incostituzionali, che sospendono i suoi processi prima che la Consulta le fulmini: lodo Alfano e legittimo impedimento. Intanto si procede separatamente contro Mills, condannato in primo e secondo grado a 5 anni. Purtroppo la sentenza di Cassazione su Mills arriva solo nel febbraio 2010: per due mesi, il reato è prescritto, anche se la colpevolezza è confermata, tant’è che l’avvocato è condannato a risarcire la Presidenza del Consiglio (dove siede il suo corruttore) con 250 mila euro. Ma ciò vale solo per Mills: per B., tornato sotto processo, la prescrizione slitta di 2 anni e 3 mesi per recuperare il tempo perduto a causa delle leggi incostituzionali. C’è tempo fino al febbraio 2012 per giungere alla sentenza di primo grado e forse anche di appello (l’ultima di merito). Cioè di accertare se l’Italia è governata da un criminale o da un perseguitato. Essendo più probabile la prima che la seconda, ecco un’altra legge che taglia la prescrizione: non più 10 anni, ma 9 anni e 4 mesi. Così il processo muore a maggio, per evitare anche la sentenza di primo grado. La partita, quando iniziò, durava 15 anni. Poi il capitano di una squadra, temendo di perdere, si travestì da arbitro e decise che sarebbe durata solo 45 minuti. Ma temeva ancora di perdere, così ieri ha dato il fischio finale alla mezz’o ra . Oggi andrà in tv, si ritravestirà da calciatore e dirà che ha vinto il migliore, cioè lui. Che aspetta l’a r b i t ro , quello vero, a espellerlo?
1 anno e 1 mese faCastelli non spara sugli immigrati... per ora
(0 punti) (0 commenti)Intanto stì CHIACCHIERONI BORIOSI hanno deciso di dare nella pratica permessi temporanei (praticamente senza una data esatta di scadenza) a 25.000 clandestini, ma intanto ci tengono a passare per quelli "che con loro tolleranza zero sempre e comunque".
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Referendum nucleare 2011: Berlusconi ammette il bluff
(4 punti) (0 commenti)Il volere del popolo vale solo se va bene a lui…
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