Le pagelle del mercoledì
(0 punti) (0 commenti)C’è fango e fango. Quello che brandisce il falso, quello che modifica geneticamente il verosimile per piegarlo alla diffamazione, e quello che si getta negli ingranaggi di chi vuole raccontare il paese, le sue deformazioni, le devastazioni del potere. Roberto Saviano lo ripete sempre, e lo ha ripetuto anche ieri sera alla cinque giorni del Festival internazionale del giornalismo di Perugia: il fango - quello dei falsi dossier e del gossip, per esempio - serve a intimidire e a delegittimare i dissidenti. Ma c’è anche quello che usa la mole sudaticcia di una burocrazia kafkiana per affogare le voci non allineate (al giubilo per il caro leader) nella melma dei contratti non firmati, dei codicilli procedurali, delle questioni speciose. Non è affatto sorprendente che questo sia il destino di "Vieni via con me", il programma di Fabio Fazio realizzato con Saviano che ha battuto a sorpresa tutti i record d’ascolto di Rai3, causando un vero terremoto nelle altrimenti limacciosissime acque televisive italiane. Ebbene, il direttore generale della Rai Mauro Masi ha fatto di tutto per bloccare sul nascere un’eventuale riedizione del programma. Eppure sul tavolo c’è una controproposta succulenta: tre puntate settimanali di "Che tempo che fa", con quelle della domenica e del lunedì più o meno di dimensioni standard, e la trasmissione del sabato che diverrebbe uno special monotematico. Squadra che vince non si cambia, e ovviamente ci saranno Fazio, Saviano e ovviamente Luciana Littizzetto. Ma il mitico Masi non sembra sentirci bene da quell’orecchio e pare accampi oscure motivazioni economiche. Stupisce che si voglia sprofondare negli abissi Rai una trasmissione record come quella? Assolutamente no, visto che al Sommo capo il programma non piace. Anzi, già che c’è a Masi vorrebbe far uscire di scena per sempre "Che tempo che fa", "Ballarò", "Parla con me" e pure "Report". Le armi preferite sono proprio quella del contratto non firmato, quella di oppore ostacoli di ogni genere e specie. I contratti di Fazio, di Milena Gabanelli e di Giovanni Floris sono in scadenza tra giugno e fine agosto e ancora languono nei meandri di viale Mazzini. Contemporaneamente escono voci - significativamente è "Tv Sorrisi & Canzoni "a darne notizia - su un possibile passaggio di Fazio a La7. In effetti, nonostante la volontà strenua di restare al servizio pubblico, potrebbe anche essere che alla fine la corda si spezzi: in tal caso non è irrealistico che alla rete che già accoglie Mentana, Lerner & co passi il pacchetto completo, ossia "Ballarò", "Che tempo che fa", "Report". Con un danno spaventoso per la tv di Stato. Insomma, la posta in gioco è alta. Lunedì è stato il presidente della Rai Paolo Garimberti a definire «un grave errore e un danno» la scomparsa dei programmi di punta di Rai3, tanto da indurlo a «chiedere chiarimenti puntuali al direttore nel corso del prossimo consiglio d’amministrazione». Ieri è Sergio Zavoli a strapazzare Masi: il presidente della Vigilanza lancia un avvertimento, facendo capire che la commissione non se starà a guardare se il dg tentasse il suo ennesimo delitto (im)perfetto. Il problema per il direttore generale è che il tentativo di «normalizzare» Fazio & co va a sbattere rumorosamente contro la realtà delle nude cifre: come riferito dai consiglieri Rai Rizzo Nervo e Van Straten, "Che tempo che fa" costa 10 milioni ma di milioni ne incassa, in pubblicità, oltre diciassette, mentre "Ballarò" costa 3 milioni ma ne ricava 8. "Report "costa la miseria di 2 milioni e attrae spot per il doppio, per la somma gioia della Sipra, che è la pubblicitaria della Rai. In crescita gli ascolti di tutti e tre i programmi, che hanno visto negli anni aumentare la propria platea di almeno il 50 per cento. Oro per un’azienda che versa in uno stato finanziario devastante, ma evidentemente non nel fantastico mondo del commendator Masi. Mentre si sono fulmineamente sborsati bei milioncini per la "Radio Londra" di Giuliano Ferrara e si approntano 200 mila euro lorde a puntata per il prossimo arrivo di Vittorio Sgarbi, chissà perché quasi nessuno si chiede quanto costano programmi come "Ballando con le stelle", quanto vantaggiosi sono i contratti di Paola Perego e quello ultra-stellare di Antonella Clerici, quanto costa alla Rai l’"Isola dei famosi", che pare il Titanic dell’Auditel nonostante vari tentativi di rianimazione (l’ultimo è l’arrivo tra gli pseudo-naufraghi del cosiddetto principe Emanuele Filiberto), o perché mai la bella Belen debba prendere 30 mila euro a puntata per "Ciak si canta". Forse perché pensano che il fango multicolor del varietà sia più carino.
1 anno e 1 mese faPrecari, il giorno della protesta: "Il nostro tempo è adesso"
(0 punti) (0 commenti)Flessibilità & Infrangibilità: I grandi professori arrivarono un giorno, sorridenti: “Ragazzi, basta con il posto fisso, lo stipendio tutti i mesi! Così diventate dei burocrati, vi abituate ai privilegi. E’ tempo di essere flessibili e felici!” A parlare così erano dei garantiti, con fondo pensione e la quattordicesima in busta paga, un contrattino di collaborazione con il grande quotidiano liberista. Ma lì per lì i ragazzi non ci fecero caso. Ci restarono male e si sentirono persino un po’ in colpa. Poi arrivarono i politici. Prima quelli di destra: “Il posto fisso è roba da realismo socialista. C’è bisogno di dinamismo, di coraggio. Il mercato è una grande palestra di vita: fatevi imprenditori di voi stessi!” I ragazzi, un po’ depressi, pensarono di avere davanti una grande opportunità e si impegnarono: master, studi all’estero. Tornarono in Italia e spedirono fiduciosi i loro curricula ad aziende e ministeri. Quindi arrivarono sorridenti i due sindacalisti di Governo, quello col pizzo e l’alito pesante e quello con gli occhi a palla da fesso, e dissero: “Il sindacato non può più dire solo No alle imprese, deve promuovere la flessibilità come un fattore di progresso”. Il sindacalista con l’alito pesante e quello con gli occhi a palla si dimenticarono di dire che avevano ricostruito la loro pensione con i contributi figurativi. Infine arrivarono i grandi leader di caratura europea dei partiti democratici: “La vecchia sinistra – dissero – ha difeso i garantiti, ha fatto le barricate per combattere il mercato: per fortuna che ora ci siamo noi, pronti a difendere la flessibilità, cioè il progresso”. A dire questo erano dirigenti che non avevano mai lavorato in vita loro per qualcuno che non fosse un partito o una istituzione. I ragazzi che avevano creduto ai flessibilisti sorridenti scoprirono che i loro curricula erano stato bocciati, che il professore dell’università italiana aveva fregato la loro tesina e ci aveva messo la sua firma sotto, che in Parlamento c’erano andati la segretaria del ministro e la finta precaria amica del giornalista Rai. I consulenti previdenziali spiegarono loro che avrebbero lavorato il doppio dei padri, per prendere la metà dei contributi. Fecero i conti e scoprirono che una badante in regola guadagnava più di un ricercatore. I ragazzi flessibili sfilarono a Roma, in un giorno di sole, ieri. I giornali amici dei partiti, firmati dai grandi professori, e letti dai sindacalisti mediocri scrissero: “Non hanno capito la modernità”. Loro, nel paese in cui c’è un premier che ha speso 1.5 milioni di euro per tenere a libro paga un plotoncino di mign0tte pagate 10mila euro al mese l’una, trovarono la forza di sorridere. Anche la satira, dopotutto, è flessibile. La c0glioneria dei garantiti, invece, è infrangibile. (da "Il Misfatto" di oggi)
1 anno e 1 mese faPrecari, il giorno della protesta: "Il nostro tempo è adesso"
(0 punti) (0 commenti)Per i precari non c'è niente MA: IN RAI, I TRE ULTRÀ DI B. (Ferrara, Sgarbi e il “d i re t t o r i s i m o ” del Tg1 del servizio pubblico ad personam) CI COSTANO 25 MILIONI
1 anno e 1 mese faSilvio Berlusconi "bombarda". Sulla giustizia: "Siamo in uno stato di polizia". Sul lodo Mondadori: "Rapina a mano armata"
(0 punti) (0 commenti)Scene Da Un Patrimonio OVVERO Neuronano Deliri: Era piuttosto in forma, ieri, il Cainano. Per l’intera giornata è riuscito a non pronunciare le parole “culo” e “fi g a ” e a non raccontare barzellette sui due temi a lui più cari dopo i soldi. E, a proposito di soldi, è riuscito addirittura a dire una cosa vera sul caso Mondadori: “È una rapina a mano armata”. Solo che la mano è la sua e la rapina l’ha fatta lui. I giudici, regalandogli gentilmente le attenuanti e dunque la prescrizione, l’hanno definito il “privato corruttore” della tangente da 420 milioni di lire (soldi Fininvest) che i suoi avvocati Previti, Acampora e Pacifico versarono nel 1991 al giudice Vittorio Metta in cambio della sentenza che annullava il lodo Mondadori togliendo il primo gruppo editoriale al suo legittimo proprietario: Carlo De Benedetti. Lo afferma la sentenza divenuta definitiva nel 2007 in Cassazione che condanna tutti gli imputati tranne lui: “L’attività degli estranei (i tre avvocati tutti condannati, ndr) nella consegna del compenso illecito (al giudice condannato, ndr) si sostituisce a una condotta, che altrimenti sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato (Berlusconi, ndr)… La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore (Berlusconi,ndr)”. La Cassazione stabiliva poi che la Fininvest deve risarcire a De Benedetti, in sede civile, “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Perciò due anni fa il giudice civile Raimondo Mesiano condannò la Fininvest e B., i rapinatori, a rimborsare l’I n ge g n e re rapinato con 750 milioni di euro. Ieri, non contento del linciaggio operato dai telemanganelli di Canale 5, il premier è tornato a minacciare Mesiano: “A Milano c’è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti”. In attesa del nuovo scoop sul giudice dal calzini turchesi (Canale 5 deve aver scoperto il colore dei suoi boxer), tutti dovrebbero sapere che quando l’Ingegnere fu scippato della Mondadori il Pd non esisteva e mancavano tre anni alla discesa in campo del Cavaliere (che fra l’altro potè avvalersi della casa editrice rubata per imbonire gli italiani): dunque la politica, in questa vicenda, c’entra come i cavoli a merenda. Ma è improbabile che lo scelto uditorio che ieri ascoltava in deliquio il delirio di B. abbia afferrato questa sottigliezza. Si tratta di un nuovo gruppo politico nato per l’occasione dalla fertile fantasia di Kiwi Rotondi e Fernandel Giovanardi, che si fanno chiamare “Cofondator i” per rammentare al distratto Cainano che esistono anche loro. Lui li ha liquidati con la promessa di “mettere presto mano al partito”, cioè di inventare qualche nuova cadrega, e soprattutto del “quoziente familiare” (ci sta lavorando con Ruby, la Minetti e Lele Mora): “Se i 50 milioni non li trova Tremonti, ve li do io” (cioè il ragionier Spinelli). Quelli, gente di bocca buona, si son bevuti tutto come sempre. Un po’ come le comparse che poco dopo l’hanno riaccolto a Lampedusa, dove ha annunciato lo “svuotamento dell’isola”, peraltro ancora piena di immigrati, e l’acquisto di una nuova villa a Cala Galera che è proprio il posto giusto per lui (non è ben chiaro se al posto o in aggiunta a quella acquistata una notte su eBay, situata sulla pista dell’aeroporto, per 2 milioni di euro: una sòla degna di Wanna Marchi). Insomma, tutto bene. A parte il fatto che l’amico Belpietro ipotizza che B. sia ormai “bollito”; che l’amico Geronzi viene sparato via dalle Generali senza che lui nemmeno se ne accorga; e che la Merkel, con cui Frattini Dry aveva appena annunciato un asse privilegiato, lo manda a f fa n k u l e n sull’immigrazione. Lui comunque annuncia che troverà “un giudice a Berlino”. È la prossima riforma epocale della giustizia: i suoi processi traslocano in Germania. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Scene da un patrimonio di Marco Travaglio Era piuttosto in forma, ieri, il Cainano. Per l’intera giornata è riuscito a non pronunciare le parole “culo” e “fi g a ” e a non raccontare barzellette sui due temi a lui più cari dopo i soldi. E, a proposito di soldi, è riuscito addirittura a dire una cosa vera sul caso Mondadori: “È una rapina a mano armata”. Solo che la mano è la sua e la rapina l’ha fatta lui. I giudici, regalandogli gentilmente le attenuanti e dunque la prescrizione, l’hanno definito il “privato corruttore” della tangente da 420 milioni di lire (soldi Fininvest) che i suoi avvocati Previti, Acampora e Pacifico versarono nel 1991 al giudice Vittorio Metta in cambio della sentenza che annullava il lodo Mondadori togliendo il primo gruppo editoriale al suo legittimo proprietario: Carlo De Benedetti. Lo afferma la sentenza divenuta definitiva nel 2007 in Cassazione che condanna tutti gli imputati tranne lui: “L’attività degli estranei (i tre avvocati tutti condannati, ndr) nella consegna del compenso illecito (al giudice condannato, ndr) si sostituisce a una condotta, che altrimenti sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato (Berlusconi, ndr)… La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore (Berlusconi,ndr)”. La Cassazione stabiliva poi che la Fininvest deve risarcire a De Benedetti, in sede civile, “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Perciò due anni fa il giudice civile Raimondo Mesiano condannò la Fininvest e B., i rapinatori, a rimborsare l’I n ge g n e re rapinato con 750 milioni di euro. Ieri, non contento del linciaggio operato dai telemanganelli di Canale 5, il premier è tornato a minacciare Mesiano: “A Milano c’è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti”. In attesa del nuovo scoop sul giudice dal calzini turchesi (Canale 5 deve aver scoperto il colore dei suoi boxer), tutti dovrebbero sapere che quando l’Ingegnere fu scippato della Mondadori il Pd non esisteva e mancavano tre anni alla discesa in campo del Cavaliere (che fra l’altro potè avvalersi della casa editrice rubata per imbonire gli italiani): dunque la politica, in questa vicenda, c’entra come i cavoli a merenda. Ma è improbabile che lo scelto uditorio che ieri ascoltava in deliquio il delirio di B. abbia afferrato questa sottigliezza. Si tratta di un nuovo gruppo politico nato per l’occasione dalla fertile fantasia di Kiwi Rotondi e Fernandel Giovanardi, che si fanno chiamare “Cofondator i” per rammentare al distratto Cainano che esistono anche loro. Lui li ha liquidati con la promessa di “mettere presto mano al partito”, cioè di inventare qualche nuova cadrega, e soprattutto del “quoziente familiare” (ci sta lavorando con Ruby, la Minetti e Lele Mora): “Se i 50 milioni non li trova Tremonti, ve li do io” (cioè il ragionier Spinelli). Quelli, gente di bocca buona, si son bevuti tutto come sempre. Un po’ come le comparse che poco dopo l’hanno riaccolto a Lampedusa, dove ha annunciato lo “svuotamento dell’isola”, peraltro ancora piena di immigrati, e l’acquisto di una nuova villa a Cala Galera che è proprio il posto giusto per lui (non è ben chiaro se al posto o in aggiunta a quella acquistata una notte su eBay, situata sulla pista dell’aeroporto, per 2 milioni di euro: una sòla degna di Wanna Marchi). Insomma, tutto bene. A parte il fatto che l’amico Belpietro ipotizza che B. sia ormai “bollito”; che l’amico Geronzi viene sparato via dalle Generali senza che lui nemmeno se ne accorga; e che la Merkel, con cui Frattini Dry aveva appena annunciato un asse privilegiato, lo manda a f fa n k u l e n sull’immigrazione. Lui comunque annuncia che troverà “un giudice a Berlino”. È la prossima riforma epocale della giustizia: i suoi processi traslocano in Germania.
1 anno e 1 mese faImmigrati, restano sul nostro groppone. Governo italiano (pasticcione e impotente) gabbato dalla Francia
(0 punti) (0 commenti)14- Il problema è che la Lega "ci marcia" professando l'impossibile, quindi non ci venga più a dire "se ci fossimo noi al comando andrebbero tutti “foera d’i ball”" perchè ora sono al governo (dove comandano) e "nei fatti" fanno peggio dei governi cosi detti "di sinistra"…
1 anno e 1 mese faPrecari, il giorno della protesta: "Il nostro tempo è adesso"
(0 punti) (0 commenti)Il piano Economico del PDL (Tremonti) si rivela la solita truffa del Cavaliere, così la scossa all'economia è diventata un bluff: Costituzione, Sud, casa e incentivi: promesse addio. A due mesi esatti dal varo del tanto sbandierato pacchetto per la crescita, non uno degli impegni è stato avviato.
1 anno e 1 mese faImmigrati, restano sul nostro groppone. Governo italiano (pasticcione e impotente) gabbato dalla Francia
(0 punti) (0 commenti)Ciò che state per leggere in questa pagina non è riflessione ma documento. Prego i lettori di prestare attenzione alle fonti e alle date. “È tutta colpa di Gheddafi, perché fino a quando funzionava l’accordo con la Libia noi non vedevamo nessuno”. (Roberto Maroni, ministro dell’Interno, 7 aprile, ore 9, in apertura del suo rapporto alla Camera). “Vedere tutte quelle portaerei disposte davanti alle coste del Nordafrica che lasciano passare tutta quella carne umana di clandestini portati in giro dai mercanti di schiavi, e loro (la marina militare della Nato, ndr) non vedono niente, non fanno niente… ”. (Luciano Dussin, deputato Lega Nord, Camera dei deputati, 7 aprile, ore 10:20). “Pattugliamenti congiunti aerei e navali davanti alle coste nordafricane e costituzione di un gruppo di lavoro congiunto, sono i due punti chiave dell’accordo raggiunto dai ministri dell’Interno di Italia e Francia nell’incontro di Milano”. (Agi, 8 aprile). “Gli aerei italiani per le missioni in Libia dovranno aumentare di numero e bombardare, non soltanto disturbare i radar di Gheddafi. Lo chiedono il Comando della Nato, il governo degli Stati Uniti, il Consiglio dei ribelli libici”. (Corriere della Sera, 8 aprile). Siamo a due giorni dalla tragica e non spiegata morte di quasi 300 persone (molti bambini, insistono i testimoni) tutti in fuga dalla Libia, tutti rifugiati. Sembra, è stato detto e mai più confermato, che una nave militare italiana fosse nelle vicinanze. Siamo nello stesso giorno in cui tutto il Parlamento italiano, presente tutto il governo, è bloccato in aula dalla necessità di far passare al più presto una legge personale per Berlusconi. Quel giorno il ministro Frattini appare sul Corriere della S e ra fotografato con Hillary Clinton. Ma Frattini siede tutto il tempo alla Camera, a Roma, pur di non far mancare un voto alla legge Berlusconi. C’è anche Bossi a votare tutto il tempo per Berlusconi. Da statista ha già detto, “föra da i ball”, riferendosi alla “carne umana” del deputato Dussin, ma ha anche precisato che si deve “svuotare la vasca”, subito prima dell’annegamento di massa nel Canale di Sicilia. Ma l’uomo del giorno è Maroni. Ha detestato, offeso, ignorato l’Europa e adesso la invoca (soldi e soldati). È ministro dell’Inter no, ma agisce da galoppino della Lega. E quando raggiunge l’accordo, è il peggior tipo di patto militare, nella stessa area di azione della Nato ma con compiti opposti: bloccare, impedire, fermare, inseguire, catturare i profughi. Maroni è l’uomo del giorno, un uomo e un giorno che purtroppo non potremo dimenticare.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Ciò che state per leggere in questa pagina non è riflessione ma documento. Prego i lettori di prestare attenzione alle fonti e alle date. “È tutta colpa di Gheddafi, perché fino a quando funzionava l’accordo con la Libia noi non vedevamo nessuno”. (Roberto Maroni, ministro dell’Interno, 7 aprile, ore 9, in apertura del suo rapporto alla Camera). “Vedere tutte quelle portaerei disposte davanti alle coste del Nordafrica che lasciano passare tutta quella carne umana di clandestini portati in giro dai mercanti di schiavi, e loro (la marina militare della Nato, ndr) non vedono niente, non fanno niente… ”. (Luciano Dussin, deputato Lega Nord, Camera dei deputati, 7 aprile, ore 10:20). “Pattugliamenti congiunti aerei e navali davanti alle coste nordafricane e costituzione di un gruppo di lavoro congiunto, sono i due punti chiave dell’accordo raggiunto dai ministri dell’Interno di Italia e Francia nell’incontro di Milano”. (Agi, 8 aprile). “Gli aerei italiani per le missioni in Libia dovranno aumentare di numero e bombardare, non soltanto disturbare i radar di Gheddafi. Lo chiedono il Comando della Nato, il governo degli Stati Uniti, il Consiglio dei ribelli libici”. (Corriere della Sera, 8 aprile). Siamo a due giorni dalla tragica e non spiegata morte di quasi 300 persone (molti bambini, insistono i testimoni) tutti in fuga dalla Libia, tutti rifugiati. Sembra, è stato detto e mai più confermato, che una nave militare italiana fosse nelle vicinanze. Siamo nello stesso giorno in cui tutto il Parlamento italiano, presente tutto il governo, è bloccato in aula dalla necessità di far passare al più presto una legge personale per Berlusconi. Quel giorno il ministro Frattini appare sul Corriere della S e ra fotografato con Hillary Clinton. Ma Frattini siede tutto il tempo alla Camera, a Roma, pur di non far mancare un voto alla legge Berlusconi. C’è anche Bossi a votare tutto il tempo per Berlusconi. Da statista ha già detto, “föra da i ball”, riferendosi alla “carne umana” del deputato Dussin, ma ha anche precisato che si deve “svuotare la vasca”, subito prima dell’annegamento di massa nel Canale di Sicilia. Ma l’uomo del giorno è Maroni. Ha detestato, offeso, ignorato l’Eu - ropa e adesso la invoca (soldi e soldati). È ministro dell’Inter no, ma agisce da galoppino della Lega. E quando raggiunge l’accor - do, è il peggior tipo di patto militare, nella stessa area di azione della Nato ma con compiti opposti: bloccare, impedire, fermare, inseguire, catturare i profughi. Maroni è l’uomo del giorno in un senso triste e tragico da Seconda guerra mondiale. Un uomo e un giorno che purtroppo non potremo dimenticare.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Il Dottor Stracquadanio di Marco Travaglio Non essendo riuscito a dissimularla ad A n n o ze ro , tanto vale che io confessi la mia irrefrenabile passione per l’on. Giorgio Clelio Stracquadanio, milanese, classe 1959, già portaborse di Tiziana Maiolo antiproibizionista e rifondatrice comunista, poi deputato del partito più proibizionista e anticomunista della storia dopo una capatina nella Democrazia cristiana per le Autonomie, insomma “giornalista e politico italiano”. Appresa la notizia della sua partecipazione al programma di Santoro, un amico del Pdl mi aveva suggerito di insistere sul fatto che il tapino non è laureato, il che lo fa molto soffrire visto che si picca di essere un uomo di cultura prestato alla politica e se ne autocompiace nelle sue ospitate televisive finora confinate alla nicchia dell’I n fe d e l e dove anestetizza il pubblico con astruse dissertazioni storico-politologiche. Avevo però deciso di non usare questo argomento polemico per due motivi. 1) L’Italia è piena di geni senza laurea e di c0glioni con due o tre lauree. 2) È una grande conquista della democrazia che accedano alle massime cariche dello Stato persone di ogni ceto e censo, incluso chi non ha potuto completare gli studi. Purtroppo però l’on. Giorgio Clelio se l’è cercata. Per il suo esordio nell’empireo della tv dei grandi numeri, si era messo tutto in ghingheri. Abito di sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni a getto continuo; sorriso d’o rd i n a n z a rimasto intatto dalla fresca visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training presidenziale, il sacro viatico del capo e, a titolo di incoraggiamento, uno stock di cravatte Marinella. Poco prima del calcio d’inizio, un giro di campo per stringere la mano agli altri ospiti, visibilmente entusiasta di essere stato invitato e, soprattutto, di essere Stracquadanio. Poi, appena avuta la parola, non l’ha più mollata. Era dai tempi di Elio Vito, l’altro misirizzi ex-radicale che mitragliava “c o mu n i s t a - c o mu n i s t a - c o mu n i s t a ” c o n t ro chiunque si permettesse di parlare prima o dopo di lui, che non si vedeva in tv un guastatore tanto molesto. Raggiunto finalmente, all’età di 52 anni, il suo attimo di celebrità, ha deciso di sfruttarlo fino in fondo per poi tornare dal capo e riceverne stavolta, in segno di gratitudine, una farfallina dorata o una Mini Cooper al posto delle consuete cravatte. Così ha iniziato a incrementare l’inquinamento acustico e visivo, per giunta in fascia protetta, facendo la punta a qualunque cosa si dicesse in studio. “Bindi, non può dire queste cose”, “Santoro, sia preciso”, “La Costituzione è una cosa seria, bisogna conoscerla”, “È falso che Ruby sia stata fermata per furto” e altre baggianate. Il top l’ha toccato quando, fra una prolusione sulla storia del comunismo e una sugli anni di piombo, tutti temi di bruciante attualità, ha dato lezioni di giornalismo a Santoro e Valentini, di procedura penale a Boccassini e Bruti Liberati, di diritto costituzionale a Rosy Bindi (già assistente del giurista Vittorio Bachelet). A quel punto era proprio obbligatorio sapere da quale cattedra eserciti le sue libere docenze. E dall’alto di quale titolo di studio. Cepu? Laurea per corrispondenza? Scuola Radio Elettra? Master coi punti della Miralanza? Erano, queste, le sole domande in grado di azzittirlo: avrebbe dovuto rispondere come Mourinho “zero tituli” e non gli pareva il caso. Così taceva, arrossiva, divagava. E, se uno non riusciva a trattenere le risa, intimava “Lei non r ida”. Ho risposto: “Smetterò di ridere quando lei smetterà di farmi ridere”. “Ma io quando parla lei non r ido”. “Si vede che io non faccio ridere”. Al termine, dopo aver disgustato milioni di telespettatori, s’è molto beato della performance auspicando dall’imbarazzata redazione di A n n o ze ro nuovi e copiosi inviti: “Sono andato bene, mi pare: abbiamo volato alto”. Come no: Icaro e Pindaro gli fanno una pi.ppa.
1 anno e 1 mese fa"Roma distrutta dai gay" e le altre storielle del vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei
(0 punti) (0 commenti)Tra "stò tizio" e Bin Laden non vedo grosse differenze: Rinchiuderei tutti questi "estremisti integralisti" religiosi (senza distinzione di provenienza) in un immenso "stadio" (colosseo) e direi loro: menatevi fino alla morte il vincitore sarà chiaramente il prediletto di Dio … sperando che si accoppino tutti.
1 anno e 1 mese faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Montatura di montatore di Marco Travaglio Cicchitto: “Gravissima violazione della legge, intercettazioni indebite, strumentalizzazione della giustizia per fini politici”. Quagliariello: “Trascrizioni in assoluto spregio delle leggi e della Costituzione”. E via delirando. Figurarsi se i giureconsulti da riporto non s’inventavano qualche nuova balla alla vigilia del processo Ruby che leva il sonno al Cainano perché non è ancora riuscito a escogitare una legge che lo fulmini. Il pretesto gliel’ha scodellato su un piatto d’argento il Corriere della Sera che, accanto allo scoop su tre telefonate fra altrettante Papi-girls e B., pubblica un commento dal titolo “Le conversazioni che non dovevano essere trascritte”. Che cos’è accaduto? Fra le 20 mila pagine dei 20 faldoni di atti depositati dalla Procura di Milano agli onorevoli difensori di B., il Corr iere ha scovato tre foglietti esplosivi: quelli, appunto, che raccolgono i brogliacci di polizia giudiziaria con le trascrizioni di tre telefonate della Minetti, della Polanco e della Skorkina, intercettate mentre parlano con B. (e pare ce ne sia qualcun altro). Il Corr iere le pubblica e fa benissimo: il contenuto è molto interessante, dal punto di vista sia giudiziario sia politico. Fin dal 1° agosto 2010, quattro mesi prima di essere indagato e tre settimane dopo il primo interrogatorio di Ruby, B. già sapeva che c’e ra un’inchiesta che poteva riguardarlo e si attivava per rastrellare testimonianze sul fatto che la minorenne si fosse spacciata per maggiorenne. Prometteva soldi, anzi “benzina” a una ragazza rimasta a secco, tramite il solito Spinelli; un posto in Parlamento alla Minetti; e contratti in Mediaset alla Polanco. Ma soprattutto a convocare le testimoni per le indagini difensive, non era lo studio Ghedini, bensì la segretaria del premier, che già che c’era suggeriva pure la versione da fornire all’onorevole avvocato (“costruire e verbalizzare la normalità delle serate del presidente B.”). Un caso da manuale di inquinamento probatorio e di subornazione del teste, roba da arresto in flagrante. Invece, sorprendentemente, la Procura ha deciso (almeno per ora) di chiudere un occhio sulle anomalie delle indagini difensive e sulle manovre di B. per costruire testimoni ad personam. Così quelle telefonate, legittimamente intercettate sui telefoni di private cittadine, non sono state inviate alla Camera per il via libera a usarle contro il premier. Nel 2005, però, la Consulta ha stabilito che, quando un parlamentare viene intercettato mentre parla con un privato sul telefono di quest’ultimo, la conversazione può essere usata tranquillamente contro il privato senza passare dalle Camere. Dunque non si vede perché – contrariamente a quanto scrive il Corr iere – quelle conversazioni non avrebbero potuto essere trascritte. Nessuna legge lo vieta e del resto è prassi normale che la polizia giudiziaria stili dei brogliacci, ora riassumendo ora trascrivendo i dialoghi più interessanti, perché il pm li legga, li valuti e decida se e contro chi utilizzarli. Contro B. la Procura non li ha utilizzati, ritenendoli superflui. Ma potrebbe usarli contro la Minetti (nel processo parallelo a lei, Mora e Fede), visto il loro contenuto pesantemente indiziante sul giro di prostituzione ad Arcore e sulle varie modalità di “pa gamento” delle Papi-girls. Per questo non ha distrutto quei brogliacci. Ma, anche se avesse deciso di distruggerli, avrebbe dovuto depositarli ai difensori di B. e degli altri intercettati, a garanzia dei loro diritti (vedi mai che, nelle telefonate, ci fossero elementi utili alla difesa). E così è stato fatto. Nessun abuso, nessuna violazione di legge, anzi un doveroso scrupolo garantista che non porterà alcun vantaggio all’accusa (le intercettazioni, non essendo passate per la Camera, sono inutilizzabili almeno contro B.). Infatti per Rosa Santanchè “la Procura ha commesso un reato grave con subdoli intenti politici”. E per Olindo Sallusti, detto il Fotocopia, “la Boccassini ha commesso un reato e dev’essere processata”. La prova migliore che è tutto regolare.
1 anno e 1 mese faImmigrati, quando Berlusconi prometteva "Casa e lavoro" ...
(3 punti) (0 commenti)Per chi avesse dubbi sulla reale veridicità del fatto: http://www.youtube.com/watch?v=dbsXQpA3sMc Ma si sa il cavaliere dove va si immedesima subito con il Pubblico che trova…
1 anno e 1 mese faVideo: Berlusconi e la barzelletta della mela
(0 punti) (0 commenti)VESPA IL CORVO: «Amarezza e sdegno» per chi ha deciso di trasmettere in tv immagini di Yara Gambirasio sono state espresse dai genitori della ragazza in una lettera diffusa oggi dopo la diffusione a «Porta a porta» di immagini della figlia impegnata in una gara di ginnastica ritmica, nonostante loro stessi nei giorni scorsi avessero chiesto di non farlo, minacciando anche denunce (che potrebbero essere forse depositate nei prossimi giorni). «Vorremmo esprimere pubblicamente - dice la lettera - il nostro sentimento di amarezza e di sdegno nei confronti di chi, in maniera spasmodica e pressante, continua ad invadere il nostro dolore di famiglia angosciata da un dramma indescrivibile. Non capiamo e non giustifichiamo questo continuo accanimento giornalistico nella ricerca di fotografie o di video raffiguranti nostra figlia Yara. Rimarchiamo la nostra volontà di non autorizzare l'emissione di queste immagini, che ai fini investigativi non sono di alcuna utilità. Vi preghiamo di non nascondervi dietro il paravento del diritto di cronaca, abbiate semplicemente rispetto ed umiltà per la nostra situazione. Stiamo cercando di ricostruire un nuovo equilibrio familiare e il clima che state creando non ci sta aiutando. Infinitamente grati, famiglia Gambirasio».
1 anno e 1 mese faVideo: Berlusconi e la barzelletta della mela
(1 punto) (0 commenti)Altro che mela: La vera barzelletta che ci propina è quella del cetriolo, ma c'è poco da riderci…
1 anno e 1 mese faImmigrati, Regioni e comuni dicono "no" alle tendopoli del Governo
(1 punto) (0 commenti)3- "Errani ex presidente della Toscana" eh????? 5- E no: Anche se utilizzano Ex impianti di dipendenza Statale (anche se le nuove leggi chiamate federaliste darebbero voce in capitolo anche in questi casi) l'ammasso di un così elevato numero di persone ha "ricadute negative " sulla popolazione locale. Le regioni non hanno detto no, ma solo che diranno si con ben precisi accordi che lascino autonomie decisionali alle regioni interessate in merito a come accoglierli. Le promesse di questo governo di Cialtroni (su tempi e modi rapidi di risoluzione delle tendopoli) come sperimentato in un numero elevato di casi non valgono "nulla"…
1 anno e 1 mese faImmigrati, Regioni e comuni dicono "no" alle tendopoli del Governo
(1 punto) (0 commenti)E no caro mio: Le regioni (in sapecie la Toscana) hanno fatto una richiesta un pò più precisa a questo governo di Cialtroni (che si credono Volpi politiche), hanno chiesto di assegnare ad ogni regione un numero uguale (in percentuale/proporzione alla popollazione) di clandestini, sarà poi la regione a farsi carico di come dove ed in che modo accoglierli.
1 anno e 1 mese faBerlusconi a Lampedusa: minacce a chi non vuole applaudire il premier?
(-1 punto) (0 commenti)13- P.S.: ARTICOLO DI MARCO TRAVAGLIO SU "IL FATTO" DI OGGI
1 anno e 1 mese faBerlusconi a Lampedusa: minacce a chi non vuole applaudire il premier?
(1 punto) (0 commenti)PIAZZISTA DA SBARCO L’altro giorno era andato in tribunale senza far nulla per distrarre l’attenzione da Lampedusa. Ieri è andato a Lampedusa per distrarre l’attenzione dal golpetto impunitario di giornata. Non riuscendo più a cambiare le cose, cambia posto alle telecamere. Ieri le ha portate nell’isola invasa dai profughi e si è esibito in una televendita degna della miglior Vanna Marchi. Altro che Mediashopping. Qualche sparuto lampedusano sventolava un paio di cartelli critici (tipo “fuori dalle balle”), ma è stato simpaticamente dissuaso (“mettete via 'ste minchie di cartelli”) da quel capolavoro di sindaco: un omone talmente corpulento che pare la custodia di Berlusconi. I coreografi del piazzista, del resto, avevano dato ordini precisi: solo ultras, altrimenti lui non fa il numero. È andato tutto bene: lui il numero l’ha fatto, tra cori da stadio “Silvio! Silvio!” scanditi dagli stessi che fino all’altroieri lo maledicevano e ora si bevono qualunque boiata. Una folla selezionata con cura, campione statistico di quel pezzo d’Italia che da 17 anni si offre volontaria per il bunga-bunga. Come dice il candidato Cetto La Qualunque, “ho capito il sistema, tu gli dici quattro cazzate e loro ti vo t a n o ”. Da notare anche i sorrisi e i battimani compiaciuti dello sgovernatore Lombardo, che ancora due giorni fa minacciava fuoco e fiamme contro il premier e ora gli regge il moccolo tutto eccitato, col riportino in erezione. Unificando in una sola persona le figure, storicamente distinte, del buffone di corte e del sovrano, il Vannomarchi attacca con un aggiornamento degli imbonimenti sulla ricostruzione de L’Aquila “entro sei mesi” e sulla scomparsa della monnezza a Napoli “entro tre giorni, anzi due”: stavolta farà sparire migliaia di migranti “entro 48, massimo 60 ore”. Bravo! Bravo! Lo slogan – nota un lettore del nostro sito – è ispirato ai cartelli di certi bar sport: “Oggi non si fa credito, domani sì”. Dalla piazza, un lampedusano che non s’è bevuto totalmente il cervello domanda: “Scusi, dove vanno le navi coi profughi?”. E lui, lucido: “Lei sa giocare a scopa?”. Qualcuno teme un embolo, altri si domandano se adesso il bunga-bunga si chiami così. Segue una raffica di annunci mirabolanti, tutti accompagnati dal solito “Bravo! Bravo!”. “Stanotte mi sono attaccato a Internet e ho comprato una casa a Lampedusa: diventerò lampedusano anch’io”, moltiplicando così, da solo, il già elevato tasso di devianza nell’isola. “La casa è sulla costa francese, anzi a Cala Fra n c e s e ”. Così Sarkozy impara. “Si chiama Due Pa l m e ”. O due palle. “Porteremo qui un casinò…”. Ma forse, visto che verrà ad abitarci, voleva dire casino. “…e un campo da golf”, che insieme al polo è lo sport prediletto dai migranti. Poi “il governo candiderà Lampedusa al premio Nobel per la Pace”, ma anche al premio Oscar per la migliore sceneggiatura. “Attiveremo un piano del colore come quello che ho già realizzato in un paese della L o m b a rd i a ”, per la precisione Milano 2, perché “vorrei che l’isola avesse i colori di Portofino”. E, siccome “ho visto poco verde”, è “necessario un piano di rimboschimento”. Vernice verde a volontà. Perché lui un tempo aveva sorvolato l’isola in elicottero e l’aveva trovata “ve rd i s s i m a ” (forse era Antigua). E, siccome diventa lampedusano, “moratoria fiscale per un anno, ma anche oltre”. Bravo! Bravo! Senza contare che d’ora in poi “Rai e Mediaset trasmetteranno programmi per illustrare le bellezze di Lampedusa”, meglio se minorenni: sui palinsesti li decide lui, che al processo Mediatrade ha appena giurato di non occuparsi più di televisioni dal 1994. Possono fidarsi, i lampedusani? Ma certo che sì: “Come sapete, io sono solo prestato alla politica”. La quale, purtroppo, non l’ha mai restituito. Intanto spedisce il suo socio Tarak Ben Ammar a trattare per l’Italia col governo tunisino, manco fosse il ministro degli Esteri: Frattini, sventuratamente, gliel’hanno rimpatriato col foglio di via.
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Castelli non spara sugli immigrati... per ora
(-2 punti) (0 commenti)Caro LL: Sei alla frutta, stai colando a picco come il tuo NanoIdolo. Oltretutto fa quasi "senso" sentirti parlare di come una giusta coscienza sociale debba essere messa da parte (perchè può essere interpretata come buonismo) in nome del consenso politico che da dimostrarsi cattivi con chi non è socialmente utile, praticamente giustifichi chi professava le idee xenofobe del nazismo negli anni '30 dato che "erano di moda" e creavano consenso.
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