Ti spacco la faccia! Le minacce di Chicco Testa a Tozzi in diretta. Video
(1 punto) (0 commenti)PALERMO - È emergenza rifiuti a Palermo, dove la raccolta della spazzatura va molto a rilento ormai da settimane, a causa delle continue carenze dell'azienda Amia (di cui il Comune è socio unico). Cinque persone sono state arrestate in città e provincia per trasporto e abbandono di rifiuti pericolosi. Nel capoluogo siciliano, intanto, ancora una notte di roghi e cassonetti in fiamme: le strade traboccano di rifiuti, i residenti sono esasperati dal degrado e dal cattivo odore diventati da qualche tempo una costante, e ogni notte mani ignote appiccano il fuoco a cassonetti colmi di spazzature e alle mini discariche formatesi in periferia come nelle aree centrali della città: da via Ammiraglio Rizzo a Mondello, passando per via Don Gnocchi, via Santa Maria di Gesù, via Falsomiele e piazzale Costellazione. Nel cuore di una nuova emergenza igienico-sanitaria, tra strade invase di immondizia e incendi appiccati a vere e proprie mini discariche urbane, i carabinieri impongono nel frattempo una ulteriore stretta contro gli illeciti ambientali. Nel dettaglio, nel capoluogo siciliano i militari del Nucleo Radiomobile di Palermo hanno fatto scattare le manette ai polsi di quattro persone responsabili di trasporto di rifiuti speciali. NON RIUSCIAMO A TRATTARE LA MONNEZZA NORMALE DOVREMMO FIDARCI "DEI NOSTRI GOVERNANTI" (TIPO SCAJOLA) PER I RIFIUTI NUCLEARI?
2 anni faTi spacco la faccia! Le minacce di Chicco Testa a Tozzi in diretta. Video
(0 punti) (0 commenti)1- Era comunista una volta: Come Bondi e Ferrara…
2 anni faLe pagelle del giovedì
(0 punti) (0 commenti)LA PAURA FA 90… Dietro al mancato incontro tra Fini e gli emissari berlusconiani c’è la «sindrome Comino», la paura degli ex colonnelli di An di subire lo stesso trattamento toccato in sorte al capogruppo leghista che, avendo promosso una scissione filo Berlusconi nel Carroccio, venne abbandonato a se stesso insieme ai suoi seguaci dopo la nuova alleanza del Cavaliere con il Senatur. È questo l’incubo che agita da giorni i sonni di La Russa, Gasparri e dei tanti “fedelissimi” di un tempo del presidente della Camera che, di fronte alla scelta tra le idee e le sicurezze garantite dell’uomo di Arcore, non hanno avuto dubbi, certi che il premier avrebbe messo alla porta la terza carica dello Stato e trasferito loro il suo ruolo politico. Invece hanno sbagliato i calcoli, ed hanno cominciato a capirlo da quando la crisi dei mercati e la cura lacrime e sangue annunciata da Tremonti per i prossimi due anni hanno tolto definitivamente dal tavolo delle trattative tra Fini e il presidente del Consiglio l’arma delle elezioni anticipate. Adesso Berlusconi non solo ha bisogno di Fini e dei finiani, per andare avanti, ma anche di tutti gli altri voti della sua maggioranza, compresi quelli del Mpa persi dopo la crisi alla regione Sicilia (della quale non a caso proprio ieri il premier ha discusso a lungo con Miccichè). Il governo per durare ha bisogno di allargare i propri consensi, non di restringerli. Berlusconi ne è consapevole. È stato il Cavaliera due giorni fa sia a chiedere ai suoi due ambasciatori di recarsi da Fini. È ormai sempre più chiaro come fondatore e cofondatore siano costretti a “fare pace”, o meglio, come lo stesso presidente della Camera ha scritto in un bigliettino privato indirizzato a Veltroni durante un dibattito, almeno a “fare finta”. Conviene innanzitutto al presidente del Consiglio e al suo Lodo Alfano in versione costituzionale presentato al Senato. Per Berlusconi rappresenta l’unica vera garanzia duratura rispetto ad ogni rischio giudiziario, anche quando saranno scaduti i diciotto mesi del legittimo impedimento (che, tra l’altro, è sottoposto al giudizio della Corte Costituzionale). Per Berlusconi una ragione in più per non fare a meno dei voti finiani, e per avere la non ostilità del presidente della Camera. Chi lo dice ai colonnelli?
2 anni faEconomia: per salvare la Grecia Giulio Tremonti taglia le spese della casta
(0 punti) (0 commenti)Perché 750 miliardi non risolvono tutto: Alla fine i governi interessati si sono decisi a stanziare, in collaborazione con il Fondo monetario internazionale (Fmi), un fondo di 750 miliardi di euro, mentre la Banca centrale europea ha dato la disponibilità ad acquistare titoli pubblici. Gli interventi potrebbero riguardare, oltre la Grecia anche altri paesi in difficoltà: Irlanda, Portogallo, Spagna. Vale la pena ricordare che un paio di mesi fa i governi europei dichiararono che non avrebbero consentito il fallimento della Grecia, ma, trainati dalla Germania, dissero anche tre no: no al salvataggio; no al trasferimento del problema al Fmi; no all’usci - ta della Grecia dall’euro. È naturale allora che i mercati si siano convinti che il rischio di default della Grecia stesse aumentando. E ora, va tutto bene? Non proprio. Chiariamo subito che questo intervento trasferisce i rischi relativi ai paesi in crisi dalle banche, che avevano fatto loro credito, ai contribuenti; si tratta di un altro salvataggio bancario. E questo, oltre ad essere ingiusto, oltre ad alimentare ulteriormente l’azzardo morale delle banche, lascia grossi dubbi sull’e f fi c a c i a dell’intervento: si sta cercando di curare il pericolo di un eccesso di debito pubblico con un aumento del debito pubblico. Conviene fare una precisazione. È vero che oggi pericolo principale appare il generale aumento del debito pubblico, ma questa crisi non è nata nel settore pubblico. Anche se è evidente l’irresponsabilità del precedente governo di destra greco, il caso ellenico non è tipico: i livelli del debito pubblico degli altri paesi europei in grave difficoltà era nettamente inferiore alla media europea. E la crisi ha avuto origine in Usa e Inghilterra due paesi con debito pubblico nettamente inferiore alla media. All’origine di questa crisi vi è stato l’eccesso di indebitamento privato, il fatto che un gruppo di paesi ricchi abbia vissuto a lungo al di sopra dei propri mezzi indebitandosi pesantemente sull’estero e il modo come sistemi finanziari sono intervenuti in questo enorme processo di indebitamento. La crescita dell’indebitamento pubblico non è causa, ma conseguenza della crisi, giacché gli Stati sono do- vuti intervenire per impedire il collasso dei sistemi finanziari e il crollo dell’economia reale. Tornando alla Grecia: esisteva un’altra via? Esisteva: si poteva negoziare una ristrutturazione del debito, cioè una forma morbida di default. Questo avrebbe comportato perdite rilevanti per le banche creditrici, ed è per questo che è stata esclusa, ma la riduzione del debito avrebbe consentito politiche di austerità più sopportabili e avrebbe reso meno difficile alla Grecia adempiere le condizioni poste. L’imposizione di una austerità terrificante, a partire dalla riduzione delle retribuzioni, non solo è ingiusta, ma rende molto improbabile il successo di questa manovra giacché la riduzione della domanda interna che ne conseguirà ostacolerà la crescita economica senza la quale la Grecia non sarà in grado di onorare il suo debito; il default sarà stato solo ritardato, ma le sue conseguenze sarebbero molto più pesanti. E poiché politiche di austerità di questo tipo varranno per tutti i paesi in difficoltà nell’Unione, mentre non è prevista alcuna politica di sviluppo comune, il risultato sarà una ulteriore riduzione delle possibilità di crescita dell’E u ro p a . Sapevamo tutti che una moneta senza uno Stato non era mai esistita. Ma abbiamo dato per scontato che una volta unificata la moneta i paesi interessati avrebbero unificato le politiche economiche. Non è stato così e l’unico grande tentativo di dare all’Europa una politica di sviluppo comune e un modello di sviluppo diverso da quello di marca neo-liberista, il “ libro bianco” voluto da François Mitterrand e Jacques Delors, è stato abbandonato con grave responsabilità delle generazioni della sinistra europea che sono state al potere negli ultimi venti anni. Ora è il momento della verità: o i paesi dell’e u ro traggono dalla crisi la volontà di fare un decisivo passo avanti nell’unificazione delle politiche di sviluppo, dandosi come obiettivo anche la riduzioni delle divergenze esistenti fra i diversi paesi, o è meglio rendersi conto che forse si è fatto il passo più lungo della gamba anche per evitare che una eventuale crisi dell’euro possa ripercuotersi sulla tenuta complessiva dell’Unione .
2 anni faTroppe multe ai deputati: la Casta non sopporta nemmeno il codice della strada
(0 punti) (0 commenti)FIRENZE La multa di Renzi va su Facebook Ha preso 155 euro di multa per eccesso di velocità, e gli sono stati decurtati cinque punti dalla patente. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ne ha scritto su Facebook, scatenando in pochi minuti una ridda di commenti tra l’ironico e il canzonatorio. C’è chi gli scrive: “Pagar e, biondino” e chi gli consiglia la bici.
2 anni faLe pagelle del giovedì
(0 punti) (0 commenti)E così Scajola non va dai magistrati di Perugia. La cosa paradossale è che, per la prima volta dall’inizio di questa farsa, non si può dire che abbia torto. Scajola ha una bella casa; non è vero che gli è costata circa 600.000 euro: almeno altri 900.000 gli sono stati dati da un imprenditore un po’ chiacchierato e inquisito, Anemone, che avrebbe ricevuto trattamenti di favore. La cosa si trascina per qualche giorno fino a una conferenza stampa in cui il nostro dichiara di non aver mai saputo che la sua casa era stata pagata da uno sconosciuto, che questa cosa è gravissima, che agirà in tutte le sedi giudiziarie possibili. Alla fine si rimangia i primi tracotanti “non mi dimetto” e si dimette; poi, sicuro della sua innocenza, si dice pronto a rispondere ad ogni domanda che i magistrati che indagano su Anemone & C. intenderanno rivolgergli. Certo ne esce un po’ pesto. Gli assegni ci sono e fanno capo ad Anemone; che gli abbia fatto o no favori, non va bene che un ministro si faccia pagare la casa da un imprenditore che ha a che fare con il suo ministero; e, se è per questo, non va bene che se la faccia pagare da chicchessia. Dunque cosa mai potrà dire Scajola ai magistrati di Perugia? Eh, niente dirà. Perché uno “preso con il sorcio in bocca” non può essere sentito come persona informata sui fatti. Tanto più “inca - s t ra t o ” è, tanto più bisogna assicurargli le garanzie previste dalla legge: qualifica di indagato, conseguente assistenza del difensore, facoltà di rifiutarsi di rispondere alle domande, diritto di mentire (in genere gli indagati tengono moltissimo a questo diritto). Convocare Scajola come persona informata sui fatti equivale a un assist in area di rigore; perché l’unica cosa ragionevole che può fare un avvocato è quella che ha fatto il difensore di Scajola: non ce lo mando, è tutto irrituale, ma che scherziamo. E, se non bastasse, ma che non lo sanno che Scajola era ministro e che non sono competenti? Così l’occasione di sentire quale storia sarebbe stata elaborata per spiegare perché Anemone gli ha pagato la casa è bella che s va n i t a . Per carità, ci sarà la sede e il momento opportuno per chiederglielo, e (presumibilmente) per sentirgli dire che si avvale della facoltà di non rispondere. Ma alla fine che importa? Il processo penale è una cosa, l’informazione e il conseguente giudizio dei cittadini un’altra. E qui, grazie a Dio, di informazione ce ne è stata.
2 anni faScajola, Mancino, Bertolaso. Tutti i nomi della lista Anemone
(0 punti) (0 commenti)COME RECITA IL DETTO: "Chi non muore si risiede" Per combattere meglio la corruzione, in Italia si promuovono i corrotti. Poi, quando vengono ribeccati con le mani nella marmellata, tutti sgranano gli occhi e arrotano la bocca a cul di gallina in segno di stupore: “Chi l’avrebbe mai detto, una così brava persona…”. A parte i pochi rimossi per cause di forza maggiore dalle pompe funebri, i protagonisti di Tangentopoli son tutti ai posti di combattimento e partecipano all’appassionante dibattito dal titolo “Che sia tornata Tangentopoli?”. I soliti noti. Chi non muore si rivede, anzi si risiede. Al Festival dell’Economia di Trento troneggia fra i relatori Gianni De Michelis, due condanne per finanziamento illecito e corruzione, dunque consulente del ministro Brunetta, in qualità di esperto in mazzette autostradali. A Matr ix si canonizza in vita il ministro pregiudicato della Malasanità Francesco De Lorenzo, 5 anni e rotti per corruzione, dipinto come un Gramsci redivivo, perseguitato dai giudici solo perché intascava mazzette e bruciava le prove nel pentolone, e ora risorto nello studio di Lesso Vinci per pontificare di sanità sulla stessa poltrona che dieci giorni prima aveva ospitato un altro martire beatificato, Luciano Moggi. Ora, secondo Repubblica, rischia l’arresto per mafia Raffaele Lombardo, preclaro governatore di Sicilia con l’appogg io di Dell’Utri, Fini e Pd (Filippo Penati, il geniale vice-Bersani, era sceso a Palermo apposta per conoscerlo ed è stato subito colpo di fulmine): pare che non gli sia bastato riempire la sua giunta di ex magistrati. E ora tutti a meravigliarsi: chi l’avrebbe mai detto, una personcina così a modo. In effetti negli anni ‘90 il re delle raccomandazioni e del clientelismo fu arrestato due volte per tangenti e due volte assolto, la seconda perché una legge (il nuovo articolo 513) cestinava le testimonianze a suo carico. Un insospettabile. Intanto, dall’inchiesta di Perugia, affiora un’altra casa pagata da Anemone: quella del braccio destro degli ultimi due ministri delle Infrastrutture, Lunardi e Matteoli: il famoso Ercole Incalza, uomo al di sopra di ogni sospetto, infatti negli anni ‘90 era il numero uno della Tav e fu coinvolto nei processi per l’alta velocità più cara del mondo. Come privarsi della sua preziosa collaborazione? Del resto, nell’inchiesta sulla cricca, sono pure emersi i nomi di Valerio Carducci e di monsignor Camaldo, già clienti dei pm De Magistris e Woodcock: la classe politica, anziché prendersela con loro, se l’è presa con De Magistris e Woodcock. L’altro giorno, nella Sala della Lupa di Montecitorio, si è celebrata la I edizione del premio Guido Carli (ovviamente incolpevole di tutto), con la consegna di 10 medaglie di bronzo e un pranzo a porte chiuse in un hotel del centro. Fra i premiati il giornalista Pigi Battista, che ne andrà giustamente orgoglioso, vista la compagnia che spiega bene il perché del bronzo e delle porte chiuse. C’erano Guido Bertolaso, indagato per corruzione ma ovviamente ignaro dei grassatori che lo affiancavano alla Protezione civile; il suo protettore Gianni Letta, che salvo contrordini è ancora indagato a Lagonegro per il business dei centri di raccolta profughi e che non s’era accorto delle pratiche di Bertolaso & Bertoladri; Cesare Geronzi, neopresidente delle Generali imputato per i crac Cirio e Parmalat dei quali nulla sospettava; Cesare Romiti, condannato definitivamente per i falsi in bilancio e le tangenti Fiat di cui non sapeva nulla; Marco Tronchetti Provera, ignaro di quanto combinava nell’ufficio accanto al suo la banda della Security Telecom; Franco Carraro, che non aveva notato la banda di Calciopoli tutt’intor no alla sua Federcalcio; l’ambasciatore Umberto Vattani, condannato in primo grado per peculato a 2 anni e 8 mesi per aver fatto – inavvertitamente, si capisce – 264 telefonate col cellulare di servizio a spese dei contribuenti (25 mila euro) a segretarie e amiche, e dunque presidente dell’Istituto commercio estero e del Centro italo-tedesco per l’eccellenza europea. I soliti gnorri. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")
2 anni faLe pagelle del giovedì
(0 punti) (0 commenti)Chi non muore si risiede Per combattere meglio la corruzione, in Italia si promuovono i corrotti. Poi, quando vengono ribeccati con le mani nella marmellata, tutti sgranano gli occhi e arrotano la bocca a cul di gallina in segno di stupore: “Chi l’avrebbe mai detto, una così brava persona…”. A parte i pochi rimossi per cause di forza maggiore dalle pompe funebri, i protagonisti di Tangentopoli son tutti ai posti di combattimento e partecipano all’appassionante dibattito dal titolo “Che sia tornata Tangentopoli?”. I soliti noti. Chi non muore si rivede, anzi si risiede. Al Festival dell’Economia di Trento troneggia fra i relatori Gianni De Michelis, due condanne per finanziamento illecito e corruzione, dunque consulente del ministro Brunetta, in qualità di esperto in mazzette autostradali. A Matr ix si canonizza in vita il ministro pregiudicato della Malasanità Francesco De Lorenzo, 5 anni e rotti per corruzione, dipinto come un Gramsci redivivo, perseguitato dai giudici solo perché intascava mazzette e bruciava le prove nel pentolone, e ora risorto nello studio di Lesso Vinci per pontificare di sanità sulla stessa poltrona che dieci giorni prima aveva ospitato un altro martire beatificato, Luciano Moggi. Ora, secondo Repubblica, rischia l’arresto per mafia Raffaele Lombardo, preclaro governatore di Sicilia con l’appogg io di Dell’Utri, Fini e Pd (Filippo Penati, il geniale vice-Bersani, era sceso a Palermo apposta per conoscerlo ed è stato subito colpo di fulmine): pare che non gli sia bastato riempire la sua giunta di ex magistrati. E ora tutti a meravigliarsi: chi l’avrebbe mai detto, una personcina così a modo. In effetti negli anni ‘90 il re delle raccomandazioni e del clientelismo fu arrestato due volte per tangenti e due volte assolto, la seconda perché una legge (il nuovo articolo 513) cestinava le testimonianze a suo carico. Un insospettabile. Intanto, dall’inchiesta di Perugia, affiora un’altra casa pagata da Anemone: quella del braccio destro degli ultimi due ministri delle Infrastrutture, Lunardi e Matteoli: il famoso Ercole Incalza, uomo al di sopra di ogni sospetto, infatti negli anni ‘90 era il numero uno della Tav e fu coinvolto nei processi per l’alta velocità più cara del mondo. Come privarsi della sua preziosa collaborazione? Del resto, nell’inchiesta sulla cricca, sono pure emersi i nomi di Valerio Carducci e di monsignor Camaldo, già clienti dei pm De Magistris e Woodcock: la classe politica, anziché prendersela con loro, se l’è presa con De Magistris e Woodcock. L’altro giorno, nella Sala della Lupa di Montecitorio, si è celebrata la I edizione del premio Guido Carli (ovviamente incolpevole di tutto), con la consegna di 10 medaglie di bronzo e un pranzo a porte chiuse in un hotel del centro. Fra i premiati il giornalista Pigi Battista, che ne andrà giustamente orgoglioso, vista la compagnia che spiega bene il perché del bronzo e delle porte chiuse. C’erano Guido Bertolaso, indagato per corruzione ma ovviamente ignaro dei grassatori che lo affiancavano alla Protezione civile; il suo protettore Gianni Letta, che salvo contrordini è ancora indagato a Lagonegro per il business dei centri di raccolta profughi e che non s’era accorto delle pratiche di Bertolaso & Bertoladri; Cesare Geronzi, neopresidente delle Generali imputato per i crac Cirio e Parmalat dei quali nulla sospettava; Cesare Romiti, condannato definitivamente per i falsi in bilancio e le tangenti Fiat di cui non sapeva nulla; Marco Tronchetti Provera, ignaro di quanto combinava nell’ufficio accanto al suo la banda della Security Telecom; Franco Carraro, che non aveva notato la banda di Calciopoli tutt’intor no alla sua Federcalcio; l’ambasciatore Umberto Vattani, condannato in primo grado per peculato a 2 anni e 8 mesi per aver fatto – inavvertitamente, si capisce – 264 telefonate col cellulare di servizio a spese dei contribuenti (25 mila euro) a segretarie e amiche, e dunque presidente dell’Istituto commercio estero e del Centro italo-tedesco per l’eccellenza europea. I soliti gnorri. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")
2 anni faLe pagelle del giovedì
(2 punti) (0 commenti)Scajola in parlamento:"Ora non parlo, chiarirò tutto davanti ai magistrati di Perugia". Si, come no infatti… Ma come si fa (anzi come fanno chi li vota) a dare credito ad un Governo format da tali "buffoni"?
2 anni faIntervista - polisblog incontra Giuseppe Lo Bianco autore di “Profondo Nero”
(0 punti) (0 commenti)Io intercetto, voi no Le ultime rivelazioni sulle intercettazioni di D’Alema e Fassino illegalmente e gentilmente offerte a Berlusconi, riportano alla mente un altro episodio della sua luminosa carriera, ovviamente dimenticato: quando era lo stesso Cavaliere a intercettare di nascosto i suoi ospiti per carpire loro false accuse contro Di Pietro. È l’autunno ‘95 e Di Pietro, uscito da un anno dalla magistratura, è nel mirino della Procura di Brescia. Ma le inchieste languono e rischiano di finire archiviate. Si avvicina l’entrata in politica del pm più popolare d’Italia e Berlusconi ne è terrorizzato. Così invita ad Arcore un suo vecchio dipendente e amico, il costruttore Antonio D’Adamo, che era amico pure di Di Pietro e nuota in pessime acque, con 40 miliardi di debiti con le banche. Berlusconi s’impegna ad aiutarlo finanziariamente, ma in cambio vuole una sola cosa: la testa di Tonino. Quando, alle 12:55 del 7 settembre, D’Adamo esce dalla villa di Arcore, chiama la figlia che gli domanda: “Papà, ma tu sei riuscito a fare qualcosa per lui?”. E D’Adamo: “Certo, Patrizia, c’è tutta una contropartita…”. L’amico Silvio gli ha appena promesso un po’ di respiro dalle banche creditrici e un intervento per sbloccare certi affari edilizi in Libia. Passano due anni e il 13 maggio 1997 Cesare Previti produce a Brescia un memoriale scritto da D’Adamo che rievoca creativamente il famoso prestito di 100 milioni fatto dal costruttore all’ex pm e poi restituito, e altri particolari opportunamente ritoccati per accreditare l’ipotesi accusatoria dei pm bresciani: che Di Pietro abbia concusso il banchiere Pacini Battaglia per salvarlo da Mani Pulite in cambio di una tangente parcheggiata sui conti di D’Adamo. Berlusconi va a testimoniare: “D’Adamo mi ha riferito di aver ricevuto da Pacini un finanziamento di 9 miliardi. A fronte di tale finanziamento D’Adamo avrebbe dovuto restituire a Pacini 4 miliardi e mezzo, mentre la restante somma avrebbe dovuto essere destinata al dottor Di Pietro, pienamente consapevole e consenziente”. Dice che, per puro caso, è stata registrata dal suo collaboratore Roberto Gasparotti la conversazione in cui D’Adamo gli confida il peccato mortale di Tonino. Gasparotti presenta ai pm un “taglia e cuci” delle confidenze di D’Adamo. Ma il contenuto non è cosí chiaro come garantisce il Cavaliere. È quest’ultimo che tenta di far dire a D’Adamo che Di Pietro è un corrotto. Ma D’Adamo, finito in un gioco più grande di lui che potrebbe condurre entrambi a una condanna per calunnia, si schermisce: “Dottore, lei sa quanto le voglio bene e quindi non ho paura di questa cosa qui, ma se dice una cosa di questo tipo si incasina… lei queste cose le lasci dire a me… lei deve stare fuori…”. Nel nastro “taglia e cuci” D’Adamo spiega, mentendo, di avere ancora un credito di “100 milioni, 150, 130, non so” con l’ex pm (che invece ha estinto il debito già nel 1994). Ma quando finalmente va a deporre a Brescia, balbetta, si contraddice e non conferma ciò che non può confermare: e cioè che Di Pietro fosse un corrotto. Alla fine l’ex pm verrà prosciolto dal gup Anna Di Martino, che scriverà: “La genesi delle accuse di D’Adamo rinviene dai sedimentati risentimenti nutriti da Silvio Berlusconi nei confronti dell’ex magistrato, risultando poi per tabulas che proprio Berlusconi (e Previti) sospinse D’Adamo alla Procura di Brescia, utilizzando ogni mezzo e facendo leva sull’antico rapporto di lavoro subordinato e sullo stato di dipendenza finanziaria e psicologica di D’Adamo”. I nastri evidenziano un’“inquietante soggettiva interpretazione dei fatti da parte del Berlusconi, ma anche un abbandono strumentale del D’Adamo a rivelazioni forzatamente alterate dei suoi rapporti con Di Pietro, nella prospettiva di soddisfare l’ansia accusatoria del suo interlocutore (Berlusconi) nei confronti dell’ex pm e ottenere urgenti soccorsi”. Ecco, signore e signori: questo è l’uomo che oggi sventola il vessillo della privacy e vuole abrogare le intercettazioni. Quelle legali. Quindi, non le sue. (Fonte articolo di Marco Travaglio 'Il Fatto Quotidiano')
2 anni faNapolitano esalta l'unità d'Italia, Zaia lo rassicura. Ma chi è davvero per la secessione oggi? Sondaggio
(0 punti) (0 commenti)LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO: Balotelli ha una cosa in comune con Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, ovvero Eliana Cartella, aspirante fotomodella di 20 anni nonché fiamma del giovane politico. Il settimanale “Diva e Donna” pubblicherà, mercoledì in esclusiva, le foto di Supermario con la sua Audi R8 in compagnia di Eliana, sotto casa di lei, pochi attimi prima di uscire insieme per festeggiare la vittoria dell’Inter in Coppa Italia. Eliana Cartella, aspirante fotomodella la cui identità è stata rivelata proprio da “Diva e donna” la scorsa settimana, ha avuto modo di incontrare e poi conoscere Renzo Bossi in campagna elettorale e poi sul social network Facebook. I due si frequentano da circa due mesi e Bossi Jr. l’ha pure presentata pubblicamente come sua fidanzata dichiarandosi pazzamente innamorato di lei. Amore che potrebbe letteralmente esplodere e andare in frantumi per colpa di Mario e della stessa Eliana. Il fatto incriminato è un’uscita nel bresciano di pochi giorni fa dei due giovani per festeggiare, come si deve, l’importante vittoria dell’ Inter in Coppa Italia contro la Roma, in cui Balotelli era stato il protagonista. Ha suscitato scalpore, soprattutto quell’inspegabile fuga in macchina di Balotelli una volta accortosi di essere con l’obiettivo di un fotografo puntato. Pochi giorni dopo la ragazza è stata contattata al telefono e lei ha spiegato: “Siamo amici da tre anni”. Affermazione sincera o bugiarda? Forse sono veramente amici di lunga data, ma è proprio quella sgasata con l’ R8 che mette dei dubbi. AL TROTA NON RESTA CHE CANTARE: http://www.youtube.com/watch?v=OhsG3IOTxxs
2 anni faSatira: non spariamo “castate”
(0 punti) (0 commenti)LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO: Balotelli ha una cosa in comune con Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, ovvero Eliana Cartella, aspirante fotomodella di 20 anni nonché fiamma del giovane politico. Il settimanale "Diva e Donna" pubblicherà, mercoledì in esclusiva, le foto di Supermario con la sua Audi R8 in compagnia di Eliana, sotto casa di lei, pochi attimi prima di uscire insieme per festeggiare la vittoria dell'Inter in Coppa Italia. Eliana Cartella, aspirante fotomodella la cui identità è stata rivelata proprio da "Diva e donna" la scorsa settimana, ha avuto modo di incontrare e poi conoscere Renzo Bossi in campagna elettorale e poi sul social network Facebook. I due si frequentano da circa due mesi e Bossi Jr. l'ha pure presentata pubblicamente come sua fidanzata dichiarandosi pazzamente innamorato di lei. Amore che potrebbe letteralmente esplodere e andare in frantumi per colpa di Mario e della stessa Eliana. Il fatto incriminato è un'uscita nel bresciano di pochi giorni fa dei due giovani per festeggiare, come si deve, l'importante vittoria dell' Inter in Coppa Italia contro la Roma, in cui Balotelli era stato il protagonista. Ha suscitato scalpore, soprattutto quell'inspegabile fuga in macchina di Balotelli una volta accortosi di essere con l'obiettivo di un fotografo puntato. Pochi giorni dopo la ragazza è stata contattata al telefono e lei ha spiegato: "Siamo amici da tre anni". Affermazione sincera o bugiarda? Forse sono veramente amici di lunga data, ma è proprio quella sgasata con l' R8 che mette dei dubbi. AL TROTA NON RESTA CHE CANTARE: http://www.youtube.com/watch?v=OhsG3IOTxxs
2 anni fa"I clandestini delinquono". Moratti spara, la sinistra insorge
(0 punti) (0 commenti)32- Quelli "affamati" da dove vengono vivono (anzi non vivono) anche peggio, per questo fermarli "totalmente" come vorrebbe la lega è come voler mettere una diga su un fiume senza la valvola di sfogo.
2 anni fa"I clandestini delinquono". Moratti spara, la sinistra insorge
(0 punti) (0 commenti)24- povero (o indigente) = delinquente: Questo è quanto si evince da quello che scrivi, ma anche rimanedo alle tue scusanti un benestante (vedi Anemone o Scajola) può delinquere per continuare a stare bene o "meglio" ancora… quindi il bisogno è una scusa valida per tutti…
2 anni faOra di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio
(0 punti) (0 commenti)19- Educazione fisica non da voti sulle potenzialità "fisiche" dell'alunno ma sul suo impegno e studio dato che devi imparare anche nozioni sul corpo umano e sulle regole di alcuni sport… Non ti danno mica 10 se fai i 100 metri sotto gli 11 sec. e 4 se ci metti un minuto…per motivi di salute sei esentato solo dagli esercizi fisici pratici…
2 anni faOra di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio
(0 punti) (0 commenti)15- Quindi: Bene dare la possibilità di studiare anche religione ma non deve essere influente nella votazione finale dello studente (come è ora), altrimenti discrimina (nel voto finale) rispetto a chi non può farla.
2 anni faOra di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio
(0 punti) (0 commenti)11- No, perchè chi può sceglierla liberamente non ne può ottenere un beneficio pratico (giudizio finale influente nei voto totali) rispetto a chi non può farlo…
2 anni faOra di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio
(0 punti) (0 commenti)7- Che la materia pur essendo facoltativa è legata comunque ad un fatto al di sopra della volontà dello studente, la sua religione di appartenenza… Quindi tale materia facoltativa non è per tutti…
2 anni faOra di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio
(0 punti) (0 commenti)Va bene solo se rimane una materia facoltativa che non da meriti o demeriti nel consuntivo finale dello studente nel farla o non farla…
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Economia: per salvare la Grecia Giulio Tremonti taglia le spese della casta
(0 punti) (0 commenti)TANTO ALLA FINE IL CETRIOLO GLOBALE SE LO BECCHERANNO I SOLITI (NOSTRI) DERETANI (NON CERTO I LORO) http://www.youtube.com/watch?v=_eV0jQVWyzY
2 anni fa