Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)di Marco Travaglio Immaginiamo che accadrebbe se uno dei profughi che sbarcano a Lampedusa, appena toccato il suolo italiano, andasse incontro alle telecamere e dichiarasse: “Sono l’uomo più imputato della storia dell’universo, ho avuto 2.565 udienze in tribunale e più di mille magistrati si sono già occupati di me”. Verrebbe respinto all’istante in mare come delinquente incallito, o circondato e preso in consegna dalle forze dell’ordine, condotto in cella di isolamento di un carcere di massima sicurezza, guardato a vista giorno e notte da corpi speciali, teste di cuoio e lagunari paracadutati sul posto per l’occasione. Ma si dà il caso che quella frase sia stata pronunciata a Canale 5, in collegamento telefonico con Belpietro, dal presidente del Consiglio, che da anni sbandiera ai quattro venti i suoi processi con lo stesso orgoglio con cui rivendica i trofei del Milan. Tanto, controllando militarmente l’informazione, sa che quel palmarès da far impallidire Al Capone verrà letto come una prova non della sua predisposizione a delinquere, ma della persecuzione giudiziaria ai suoi danni. Anzi per dimostrare di essere tanto perseguitato, vanta tanti processi, molti più di quelli reali. Il guaio è che, complice l’arteriosclerosi, non ricorda mai quanti ne ha inventati la volta precedente. E non riesce più a coordinare le balle che racconta. Per anni ha sostenuto di aver subìto “oltre 100 processi”: l’altroieri – bontà sua – è sceso a “25, di cui 24 conclusi con la mia assoluzione o archiviazione: me ne restano 6”. Ora, se gliene restano 6 e 24 si sono chiusi, il totale è 30, non 25. Ma Belpietro non ha mosso obiezioni. In ogni caso il totale vero è 21. Che, negli ambienti criminali che contano, è un bel numero. Ma ben lontano dal Guinness dell’“uomo più imputato della storia dell’univer so”. Di Pietro, Davigo e Borrelli, quand’erano pm a Milano, subirono a Brescia rispettivamente 54, 36 e 317 procedimenti penali: tutti finiti, quelli sì, in archiviazione o in proscioglimento. Per il semplice motivo che i tre erano innocenti. Diverso il caso di B., che ha un rapporto problematico con l’aritmetica (improbabile che “più di mille magistrati” si siano occupati di lui, visto che quelli penali sono meno di 6 mila sparsi in tutta Italia, mentre lui è stato indagato solo a Milano, Roma, Napoli e Palermo). E pure col diritto, visto che pur essendo laureato in Legge confonde assoluzioni e archiviazioni con amnistie e prescrizioni. Dei 21 procedimenti avviati contro di lui, senza contare inchiestine minori nate da denunce sparse, 5 sono in corso (processi Mediatrade, Mediaset, Mills, Ruby, più l’inchiesta a Firenze sulle stragi del '93) e gli altri 16 si sono chiusi: 4 con l’archiviazione a Roma (caso Saccà, compravendita dei senatori, caso Sanjust, abuso di voli di Stato); 3 con l’assoluzione (per insufficienza di prove sulle tangenti alla Guardia di Finanza e per i fondi neri di Medusa; con formula ampia per l’affare Sme); le altre 9 volte si è accertato che era colpevole, ma l’ha fatta franca. In 2 casi per l’amnistia del 1990 (falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio). In altri 2 per la prescrizione abbreviata dalle attenuanti generiche, notoriamente riservate ai colpevoli (corruzione del giudice del caso Mondadori e fondi neri per 23 miliardi di lire a Craxi). In altri 2 perché lui stesso ha depenalizzato il suo reato (falso in bilancio, processi All Iberian e Sme-Ariosto). In altri 3 perché, con la stessa controriforma del falso in bilancio, ha ridotto le pene e dimezzato i termini di prescrizione (caso Lentini-Milan; falsi contabili Fininvest per gli esercizi 1988-'92; fondi neri Fininvest per 1.500 miliardi di lire su 64 società offshore). Cioè: senza la legge sul falso in bilancio e la ex Cirielli che hanno abolito o prescritto i suoi reati, e senza il lodo Alfano, il lodo Schifani e il legittimo impedimento che hanno sospeso gli altri per anni, oggi B. sarebbe in galera. E potrebbe finalmente coronare il suo sogno: il record mondiale del premier più condannato della storia dell’universo. Sono soddisfazioni.
1 anno e 1 mese faImmigrati caos, “Fora d’i ball". Bossi dixit
(0 punti) (0 commenti)KAZZARI D'ASSALTO Terrore a Lampedusa: Si mormora che, non bastando i disastri combinati da Maroni e Frattini Dry, voglia occuparsene direttamente B.(il più grande politico porta Jella degli ultimi 150 anni). Che, nell’attesa, manda avanti la Michela Vittoria Brambilla per lanciare dalle colonne del Giornale “un ultimatum alla Tunisia”: “Basta sbarchi”. Già ci pare di sentire la risposta dei tunisini terrorizzati: “Se no?”. Se no – avverte la triglia salmonata – “si arresterà qualunque tipo di promozione del turismo in Tunisia da parte nostra”. MecoJ0ni, se dice a Roma. Anche il Giornale di Olindo Sallusti dà il suo contributo: rivela che i profughi sono “clandestini radical chic” e “grif fati”: uno porta “il cappellino Adidas” e in un servizio di A n n o ze ro si scorge addirittura “un paio di scarpe che potrebbero essere Nike”. Ergo, bando alle ciance: questi sono ricchi sfondati (e pure “poligami”, denuncia la Maglie), ma si travestono da disperati per dar noia al governo. Dunque – spiega sempre il Giornale di zio Tibia – “la strada non può che essere quella che aveva ispirato la proposta fatta da Berlusconi, Bossi e dallo stesso Tremonti anni fa”. Una proposta preveggente, visto che fu lanciata “anni fa”, prima delle rivolte in Nordafrica: “Destinare una quota dell’Iva, via volontariato, per aiutare’ chi viene da quei paesi, ma ‘in casa loro’. . .”. In una parola: “Sussidiarietà internazionale”. Nessuno sa che diavolo significhi “destinare una quota dell’Iva via volontariato”, ma fa lo stesso. A Lampedusa c’è la guerra civile e il governo fa la superca22ola.
1 anno e 2 mesi faIl nuovo predellino di Berlusconi: video
(0 punti) (0 commenti)Bagnetto Alla SuperKazzola Come Fosse Antani Uno legge il sito del Corr iere: “B. in Tribunale, bagno di folla e ‘nuovo predellino’”. E si fa l’idea che una fiumana di fans abbia risposto alla cartolina precetto dei sottosegretari-badanti Santanchè e Mantovani per scortare il Cainano tra due ali di folla al processo Mediatrade. Poi, per fortuna, il sito del Fatto informa: 49 persone, in parte noti figuranti presi a nolo dal Biscione, hanno accolto il premier all’ingresso del Tribunale e all’uscita erano saliti addirittura a un centinaio. Compresi cronisti, fotografi, cameraman, curiosi e uomini della scorta che avvolgevano l’ometto con un modello portatile di giubbotto antiproiettile, anzi antisputo. E lui sul predellino a salutare i fotografi e i passanti. Più che un bagno di folla, un bagno penale. Anzi, un bagnetto. Non male, per uno che vanta una popolarità del 110 per cento. La verità è che si sta rapidamente estinguendo: evapora pezzo dopo pezzo. Sarà per quel malaugurato 17° anniversario della prima vittoria elettorale (28 marzo ‘94), ma non gliene va bene una. In famiglia l’hanno interdetto. Al governo è commissariato da Tremonti, Bossi, Maroni e La Russa. Alla Camera è ostaggio di Romano, Pionati e Scilipoti. Chiunque passi nei suoi dintorni è colto da sfighe bibliche. Persino Maldini, il calciatore, è finito a giudizio per corruzione. E la Merkel, che dire della povera Merkel? Sabato Frattini Dry sostiene di “avere delle idee” e per dimostrarlo annuncia a Repubblica un “piano italo-tedesco” per la Libia. Un’idea come un’altra, per carità. Il guaio è che la Germania non ne sa nulla: secondo Repubblica, “il piano Frattini imbarazza i tedeschi”. Anzi, “li spiazza”. Perché, molto semplicemente, non sono stati avvertiti. Infatti fanno sapere che loro parlano “con tutti i partner inter nazionali”. L’asse Roma-Berlino (Tokyo ha abbastanza guai per conto suo) è un’invenzione di F.F.: un asse del water (da cui gli “i m b a ra z z i ” di stomaco tedeschi). Ma basta la nomination frattiniana per condannare la Merkel a una disfatta elettorale mai vista. Pare che ora la cancelliera abbia pregato il governo italiano di non citarla mai più, se non per dichiarare guerra alla Germania. È gelosa di Sarkozy che – da quando B. e gli house organ bombardano la Francia e Ferrara minaccia di sganciarsi su Parigi come arma batteriologica – si sta riscattando in Libia: la rivolta con le bandiere francesi va a gonfie vele, anche perché B. sta di nuovo con Gheddafi. Terrore invece a Lampedusa: si mormora che, non bastando i disastri combinati da Maroni e Frattini Dry, voglia occuparsene direttamente B. Che, nell’attesa, manda avanti la Michela Vittoria Brambilla per lanciare dalle colonne del Giornale “un ultimatum alla Tunisia”: “Basta sbarchi”. Già ci pare di sentire la risposta dei tunisini terrorizzati: “Se no?”. Se no – avverte la triglia salmonata – “si arresterà qualunque tipo di promozione del turismo in Tunisia da parte nostra”. MecoJ0ni, se dice a Roma. Anche il Giornale di Olindo Sallusti dà il suo contributo: rivela che i profughi sono “clandestini radical chic” e “grif fati”: uno porta “il cappellino Adidas” e in un servizio di A n n o ze ro si scorge addirittura “un paio di scarpe che potrebbero essere Nike”. Ergo, bando alle ciance: questi sono ricchi sfondati (e pure “poligami”, denuncia la Maglie), ma si travestono da disperati per dar noia al governo. Dunque – spiega sempre il Giornale di zio Tibia – “la strada non può che essere quella che aveva ispirato la proposta fatta da Berlusconi, Bossi e dallo stesso Tremonti anni fa”. Una proposta preveggente, visto che fu lanciata “anni fa”, prima delle rivolte in Nordafrica: “Destinare una quota dell’Iva, via volontariato, per aiutare’ chi viene da quei paesi, ma ‘in casa loro’. . .”. In una parola: “Sussidiarietà internazionale”. Nessuno sa che diavolo significhi “destinare una quota dell’Iva via volontariato”, ma fa lo stesso. A Lampedusa c’è la guerra civile e il governo fa la superca22ola.
1 anno e 2 mesi faMussolini contro Bianca Balti: "Ha insultato Berlusconi"
(0 punti) (0 commenti)Forum e il sito facebook di Rita Dalla Chiesa sono intasati da un numero spropositato di messaggi di protesta per la trasmissione vergognosa con i due terremotati farlocchi che cantavano le lodi di Berlusconi per la ricostruzione ormai ultimata del centro storico in breve tempo…agli Aquilani (e agli italiani in genere) sono esplose le p… a sentire sté kazzate.
1 anno e 2 mesi faMussolini contro Bianca Balti: "Ha insultato Berlusconi"
(0 punti) (0 commenti)FORUM: PROVE MEDIATICHE DI REGIME http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/27/la-finta-terremotata-aquilana-a-forum/100421/ La finta terremotata aquilana a Forum Si chiama Marina e proviene da Popoli, un comune in provincia di Pescara, a 50 km dell’Aquila. Ha partecipato il 25 marzo a una puntata di Forum assieme al suo fantomatico marito, che, in realtà, proviene da un paese vicino Chieti ed è noto in zona per la sua passione per lo spettacolo. Il tinello mattutino di Rita Dalla Chiesa è stato la location per una tragica e squallida farsa propagandistica della grandeur berlusconiana-bertolasiana, al punto da scatenare l’ira degli aquilani e dell’assessore all’Assistenza alla Popolazione del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane. Secondo molti commentatori in rete questa donna è una venditrice di fiori. Quel che è certo è che la storiella mal recitata di due coniugi reduci dal terremoto e miracolati da Berlusconi è completamente farlocca.
1 anno e 2 mesi faGheddafi in esilio! Ecco l'idea del nuovo asse italo-tedesco.
(0 punti) (0 commenti)CHI SI ASSOMIGLIA SI PIGLIA (A SCHIAFFI) Il governo italiano e i suoi pifferai si affannano a spiegarci che Sarkò il porcò si lancia in guerra per controllare il petrolio della Libia e sottrarlo all’Eni, quell’ ente di beneficenza che praticamente regala la benzina agli italiani a prezzi scontatissimi, grazie a quel greggio libico. Momentino, scusi. Ma la Francia non è la nazione europea che più di ogni altra ha creduto e investito nel nucleare? Ma il nucleare non è quella cosa meravigliosa che assicura l’ “indipendenza energetica”? E da chi? Ma Sarkò le cochon guerrafondaiò non era quello stesso grande leader della destra europea vincente che veniva assimilato fraternamento al Caro Pacifista Silviò (edizione 2011) con queste parole, il 3 giugno del 2008, da un quotidiano della parrocchietta: “E’ evidente che il presidente francese e il premier italiano si stimano, si piacciono e hanno non pochi punti di affinità. Credono nell’amicizia con gli Stati Uniti, pensano le stesse cose sull’Europa. Entrambi coltivano o hanno coltivato l’ambizione di entrare nella storia del proprio paese. Berlusconi è stato il primo a congratularsi con Sarkozy dopo la vittoria del 2007, ricambiato a tempo di record la sera del 14 aprile. Sarkozy sarà il primo capo di stato straniero che Berlusconi incontra da presidente del Consiglio…”. Insomma, sono “fratelli”, anche se non “gemelli” gorgheggiava il commentatore della Maison Silviò. E meno male che si stimavano, si fiondavano a congratularsi a vicenda, erano fratelli e pensavano le stesse cose sull’Europa, altrimenti a quest’ora i Raphale francesi starebbero bombardando Arcore invece di Misurata.
1 anno e 2 mesi faScontro Vendola-Formigoni: il video del botta e risposta tra i due governatori
(0 punti) (0 commenti)NOTIZIE NON PERVENUTE La Ue dà ragione a De Magistris Maxi multa all'Italia: L'inchiesta Poseidone aveva svelato la truffa all'Unione europea. L'Olaf ha indagato per quattro anni, poi ha steso un rapporto di 35 pagine che condanna il nostro Paese a pagare 57 milioni di euro per gli sperperi del precedente governo regionale calabrese.
1 anno e 2 mesi faGheddafi in esilio! Ecco l'idea del nuovo asse italo-tedesco.
(0 punti) (0 commenti)Qualcuno soffia sul fuoco a Lampedusa? “Il rischio immigrazione aiuta Berlusconi e aiuta noi”: così parlò il 23 febbraio scorso il lungimirante Umberto Bossi. Un feroce calcolo che un mese dopo si sta dimostrando azzeccato, per ora nella parte catastrofica. Le migliaia di esseri umani, arrivati dal mare e ammassati come bestie a Lampedusa e la rabbia degli isolani hanno già innescato la bomba umanitaria. Che può detonare in ogni momento. Alla luce dell’auspicio bossiano, tutto sembra più chiaro. L’inconcluden - te attivismo del ministro Maroni che dopo aver preconizzato l’“esodo bliblico” di 300 mila disperati sulle coste italiane non riesce a fronteggiarne neppure 15 mila. In compenso si fa riprendere nei tg, impegnato a stringere ipotetici accordi anti- clandestini con il nuovo governo tunisino rappresentato (ma guarda tu) da quel Tarak Ben Ammar, socio televisivo del sultano di Arcore. E che dire della geniale proposta del cosiddetto ministro degli Esteri (tacitare i profughi con qualche euro di mancia e rispedirli a casa) subito rimesso in riga da un urlaccio giunto dalle caverne di Gemonio? E come commentare le dissennate dichiarazioni del governatore siciliano Lombardo sui mitra da imbracciare contro qualche poveraccio in fuga, reo di aver dormito nel suo casotto di campagna. Visto che a Palazzo Chigi regna ormai una poltrona vuota (colpiscono i silenzi e lo sguardo assente di chi la occupava), i leghisti hanno ormai campo aperto. Se tutto va secondo i piani, fra poco potranno raccogliere i frutti di tanta losca inettitudine e disgustosa malafede. L’Italia squassata dalla tragedia immigrazione produrrà nuovi egoismi alimentando tensioni xenofobe e razzismo. Già se ne vedono i segni nella riluttanza delle regioni, anche di sinistra, ad accogliere gli immigrati.
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)“Il rischio immigrazione aiuta Berlusconi e aiuta noi”: così parlò il 23 febbraio scorso il lungimirante Umberto Bossi. Un feroce calcolo che un mese dopo si sta dimostrando azzeccato, per ora nella parte catastrofica. Le migliaia di esseri umani, arrivati dal mare e ammassati come bestie a Lampedusa e la rabbia degli isolani hanno già innescato la bomba umanitaria. Che può detonare in ogni momento. Alla luce dell’auspicio bossiano, tutto sembra più chiaro. L’inconcluden - te attivismo del ministro Maroni che dopo aver preconizzato l’“esodo bliblico” di 300 mila disperati sulle coste italiane non riesce a fronteggiarne neppure 15 mila. In compenso si fa riprendere nei tg, impegnato a stringere ipotetici accordi anti- clandestini con il nuovo governo tunisino rappresentato (ma guarda tu) da quel Tarak Ben Ammar, socio televisivo del sultano di Arcore. E che dire della geniale proposta del cosiddetto ministro degli Esteri (tacitare i profughi con qualche euro di mancia e rispedirli a casa) subito rimesso in riga da un urlaccio giunto dalle caverne di Gemonio? E come commentare le dissennate dichiarazioni del governatore siciliano Lombardo sui mitra da imbracciare contro qualche poveraccio in fuga, reo di aver dormito nel suo casotto di campagna. Visto che a Palazzo Chigi regna ormai una poltrona vuota (colpiscono i silenzi e lo sguardo assente di chi la occupava), i leghisti hanno ormai campo aperto. Se tutto va secondo i piani, fra poco potranno raccogliere i frutti di tanta losca inettitudine e disgustosa malafede. L’Italia squassata dalla tragedia immigrazione produrrà nuovi egoismi alimentando tensioni xenofobe e razzismo. Già se ne vedono i segni nella riluttanza delle regioni, anche di sinistra, ad accogliere gli immigrati. Qualcuno soffia sul
1 anno e 2 mesi faGheddafi in esilio! Ecco l'idea del nuovo asse italo-tedesco.
(1 punto) (0 commenti)Sotto vuoto Frattiniano Aristotele sosteneva che il vuoto non esiste, perché la natura lo aborrisce (“horror vacui”) e corre a riempirlo di materia. Ma nel ‘600 Evangelista Torricelli lo smentì con il celebre esperimento del tubo pieno di mercurio con un’estremità aperta e infilata in una vasca anch’essa piena di mercurio. Ma solo perché non era ancora nato Franco Frattini. Altrimenti Torricelli si sarebbe risparmiato tanta fatica e la scienza tanti secoli di estenuanti diatribe. Da anni ormai il volto di Frattini Dry, espressivo quanto un termosifone spento, viene usato come prova vivente (si fa per dire) del vuoto torricelliano nelle scuole che, a causa dei tagli, non possono permettersi tubi e vasche di mercurio. Figurarsi lo stupore del mondo accademico e pure diplomatico, nell’apprendere dalla viva (si fa sempre per dire) voce del ministro degli Esteri che egli ha “delle idee”. L’ha rivelato l’altroieri, quando Francia e Gran Bretagna hanno annunciato un’iniziativa a due sulla Libia in vista della riunione Nato di martedì, scordandosi di invitarlo: “Anche l’Italia ha le sue idee e le sue proposte e le farà valere nelle sedi opportune discutendole con i nostri par tner”. Il guaio è che i “nostri partner”, ammesso e non concesso che noi abbiamo “idee” e financo “p ro p o s t e ”, non paiono interessati ad ascoltarle né tantomeno a discuterle. Si accontentino del baciamano di B. a Gheddafi. Resta da capire quali siano le “sedi opportune” in cui l’inutile Frattini potrà “farle valere”. Forse le nevi della Val Badia, dov’è un apprezzato maestro di sci. O forse gli atolli dei Caraibi, dov’è solito abbronzare la fronte inutilmente spaziosa con l’ausilio di unguenti Coppertone durante le più acute crisi internazionali. La notizia che il pelo superfluo del governo italiano “ha delle idee” ha seminato sgomento nelle cancellerie, abituate a considerarlo – come rivela Wikileaks – “un fattor ino”: ora di B., ora di Putin, ora di Gheddafi. Lo stesso Frattini Dry è rimasto sconvolto dalla propria rivelazione, non avendo mai sospettato neppure lui di “avere delle idee”. La politica estera (si fa ancora per dire) dell’Italia l’aveva sempre fatta B. Ma ora che il Cainano s’è improvvisamente eclissato, in attesa di capire chi vince fra Gheddafi e i ribelli, la stampa che di solito snobbava F.F., anzi lo trapassava proprio come fosse trasparente, ha cominciato a notarlo, ad avvicinarglisi e a porgli addirittura delle domande. Così, purtroppo, lo sventurato risponde. Ma, non essendo abituato, dà fiato alla bocca emettendo suoni sconnessi che nessuno può pretendere rispondano ai normali criteri della coerenza. Un giorno addita Gheddafi a “esempio” di democrazia e riformismo. Un altro invita l’Europa a “non interferire in Libia, non siamo noi a dire chi deve restare e chi se ne deve andare”. Poi all’improvviso intima: “La comunità internazionale è coesa sul principio che Gheddafi se ne deve andare”. Perciò i “par tner” fanno a meno delle sue idee: per evitare la labirintite. Anche B. non lo regge più: “Sono Frattini e La Russa che mi hanno trascinato in guerra”, si sfoga furente prima di chiudersi nel più impenetrabile silenzio. Intanto i suoi giornali tifano per Gheddafi e Il Giornale di Olindo Sallusti distribuisce addirittura il Libretto Verde alla modica cifra di 2,80 euro. Ma F.F. spiega così l’afasia di B.: “Il premier tace perché condivide il mio lavoro”. Strano: di solito, se uno condivide il lavoro di un altro, si congratula. Invece B. adotta il silenzio-assenso, piuttosto insolito per uno che non tace neanche quando dorme. Ma al fattorino piace crederlo. Ed escogita un’altra idea geniale: 1.500 euro a ogni profugo che se ne va: Bossi gliela fulmina con una pernacchia. Intanto Frattini Dry, insieme con Maroni, riappare a Tunisi accanto a Tarak Ben Ammar: i due fanno di sì col capino mentre il vecchio socio di B. dà loro la linea. Tutto è finalmente chiaro: il vero ministro degli Esteri italiano è lui. Aveva ragione Aristotele, il vuoto non esiste. Appena compare Frattini, arriva Tarak e lo riempie. (di Marco Travaglio su Il Fatto)
1 anno e 2 mesi faIl Giornale porta in edicola il Libro verde di Gheddafi. Non bastavano i diari di Mussolini?
(0 punti) (0 commenti)Sotto vuoto Frattiniano Aristotele sosteneva che il vuoto non esiste, perché la natura lo aborrisce (“horror vacui”) e corre a riempirlo di materia. Ma nel ‘600 Evangelista Torricelli lo smentì con il celebre esperimento del tubo pieno di mercurio con un’estremità aperta e infilata in una vasca anch’essa piena di mercurio. Ma solo perché non era ancora nato Franco Frattini. Altrimenti Torricelli si sarebbe risparmiato tanta fatica e la scienza tanti secoli di estenuanti diatribe. Da anni ormai il volto di Frattini Dry, espressivo quanto un termosifone spento, viene usato come prova vivente (si fa per dire) del vuoto torricelliano nelle scuole che, a causa dei tagli, non possono permettersi tubi e vasche di mercurio. Figurarsi lo stupore del mondo accademico e pure diplomatico, nell’apprendere dalla viva (si fa sempre per dire) voce del ministro degli Esteri che egli ha “delle idee”. L’ha rivelato l’altroieri, quando Francia e Gran Bretagna hanno annunciato un’iniziativa a due sulla Libia in vista della riunione Nato di martedì, scordandosi di invitarlo: “Anche l’Italia ha le sue idee e le sue proposte e le farà valere nelle sedi opportune discutendole con i nostri par tner”. Il guaio è che i “nostri partner”, ammesso e non concesso che noi abbiamo “idee” e financo “p ro p o s t e ”, non paiono interessati ad ascoltarle né tantomeno a discuterle. Si accontentino del baciamano di B. a Gheddafi. Resta da capire quali siano le “sedi opportune” in cui l’inutile Frattini potrà “farle valere”. Forse le nevi della Val Badia, dov’è un apprezzato maestro di sci. O forse gli atolli dei Caraibi, dov’è solito abbronzare la fronte inutilmente spaziosa con l’ausilio di unguenti Coppertone durante le più acute crisi internazionali. La notizia che il pelo superfluo del governo italiano “ha delle idee” ha seminato sgomento nelle cancellerie, abituate a considerarlo – come rivela Wikileaks – “un fattor ino”: ora di B., ora di Putin, ora di Gheddafi. Lo stesso Frattini Dry è rimasto sconvolto dalla propria rivelazione, non avendo mai sospettato neppure lui di “avere delle idee”. La politica estera (si fa ancora per dire) dell’Italia l’aveva sempre fatta B. Ma ora che il Cainano s’è improvvisamente eclissato, in attesa di capire chi vince fra Gheddafi e i ribelli, la stampa che di solito snobbava F.F., anzi lo trapassava proprio come fosse trasparente, ha cominciato a notarlo, ad avvicinarglisi e a porgli addirittura delle domande. Così, purtroppo, lo sventurato risponde. Ma, non essendo abituato, dà fiato alla bocca emettendo suoni sconnessi che nessuno può pretendere rispondano ai normali criteri della coerenza. Un giorno addita Gheddafi a “esempio” di democrazia e riformismo. Un altro invita l’Europa a “non interferire in Libia, non siamo noi a dire chi deve restare e chi se ne deve andare”. Poi all’improvviso intima: “La comunità internazionale è coesa sul principio che Gheddafi se ne deve andare”. Perciò i “par tner” fanno a meno delle sue idee: per evitare la labirintite. Anche B. non lo regge più: “Sono Frattini e La Russa che mi hanno trascinato in guerra”, si sfoga furente prima di chiudersi nel più impenetrabile silenzio. Intanto i suoi giornali tifano per Gheddafi e Il Giornale di Olindo Sallusti distribuisce addirittura il Libretto Verde alla modica cifra di 2,80 euro. Ma F.F. spiega così l’afasia di B.: “Il premier tace perché condivide il mio lavoro”. Strano: di solito, se uno condivide il lavoro di un altro, si congratula. Invece B. adotta il silenzio-assenso, piuttosto insolito per uno che non tace neanche quando dorme. Ma al fattorino piace crederlo. Ed escogita un’altra idea geniale: 1.500 euro a ogni profugo che se ne va: Bossi gliela fulmina con una pernacchia. Intanto Frattini Dry, insieme con Maroni, riappare a Tunisi accanto a Tarak Ben Ammar: i due fanno di sì col capino mentre il vecchio socio di B. dà loro la linea. Tutto è finalmente chiaro: il vero ministro degli Esteri italiano è lui. Aveva ragione Aristotele, il vuoto non esiste. Appena compare Frattini, arriva Tarak e lo riempie. (di Marco Travaglio su Il Fatto)
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Il vuoto frattiniano di Marco Travaglio Aristotele sosteneva che il vuoto non esiste, perché la natura lo aborrisce (“horror vacui”) e corre a riempirlo di materia. Ma nel ‘600 Evangelista Torricelli lo smentì con il celebre esperimento del tubo pieno di mercurio con un’estremità aperta e infilata in una vasca anch’essa piena di mercurio. Ma solo perché non era ancora nato Franco Frattini. Altrimenti Torricelli si sarebbe risparmiato tanta fatica e la scienza tanti secoli di estenuanti diatribe. Da anni ormai il volto di Frattini Dry, espressivo quanto un termosifone spento, viene usato come prova vivente (si fa per dire) del vuoto torricelliano nelle scuole che, a causa dei tagli, non possono permettersi tubi e vasche di mercurio. Figurarsi lo stupore del mondo accademico e pure diplomatico, nell’apprendere dalla viva (si fa sempre per dire) voce del ministro degli Esteri che egli ha “delle idee”. L’ha rivelato l’altroieri, quando Francia e Gran Bretagna hanno annunciato un’iniziativa a due sulla Libia in vista della riunione Nato di martedì, scordandosi di invitarlo: “Anche l’Italia ha le sue idee e le sue proposte e le farà valere nelle sedi opportune discutendole con i nostri par tner”. Il guaio è che i “nostri partner”, ammesso e non concesso che noi abbiamo “idee” e financo “p ro p o s t e ”, non paiono interessati ad ascoltarle né tantomeno a discuterle. Si accontentino del baciamano di B. a Gheddafi. Resta da capire quali siano le “sedi opportune” in cui l’inutile Frattini potrà “farle valere”. Forse le nevi della Val Badia, dov’è un apprezzato maestro di sci. O forse gli atolli dei Caraibi, dov’è solito abbronzare la fronte inutilmente spaziosa con l’ausilio di unguenti Coppertone durante le più acute crisi internazionali. La notizia che il pelo superfluo del governo italiano “ha delle idee” ha seminato sgomento nelle cancellerie, abituate a considerarlo – come rivela Wikileaks – “un fattor ino”: ora di B., ora di Putin, ora di Gheddafi. Lo stesso Frattini Dry è rimasto sconvolto dalla propria rivelazione, non avendo mai sospettato neppure lui di “avere delle idee”. La politica estera (si fa ancora per dire) dell’Italia l’aveva sempre fatta B. Ma ora che il Cainano s’è improvvisamente eclissato, in attesa di capire chi vince fra Gheddafi e i ribelli, la stampa che di solito snobbava F.F., anzi lo trapassava proprio come fosse trasparente, ha cominciato a notarlo, ad avvicinarglisi e a porgli addirittura delle domande. Così, purtroppo, lo sventurato risponde. Ma, non essendo abituato, dà fiato alla bocca emettendo suoni sconnessi che nessuno può pretendere rispondano ai normali criteri della coerenza. Un giorno addita Gheddafi a “esempio” di democrazia e riformismo. Un altro invita l’Europa a “non interferire in Libia, non siamo noi a dire chi deve restare e chi se ne deve andare”. Poi all’improvviso intima: “La comunità internazionale è coesa sul principio che Gheddafi se ne deve andare”. Perciò i “par tner” fanno a meno delle sue idee: per evitare la labirintite. Anche B. non lo regge più: “Sono Frattini e La Russa che mi hanno trascinato in guerra”, si sfoga furente prima di chiudersi nel più impenetrabile silenzio. Intanto i suoi giornali tifano per Gheddafi e Il Giornale di Olindo Sallusti distribuisce addirittura il Libretto Verde alla modica cifra di 2,80 euro. Ma F.F. spiega così l’afasia di B.: “Il premier tace perché condivide il mio lavoro”. Strano: di solito, se uno condivide il lavoro di un altro, si congratula. Invece B. adotta il silenzio-assenso, piuttosto insolito per uno che non tace neanche quando dorme. Ma al fattorino piace crederlo. Ed escogita un’altra idea geniale: 1.500 euro a ogni profugo che se ne va: Bossi gliela fulmina con una pernacchia. Intanto Frattini Dry, insieme con Maroni, riappare a Tunisi accanto a Tarak Ben Ammar: i due fanno di sì col capino mentre il vecchio socio di B. dà loro la linea. Tutto è finalmente chiaro: il vero ministro degli Esteri italiano è lui. Aveva ragione Aristotele, il vuoto non esiste. Appena compare Frattini, arriva Tarak e lo riempie.
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)10- per cui la domanda vera da farsi è "vinceranno le persone per bene?" o come al solito il profitto prevarrà su tutto a scapito nostro.
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)10- L'articolo postato è in tema perchè parla del metoto berluscomediatico di sviamento della vera notizia coprendola con un altra si più rumorosa ma vuota di contenuti utili per la notra conoscenza delle cose e dei fatti. In questo caso fa più notizia il battibecco tra due governatori regionali, che la notizia della sempre più grande influenza e integrazione economica delle tre grandi organizzazioni mafiose nell'economia lombarda. I Lombardi (non tutti ovviamente come è per i siciliani in Sicilia) se c'è il bel tornaconto economico personale ci vanno volentieri a bracceto senza farsi troppi scrupoli etnici.
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)12- Scusate: Le mie idee sono talmente peculiari che…
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)11- Non ti preoccupare peculiari o mie idee che spesso sono in conflitto con chi qui si professa di destra centro sinistra indistintamente. Molti di quelli che si professano di destra, spesso rimangono interdetti quando scoprono che ho fatto molte più cose definite di destra(tipico delle cattive classificazioni)di loro. Travaglio è più vecchio dime,sono io il nipote? per un pò di tempoho lavorato per un giornale ma era il "corriere di Firenze"
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)5- Il 15% si ma di tutto il contenitore cartaceo in cui è pubblicato (libro, rivista, giornale).
1 anno e 2 mesi faVendola (il "drogato") e Formigoni (il "mafioso"), lotta continua ...
(0 punti) (0 commenti)Maglie larghe Per raccontare l'Italia dell'ultimo ventennio, gli storici del futuro non potranno evitare un capitolo sulla stampa berlusconiana. Cioè alla corrente dadaista del giornalismo italiano rappresentata da Giornale, Libero, Panorama e TgLingua che, pur avari di notizie vere, regalano da anni al Paese grandi momenti di ilarità, buonumore e spensieratezza. Ieri, per esempio, Sallusti titolava in prima pagina: “Benzina più cara? Colpa di Nanni Moretti & C”.Al primo assembrarsi di infermieri sotto la sede del Giornale, qualcuno nota che anche a Libero c'è bisogno urgente di cure. Infatti pure Belpietro titola: “Ci tassano la benzina per pagare i fi l m e t t i ”. Anche lui ce l'ha col governo che ritocca lievemente le accise per finanziare la guerra di Libia e rinnovare il contratto alle forze dell'ordine; qualche spicciolo andrà anche a ridurre i tagli alla tutela dei beni archeologici, ai musei, ai teatri, agli enti lirici, al Fondo unico per lo spettacolo, alla Biennale e a Cinecittà-Luce. Naturalmente “i filmetti” non c'entrano nulla, tantomeno Moretti che non ha mai chiesto un euro al Ministero e di solito i finanziamenti se li trova all'estero. Ma –si chiederanno gli storici del futuro– i giornali di destra non erano tenuti a verificare le notizie prima di darle? C'era forse una legge che li esentava dal farlo? No, si sono semplicemente garantiti un'ampia franchigia che consente loro di sparare la prima cazzata che passa per la testa, nell'assoluta certezza che nessuno ci fa più caso. Non solo non sono tenuti a scrivere cose vere, ma nemmeno verosimili. Un po' come Aldo Biscardi che, querelato dall'associazione arbitri, si difese così: “Lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo del Lunedì sono poco credibili”. Alla fine fu assolto con la decisiva motivazione che era “troppo poco credibile per poter diffamare qualcuno”. Un'altra caposcuola del surrealismo giornalistico è Maria Giovanna Maglie. Lei gli articoli non li digita al computer: li crivella con raffiche di kalashnikov. L'altroieri, in un delicato editoriale dal titolo “Il fronte di Lampedusa. Ora rischiamo l'invasione dei poligami”, spiega su Libero che a Genova “un macellaio marocchino vuole che gli autorizziamo la terza moglie” e “non sarebbe una scandalosa novità: in Italia ospitiamo graziosamente già 15 mila poligami ufficiali con relative famiglie, conseguenti costi sociali, devastante degrado della nostra civiltà”. Volete mettere, per dire, quei bei monogami italianissimi che sgozzano la moglie (per fortuna unica) tra le quattro mura di casa o molestano le figlie al calduccio del focolare domestico? Ora però, avverte la leggiadra editorialista, “provate a immaginare la stessa prepotente pretesa moltiplicata per la folla che da Lampedusa ci sta occupando e i nva d e n d o ”. Un poligamo oggi, un poligamo domani e “allora sì che saremo minoranza schiacciata e re i e t t a ”, a meno che non si faccia tosto una legge per negare “il permesso di soggiorno a chi non rinuncia alla poligamia”. Com'è noto, i disperati che sbarcano mezzi morti a Lampedusa sono sceicchi travestiti da straccioni che nascondono sotto i cenci un harem di almeno cinque mogli per ciascuno. L'altro giorno il Giornale titolava a tutta prima pagina: “Il golpe dei ma gistrati” e, oltre a pubblicare le loro mail private, attribuiva loro cose mai scritte né pensate. Ieri uno di quei magistrati, additato come “go l p i s t a ” solo per aver invitato i colleghi che lavorano al ministero a dimettersi, ha inviato una rettifica che è uscita senza una parola di replica. Evabbè, abbiamo dato del golpista a un giudice che non c'entrava nulla, che sarà mai. Zio Tibia, senza volerlo si capisce,ha anticipato Vauro e Vincino riportando in edicola il Male. Il mitico foglio satirico, nel '78, diffuse false prime pagine di Stampa, Corriere, Giorno e Paese Sera: “Clamoroso arresto di Ugo Tognazzi”, “E' il capo delle Br”, “Anche Vianello nella direzione strategica”. Se lo facesse oggi col Giornale, nessuno noterebbe la differenza.( di Marco Travaglio su Il Fatto)
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Maglie larghe di Marco Travaglio Per raccontare l'Italia dell'ultimo ventennio, gli storici del futuro non potranno evitare un capitolo sulla stampa berlusconiana. Cioè alla corrente dadaista del giornalismo italiano rappresentata da Giornale, Libero, Panorama e TgLingua che, pur avari di notizie vere, regalano da anni al Paese grandi momenti di ilarità, buonumore e spensieratezza. Ieri, per esempio, Sallusti titolava in prima pagina: “Benzina più cara? Colpa di Nanni Moretti & C”.Al primo assembrarsi di infermieri sotto la sede del Giornale, qualcuno nota che anche a Libero c'è bisogno urgente di cure. Infatti pure Belpietro titola: “Ci tassano la benzina per pagare i fi l m e t t i ”. Anche lui ce l'ha col governo che ritocca lievemente le accise per finanziare la guerra di Libia e rinnovare il contratto alle forze dell'ordine; qualche spicciolo andrà anche a ridurre i tagli alla tutela dei beni archeologici, ai musei, ai teatri, agli enti lirici, al Fondo unico per lo spettacolo, alla Biennale e a Cinecittà-Luce. Naturalmente “i filmetti” non c'entrano nulla, tantomeno Moretti che non ha mai chiesto un euro al Ministero e di solito i finanziamenti se li trova all'estero. Ma –si chiederanno gli storici del futuro– i giornali di destra non erano tenuti a verificare le notizie prima di darle? C'era forse una legge che li esentava dal farlo? No, si sono semplicemente garantiti un'ampia franchigia che consente loro di sparare la prima cazzata che passa per la testa, nell'assoluta certezza che nessuno ci fa più caso. Non solo non sono tenuti a scrivere cose vere, ma nemmeno verosimili. Un po' come Aldo Biscardi che, querelato dall'associazione arbitri, si difese così: “Lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo del Lunedì sono poco credibili”. Alla fine fu assolto con la decisiva motivazione che era “troppo poco credibile per poter diffamare qualcuno”. Un'altra caposcuola del surrealismo giornalistico è Maria Giovanna Maglie. Lei gli articoli non li digita al computer: li crivella con raffiche di kalashnikov. L'altroieri, in un delicato editoriale dal titolo “Il fronte di Lampedusa. Ora rischiamo l'invasione dei poligami”, spiega su Libero che a Genova “un macellaio marocchino vuole che gli autorizziamo la terza moglie” e “non sarebbe una scandalosa novità: in Italia ospitiamo graziosamente già 15 mila poligami ufficiali con relative famiglie, conseguenti costi sociali, devastante degrado della nostra civiltà”. Volete mettere, per dire, quei bei monogami italianissimi che sgozzano la moglie (per fortuna unica) tra le quattro mura di casa o molestano le figlie al calduccio del focolare domestico? Ora però, avverte la leggiadra editorialista, “provate a immaginare la stessa prepotente pretesa moltiplicata per la folla che da Lampedusa ci sta occupando e i nva d e n d o ”. Un poligamo oggi, un poligamo domani e “allora sì che saremo minoranza schiacciata e re i e t t a ”, a meno che non si faccia tosto una legge per negare “il permesso di soggiorno a chi non rinuncia alla poligamia”. Com'è noto, i disperati che sbarcano mezzi morti a Lampedusa sono sceicchi travestiti da straccioni che nascondono sotto i cenci un harem di almeno cinque mogli per ciascuno. L'altro giorno il Giornale titolava a tutta prima pagina: “Il golpe dei ma gistrati” e, oltre a pubblicare le loro mail private, attribuiva loro cose mai scritte né pensate. Ieri uno di quei magistrati, additato come “go l p i s t a ” solo per aver invitato i colleghi che lavorano al ministero a dimettersi, ha inviato una rettifica che è uscita senza una parola di replica. Evabbè, abbiamo dato del golpista a un giudice che non c'entrava nulla, che sarà mai. Zio Tibia, senza volerlo si capisce,ha anticipato Vauro e Vincino riportando in edicola il Male. Il mitico foglio satirico, nel '78, diffuse false prime pagine di Stampa, Corriere, Giorno e Paese Sera: “Clamoroso arresto di Ugo Tognazzi”, “E' il capo delle Br”, “Anche Vianello nella direzione strategica”. Se lo facesse oggi col Giornale, nessuno noterebbe la differenza.
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)L’isola del fumoso di Marco Travaglio L’altro giorno era andato in tribunale senza far nulla per distrarre l’attenzione da Lampedusa. Ieri è andato a Lampedusa per distrarre l’attenzione dal golpetto impunitario di giornata. Non riuscendo più a cambiare le cose, cambia posto alle telecamere. Ieri le ha portate nell’isola invasa dai profughi e si è esibito in una televendita degna della miglior Vanna Marchi. Altro che Mediashopping. Qualche sparuto lampedusano sventolava un paio di cartelli critici (tipo “fuori dalle balle”), ma è stato simpaticamente dissuaso (“mettete via 'ste minchie di cartelli”) da quel capolavoro di sindaco: un omone talmente corpulento che pare la custodia di Berlusconi. I coreografi del piazzista, del resto, avevano dato ordini precisi: solo ultras, altrimenti lui non fa il numero. È andato tutto bene: lui il numero l’ha fatto, tra cori da stadio “Silvio! Silvio!” scanditi dagli stessi che fino all’altroieri lo maledicevano e ora si bevono qualunque boiata. Una folla selezionata con cura, campione statistico di quel pezzo d’Italia che da 17 anni si offre volontaria per il bunga-bunga. Come dice il candidato Cetto La Qualunque, “ho capito il sistema, tu gli dici quattro cazzate e loro ti vo t a n o ”. Da notare anche i sorrisi e i battimani compiaciuti dello sgovernatore Lombardo, che ancora due giorni fa minacciava fuoco e fiamme contro il premier e ora gli regge il moccolo tutto eccitato, col riportino in erezione. Unificando in una sola persona le figure, storicamente distinte, del buffone di corte e del sovrano, il Vannomarchi attacca con un aggiornamento degli imbonimenti sulla ricostruzione de L’Aquila “entro sei mesi” e sulla scomparsa della monnezza a Napoli “entro tre giorni, anzi due”: stavolta farà sparire migliaia di migranti “entro 48, massimo 60 ore”. Bravo! Bravo! Lo slogan – nota un lettore del nostro sito – è ispirato ai cartelli di certi bar sport: “Oggi non si fa credito, domani sì”. Dalla piazza, un lampedusano che non s’è bevuto totalmente il cervello domanda: “Scusi, dove vanno le navi coi profughi?”. E lui, lucido: “Lei sa giocare a scopa?”. Qualcuno teme un embolo, altri si domandano se adesso il bunga-bunga si chiami così. Segue una raffica di annunci mirabolanti, tutti accompagnati dal solito “Bravo! Bravo!”. “Stanotte mi sono attaccato a Internet e ho comprato una casa a Lampedusa: diventerò lampedusano anch’io”, moltiplicando così, da solo, il già elevato tasso di devianza nell’isola. “La casa è sulla costa francese, anzi a Cala Fra n c e s e ”. Così Sarkozy impara. “Si chiama Due Pa l m e ”. O due palle. “Porteremo qui un casinò…”. Ma forse, visto che verrà ad abitarci, voleva dire casino. “…e un campo da golf”, che insieme al polo è lo sport prediletto dai migranti. Poi “il governo candiderà Lampedusa al premio Nobel per la Pace”, ma anche al premio Oscar per la migliore sceneggiatura. “Attiveremo un piano del colore come quello che ho già realizzato in un paese della L o m b a rd i a ”, per la precisione Milano 2, perché “vorrei che l’isola avesse i colori di Portofino”. E, siccome “ho visto poco verde”, è “necessario un piano di rimboschimento”. Vernice verde a volontà. Perché lui un tempo aveva sorvolato l’isola in elicottero e l’aveva trovata “ve rd i s s i m a ” (forse era Antigua). E, siccome diventa lampedusano, “moratoria fiscale per un anno, ma anche oltre”. Bravo! Bravo! Senza contare che d’ora in poi “Rai e Mediaset trasmetteranno programmi per illustrare le bellezze di Lampedusa”, meglio se minorenni: sui palinsesti li decide lui, che al processo Mediatrade ha appena giurato di non occuparsi più di televisioni dal 1994. Possono fidarsi, i lampedusani? Ma certo che sì: “Come sapete, io sono solo prestato alla politica”. La quale, purtroppo, non l’ha mai restituito. Intanto spedisce il suo socio Tarak Ben Ammar a trattare per l’Italia col governo tunisino, manco fosse il ministro degli Esteri: Frattini, sventuratamente, gliel’hanno rimpatriato col foglio di via.
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