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Le pagelle del mercoledì

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INTERVISTA DI SARTORI SUL "FATTO": È andata malissimo. Sono depresso. Mi sento una specie di Abatino Galiani: vedo tutto nero, noir, noir”. Parole pesanti per chi conosce il professor Giovanni Sartori, politologo ed editorialista del Cor - riere della Sera, che di solito si limita a esorcizzare con l’ironia anche le situazioni più gravi. Professore, è nata la Padania. Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi. Cioè l’alleanza con Fini e Bossi? Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qual- che isola rossa resistente. Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale? Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere. La Lega è l’unico partito radicato che non si affida solo al carisma del leader. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello? La Lega rappresenta interessi concreti, quelli della piccola borghesia, di un elettorato del nord che vuole tenersi i soldi. Al sud il discorso è diverso: i soldi non si producono, si rubano e si spendono per mantenere le clientele. Quindi la sinistra non si radica perché non rappresenta più nessuno? Al nord il centrosinistra ha commesso un grave errore a parlare di “immigrazione facile”, perché poi succede che l’operaio disoccupato vota Lega. Pensa al suo interesse. C’è una crisi economica globale che mette in pericolo l’occupa - zione e il lavoro, in particolare in Italia. La sinistra non lo capisce, non usa alcuna lungimiranza proprio su temi e problemi riguardo cui doveva essere ghiotta e propositiva. Invece nulla. Salva almeno Di Pietro o Nichi Vendola, l’unica opposizione che non è stata sconfitta? Io non ho nessuna stima per Di Pietro, demagogo di sinistra. E la vittoria di Vendola è un problema per Bersani, perché tira il partito a sinistra. L’idea del Pd riformista era invece di cercare voti al centro. Perché il Pd perde? Qual è il p ro bl e m a ? Tra gli altri, c’è che sono stupidi: Bersani chiede il ritorno al Mattarellum per avere un centrino- ino-ino che a malapena passa la soglia di sbarramento. Il segretario del Pd si preoccupa di questo e non di una legge elettorale come il Porcellum che lo stritola. È chiaro che l’unione Bossi-Berlusconi si prepara a vincere le prossime elezioni, e con la vittoria otterrà automaticamente il 55 per cento dei seggi. Ma di questo Bersani non si p re o c c u p a . La sinistra ha cancellato dall’agenda anche la legge sul conflitto di interessi. Quello è stato il bacio della morte. Tutto è cominciato dalla rinuncia a quella legge. Secondo lei il segretario Bersani è in bilico dopo questo voto? Per adesso non vedo di molto meglio in giro. E poi non ha subito una sconfitta indecorosa. È andata male ma, poveraccio, neanche per colpa sua. Questo partito soffre l’eredità dell’ultimo governo Prodi. E degli ultimi scandali: Delbono a Bologna, Marrazzo nel Lazio. Gli scandali più che altro hanno generato disincanto. Siamo un Paese marcio nel midollo e chi vota Berlusconi non si è fatto molto influenzare: quell’elettorato segue una tivù sotto controllo quindi – a parte i lettori del Fatto e di qualche altro giornale ancora libero di parlare – il cittadino dice: “E va bbè”. Non ha anticorpi, non è re a t t i vo . Cosa può fare un cittadino onesto che vuole contribuire, sperare ? E’ abbastanza impotente. Finché ci sono Berlusconi, il suo sistema di potere e il controllo dei media, non vedo nessuna speranza. Però è cresciuta l’astensione: una protesta contro questo sistema? Era astensione equidistribuita, non ha colpito solo il centrodestra ma anche il Pd. È disaffezione, antipolitica, disgusto e indifferenza della politica tutta. Anche le nostre elezioni, come quelle americane di mid-term, sono un giudizio sull’operato del governo più che un voto locale? Berlusconi ha impostato la campagna elettorale su di lui e quindi il risultato si può solo leggere come una conferma del governo. Quanto ha influito l’opposizio - ne della Cei alle candidate abortiste, Bonino e Bresso? Si potrebbe frenare questo eccesso di invasione ecclesiastica della politica, perché l’elettorato cattolico duro e puro non supera il 4 per cento. Ma sia il governo che il centrosinistra si arrendono subito, senza combattere, a una Chiesa che è tornata alla riscossa. Nessun cambiamento in vista? Oggi no, lo escludo. Comunque ci siete voi sulle barricate, io sto nelle retrovie.

2 anni e 1 mese fa
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Di Pietro ammette la sconfitta del centrosinistra, il Pd la nega fino all'ultimo

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È andata malissimo. Sono depresso. Mi sento una specie di Abatino Galiani: vedo tutto nero, noir, noir”. Parole pesanti per chi conosce il professor Giovanni Sartori, politologo ed editorialista del Cor - riere della Sera, che di solito si limita a esorcizzare con l’ironia anche le situazioni più gravi. Professore, è nata la Padania. Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi. Cioè l’alleanza con Fini e Bossi? Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qual- che isola rossa resistente. Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale? Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere. La Lega è l’unico partito radicato che non si affida solo al carisma del leader. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello? La Lega rappresenta interessi concreti, quelli della piccola borghesia, di un elettorato del nord che vuole tenersi i soldi. Al sud il discorso è diverso: i soldi non si producono, si rubano e si spendono per mantenere le clientele. Quindi la sinistra non si radica perché non rappresenta più nessuno? Al nord il centrosinistra ha commesso un grave errore a parlare di “immigrazione facile”, perché poi succede che l’operaio disoccupato vota Lega. Pensa al suo interesse. C’è una crisi economica globale che mette in pericolo l’occupa - zione e il lavoro, in particolare in Italia. La sinistra non lo capisce, non usa alcuna lungimiranza proprio su temi e problemi riguardo cui doveva essere ghiotta e propositiva. Invece nulla. Salva almeno Di Pietro o Nichi Vendola, l’unica opposizione che non è stata sconfitta? Io non ho nessuna stima per Di Pietro, demagogo di sinistra. E la vittoria di Vendola è un problema per Bersani, perché tira il partito a sinistra. L’idea del Pd riformista era invece di cercare voti al centro. Perché il Pd perde? Qual è il p ro bl e m a ? Tra gli altri, c’è che sono stupidi: Bersani chiede il ritorno al Mattarellum per avere un centrino- ino-ino che a malapena passa la soglia di sbarramento. Il segretario del Pd si preoccupa di questo e non di una legge elettorale come il Porcellum che lo stritola. È chiaro che l’unione Bossi-Berlusconi si prepara a vincere le prossime elezioni, e con la vittoria otterrà automaticamente il 55 per cento dei seggi. Ma di questo Bersani non si p re o c c u p a . La sinistra ha cancellato dall’agenda anche la legge sul conflitto di interessi. Quello è stato il bacio della morte. Tutto è cominciato dalla rinuncia a quella legge. Secondo lei il segretario Bersani è in bilico dopo questo voto? Per adesso non vedo di molto meglio in giro. E poi non ha subito una sconfitta indecorosa. È andata male ma, poveraccio, neanche per colpa sua. Questo partito soffre l’eredità dell’ultimo governo Prodi. E degli ultimi scandali: Delbono a Bologna, Marrazzo nel Lazio. Gli scandali più che altro hanno generato disincanto. Siamo un Paese marcio nel midollo e chi vota Berlusconi non si è fatto molto influenzare: quell’elettorato segue una tivù sotto controllo quindi – a parte i lettori del Fatto e di qualche altro giornale ancora libero di parlare – il cittadino dice: “E va bbè”. Non ha anticorpi, non è re a t t i vo . Cosa può fare un cittadino onesto che vuole contribuire, sperare ? E’ abbastanza impotente. Finché ci sono Berlusconi, il suo sistema di potere e il controllo dei media, non vedo nessuna speranza. Però è cresciuta l’astensione: una protesta contro questo sistema? Era astensione equidistribuita, non ha colpito solo il centrodestra ma anche il Pd. È disaffezione, antipolitica, disgusto e indifferenza della politica tutta. Anche le nostre elezioni, come quelle americane di mid-term, sono un giudizio sull’operato del governo più che un voto locale? Berlusconi ha impostato la campagna elettorale su di lui e quindi il risultato si può solo leggere come una conferma del governo. Quanto ha influito l’opposizio - ne della Cei alle candidate abortiste, Bonino e Bresso? Si potrebbe frenare questo eccesso di invasione ecclesiastica della politica, perché l’elettorato cattolico duro e puro non supera il 4 per cento. Ma sia il governo che il centrosinistra si arrendono subito, senza combattere, a una Chiesa che è tornata alla riscossa. Nessun cambiamento in vista? Oggi no, lo escludo. Comunque ci siete voi sulle barricate, io sto nelle retrovie.

2 anni e 1 mese fa
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22- Come dice Cipolla riprendendo un motto attribuito ad un imperatore romano, in una provincia come console preferisco un ladro furbo che un cretino onesto…

2 anni e 1 mese fa
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L’aveva già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che la Lega vince perché “radicata nel territorio” (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo, che “ci ha fatto perdere” e “non l’avevamo calcolato”. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da giustizialista. Bastava annettersi qualcuna delle sua battaglie, sganciandosi dal partito Calce & Martello e dando un’occhiata a Obama, e lui nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor Orsoni è riuscito addirittura a rimpicciolire Brunetta. Ma quelli niente, encefalogramma piatto. Come dice Carlo Cipolla, diversamente dal mascalzone che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori, ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati. Fonte articolo 'Il Fatto Quotidiano'

2 anni e 1 mese fa
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Ricordate il grido di Nanni Moretti?: CON QUESTI QUI NON VINCEREMO MAI!!! Mentre il Pdl di Menomalechesilvioc’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i suoi Polverini e Scopelliti, soltanto il vertice del Pd poteva trasformare la débâcle berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro, scambiata per una vittoria). Bersani, cioè D’Alema e i suoi boys (almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e, alla fine, possono dirsi soddisfatti. In Piemonte hanno candidato una signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo statuto del Pd per evitare di dar lustro al più popolare Chiamparino e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale Cota da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista Bonino per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, Zingaretti, ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di 45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in testa perché comunque era “un candidato forte”: infatti. In Calabria han ricicciato un giovin virgulto come Agazio Loiero, che quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio. Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un certo Boccia che perderebbe anche contro un paracarro, ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato, cioè giusto. Hanno inseguito il mitico “centro” dell’Udc, praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché “guai a perdere il voto moderato”. Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di meno moderato si possa immaginare: oltre a Vendola, i tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, Cinque Stelle e Di Pietro. Altri, quasi uno su due, sono rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco a55apati dai pigolii del “maggior partito dell’opposizione” e dal suo leader, quello che “vado al Festival di Sanremo per stare con la gente” e “in altre parole, un’altra Italia”. Se, col peggiore governo della storia dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere.

2 anni e 1 mese fa
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144- TRA IL PEGGIO IN ASSOLUTO E OGNI ALTRA COSA: SCELGO LA SECONDA

2 anni e 1 mese fa
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Almeno ci siamo salvati dal vedere Brunetta sproloquiare dal palazzo dei Dogi…

2 anni e 1 mese fa
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99- http://www.youtube.com/watch?v=AV-U3QLpdZw

2 anni e 1 mese fa
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99- http://www.youtube.com/watch?v=AV-U3QLpdZw

2 anni e 1 mese fa
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97- Si del pc, non mia e ti rispondo:"io sono uno splendido quarantenne" indovina chi e in quale suo film lo dice…

2 anni e 1 mese fa
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91- Ho problemi spicci con la tastiera (ho un portatile ibm a cui sono ormai affezionato ma che accusa problemi di usura pur rimanendo ancora sulla breccia) nello scrivere minuscolo spesso salta qualche lettera…

2 anni e 1 mese fa
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90- E' IL TITOLO DI TANTE ALTRE COSE (DI QUANDO ANCORA LA CABELLO O NON ERA NATA O AVEVA IL CIUCCIO)

2 anni e 1 mese fa
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83- SINCERAMENTE NON SO, DI PC CAPISCO LE BASI E POCO PIù (NATURALMENTE RISPETTO ALLA MEDIA DELLE CONOSCENZE CHE RICHIEDONO IL MIO LAVORO), MA CREDO CHE I PC AZIENDALI CHE HO IN USO ABBIANO ROBA LORO (ZUCCHETTI)…MA SONO PROGRAMMI CHE NON USO IO. PER OPERAZIONI PIù COMPLESSE USO LA SEGRETARIA DECISAMENTE PIù COMPETENTE DI ME, IO LAVORO PER LO PIù CON LA POSTA ELETTRONICA E IL TELEFONO.

2 anni e 1 mese fa
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84- NOOO ERA SOLO SPORCO…

2 anni e 1 mese fa
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80- PRODI è VIVO ECCOLO QUA GUARDA DOVE: http://www.youtube.com/watch?v=NsNR9qAMPhU

2 anni e 1 mese fa
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80- BLAHARGH…NECROFILO!!!!!

2 anni e 1 mese fa
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73- QUELLO CHE è SICURO CHE DA ORA IN POI (MA GIà LO FACEVA) PER OGNI MOSSA IL BERLUSKA DOVRA' AVERE L'APPROVAZIONE DELLA LEGA, E IN CAMBIO STARE ZITTO SU MOSSE O PRETESE AZZARDATE DELLA LEGA…

2 anni e 1 mese fa
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75- E' L'UNICO CHE HA CACCIATO A PEDATE (IN SENSO METAFORICO ALLE URNE) IL NANO DALLA POLTRONA LE STESSE REGIONALI PASSATE FURONO VINTE CON PRODI AL GOVERNO…

2 anni e 1 mese fa
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70- I FATTI PARLANO CHIARO 2 - 0 PER PRODI, CHE POI SUBISSE SEMPRE IL FALLACCIO DA DIETRO A GIOCO FERMO DA GIOCATORI DELLA SUA STESSA SQUADRA è UN ALTRA STORIA…

2 anni e 1 mese fa
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POLENTA E ASINI: Alle prime proiezioni dei risultati elettorali, ieri, il leghista Andrea Gibelli, futuro numero uno del Carroccio in Regione Lombardia, aveva avvertito: “A bb i a - mo acceso il fuoco sotto la polenta”. Da servire a Ignazio La Russa, come accompagnamento all’asino: perché il ministro della Difesa aveva promesso di mangiarsi un asino vivo, in caso di sorpasso del Pdl da parte della Lega. Il sorpasso alla fine non c’è stato e l’asino è salvo. Ma la polenta è servita comunque a festeggiare l’ottimo risultato del partito di Umberto Bossi: attorno al 26-27 per cento, con il Pdl tra il 31 e il 32. In Lombardia, Roberto Formigoni sapeva di non avere molto da temere: ha confermato il suo consenso e si attesta (a spoglio non ancora concluso) attorno al 56 per cento. La formidabile macchina di potere della sua area ciellina ha tenuto bene. E si è sommata all’avanzata leghista. Eppure perfino qui, nella Lombardia dove il risultato era sicuro ancor prima di giocare la partita, si vedono i segni della crisi di Silvio Berlusconi e del suo sistema. Li evidenzia nettamente l’astensionismo, fortissimo. I votanti sono stati il 64,7 per cento, erano il 73 per cento alle scorse Regionali, nel 2005. Il primo partito della più ricca regione d’Italia è dunque il partito dei non votanti, cresciuto più dell’8 per cento. Un astensionismo in parte di centrodestra: segnala che Silvio non incanta più, non convince, non riesce a far andare a votare una parte dei suoi sostenitori d’un tempo. La Lega compensa: era sotto il 16 per cento alle scorse Regionali, ora guadagna una decina di punti e incassa un successo straordinario. Tanto che il grande capo, alla prima conferenza stampa nella sede milanese di via Bellerio, a risultati ancora parziali, lancia la sua candidatura a sindaco di Milano. Un primo segnale di guerra dentro il centrodestra. I leader del Pdl si mostrano sorridenti, celebrano la vittoria, ma il loro stomaco è accartocciato, come se avessero mangiato il povero asino evocato da La Russa. I conti, comunque, li faranno più avanti, con Andrea Gibelli che si prepara a diventare il vicepresidente della Regione, un numero due fortissimo di un Formigoni che ha tenuto, ha evitato al Pdl una flessione, ma non riuscirà a evitare, nelle prossime settimane, la resa dei conti tra ex Forza Italia ed ex An, ma soprattutto tra ala ciellina e ala “laica” (quella guidata dal presidente della Provincia di Milano Guido Podestà) che sarà accusata di aver indebolito il partito, permettendo così che la Lega occupasse gli spazi lasciati liberi a destra. A sinistra, Filippo Penati si mostra soddisfatto. Si attesta attorno al 33 per cento (a dati ancora parziali) e segnala che a Milano ha avuto risultati anche migliori. Da dentro il suo partito, il Pd, arrivano però commenti velenosi: nel 2005, lo sconosciuto e tanto vituperato (allora) candidato dell’Unione, Riccardo Sarfatti, aveva conquistato il 43 per cento. Dieci punti in più di Penati, oggi braccio destro delsegretario del Pd Pier Luigi Bersani. E anche a Milano non è avvenuto il miracolo che Penati sognava: battere Formigoni almeno in città, per poi diventare il prossimo candidato sindaco del centrosinistra. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro gioisce del buon risultato ottenuto dentro la coalizione di centrosinistra. Vola sopra il 6 per cento, con un Pd che fatica a raggiungere il 23. Qualcosa gli ha tolto, nel suo stesso bacino elettorale, la lista Cinquestelle, ispirata al movimento di Beppe Grillo, il quale, nel silenzio di giornali e tv, ha riempito piazza del Duomo alla fine della campagna elettorale, come non sarebbe riuscito a fare alcun leader di partito. In Lombardia la lista Cinquestelle schierava un candidato assolutamente sconosciuto, Vito Crimi, eppure ha sfiorato la soglia fatidica del 3 per cento, quella che permette di portare eletti dentro il consiglio regionale. Si è fermata invece decisamente sotto quella soglia, attorno al 2, la Federazione della sinistra (con Rifondazione comunista e Pcdi), che aveva espresso il candidato presidente Vittorio Agnoletto. È la fine, anche in Lombardia, di un pezzo di storia e di un pezzo di sinistra, che, già uscita dalle aule parlamentari, esce ora anche dal consiglio regionale. L’Udc, rappresentata dalla faccia paciosa di Savino Pezzotta, ha raccolto un risultato tra il 4 e il 5 per cento. Alle sue spalle, il vecchio democristiano Luigi Baruffi, che subito dichiara: entriamo in consiglio regionale, dove faremo sì opposizione, ma ben diversa da altre opposizioni: costruttiva e pronta a sostenere Formigoni sui temi della famiglia e della politica sanitaria.

2 anni e 1 mese fa