Guerra di Libia: il trattato di amicizia e il patto di non belligeranza
(0 punti) (0 commenti)Non avrai altro nano di Marco Travaglio Ipacifisti di destra sono uno spettacolo impagabile. Meglio della foca ammaestrata che palleggia col muso. Ce la mettono tutta, poveretti, per nobilitare la loro battaglia contro l’intervento in Libia per compiacere B., scavalcato da Sarkozy, da Cameron, dai danesi e dal primo che si sveglia la mattina. Ma, essendo nuovi del mestiere, i guerrafondai travestiti da Gandhi non trovano proprio le parole. Come tutti i neofiti, mancano dei fondamentali. Talvolta, sentendosi parlare, scappa da ridere anche a loro. Ferrara, Feltri, Belpietro, Sallusti, Allam, Ostellino e le due vedove inconsolabili di Craxi, Boniver&Maglie. In questi dieci anni si son bevuti di tutto senza un plissè: le palle sulle armi di distruzione di massa, sull’alleanza Saddam-Bin Laden, sulla “guerra al terrorismo” e l’“esportazione della democrazia” e sulla “missione di pace” a Baghdad e Kabul. Han digerito di tutto, senza neanche un ruttino: le torture di Abu Ghraib, gli arresti illegali a Guantanamo, le bombe al fosforo su Falluja, le stragi di centinaia di migliaia di civili. Ora, all’improvviso, in prodigiosa coincidenza con la bottega di B., fremono di sdegno per qualche raid sulla Libia. Ferrara rimpiange “il guerrafondaio Bush”, altro che il mollaccione di Obama. Gli sfugge che in Iraq gli anglo-americani se la son data a gambe e in Afghanistan i talebani sono più forti di prima. Poi definisce l’operazione Libia “politicamente dubbia e ambigua” d ov u t a all’“attivismo sconsiderato” di Sarkozy: ma lo stesso si può dire di dieci anni di inutili massacri in Iraq e Afghanistan per soddisfare l’invidia del pene di un minus habens come George W. La Maglie, esperta di esteri e note spese, osserva che “Gheddafi con l’islam civettava ma dei fondamentalismi era avver sario”: già, esattamente come Saddam. Feltri è contro i raid perché “Gheddafi ce la farà pagare con azioni terroristiche”. Oh bella, è quel che è accaduto a Londra e Madrid proprio a causa della “guerra al ter rorismo” di Bush-Blair-B.: ma chi diceva che era meglio starsene a casa era accusato di “subire il ricatto dei terroristi”, anzi di essere amico loro. Magdi Cristiano Allam scrive sul Giornale che “a vincere saranno gli integralisti islamici… l’opposto dei proclami ufficiali di Sarkozy e Obama”. Ma va? Non è quel che è accaduto dopo dieci anni di esportazione della democrazia tra gli applausi di Magdi, di Cristiano e di Allam? Belpietro e Sallusti han tentato, all’inizio, di parlar d’altro (mercoledì titolavano: “Bocchino inguaiato dalla moglie” e “La moglie sbugiarda Bocchino”). Poi han dovuto rassegnarsi a parlare della Libia, facendo lo slalom parallelo con B. Un’escalation impagabile. Il Giornale: “Via alle bombe su Gheddafi”, “Costretti alla guer ra”, “Fate in fretta”, “L’Italia si blinda”, “L’Italia bombarda la Francia”. L i b e ro : “Ci mancava solo la guerra al beduino”, “Bombe e affari loschi”, “A loro il petrolio, a noi i clandestini”. Ostellino, quello che minimizzava financo le torture di Abu Ghraib, domanda “che senso ha intervenire contro il ‘t i ra n n o ’ Gheddafi dopo averlo sostenuto a lungo?”, senza precisare chi l’ha sostenuto a lungo né spiegare che senso avesse intervenire contro Saddam dopo averlo sostenuto a lungo. E s’indigna perché “in Libia sì e in altre parti del mondo, dove si sono consumati autentici genocidi, no”, insomma è “un’iniziativa para-coloniale all’insegna d’i n t e re s s i nazionali accuratamente celati all’opinione p u bbl i c a ”: le stesse cose si potevano dire per l’I ra q , ma lui se ne guardava bene. Il più tenero è Sallusti che, anche nell’epocale crisi nordafricana, bada al sodo: il padrone. Quel nanerottolo di Sarkozy voleva oscurarlo, “prenderci per i fondelli”, “fare il furbo” e papparsi “petrolio, gas e affari”. Ma “non è facile mettere Berlusconi alla porta… quella vecchia volpe ha fiutato una brutta aria”, “fatto terra bruciata” e “circondato Sarkozy”. “Poche ore e l’Italia ha ripreso in mano la situazione” perché, avverte zio Tibia, “il futuro della Libia è soprattutto affare nostro”. Che si sappia: non avrai altro nano all’infuori di lui.
1 anno e 2 mesi faMa la Carta d'Identità Elettronica serve a qualcosa?
(0 punti) (0 commenti)Comunque devono cambiargli defininizione "CIE" è anche il centro dove rinchiudono i clandestini in attesa di identificazione…
1 anno e 2 mesi faMa la Carta d'Identità Elettronica serve a qualcosa?
(0 punti) (0 commenti)2- EH!!! che cavolo ci fai? la usi spesso per aprire le porte senza usare la chiave…
1 anno e 2 mesi faGuerra di Libia: il trattato di amicizia e il patto di non belligeranza
(0 punti) (0 commenti)Il Grande Jettatore: Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cioè a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.(di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 2 mesi faLampedusa caos: 5000 immigrati, 5000 abitanti. E il governo svuota il mare con un cucchiaino da thè
(0 punti) (0 commenti)Indecisi a tutto Armiamoci, partiamo e poi vediamo: davanti al caos che regna nella coalizione anti- Gheddafi la famosa battuta dell’”armiamoci e partite” va riveduta e corretta. Ma c’è davvero poco da sorridere. Non era mai successo, nella pur accidentata storia delle missioni internazionali, che poche ore dopo il rombante avvio delle operazioni militari, dentro l’invincibile armata si cominciasse a litigare praticamente su tutto. Subito si è dissociata la Lega Araba sui limiti della missione, andata immediatamente al di là della troppo vaga risoluzione Onu (la tempesta di missili sulle truppe del raìs rende risibile l’idea stessa di una no-fly zone). Mentre il riluttante Obama preferisce farsi fotografare mentre fa due tiri a palla con i bambini di Rio, Washington si divide tra chi vorrebbe fare un passo indietro (il capo della Cia) e chi (Hillary Clinton) proclama la guerra santa fino all’estirpazione dell’odiato Colonnello. L’E u ro p a è uno spettacolo a parte. I norvegesi si autosospendono dall’alleanza, probabilmente irritati come altri dal protagonismo francese. Tutti, tranne Sarkozy, adesso invocano l’ombrello della Nato a cui si vorrebbe passare il cerino acceso. Nel governo italiano ogni ministro ha una posizione diversa. A parte Berlusconi, che preferirebbe scomparire, diventato com’è una sorta di Giuda agli occhi dell’ex amico del deserto. Il quale, braccato da nemici indecisi a tutto, più il tempo passa più rischia di farla franca. (di Antonio Padellaro su Il Fatto di oggi)
1 anno e 2 mesi faMatteo Renzi, il rottamatore di sinistra con svolta a destra
(-1 punto) (0 commenti)Indecisi a tutto di Antonio Padellaro dc Armiamoci, partiamo e poi vediamo: davanti al caos che regna nella coalizione anti- Gheddafi la famosa battuta dell’”armiamoci e partite” va riveduta e corretta. Ma c’è davvero poco da sorridere. Non era mai successo, nella pur accidentata storia delle missioni internazionali, che poche ore dopo il rombante avvio delle operazioni militari, dentro l’invincibile armata si cominciasse a litigare praticamente su tutto. Subito si è dissociata la Lega Araba sui limiti della missione, andata immediatamente al di là della troppo vaga risoluzione Onu (la tempesta di missili sulle truppe del raìs rende risibile l’idea stessa di una no-fly zone). Mentre il riluttante Obama preferisce farsi fotografare mentre fa due tiri a palla con i bambini di Rio, Washington si divide tra chi vorrebbe fare un passo indietro (il capo della Cia) e chi (Hillary Clinton) proclama la guerra santa fino all’estirpazione dell’odiato Colonnello. L’E u ro p a è uno spettacolo a parte. I norvegesi si autosospendono dall’alleanza, probabilmente irritati come altri dal protagonismo francese. Tutti, tranne Sarkozy, adesso invocano l’ombrello della Nato a cui si vorrebbe passare il cerino acceso. Nel governo italiano ogni ministro ha una posizione diversa. A parte Berlusconi, che preferirebbe scomparire, diventato com’è una sorta di Giuda agli occhi dell’ex amico del deserto. Il quale, braccato da nemici indecisi a tutto, più il tempo passa più rischia di farla franca.
1 anno e 2 mesi faMatteo Renzi, il rottamatore di sinistra con svolta a destra
(-1 punto) (0 commenti)Il Grande Jettatore di Marco Travaglio Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cioè a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.
1 anno e 2 mesi faMatteo Renzi, il rottamatore di sinistra con svolta a destra
(0 punti) (0 commenti)10- Naturalmente tralasciando i costi (anche quelli occulti), che però è in pratica un altra delle cose che non possiamo permetterci…
1 anno e 2 mesi faMatteo Renzi, il rottamatore di sinistra con svolta a destra
(0 punti) (0 commenti)"Dobbiamo parlare del nucleare in modo serio e poi bisogna capire che tipo di nucleare vogliamo fare. Non pieghiamo tutto alle esigenze di politica interna nostrana." Dato che non è sicuramente il nucleare di StarTrek, e le belle prove di progettazione, costruzione e gestione date in altri progetti da chi dovrebbe occuparsene, sarebbe doveroso non usare il "vogliamo" ma bensì il "cosa vorrebbero rifilarci" Non siamo un paese abbastanza serio da permetterci i grandi rischi che il nucleare comporta anche con un ipotetica (per noi impossibile) 4° generazione di reattori. Inutile discuterne ancora…
1 anno e 2 mesi faArrivano anche i primi libici: come contrastare l'esodo biblico
(0 punti) (0 commenti)11- Il grande movimento emigratorio dai paesi sottosviluppati (3° 4° mondo) verso gli stati avanzati dell'occidente era già stato previsto oltre mezzo secolo fa (anzi il grosso della previsione deve ancora arrivare) da tutti gli studiosi di Geopolitica, fenomeno che puoi in parte arginare o controllare (più che altro negli effetti) ma non puoi "bloccare" il flusso.
1 anno e 2 mesi faMatteo Renzi, il rottamatore di sinistra con svolta a destra
(0 punti) (0 commenti)SI E MAGARI "BREMATURATO" http://www.youtube.com/watch?v=8K_jkB9lnAA
1 anno e 2 mesi faArrivano anche i primi libici: come contrastare l'esodo biblico
(0 punti) (0 commenti)8- PS Non hai risposto al post 5, risposta che avrei trovato più interessante nei contenuti…
1 anno e 2 mesi faArrivano anche i primi libici: come contrastare l'esodo biblico
(0 punti) (0 commenti)Ma credi ancora ai nostri (Italia) accordi "privati" tra stati non ti è bastato il comico (ma drammatico nei risultati) accordo stipulato con la Libia? Per la "legge" valgono solo le "leggi" internazionali vigenti (oltre alla fallimentare Bossi-Fini).
1 anno e 2 mesi faArrivano anche i primi libici: come contrastare l'esodo biblico
(0 punti) (0 commenti)"stiamo commettendo un errore capitale a non annunciare chiaramente come stanno le cose, e cioè che nessuno di coloro che emigra clandestinamente in Italia sui barconi potrà rimanere. Tutti saranno rimandati indietro. Un messaggio semplice e chiaro." Con le attuali leggi -nostre ed europee- non possiamo rimandarli via tutti, per cui un tale messaggio è impossibile a meno di non usare il metodo "BERLUSKA", cioè di sparare "autorevoli" balle…
1 anno e 2 mesi faArrivano anche i primi libici: come contrastare l'esodo biblico
(0 punti) (0 commenti)Caro LL: Ancora hai dubbi sull'incapacità (ormai manifestatasi in tutta la sua gravità) di questo governo di cialtroni? Cerchi ancora capri espiatori esterni ad esso?
1 anno e 2 mesi faLibia, Bossi e la sinistra uniti nella "vergogna". Italia in guerra senza maggioranza di governo.
(0 punti) (0 commenti)L'ITALIETTA DA OPERETTA Che avrà pensato Sarkozy, cosa avranno pensato i leader europei riuniti a Parigi quando è arrivato Silvio Berlusconi? Che stavano stringendo la mano al premier di un grande Paese la cui presenza è fondamentale nella coalizione che cerca di cacciare Gheddafi? Oppure nelle loro teste l’im - magine di quel signore tirato a lucido col sorriso finto resta difficile da separare da quella doppia, ridicola espressione che da mesi lo insegue e ci insegue nel mondo: bunga bunga? Non è una domanda per deridere chi ha già fatto tutto per diventare uno zimbello. Ma è questo il punto che ci riguarda. Perché, mentre si scatena un conflitto dalle conseguenze imprevedibili per l’Italia che, a un tiro di Scud dalla Libia, mette a disposizione basi, aerei e la propria incolumità territoriale, il prestigio di chi ci rappresenta ha un peso enorme sulle decisioni da prendere e sugli interessi nazionali da difendere. Perché, di questa guerra dichiarata troppo tardi, troppe cose ci sfuggono ancora. L’emergenza umanitaria, impedire cioè la vendetta del sanguinario raìs sui civili che hanno creduto nel riscatto di una rivoluzione, è un’eccellente ragione per far decollare i caccia e scatenare le truppe di terra. Ma l’aver atteso che gli avamposti del Colonnello arrivassero alla periferia di Bengasi prima di muoversi con l’operazione “Odissea all’alba” è solo il frutto dell’eterna indecisione delle democrazie, già tragicamente sperimentata con le dittature del secolo scorso? O, invece, nasconde strategie più complesse, legate alla supremazia che ogni vincitore rivendica nella Libia post-Gheddafi (terzo paese più ricco di petrolio al mondo, non dimentichiamolo mai). Duole dirlo, ma davanti al protagonismo delle leadership francese e britannica noi rischiamo di essere adibiti a quel ruolo subalterno che il ministro La Russa sdegnosamente respinge quando dice “non consegneremo ad altri le chiavi di casa nostra”. Sarà difficile evitarlo, rappresentati come siamo da un governo debole, squassato dalla defezione leghista, impaurito dalle ondate migratorie africane. Per giunta guidato da un premier che ieri baciava la mano al nemico di oggi. E che sta con un piede a Palazzo Chigi e l’altro in tribunale. (di Padellaro su Il Fatto di oggi)
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Che avrà pensato Sarkozy, cosa avranno pensato i leader europei riuniti a Parigi quando è arrivato Silvio Berlusconi? Che stavano stringendo la mano al premier di un grande Paese la cui presenza è fondamentale nella coalizione che cerca di cacciare Gheddafi? Oppure nelle loro teste l’im - magine di quel signore tirato a lucido col sorriso finto resta difficile da separare da quella doppia, ridicola espressione che da mesi lo insegue e ci insegue nel mondo: bunga bunga? Non è una domanda per deridere chi ha già fatto tutto per diventare uno zimbello. Ma è questo il punto che ci riguarda. Perché, mentre si scatena un conflitto dalle conseguenze imprevedibili per l’Italia che, a un tiro di Scud dalla Libia, mette a disposizione basi, aerei e la propria incolumità territoriale, il prestigio di chi ci rappresenta ha un peso enorme sulle decisioni da prendere e sugli interessi nazionali da difendere. Perché, di questa guerra dichiarata troppo tardi, troppe cose ci sfuggono ancora. L’emergenza umanitaria, impedire cioè la vendetta del sanguinario raìs sui civili che hanno creduto nel riscatto di una rivoluzione, è un’eccellente ragione per far decollare i caccia e scatenare le truppe di terra. Ma l’aver atteso che gli avamposti del Colonnello arrivassero alla periferia di Bengasi prima di muoversi con l’operazione “Odissea all’alba” è solo il frutto dell’eterna indecisione delle democrazie, già tragicamente sperimentata con le dittature del secolo scorso? O, invece, nasconde strategie più complesse, legate alla supremazia che ogni vincitore rivendica nella Libia post-Gheddafi (terzo paese più ricco di petrolio al mondo, non dimentichiamolo mai). Duole dirlo, ma davanti al protagonismo delle leadership francese e britannica noi rischiamo di essere adibiti a quel ruolo subalterno che il ministro La Russa sdegnosamente respinge quando dice “non consegneremo ad altri le chiavi di casa nostra”. Sarà difficile evitarlo, rappresentati come siamo da un governo debole, squassato dalla defezione leghista, impaurito dalle ondate migratorie africane. Per giunta guidato da un premier che ieri baciava la mano al nemico di oggi. E che sta con un piede a Palazzo Chigi e l’altro in tribunale.
1 anno e 2 mesi faLibia, Bossi e la sinistra uniti nella "vergogna". Italia in guerra senza maggioranza di governo.
(1 punto) (0 commenti)NON LA DANNO MICA VIA GRATIS!!! Apoti e Scilipoti. Gli “Ap o t i ” del grande Prezzolini erano quelli che non la bevono. Gli Scilipoti invece sono quelli che si bevono di tutto: credono persino a B., e sono gli ultimi a farlo (il penultimo è stato Gheddafi). Meno male che si fan chiamare “Responsa bili”. Da più di tre mesi sono lo zimbello di molti colleghi, di molti giornali e di molti italiani, che li considerano più o meno alla stregua delle Olgettine. Il Cainano, che li aveva acchiappati con la solita modesta promessa (“stasera sarai con me in Paradiso”), s’è trovato col solito problemino: troppi culi da sistemare. Culi “responsa bili” e, non bastassero quelli, è rispuntato pure Scajola. Così si è regolato alla solita maniera: rimangiandosi l’impegno. Il rimpasto è rinviato a data da destinarsi perché Napolitano ha bloccato il decreto che moltiplicava i pani e le poltrone di governo. E i Responsabili sono in subbuglio: minacciano di “non votare più al buio, ma solo le leggi che condividiamo” e avanzano una richiesta che ricorda un po’ le Br: il “r iconoscimento politico”. In tutto alla Camera sono 29, ovviamente già divisi in quattro correnti (il Pid di Saverio Romano e i suoi discepoli; l’Adc di Pionati; i due suddetti ex dipietristi, i finiani di andata e ritorno capitanati da Moffa). Siccome il Cainano ha solo 12 posti disponibili, fra ministeri e sottosegretariati (compresa la Cultura prossimamente liberata da Bondi), si guardano in cagnesco l’un con l’altro, temendo che qualche responsabile diventi più responsabile degli altri. Pionati avverte la comitiva che “nel nostro gruppo non ci sono primus inter pares” (forse gli sfugge che il primus inter pares non può essere che uno solo, o forse tenta l’impossibile: la moltiplicazione dei primi). Romano pareva avviato a subentrare a Galan all’Agricoltura, ben più appetita della Cultura perché lì qualche euro è rimasto. Poi qualcuno molto in alto s’è accorto delle sue frequentazioni in Sicilia e ha preferito lasciar perdere. Lui non l’ha presa bene: “Sono incensurato da sette generazioni!” (non s’accorge che il suo guaio è proprio questo). Poi ha aggiunto che “i sottosegretari sono 50, numero mai visto nella storia repubblicana: ragionevolmente 70 è un numero corretto” (meglio però 140). Calearo, che mesi fa si proponeva per lo Sviluppo economico (hanno poi sviluppato Romani), s’è chiuso in un dolente riserbo. A Razzi avevano promesso di pagare il mutuo, poi più modestamente di farlo segretario di presidenza della Camera, poi manco quello: “Maleducati, ingrati”. Scilipoti s’accontenterebbe che fosse approvato il suo “programma politico sulle medicine alternative” e l’agopuntura, ma non pare il momento: “Qui - lacrima lui - occorre analizzare nei dettagli i rapporti con la compagine governativa”. E, mentre analizza, pare già stufo di reggere la cornetta per diffondere urbi et orbi le telefonate mattutine del premier: gli è venuto il crampo al braccio, che per un ginecologo è un bel problema. Han dovuto pure dargli la scorta, a lui e a Razzi, casomai incontrassero qualche elettore. Perchè ora gli olgettini rischiano una figuraccia supplementare: quella dei venduti gratis. Nemmeno una farfallina d’oro, una Mini Cooper. Ragionier Spinelli, faccia qualcosa lei. (di Marco Travaglio su il Fatto di oggi)
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Apoti e Scilipoti di Marco Travaglio Gli “Ap o t i ” del grande Prezzolini erano quelli che non la bevono. Gli Scilipoti invece sono quelli che si bevono di tutto: credono persino a B., e sono gli ultimi a farlo (il penultimo è stato Gheddafi). Meno male che si fan chiamare “Responsa bili”. Da più di tre mesi sono lo zimbello di molti colleghi, di molti giornali e di molti italiani, che li considerano più o meno alla stregua delle Olgettine. Il Cainano, che li aveva acchiappati con la solita modesta promessa (“stasera sarai con me in Paradiso”), s’è trovato col solito problemino: troppi culi da sistemare. Culi “responsa bili” e, non bastassero quelli, è rispuntato pure Scajola. Così si è regolato alla solita maniera: rimangiandosi l’impegno. Il rimpasto è rinviato a data da destinarsi perché Napolitano ha bloccato il decreto che moltiplicava i pani e le poltrone di governo. E i Responsabili sono in subbuglio: minacciano di “non votare più al buio, ma solo le leggi che condividiamo” e avanzano una richiesta che ricorda un po’ le Br: il “r iconoscimento politico”. In tutto alla Camera sono 29, ovviamente già divisi in quattro correnti (il Pid di Saverio Romano e i suoi discepoli; l’Adc di Pionati; i due suddetti ex dipietristi, i finiani di andata e ritorno capitanati da Moffa). Siccome il Cainano ha solo 12 posti disponibili, fra ministeri e sottosegretariati (compresa la Cultura prossimamente liberata da Bondi), si guardano in cagnesco l’un con l’altro, temendo che qualche responsabile diventi più responsabile degli altri. Pionati avverte la comitiva che “nel nostro gruppo non ci sono primus inter pares” (forse gli sfugge che il primus inter pares non può essere che uno solo, o forse tenta l’impossibile: la moltiplicazione dei primi). Romano pareva avviato a subentrare a Galan all’Agricoltura, ben più appetita della Cultura perché lì qualche euro è rimasto. Poi qualcuno molto in alto s’è accorto delle sue frequentazioni in Sicilia e ha preferito lasciar perdere. Lui non l’ha presa bene: “Sono incensurato da sette generazioni!” (non s’accorge che il suo guaio è proprio questo). Poi ha aggiunto che “i sottosegretari sono 50, numero mai visto nella storia repubblicana: ragionevolmente 70 è un numero corretto” (meglio però 140). Calearo, che mesi fa si proponeva per lo Sviluppo economico (hanno poi sviluppato Romani), s’è chiuso in un dolente riserbo. A Razzi avevano promesso di pagare il mutuo, poi più modestamente di farlo segretario di presidenza della Camera, poi manco quello: “Maleducati, ingrati”. Scilipoti s’accontenterebbe che fosse approvato il suo “programma politico sulle medicine alternative” e l’agopuntura, ma non pare il momento: “Qui - lacrima lui - occorre analizzare nei dettagli i rapporti con la compagine governativa”. E, mentre analizza, pare già stufo di reggere la cornetta per diffondere urbi et orbi le telefonate mattutine del premier: gli è venuto il crampo al braccio, che per un ginecologo è un bel problema. Han dovuto pure dargli la scorta, a lui e a Razzi, casomai incontrassero qualche elettore. Perchè ora gli olgettini rischiano una figuraccia supplementare: quella dei venduti gratis. Nemmeno una farfallina d’oro, una Mini Cooper. Ragionier Spinelli, faccia qualcosa lei.
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)C i sono solo un paio di giorni di tempo, probabilmente oggi e domani, a disposizione di Silvio Berlusconi per convincere il presidente della Repubblica a controfirmare la nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura. Poi, infatti, Napolitano volerà negli Usa e se ne riparlerà dopo il suo ritorno, ai primi di aprile, quando davanti al gip di Palermo Giuliano Castiglia si deciderà la sorte dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa nei confronti del parlamentare siciliano: la procura ha chiesto l’a rch i v i a z i o n e quattro mesi fa, ma il gip ha deciso di non chiudere l’inda gine, e così il toto-nomina del ministro in pectore per la formazione dei Responsabili si incrocia con la questione giudiziaria, che, per quest’accu - sa, sembrava risolta, appunto, dalla richiesta di archiviazione. Ma il gip Giuliano Castiglia non ci sta e ha deciso di fissare la nuova udienza per il 1 aprile. Davanti al gup compariranno il pm Nino Di Matteo, che per Romano ha chiesto l’archi - viazione, sottolineando che dalle indagini è emerso un quadro di “contiguità”, penalmente non rilevante, con ambienti mafiosi villabatesi e l’av - vocato Franco Inzerillo, difensore del deputato. E, SE VORRÀ, all’udienza potrà partecipare anche Saverio Romano, che ieri ha commentato così il provvedimento del giudice: “Il gip non è un passacarte. È giusto che faccia una valutazione sua. Altrimenti metterebbe solo timbri. Svolge una valutazione della richiesta del pm e degli atti che gli presentano e può chiedere chiarimenti se c’é una evidente discrasia. È legittimo”. Una lettura tecnico-giudiziaria del deputato, che è anche avvocato penalista, che però non spegne i boatos registrati a Montecitorio e negli ambienti politici romani sulle difficoltà emerse nel tragitto tra palazzo Chigi e il Quirinale sulla sua nomina a ministro. Boatos che hanno provocato la reazione di Romano: “Leggo dietrologie e veleni, del tutto destituiti di fondamento, a proposito del presunto rallentamento della mia eventuale nomina a ministro – ha detto –. A tal riguardo debbo ribadire che così come non mi lascio logorare dall’an - sia, di certo non mi lascio irretire da provocazioni ad orologer ia”. ANCHE perchè, sul tema dei problemi giudiziari di chi fa politica, Romano ha rispolverato l’evangelico “chi è senza macchia scagli la prima pietra”: “in Italia – ha aggiunto – molti si difendono da condanne, molti altri da processi, c’è chi si difende da una richiesta di rinvio a giudizio, ma qualche benpensante addirittura vorrebbe che il sottoscritto dopo otto anni debba giustificare una richiesta di archiviazione”. Che il gip ha fermato, rinviando al primo aprile un’udienza al termine della quale potrebbe accogliere l’archiviazione o disporre nuove indagini assegnando un termine al pubblico ministero. Agli atti, per ora, non ci sono riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva definito Romano persona “a disposizione” di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala e, quindi, non esistono “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Il parlamentare era già stato indagato nel 1999, ma l’inchiesta si era chiusa con un’a rch i v i a z i o n e . La seconda indagine è stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. A carico di Romano, infine, pende un’altra inchiesta, stavolta per corruzione aggravata, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, intercettate da una microspia.
1 anno e 2 mesi fa