Libia: è guerra! Sarkozy dà il via libera all’attacco. Caccia francesi già a Bengasi
(1 punto) (0 commenti)[Berlusconi: "Gheddafi non può colpire l'Italia"] E vai il gufonano ritorna in azione…Ma il cerottone non poteva metterselo sulla bocca?
1 anno e 2 mesi faLavoro, le "morti bianche" infinite
(0 punti) (0 commenti)3- Ma che razza di ragionamenti fai? Se guidi un tir per 10/20 ore il pericolo non è normale, se lavori a 30 metri di altezza senza protezioni magari per 12 ore il pericolo non è normale, se lavori in un altoforno senza sistemi di sicurezza e per più di 8 ore non è normale. Per questo esistono delle regole minime che il datore di lavoro deve garantire al lavoratore. Le regole (diverse per ogni tipo di lavoro) esistono appunto perchè il pericolo non sia una certezza ma solo una remota eventualità dettata dal caso e non una probabilità dettata dalla mancanza di attenzione.
1 anno e 2 mesi faAssolta l'Italia per il crocefisso in aula
(1 punto) (0 commenti)Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone pu77aniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, para.cula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali. (Articolo vecchiotto ma sempre "buono" di Travaglio da Il Fatto del 5 novembre 2009)
1 anno e 2 mesi faAssolta l'Italia per il crocefisso in aula
(0 punti) (0 commenti)Fanatismo che esiste in tutte le religioni la "nostra" compresa. Non usiamo quindi questa risoluzione per dare addosso (fanaticamente) al ragionevole laicismo che ogni stato democratico occidentale dovrebbe avere…
1 anno e 2 mesi faLavoro, le "morti bianche" infinite
(0 punti) (0 commenti)I VERI LAVORI USURANTI: Augusto Minzolini sta poco bene. Solo chi l’ha conosciuto vent’anni fa quando sfrecciava per i palazzi romani in motorino, sbucava da dietro le porte, s’inguattava sotto i tavoli travestito da fioriera sempre a caccia di indiscrezioni, pettegolezzi, retroscena, a volte persino di qualche notizia (tipo il patto “della c ro s t a t a ” D’Alema-Berlusconi a casa Letta), può comprendere la gravità della sindrome che l’ha colpito. Un tempo cercava le notizie, ora le nasconde (ultime imprese: il linciaggio di Saviano e la sordina ai fischi contro B.). Fatte le debite proporzioni, è come se l’ispettore Derrick scippasse una vecchietta, o se Berlusconi mandasse indietro una minorenne. La nomina a direttore del Tg1, macchina con autista e carta di credito incorporati, gli è stata fatale. Non bastandogli il magro stipendio di 550 mila euro l’anno a spese dei contribuenti, ha iniziato a usare la carta di credito aziendale a destra e manca, fino a un ragguardevole totale di 86 mila euro in 15 mesi, di cui 68 mila non giustificati secondo il suo stesso protettore Mauro Masi. Spesso l’ubiquo direttorissimo risultava nel suo ufficio a Roma, mentre la carta, ormai dotata di vita propria, strisciava allegramente fra Marrakech e Dubai. Ora è inquisito dalla Corte dei conti e anche la Procura di Roma indaga. L’ha rivelato ieri il Fatto , ma alla Rai lo sanno tutti, visto che da due settimane la Guardia di finanza entra ed esce da viale Mazzini 14 chiedendo di lui. Anziché prendersela eventualmente con i pm, magari indagando sul colore dei loro calzini, Minzolingua se l’è presa col Fatto , mandando in onda un servizio ai confini della realtà firmato da tali Oliva e Prignano. I due han rivelato allo scelto pubblico del Tg1 il vero movente del nostro penultimo scoop: cioè l’indagine sull’assalto a Telecom Argentina. Il Tg1 spiega che l’abbiamo rivelata per “presentare Bernabè come difensore dell’azienda contro chi vuole portarle via Telecom Argentina”, così “il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo”. Ma non basta: il Fatto mette pure in prima pagina la notizia che il neodirettore generale Telecom, Luciani, inviso a Bernabè, è indagato per un giro di sim false. “Telecom – notano i due minzosegugi – è un pallino fisso del Fatto , che nell’ultimo mese ha ospitato sei pubblicità a tutta pagina dell’ex monopolista telefonico”. Capita l’allusione? Il Fatto rivela l’indagine su Telecom Argentina e mette in prima pagina l’inchiesta su Luciani in cambio di 6 pagine pubblicitarie di Telecom. L’idea che un giornale dia notizie vere, possibilmente prima degli altri, semplicemente perché questo è il compito dei giornali, non sfiora neppure i minzoboys: se uno dà una notizia vera, de v’esserci sotto qualcosa. Magari del vil denaro. Questa gente è talmente abituata a fare così, da pensare che tutti facciano così. “Omnia munda mu n d i s ”, dice spesso Massimo Fini, “e omnia sozza sozzis”. Ma con noi il Tg1 casca male. Il Fatto è l’unico giornale d’Italia che, per aver osato avanzare qualche dubbio su un prodotto finanziario dell’Enel, è stato avvertito dall’Enel che non avrebbe più avuto pubblicità dell’Enel. Non perché siamo dei campioni di eroismo: semplicemente perché pensiamo che i giornali debbano contenere innanzitutto notizie: e, se qualcuno pensa di barattarle con la pubblicità, può tenersi la pubblicità. Cose che capitano nei giornali che hanno sempre più lettori, a differenza del Tg1 che ha sempre meno telespettatori. Ieri Minzolingua se l’è presa pure col consigliere Rai Rizzo Nervo, reo di aver chiesto al vertice aziendale di fare qualcosa sullo scandalo delle note spese, attivando le procedure disciplinari previste in casi come questo. “Tutte le iniziative di Rizzo Nervo – ha replicato il direttorissimo – sono frutto della sua incommensurabile faziosità”. Ma qui di fazioso ci sono solo 68 mila euro in cerca d’autore. Ora Minzo minaccia: “A tanta faziosità è necessario rispondere con un’iniziativa altrettanto clamorosa”. Tipo, per esempio, restituire il maltolto? (di Marco Travaglio su il Fatto).
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Omnia sozza sozzis di Marco Travaglio Augusto Minzolini sta poco bene. Solo chi l’ha conosciuto vent’anni fa quando sfrecciava per i palazzi romani in motorino, sbucava da dietro le porte, s’inguattava sotto i tavoli travestito da fioriera sempre a caccia di indiscrezioni, pettegolezzi, retroscena, a volte persino di qualche notizia (tipo il patto “della c ro s t a t a ” D’Alema-Berlusconi a casa Letta), può comprendere la gravità della sindrome che l’ha colpito. Un tempo cercava le notizie, ora le nasconde (ultime imprese: il linciaggio di Saviano e la sordina ai fischi contro B.). Fatte le debite proporzioni, è come se l’ispettore Derrick scippasse una vecchietta, o se Berlusconi mandasse indietro una minorenne. La nomina a direttore del Tg1, macchina con autista e carta di credito incorporati, gli è stata fatale. Non bastandogli il magro stipendio di 550 mila euro l’anno a spese dei contribuenti, ha iniziato a usare la carta di credito aziendale a destra e manca, fino a un ragguardevole totale di 86 mila euro in 15 mesi, di cui 68 mila non giustificati secondo il suo stesso protettore Mauro Masi. Spesso l’ubiquo direttorissimo risultava nel suo ufficio a Roma, mentre la carta, ormai dotata di vita propria, strisciava allegramente fra Marrakech e Dubai. Ora è inquisito dalla Corte dei conti e anche la Procura di Roma indaga. L’ha rivelato ieri il Fatto , ma alla Rai lo sanno tutti, visto che da due settimane la Guardia di finanza entra ed esce da viale Mazzini 14 chiedendo di lui. Anziché prendersela eventualmente con i pm, magari indagando sul colore dei loro calzini, Minzolingua se l’è presa col Fatto , mandando in onda un servizio ai confini della realtà firmato da tali Oliva e Prignano. I due han rivelato allo scelto pubblico del Tg1 il vero movente del nostro penultimo scoop: cioè l’indagine sull’assalto a Telecom Argentina. Il Tg1 spiega che l’abbiamo rivelata per “presentare Bernabè come difensore dell’azienda contro chi vuole portarle via Telecom Argentina”, così “il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo”. Ma non basta: il Fatto mette pure in prima pagina la notizia che il neodirettore generale Telecom, Luciani, inviso a Bernabè, è indagato per un giro di sim false. “Telecom – notano i due minzosegugi – è un pallino fisso del Fatto , che nell’ultimo mese ha ospitato sei pubblicità a tutta pagina dell’ex monopolista telefonico”. Capita l’allusione? Il Fatto rivela l’indagine su Telecom Argentina e mette in prima pagina l’inchiesta su Luciani in cambio di 6 pagine pubblicitarie di Telecom. L’idea che un giornale dia notizie vere, possibilmente prima degli altri, semplicemente perché questo è il compito dei giornali, non sfiora neppure i minzoboys: se uno dà una notizia vera, de v’esserci sotto qualcosa. Magari del vil denaro. Questa gente è talmente abituata a fare così, da pensare che tutti facciano così. “Omnia munda mu n d i s ”, dice spesso Massimo Fini, “e omnia sozza sozzis”. Ma con noi il Tg1 casca male. Il Fatto è l’unico giornale d’Italia che, per aver osato avanzare qualche dubbio su un prodotto finanziario dell’Enel, è stato avvertito dall’Enel che non avrebbe più avuto pubblicità dell’Enel. Non perché siamo dei campioni di eroismo: semplicemente perché pensiamo che i giornali debbano contenere innanzitutto notizie: e, se qualcuno pensa di barattarle con la pubblicità, può tenersi la pubblicità. Cose che capitano nei giornali che hanno sempre più lettori, a differenza del Tg1 che ha sempre meno telespettatori. Ieri Minzolingua se l’è presa pure col consigliere Rai Rizzo Nervo, reo di aver chiesto al vertice aziendale di fare qualcosa sullo scandalo delle note spese, attivando le procedure disciplinari previste in casi come questo. “Tutte le iniziative di Rizzo Nervo – ha replicato il direttorissimo – sono frutto della sua incommensurabile faziosità”. Ma qui di fazioso ci sono solo 68 mila euro in cerca d’autore. Ora Minzo minaccia: “A tanta faziosità è necessario rispondere con un’iniziativa altrettanto clamorosa”. Tipo, per esempio, restituire il maltolto?
1 anno e 2 mesi faVeritometro: secondo Aldo Forbice a Fukushima "non è successo nulla"
(0 punti) (0 commenti)Anche lui come ho proposto per Giannino: spediamolo a raffreddare il reattore con un bel secchio d'acqua…
1 anno e 2 mesi faLibia, il "solito" Bossi si mette di traverso. E Berlusconi ingoia ...
(0 punti) (0 commenti)10- Sperando che quando metteremo in pratica il proposito ci sia ancora qualcuno da salvare.
1 anno e 2 mesi faLibia, il "solito" Bossi si mette di traverso. E Berlusconi ingoia ...
(0 punti) (0 commenti)Poi il GeniTrota non si lamenti con l'europa (se non interveniamo) degli arrivi a frotte anche dalla Libia del regime RiGheddafiano, a cui dovremo dare asilo politico…
1 anno e 2 mesi faDopo Fukushima, nucleare italiano in bilico: facciamo il punto
(0 punti) (0 commenti)15- Sudo freddo (ho passato buona parte della mia infanzia a pochi km dalla centrale di Borgo Sabotino) pensando alle centrali che avevamo fino a 25 anni fa, lo sa solo la "madonna" come mai non è successo nulla, con i cialtroni che ci ritroviamo come dirigenti. A meno che i cialtroni dell'era DC fossero tutto sommato un pò più "professionalmente" seri di questi del PDL sistem.
1 anno e 2 mesi faDopo Fukushima, nucleare italiano in bilico: facciamo il punto
(0 punti) (0 commenti)14- E oltre ad evere più fotovoltaico di noi (pur con meno sole se non erro) pensano di investirci ulteriormente, sono poveri fe.ssi?
1 anno e 2 mesi faDopo Fukushima, nucleare italiano in bilico: facciamo il punto
(0 punti) (0 commenti)9- CREDI CHE LA CENTRALE NUCLEARE PRODUCE A COSTO ZERO? CHE L'URANIO (ARRICCHITO OLTRETUTTO) TE LO REGALANO? CHE SARA' NON SOLO GRATIS MA INESAURIBILE? HANNO STABILITO UN SITO SICURO DOVE METTERE LE SCORIE (NEL CASO DEL REATTORE EPR TRA LE PIU'ALTAMENTE RADIOATTIVE IN ASSOLUTO)? NON MI PARE DATO CHE NON SAPPIAMO ANCORA DOVE METTERE QUELLE PRODOTTE DALLE NOSTRE CENTRALI SPENTE 25 ANNI FA.
1 anno e 2 mesi faDopo Fukushima, nucleare italiano in bilico: facciamo il punto
(0 punti) (0 commenti)CON GRILLO NON SONO SPESSO IN SINTONIA, MA SUL NUCLEARE CONDIVIDO PIENAMENTE QUANTO DETTO AD ANNOZERO: http://www.youtube.com/watch?v=izSOv0492zo
1 anno e 2 mesi faE basta con la retorica sull'Unità d'Italia
(0 punti) (0 commenti)CARO LL, FATTI UN RIPASSINO SULL'INNO, CHE TANTO DISPREZZI, POI NE RIPARLIAMO: http://www.youtube.com/watch?v=tJTOX_Uputw&feature=player_embedded
1 anno e 2 mesi faUnità d'Italia: altro che retorica! Napolitano vola alto e ferma la "barbarie"
(0 punti) (0 commenti)Sorpasso in retromarcia Bella la scena del Cainano che prende fischi di qua e di là e alla fine scappa dal retro di una chiesa. Difficile immaginare un modo più patriottico di festeggiare il compleanno d'Italia. Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e D'Azeglio ringraziano sentitamente, evitando almeno per un giorno di rotolarsi nelle rispettive tombe. La giornata di ieri, autentico reperto di un'epoca, fa il paio con i sondaggi che danno l'anziano pu77aniere in caduta libera: ormai comanda solo nel Parlamento dei nominati e dei venduti, mentre nel Paese reale non può più mettere il naso fuori. Se la cosa non si nota è perchè perde parallelamente consensi anche il Pd, che veleggia 6-7 punti sotto i livelli di tre anni fa. In Italia il principio dei vasi comunicanti (se la maggioranza scende, l'opposizione sale) non vige. Perchè entrambi i vasi sono bucati. I due schieramenti si sorpassano in retromarcia. E basta leggere le cronache parlamentari, le rare volte che il Parlamento è aperto, per capire il perchè. L'altroieri si votava alla Camera la mozione del Pd per accorpare, in un unico “election day”, le amministrative e i referendum contro nucleare, legittimo impedimento e acqua privata. Col triplo vantaggio di far risparmiare 350 milioni (ben più dei tagli al Fus), risparmiare ai cittadini il ritorno alle urne in piena estate e garantire il quorum referendario. Visti i numeri dei presenti in aula, con molti assenti fra Pdl e Lega, il governo sarebbe andato sotto, l'election day sarebbe passato e a giugno gli italiani, dopo 17 anni, avrebbero finalmente potuto votare su questo quesito semplice semplice: volete voi che la legge sia uguale per tutti, o per tutti tranne uno? Cioè spazzare via definitivamente la ragione sociale dell'impegno politico di B.: l'impunità. Ma a questo punto, come sempre accade nei momenti topici, è scattato il soccorso rosso, o rosè. Era già accaduto con la mozione per le dimissioni di Cosentino e con i voti sulla costituzionalità della legge Gasparri, dell'ex-Cirielli e dello scudo fiscale: le assenze del centrosinistra superarono quelle del centrodestra, garantendo il passaggio trionfale delle supreme porcate. Anche stavolta, nelle file delle opposizioni, mancavano 10 deputati Pd, 8 Fli, 4 Udc e 2 Idv, ma ce la si poteva fare perchè nel centrodestra gli assenti erano molti di più. Bastava che tutti gli oppositori votassero con l'opposizione. Invece Marco Beltrandi, uno dei radicali inopinatamente portati in Parlamento dal Pd per dare sempre ragione al governo, ha votato contro. E l'election day è stato bocciato 276 a 275. Questo Beltrandi s'era già fatto onore l'anno scorso, quando escogitò una versione della par condicio talmente demenziale che non era venuta in mente nemmeno a Gasparri o a Butti, ma che il centrodestra in Vigilanza si affrettò ad approvare: nei due mesi prima delle amministrative i programmi Rai di approfondimento politico devono ospitare i rappresentanti di tutte le liste in concorso, o chiudere i battenti. Non disponendo di studi così capienti da contenere battaglioni di leader e candidati, la Rai chiuse tutto: Annozero, Ballarò, perfino Porta a Porta e Ultima parola. Erano mesi che B., tramite Masi e Innocenzi, tentava di silenziare Santoro, invano: poi arrivò Beltrandi, missione compiuta.Ora l'ha rifatto, mandando in fumo tre referendum decisivi, dopo aver passato la vita a scas.sarci le pa.lle con le centinaia di quelli radicali. Poi s'è giustificato: “Non amo i sotterfugi, sono ferocemente contro l'abbinamento amministrative-referendum perchè è un escamotage per raggiungere il quorum”. Forse gli sfugge che l'escamotage l'ha fatto il governo, negando l'election day per evitare il quorum. Anzi, non gli sfugge affatto. Ora la domanda è: chi è quel genio che ha messo questo genio nella lista del Pd? E soprattutto: che cosa ci fa questo genio ancora nel Pd dopo tutto quel che ha combinato? L'unica cosa chiara è perchè B. non lo prenda con sé: i berlusconiani del Pd valgono doppio. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 2 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Sorpasso in retromarcia di Marco Travaglio Bella la scena del Cainano che prende fischi di qua e di là e alla fine scappa dal retro di una chiesa. Difficile immaginare un modo più patriottico di festeggiare il compleanno d'Italia. Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e D'Azeglio ringraziano sentitamente, evitando almeno per un giorno di rotolarsi nelle rispettive tombe. La giornata di ieri, autentico reperto di un'epoca, fa il paio con i sondaggi che danno l'anziano pu77aniere in caduta libera: ormai comanda solo nel Parlamento dei nominati e dei venduti, mentre nel Paese reale non può più mettere il naso fuori. Se la cosa non si nota è perchè perde parallelamente consensi anche il Pd, che veleggia 6-7 punti sotto i livelli di tre anni fa. In Italia il principio dei vasi comunicanti (se la maggioranza scende, l'opposizione sale) non vige. Perchè entrambi i vasi sono bucati. I due schieramenti si sorpassano in retromarcia. E basta leggere le cronache parlamentari, le rare volte che il Parlamento è aperto, per capire il perchè. L'altroieri si votava alla Camera la mozione del Pd per accorpare, in un unico “election day”, le amministrative e i referendum contro nucleare, legittimo impedimento e acqua privata. Col triplo vantaggio di far risparmiare 350 milioni (ben più dei tagli al Fus), risparmiare ai cittadini il ritorno alle urne in piena estate e garantire il quorum referendario. Visti i numeri dei presenti in aula, con molti assenti fra Pdl e Lega, il governo sarebbe andato sotto, l'election day sarebbe passato e a giugno gli italiani, dopo 17 anni, avrebbero finalmente potuto votare su questo quesito semplice semplice: volete voi che la legge sia uguale per tutti, o per tutti tranne uno? Cioè spazzare via definitivamente la ragione sociale dell'impegno politico di B.: l'impunità. Ma a questo punto, come sempre accade nei momenti topici, è scattato il soccorso rosso, o rosè. Era già accaduto con la mozione per le dimissioni di Cosentino e con i voti sulla costituzionalità della legge Gasparri, dell'ex-Cirielli e dello scudo fiscale: le assenze del centrosinistra superarono quelle del centrodestra, garantendo il passaggio trionfale delle supreme porcate. Anche stavolta, nelle file delle opposizioni, mancavano 10 deputati Pd, 8 Fli, 4 Udc e 2 Idv, ma ce la si poteva fare perchè nel centrodestra gli assenti erano molti di più. Bastava che tutti gli oppositori votassero con l'opposizione. Invece Marco Beltrandi, uno dei radicali inopinatamente portati in Parlamento dal Pd per dare sempre ragione al governo, ha votato contro. E l'election day è stato bocciato 276 a 275. Questo Beltrandi s'era già fatto onore l'anno scorso, quando escogitò una versione della par condicio talmente demenziale che non era venuta in mente nemmeno a Gasparri o a Butti, ma che il centrodestra in Vigilanza si affrettò ad approvare: nei due mesi prima delle amministrative i programmi Rai di approfondimento politico devono ospitare i rappresentanti di tutte le liste in concorso, o chiudere i battenti. Non disponendo di studi così capienti da contenere battaglioni di leader e candidati, la Rai chiuse tutto: Annozero, Ballarò, perfino Porta a Porta e Ultima parola. Erano mesi che B., tramite Masi e Innocenzi, tentava di silenziare Santoro, invano: poi arrivò Beltrandi, missione compiuta.Ora l'ha rifatto, mandando in fumo tre referendum decisivi, dopo aver passato la vita a scas.sarci le pa.lle con le centinaia di quelli radicali. Poi s'è giustificato: “Non amo i sotterfugi, sono ferocemente contro l'abbinamento amministrative-referendum perchè è un escamotage per raggiungere il quorum”. Forse gli sfugge che l'escamotage l'ha fatto il governo, negando l'election day per evitare il quorum. Anzi, non gli sfugge affatto. Ora la domanda è: chi è quel genio che ha messo questo genio nella lista del Pd? E soprattutto: che cosa ci fa questo genio ancora nel Pd dopo tutto quel che ha combinato? L'unica cosa chiara è perchè B. non lo prenda con sé: i berlusconiani del Pd valgono doppio.
1 anno e 2 mesi faE basta con la retorica sull'Unità d'Italia
(0 punti) (0 commenti)CARO LL: Ma brutto ci sarai te, con quel naso a patata che ti ritrovi… ORA DOPO DOPO GIà ESSERTI VANTATO ESPERTO: COSTITUZIONALISTA, FISICO NUCLEARE, NEUROLOGO, VUOI ANCHE PASSARE DA ESPERTO MUSICISTA? comincia a volare più basso va, che è meglio.
1 anno e 2 mesi faLe pagelle del giovedì
(0 punti) (0 commenti)INIZIA LA STRATEGIA DEL "MI KAKO SOTTO": La scena che si è consumata al termine della cerimonia religiosa in omaggio al 150° anniversario dell’Unità, con Berlusconi in fuga dalla sacrestia di Santa Maria degli Angeli per paura dei fischi, consegna all’Italia l’immagine di un premier in fuga. Sono molti i segnali che nelle ultime ore hanno fatto capire al Cavaliere di non rappresentare più la maggioranza del Paese. Segnali politici, come l’estrema difficoltà di organizzare il rimpasto di Governo accontentando tutte le componenti che chiedono poltrone in cambio di un sostegno decisivo alla maggioranza. Segnali istituzionali, direttamente collegati alla questione rimpasto, con Napolitano che ieri ha di fatto bloccato la nomina a ministro del “Responsabile” Saverio Romano. E mentre gli onorevoli avvocati Ghedini e Longo chiedono di rinviare la prima udienza del processo Ruby, prevista per il 6 aprile (“troppi atti da valutare, ci serve più tempo”), il presidente del Consiglio, terrorizzato dai sondaggi che lo danno in calo, ordina la retromarcia sul nucleare. Nel tentativo disperato di ritrovare la sintonia con la volontà popolare. Ma soprattutto con l'obiettivo di far fallire il referendum di giugno, nel quale gli italiani dovranno esprimersi pure sul "suo" legittimo impedimento.
1 anno e 2 mesi faLe pagelle del giovedì
(0 punti) (0 commenti)Il Sòla 24 Ore Non sappiamo per il Sole 24 Ore, ma per il Fatto Quotidiano la dipartita di Gianni Riotta è un brutto colpo. Con questo giornalista palermitano, da molti scambiato per americano per via della camicia bianca e della cravatta blu, il nostro giornale perde uno dei suoi più validi collaboratori. Non si contano infatti le notizie che molti cronisti e inviati del Sole, nei due anni della sua direzione, ci hanno passato a titolo gratuito dopo aver tentato invano di pubblicarle sul loro giornale. Giorni fa il vecchio banchiere siciliano Giovanni Scilabra ha raccontato di aver dato a un inviato del Sole uno scoop su Dell’Utri, Berlusconi e Ciancimino, ma poi l’intervista non uscì perché Johnny Raiotta aveva deciso che “non è il momento”: così la regalò a noi. Piuttosto allergico alle notizie vere (“non è il momento”), il partigiano Johnny adora quelle taroccate. Come quando, direttore del Tg1, fece un’intervista muta a B. che negò di aver mai fatto l’editto bulgaro: “Ho tentato – mentì il premier – fi n o all’ultimo di trattenere Biagi alla Rai”, e il direttore balbettò “lasciamo stare, l’amico Enzo non c’è più…”. O quando nascose i rimbrotti della Regina d’Inghilterra a B. che, in pieno G8, s’era messo a strillare “Mister Obamaaaaa!”. O quando si accommiatò dal Tg1 con un autoelogio mortuario affidato alle sapienti labbra di Susanna Petruni: “Ascolti record registrati in tutte le edizioni della giornata del terremoto in Abruzzo”. Più gente moriva, più lo share s’impennava: un trionfo. O quando esordì sull’house organ di Confindustria annunciando trionfante che un referendum tra le “grandi firme” del Sole aveva eletto Giulio Tremonti “Uomo dell’anno 2009”. Seconda classificata: la Marcegaglia, casualmente l’editore del giornale. Bastò una rapida ricognizione tra le grandi firme del Sole per scoprire che nessuna di esse era stata consultata, né dunque si era mai sognata di issare il ministro sul podio. Aveva fatto tutto Johnny: si era riunito con se stesso e, dopo lunghe consultazioni allo specchio, aveva votato l’uomo forte del governo B. A scrutinio segreto, si capisce, trattandosi di un caso di coscienza. Il bilancio di due anni di cura Riotta al Sole è riguardevole: 50 mila copie perse per strada in edicola, crollo degli abbonati, 92 milioni persi dal gruppo. Una catastrofe epocale di quelle dimensioni, nella demeritocrazia italiana, va premiata. E lo sarà presto con un nuovo incarico di alto prestigio per il suo artefice: se Ferrara, direttore di un giornale che non legge nessuno, ha avuto un programma quotidiano tutto per sé su Rai1, dal quale naturalmente milioni di persone fuggono a gambe levate in un esodo biblico che fa impallidire la Libia, anche Raiotta avrà presto quel che merita. Già si parla di un bel posto al Pompiere della Sera, o di nuovo in Rai. Per qualche ora abbiamo temuto che venisse rimpiazzato da uno che ama le notizie. Poi per fortuna è arrivato Roberto Napoletano, che è un po’ il Riotta di Caltagirone. È l’ex direttore del M e s s a g ge ro che, nel 2006, la notte in cui non si capiva se le elezioni le avesse vinte Prodi o Berlusconi, fu immortalato da un fuorionda di Str iscia mentre ordinava ai capiredattori di inventarsi un titolo purchessia per mettere in prima pagina Piercasinando, genero del padrone. Insomma, l’erede naturale. Ps. Giunge in redazione un comunicato chiaramente apocrifo attribuito a Roberto Saviano: “Mi dispiace molto che Gianni Riotta abbia deciso di lasciare il Sole 24 Ore perché la sua direzione ha realizzato un giornale libero, con al centro la battaglia antimafia… Il fango insinua che con la direzione Riotta il Sole perdeva copie, la verità è un’altra e basta vedere i dati reali, in Italia fare il giornalista è un mestiere pericoloso se si vuole essere liberi e senza condizionamenti. La libertà dei giornalisti è sgradita al potere politico”. Essendo impossibile che Saviano abbia anche solo pensato queste cose, attendiamo trepidanti una smentita. (di Marco Travaglio su Il Fatto do oggi)
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Libia: è guerra! Sarkozy dà il via libera all’attacco. Caccia francesi già a Bengasi
(0 punti) (0 commenti)18- Gli f35 eramente sono già stati prenotati e pagati in buona parte. Aerei che tutto sommato per noi sono "esagerati" come costi e compiti che devono farci.
1 anno e 2 mesi fa