Logo Blogo

2981

Ore 12 - Pdl da "protezione civile": rischia un 3 a 10 alle Regionali!

(2 punti) (0 commenti)

65- Più che un banale incidente pare un tamponamento a catena in galleria. PREMETTO CHE LA BONINO (E I RADICALI IN GENERE) NON MI SONO MAI ANDATI MOLTO A GENIO, IN QUESTO CASO PERò COME DARGLI TORTO: "Oggi è stata data prova di sciatteria e impunità ognuno pensa che le regole non servano. Le regole ci sono ma poi potenti e prepotenti pensano di non seguirle", dice la candidata del centrosinistra Emma Bonino inaugurando un comitato elettorale nel quartiere Valmelaina-Tufello. "Le regole - aggiunge - servono a tutelare i più fragili, se vostro figlio fa un concorso alle tre e si presenta alle quattro non lo accettano". Bonino assicura di "non voler nemmeno sapere perché c'è stato un ritardo nella consegna della lista qualunque sia il motivo la legge è perentoria".

2 anni e 2 mesi fa
2982

Par condicio: confermato lo stop dei programmi Rai

(0 punti) (0 commenti)

Click. Mauro Masi sospende quattro trasmissioni per un mese: Annozero, Ballarò, Porta a Porta e l’Ultima parola. Rientrato da una settimana di sole tropicale, il direttore generale ha spento con una delibera del consiglio di amministrazione – approvata con 5 sì (la maggioranza) e 4 no (l’opposizione più Garimberti) – gli spazi di approfondimento del servizio pubblico. La Rai doveva applicare la contestata norma sulla par condicio della Vigilanza che, in sintesi, equipara l’informazione giornalistica alla comunicazione politica: alla tribune elettorali anni ‘70, una parola ciascuno, un torto a nessuno. I conduttori potevano lavorare trattando con i bisturi – ovvero senza fare riferimento ai partiti – argomenti di cronaca e di attualità. Ci aveva provato Annozero nelle scorse puntate, prima con l’inchiesta sulla Protezione civile e poi con la droga, i giovani e il cantante Morgan. Ci stava provando Ballarò con un dibattito sul costo della vita. Tutto inutile. Masi ha forzato il regolamento della Vigilanza già di per sé incostituzionale rispetto alla legge sulla par condicio e, sperperando milioni di spettatori e di euro (circa 4 in meno di introiti pubblicitari), impone all'azienda il silenzio sulle notizie. Quelle notizie che saranno esclusiva di Augusto Minzolini, del Tg1 che ha assolto il corrotto David Mills, nonostante la sentenza di prescrizione della Cassazione. I telespettatori dovranno sorbirsi ore e ore di comizi e dichiarazioni di voto: la Rai sarà un’enorme piazza con tanti palchi al centro e nessun professionista – che sia Michele Santoro o Bruno Vespa – che faccia da moderatore e tenga alto il famigerato audience. Missione compiuta per Masi, imbeccato dai rappresentanti del governo in Cda, fuggito all'estero per ripararsi dalle critiche e poi consegnare senza appello un bavaglio benedetto da Palazzo Chigi: "Era l’unica decisione possibile per recepire la legge della commissione di Vigilanza. Così riduciamo al minino il rischio di sanzioni per l'azienda", spiegano dalla direzione generale. Il radicale Marco Beltrandi, relatore in Vigilanza, scaccia da sé le colpe altrui: “È una scelta interamente azienda, non obbligata, né richiesta né incoraggiata”. L'altra metà della tv – l’emittenza privata – resta schiacciata dai paletti dell’Autorità di garanzia (l’Agcom) che estende alla concorrenza la par condicio della Rai. Mediaset deve proteggere soltanto Matrix, a La7 rischiano la rottura del palinsesto, a Sky insistono con la promozione dei faccia a faccia tra i candidati. Una corsa a salvare il possibile. Eppure Mediaset, a parte Matrix, sembra immunizzata e sarà avvantaggiata dall’oscuramento di Masi. Il voto contrario di Paolo Garimberti ha innervosito Angelo Maria Petroni, il consigliere tecnico in quota ministero del Tesoro. “Questa è una dimostrazione di potere illimitato della destra”, commentano da viale Mazzini. Nel cervellotico sistema di capi e caporali, succede che il presidente e il direttore generale siano avversari: “Non condivido. Si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che – dice Garimberti – coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione”. Sarcastico pensando a Minzolini, Giorgio Van Straten: “Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare”.

2 anni e 2 mesi fa
2983

Ore 12 - Pdl da "protezione civile": rischia un 3 a 10 alle Regionali!

(0 punti) (0 commenti)

Liste fuori tempo massimo, firme mancanti o incomplete, liste con simboli simili ad altri già presentati. Questi incapaci che non sanno fare nemmeno il minimo indispensabile per candidarsi secondo le regole. Tutto sommato sarebbero "fatti loro" ma il problema per noi è che sono gli stessi che stanno governando il paese…

2 anni e 2 mesi fa
2984

Par condicio: confermato lo stop dei programmi Rai

(2 punti) (0 commenti)

Da una intervista a Santoro (repubblica): (Giornalista)Oggi con Vespa siete sulla stessa barca. Ma il conduttore di Porta a porta la accusa in sostanza di aver indotto la politica a questo black out. (Santoro)"Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. A noi però ci guardano a sinistra e a destra. Basta leggere i giornali di quella parte che dedicano 20 pagine ogni settimana a me e alla trasmissione. Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. È la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d'ascolto parlano chiaro. Penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero e i numeri dell'Auditel".

2 anni e 2 mesi fa
2985

Par condicio: confermato lo stop dei programmi Rai

(1 punto) (0 commenti)

enrico: Ma va a càgher…

2 anni e 2 mesi fa
2986

Par condicio: confermato lo stop dei programmi Rai

(3 punti) (0 commenti)

Qui non si parla di politica: Molto saggia la decisione del Cda Rai di chiudere i programmi giornalistici nell’ultimo mese di campagna elettorale. Ora si potrebbero rispolverare presso i migliori rigattieri i cartelli che il fascio affiggeva negli uffici pubblici durante il Ventennio: “Qui non si parla di politica, qui si lavora”. L’idea che, con l’aria che tira, gli elettori venissero a sapere chi sono i candidati a occupare le mille poltrone dorate dei consigli regionali era troppo terrificante. Meglio evitare. Il regime è pronto a tutto, persino ad amputarsi il braccio armato, cioè Porta a Porta, pur di impedire che qualche notizia trapeli. Provvederanno per tutti Minzolingua, Mimun e Fede (senza dimenticare Giordano, la vocina del padrone, che inaugura Mediaset News, roba forte). Del resto il quadro generale è talmente putrido che basta una telecamera accesa per guastare il panorama. Si poteva mandare in onda qualche altra serata dedicata al senatore Di Girolamo, affettuosamente ribattezzato “schiavo” e “portiere” dalle migliori cosche della ‘Ndrangheta? Si poteva raccontare che i candidati favoriti in Lombardia e in Emilia Romagna, Formigoni (Pdl) ed Errani (Pd), sono ineleggibili per legge e infatti è pronta una legge ad hoc per legalizzare l’illegalità? Si poteva riferire di che lacrime e di che sangue grondi la Seconda Repubblica, nata dalle stragi e dalle trattative Stato-mafia, come emerge dai processi Mori e Dell’Utri grazie alle rivelazioni di Ciancimino e di Spatuzza? Si poteva spiegare che razza di lombrosario di pregiudicati, imputati, indagati e prescritti sono le “liste pulite” del Pdl e del Pd? Si poteva illustrare la pantomima della legge anti-corruzione scritta dal più noto corruttore della storia d’Europa? Si poteva seguitare a elencare gli sperperi milionari della Prostituzione & Corruzione Civile Spa? Non si poteva, salvo trasformare i seggi elettorali in assalti all’arma bianca con gli elettori inferociti armati di forconi. Al posto delle notizie avremo la consueta sfilata di quaranta leader di partito che, non potendo più mettere il naso fuori di casa per paura di essere riconosciuti, si barricheranno negli studi televisivi e lì, con le piaghe da decubito, registreranno migliaia di autospot per esortare gli amici elettori: “Votateci perché siamo belli, bravi, onesti e capaci”. Sono gli ultimi rantoli di un regime agonizzante che non trova di meglio che rinserrarsi nel bunker e spegnere quel po’ d’informazione sopravvissuta nella speranza di far dimenticare scandali, ruberie e mafierie levandoli dal video per qualche settimana. Poi c’è la pochade fantozziana dell’eroico Milioni, che arriva tardi all’ultimo chilometro perché si chiude in bagno per cambiare gli ultimi candidati in corsa a causa dell’eterna guerra Banana-Fini, poi va a farsi due spaghi al baretto di fronte e infine cede di schianto sul filo di lana: come Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra 1908. O come il ragionier Fantozzi che incede barcollante e paonazzo verso la macchinetta bollacartoline dell’ufficio sinistri e poi si accascia al suolo proprio nel rush finale fra i vani incitamenti dei colleghi impiegati. Come giustificare in tv la leggina che – si accettano scommesse – legalizzerà la sua illegalità e quella della lista Formigoni, presentata con 514 firme taroccate e dunque esclusa dal tribunale? L’unica soluzione è affidarsi all’apposito Minzolingua: uno che riesce a spacciare le prescrizioni per assoluzioni saprà trovare le parole giuste per denunciare in uno dei suoi editoriali l’ennesimo complotto delle toghe rosse. Del resto, nel paese dell’illegalità legalizzata e della giustizia privatizzata, ci mancherebbe pure che le uniche leggi da rispettare fossero quelle elettorali e che l’unico a pagare per non averle rispettate fosse il povero Milioni. Vista l’enormità degli adempimenti e l’oggettiva urgenza della missione, si potrebbe trasformare la presentazione delle liste in un Grande Evento e affidarla alla Protezione civile. Chiamate Bertolaso, o almeno una massaggiatrice al seguito: quelli, almeno, sono velocissimi. di Marco Travaglio, da il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2010

2 anni e 2 mesi fa
2987

La (grave) crisi economica va in Parlamento e in diretta tv. Vittoria del Pd

(0 punti) (0 commenti)

PRATICAMENTE SOLDI RUBATI : Storia dei finanziamenti ai partiti (di Travaglio). Premessa, rubare per il partito dal punto di vista della democrazia è più grave che rubare per sé, perché se uno prende una tangente e poi la spende per comprarsi una macchina di lusso, oppure per farsi una vacanza ai tropici, oppure per qualche escort, tutto rimane nel perimetro del suo privato; se invece uno, dopo aver preso la tangente in cambio di un affare illecito, quella tangente la utilizza per fare carriera in un partito comprando tessere fasulle, oppure portando soldi in nero a quel partito per costituirsi un merito in cambio di una candidatura, altera anche le regole democratiche all’interno di quel partito, avvantaggiandosi su coloro che non rubano e conseguentemente peggiora la qualità della democrazia interna e esterna, oltre a avere preso dei soldi in cambio di un atto illecito o scorretto. Rubare per il partito è quindi molto più grave che rubare per sé, dal punto di vista dell’interesse generale ma, in ogni caso, è vero che oggi sono più numerosi i casi di tangenti per arricchimento del singolo, rispetto al 92 /93, dove vennero fuori molti casi di persone che magari facevano la cresta sulla tangente e quindi una parte se la mettevano in tasca, ma comunque facevano parte di un sistema criminale di massa finalizzato a portare una specie di oleodotto ininterrotto di soldi che, dalle imprese, in cambio di appalti truccati e abolizione della libera concorrenza, confluiva nelle casse dei partiti, perché i partiti per ipocrisia, cioè per non sfidare l’ira dei cittadini, si autoassegnavano dei finanziamenti pubblici che non bastavano per mantenere gli apparati elefantiaci che avevano messo in piedi e quindi, anziché alzare la quota del finanziamento pubblico per paura che la gente li linciasse, lo tenevano basso sulla carta e poi rubavano, integrando con le tangenti. Adesso effettivamente questa necessità i partiti non ce l’hanno: perché? Perché oggi spudoratamente destra e sinistra, dato che non c’è più opposizione né quando governa il centrosinistra, né quando governa il centrodestra su queste questioni di casta, i partiti si autoassegnano una barcata talmente enorme di denaro pubblico che poi non sanno che cosa farsene, quindi navigano nell’altro, incassano - ma lo vedremo - circa il quadruplo di quello che spendono. La storia della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nasce nel 74, anzi nel 73, quando a Genova i Pretori scoprono che il Parlamento è sul libro paga dei petrolieri e conseguentemente il Parlamento vota leggi fiscali di favore per l’Unione Petrolifera la quale, a seconda di quanti soldi risparmia da queste leggi fiscali di favore, devolve una percentuale di quel risparmio ai partiti, praticamente si compra il Parlamento ogni anno per avere sgravi fiscali. Così i cittadini pagano più tasse per coprire quelle che non pagano più i petrolieri, i partiti incassano la loro tangente e sono tutti contenti tranne Pantalone, che alla fine paga. Questo scandalo fa molto scalpore - all’epoca gli scandali facevano molto scalpore - e i politici, per cercare di recuperare un minimo di credibilità, che cosa fanno? Una legge severa sul finanziamento dei partiti: stabiliscono che i partiti possono prendere denaro pubblico - prima prendevano soltanto denaro da privati - possono prendere una quota di finanziamento pubblico e poi possono pure continuare a prendere soldi da privati, purché naturalmente l’azienda che dà il finanziamento al partito o al politico metta a bilancio quel finanziamento, altrimenti è ovvio che, se un imprenditore deruba le casse della sua azienda e porta via dei soldi per darli a chi vuole lui, commette reato di appropriazione indebita, falso in bilancio e evasione fiscale, perché poi su quel nero non paga le tasse. Per cui le imprese che finanziano politici o partiti dovevano e devono- perché questa legge è ancora in vigore, sia pure un po’ ritoccata nell’81 e in altre epoche - mettere a bilancio questi finanziamenti e i partiti, a loro volta, debbono presentare ogni anno una dichiarazione con l’elenco di tutti i contributi privati che ricevono dalle imprese. Possono riceverli da qualunque impresa, salvo che sia un’impresa pubblica: un’impresa pubblica finanziata con denaro pubblico non può finanziare i partiti e invece i partiti, dopo aver approvato questa legge, continuarono a prendere i soldi dalle imprese private in nero, perché non erano finanziamenti a un partito, ma tangenti che gli imprenditori pagavano prima in vista di favori che avrebbero avuto dopo, oppure che pagavano dopo in cambio di favori che avevano avuto prima. Erano tangenti mascherate da finanziamenti illegali. Questa legge è stata violata per quasi venti anni finché, nel 92, è esploso lo scandalo di tangentopoli: erano i partiti che avevano fatto una legge e poi avevano cominciato subito dopo a violarla. L’avevano fatta per farsi belli davanti ai cittadini, questa legge: lo scandalo fu enorme, i partiti ancora una volta di fronte all’ira popolare, si tagliarono in qualche modo gli attributi, rinunciarono all’autorizzazione a procedere per le indagini, rinunciarono all’amnistia o agli indulti a maggioranza semplice, all’epoca bastava avere il 51% per fare amnistia o l’indulto, nel 93 la maggioranza fu portata ai due terzi e, da allora, fino all’arrivo di Mastella non fu varato più alcun provvedimento di clemenza. Di solito ogni tre o quattro anni facevano un indulto o un’amnistia, salvavano tutti e ricominciavano. Il furto pubblico dei partiti Infine fu abolito, grazie al referendum popolare del 1993, del 18 aprile del 93, il referendum dei radicali, il finanziamento pubblico dei partiti: il 90, 3% degli italiani disse “ noi non vogliamo più che i partiti prendano una lira di denaro pubblico”. Sarà giusto o sarà sbagliato? Questo hanno stabilito i cittadini italiani, i referendum vanno rispettati e invece, subito dopo, con il governo Ciampi morente, siamo a fine del 93, alla vigilia dello scioglimento delle Camere da parte di Scalfaro, in vista delle elezioni politiche del marzo del 94, quelle che poi Berlusconi vinse per la prima volta, il governo Ciampi morente fece una leggina che consentiva ai partiti di fare rientrare dalla finestra il finanziamento pubblico che il referendum aveva appena scacciato dalla porta. Cambiarono il nome al finanziamento pubblico e lo chiamarono “ rimborso per le spese elettorali”: era una norma, anche se tradiva il senso del referendum, a giudicare da quello che succede oggi abbastanza accettabile o meno inaccettabile e prevedeva che ogni cittadino residente in Italia contribuisse alle spese delle campagne elettorali dei partiti, solo dei partiti che superavano il 3%, se prendevano meno non avevano diritto ai rimborsi, pro capite con 800 lire a testa ogni anno per ciascuna delle due Camere, per cui erano 1. 600 lire pro capite per ogni cittadino residente in Italia. Già allora si scoprì che era troppo: perché? Perché poi i partiti alle elezioni del 94 spesero 36 milioni di Euro, facciamo già i calcoli in Euro, mentre avevano incassato il doppio e quindi già il rimborso era molto largo rispetto alle spese effettivamente sostenute. Del resto, se è un rimborso, che cosa è un rimborso? Tu spendi, mi dai la ricevuta e io ti do l’importo equivalente, non è che prima ti fai dare dei soldi pensando che più o meno spenderai tot e poi te li tieni, anche se hai speso soltanto la metà: quello non è un rimborso, quella è una truffa e quindi la legge era già una truffa, perché dava i soldi prima presuntivamente rispetto a spese che non erano ancora state sostenute e che poi si sono sempre rivelate inferiori rispetto all’importo del rimborso. Ma i partiti non si accontentano e continuano a assaltare la diligenza: nel 97, maggioranza di centrosinistra, il Parlamento.. ma anche con i voti del centrodestra tutti insieme appassionatamente, tranne i radicali, dovete sempre tenere fuori i radicali e, da quando ci sono, i dipietristi, perché hanno sempre cercato di mettere un freno a questo andazzo, anche se poi ovviamente hanno ricevuto anche loro i finanziamenti pubblici, hanno cercato di modificarli, ma si sono sempre trovati in minoranza. Ebbene, nel gennaio del 97, il Parlamento dell’Ulivo con i voti del Polo approva un’altra legge che dice “ facciamo che gli italiani devono scegliere se dare o meno i contributi ai partiti: possono devolvere ai partiti il 4 per mille dell’IRPEF, il denaro raccolto va a creare un fondo e questo fondo se lo dividono i partiti in base al loro peso elettorale” e così solo i cittadini che vogliono finanziare i partiti lo possono fare con una parte delle loro tasse. Naturalmente i cittadini versano in pochissimi questo quattro per mille e comunque l’importo versato dai cittadini non è mai stato comunicato ufficialmente, dovevano essere veramente quattro soldi. E allora i partiti rischiano la bancarotta e quindi tornano immediatamente indietro: che cosa fanno? Visco anticipa subito ai partiti, a spese nostre, 160 miliardi per il 97 e 110 miliardi per il 98 ai partiti, perché altrimenti quelli sono in bancarotta, avevano fatto un po’ di spese a babbo morto, pensando che i cittadini gioiosamente andassero a versare e in realtà non avevano versato. Naturalmente il centrodestra, che ce l’aveva con Visco anche quando respirava, questa volta zitto e mosca, intasca pure la sua parte. Si decide di tornare alla vecchia truffa del rimborso elettorale, che poi è un finanziamento pubblico camuffato, cioè il finanziamento diretto: i cittadini contribuiscono sia che vogliano, sia che non vogliano, lo Stato paga. Nel 99 passa la nuova legge che archivia l’esperimento del quattro per mille senza nessun dibattito sul perché i cittadini non vogliono dare i soldi ai partiti, niente, fanno tutto alla chetichella, di notte e di nascosto. Si torna ai rimborsi elettorali e qui, sempre in anticipo naturalmente, si decide di dare un Euro per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali, ma non un Euro una tantum.. scusate, non un Euro per tutte le elezioni: no, un Euro per le elezioni alla Camera, un Euro per le elezioni al Senato, un Euro per i Consigli Regionali e un Euro per le elezioni del Parlamento europeo. Quindi, per tutta la legislatura, i partiti hanno diritto a 4 Euro per ogni cittadino; in più, si decide di abbassare il quorum per i partiti che ottengono il rimborso: prima era il 3%, adesso diventa l’1%, basta prendere l’1% dei voti per avere diritto a entrare nella spartizione della torta. Così le liste e i partiti hanno tutto l’interesse sa moltiplicarsi, invece di compattarsi e diventano decine e decine, perché tanto più sono e più prendono, cioè non hai più bisogno di avere almeno il 3% dei voti, che era proprio il minimo, basta l’1, conseguentemente si polverizzano per andare a incassare i soldi. I rimborsi vengono usati solo in minima parte per le campagne elettorali, che abbiamo detto che costano molto meno di quanto non venga rimborsato: servono a mantenere le strutture elefantiache dei partiti, che si sono ricostruite in barba al referendum che invece, proprio su questo, era intransigente. Super surplus di ipocrisia, i partiti promettono che se gli anticipi superano le spese effettivamente sostenute, le somme in sovrappiù verranno restituite entro cinque anni a rate, 20% all’anno. Ma il decreto per regolamentare questo conguaglio non viene mai varato e i soldi non vengono mai restituiti: in pochi mesi i tesorieri dei partiti decidono una modifica legislativa che ritocca addirittura verso l’alto l’importo del rimborso. Che cosa è successo? E’ entrato in vigore l’Euro e quindi, dalle ottocento lire della prima legge, hanno deciso di farsi il cambio alla pari: 1 Euro per ogni cittadino, invece di ottocento lire 1 Euro, praticamente hanno quasi triplicato l’importo che ogni cittadino deve per ogni elezione e, non contenti, fanno addirittura un’altra legge che impone di passare a 2 Euro per ogni elettore, per ogni camera, più elezioni europee e più regionali. Quindi praticamente ogni cittadino deve pagare - due per quattro - 8 Euro a legislatura: nel 2001, così facendo, le forze politiche incassano addirittura 92 milioni di Euro, sono 200 miliardi di vecchie lire. Triplo rimborso carpiato con scasso Ultima fase: nel 2001 abbiamo detto 92 milioni di Euro per i partiti, che hanno speso per le elezioni del 96 un quarto di questi 92 milioni, cioè alle ultime elezioni, quelle del 96, ne avevano speso un quarto. Ebbene, alle successive elezioni si attribuiscono il quadruplo e i soldi non bastano mai, perché nel 2002, una volta rieletto Berlusconi come Presidente del Consiglio, siamo nella legislatura che Berlusconi ha fatto tutta intera, dal 2001 al 2006, mentre i partiti si scontrano in Parlamento e in piazza sulle leggi ad personam etc. etc., di nascosto passa un’altra leggina bipartisan, con firme di centrodestra e di centrosinistra, dove viene approvato, come vi dicevo prima, il cambio da 800 lire a 1 Euro per ogni elettore e poi si passa ai 2 Euro per ogni elettore. C’è un’altra furbata: gli elettori a cui prendere i soldi non vengono calcolati in base a quelli che votano, ma vengono calcolati sugli iscritti alle liste elettorali; si dirà “ quelle della Camera per la Camera e quelle del Senato per il Senato”: no, quelle della Camera sia per la Camera che per il Senato, perché? Perché al Senato vanno a votare meno persone, in quanto c’è un’età superiore dell’elettore minimo del Senato e quindi, alle elezioni del Senato, gli elettori sono 4 milioni in meno e per il Senato i partiti prenderebbero dei soldi in meno. Invece, anche per il Senato, il rimborso si calcola sugli iscritti alle liste elettorali della Camera, dopodiché abbiamo detto che nel 94 le elezioni erano costate 36 milioni, nel 96 erano costate 20 milioni, nel 2008 riusciranno a costare addirittura 136 milioni di Euro, eppure i partiti, nei cinque anni successivi, riceveranno 500 milioni, cioè praticamente 10 Euro per ogni elettore, guadagnando il 270% netto rispetto alle spese davvero sostenute e, come vi ho detto, per intascare questi rimborsi bisogna avere un minimo dell’1% di voti, per cui vi rientrano quasi tutti i partiti, anche quelli che non riescono a entrare in Parlamento, visto che in Parlamento ci vuole un certo quorum, che è a volte del 4% e a volte addirittura superiore . Se poi uno non fa neanche l’1% i suoi soldi non è che vadano sprecati: se li dividono gli altri partiti. Ultima chicca, la nuova norma assicura la copertura di tutti e cinque gli anni di legislatura anche nel caso in cui la legislatura non duri cinque anni, ma si interrompa con la caduta anticipata del governo e le elezioni anticipate: per esempio, quello che succede nel 2006 /2008; la legislatura dell’Ulivo con il governo Prodi numero due dura soltanto due anni, poi Prodi cade e si rivà alle elezioni nell’aprile del 2008. Bene, quella legislatura è durata due anni, ma i partiti incassano i rimborsi elettorali per tutti e cinque gli anni, li stanno ancora incassando adesso - 2006 /2011 - finiranno di incassarli l’anno prossimo, cumulando tra il 2008 e il 2011 sia i finanziamenti per la legislatura virtuale (2006 /2011), sia quelli per la legislatura effettivamente in vigore (2008 /2013). Sono degli anni in cui prendono addirittura il rimborso doppio per risarcirsi di una legislatura che non c’è mai stata, perché è finita con tre anni d’anticipo e quindi non ha comportato le spese previste dalla legge. E così, di aumento in aumento e di ritocco in ritocco, nel 2006 il totale dei rimborsi elettorali raggiunge la cifra record di 200 milioni di Euro, più del doppio dei 93 milioni che avevano incamerato nelle elezioni precedenti, quelli del 2001 e quindi, se nel 93 ogni italiano versava - per fare le somme finali - ogni anno ai partiti - nel 93, quando fecero la leggina Ciampi - 1, 1 Euro all’anno, nel 2006 ne ha sborsati 10 e pochi mesi fa, alla vigilia di Natale, la Corte dei Conti ha calcolato che nei quindici anni della storia della seconda repubblica i partiti hanno prelevato dalle casse dello Stato 2 miliardi e 200 milioni di Euro, 4. 500 miliardi di vecchie lire. Non so se mi sono spiegato, ma stiamo parlando di una truffa legalizzata ai danni dei cittadini, a cui si è poi aggiunta una cosa che nessuno sa, ossia che nel febbraio 2006, mentre stava morendo la legislatura del governo Berlusconi due e stava per arrivare il governo Prodi due, in fretta e furia i partiti fecero una norma che alzava il tetto sopra il quale i partiti devono dichiarare da chi prendono i soldi. Questo tetto era di 5. 000 Euro (dieci milioni di vecchie lire): se uno riceveva un finanziamento sotto i 10 milioni di vecchie lire, sotto i 5. 000 Euro non era obbligato a dichiararlo nella dichiarazione pubblica alla Camera dei finanziatori. Se invece superava quella soglia doveva dichiararlo, altrimenti era un finanziamento illecito, se veniva scoperto. Bene, hanno alzato da 5 a 50. 000 Euro questa soglia e quindi, dal 2006, un politico o un partito che ricevono dei soldi in nero da un’azienda, in cambio di cosa non lo saremo mai, non sono neanche obbligati a dichiararli e conseguentemente si è creata una gigantesca area di franchigia che consente a ogni singolo politico di intascare ogni anno fino a 50. 000 Euro in nero e, con 50. 000 Euro in nero, naturalmente ce ne sono a sufficienza per farsi pagare la campagna elettorale da qualcuno che non vuole comparire, in cambio di qualcosa naturalmente, senza neanche il rischio che il magistrato possa chiederti chi ti ha dato quei soldi, perché non è più reato. Hanno istituito, dopo la modica quantità di falso in bilancio e la modica quantità di evasione fiscale, due leggi ad personas e ad castam che ho raccontato nel libro, di cui una fatta da Berlusconi e l’altra fatta dal governo Amato con la depenalizzazione dell’utilizzo di false fatture sotto una certa soglia, adesso hanno istituito la tangente, da quattro anni è in vigore la tangente legalizzata in modica quantità: basta rubare un tot non superiore a 50. 000 Euro all’anno e non rischi più di finire in galera e neanche sotto inchiesta. La modica quantità per uso personale, come si direbbe in linguaggio di legge sulla droga. Dato che oggi si sente parlare di fare delle leggi anticorruzione, bisognerebbe chiedere chi le ha fatte tutte queste leggi pro corruzione: sono le stesse persone.

2 anni e 2 mesi fa
2988

Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

(0 punti) (0 commenti)

22- CERTAMENTE: Specialmente se chi lo certifica è uno come te…

2 anni e 2 mesi fa
2989

Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

(0 punti) (0 commenti)

20- "Compagnia"…scusate ma la tastiera è un pò "vissuta".

2 anni e 2 mesi fa
2990

Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

(0 punti) (0 commenti)

15- Primo: Tutto ciò che ho è frutto di lavoro dipendente (oltretutto pagato da una compagna angloamericana). Secondo: La cooperativa sociale di cui sono presidente e socio fondatore non fa (e non può) far lavorare a nero in quanto opera (secondo quanto previst per i contratti di lavoro in cooperativa) attraverso appalti o sovvenzioni in strutture pubbliche e private ipercontrollate (il guadagno mio personale in tale attività è modesto). Terzo: Non vedo cosa abbiano a che fare i primi due punti (da te messi in ballo) con le critiche da me espresse verso l'articolo e l'articolista…

2 anni e 2 mesi fa
2991

Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

(1 punto) (0 commenti)

Landoni: Il tuo razzismo è ancora latente (più per vergogna che per convinzione) ma evidente in ogni articolo. E' inutile che per ogni fatto manifestazione o simile legato in qualche modo al razzismo prima di controbattere con argomenti protorazzisti metti le mani avanti con il solito "non vedo l'utilità percui…" La manifestazione e di tutti i lavoratori estracomunitari regolari (o meno) presenti(quindi che non sono cittadini italiani o europei) presenti in Italia, e sono di tale "categoria di lavoratori" a prescindere dall'etnia colore della pelle e religione. Se si sentono in qualche modo vittime di una certa discriminazione (cosa innegabile) è una colpa farlo notare?

2 anni e 2 mesi fa
2992

Caso Di Girolamo: solo adesso Berlusconi e gli altri hanno capito che il voto degli italiani all'estero è una porcheria?

(0 punti) (0 commenti)

C’è mafia e mafia Solidarizzare col senatore Di Girolamo sarebbe eccessivo. Ma condividere il suo stupore per lo sdegno generale che lo circonda, anche tra gli alleati e i presunti oppositori del Pd che due anni fa l’avevano salvato dall’arresto (unici contrari gli Idv) e ora lo vogliono cacciare, questo sì, si può fare. Non si comprende la differenza fra il suo caso, che ha portato persino Berlusconi a scaricarlo, e quelli di Dell’Utri e Cuffaro. Anzi l’unica differenza è a suo favore: Dell’Utri è stato condannato in primo grado per mafia, Cuffaro in appello per favoreggiamento alla mafia, Di Girolamo non ancora. Ha “solo” un mandato di cattura per rapporti con la ‘ndrangheta. Come Cosentino, che però starebbe con la camorra e dunque resta sottosegretario. Si dirà: Di Girolamo è stato fotografato con un boss e le cosche votavano per lui. Ma vale pure per Cuffaro, che fu filmato con due medici mafiosi: Vincenzo Greco, condannato per aver curato il killer di don Puglisi, e Salvatore Aragona, condannato per aver fornito un alibi falso al boss Enzo Brusca. Entrambi legatissimi al boss Giuseppe Guttadauro, che Cuffaro fece avvertire delle microspie a casa sua. Per Dell’Utri c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal 1974 e il ‘76 infila un mafioso, Vittorio Mangano, in casa di Berlusconi: assunzione suggellata – scrive il Tribunale di Palermo – da un incontro a Milano fra il Cavaliere, Dell’Utri e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo. Nel 1976 partecipa – l’ammette lui stesso – al compleanno del boss catanese Antonino Calderone, insieme ai mafiosi Mangano, Nino e Gaetano Grado. Nel ’77 va a lavorare per Filippo Rapisarda, legato a mafiosi come Vito Ciancimino e il clan Cuntrera-Caruana. Nel 1980 partecipa – l’ammette lui stesso – a Londra alle nozze di Jimmy Fauci - pregiudicato siciliano legato ai Caruana, addetto al traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada - con i mafiosi Di Carlo, Teresi e Cinà. Nel 1992 il boss di Trapani, Vincenzo Virga, minaccia l’imprenditore Garraffa per perorare la causa di un presunto credito in nero reclamato da Dell’Utri (Virga e Dell’Utri si salveranno grazie alla prescrizione del reato di minacce gravi). Intanto Dell’Utri ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, figlio di un complice dei Graviano. Nel 1993, mentre lavora al progetto Forza Italia, Dell’utri s’interessa al movimento mafioso “Sicilia Libera”: i suoi contatti con uno dei fondatori, il principe Napoleone Orsini, risultano da agende e tabulati. In novembre ancora le sue agende rivelano due incontri a Milano, nella sede di Publitalia, con Mangano, appena uscito da 11 anni di galera per mafia e traffico di droga. Nel 1998 la Dia fotografa Natale Sartori (socio della figlia di Mangano in alcune cooperative di pulizie) mentre rende visita al neodeputato Dell’Utri. Pochi mesi dopo la Dia filma un incontro a Rimini fra Dell’Utri e un falso pentito, Pino Chiofalo, che organizza un complotto contro i pentiti veri. Nel ‘99 Dell’Utri si candida al Parlamento europeo: un fedelissimo di Provenzano intercettato in un’autoscuola raccomanda ai picciotti di votare per lui: “Dobbiamo portare e aiutare Dell’Utri, sennò lo fottono. Se sale alle Europee non lo tocca più nessuno…‘sti sbirri non gli danno pace”. Nel 2001, vigilia delle politiche, il boss Guttadauro parla con Aragona: “Con Dell’Utri bisogna parlare, alle elezioni ’99 ha preso impegni (col boss Capizzi, ndr) e poi non s’è fatto più vedere”. Aragona: “Io sono stato invitato al Circolo, sede culturale di Dell’Utri in una biblioteca famosa”. Nel 2003 Vito Palazzolo, boss latitante in Sudafrica, contatta Dell’Utri tramite intermediari (tra cui la moglie) perché prema sul governo Berlusconi per sistemare i suoi guai giudiziari. Di Girolamo, al confronto, è un principiante. Ma ha un grave torto: “L’ha portato An”, dice il Banana, dunque l’inchiesta non è talebana né a orologeria: “È una cosa seria”. Ha sbagliato partito e soprattutto banda: se stava con la mafia o con la camorra, come minimo sarebbe sottosegretario. Fonte: ‘Il Fatto Quotidiano’ di Marco Travaglio

2 anni e 2 mesi fa
2993

Elezioni regionali 2010: le liste pulite del Pdl. Donna Mastella candidata in Campania

(0 punti) (0 commenti)

C’è mafia e mafia Solidarizzare col senatore Di Girolamo sarebbe eccessivo. Ma condividere il suo stupore per lo sdegno generale che lo circonda, anche tra gli alleati e i presunti oppositori del Pd che due anni fa l’avevano salvato dall’arresto (unici contrari gli Idv) e ora lo vogliono cacciare, questo sì, si può fare. Non si comprende la differenza fra il suo caso, che ha portato persino Berlusconi a scaricarlo, e quelli di Dell’Utri e Cuffaro. Anzi l’unica differenza è a suo favore: Dell’Utri è stato condannato in primo grado per mafia, Cuffaro in appello per favoreggiamento alla mafia, Di Girolamo non ancora. Ha “solo” un mandato di cattura per rapporti con la ‘ndrangheta. Come Cosentino, che però starebbe con la camorra e dunque resta sottosegretario. Si dirà: Di Girolamo è stato fotografato con un boss e le cosche votavano per lui. Ma vale pure per Cuffaro, che fu filmato con due medici mafiosi: Vincenzo Greco, condannato per aver curato il killer di don Puglisi, e Salvatore Aragona, condannato per aver fornito un alibi falso al boss Enzo Brusca. Entrambi legatissimi al boss Giuseppe Guttadauro, che Cuffaro fece avvertire delle microspie a casa sua. Per Dell’Utri c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal 1974 e il ‘76 infila un mafioso, Vittorio Mangano, in casa di Berlusconi: assunzione suggellata – scrive il Tribunale di Palermo – da un incontro a Milano fra il Cavaliere, Dell’Utri e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo. Nel 1976 partecipa – l’ammette lui stesso – al compleanno del boss catanese Antonino Calderone, insieme ai mafiosi Mangano, Nino e Gaetano Grado. Nel ’77 va a lavorare per Filippo Rapisarda, legato a mafiosi come Vito Ciancimino e il clan Cuntrera-Caruana. Nel 1980 partecipa – l’ammette lui stesso – a Londra alle nozze di Jimmy Fauci - pregiudicato siciliano legato ai Caruana, addetto al traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada - con i mafiosi Di Carlo, Teresi e Cinà. Nel 1992 il boss di Trapani, Vincenzo Virga, minaccia l’imprenditore Garraffa per perorare la causa di un presunto credito in nero reclamato da Dell’Utri (Virga e Dell’Utri si salveranno grazie alla prescrizione del reato di minacce gravi). Intanto Dell’Utri ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, figlio di un complice dei Graviano. Nel 1993, mentre lavora al progetto Forza Italia, Dell’utri s’interessa al movimento mafioso “Sicilia Libera”: i suoi contatti con uno dei fondatori, il principe Napoleone Orsini, risultano da agende e tabulati. In novembre ancora le sue agende rivelano due incontri a Milano, nella sede di Publitalia, con Mangano, appena uscito da 11 anni di galera per mafia e traffico di droga. Nel 1998 la Dia fotografa Natale Sartori (socio della figlia di Mangano in alcune cooperative di pulizie) mentre rende visita al neodeputato Dell’Utri. Pochi mesi dopo la Dia filma un incontro a Rimini fra Dell’Utri e un falso pentito, Pino Chiofalo, che organizza un complotto contro i pentiti veri. Nel ‘99 Dell’Utri si candida al Parlamento europeo: un fedelissimo di Provenzano intercettato in un’autoscuola raccomanda ai picciotti di votare per lui: “Dobbiamo portare e aiutare Dell’Utri, sennò lo fottono. Se sale alle Europee non lo tocca più nessuno…‘sti sbirri non gli danno pace”. Nel 2001, vigilia delle politiche, il boss Guttadauro parla con Aragona: “Con Dell’Utri bisogna parlare, alle elezioni ’99 ha preso impegni (col boss Capizzi, ndr) e poi non s’è fatto più vedere”. Aragona: “Io sono stato invitato al Circolo, sede culturale di Dell’Utri in una biblioteca famosa”. Nel 2003 Vito Palazzolo, boss latitante in Sudafrica, contatta Dell’Utri tramite intermediari (tra cui la moglie) perché prema sul governo Berlusconi per sistemare i suoi guai giudiziari. Di Girolamo, al confronto, è un principiante. Ma ha un grave torto: “L’ha portato An”, dice il Banana, dunque l’inchiesta non è talebana né a orologeria: “È una cosa seria”. Ha sbagliato partito e soprattutto banda: se stava con la mafia o con la camorra, come minimo sarebbe sottosegretario. Fonte: 'Il Fatto Quotidiano' di Marco Travaglio

2 anni e 2 mesi fa
2994

Ore 12 - Il gatto (Berlusconi) c'è. Ma i ... topi ballano lo stesso

(0 punti) (0 commenti)

Attenzione non è satira. Dopo il mitico lettone di Putin, ecco un nuovo colpo del “solito noto”, anche stavolta nello strategico (per lui) settore molle e materassi. Silvio Berlusconi (e poi dice che lo tormentano con il gossip) ha appena comprato un talamo che appartenne a Napoleone Bonaparte. Dettaglio non da poco: con un gesto che susciterà orrore in qualsiasi storico dell’arte (e non solo), non appena ha messo le mani sopra il rarissimo pezzo di antiquariato, Silvio lo ha fatto tempestivamente segare e allargare. Lo scoop, ancora una volta, è di “Novella 2000”. Ma la vera rivelazione è questa: la notizia non arriva da qualche malalingua e non è nemmeno una leggenda metropolitana non verificata. A raccontarlo, nel prossimo numero del settimanale della Rizzoli è lo stesso antiquario che ha rifornito il premier. Si chiama Anna Maria Quattrini (non è uno scherzo, è il cognome vero) e ha un negozio in via dei Coronari. É un letto a baldacchino ed è effigiato con aquile. Insieme alla cessione del pezzo la Quattrini ha firmato anche un contratto in cui è stato stabilito con esattezza cosa può dire e cosa non può dire. Può dire, per esempio, che il premier non era certo che la modifica fosse stata fatta bene: “Se non mi piace – aveva aggiunto – lo darò a Piersilvio”. Ergo, non solo Silvio Berlusconi voleva sottilmente comunicarci che (almeno in qualcosa) è più lungo lui dell’imperatore che ha riscritto i codici dell’Europa moderna. Ma anche che lui può qualunque cosa e non conosce i limiti ormai superati della conservazione artistica. Inutile immaginare la destinazione d’uso del baldacchino bonapartesco. Il “lettone di Bonaparte” sarà esibito agli ospiti nella prossima villa ed inserito in un nuovo pacchetto turistico insieme a qualche necropoli etrusca? Oppure diventerà il teatro su cui viene contrattato e firmato il contratto per qualche importante fornitura di gas? Tutto è possibile. Altre mosse possibili: comprare la Gioconda e aggiungerci i baffi. Riscattare il Colosseo, sigillarlo con l’alluminio anodizzato e costruire un mausoleo alle adoratrici del club “Silvio ci manchi”. Procedura d’urgenza e lavori d’appalto affidati a Guido Bertolaso e alla Protezione civile, ca va sans dire.

2 anni e 3 mesi fa
2995

Decreto milleproroghe e tagli ai contributi per l'editoria: ritorna il diritto soggettivo, ma non per tutti

(0 punti) (0 commenti)

TGRegime 1: Per Minzolini Prescrizione = Assoluzione. http://tv.repubblica.it/copertina/il-tg1-assolve-mills/43148?video

2 anni e 3 mesi fa
2996

Italiano ucciso a Kabul. Agente dei servizi vittima di un attentato stamattina in Afghanistan

(0 punti) (0 commenti)

AFGANISTAN: Offensive, Conquiste, Ritorsioni, Attentati, Civili Morti, Corruzione Politica e Civile, Traffico di Droga, Elezioni poco o nulla Democratiche e Soldati (e simili) Italiani Morti. Passano gli anni (ormai quasi 10) e non cambia "nulla", che senso ha continuare ancora così?

2 anni e 3 mesi fa
2997

Gasolio nel Lambro: è emergenza. Pronto Guido Bertolaso per aiutare Roberto Formigoni e Vasco Errani

(0 punti) (0 commenti)

5 ORE DI COMPLICE ATTESA: Cinque ore di buio. Cinque ore in cui non squillano telefoni e non vengono dati segnali d’allarme. Quando alle 8.30 di martedì la Lombarda Petroli avvisa per telefono l’Agenzia regionale per l’a mbiente che «è in corso uno sversamento di gasolio», nelle fogne di Monza sono già colati almeno 4mila metri cubi di carburante. Il sabotaggio. Il petrolio sgorga dalle 3.30, riempie il piazzale del deposito, rende irrespirabile l’aria per chilometri. Una scena apocalittica e difficile da immaginare, di fronte a cui chiunque si sarebbe affrettato a chiamare i soccorsi. Invece no. Alla Lombarda Petroli, per 300 minuti, nessuno dà l’a llarme. Fra le cose che i gestori dell’impianto dovranno spiegare a chi indaga sul disastro ambientale c’è anche quel ritardo, che ha contribuito a creare il mostro ecologico (8mila metri quadri di carburante) che, dopo avere contaminato il Lambro, ora avvelena il Po e minaccia il mare Adriatico. Il report dei soccorritori. La parentesi di silenzio fra l’inizio del dramma e la richiesta di soccorsi è documentata dal report stilato dai soccorritori martedì 23 febbraio, nel primo giorno di emergenza. Un dossier fitto, in cui viene registrato l’orario esatto di ogni avvenimento. Alle 8.30 si è detto Lombarda Petroli finalmente avvisa Arpa e Brianza Acque del versamento di carburante. Alle 10.25 il Nucleo sommozzatori Milano segnala alla sede regionale della Protezione civile «una macchia oleosa in località San Rocco di Monza, in corrispondenza del depuratore di acque del Fiume Lambro». Allarme rosso. La bomba è già completamente innescata: la massa di carburante, colata nei tombini della Lombarda Petroli, ha percorso sei chilometri di fogne, intasato il depuratore e cominciato a riversarsi nel Lambro. Alle 10.30 a San Rocco intervengono i vigili del fuoco. Alle 11 i Comuni del Lodigiano sono avvisati: «Si interdica l’approvvigionamento di acqua per gli agricoltori». Un’ora dopo, Arpa informa di avere sigillato le sette cisterne di carburante manomesse a Villasanta. Dal sabotaggio sono passate otto ore e mezzo. L'unità di crisi. Alle 12.50 viene convocata l’u nità di crisi in Prefettura a Milano. Intanto l’onda nera corre sul Lambro, verso sud: alle 13.21 ha passato Peschiera Borromeo ed è entrata nel Lodigiano.

2 anni e 3 mesi fa
2998

Processo Mills: prescrizione, non assoluzione (e cosa succederà a Silvio Berlusconi)

(1 punto) (0 commenti)

Chi è ill Complice: Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. (di Peter Gomez) Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale. Per questo Mills dovrà versare 250.000 euro allo Stato e non andrà in prigione solo perché la prescrizione (abbreviata da una legge approvata dal centrodestra nel 2005) ha cancellato il suo reato. La sentenza potrebbe avere effetti imprevedibili sul processo in corso a Milano, dopo lo stop dovuto al Lodo Alfano, contro il solo Berlusconi. Il dibattimento rischia infatti diventare brevissimo. I giudici potrebbero far proprio il contenuto del verdetto definitivo sulla corruzione giudiziaria di Mills (che ha valore di prova) e chiudere tutto, o almeno il primo grado, entro il prossimo gennaio 2011, il mese in cui la prescrizione scatterà anche per il Cavaliere. Un esito paradossale che spiega bene l’ondata d’insulti rivolti in ottobre contro la Corte costituzionale, da quasi tutto il centrodestra, quando il Lodo fu bocciato. Ieri, il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha definito quelle contumelie una “bizzarria” di una classe politica che finge di meravigliarsi se i giudici della Corte fanno il loro lavoro e dichiarano illegittime norme in contrasto con i principi fondanti della Repubblica. Per Amirante si tratta di un gioco pericoloso. Perché “quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”. Tutto vero. Anche se in Italia la situazione è ancora peggiore. Le istituzioni qui da noi si delegittimano da sole. Prendete, ad esempio, il Senato. Due anni fa i magistrati scoprono che Nicola Di Girolamo, il parlamentare Pdl oggi accusato di essere un uomo della 'Ndrangheta, è un abusivo. Per farsi eleggere all’estero aveva falsificato il suo certificato di residenza. Bè, cosa fanno i suoi (momentanei) colleghi? Dicono di no al suo arresto. E poi, sebbene le prove della truffa elettorale siano documentali, non lo fanno nemmeno decadere. Tutto viene rimandato all’eventuale sentenza definitiva. Poi arriva la seconda richiesta di manette, spuntano le sue foto abbracciato a un boss, e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha una trovata: non pronunciamoci sull’ordinanza di custodia, dice, ma limitiamoci a togliere a Di Girolamo la poltrona abusivamente occupata a Palazzo Madama. Il tutto con due anni di ritardo, mentre il disgusto per la Casta cresce e le istituzioni si trascinano da sole nel fango.

2 anni e 3 mesi fa
2999

Le pagelle del venerdì

(0 punti) (0 commenti)

CORRIERE E CORRUZIONE: Il professor Ernesto Galli della Loggia s’interroga pensoso sul Pompiere della Sera a proposito de “La corruzione e le sue radici”. L’agile trattatello, diversamente dal solito, non è né inutile né dannoso: serve anzi a comprendere come si è ridotta la classe intellettuale italiota, incapace di vedere, capire, spiegare, proporre, elaborare un’idea originale al di fuori del déjà vu, del luogo comune, dell’eterno conformismo. La tesi di fondo è stimolante e soprattutto inedita, almeno per chi non frequenta i bar sport: è tutto un magna magna. “La verità è che è l’Italia la causa della corruzione italiana”, visto che rubano tutti: chi trucca concorsi, chi froda il fisco, chi si fa la casa abusiva, chi raccomanda amici e parenti nei posti pubblici, chi gonfia le tariffe dei servizi. Ma va? “In molti altri paesi – filosofeggia l’acuto pensatore – comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. Perché?”. In realtà i suddetti comportamenti sono reato anche in Italia. Ma, non appena un magistrato si azzarda a scoprirli e sanzionarli, indagando, intercettando, arrestando o condannando qualcuno, c’è sempre qualche gallo della loggia o pollo del balcone che si mette a strillare all’invasione di campo della magistratura, alle toghe rosse, ai processi politici, allo scontro fra giustizia e politica, al giustizialismo, alle manette facili, invocando separazioni delle carriere, immunità, lodi Schifani e Alfani. Quando Mastella e signora furono beccati a lottizzare tutto il lottizzabile in Campania, dalle Asl ai canili, fu tutto un coro di “embè? così fan tutti”. Se, come scrive il sagace politologo, “Mani Pulite non ha segnato una svolta”, “è stato tutto inutile ”, “la corruzione italiana appare invincibile”, non è certo colpa dei magistrati. A loro spetta scoprire e punire i reati già commessi. Per impedire o almeno ridurre la possibilità che altri se ne commettano, bisogna rendere più severe le sanzioni e più stringenti i controlli. In questi 18 anni s’è fatto l’opposto. Su circa 200 “riforme della giustizia” approvate dal 1992 a oggi, nemmeno una ha reso più difficile o rischiosa la corruzione e più facile la sua scoperta. Anzi, tutto il contrario. Su quale pianeta, in quale galassia ha vissuto Galli della Loggia per tutto questo tempo? Ha mai scritto un rigo contro le leggi che depenalizzavano l’abuso d’ufficio, le false fatture e il falso in bilancio, allungavano i processi e dimezzavano la prescrizione, sbiancavano i fondi neri all’estero, abolivano i processi alle alte cariche specie quella bassa, condonavano frodi fiscali e abusi edilizi? Si sta forse battendo contro il processo breve anzi morto, il legittimo anzi illegittimo impedimento, l’abolizione delle intercettazioni? Ha mai proposto una sola legge anticorruzione? Ora scopre che “le tangenti continuano a girare vorticosamente anche nel privato”: s’è mai accorto che nel 1999 l’Italia siglò la convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione (che impone di punire pure le tangenti fra privati), ma si è sempre “dimenticata” di ratificarla? Perché dal suo pulpito, o dalla sua loggia, o dal suo balcone, anziché menarcela con la separazione delle carriere o lo scontro fra giustizia e politica, Galli non ha mai lanciato una campagna per sollecitare quella ratifica? Perché un mese fa i mejo commentatori del Pompiere (a parte Magris e Bragantini) si sono associati alla beatificazione di un corrotto latitante come Bottino Craxi e oggi si meravigliano se si continua a rubare? In coda al trattatello, il geniale pennuto invita tutti a “guardare a fondo dentro di noi e dentro la nostra storia”. Basterebbe guardare a fondo quel che scriveva lui nel 1992-’93 quand’era lucido e quel che ha scritto (ma soprattutto non ha scritto) dopo. Anziché scomodare il gene italico, per spiegare la corruzione basta la rassegna stampa dell’ultimo ventennio: è piena zeppa di intellettuali che, anziché smascherare le imposture del potere, gli prestano le parole per nasconderle meglio.

2 anni e 3 mesi fa
3000

Ciarpame senza pudore: Nicole Minetti, la "dentista di Berlusconi" candidata in Lombardia

(0 punti) (0 commenti)

14- Il prossimo acquisto sarà il divano di Mussolini (quello che il dux usava per gli "incontri" osè a palazzo Venezia)?

2 anni e 3 mesi fa