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"Voi del Tg1 fate domande del ca..." Di Pietro a nervi scoperti contro una giornalista Rai

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Complimenti Landoni sempre più in basso (ormai stai scavando): Contrada all'epoca dell'incontro (alla mensa ufficiali della caserma dei CC) non era condannato, ma era un alto funzionario del Sisde… La giornalista in questione è la Peritore personcina che un vaffa se lo merita, mio Zio la conosciuta all'università e ha diversi aneddoti su come ha fatto per entrare in rai e carriera seguente… Il mah su Minzolini? Ti piace come giornalista ti ispiri a lui?

2 anni e 3 mesi fa
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Michela Vittoria Brambilla "salva" il turismo con... il gioco d'azzardo

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Da una la cui unica cosa buona fino ad ora fatta erano gli spot per le calze (deve ringraziare le gambe e la sua mamma) cosa potevamo aspettarci… Speriamo non faccia fallire il ministero come ha già fatto con le sue "imprese"…

2 anni e 3 mesi fa
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Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

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24- Si vede che di soldi del KGB ne arrivavano pochi o erano più bravi quelli della CIA: Il PCI non ha mai governato, colpi di stato non ne hanno mai tentati o almeno prospettati, in compenso la dc ha sempre governato e frange exfasciste hanno avuto soldi per fare un vero colpo (più di uno) di stato fallito per poco… Ma si sa si crede sempre ha chi grida più forte e il nano ha molta "voce"

2 anni e 3 mesi fa
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Il ministro Zaia sponsorizza i panini di McDonald's: polemica col Guardian

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7- Un uso minimo per prodotti poco smerciati, non credo sia quello che rilancia i nostri prodotti dop (anzi probabilmente ne discreditano il "valore"). La catena USA c'è e da lavoro ma non favoriamola oltre il dovuto magari sfavorendo gli artigiani della gastronomia veloce (c'è chi la battuta -in un paesino- grazie alla qualità del prodotto rispetto al prezzo)…

2 anni e 3 mesi fa
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La vignetta del giorno

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Giustizia al Pomodoro di Marco Travaglio Bei tempi quando i politici si ricattavano fra loro. Ora c’è un intero Paese ricattato da un solo uomo, che lo tiene in ostaggio da quindici anni per sistemare i propri affari finanziari e penali. Sono ricattati gli alleati, precettati a uno a uno via sms perché si presentino compatti come falange macedone alla Camera per votargli l’ennesima (quarantesima? cinquantesima? s’è perso il conto) legge su misura: quella che renderà legittimo qualunque “impedimento” a comparire in tribunale, senza nemmeno la fatica di doverne inventare uno a ogni udienza. Impedimento legittimo a prescindere per Lui e i suoi ministri, su disposizione di un funzionario di Palazzo Chigi che darà ordini ai giudici (teoricamente “soggetti soltanto alla legge”, art. 101 della Costituzione) perché rinviino le udienze di sei mesi in sei mesi, in attesa della prossima porcata: superlodo Alfano o immunità Chiaromonte (Pd). Infatti è ricattata anche l’opposizione, almeno quella che si fa ricattare: l’Udc aveva promesso di votare contro se l’impedimento non fosse valso solo per il premier e non fosse stato ritirato il processo breve, invece si asterrà; e il Pd non tenta nemmeno l’ostruzionismo, anzi si accinge a dialogare sull’immunità, dopo che i D’Alema e i Violante han fatto sapere che il legittimo impedimento è “il male minore”. Ricattati anche gli editori dei giornaloni “indipendenti”, dal Sole 24 Ore (ieri, vedi pagina 10, taroccava un sondaggio per dipingere un paese allegro e ottimista sulla crisi) al Pompiere della sera (ieri sparava in prima pagina una vecchia e innocua foto di Contrada e Di Pietro, nascondendo le rivelazioni di Ciancimino sull’odore dei soldi). E sono ricattati anche i giudici. Quelli della Cassazione sanno che, se il 25 febbraio non assolvono Mills, il governo scasserà quel che resta della Giustizia col processo morto. Quelli di Milano sanno che, se non assolvono Berlusconi nel processo Mediaset e nella causa Mondadori, finiranno linciati come il collega Mesiano, portatore sano di calzini turchesi. Quelli di Palermo sanno che, se non assolvono Dell’Utri, una legge ammazza-pentiti farà saltare tutti i processi per mafia. E tocca pure assistere a sceneggiate come quella di sabato pomeriggio, quando la prima udienza della separazione fra Silvio e Veronica (“tentativo di conciliazione”) si è svolta non in Tribunale, come per i comuni mortali, ma alla Prefettura, in una sala appositamente allestita dal prefetto Lombardi, quello che dice che a Milano la mafia non esiste. Di solito, per proteggere la privacy dei coniugi vip, i giudici fissano le udienze in Tribunale il sabato pomeriggio. Per il divorzio del Banana, invece, c’è la Prefettura. Anche perché in Tribunale si inaugurava l’anno giudiziario e i magistrati protestavano contro il governo ammazza-giustizia. E poi, si sa, al Banana i tribunali danno l’orticaria. Gli vengono proprio le bolle rosse al solo sentirne parlare. Meglio farlo giocare in casa, nel “palazzo del governo”. Il tutto per decisione o con l’avallo della presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, che tre anni fa aveva costretto il gip Clementina Forleo a una procedura del tutto inedita per proteggere la casta dalle intercettazioni Unipol-Antonveneta. Chissà in quale articolo del Codice di procedura civile è previsto che la separazione del premier venga discussa in Prefettura. E chissà perché il presidente della sezione famiglia del Tribunale, Gloria Servetti, ha sentito il bisogno di giustificare il fallimento dell’“operazione privacy” con un’imbarazzante dichiarazione Ansa: “Avevo adottato tutte le cautele possibili e sono molto amareggiata che la vicenda sia apparsa sulla stampa. Nessun giudice della mia sezione, né la cancelleria, né i miei familiari (sic!, ndr) erano al corrente della pendenza del procedimento né dei miei impegni di sabato pomeriggio”. Dopotutto, se il Tribunale avesse obbedito al Codice, sarebbe passata una leggina per il divorzio ad personam. Il ricatto è a un punto tale che ormai, per evitare le leggi su misura, i giudici le anticipano. il fatto quotidiano, 3 febbraio 2010

2 anni e 3 mesi fa
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Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

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"Mi avete scoperto: sono James Tonino Bond" 3 febbraio 2010 Di Pietro, rabbia e ironia sulle accuse di spionaggio "Senta, ma allora lo scriva… Se tutto questo è vero, se sono questo formidabile spione, vissuto in incognito per trent’anni, ma allora io sono il più grande agente segreto del Ventesimo secolo. Io non sono Mata Hari, sono Bond, James Tonino Bond!". Ironico, sarcastico, ma anche terribilmente incazzato. Letteralmente, incazzato. Antonio Di Pietro ieri, era un fiume in piena. Il Corriere della Sera pubblica in prima pagina la foto di un pranzo del 1992 in cui lui compare – in un pranzo, in una tavola di sei persone, al fianco di Bruno Contrada, uno dei più famosi 007 italiani? Di un ufficiale – all’epoca numero tre del Sisde – che sarà arrestato solo nove giorni? La notizia diventa deflagrante perché si lega alle voci che circolano da anni, quella secondo cui l’ex pm avrebbe una seconda vita. Agente segreto, secondo qualcuno, addirittura uno degli uomini della Cia in Italia secondo una (auto)denuncia fatta dallo stesso Di Pietro: “Vogliono incastrarmi”. Insomma, in questo clima, e nell’umore in cui si trova, Di Pietro accetta di spiegare la sua verità e di ribattere, uno per uno, a tutti gli addebiti che gli fa uno dei suoi principali biografi (e critici) il giornalista Filippo Facci. Onorevole Di Pietro, quando lei ha visto Il Corriere… "Sono fuori dalla grazia di Dio". Vorrei farle un piccolo interrogatorio… "Allora, se permette, le do qualche consiglio". Vorrei chiederle… "Alt! Se è un interrogatorio, prima di iniziare mettiamo a verbale". Che cosa? Non le ho ancora chiesto nulla. "Questo Di Domenico, ovvero l’uomo che Il Corriere considera attendibile a sostegno delle tesi fantastiche secondo cui io sarei un agente segreto, è un uomo che ha ricevuto ben 18 provvedimenti di diffida da parte dell’autorità giudiziaria! Diciotto, ha capito?". E cosa dicono questi provvedimenti? "Che si tratta, cito testualmente, e le mando pure il fax, di un grafomane di pro-fes-sio-ne!". Lei lo ha denunciato? "Denunciato? Gli hanno persino venduto all’asta la casa per pagare le spese processuali? Io le chiedo perché secondo lei il Corriere abbia fatto ricorso a una fonte così screditata". Lei stesso, però, ha preannunciato l’arrivo di queste accuse. Perché? "Sì, perché sapevo che stava arrivando della spazzatura. Se dico che stanno arrivando dei veleni, mica questo significa che ci sia un qualche fondamento". I giornali pubblicano le notizie quando le valutano come tali. "E allora io domando, pubblicamente. Quali sono le ragioni che spingono, ora, il Corriere della Sera, ad attingere a leggende metropolitane e testimonianze di gente screditata?". Cosa vuol dire? "Che mi colpiscono a freddo. E che c’è un burattinaio che cura questa regìa". Non vorrà dire che De Bortoli è un burattinaio, non ci crede nemmeno lei. "Allora c’è qualcuno che strumentalizza De Bortoli e Il Corriere contro di me, chiaro? Non è che sono obbligati a mettere in pagina tutto quello che passa". Quale sarebbe il movente? "Si cerca di demolire politicamente e pubblicamente un soggetto non conforme ai poteri dominanti". Cioè lei. "Mi scusi. Io giudico quello che leggo". Cosa intende dire? "Ieri, sulla prima del Corriere della Sera, non si poteva leggere la notizia di Massimo Ciancimino, che racconta: la mafia investì i suoi soldi a Milano 2. Però c’era una mia foto del Natale del 1992, accompagnata da un pezzo che prova ad accreditare il tentativo di demolizione. Non c’era notizia, ha capito! Solo allusioni". Parliamo di questa benedetta foto, allora. "Certo, non ho nulla da nascondere. Non ero mica in un bordello, circondato da veline, sa?". E dove si trovava, se lo ricorda? "Ohhhh…. In una caserma dei carabinieri! Ha capito?". Ricorda i dettagli di quel giorno? "Certo. Mi invitò il colonnello Tommaso Vitaliano, che oggi è uno stimato generale, non un latitante". E l’occasione quale era? "Un evento tipico della Spectre… La cena degli auguri di Natale, con i suoi ufficiali". Nove giorni prima dell’arresto di Contrada. "Esatto. Certo. Il problema, semmai, sarebbe se fosse stato nove giorni dopo! Che dice?". A quel tavolo è stato riconosciuto e identificato anche un agente della Kroll, agenzia legata ai servizi americani. "Ho letto. Embè?". Le risulta? "Senta, se lei vedesse tutti gli altri scatti, scoprirebbe che eravamo quasi cento, forse ottanta. Se le dico che con questo signore non credo di aver scambiato una parola mi crede?". Eravate il tavolo d’onore? "Sì, ero al tavolo con quello che per me, e per tutti, era il questore Contrada. Ma se anche avessi parlato con il signore della Kroll, non ci sarebbe niente da dirmi: non avevamo fatto nulla di male, né io né lui. Sarebbe un problema se fossi stato a una tavolata con Riina! Ma che paese è diventato, l’Italia". Senta, Di Pietro, tutto questo diventa singolare perché lei stesso denuncia il tentativo di darle della spia. "C’era anche il colonnello Del Vecchio…c’erano ufficiali, sottufficiali, non era mica la mensa del Kgb. E nemmeno eravamo in un gradevole incontro di escort". Dicono che ci sono altre foto. "Bene. Se me ne danno copia, le metto tutte sul sito e le commento una ad una". Tutto inizia dal fatto che lei si laurea bruciando le tappe… "Lo conosco il teorema. Dicono: Di Pietro è stato aiutato, infiltrato, favorito per oscuri disegni. Mavvia". Facci scrive: lavorava, amministrava i condomini, e poi riesce a dare 32 esami in 21 mesi. "Embè? Ma lo sanno come funziona l’università? Io ho seguito il piano di studi del corso di laurea, punto. Ci ho messo quattro anni esatti". I conti non tornano. O sbaglia lui, o sbaglia lei. "Tornano, tornano… Non è che uno dà gli esami il primo giorno. La sessione dura sei mesi, a volte un anno… Mi sono fatto un mazzo così. Altro che titolo regalato!". Solo un anno prima era in Germania, a "lucidare mestoli", come scrive Facci. Poi torna in Italia e trova posto in una ditta legata al ministero della Difesa… "Questa la devo raccontare. Ero uscito da scuola perito elettronico, specialista in comunicazioni…". Codici segreti? "Mavaàà… Ha presente la famosa scuola Radio Elettra? L’unico codice con cui avevo dimestichezza era il molisano di Montenero di Bisaccia". Insomma, lei fa un concorso. "E mentre ero lì in Germania, a faticare, mi arriva una lettera di mia madre. Ci sono 2000 concorrenti, 36 posti…". Ma ricorda tutto così bene? "Mi sono andato a rivedere le carte. Insomma, io come arrivo? Ultimo! E quindi non scelgo la sede. Niente Roma, mi mandano a Milano, prima legione aerea". A contatto con il servizio segreto dell’esercito in un sito militare, dicono… "Ah, ah, ah…lo sa cosa facevo? Il magazziniere. E poi l’ispettore". Ah, attività inquirente. "Sì, certo. Il mio lavoro era verificare come e se, erano stati montati i pezzi che venivano caricati sulle bolle". Altra leggenda metropolitana che lei non ha mai smentito: Di Pietro era nella scorta di Dalla Chiesa. "Ma per l’amor di dio! Ma quando, nel 1972? Nel 1973? Appena uscito da scuola? Magari". Quindi non è vero? "Ma scusi, io mi metterei una medaglia al petto di essere stato al fianco, o di aver servito un uomo come Dalla Chiesa. Purtroppo non è vero, perché allora mi prenderei volentieri anche l’accusa di essere spione". Insomma: laurea normale. Facci ha trovato una testimone secondo cui lei vendeva anche gli appunti. "Questa è una grande cazzata". Lo faceva anche Berlusconi. "Guardi, se qualcuno capiva la mia grafia e il mio metodo glieli davo pure gratis. Ma questo cosa dimostrerebbe? Che facevo gli appunti per darmi una copertura? Ah, ah, ah…". Quindi nessun aiuto o aiutino. "Ho fatto un sacco di cose di cui vado orgoglioso, mica solo quelle! Ho studiato di giorno e di notte, ho lavorato, ho vinto un concorso da segretario comunale prima, da magistrato poi. Altro che Cia, altro che Kgb. Un bel percorso per un contadinotto che già allora bisticciava con l’italiano". E poi c’è la famosa spedizione alle Seychelles, in cui lei da magistrato, va a caccia di latitanti… "Quella è la ciliegina sulla torta. Siccome al film mancava Ursula Andress…ecco che vado a fare le operazioni sullo scenario di mare, con Ursula Andress al seguito. Ma questo, se non fosse tragico sarebbe uno scherzo". Quindi? "Sa che le dico? Prima querelo tutti. Poi, prendo le carte processuali e ci faccio altri soldi". Come? "Bè, appena leggono questo popò di romanzo, quelli ci fanno sopra un film. Gliel’ho detto, don Tonino Bond. Nel mio ruolo ci voglio Scamarcio". Da il Fatto Quotidiano del 3

2 anni e 3 mesi fa
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Rosarno: gli immigrati vivono per strada a Roma. Non realizzate le promesse di Roberto Maroni

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5-6 Il solito metodo PDL risolvere il problema solo a livello mediatico scaricandolo altrove in attesa che le acque si calmino, tutto fumo e niente arrosto. La lga ha preso la puzza del Nano…

2 anni e 3 mesi fa
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Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

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12- Alla poltrona di che? non ha nessun incarico istituzionale…ma sei realmente scemo o ci fai?

2 anni e 3 mesi fa
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Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

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Falcioni complimenti: Un articolo in accordo alla tua bassezza Intellettivo-Politica, tu e Landoni fate a gara per la maglia nera? Ci sono alte cariche (ai massimi livelli nano compreso) ministri e sottosegretari accusati e "indagati ufficialmente" per ben di peggio e stiamo a discutere su inverosimili trame in stile "Scaramella" ?

2 anni e 3 mesi fa
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Il ministro Zaia sponsorizza i panini di McDonald's: polemica col Guardian

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3- Invece di favorire Mcdonald (perchè usa per qualche suo prodotti ingredienti Italiani) favoriamo la diffusione e vendita di panini tipici della regione a livello artigianale (ad esempio il panino al lampredotto in toscana o la Piadina in Emilia Romagna) invece di ostacolarli con leggi idiote che favoriscono i Giganti della ristorazione come la catena USA

2 anni e 3 mesi fa
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Il ministro Zaia sponsorizza i panini di McDonald's: polemica col Guardian

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1- Cibo tipicamente USA fatto con ingredienti Italiani, come fare la "ribollita toscana" con prodotti americani (pane compreso) sarà fatta con ingredienti politicamente più corretti ma gastronomicamente inadatti e quindi il prodotto finale d'insieme farà schifo…se devo mangiare un Mac Hamburger (preferisco comunque un panino al lampredotto) lo voglio originale…

2 anni e 3 mesi fa
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Pdl flop: tesseramento al palo. Berlusconi furioso!

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13- Bisogna provare di persona faccia a faccia (in web non vale), ho trovato solo alcuni bori laziali ma aggiungono "perche mi ricorda un pò LUI"…e qualche Milanese che aveva tutta l'aria di avere appena sniffato……

2 anni e 3 mesi fa
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Di Pietro, spuntano le foto con Contrada. E il dossier arriva dal Corriere della Sera

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39- Meglio ribadire il concetto e non SCHIFANIarsi di ripeterlo…

2 anni e 3 mesi fa
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Pdl flop: tesseramento al palo. Berlusconi furioso!

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8- Proponga 500 euro al mese per un anno a chi si tessera magari ad un milione ci arriva (di tasca sua naturalmente con un bel mutuo su canale 5)

2 anni e 3 mesi fa
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Elezioni 2010: ufficializzata la candidatura di Renzo Bossi a Brescia

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26- All'epoca c'era il maggioritario, votavi la persona (contro si candidò Ferrara) prima di dire caz..informati

2 anni e 3 mesi fa
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Di Pietro, spuntano le foto con Contrada. E il dossier arriva dal Corriere della Sera

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Cena con Contrada e papaveroni dei cc con ci collaborava (foto di quasi venti anni fa) e questa è una cosa sospetta? siamo al ridicolo, quando tranquillamente uno è presidente del senato ed era "socio in affari" di due mafiosi conclarati…

2 anni e 3 mesi fa
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Pdl flop: tesseramento al palo. Berlusconi furioso!

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qui in toscana non ho trovato nessuno (che non faccia politica attiva) che ammetta esplicitamente di votare berlusconi, figuriamoci tesserarsi ufficialmente…

2 anni e 3 mesi fa
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Le pagelle del martedì

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8- Più che altro una bella faccia di Tolla (anzi di letame) dopo aver abbaiato "Roma ladrona" per anni…

2 anni e 3 mesi fa
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Le pagelle del martedì

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Castelli sempre più patetico: Ad una disoccupata che chiedava un posto nella lega rispose che nella lega "sono" tutti uguali e bisogna fare una dura gavetta per essere candidati… Ma và a ciapè e rat…

2 anni e 3 mesi fa
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Le pagelle del martedì

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Tu vò fa l'Israeliano: (di Marco Travaglio) Se c’è un posto dove il Banana non dovrebbe mettere mai piede è Israele. Invece vi stazionerà per tre giorni, seguito da una carovana di sei ministri e un centinaio di portaborse e veline. Roba da far impallidire la spedizione di Craxi in Cina, quando Andreotti, accompagnato dalla sola moglie, commentò: “Sono stato in Cina con Craxi e i suoi cari”. Prim’ancora di arrivare, il nostro premier da esportazione ha impartito agli israeliani una prima lezione di democrazia, insultando sul quotidiano Haaretz i giornali che lo criticano e i giudici che lo processano. Intervista accolta con vivo stupore dagli israeliani, che in perfetta lingua ebraica hanno commentato: “Embè?”. In quello strano paese i giornali sono abituati a criticare i presidenti del Consiglio e anche della Repubblica, e i giudici a processarli. Il laburista Yitzhak Rabin, negli anni Settanta, si vide stoppare la carriera politica da un’inchiesta per un conto aperto da sua moglie. Più recentemente Ariel Sharon, già fermato da un’indagine sulla guerra in Libano durante la quale non aveva mosso un dito contro la strage falangista di palestinesi a Sabra e Chatila, era tornato sotto inchiesta per finanziamenti illeciti al suo partito. E, dopo di lui, era finito nei guai anche suo figlio. Il penultimo presidente della Repubblica, Moshe Katsav, bersagliato da quella che il Banana chiamerebbe una “campagna di odio” e che invece era una normale campagna di stampa, era finito sotto inchiesta per presunte molestie sessuali ai danni di alcune segretarie. Anche in Israele il capo dello Stato (come in Italia, in Francia, in Grecia e in Portogallo) gode di un particolare status d’immunità, almeno per i delitti legati alle funzioni che esercita come rappresentante della Nazione. Ma Katsav si spogliò dello scudo e si dimise, essendo i reati di cui era accusato chiaramente sganciati dalla carica che ricopriva. Non possedeva, povero lui, giornali e tv da usare per inventare oscuri complotti ai suoi danni. Anche Ehud Olmert, il penultimo presidente del Consiglio di questo paese perennemente in guerra, s’è dimesso due estati fa perché indagato per un piccolo finanziamento elettorale non dichiarato di 150 mila dollari dal magnate americano Morris Talansky (ma anche per aver acquistato sottocosto un appartamento di 300 mq nel quartiere più chic di Gerusalemme: vero Renata Polverini?). Anziché invocare lodi schifani o alfani, accampare legittimi impedimenti, proporre immunità parlamentari o ministeriali, approvare processi brevi cioè morti, minacciare riforme della giustizia, chiedere di essere giudicato “dai miei pari” o dispari, proclamarsi “primus super pares”, portarsi in Parlamento i suoi avvocati, depenalizzare i suoi reati, comprare o ricusare i suoi giudici, tentare la fuga a Brescia, strillare alla persecuzione, Olmert se n’è andato con una pubblica dichiarazione in tv che andrebbe scolpita a caratteri d’oro all’ingresso di Montecitorio, di Palazzo Madama, di Palazzo Chigi e del Quirinale: “Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse sono infondate da cittadino qualunque”. Ultimamente – come ricorda Giuseppe D’Avanzo su Repubblica – “dopo insistenti inchieste giornalistiche – anche della tv pubblica –, due ministri, Avraham Hirchson (Kadima) e Shlomo Benizri (Shas), sono stati condannati a 5 e 4 anni di carcere per corruzione e riciclaggio”. Cose che accadono nelle altre democrazie, anzi nelle democrazie. Se i giudici processano un politico, salta il politico. In Italia salta il processo o salta il giudice. (Il Fatto Quotidiano del 02 Marzo 2010)

2 anni e 3 mesi fa