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Elezioni regionali 2010. Perché non dare direttamente la presidenza della Puglia all'Udc?

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2 anni e 4 mesi fa
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L'Italia di Rosarno, gli italiani degli "outlet"

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Saviano: africani coraggiosi (più di NOI) contro le mafie: «La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie», per questo secondo quello che dice Roberto Saviano sono più coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l'illegalità. «La prima - ricorda ancora Saviano - ci fu a Villa Literno nel 1989, la seconda a Castelvolturno nel 2008 e le ultime due a Rosarno, sempre in seguito ad aggressioni subite da membri della comunità africana. Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso poichè per loro contrastare le organizzazioni criminali è questione di vita o di morte. E qualunque sia la nostra opinione sulle modalità della rivolta è necessario comprendere che ad essersi ribellata è la parte sana della comunità africana che non accetta compromessi con la 'ndrangheta». Per l'autore di Gomorra «gli immigrati che protestano sono nostri alleati nella battaglia all'illegalità e non dovremmo criminalizzarli. Mi piace sottolineare, a questo proposito, ancora una volta, che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere.»

2 anni e 4 mesi fa
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Ottaviano del Turco: e se fosse davvero innocente?

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IL LUPO PERDE IL PELO (MAGARI LO SOSTITUISCE CON UNO DI UN ALTRO COLORE) MA NON IL "VIZIO" (CHE RIMANE SEMPRE LO STESSO): Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, "al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica". Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi "un capro espiatorio" perché "il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l'intero sistema politico". Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del "problema": cioè di un reato. Filippo Penati definisce Craxi "un grande statista", ma statista deriva da Stato: quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista? Bobo, figlio d'arte, parla di "pacificazione", ma non spiega chi dovrebbe far la pace con chi: le guardie con i ladri? I ladri con i derubati? Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà addirittura in pellegrinaggio ad Hammamet: è lo stesso Frattini che protesta perché qualcuno, in America, critica la condanna di Amanda Knox a Perugia. Ma come può un governo invocare il rispetto della giustizia italiana se i suoi ministri sono i primi a delegittimarla? Letizia Moratti paragona le condanne di Craxi a quelle di Garibaldi e Giordano Bruno, come se questi intascassero tangenti miliardarie su conti svizzeri. Paolo Franchi, sul 'Corriere della Sera', sostiene che Craxi non si assoggettò alla giustizia perché "erano tempi in cui non si facevano prigionieri". In realtà Craxi doveva finire in carcere per scontare due condanne definitive a 10 anni emesse da un regolare tribunale al termine di regolari processi. Per Carlo Tognoli, pure lui pregiudicato, è ora di "riscrivere la storia" perché "è falso che la classe politica fosse totalmente corrotta". Ma che rubassero tutti lo disse proprio Craxi alla Camera: mentiva Craxi o mente Tognoli? Carlo Ripa di Meana definisce Craxi "un gigante fra i lillipuziani", mentre "Mani Pulite non portò alcuna redenzione": ma le indagini giudiziarie servono a punire chi commette reati, non a impedire che altri ne commettano. Ripa paragona Craxi a Kohl. Forse gli, sfugge che dieci anni fa il patriarca della Germania unita fu indagato per i fondi neri della Cdu, ammise di aver incassato 1 milione di euro in nero, si scusò in lacrime, lasciò la presidenza del partito, pagò 300 mila marchi per chiudere il suo processo, ipotecò la casa e raccolse 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu. Due mesi fa la sua erede Angela Merkel l'ha escluso dalle celebrazioni per i 10 anni dalla caduta del muro di Berlino. A proposito di giganti e di nani.

2 anni e 4 mesi fa
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Rivolta degli immigrati a Rosarno: le vere cause di un evento prevedibile

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IL "VERO" RAZZISMO SI VEDE IN QUESTI MOMENTI NON QUANDO TUTTO VA "BENE": Rosarno è esplosa. Può succedere il peggio, la rivolta dei neri rischia di finire con un morto ora che la protesta è già guerriglia. Sono tutti contro tutti. I neri contro i bianchi. Chi fino a ieri, ma per meri interessi economici, "tollerava" la presenza di quei ragazzoni alti dalla pelle scura che vagavano per gli agrumeti della Piana, ora è in piazza a fare ronde. Chi era "tollerante" e solidale perché questo gli imponevano formazione e cultura, ora ha paura. E poi c'è chi soffia sul fuoco, perché ha già deciso che la rivolta dei neri può tornare utile. La 'Ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, la più forte, la più ricca, quella più impregnata di rapporti con la politica. Può succedere di tutto a Rosarno, ecco perché sono stonate, fuori luogo, fuorvianti e pericolose le parole del ministro dell’Interno Maroni. Ha parlato da leghista o da capo della sicurezza nazionale di questo paese? Dove sta, dove ha visto questa “troppa tolleranza verso gli stranieri”? Qui l’unica “tolleranza”, alimentata dall’assenza dello Stato, dall’indifferenza, dallo sfascio della Pubblica amministrazione e dalle complicità, è nei confronti di chi sfrutta i migranti. Si è tollerata la riduzione in schiavitù di quei 50 mila lavoratori stranieri senza identità e senza diritti che vagano per l’Italia seguendo il ciclo delle stagioni e dei raccolti. 50 mila, una città intera fatta di cartoni infraciditi dall’acqua, di bidoni dove bruciano plastica e carta per riscaldarsi, di cessi colmi di escrementi, di acqua che non c’è per lavarsi. Diaby Sekou aveva da poco superato i vent’anni, era ivoriano ed era venuto in Italia per guadagnarsi il pane. Si rompeva la schiena nel Tavoliere delle Puglie per una ventina d’euro al giorno. Non era nessuno. È morto di freddo il 22 dicembre mentre l’Italia battibeccava sul white christmas. Il suo corpo riposa sotto la terra d’Africa grazie alla solidarietà dei braccianti italiani (esistono ancora) e del loro sindacato, la Flai-Cgil. Anche Diaby era “tollerato”, come le migliaia di suoi compagni col volto nero degli africani o con la pelle pallida di chi viene dall'Est, che affollano le tante Soweto italiane, le banlieue diffuse a macchia di leopardo nel sud dell’Italia. San Nicola a Varco (Eboli), Cassibile (Catania ), e poi Cerignola, Stornara, Stornarella (Puglia), Castelvolturno (Campania). E la Calabria. Zone del sud che hanno un’agricoltura forte e di qualità che sopravvive solo grazie a uno sfruttamento bestiale del lavoro. I 3.000 braccianti neri che vivono tra Rosarno e gli altri paesi della Piana (un crogiuolo di 37 nazionalità diverse) guadagnano 20 euro al giorno, 22 in meno di un lavoratore italiano. Sei euro è la tangente che tocca al “caporale” che li porta sui campi, ne restano 14. Per vivere in Italia e per far vivere gli altri della famiglia che sono rimasti in Ghana, in Burkina Faso, in Burundi o in Senegal. Vivono in una ex cartiera che il 20 luglio scorso è andata a fuoco, distruggendo tutto e ferendo quattro di loro. All’alba affollano la statale 18 in attesa dell’ingaggio, come quarant’anni fa i braccianti italiani. Il “caporale” li caricherà su un furgone e li porterà in campagna. Sono bianchi, ma anche neri: sempre legati alla 'Ndrangheta. I Pesce di Rosarno, i Piromalli di Gioia Tauro, clan potenti che controllano tutto nella Piana, dal porto, ai centri commerciali, ai lavori pubblici, all’agricoltura, alle amministrazioni comunali. Desta più d’un sospetto il ferimento dei due migranti, la scintilla che ha fatto scoppiare la rivolta. Due persone, diverse tra di loro per ruolo e cultura, la pensano allo stesso modo. “Appare strano – dice Domenico Bagnato, il commissario mandato dalla prefettura dopo lo scioglimento del comune per mafia – che due immigrati siano stati feriti in concomitanza con la riunione per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Convocato dopo la bomba di mafia alla Procura generale di Reggio. “La Calabria e la 'Ndrangheta – riflette Peppino Lavorato, comunista e storico sindaco antimafia – erano in prima pagina, ora, dopo gli spari di quei due picciotti, la rivolta dei neri ha conquistato i grandi titoli. Forse i boss puntavano a questo”. Rosarno, un’altra notte di tensione. La città è lacerata. Don Pino de Masi, prete e animatore di Libera, è tra i neri, i preti della Caritas, sono lì, i volontari di Medici senza frontiere portano conforto. Conoscono tutti. Tocca a loro ricucire la ferita tra i bianchi e gli schiavi. Loro ci sono da sempre, lo Stato no.

2 anni e 4 mesi fa
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L'Italia di Rosarno, gli italiani degli "outlet"

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Schiavi e colpevoli: L’odio, la vendetta, la paura. E alla fine la caccia all’uomo, gli spari, il sangue, le sprangate. È Rosarno, il giorno dopo la caccia al “nero” scoppiata per un doppio colpo di fucile. E’ dalle sei del pomeriggio che lo Stato barcolla, qui in Calabria, quando la “giustizia” del più forte ha il sopravvento. Armi in pugno e auto in fuga, spranghe in mano e uomini per terra, pestati a sangue, alla spicciolata, lì dove tentano di nascondersi, mentre camminano sparpagliati, intorno alla città, nelle strade di campagna. È difficile tracciare una somma della giornata: 18 feriti tra le forze dell’ordine, 19 tra gli immigrati, e poi cinque arresti tra gli italiani, tre fermati, quattro arresti tra gli africani. Accuse che variano dalla devastazione al tentato omicidio. Ma sono stime purtroppo provvisorie, che sfuggono persino al prefetto Luigi Varatta, durante la conferenza stampa in municipio. Carabinieri, poliziotti e finanzieri hanno fatto ciò che hanno potuto, ma lo Stato è stato lento. Alle sette della sera, arrivano i rinforzi da Palermo: una trentina di carabinieri, già in assetto anti-sommossa, posa le valigie nell’hotel Vittoria. Ventisei ore dopo l’inizio della guerriglia urbana. Negli stessi minuti, due immigrati, sono stati pestati a sprangate dalla gente inferocita. Uno di loro è in gravi condizioni, codice rosso. Neanche un’ora prima, altri due vengono gambizzati, a poche centinaia di metri fuori dal paese, con un fucile a pallini. Qualcuno li raccoglie in periferia, non sono gravi, ma la vendetta ha già preso corpo, e sui loro corpi inizia a consumarsi, un minuto dopo l’altro, come la gente aveva previsto, sin troppo facilmente, sin da due giorni fa. Alle 8 della sera Ahmed è asserragliato in una vecchia fabbrica, protetto dai carabinieri e dalla polizia, insieme con centinaia di braccianti africani: “Aspetto che mi portino via”, dice al telefono, “ho le valigie pronte. Ma non viene a prendermi ancora nessuno. Voglio andare via”. Via. Tutti, ormai, vogliono andare via. Ma non si capisce come, né dove, visto che dinanzi alla baraccopoli di Ahmed ci sono centinaia di ragazzi inferociti. Rosarnesi armati di spranghe, mazze da biliardo, e soprattutto: taniche di benzina. Vogliono ancora fiamme, proprio lì dove, due sere fa, bruciava un’auto, che ora è una carcassa scheletrita e affumicata. Quella l’avevano bruciata gli africani, il resto, adesso, vogliono bruciarlo questi rosarnesi, che sono una minoranza, ma fanno paura. A Rosarno s’è sparato anche in mattinata, quando un signore ha imbracciato una carabina, e ha scaricato in aria un paio di colpi. Gli immigrati erano sotto il suo balcone. Rabbiosi più di prima. Paura e spari. Spari e paura. E poi rabbia, sempre più intensa, sempre più pericolosa e ingestibile. In mattinata Rosarno era un paese fantasma agitato dai demoni: saracinesche serrate, negozi chiusi, bidoni rovesciati e poi strade bloccate, urla, terrore negli occhi dei rosarnesi e degli immigrati, genitori che riportavano i figli a casa, dalle scuole, che oggi saranno chiuse. I primi proiettili della giornata sono stati sparati a mezzogiorno. I piombini che hanno gambizzato due immigrati sono stati sparati nel pomeriggio. Nel mezzo, un signore s’è fatto largo tra i manifestanti con una escavatrice: è stato arrestato. Ma soprattutto: si teme che quei proiettili non siano gli ultimi. Per ore la gente, qui, ha provato a spiegarlo in tutti i modi: “Stanno girando armati. Entro questa notte vogliono farsi giustizia da soli. Se non allontanate i neri da qui, sarà peggio per loro, e peggio per tutti”. Il prefetto incontra una delegazione di abitanti e spiega che il ministro ha varato una “task force”. È troppo poco, per gli abitanti. Anzi è niente. È il segno che lo Stato chiacchiera, ma non agisce, perché intorno c'è l’inferno e l’impressione, per i rosarnesi, è chiara: lo Stato non sa gestirlo. Di lì a poco, l’ennesimo blocco stradale, che isola il paese dal resto della piana. A bloccare la strada sono i rosarnesi. La situazione s’è capovolta: ora sono loro a riprendersi il territorio, le strade, le piazze, che, soltanto poche ore prima, erano state occupate dagli immigrati. Tra rosarnesi e braccianti stranieri, asserragliati in una vecchia fabbrica, nella spettrale zona industriale, fanno da cuscinetto i cellulari dei carabinieri. Oramai è solo violenza e terrore. E stanchezza, sui volti dei militari, che si spostano in continuazione, ininterrottamente ormai, da quasi venti ore. Fanno la spola tra la vecchia fabbrica dismessa, in paese, e quella sulla strada statale: con la mediazione della Caritas, nel primo pomeriggio, hanno convinto gli immigrati a spostarsi, tutti, in unico posto. Balou ci mostra la ferita sul braccio, quella della fucilata a piombini di due giorni fa, quella che ha scatenato la sommossa. Ha un cerotto sul braccio, il giubbotto perforato, il maglione insanguinato. “Non siamo bestie”, dicono intorno a lui, mentre ci mostrano in che condizioni vivono: portano su un passeggino una tanica d’acqua, la riscaldano in un pentolone, con il mangiare appeso ai muri, nei sacchetti di plastica, per il timore che i topi mangino tutto.

2 anni e 4 mesi fa
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Elezioni regionali 2010. Perché non dare direttamente la presidenza della Puglia all'Udc?

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- Pd, partito Domestici - di Marco Travaglio Nel caos della politica italiana, almeno un punto fermo, un ancoraggio sicuro, una certezza granitica resiste alle intemperie: quando Berlusconi ha un problema, il centrosinistra glielo risolve. Gli azzeccagarbugli del satrapo, uomini di poca fede, son sempre lì che si arrabattano alla ricerca dell’ennesimo salvacondotto, rovinandosi la vita, la vista, il fegato e le ferie, e non pensano mai alla soluzione più semplice: basta aspettare qualche giorno e salta fuori qualcuno del Pd (Partito Domestici) con la formula magica. Accadde nel 2003, quando Maccanico prestò al Cavaliere il suo prezioso lodo per le alte cariche. Riaccadde pochi mesi dopo, quando Boato, ex Lotta continua ed ex Psi (premio Una Vita per la Legalità), s’inventò la legge che impediva ai magistrati di usare le intercettazioni dei delinquenti se vi compariva, anche per un nanosecondo, la voce di un parlamentare. Da un paio d’anni, poi, quando al governo non viene in mente una porcata, gliela suggerisce Violante: dalla legge per aumentare i politici nel Csm, a quella per staccare la polizia giudiziaria dalle procure, fino all’ispezione contro la Procura di Rovigo che osa indagare su una centrale dell’Enel incurante del fatto che l’Enel finanzia la fondazione di Violante. Ma ora una nuova stella brilla nel firmamento dell’inciucio: la senatrice migliorista, anzi peggiorista Franca Chiaromonte (Pd) che, assieme a un altro figlio d’arte, Luigi Compagna (Pdl), ha appena depositato un ddl per ripristinare l’autorizzazione a procedere per le indagini sui parlamentari, abrogata nel ‘93. Incontenibile l’entusiasmo del sen. Quagliariello, che da mesi si arrabatta intorno a un lodo Alfano-bis a turboelica costituzionale e per di più deve pure tentare di spiegarlo a Gasparri: dice che il Pdl potrebbe fare propria la Compagna- Chiaromonte al posto del turbolodo. Se la legge è targata Pd, nessuno potrà più chiamarla ad personam. Il fatto che l’autorizzazione a procedere fosse stata pensata dai costituenti per proteggere le opposizioni da inchieste “politiche” di una magistratura troppo legata al governo, mentre qui si parla di processi al capo del governo per reati comuni come la frode fiscale e la corruzione di un testimone commessi da un imprenditore e non da un politico, per gli analfabeti bipartisan non rileva. Prim’ancora di ripristinare l’articolo 68, lorsignori già confessano di volerlo violare. Infatti la senatrice peggiorista si vanta sulla Stampa: “Non ho mai votato sì a un’autorizzazione a procedere. I parlamentari vanno garantiti nel loro lavoro”. Bene brava bis. Uno s’intrufola in Parlamento (nemmeno eletto, ma autonominato), poi si mette a rubare e, se i giudici lo scoprono, la sora Franca gli fa da scudo umano: “Di qui non si passa, dobbiamo garantire il ladro, lo vuole la Costituzione”. Naturalmente, spiega questa Alfano in gonnella, con la sua proposta Berlusconi non c’entra: “Non è possibile che ogni cosa venga riportata a lui. Non possiamo farci paralizzare e sacrificare qualsiasi iniziativa politica a causa dei problemi del premier”. Ecco: il fatto che abbia presentato la leggina all’indomani della bocciatura del lodo Alfano è una pura casualità. Lei, infatti, l’immunità la sogna fin da quando fu abolita: “Sono vent’anni che ci ripenso e ancora m’inca22o”. Anche perché i giudici le portarono via quella squisita personcina di Craxi, “fatto fuori da una deriva giustizialista”. È fatta così: anziché inca22arsi per le ruberie di Craxi, freme di sdegno civile perché la casta ha perso l’immunità. Violante concorda: “Ci si può ragionare, ma solo nella cornice più ampia delle riforme costituzionali”. Giusto: se vuole l’impunità, Berlusconi deve prima devastare la Costituzione assieme al Pd, altrimenti ciccia. Gliele ha cantate chiare, Violante. “La trattativa – secondo Repubblica – la starebbero conducendo i due Letta (Gianni ed Enrico) per ciascuna delle due parti”. Gianni per il Pd, Enrico per il Pdl.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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43- Con la legge attuale i clandestini arrestati (semplicement perchè clandestini) devono prima "farsi" 7 mesi di carcere, poi (se si riesce a sapere da dove viene veramente) e se c'è un accordo con il paese di provenienza possiamo rimpatriarli.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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Parlando di Italiani ora disponibili a tutti i Lavori: Stranamente la cooperativa sociale da me fondata non trova Italiani giovani (solo qualche pensionato ancora sulla breccia) disponibili a fare da badanti (assistenza o accompagnamento) ad ore ad anziani e disabili per 13 euro l'ora, troviamo solo Peruviani e Polacchi…E pure sarebbe un lavoro più che adatto ad uno studente dato l'orario flessibile e la possibilità di studiare anche durante molte delle ore di lavoro. E c'è gente come Macleod che è convinta che tanti Italiani andrebbero a raccogliere pomodori per 12 ore filate per beccarsi 20 euro in tutto (di cui 5 da dare al Kaporale)

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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35- Maroni sull'accaduto: "Khadim voleva lasciare l'Italia ma non gli è stato consentito perché deve scontare una pena, a spese dello Stato, per non aver lasciato l'Italia. Forse sarebbe necessario studiare maggiormente gli effetti pratici di alcune leggi". ECCO BRAVO TORNA A STUDIARE E LASCIA LA ROBA SERIA (E SOPRATUTTO LE LEGGI) A CHI CI CAPISCE VERAMENTE.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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Tanto per fare un esempio dell'assurdità dell'attuale legge sul reato di clandestinità: La storia di Khadim, un uomo senegalese di 41 anni, vissuto in Italia come clandestino per otto anni, ha del paradossale. Stanco di vivere da invisibile, senza documenti e senza un lavoro regolare, l'uomo aveva recentemente comprato un biglietto per tornare in Senegal, ma all´aeroporto di Fiumicino è stato arrestato per un vizio di legge. Il reato di clandestinità infatti, come prevede la legge Bossi-Fini, è punito con 7 mesi di reclusione e espulsione regolare a spese dello Stato. In pratica, in quanto clandestino raggiunto da vari decreti di espulsione, l'uomo avrebbe dovuto lasciare l´Italia solo dopo aver scontato una pena di cui ignorava l´esistenza. A denunciare la vicenda è il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. In otto anni Khadim non ha mai commesso nessun tipo di reato, eppure, come riferisce lo stesso Marroni, nonostante abbia anche tentato di costruirsi una parvenza di vita sociale è stato raggiunto da vari decreti di espulsione mentre della condanna non ne era mai venuto a conoscenza. Ignorando di dover scontare un periodo di carcere, Khadim aveva deciso di lasciare il nostro Paese che in otto anni non aveva saputo dargli né una casa né un'identità regolare. Aiutato da alcuni amici italiani aveva acquistato il biglietto aereo per tornare in Senegal, ma una volta arrivato allo scalo Leonardo Da Vinci a Fiumicino, è stato arrestato e trasferito al carcere di Civitavecchia per scontare una condanna di espulsione che, peraltro, stava volontariamente eseguendo. Ora Khadim ha chiesto, come misura alternativa alla galera di essere espulso, ma la sua istanza è stata respinta dai magistrati sul presupposto che, per effetto della legge Bossi-Fini, questo tipo di misura alternativa non può essere concessa a chi non ha ottemperato all´espulsione.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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31- Abbiamo (grazie al PDL) una legge così assurda che ha messo in carcere un clandestino (per reato di clandestinità) per 6 mesi preso alll'aereoporto mentre stava imbarcandosi per tornare a casa a sue spese, ora in carcere attende di scontare la pena e di essere rispedito (forse) a spese nostre dove già stava andando. Ma che bella LEGGE…

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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31- Ci vai te a raccogliere pomodori chinato per 12 ore a 20 euro al gg? Conosci italiani che lo fanno (ora)? 30- Di questo passo magari dai la colpa agli Ebrei per la rivolta e le violenze nel ghetto di Varsavia durante la 2° guerra mondiale

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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Ricordo che la legge attuale sull'immigrazione porta anche il nome (uno dei due)del "cattivo" a cui tutti i VERI ITALIANI ora guardano come l'ultimo baluardo della civiltà che ha fondato il partito che su questo argomento ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia…a quanto pare predicare è facile ma razzolare in pratica non tanto.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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PS Gli USA che hanno la più "cattiva" legislazione anti immigrati clandestini con una polizia apposta non ha risolto un CAVOLO, basta fare una visitina a Los Angeles o Miami e altre città del sud degli USA per notarlo.

2 anni e 4 mesi fa
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La guerra di Rosarno. Ronde contro clandestini e un paese in ostaggio

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CARO LANDONI (DEI MIEI C…) Chiudere le porte all'immigrazione è impossibile, cercare di regolarla il "meglio possibile" è l'unica via praticabile, il buonismo è un invenzione della Lega (che ricordo è al Governo da più di 10 anni negli ultimi 15…IL "CATTIVISMO" CHE ORA PROFESSA COME UNICA VIA PURA DEMAGOGIA. Colpiamo non gli immigrati ma chi ci specula sopra (che non è solo la malavita organizzata certificata). Anche gli altri maggiori paesi europei non sono messi meglio di noi…

2 anni e 4 mesi fa
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Le pagelle del venerdì

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«Tutte le nostre energie sono impegnate per accertare chi, anche con atteggiamento omissivo, abbia portato a questo tragico evento». (Il ministro Alfano il 3 novembre 2009 in Senato riferendo sul caso Cucchi) SONO PASSATI OLTRE 2 MESI E ANCORA NON SIAMO A "NULLA"…QUESTA SI CHE è GIUSTIZIA CHE FUNZIONA…

2 anni e 4 mesi fa
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Le pagelle del venerdì

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SE IL BUON GIORNO SI VEDE DAL MATTINO… Il termometro migliore per misurare a che punto sta il regime è la lettura dei quotidiani “indipendenti”. Che hanno così interiorizzato il regime da non rendersi nemmeno più conto della gravità di quel che descrivono. Infatti lo raccontano con aria gaia e spensierata, come se parlassero del sole e della pioggia. Ieri, per esempio, a pagina 9 del Corriere della Sera, l’articolo dedicato alle tre leggi ad personam che garantiranno impunità eterna al satrapo si apriva così: “Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è rientrato in anticipo dalle vacanze e ha subito raggiunto il consigliere giuridico del premier,l’avvocato Niccolò Ghedini, che lo attendeva a Villa San Martino. La prima riunione dell’anno insieme a Silvio Berlusconi è servita dunque a mettere a punto l’agenda 2010 sulla giustizia che,nei piani del presidente del Consiglio,prevede tappe forzate da qui ai prossimi 60 giorni. ‘Se il processo breve e il legittimo impedimento non venissero approvati nei due rami del Parlamento entro febbraio, le conseguenze politiche non sarebbero indolori’, avrebbe ripetuto Berlusconi davanti ai suoi collaboratori”. Notare la soavità di quel “raggiunge”.Traduzione: il ministro della Giustizia “raggiunge” nella residenza privata del premier l’avvocato che difende il premier in vari processi per corruzione di testimone, frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio, e che per giunta è stato nominato deputato dal premier per cancellare per legge i suddetti processi, ma la stampa indipendente lo chiama “consigliere giuridico” per non dare troppo nell’occhio. Costui impartisce ordini al cosiddetto ministro affinchè si dia da fare “a tappe forzate” per mobilitare le istituzioni affinchè blocchino i tribunali prima che pronuncino le sentenze a carico del premier. E questo sconcio prende il nome di “agenda 2010 sulla giustizia”. Segue minaccia mafiosa ai parlamentari: o provvedono “entro febbraio”, oppure “le conseguenze politiche non saranno indolori”. La parte riservata, in questo stomachevole copione,alle istituzioni di garanzia –presidente della Repubblica, opposizione, magistratura, stampa libera – è implicito ma evidente: devono partecipare festosamente all’operazione o al massimo scansarsi e non disturbare il manovratore. Chi non lo fa e per giunta annuncia di volersi opporre è un terrorista che “odia” e va emarginato dal consesso civile. In un’altra cronaca del Pompiere, si legge che il premier “si è presentato senza le bende e i cerotti”: non ha più nulla da nascondere, nemmeno il rossore per la vergogna che, casomai si manifestasse, sarebbe comunque coperto da uno spesso strato di cerone. La fabbrica del regime opera alla luce del sole, con allegato comunicato stampa. A questo punto il cittadino che non abbia ancora portato il cervello all’ammasso non ha che tre opzioni: adeguarsi, voltarsi dall’altra parte, opporsi. Ma, se si oppone, ha la fortuna di conoscere in anticipo quello che lo aspetta. Il regime a cielo aperto si è premurato, nei giorni delle sante feste, di rammentarglielo affinchè nessuno poi dica che non era stato avvertito: i servizi segreti, pagati dallo Stato o assoldati da strutture private tipo Telecom, hanno licenza di spiare illegalmente gli oppositori: politici, magistrati, giornalisti, semplici cittadini. Monitorare, schedare, attenzionare, pedinare, screditare e magari chissà, in futuro, nascondere qualche bustina di eroina in qualche tasca scomoda. Tanto, se vengono scoperti (eventualità sempre più improbabile, viste le condizioni in cui viene ridotta la magistratura), provvede il regime a salvarli col segreto di Stato,trasformato in scudo spaziale per coprire le peggiori nefandezze degli apparati occulti. Per i mandanti è in arrivo la nuova immunità parlamentare extralarge. Ecco, ora il quadro è completo. Anzi no: manca quella roba chiamata Pd che non dice una parola, anzi dialoga. Adesso, volendo, potete anche vomitare, prima che diventi reato pure questo.

2 anni e 4 mesi fa
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Le pagelle del venerdì

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Berlusconi un vero Dc doc: Deletereo cafone doc?

2 anni e 4 mesi fa
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Body Scanner sì o no? Sondaggio

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Certo se lo dice "farina alias Betulla" magari su suggerimento di "scaramella" (sembra una puntata dei Puffi) che davano Prodi quale agente ex KGB, arriviamo anche a immaginare oltre a infiltrazioni di agenti nelle moschee anche l'arresto Di Pietro quale affiliato ad al qaeda.

2 anni e 4 mesi fa
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Elezioni regionali 2010 Lazio. Zingaretti decide in 24 ore: in mancanza di meglio il Pd sosterrà la Bonino

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L'esploratore Nicola Zingaretti è tornato a casa con il suo cestino vuoto. Ha fatto il possibile, davvero, ma non c'era modo di trovare un nome su cui far convergere i voti dell'Udc per la semplice ragione che l'Udc aveva già deciso e non da ieri di far convergere i suoi voti altrove. Non da ieri. L'accordo a sostenere Renata Polverini è chiuso, con Casini, da settimane come chi si occupa di queste faccende (tra questi certamente anche i cultori del "primato della politica") sa bene. Era anzi una precondizione che Fini aveva ben verificato prima di lanciare la sua candidata in pasto alla ferocia dei giornali berlusconiani, degli alleati malmostosi, prima di farne l'agnello sacrificale dello scontro istituzionale e politico che oppone da mesi il presidente della Camera al presidente del Consiglio. Ne consegue che la candidata Polverini, e la scommessa sulla sua vittoria, siano per Fini un passaggio cruciale sulla via del suo stesso futuro politico. Se Polverini vince Fini si rafforza e resta, nel progetto che guarda al dopo-Berlusconi, l'avversario con cui dialogare. Se perde vince comunque, a livello nazionale, il fronte berlusconiano. Vista così per il Pd quella del Lazio era una partita impossibile. Nessun candidato avrebbe offerto il suo petto alla sconfitta, terzo incomodo in un duello tra la sindacalista dell'Ugl e l'autocandidata Emma Bonino, ad essere precisi vicepresidente del Senato eletta col Pd seppure certo radicalissima. Difatti nessuno lo ha offerto. Zingaretti riferirà che nessuna intesa su alcun nome si è trovata con l'Udc. Dunque, come scrivevamo ieri, archiviata la partita politica (persa, nel Lazio, se la posta era allearsi con l'Udc. Per il momento pareggiata se era ed è invece non azzoppare Fini in prospettiva) si riapre la partita elettorale. Le persone, i progetti. La gara Bonino-Polverini, immaginata mesi fa e infine impostasi per vie tortuose, è una gran bella partita. Converrebbe al Pd sostenerla con passione e con mezzi perché - al netto del voto di Paola Binetti, dei focolarini e di altri ipercattolici che neppure Enrico Letta avrebbe a questo punto convinto - potrebbe riaccendere consensi estenuati dalle pratiche del baratto e interessate piuttosto alle proposte di governo. E' una partita da giocare. Polverini, come Fini, piace molto anche a sinistra ma gli uomini che avrà attorno forse meno. Francesco Storace è pronto all'alleanza. Forza Nuova per ora fa da sola ma, scrive Natalia Lombardo, la faccia del camerata Adriano Tilgher sui manifesti di Roma è una pesantissima zavorra nera in una città già abbastanza incupita. Emma Bonino è donna di grande esperienza politica, concretezza e libertà: può dire e fare nel Lazio ciò che altri non potrebbero. E' la ragione per cui è così temuta, potrebbe essere la stessa per cui sarà votata.

2 anni e 4 mesi fa