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Berlusconi e il clima d'odio: la macchina del consenso PdL

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7- DISSOLTA LA CORTINA FUMOGENA DELL'ODIO POLITICO CHE COLPISCE IL MARTIRE DI ARCORE, IN TANTI SI RENDERANNO CONTO DELLA REALTA' POLITICA E AMMINISTRATIVA DI QUESTO GOVERNO DI GUITTI MEDIATICI…

2 anni e 5 mesi fa
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Formula 1 a Roma, è quasi fatta. Monta la polemica politica

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ECCO A CHI INTERESSA IL GP DI ROMA: Italiani mangiati dai debiti. È l’effetto della crisi e della debolezza del welfare. Secondo le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori, nel 2009 pignoramenti e vendite all'asta sono aumentati del 15,2% rispetto all'anno precedente, nonostante tassi di interesse bassissimi e la conseguente diminuzione dei costi dei mutui a tasso variabile. Nel triennio 2007-2009, sempre secondo i dati raccolti dalle associazioni dei consumatori, i pignoramenti sono addirittura aumentati del 60,5%, per un totale di circa 130 mila case all'asta. «L'insostenibile crisi economica - commenta il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti - porta sempre più famiglie italiane a non poter onorare le rate dei mutui, impegno sempre più gravoso che mangia il 33% del reddito, e ciò si traduce in un rischio reale di insolvenza per almeno 350 mila famiglie». È necessario, sostengono dunque i consumatorii, «che il governo, dopo il decreto salva-banche e le provvidenze per le imprese, emani anche un decreto urgente “salva-famiglie” con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e pensionati, o si allargherà la frattura sociale». La preoccupazione dei consumatori trova conferme anche nei dati ufficiali. Come quelli di Bankitalia: il flusso di nuove sofferenze per le famiglie sui mutui, rettificate in rapporto ai prestiti, è salito nel terzo trimestre del 2009 a quota 1,5% contro lo 0,9% dello stesso periodo del 2008. E anche la Caritas, in un rapporto sul credito diffuso alcuni giorni fa, aveva messo in guardia: 1 famiglia su 4 tra quelle che acquisterà casa con un mutuo nel corso del prossimo anno rischia di scivolare sotto la soglia di povertà. Proprio per questo l'Abi ha lanciato ieri, in accordo con 13 associazioni dei consumatori, la sospensione di 12 mesi del pagamento delle rate dei mutui per le famiglie in difficoltà, attiva a partire da febbraio 2010. Una misura che però l'Adusbef ha giudicato insufficiente, non firmando il protocollo di intesa e addirittura invitando i consumatori a «tirare la cinghia e pagare, dove possibile, le rate dei mutui cercando di non avvantaggiare ulteriormente, con una “moratoria” onerosa, sul fronte degli interessi, i signori banchieri». Secondo i dati raccolti nelle sezioni Fallimentari dei principali tribunali italiani, il maggior numero di pignoramenti nel 2009 si registra a Milano (circa 2.733, con un incremento stimato del +15,5% in un anno) Roma (a quota 2.157 esecuzioni, +18,1%), e Monza (1.040 vendite all'asta, +20,2% sul 2008). Crisi economica e stretta creditizia hanno falcidiato anche il numero delle imprese che, tra luglio e settembre 2009, secondo il Cerved, hanno visto salire i fallimenti del 40%, mentre è schizzato del 70% il numero delle aziende che ha fatto ricorso al concordato preventivo.

2 anni e 5 mesi fa
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Formula 1 a Roma, è quasi fatta. Monta la polemica politica

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Landoni questo si che è un dilemma "basico" per le sorti dell'Italia… Rende solo chiara la grettezza di politici amministratori imprenditori ITALIANI che in nome dell'Italia (ma per mero interesse delle loro tasche) dicono tutto e il contrario di tutto…

2 anni e 5 mesi fa
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Berlusconi e il clima d'odio: la macchina del consenso PdL

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2- Come dire gli stupri non sono colpa della mente malata degli stupratori ma della TV che propina FIKA pronta e disponibile un tanto al kilo…colpa loro se poi i sessuomani malati fraintendono…

2 anni e 5 mesi fa
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Ore 12 - Berlusconi "mostro" di Marcinelle o "interlocutore" per fare le riforme?

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BERLUSCONI E IL "DIALOGO" SENZA SCELTA (per gli altri): O COSì O POMì!!! È chiaro che Berlusconi non ha messo da parte l’assoluta priorità che assilla i suoi pensieri: la via d’uscita parlamentare ai processi che lo riguardano. E se è vero che oltre all’«isolamento di Di Pietro» il premier spera, in particolare dal Pd, un atteggiamento «soft» sulle leggi «ad personam», è anche vero che - con realismo - non mette nel conto né voti favorevoli, né aiuti nell’iter parlamentare. Tenta, però, di evitare «la demonizzazione». «La posizione di D’Alema, Bersani e di tutti noi - spiega il Pd Enrico Letta - È che non c’è un atteggiamento persecutorio o berlusconicentrico, ma solo il rispetto delle regole, della Costituzione e che le riforme devono essere di sistema». Legittimo impedimento e Lodo Alfano bis: sembrano questi i provvedimenti intorno ai quali il Cavaliere occuperà il Parlamento tra gennaio e febbraio, pronto - in ogni caso - ad andare «avanti come un treno» forte, anche, delle rassicurazioni di Fini. Una modifica radicale del «processo breve» per dare un segnale a chi - nel Pdl, ma anche in Pd e Udc - chiede di non terremotare la giustizia? Possibile. Quanto alle altre riforme, tutto lascia pensare che se ne riparlerà dopo le regionali e che le urne decideranno molto anche del futuribile dialogo tra maggioranza e opposizione»

2 anni e 5 mesi fa
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Ore 12 - Berlusconi "mostro" di Marcinelle o "interlocutore" per fare le riforme?

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BERLUSCONI E ASSOLUZIONE PER (DIS)GRAZIA RICEVUTA: Un incanto autocensorio ha paralizzato il giudizio, per tema di un’equivalenza tra parole e violenza. Nella generale afasia, solo certi siti Internet, agli antipodi di quanto sentenziano i detrattori di governo, hanno continuato a esercitare una funzione intellettuale, cioè critica; a riprova che la libertà di pensiero alimenta il pensiero. Tra i punti discussi, il fatto che l’ostensione di se come «sìndone» vivente da parte del primo ministro (che a quanto pare affida il proprio corpo non allo Stato, come dovrebbe, ma a una scorta privata), trasformasse in pochi attimi il suo volto sanguinante e «nudo» (l’emozione e l’empatia di vedere l’umanità del «re nudo» per la prima volta: un volto che s’offre, che soffre) in un volto ancora una volta «vestito» e in posa, tramutando per metonimia il rosso sangue in un cerone; cioè una nuova maschera che anche ferita si mostrava ostinatamente al suo popolo. Comunque sia, quei primi piani drammatici e inattesi, proprio come le Twin Towers, sono un evento estetico, improbabile come un’installazione di Maurizio Cattelan, benché più simili a un Francis Bacon serializzato da Andy Warhol. Ed ecco che, mentre scrivo questa nota, mi accorgo con pena quanto sia preso anch’io dall’irretimento che volevo denunciare, paralizzato nell’amara constatazione che da ormai 15 anni guardiamo tutti lo stesso film, gli stessi eventi; solo che una metà degli Italiani vi attribuisce un senso opposto a quello che gli diamo noi. E non c’è verso di spegnere la tv.

2 anni e 5 mesi fa
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Berlusconi e il clima d'odio: la macchina del consenso PdL

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DURANTE IL FASCISMO CHI CRITICAVA ERA DISFATTISTA ORA CHI LO FA OLTRE A QUELL’ACCUSA SI BECCA ANCHE DI FOMENTATORE D’ODIO: Di fronte a ogni contestazione sui fatti, in base a notizie circostanziate, i portavoce della destra rispondono strillando contro i fomentatori di odio e i celebri mandanti morali. Quando in realtà, di fronte a ciò che dicono, che so, Marco Travaglio o Antonio Di Pietro, si tratterebbe solo di capire se è vero o se è falso. Al di là della loro aggressività possono essere smentiti o no? Da parte dei “combattenti” della destra, come Maurizio Lupi e Fabrizio Cicchitto, non si è mai ascoltata una contestazione seria su fatti ed episodi concreti. In questo modo la retorica nazionale sull’odio è diventata un dato di fatto, una specie di incontestata realtà ambientale. E Berlusconi, che ha fabbricato una carriera politica proprio dividendo in due la società italiana e separando i nemici, “i comunisti”, dai cittadini per bene, oggi può consentirsi di fare il benevolo padre della patria, augurandosi che “da un male nasca un bene” e che l’odio svanisca dalla politica. Sarebbe tuttavia un fraintendimento, e grave, pensare che il premier sia cambiato. E che sia cambiata la sua concezione della politica. Vero è che dalla convalescenza di Arcore sfoggia formule di tolleranza volterriana (”Da quest’ultima esperienza dobbiamo essere ancora più convinti di quanto abbiamo praticato fino ad oggi e cioè che sia giusto il nostro modo di considerare gli avversari come persone che la pensano in modo diverso da noi, ma che hanno il diritto di dire tutto ciò che pensano, che noi dobbiamo difenderli per far sì che lo possano dire e che non sono nemici o persone da combattere in ogni modo, ma sono persone da rispettare. Lo facciamo noi con gli altri e ci piacerebbe che lo facessero gli altri nei nostri confronti”). Tuttavia queste sono parole. Dietro ci sono le idee. E le idee di Berlusconi sulla democrazia liberale sono a dir poco singolari. Perché il premier e i suoi uomini sono convinti di poter imporre la loro agenda politica anche all’opposizione. Sarebbe utile formulare un programma di riforme istituzionali per rendere più efficiente lo Stato e più giusta la giustizia? Già, ma per avviare un riforma condivisa il Pd faccia il piacere di liberarsi dall’alleato più ingombrante e vocale, cioè Antonio Di Pietro, ormai demonizzato senza pietà come un eversore. E Pier Luigi Bersani si tolga dai piedi le ultime cianfrusaglie movimentiste, rinunci alle idee “socialiste”, e se è il caso abbandoni al loro destino anche gli esponenti più combattivi, i “bolscevichi bianchi” irriducibili al “consenso organizzato” (di brezneviana memoria) come la pasionaria Rosy Bindi. A suo modo la concezione di Berlusconi è talentuosa, anche se lontana da ogni concezione moderna della democrazia. Il premier sta rivelando ciò che ha sempre pensato, nella sua ormai lunga carriera pubblica. La politica è unica, senza distinzioni fra maggioranza e minoranze. Senza articolazioni culturali, ideologiche e neppure organizzative. Si tratta semplicemente di annettere per corporazioni, o per “caste”, i blocchi politici dell’intero spettro rappresentativo. Il resto viene di conseguenza: riforme concesse dall’alto, come le costituzioni nell’Ottocento, per ritagliare giochi di ruolo da attribuire a partiti-simulacro. Una società d’ordini come nell’ancien régime. Retorica epocale su federalismi e autonomie, in modo da nascondere la realtà del comando unificato e dell’opposizione ridotta a flebile strumento di sua Maestà. Una Costituzione aziendale per assecondare il decisionismo post-democratico. E sullo sfondo, insieme con il perdono di Stato per il premier-sovrano da attuare con leggina ad personam, o con inciucio kolossal, ecco infine l’immagine che incombe sul sistema democratico: quella del “partito unico”, approvato con elevati sondaggi e un senso di liberazione dall’odio dalla democraticissima e disincantata Italia contemporanea.

2 anni e 5 mesi fa
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Satira: non spariamo "castate"

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Vecchio e Nuovo MetOd(i)o DURANTE IL FASCISMO CHI CRITICAVA ERA DISFATTISTA ORA CHI LO FA OLTRE A QUELL’ACCUSA SI BECCA ANCHE DI FOMENTATORE D’ODIO: Di fronte a ogni contestazione sui fatti, in base a notizie circostanziate, i portavoce della destra rispondono strillando contro i fomentatori di odio e i celebri mandanti morali. Quando in realtà, di fronte a ciò che dicono, che so, Marco Travaglio o Antonio Di Pietro, si tratterebbe solo di capire se è vero o se è falso. Al di là della loro aggressività possono essere smentiti o no? Da parte dei “combattenti” della destra, come Maurizio Lupi e Fabrizio Cicchitto, non si è mai ascoltata una contestazione seria su fatti ed episodi concreti. In questo modo la retorica nazionale sull’odio è diventata un dato di fatto, una specie di incontestata realtà ambientale. E Berlusconi, che ha fabbricato una carriera politica proprio dividendo in due la società italiana e separando i nemici, “i comunisti”, dai cittadini per bene, oggi può consentirsi di fare il benevolo padre della patria, augurandosi che “da un male nasca un bene” e che l’odio svanisca dalla politica. Sarebbe tuttavia un fraintendimento, e grave, pensare che il premier sia cambiato. E che sia cambiata la sua concezione della politica. Vero è che dalla convalescenza di Arcore sfoggia formule di tolleranza volterriana (”Da quest’ultima esperienza dobbiamo essere ancora più convinti di quanto abbiamo praticato fino ad oggi e cioè che sia giusto il nostro modo di considerare gli avversari come persone che la pensano in modo diverso da noi, ma che hanno il diritto di dire tutto ciò che pensano, che noi dobbiamo difenderli per far sì che lo possano dire e che non sono nemici o persone da combattere in ogni modo, ma sono persone da rispettare. Lo facciamo noi con gli altri e ci piacerebbe che lo facessero gli altri nei nostri confronti”). Tuttavia queste sono parole. Dietro ci sono le idee. E le idee di Berlusconi sulla democrazia liberale sono a dir poco singolari. Perché il premier e i suoi uomini sono convinti di poter imporre la loro agenda politica anche all’opposizione. Sarebbe utile formulare un programma di riforme istituzionali per rendere più efficiente lo Stato e più giusta la giustizia? Già, ma per avviare un riforma condivisa il Pd faccia il piacere di liberarsi dall’alleato più ingombrante e vocale, cioè Antonio Di Pietro, ormai demonizzato senza pietà come un eversore. E Pier Luigi Bersani si tolga dai piedi le ultime cianfrusaglie movimentiste, rinunci alle idee “socialiste”, e se è il caso abbandoni al loro destino anche gli esponenti più combattivi, i “bolscevichi bianchi” irriducibili al “consenso organizzato” (di brezneviana memoria) come la pasionaria Rosy Bindi. A suo modo la concezione di Berlusconi è talentuosa, anche se lontana da ogni concezione moderna della democrazia. Il premier sta rivelando ciò che ha sempre pensato, nella sua ormai lunga carriera pubblica. La politica è unica, senza distinzioni fra maggioranza e minoranze. Senza articolazioni culturali, ideologiche e neppure organizzative. Si tratta semplicemente di annettere per corporazioni, o per “caste”, i blocchi politici dell’intero spettro rappresentativo. Il resto viene di conseguenza: riforme concesse dall’alto, come le costituzioni nell’Ottocento, per ritagliare giochi di ruolo da attribuire a partiti-simulacro. Una società d’ordini come nell’ancien régime. Retorica epocale su federalismi e autonomie, in modo da nascondere la realtà del comando unificato e dell’opposizione ridotta a flebile strumento di sua Maestà. Una Costituzione aziendale per assecondare il decisionismo post-democratico. E sullo sfondo, insieme con il perdono di Stato per il premier-sovrano da attuare con leggina ad personam, o con inciucio kolossal, ecco infine l’immagine che incombe sul sistema democratico: quella del “partito unico”, approvato con elevati sondaggi e un senso di liberazione dall’odio dalla democraticissima e disincantata Italia contemporanea.

2 anni e 5 mesi fa
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Le pagelle del lunedì

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FALCIONI TI ADATTI AL NUOVO METODO? DURANTE IL FASCISMO CHI CRITICAVA ERA DISFATTISTA ORA CHI LO FA OLTRE A QUELL'ACCUSA SI BECCA ANCHE DI FOMENTATORE D'ODIO: Di fronte a ogni contestazione sui fatti, in base a notizie circostanziate, i portavoce della destra rispondono strillando contro i fomentatori di odio e i celebri mandanti morali. Quando in realtà, di fronte a ciò che dicono, che so, Marco Travaglio o Antonio Di Pietro, si tratterebbe solo di capire se è vero o se è falso. Al di là della loro aggressività possono essere smentiti o no? Da parte dei "combattenti" della destra, come Maurizio Lupi e Fabrizio Cicchitto, non si è mai ascoltata una contestazione seria su fatti ed episodi concreti. In questo modo la retorica nazionale sull'odio è diventata un dato di fatto, una specie di incontestata realtà ambientale. E Berlusconi, che ha fabbricato una carriera politica proprio dividendo in due la società italiana e separando i nemici, "i comunisti", dai cittadini per bene, oggi può consentirsi di fare il benevolo padre della patria, augurandosi che "da un male nasca un bene" e che l'odio svanisca dalla politica. Sarebbe tuttavia un fraintendimento, e grave, pensare che il premier sia cambiato. E che sia cambiata la sua concezione della politica. Vero è che dalla convalescenza di Arcore sfoggia formule di tolleranza volterriana ("Da quest'ultima esperienza dobbiamo essere ancora più convinti di quanto abbiamo praticato fino ad oggi e cioè che sia giusto il nostro modo di considerare gli avversari come persone che la pensano in modo diverso da noi, ma che hanno il diritto di dire tutto ciò che pensano, che noi dobbiamo difenderli per far sì che lo possano dire e che non sono nemici o persone da combattere in ogni modo, ma sono persone da rispettare. Lo facciamo noi con gli altri e ci piacerebbe che lo facessero gli altri nei nostri confronti"). Tuttavia queste sono parole. Dietro ci sono le idee. E le idee di Berlusconi sulla democrazia liberale sono a dir poco singolari. Perché il premier e i suoi uomini sono convinti di poter imporre la loro agenda politica anche all'opposizione. Sarebbe utile formulare un programma di riforme istituzionali per rendere più efficiente lo Stato e più giusta la giustizia? Già, ma per avviare un riforma condivisa il Pd faccia il piacere di liberarsi dall'alleato più ingombrante e vocale, cioè Antonio Di Pietro, ormai demonizzato senza pietà come un eversore. E Pier Luigi Bersani si tolga dai piedi le ultime cianfrusaglie movimentiste, rinunci alle idee "socialiste", e se è il caso abbandoni al loro destino anche gli esponenti più combattivi, i "bolscevichi bianchi" irriducibili al "consenso organizzato" (di brezneviana memoria) come la pasionaria Rosy Bindi. A suo modo la concezione di Berlusconi è talentuosa, anche se lontana da ogni concezione moderna della democrazia. Il premier sta rivelando ciò che ha sempre pensato, nella sua ormai lunga carriera pubblica. La politica è unica, senza distinzioni fra maggioranza e minoranze. Senza articolazioni culturali, ideologiche e neppure organizzative. Si tratta semplicemente di annettere per corporazioni, o per "caste", i blocchi politici dell'intero spettro rappresentativo. Il resto viene di conseguenza: riforme concesse dall'alto, come le costituzioni nell'Ottocento, per ritagliare giochi di ruolo da attribuire a partiti-simulacro. Una società d'ordini come nell'ancien régime. Retorica epocale su federalismi e autonomie, in modo da nascondere la realtà del comando unificato e dell'opposizione ridotta a flebile strumento di sua Maestà. Una Costituzione aziendale per assecondare il decisionismo post-democratico. E sullo sfondo, insieme con il perdono di Stato per il premier-sovrano da attuare con leggina ad personam, o con inciucio kolossal, ecco infine l'immagine che incombe sul sistema democratico: quella del "partito unico", approvato con elevati sondaggi e un senso di liberazione dall'odio dalla democraticissima e disincantata Italia contemporanea.

2 anni e 5 mesi fa
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Il sistema Prosperini e l'arresto in diretta tv. Video

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ROMA, 20 DIC - Marco Toriello, 45 anni, tossicodipendente, gravemente ammalato, venerdi' scorso si e' tolto la vita impiccandosi in cella a Salerno. E' l'ennesimo suicidio nelle sovraffollate carcere italiane: a darne notizia e' l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, che aggiorna a 69 suicidi tra i detenuti la drammatica contabilita' dall'inizio dell'anno. Viene cosi' eguagliato il triste record del 2001, quando si registro' il numero piu' alto di detenuti suicidi in Italia. NEL CASO DI PROSPERINI BASTERà UN RAFFREDDORE PER CONCEDERE I DOMICILIARI (SEMPRE SE CI PASSA DAL CARCERE)…

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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NATALE SUL TETTO: Monza, Quattro operai dello stabilimento Yamaha Italia di Lesmo (Monza) del quale e' stata annunciata la chiusura sono saliti sul tetto della fabbrica "per intensificare e drammatizzare la protesta dei lavoratori in lotta da oltre un mese e mezzo". Ne da' notizia Gigi Redaelli, segretario della Fim Cisl della Brianza. Secondo i compagni di lavoro dei quattro, tutti uomini, gli operai sarebbero attrezzati per rimanere sul tetto della fabbrica "fino a un mese, Natale e Capodanno inclusi". Con loro hanno portato anche una tenda da campeggio. "Questa mattina a fronte del pesante atteggiamento di chiusura da parte di Yamaha Motor Italia di affrontare con l'utilizzo della cassa integrazione straordinaria la difficile situazione venutasi a creare con l'annunciato licenziamento di 66 lavoratori - spiega il sindacalista - quattro operai del settore metalmeccanico esasperati sono saliti sul tetto della societa' a Gerno di Lesmo". Contemporaneamente la rappresentanza sindacale unitaria di Yamaha Motor Italia ha indetto uno "sciopero a oltranza" con un presidio permanente presso lo stabilimento. LO DICESSE ANCHE A LORO IL NOSTRO CARO MARTIRE DI ARCORE CHE BISOGNA PORTARE AMORE: SPECIE A NATALE…CHE POI A COMPORTARSI COSI' C'E' CHI FRAINTENDE CON LA SUA MENTE LABILE E INVECE DI ANDARE SU UN TETTO PENSA DI RISOLVERE IN ALTRO MODO…

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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63- Bolscevico? Ne conosci il significato? ritieni che siano in molti a riconoscersi in questo termine ormai desueto e sorpassato dalla storia?

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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65- Pretendere di nascondere delle verità o eludere dei giusti chiarimenti e discussioni circa certi comportamenti di chi eleggiamo o di chi ci governa perchè esiste il pericolo di chi ha una mente labile è non solo impossibile ma illiberale… Chi decide cosa può o non può essere detto che non aizzi gli psicolabili?

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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Il premier Silvio Berlusconi torna a parlare dell'aggressione di Milano. "Credo che a tutti sia chiaro che se di un Presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, di testimoni, un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno, è chiaro - spiega Berlusconi - che in qualche mente labile possa sorgere il convincimento di essere tirannicidi". Non si devono considerare gli avversari politici "nemici", conclude il premier. Già peccato che alle elezioni le menti labili (ammorbidite dalle SUE e NOSTRE TV) siano fondamentali per far vincere Berlusconi con il loro voto…

2 anni e 5 mesi fa
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Zaia va in Veneto. Pronto il cambio all'Agricoltura, che passa al Pdl

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10- infatti a 16 anni non gli darei ne voto ne patente, 18 è già un limite sufficente…

2 anni e 5 mesi fa
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Il sistema Prosperini e l'arresto in diretta tv. Video

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Le Virtù della Vanga: http://www.youtube.com/watch?v=bPTRoNARY6E Ovvero il sistema PDL per risolvere i problemi.

2 anni e 5 mesi fa
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Zaia va in Veneto. Pronto il cambio all'Agricoltura, che passa al Pdl

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5- Mi elenchi un paio di cose buone imputabili a ZAIA mentre era (è) ministro?

2 anni e 5 mesi fa
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Zaia va in Veneto. Pronto il cambio all'Agricoltura, che passa al Pdl

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6-7 Mettere un fucile in mano ad una persona ancora non "pienamente responsabile dei suoi atti" è vile. Il fatto è un esempio, andarsene a giro con un fucile carico e pronto all'uso è la prima cosa che ti insegnano che non si deve fare mentre ti muovi… Se passasse la legge aumenterebbero gli adolescenti che se ne vanno in giro con un fucile carico. Questo è un esempio di leggi inutili o controproducenti o addirittura pericolose che la lega presenta e che spesso impegnano inutilmente il parlamento. Zaia va anche ricordato per l'idea di introdurre l'insegnamento del dialetto obbbligatorio nelle scuole… Un altro paio di idee così da Governatore del veneto e siamo a cavallo…

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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IL MARTIRE SI SACRIFICA PER IL BENE DEL PAESE: RENDIAMO GRAZIE VERONA - "Andrò avanti per il bene del Paese". Questo il messaggio che Silvio Berlusconi ha inviato da Arcore ai partecipanti all'iniziativa indetta a Verona una settimana dopo l'aggressione subita dal premier a Milano. "Queste manifestazioni - ha detto Berlusconi, che ha chiamato al cellulare il sottosegretario Aldo Brancher - mi danno una ulteriore spinta ad andare avanti e a sostenere il nostro impegno per il bene del Paese". "Sono commosso - ha aggiunto il presidente del Consiglio - e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà". "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio", ha ribadito Berlusconi usando le parole pronunciate il giorno in cui è uscito dall'ospedale San Raffaele e scritte lo stesso slogan dello striscione che questa mattina campeggiava sulla scalinata del Municipio in Piazza Brà. "Questo è il messaggio - ha proseguito il premier - che stiamo portando in giro per tutta l'Italia". "Sotto l'albero di Natale - ha detto ancora, rivolgendosi ai sostenitori - regalate una tessera del Pdl". Davanti al Municipio di Verona, secondo una prima stima, un migliaio di persone, tra le quali oltre a Brancher il sottosegretario Alberto Giorgetti, e vari sindaci e assessori comunali. La manifestazione si è chiusa sulle note di "Meno male che Silvio c'è". Il presidente del Consiglio dovrà rimanere a riposo per diversi giorni, ma continua a seguire il dibattito politico e a ricevere visite di esponenti della maggioranza e di componenti del governo. Il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola l'ha incontrato ieri: "L'ho trovato molto bene, è intenzionato a proseguire il suo impegno. Era motivato ma dispiaciuto e ben conscio che è una piccola minoranza quella che istiga all'odio e alla violenza". "Berlusconi è il presidente del consiglio - ha aggiunto Scajola, intervenendo su alcune dichiarazioni dell'onorevole Casini, che parlava di un "dopo Berlusconi" già iniziato - ha un consenso crescente, è fresco e giovane, pieno di energie malgrado le pressioni che riceve e le tante cattiverie che ha subito e addirittura anche la violenza fisica. Mi pare, a questo punto, che il dopo Berlusconi non ci sia".

2 anni e 5 mesi fa
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D'Alema per "salvare" Berlusconi chiede aiuto a Togliatti. Ma il "migliore" non cadeva nell'inciucio ...

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PER LA GIOIA DEI BERLUSCONES: Duomo Connection di Marco Travaglio L’ultimo numero di Panorama è un bel ritrattino del mondo alla rovescia in cui viviamo, popolato di buoi che danno del cornuto all’asino. Per non parlare delle vespe. Il direttore è un certo Giorgio Mulè, molto noto in casa Previti e Dell’Utri, un po’ meno presso gli altri italiani. Dirige un settimanale che, negli anni, sotto le direzioni di Ferrara (condirettore Pigi Battista), Rossella e Belpietro, ha linciato non solo gli avversari politici del padrone (che almeno hanno la possibilità di difendersi), ma anche cittadini comuni come Stefania Ariosto e magistrati a cui il padrone levò la scorta, come Ilda Boccassini. Quest’ultima fu accusata nel 2001 da Lino Jannuzzi di aver incontrato a Lugano i colleghi Castresana, Del Ponte ed Paciotti per organizzare l’arresto di Berlusconi. I quattro dimostrarono che quel giorno si trovavano rispettivamente a Milano, a Madrid, in Tanzania e a Bruxelles. Ma Iannuzzi promise di “portare le prove”. Naturalmente non le portò, Panorama fu condannato, Iannuzzi si rifugiò in Parlamento con relativa impunità. Si attendono ancora le scuse del settimanale alle vittime della diffamazione: ma Mulè è troppo impegnato in nuovi linciaggi. Stavolta riesce a infilare, tra i “brigatisti dell’odio” e i “cattivi maestri”, Ciampi e “i magistrati che permettono a un assassino (Spatuzza, ndr) di appiccicare a Berlusconi l’etichetta di mafioso e di stragista”. Peccato che Falcone e Borsellino siano morti, altrimenti sarebbero iscritti anch’essi nelle Brigate dell’Odio, visto che istruirono il maxiprocesso alla mafia sulla base di tre pentiti – Buscetta, Calderone e Contorno – due dei quali erano dei noti assassini. Nel Panorama rovesciato pontifica anche Giuliano Ferrara, che dopo aver dato del “golpista” a un presidente della Repubblica in carica, Scalfaro, fa la verginella violata contro i “faziosi” (lui, equilibrato stilnovista) che si permettono di attaccare il padrone, “nemico di tutte le ideologie fallite del secolo scorso”. Compreso il comunismo, di cui naturalmente Ferrara faceva parte fino al 1983 nella versione più truculenta: lo stalinismo togliattiano. E c’è pure Littorio Feltri, nota dama della carità, che alza il ditino contro “chi per 16 anni hanno linciato Berlusconi”. Forse ce l’ha con quel direttore dell’Europeo che l’11 agosto ’90 tuonava: "Per 14 anni, diconsi 14 anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi', cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna". Poi aggiungeva, profetico: “Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?". Chi era costui? Ma Feltri, naturalmente, in una delle sue numerose reincarnazioni. Voltando qualche pagina di Panorama, compare la firma di Giuseppe Cruciani, specializzato nel linciaggio di persone assenti nella rubrichetta “La zanzara” su Radio24,nonchè autore di un libro encomiastico in lode del Ponte sullo Stretto. Finalmente, dopo tanti sforzi di lingua, ha conquistato anche lui un posto al sole alla corte di Reo Silvio. Leccate, leccate, qualcosa resterà.

2 anni e 5 mesi fa