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Le pagelle del venerdì

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LE SOLITE MEGALOBERLUSKAZZATE: OVVERO, SOTTO IL CEROTTO NIENTE Da due giorni B. si presenta in pubblico con una vistosa garza sul volto. Ma secondo il suo dentista, dopo l'operazione alla mandibola, il premier non ha alcuna ferita esterna. Gli esperti: "Inutile”. Lunedì scorso il Cavaliere ha subito un intervento di chirurgia maxillo-facciale "durato quattro ore - ha spiegato il suo medico Alberto Zangrillo - necessario dopo l'attentato del dicembre 2009 da parte di Massimo Tartaglia". Dopo una brevissima degenza, Berlusconi è apparso davanti alle telecamere con un grande cerotto bianco che gli copre tutta la guancia

1 anno e 2 mesi fa
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Oggi alle 16,15 Polisblog presente a L'Ultima parola backstage

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Tanto oro quanto pesa (ovvero un tanto al kilo) L’intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis, su Repubblica di ieri, andrebbe studiata nelle scuole di giornalismo perché ha il raro pregio di sintetizzare chi è Ferrara, cos’è la Rai e cos’è diventato il giornalismo italiano. “L’Italia – esordisce Ferrara – è occupata non da B., ma da una mentalità, da una cultura e da un modo di essere delle élite che mi fa venire l’or ticar ia”. La palla del pallone pallista giunge all’indomani degli ultimi dati sulle presenze dei politici nei tg Rai a gennaio: B. ha totalizzato 6 ore e 40 minuti, il doppio di tutti gli altri leader messi insieme. Dev’essere per questo che, da lunedì, avremo Ferrara ogni santo giorno dopo il Tg1: per riequilibrare un po’. De Marchis gli domanda che credibilità può avere un conduttore che è anche consigliere del premier. Ferrara fa l’offeso: “Non sono il consigliere di B. Faccio un giornale, scrivo commenti… se lavorassi per B. il mio nome sarebbe nella lista dei bonifici del ragionier Spinelli”. E qui il giovanotto si sopravvaluta: i bonifici di Spinelli erano per le mignotte, tutte fra l’a l t ro carinissime, mica per ceffi come lui. E poi lui, da B. e famiglia, riceve già tre stipendi: da direttore del Fog l i o , da rubrichista di Panora ma , da editorialista del Giornale (poi ogni tanto arrotonda: ora con la Cia, ora con Tanzi, ora con la diaria di eurodeputato assenteista, ora con quella di ministro e portavoce). Insomma, è un tipo indipendente. De Marchis gli ricorda le riunioni dei giornalisti della ditta a Palazzo Grazioli. E lui barrisce orripilato: “Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non andava a pranzo con Spadolini, coi segretari dei partiti? È assolutamente normale per un giornalista andare dal premier”. Certo che è normale, ma a patto che il premier non stipendi il giornalista. Altrimenti, in un paese serio, il giornalista non deve mai occuparsi del premier. Montanelli incontrava Spadolini (suo ex collega e direttore al Corr iere), ma Spadolini non stipendiava Montanelli. Infatti Montanelli criticava spesso Spadolini, mentre Ferrara, quando proprio ha un attacco di temerarietà, scrive che B. ha sbagliato cravatta. Ora annuncia: “Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui” (sì, quando sbaglierà i calzini o la tintura del toupet). Ma eccolo commentare i bunga bunga con minorenni: “Sapevamo cosa faceva Gronchi nella sua vita privata? E quello che combinava Merzagora?”. A parte la bruciante attualità di Gronchi e Merzagora, abbiamo come il sospetto che, se i due avessero telefonato in questura per far rilasciare una ladra marocchina minorenne senza documenti che passava le notti con loro, la cosa si sarebbe saputa e avrebbero dovuto dimettersi. Ma per Ferrara il vero “scandalo è sapere di Berlusconi quello che sappiamo”. Osservazione più che comprensibile, per uno che in vita sua ha fatto il picchiatore comunista, la spia della Cia, la trombetta di Craxi e B., ma mai per un solo istante il giornalista. Solo un paese malato può scambiare per giornalista uno che detesta le notizie a tal punto da desiderare che non si vengano a sapere. De Marchis gli domanda del processo Ruby, e lui: “È un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati”. Un processo messo in piedi da magistrati e pedinatori: ma siamo matti? Dove andremo a finire, signora mia. Nel '93 Ferrara bruciò in tv il bollettino dell’Intendenza di Finanza per l’abbonamento Rai. Poi spiegò di averlo fatto per chiedere le dimissioni dell’allora direttore generale Locatelli, accusato di aver favorito gli affari di sua moglie. Locatelli non aveva condanne, ma per il garantista Ferrara era colpevole lo stesso. Fortuna che gli abbonati non gli diedero retta, altrimenti oggi la Rai non saprebbe come pagargli un milione e mezzo per il nuovo programma. Triste destino, quello di Ferrara. Fonda Il Foglio e non lo compra nessuno. Si candida al Mugello e non lo vota nessuno. Fa Otto e mezzo e non lo guarda nessuno. Però lui insiste. Tanto lo pagano a peso. (di Marco Travaglio su il Fatto di oggi)

1 anno e 2 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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Tanto oro quanto pesa di Marco Travaglio L’intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis, su Repubblica di ieri, andrebbe studiata nelle scuole di giornalismo perché ha il raro pregio di sintetizzare chi è Ferrara, cos’è la Rai e cos’è diventato il giornalismo italiano. “L’Italia – esordisce Ferrara – è occupata non da B., ma da una mentalità, da una cultura e da un modo di essere delle élite che mi fa venire l’or ticar ia”. La palla del pallone pallista giunge all’indomani degli ultimi dati sulle presenze dei politici nei tg Rai a gennaio: B. ha totalizzato 6 ore e 40 minuti, il doppio di tutti gli altri leader messi insieme. Dev’essere per questo che, da lunedì, avremo Ferrara ogni santo giorno dopo il Tg1: per riequilibrare un po’. De Marchis gli domanda che credibilità può avere un conduttore che è anche consigliere del premier. Ferrara fa l’offeso: “Non sono il consigliere di B. Faccio un giornale, scrivo commenti… se lavorassi per B. il mio nome sarebbe nella lista dei bonifici del ragionier Spinelli”. E qui il giovanotto si sopravvaluta: i bonifici di Spinelli erano per le mignotte, tutte fra l’a l t ro carinissime, mica per ceffi come lui. E poi lui, da B. e famiglia, riceve già tre stipendi: da direttore del Fog l i o , da rubrichista di Panora ma , da editorialista del Giornale (poi ogni tanto arrotonda: ora con la Cia, ora con Tanzi, ora con la diaria di eurodeputato assenteista, ora con quella di ministro e portavoce). Insomma, è un tipo indipendente. De Marchis gli ricorda le riunioni dei giornalisti della ditta a Palazzo Grazioli. E lui barrisce orripilato: “Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non andava a pranzo con Spadolini, coi segretari dei partiti? È assolutamente normale per un giornalista andare dal premier”. Certo che è normale, ma a patto che il premier non stipendi il giornalista. Altrimenti, in un paese serio, il giornalista non deve mai occuparsi del premier. Montanelli incontrava Spadolini (suo ex collega e direttore al Corr iere), ma Spadolini non stipendiava Montanelli. Infatti Montanelli criticava spesso Spadolini, mentre Ferrara, quando proprio ha un attacco di temerarietà, scrive che B. ha sbagliato cravatta. Ora annuncia: “Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui” (sì, quando sbaglierà i calzini o la tintura del toupet). Ma eccolo commentare i bunga bunga con minorenni: “Sapevamo cosa faceva Gronchi nella sua vita privata? E quello che combinava Merzagora?”. A parte la bruciante attualità di Gronchi e Merzagora, abbiamo come il sospetto che, se i due avessero telefonato in questura per far rilasciare una ladra marocchina minorenne senza documenti che passava le notti con loro, la cosa si sarebbe saputa e avrebbero dovuto dimettersi. Ma per Ferrara il vero “scandalo è sapere di Berlusconi quello che sappiamo”. Osservazione più che comprensibile, per uno che in vita sua ha fatto il picchiatore comunista, la spia della Cia, la trombetta di Craxi e B., ma mai per un solo istante il giornalista. Solo un paese malato può scambiare per giornalista uno che detesta le notizie a tal punto da desiderare che non si vengano a sapere. De Marchis gli domanda del processo Ruby, e lui: “È un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati”. Un processo messo in piedi da magistrati e pedinatori: ma siamo matti? Dove andremo a finire, signora mia. Nel '93 Ferrara bruciò in tv il bollettino dell’Intendenza di Finanza per l’abbonamento Rai. Poi spiegò di averlo fatto per chiedere le dimissioni dell’allora direttore generale Locatelli, accusato di aver favorito gli affari di sua moglie. Locatelli non aveva condanne, ma per il garantista Ferrara era colpevole lo stesso. Fortuna che gli abbonati non gli diedero retta, altrimenti oggi la Rai non saprebbe come pagargli un milione e mezzo per il nuovo programma. Triste destino, quello di Ferrara. Fonda Il Foglio e non lo compra nessuno. Si candida al Mugello e non lo vota nessuno. Fa Otto e mezzo e non lo guarda nessuno. Però lui insiste. Tanto lo pagano a peso.

1 anno e 2 mesi fa
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Le pagelle del venerdì

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La telefonata tra Bisignani (l'ombra nera della P2 nel pdl) e D'Agostino per mettere a "cuccia" Bocchino esiste ed è registrata…

1 anno e 2 mesi fa
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Il Comune ligure di Bordighera, guidato dal Pdl, sciolto per infiltrazioni mafiose

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La Mafia al nord non esiste e al sud è in ginocchio, CRIBBIO!!!! quante volte devo ripeterlo…

1 anno e 2 mesi fa
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Speciale riforma della giustizia: la separazione delle carriere

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Caro LL per favore non "spiegarci" cose di cui non capisci chiaramente "niente"… oltretutto dal punto di vista del finto non Berlusconiano di destra che guarda le cose con distacco.

1 anno e 2 mesi fa
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Il Fatto rivela: offerti soldi per cambiare l'età di Ruby all'anagrafe

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L'ITALIA E BERLUSCONI IN TRE FASI: http://www.youtube.com/watch?v=cz2MxMbjsF4

1 anno e 2 mesi fa
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Il Fatto rivela: offerti soldi per cambiare l'età di Ruby all'anagrafe

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41- Ma certo: Dobbiamo stare zitti e subire la 3° fase (Luttazzi) senza ribellarci troppo…

1 anno e 2 mesi fa
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Il Fatto rivela: offerti soldi per cambiare l'età di Ruby all'anagrafe

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Pd e Idv: "Governo risponda su tentata corruzione". Il pd chiede che il governo chiarisca la vicenda del presunto tentativo di falsificare i dati anagrafici di ruby in marocco. Un intervento anticipato dal presidente del forum sicurezza del partito Emanuele Fiano, il quale ha fatto sapere che sulla vicenda verrà presentata una interrogazione."La notizia riportata oggi da Il Fatto quotidiano in prima pagina - ha spiegato Fiano - circa l'ipotesi che due misteriosi emissari italiani, il 7 febbraio scorso, avrebbero offerto un'ingente somma di denaro ad un'impiegata dell'anagrafe marocchina, al fine di falsificare i dati anagrafici della signorina Karima el Mahrouk, più nota come Ruby, se confermata sarebbe di una gravità inaudita. Chiederemo oggi con un'interrogazione al governo di verificare, con gli strumenti in proprio possesso e con il supporto della magistratura inquirente, la sussistenza dei fatti menzionati, l'identità degli italiani coinvolti e quella dei loro mandanti". Di episodio gravissimo parla anche il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: "Vogliamo sapere - afferma Di Pietro - se è vero che siano stati inviati dall'Italia degli emissari anonimi per corrompere un funzionario di uno stato estero, al fine di falsificare la data di nascita di Ruby e chi li ha mandati. In questo modo si sarebbe consentita la cancellazione del reato di prostituzione minorile del quale è accusato il presidente del Consiglio. L'Italia dei valori - conclude il leader dell'Idv - ha presentato un'interrogazione urgente affinché l'esecutivo spieghi questa torbida vicenda che, nel caso fosse vera, imporrebbe l'immediato impeachment del presidente del Consiglio".

1 anno e 2 mesi fa
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A Firenze l’amministrazione di Matteo Renzi vuole una moschea più grande

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Oltretutto anche chi ha timore dei mussulmani (in quanto possibili terroristi) dovrebbe convenire che poterli controllare in un luogo ufficiale noto a tutti è meglio che in 100 scantinati conosciuti solo da chi ci và…

1 anno e 2 mesi fa
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A Firenze l’amministrazione di Matteo Renzi vuole una moschea più grande

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2- Il modo per difendere la nostra religione e la libertà di professarla è negando la possibilità di poter pregare in un luogo adatto la loro agli altri? Anche Gesù Cristo direbbe che è una follia…

1 anno e 2 mesi fa
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Riforma della giustizia: via libera di Napolitano, per ora...

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Una mano (sporca) lava l’altra La grande, anzi epocale Riforma della Giustizia non è quella strombazzata dal Nano e da Al Fano, i nuovi fratelli De Rege, e presentata ieri in pompa magna da Angelino Jolie al povero Napolitano: trattasi di legge costituzionale che, ammesso e non concesso che superi la doppia lettura parlamentare nei due anni che mancano a fine legislatura, non raccoglierà comunque i due terzi e dunque sarà sottoposto al referendum popolare. Serve a buttare in caciara i processi a B., spacciandoli come l'ennesima battaglia di una fantomatica “guerra fra politica e magistratura”. No, la vera riforma epocale è quella che si approva ogni giorno alla chetichella nelle aule parlamentari, che regalano l'impunità a questo o quel membro della casta-cosca, sempre tra il lusco e il brusco, nel silenzio generale. L'altroieri, per gli inquisiti impuniti di destra e di sinistra, è stata un'altra giornata radiosa: niente autorizzazione al Tribunale dei ministri per processare Pietro Lunardi che, quand'era alle Infrastrutture, è accusato di aver acquistato da Propaganda Fide per 3 milioni un palazzo di cinque piani che valeva 8 milioni e in cambio, mediatore Angelo Balducci, di aver procurato a Propaganda Fide un finanziamento di 2,5 milioni. Dei 548 deputati presenti, 290 han votato per salvarlo (Pdl, Lega, “responsa bili” e un Mpa, Commercio, nomen omen), 208 per processarlo e ben 44 si sono astenuti: gli Udc e un bel po’ di finiani, compresi Briguglio, Della Vedova e Raisi (ma sì, che gliene importa di un ministro accusato di rubare milioni allo Stato per darli alla Chiesa e farsi la reggia a metà prezzo?). Altri cuordileone sono usciti dall'aula per non doversi neppure astenere: fra gli astenuti dall'astensione si segnalano Bocchino, Bongiorno, Napoli, Tremaglia e Urso, vivissimi complimenti anche a loro. Una menzione particolare merita il relatore Giuseppe Consolo, giurista finiano di chiara fama ma soprattutto fame, che ritiene reato ministeriale (sottoposto ad autorizzazione a procedere) anche lo stupro del ministro sulla segretaria purchè la vittima lavori al ministero, s'intende. “Sei stato grande!”, “Oggi era il tuo gran giorno!”, si sono congratulati con lui Bonaiuti (Pdl) e Castagnetti (Pd). Così, nel Fli, Fabio Granata è rimasto solo a difendere la legalità, insieme a dipietristi e il Pd. Tra i favorevoli a salvare Lunardi si segnala un certo onorevole Pietro Lunardi, che non è un omonimo: è proprio lui. Al termine di una lunga e tormentata crisi di coscienza, ha deciso di votare per se stesso. Già che c'erano, siccome una mano (sporca) lava l'altra, il Pdl e i radicali del Pd han salvato anche Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell'Ambiente, pure lui sotto inchiesta per corruzione al Tribunale dei ministri di Potenza: negata l'autorizzazione all'uso delle sue telefonate intercettate con i presunti complici. In pratica la Camera cestina le prove, così Alfonsino verrà assolto e qualcuno dirà pure che era un perseguitato. Dulcis in fundo, la Camera s'è costituita a difesa dell'ex onorevole Sgarbi nel conflitto di attribuzioni sollevato dalla Cassazione contro il Parlamento che aveva dichiarato insindacabile Sgarbi per i soliti insulti in tv ai pm milanesi. Sono le prove generali per il conflitto di attribuzioni pro-B. E per il salvataggio del Pd Alberto Tedesco, l'ex assessore di Vendola che, se non si fosse rifugiato in Senato dopo l'avviso per corruzione, sarebbe già in galera con i suoi presunti complici. Ieri, in giunta, ha detto di essere un perseguitato. La prova? “Prima che diventassi senatore non mi hanno mai arrestato: vogliono farlo proprio ora che sono s e n a t o re ”. Triplo salto mortale carpiato con avvitamento: un indagato va in Senato prima che lo arrestino, poi arriva il mandato di arresto e lui dice: è la prova che mi perseguitano, dovete salvarmi dall'arresto. Quando il Senato era una cosa seria, uno così l'avrebbero preso a sberle. Invece gli han fatto i complimenti. (di Marco Travaglio su Il Fatto)

1 anno e 2 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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Una mano (sporca) lava l’altra di Marco Travaglio La grande, anzi epocale Riforma della Giustizia non è quella strombazzata dal Nano e da Al Fano, i nuovi fratelli De Rege, e presentata ieri in pompa magna da Angelino Jolie al povero Napolitano: trattasi di legge costituzionale che, ammesso e non concesso che superi la doppia lettura parlamentare nei due anni che mancano a fine legislatura, non raccoglierà comunque i due terzi e dunque sarà sottoposto al referendum popolare. Serve a buttare in caciara i processi a B., spacciandoli come l'ennesima battaglia di una fantomatica “guerra fra politica e magistratura”. No, la vera riforma epocale è quella che si approva ogni giorno alla chetichella nelle aule parlamentari, che regalano l'impunità a questo o quel membro della casta-cosca, sempre tra il lusco e il brusco, nel silenzio generale. L'altroieri, per gli inquisiti impuniti di destra e di sinistra, è stata un'altra giornata radiosa: niente autorizzazione al Tribunale dei ministri per processare Pietro Lunardi che, quand'era alle Infrastrutture, è accusato di aver acquistato da Propaganda Fide per 3 milioni un palazzo di cinque piani che valeva 8 milioni e in cambio, mediatore Angelo Balducci, di aver procurato a Propaganda Fide un finanziamento di 2,5 milioni. Dei 548 deputati presenti, 290 han votato per salvarlo (Pdl, Lega, “responsa bili” e un Mpa, Commercio, nomen omen), 208 per processarlo e ben 44 si sono astenuti: gli Udc e un bel po’ di finiani, compresi Briguglio, Della Vedova e Raisi (ma sì, che gliene importa di un ministro accusato di rubare milioni allo Stato per darli alla Chiesa e farsi la reggia a metà prezzo?). Altri cuordileone sono usciti dall'aula per non doversi neppure astenere: fra gli astenuti dall'astensione si segnalano Bocchino, Bongiorno, Napoli, Tremaglia e Urso, vivissimi complimenti anche a loro. Una menzione particolare merita il relatore Giuseppe Consolo, giurista finiano di chiara fama ma soprattutto fame, che ritiene reato ministeriale (sottoposto ad autorizzazione a procedere) anche lo stupro del ministro sulla segretaria purchè la vittima lavori al ministero, s'intende. “Sei stato grande!”, “Oggi era il tuo gran giorno!”, si sono congratulati con lui Bonaiuti (Pdl) e Castagnetti (Pd). Così, nel Fli, Fabio Granata è rimasto solo a difendere la legalità, insieme a dipietristi e il Pd. Tra i favorevoli a salvare Lunardi si segnala un certo onorevole Pietro Lunardi, che non è un omonimo: è proprio lui. Al termine di una lunga e tormentata crisi di coscienza, ha deciso di votare per se stesso. Già che c'erano, siccome una mano (sporca) lava l'altra, il Pdl e i radicali del Pd han salvato anche Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell'Ambiente, pure lui sotto inchiesta per corruzione al Tribunale dei ministri di Potenza: negata l'autorizzazione all'uso delle sue telefonate intercettate con i presunti complici. In pratica la Camera cestina le prove, così Alfonsino verrà assolto e qualcuno dirà pure che era un perseguitato. Dulcis in fundo, la Camera s'è costituita a difesa dell'ex onorevole Sgarbi nel conflitto di attribuzioni sollevato dalla Cassazione contro il Parlamento che aveva dichiarato insindacabile Sgarbi per i soliti insulti in tv ai pm milanesi. Sono le prove generali per il conflitto di attribuzioni pro-B. E per il salvataggio del Pd Alberto Tedesco, l'ex assessore di Vendola che, se non si fosse rifugiato in Senato dopo l'avviso per corruzione, sarebbe già in galera con i suoi presunti complici. Ieri, in giunta, ha detto di essere un perseguitato. La prova? “Prima che diventassi senatore non mi hanno mai arrestato: vogliono farlo proprio ora che sono s e n a t o re ”. Triplo salto mortale carpiato con avvitamento: un indagato va in Senato prima che lo arrestino, poi arriva il mandato di arresto e lui dice: è la prova che mi perseguitano, dovete salvarmi dall'arresto. Quando il Senato era una cosa seria, uno così l'avrebbero preso a sberle. Invece gli han fatto i complimenti.

1 anno e 2 mesi fa
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Il Fatto rivela: offerti soldi per cambiare l'età di Ruby all'anagrafe

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Ma ancora c'è gente che continua a volere questa combriccola di cialtroni alla guida del paese?

1 anno e 2 mesi fa
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Letizia Moratti e la sindrome di Batman: " Mio figlio Gabriele donerà l'immobile in beneficenza"

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4- Negli USA per mandare a casa la Moratti (anzi lo faceva lei senza aspettare) bastava l'accusa dell'architetto (presentata in tribunale) che dice di non essere stato pagato per intero quanto dovuto.

1 anno e 2 mesi fa
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Eccoli i "padani" del "Va pensiero"...

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OLTRETUTTO CON ADESIVI FATTI STAMPARE IN SERIE: (VIENE DA DOMANDARSI CHI CAVOLO E' IL TIPOGRAFO…) http://www.giornalettismo.com/archives/96371/lega-errori-grammatica-italian/

1 anno e 2 mesi fa
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Eccoli i "padani" del "Va pensiero"...

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MA CHE TI ASPETTI DA GENTE CHE PER ENFATIZZARE IL LORO INNO LO SCRIVONO SULLE AUTO DI SERVIZIO CON QUESTA ORTOGRAFIA "VA PENSIERO SULLE ALI D'ORATE"

1 anno e 2 mesi fa
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Letizia Moratti e la sindrome di Batman: " Mio figlio Gabriele donerà l'immobile in beneficenza"

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Come no, magari all'ANONIMA SUPER EROI… In ogni altra Città europea (esclusa l'Italia ovviamente) il sindaco con una storia così sarebbe già a casa senza aspettare la "chiusura della vicenda".

1 anno e 2 mesi fa
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Riforma della Giustizia in dirittura d'arrivo: l'irritazione del Colle

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A stò punto aridatece Gelli: Chi si rivede, Marco Boato. L’ex lottatore continuo, intervistato dal R i fo r m i s t a , rivendica la primogenitura della controriforma della Giustizia minacciata dal duo Cainano & Al Fano. Lui non ci trova “alcunché di scandaloso” e ricorda che, a parte lo sganciamento della Polizia giudiziaria dal pm (idea di Violante, subito copiata da Al Fano), è tutta copiata dalla sua bozza del 1998 per la Bicamerale D’Alema: separazione delle carriere e dei Csm, azione penale a discrezione di governo e Parlamento, procedimenti disciplinari ai magistrati tolti al Csm e affidati a un plotone d’esecuzione di nomina politica. Ma Boato è un po’ ingeneroso con Licio Gelli, che nel suo “Piano di rinascita d e m o c ra t i c a ” aveva precorso i tempi con trent’anni d’anticipo. Infatti il Venerabile, quando destra e sinistra votarono la bozza Boato, reclamò il copyright. L’obiettivo della casta, anzi della cosca, è dunque a un passo dall’essere raggiunto: le indagini le farà direttamente il governo, che poi scriverà anche le sentenze. Non solo quelle penali, ma anche civili e contabili. Pare brutto lasciarle fare ai giudici. L’altroier i per esempio ha raccolto critiche a destra ma anche a sinistra (si fa per dire: il solito R i fo r m i s t a ) il verdetto del Tribunale del lavoro di Roma che ha confermato il reintegro di Tiziana Ferrario al Tg1: Minzolingua non l’aveva allontanata per “effettive esigenze or ganizzative” (come racconta lui), ma per “una volontà ritorsiva al fine di sanzionare il dissenso manifestato dalla giornalista nei confronti della linea editoriale del direttore”. Il Riformatorio, che quando c’è da dire una scempiaggine è sempre in prima fila, scrive che “la sentenza priva della sua autorità la direzione del Tg1 e stabilisce chi e quando dovrà condurre il telegiornale”, dunque “non ci piace un tribunale che ordina a Minzolini chi deve mettersi dietro la scrivania o davanti alla telecamera”. A questi giuristi per caso sfugge che nessun tribunale ha mai preteso di decidere i conduttori del Tg1: è che discriminare lavoratori e lavoratrici per le loro idee politiche è (ancora per poco) vietato dalla legge. Concetto troppo elevato anche per Fabrizio Cicchitto (tessera P2 2232): “Ormai la Rai, come tante altre istituzioni e aziende italiane, è commissariata dalla magistratura che decide a suo arbitrio gli organigrammi interni”. Raro concentrare così tante fesserie in così poche parole. A parte il fatto che non si capisce quali sarebbero le aziende e le istituzioni “commissariate dalla magistratura”, Cicchitto ce l’ha pure con la Corte dei conti che ha condannato l’ex ministro Siniscalco, i cinque ex consiglieri Rai del centrodestra e l’ex capufficio legale Esposito a risarcire 11 milioni di danni all’azienda per la nomina a direttore generale del berlusconiano Alfredo Meocci nel 2005. Meocci era incompatibile perché era stato per sette anni, fino al giorno prima, commissario dell’Agcom (che vigila sulla Rai). E la legge sulle Authority (481/1995) vieta “per almeno 4 anni” a chi ne ha fatto parte di “intrattenere rapporti di collaborazione, consulenza o impiego con le imprese operanti nel settore di competenza”. Pesanti sanzioni sia per l’ex commissario che la viola (“tra i 50 e i 500 milioni di lire”), sia per l’azienda che lo assume (“par i allo 0,5% del fatturato, da 200 milioni a 200 miliardi di l i re ”), sia per gli amministratori che se ne rendono responsabili. Molti giornali, il collegio sindacale Rai e i consiglieri d’opposizione lo dissero. Ma Siniscalco e i consiglieri Urbani, Malgieri, Bianchi Clerici, Petroni e Staderini nominarono ugualmente Meocci, su ordine di B. Tanto, pensavano, siamo assicurati. Poi però l’assicurazione rifiutò di coprirli, visto che sapevano benissimo di violare la legge. Ora la Corte dei conti presenta il conto: “Colpa grave… comportamento sommamente lesivo di ogni regola di prudente e buon governo della cosa pubblica”. Cicchitto però non gradisce che i giudici applichino la legge. Facciamo così: d’ora in poi le sentenze le scrive Gelli. Al confronto, era una persona seria. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)

1 anno e 2 mesi fa
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Riforma della Giustizia in dirittura d'arrivo: l'irritazione del Colle

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CHI E' L'UOMO OMBRA "BISIGNANI"? Se vogliono sentirmi, sono disponibile in qualsiasi momento, perché sono convinto che l'inchiesta napoletana ha inquadrato il cuore del sistema. Luigi Bisignani è il detonatore finale della miccia che, da tempo, avevano piazzato su di me e sulle mie inchieste: è un elemento fondamentale nell'esito nefasto della mia carriera in magistratura. I problemi che hanno portato alle ispezioni ministriali, alla punizione del Csm e alla sottrazione delle mie inchieste, ne sono convinto, nascono in un momento ben preciso: la sua perquisizione nel 2007. E si moltiplicano quando scopro il sistema che ruota intorno a lui. Lo stesso che ha individuato la Procura di Napoli. E su questo argomento - se lo riterranno opportuno - sono disponibile a fornire ogni elemento ai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio”. Luigi de Magistris, ex pm di Catanzaro, oggi europarlamentare dell'Idv e candidato sindaco di Napoli, iscrisse Bisignani nel registro degli indagati, con l'accusa di violazione della Legge Anselmi, nell'estate del 2007. Lo perquisì nel luglio dello stesso anno. Spulciando tra le carte che portarono all'incolpazione di de Magistris, la presenza di Bisignani si trova in un esposto a sua firma. Scrive di essere stato contattato da un ex vicedirettore di Pan o ra m a , che gli chiede - è il 3 luglio 2007 - notizie sulla sua iscrizione nel registro degli indagati. Iscrizione che, secondo le accuse, sarebbe avvenuta però due giorni dopo. L'ex ministro di Giustizia Clemente Mastella (amico di Bisignani) aggiunge l'esposto alla mole di addebiti che il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller (sentito dai pm nell'inchie- NUOVE LOGGE sta sulla P4) depositerà al Csm. L'accusa di essere troppo disinvolto nei rapporti con i giornalisti, per de Magistris, è destinata a cadere: nessuna fuga di notizie. Di giornalisti vicini a Bisignani, invece, nell'inchiesta sulla “P4” ce ne sarebbero parecchi. E non solo giornalisti: a quanto pare un intero sistema di potere parallelo che, sul mercato delle informazioni, avrebbe potuto condizionare l'intera vita pubblica del Paese. E Bisignani si ritrova indagato, questa volta dalla Procura di Napoli, per un'altra vicenda legata all'attività di un “sistema parallelo”. De Magistris, lei dice di essere a disposizione della Procura di Napoli e accusa Bisignani di essere un elemento fondamentale per la sua fuoriuscita dalla magistratura: perché? Non è stato un caso, secondo me, che l'ispezione ministeriale nei miei riguardi sia stata accelerata e chiusa subito dopo la sua perquisizione. Avevo individuato lo stesso sistema sul quale sta indagando la procura napoletana: un mix di alta finanza, servizi segreti deviati, magistratura, imprenditori e grandi appalti. Bisignani, a mio avviso, era il cuore di questo sistema. Bisignani però, in “W hy Not”, è stato archiviato: questo è un fatto. Il resto sono sue congetture. Non fu archiviato da me. L'inchiesta mi fu sottratta ed era già in mano ad altri. Ma le dirò di più: io non ebbi neanche modo di poter leggere l'informativa sulla sua perquisizione. Anche questo è un fatto. Ed è inquietante per molti motivi. Stranamente, il giorno della perquisizione, Bisignani non era a casa: partì per Londra. E il suo appartamento, da quanto ne so, fu trovato “pulito”: non trovammo nulla di interessante, stando a quanto mi riferì la polizia giudiziaria, ed ebbi la netta impressione che lui fosse al corrente dei miei movimenti. Un'impressione. Niente di più. Ho avuto la netta impressione di essere spiato e controllato durante le indagini. Ho ricostruito analiticamente la vicenda ai pm di Salerno che hanno indagato sul mio caso, sul sistema che ha vanificato le inchieste che conducevo e - guarda caso - anche i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e Luigi Apicella sono stati estromessi dalle inchieste e poi puniti dal Csm. Sono disposto a rispiegare tutto alla Procura di Napoli, se può essere utile, perché sono convinto che stiamo parlando della scoperta di una potente rete occulta. I nomi che emergono dall'inchiesta di Napoli, spesso, coincidono con quelli che avevo individuato io. Ieri i pm napoletani hanno perquisito l'abitazione di Anselmo Galbusera e Francesco Micheli. Anche in questo caso stanno verificando i rapporti tra imprenditori e uomini dell'alta finanza con Luigi Bisignani. Il nome di Galbusera (non indagato, né in Why Not, né per la P4), emerse proprio nella sua inchiesta. E anche il nome della Italgo, sulla quale i pm stanno cercando di effettuare degli approfondimenti, per verificare la legittimità degli appalti ottenuti dalla Presidenza del Consiglio. Il nome è quello. Ma non è l'unico. E il livello che stavo inquadrando era davvero molto alto. Perquisendo il principale indagato in Why Not, Antonio Saladino, trovai un biglietto dove, in riferimento ad alcuni appalti ministeriali, era affiancato il nominativo di Alfonso Papa. Lo stesso Papa che troviamo coinvolto nella P4. E in collegamento con Bisignani. Mi sembra sempre la stessa rete. Lei pensa che sia stata questa “re t e ” a bloccarla? Ne sono convinto. La rapidità con la quale mi hanno sottratto le indagini e il ministero ha istruito l'attività ispettiva è lampante. A giugno 2007 inizio a indagare su uomini dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, di Finmeccanica. A luglio iscrivo Bisignani nel registro degli indagati. La sua perquisizione - stranamente, a mio avviso - va a vuoto. E di lì a poco accelera l'attività ispettiva. Per non parlare delle tante delegittimazioni che hanno accompagnato la mia vicenda e quella dei pm di Salerno che indagavano sul mio caso.

1 anno e 2 mesi fa