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No B-Day: Antonio Di Pietro contro la Rai che nega la diretta

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Molaschi: Ma mi faccia il piacere… Le insulse dirette in prima serata per la consegna delle "casette dei sette nani" in Abruzzo, con annesso sproloqui contro l'opposizione e i giudici antitaliani?

2 anni e 5 mesi fa
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Colpevole o perseguitato? La sentenza su Berlusconi stasera ad Annozero

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Premio Mangano: In effetti, come fanno notare Il Giornale, Libero, Il Predellino e la loro succursale denominata Corriere della Sera, Fini l’ha fatta grossa. Il fuorionda col procuratore di Pescara – ci illumina Massimo Franco, pompiere-capo di via Solferino – è “un incidente che rischia di isolarlo ancor di più” perché “trasmette una sensazione sconcertante: la terza carica dello Stato incontra per la prima volta un alto magistrato, Nicola Trifuoggi, a un dibattito”. E questo, diciamolo, è già preoccupante: i magistrati bisogna fare in modo di non incontrarli mai, salvo che da imputati (nel qual caso, ok). Se poi uno ci va a sbattere contro per caso, allora li dovrebbe perlomeno insultare (che so, dicendo loro che sono ”golpisti”, anzi “matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”), per dissipare ogni sospetto di collusione con la Giustizia e non trasmettere “sensazioni sconcertanti”. Non contento, Fini al magistrato rivolge addirittura la parola e – denuncia Franco tutto spettinato – “gli confida di considerare il suo principale alleato irrispettoso di qualunque istituzione”. Davvero bizzarra l’affermazione di Fini, tale da sorprendere anche un osservatore attento come Franco. Fa il notista politico da trent’anni e non l’aveva mai sfiorato il minimo dubbio sul sacrale rispetto per le istituzioni da parte di un tizio che ogni giorno attacca l’opposizione, la stampa libera, i rari programmi tv non suoi, il pur servizievole Quirinale, il Parlamento, tutti i magistrati penali e civili di ogni ordine e grado dai pm ai gip ai tribunali alle Corti d’appello alla Cassazione alla Consulta alla Corte dei conti al Tar al Consiglio di Stato alle Corti europee di Strasburgo e di Lussemburgo alle Nazioni Unite, con l’eccezione del giudice Sante Licheri di “Forum” e dei tre o quattro che Previti teneva a libro paga. Stupefatto per quel giudizio così originale, Franco parla di “frasi imprudenti”, anzi molto peggio perché, invece di smentirle alla maniera berlusconiana, Fini le ha poi ”autenticate”. Giusto: è estremamente imprudente dire che un premier deve rispettare le altre istituzioni, non deve confondere il consenso con l’immunità e la magistratura deve indagare su mafia e politica riscontrando scrupolosamente le parole dei pentiti per evitare errori giudiziari. La prossima volta Fini faccia come tutti gli altri: dica in pubblico il contrario di quel che dice in privato, poi all’occorrenza smentisca tutto e dia la colpa alla stampa comunista che l’ha frainteso. O dica subito che “con la mafia bisogna convivere” (Lunardi), anzi “la mafia non esiste” (Dell’Utri) e le stragi del 1992-’93 sono “roba vecchia” (B.) e chi indaga ancora “cospira contro di noi” (B.) e “Vittorio Mangano è un eroe” perché non ha parlato (Dell’Utri e B.), mentre Spatuzza e gli altri pentiti sono infami perché parlano (Riina, Dell’Utri e B.) e naturalmente “se trovo chi ha fatto la Piovra e chi scrive libri sulla mafia, lo strozzo” (B.). Ecco, queste sì sono frasi da statista: infatti il Pompiere della Sera non le ha mai giudicate “imprudenti”. Imprudente è Fini che, non contento di non avere processi per corruzione né inchieste per mafia, di non elogiare sinceri democratici come Gheddafi, Putin e Lukashenko, di non minacciare col gesto del mitra giornaliste russe, partecipa spudoratamente al Premio Borsellino anziché attendere il Premio Mangano, che sarà presto istituito dal senatore Dell’Utri sotto l’alto patrocinio di James Bondi e il basso patrocinio di Berlusconi. Ergo – come chiede il premier – deve “dare spiegazioni o dimettersi”. Perché – come osserva Bossi, lo stesso che dava del mafioso al Cavaliere – “è un fascista amico dei comunisti”. E poi – come osserva Gasparri – “certe cose non basta non dirle: non bisogna neppure pensarle”. Lui infatti, per non sbagliare, sono anni che non pensa.

2 anni e 5 mesi fa
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Fini a Ballarò e il fuorionda "Niente da chiarire"

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Più chiaro e fedele alla linea di così: "Essere super partes", dice Fini alla commemorazione di Nilde Iotti, "non vuol dire rimanere estranei al confronto delle opinioni, perché la cultura democratica si fonda sul confronto delle idee". Nel suo discorso alla Camera il presidente sottolinea come proprio Nilde Iotti "offrì un esempio di imparzialità e di equilibrio che le valse il riconoscimento e la stima di tutte le parti politiche. Non rinunciava, però, alle sue idee". E ancora: "Come disse Luciano Violante, la sua imparzialità non fu mai neutralità". Sempre riferendosi alla Iotti Fini torna implicitamente sul clima di scontro nella maggioranza. "Il suo insegnamento umano, morale e civile deve continuare ad ispirare l'impegno di tutti noi per affermare sempre con coerenza la cultura della democrazia e per mantenere costantemente elevato e al tempo stesso sobrio il tono della vita politica e istituzionale del nostro Paese". Infine, le riforme. Fini ribadisce che "l'Italia attende una nuova e decisiva stagione riformatrice, e sposando un antico discroso proprio della Iotti auspica riforme che rendano il governo più forte, stabile ed efficiente bilanciato da un Parlamento sappia dare moderna efficienza al suo funzionamento".

2 anni e 5 mesi fa
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Fini a Ballarò e il fuorionda "Niente da chiarire"

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37- Lealtà: bisogna vedere cosa intendi con questo termine, quello che è sicuro è che Berlusconi la intende come sinonimo di sottomissione (in stile feudale) quando non è collusione (riguardo gli interessi reciproci con la lega). Fini interpreta la lealtà nel senso politico dell'accezione, quindi se viene a mancare l'affinità politica fino a diventare scontro ideologico riguardo l'idea di governo, probabilmente in questo caso a mancare di lealtà è Berlusconi…(non dimentichiamoci che Fini è confluito con il suo partito A.N. di cui era leader nel PDL in cui è confluita anche F.I. non è strasmigrato, ha quindi pari dignità circa le linee guida del partito)

2 anni e 5 mesi fa
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Renato Brunetta: “Gli stipendi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni”

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Riguardo la Rai in generale comincerei con il pubblicare sul televideo quanto prendono i dirigenti dal direttore generale fino alla capo annunciatrici…quelli si che sono soldi che non hanno la scusa più o meno fondata di rientri pubblicitari da ascolti…

2 anni e 5 mesi fa
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Renato Brunetta: “Gli stipendi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni”

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34- Ma no: è solo un pischello sbarbatello che si da arie da grande…

2 anni e 5 mesi fa
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Renato Brunetta: “Gli stipendi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni”

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Cominciasse per primo Brunetta: si appendesse al collo (certo sarebbe scomodo da leggere) un cartello con scritto quanto prende in totale tra stipendio da parlamentare - ministro e per consulenze varie in pubblici uffici all'anno.

2 anni e 5 mesi fa
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Mafia pugliese: indagata anche Elvira Savino (Pdl)

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Intestatarie di conti fittizi la Savino (indagata) e la Began: (di Antonio Massari) Due donne molto vicine al premier Silvio Berlusconi avevano acceso dei conti correnti bancari fittizi: in realtà erano utilizzati da un esponente della mafia pugliese. Nelle 1600 pagine dell’ordinanza, firmata dal gip Giulia Romanazzi, che ieri ha portato all’arresto di 83 persone, la parlamentare Pdl Elvira Savino risulta indagata per aver agevolato il riciclaggio. Più defilata la posizione dell’attrice di Fiction Sabina Beganovic, che non risulta indagata, ma era intestataria, secondo l’accusa, di “uno dei sei conti correnti nella filiale di Bari-Palese della banca Antonveneta”. L’inchiesta dell’Antimafia ha rivelato un sistema di riciclaggio pari a 220 milioni di euro, risultato del traffico internazionale di droga e investito in 35 società sparse in tutta Italia e ben 680 conti correnti. Due conti correnti fittizi, intestati alla Savino e alla Beganovic, erano utilizzati da Michele Labellarte, imprenditore da poco scomparso, ritenuto dalla pm Elisabetta Pugliese una sorta di cassiere di Savino Parisi, noto alle cronache giudiziarie come “Savinuccio”, boss dello storico clan mafioso Parisi. Secondo l'accusa, la Savino era conoscenza dei precedenti penali, per reati di bancarotta, di Labellarte: “Elvira Savino”, scrivono gli inquirenti, “nel momento in cui ha acconsentito all'intestazione fittizia del conto corrente 10024G della banca Antonveneta, di fatto nella disponibilità del Labellarte, ben conosceva i problemi giudiziari nei quali era stato coinvolto quest’ultimo ed era perfettamente consapevole, anche perchè ribaditoglielo dallo stesso interessato, che l'imprenditore non poteva esporsi direttamente nella conduzione degli affari”. La parlamentare era quindi consapevole e riceveva un “corrispettivo”: “la concessione della carta di credito American Express collegata alla promozione Alitalia con addebito sul conto di Michele Labellarte”, per esempio, oppure “aiuti finanziari” per 3.500 euro, alcune “ricariche telefoniche” e persino il pagamento del biglietto aereo per il volo AirOne “Roma-Bari”. Intercettando Michele Labellarte ed Elvira Savino, gli inquirenti sentono parlare di una Sabina, quandoi due discutono della chiusura di un conto corrente: “Ma un'altra cosa, siccome io questa raccomandata ce l'ho qui per Sabina”, dice la Savino. “Tu l'hai presa per Sabina?”, chiede Labellarte. “No, perchè io ho solo la cartolina che serve a ritirare la raccomandata”, risponde la Savino. Michele Labellarte non era un personaggio secondario della mala barese. Al contrario. Basti dare un'occhiata alle intercettazioni ambientali tra il boss Savino Parisi e ai capi di imputazione, nei quali si parla di “stabile inserimento nell'organigramma del soldalizio Parisi-Stramaglia”. Il ruolo di Labellarte è finanziario: "Nel corso della loro ancestrale e prestigiosa carriera criminale, Sa-vino Parisi e Angelo Stramaglia hanno accumulato un patrimonio discretamente cospicuo; in parte reinvestito in proprietà immobiliari; in parte costituito in denaro contante affidato a Michele Labellarte. Scelta determinata anche dal suo incisivo inserimento nel tessuto socio politico ed economico locale". Inserimento che non riguarda soltanto la Savino, ma anche un ex esponente del Csm, noto avvocato vicino al centrosinistra , Gianni Di Cagno, indagato per impiego di denaro di provenienza illecita, per aver coperto, in qualità di legale di Labellarte, alcune sue operazioni. Esattamente come per l'avvocato Onofrio Sisto, ex vicepresidente della Provincia (Pd), fratello del parlamentare Pdl, nonché avvocato difensore del ministro Raffaele Fitto, Francesco Paolo Sisto. Labellarte stava puntando a un nuovo, lucroso affare, che mirava alla costruzione di un villaggio universitario per 3.500 studenti. Anche un imprenditore molto vicino a Massimo d'Alema, Enrico Intini (non indagato), aveva tentato di entrare in affari con Labellarte, con il quale "aveva condotto trattative personalmente". Ma chi è davvero Labellarte? Gli indagati lo definiscono un "diavolo" e lo stesso Parisi sembra temere per il proprio patrimonio affidato all'ex imprenditore. La guardia di Finanza intercetta una conversazione tra il boss e l'imprenditore: "Perchè tu forse non lo sai ma la vita tua è la vita nostra … noi non possiamo pensare un male per te … noi vogliamo la vita lunga", gli dice Parisi. Il motivo è semplice: "Labellarte", scrivono gli inquirenti, "rappresenta per il clan una figura di vitale importanza. (…) Stramaglia avrebbe consegnato a Labellarte circa sei miliardi di vecchie lire (…)". Ma non solo. Labellarte avrebbe dovuto "restituire ‘ripuliti’ tre milioni di euro a Parisi" e contava di farlo anche attraverso "l'affare della sua vita", ovvero "l'affare universitario". La sua posizione è talmente rilevante che un giorno, il boss Parisi, parlando con un "luogotenente", si chiede: "Ma se succede qualcosa a lui a chi ci dobbiamo rivolgere …". E' a quest'uomo che la Savino e la Began concedevano l'apertura di conti correnti fittizi. Un uomo che aveva conoscenze ai vertici della mafia e della politica locale. E non disdegnava di frequentare l'enfant prodige delle scalate sociali in salsa pugliese: Gianpi Tarantini, amico della Savino, della Began, e dello stesso Berlusconi.

2 anni e 5 mesi fa
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Dell'Utri parlò con Provenzano? Spatuzza e Berlusconi, la verità tra due giorni

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Le Berluscamiche Due donne molto vicine al premier Silvio Berlusconi avevano acceso dei conti correnti bancari fittizi: in realtà erano utilizzati da un esponente della mafia pugliese. Nelle 1600 pagine dell’ordinanza, firmata dal gip Giulia Romanazzi, che ieri ha portato all’arresto di 83 persone, la parlamentare Pdl Elvira Savino risulta indagata per aver agevolato il riciclaggio. Più defilata la posizione dell’attrice di Fiction Sabina Beganovic, che non risulta indagata, ma era intestataria, secondo l’accusa, di “uno dei sei conti correnti nella filiale di Bari-Palese della banca Antonveneta”. L’inchiesta dell’Antimafia ha rivelato un sistema di riciclaggio pari a 220 milioni di euro, risultato del traffico internazionale di droga e investito in 35 società sparse in tutta Italia e ben 680 conti correnti. Due conti correnti fittizi, intestati alla Savino e alla Beganovic, erano utilizzati da Michele Labellarte, imprenditore da poco scomparso, ritenuto dalla pm Elisabetta Pugliese una sorta di cassiere di Savino Parisi, noto alle cronache giudiziarie come “Savinuccio”, boss dello storico clan mafioso Parisi. Secondo l'accusa, la Savino era conoscenza dei precedenti penali, per reati di bancarotta, di Labellarte: “Elvira Savino”, scrivono gli inquirenti, “nel momento in cui ha acconsentito all'intestazione fittizia del conto corrente 10024G della banca Antonveneta, di fatto nella disponibilità del Labellarte, ben conosceva i problemi giudiziari nei quali era stato coinvolto quest’ultimo ed era perfettamente consapevole, anche perchè ribaditoglielo dallo stesso interessato, che l'imprenditore non poteva esporsi direttamente nella conduzione degli affari”. La parlamentare era quindi consapevole e riceveva un “corrispettivo”: “la concessione della carta di credito American Express collegata alla promozione Alitalia con addebito sul conto di Michele Labellarte”, per esempio, oppure “aiuti finanziari” per 3.500 euro, alcune “ricariche telefoniche” e persino il pagamento del biglietto aereo per il volo AirOne “Roma-Bari”. Intercettando Michele Labellarte ed Elvira Savino, gli inquirenti sentono parlare di una Sabina, quandoi due discutono della chiusura di un conto corrente: “Ma un'altra cosa, siccome io questa raccomandata ce l'ho qui per Sabina”, dice la Savino. “Tu l'hai presa per Sabina?”, chiede Labellarte. “No, perchè io ho solo la cartolina che serve a ritirare la raccomandata”, risponde la Savino. Michele Labellarte non era un personaggio secondario della mala barese. Al contrario. Basti dare un'occhiata alle intercettazioni ambientali tra il boss Savino Parisi e ai capi di imputazione, nei quali si parla di “stabile inserimento nell'organigramma del soldalizio Parisi-Stramaglia”. Il ruolo di Labellarte è finanziario: "Nel corso della loro ancestrale e prestigiosa carriera criminale, Sa-vino Parisi e Angelo Stramaglia hanno accumulato un patrimonio discretamente cospicuo; in parte reinvestito in proprietà immobiliari; in parte costituito in denaro contante affidato a Michele Labellarte. Scelta determinata anche dal suo incisivo inserimento nel tessuto socio politico ed economico locale". Inserimento che non riguarda soltanto la Savino, ma anche un ex esponente del Csm, noto avvocato vicino al centrosinistra , Gianni Di Cagno, indagato per impiego di denaro di provenienza illecita, per aver coperto, in qualità di legale di Labellarte, alcune sue operazioni. Esattamente come per l'avvocato Onofrio Sisto, ex vicepresidente della Provincia (Pd), fratello del parlamentare Pdl, nonché avvocato difensore del ministro Raffaele Fitto, Francesco Paolo Sisto. Labellarte stava puntando a un nuovo, lucroso affare, che mirava alla costruzione di un villaggio universitario per 3.500 studenti. Anche un imprenditore molto vicino a Massimo d'Alema, Enrico Intini (non indagato), aveva tentato di entrare in affari con Labellarte, con il quale "aveva condotto trattative personalmente". Ma chi è davvero Labellarte? Gli indagati lo definiscono un "diavolo" e lo stesso Parisi sembra temere per il proprio patrimonio affidato all'ex imprenditore. La guardia di Finanza intercetta una conversazione tra il boss e l'imprenditore: "Perchè tu forse non lo sai ma la vita tua è la vita nostra … noi non possiamo pensare un male per te … noi vogliamo la vita lunga", gli dice Parisi. Il motivo è semplice: "Labellarte", scrivono gli inquirenti, "rappresenta per il clan una figura di vitale importanza. (…) Stramaglia avrebbe consegnato a Labellarte circa sei miliardi di vecchie lire (…)". Ma non solo. Labellarte avrebbe dovuto "restituire ‘ripuliti’ tre milioni di euro a Parisi" e contava di farlo anche attraverso "l'affare della sua vita", ovvero "l'affare universitario". La sua posizione è talmente rilevante che un giorno, il boss Parisi, parlando con un "luogotenente", si chiede: "Ma se succede qualcosa a lui a chi ci dobbiamo rivolgere …". E' a quest'uomo che la Savino e la Began concedevano l'apertura di conti correnti fittizi. Un uomo che aveva conoscenze ai vertici della mafia e della politica locale. E non disdegnava di frequentare l'enfant prodige delle scalate sociali in salsa pugliese: Gianpi Tarantini, amico della Savino, della Began, e dello stesso Berlusconi.

2 anni e 5 mesi fa
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Sondaggio: Bersani già bocciato dopo un mese?

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FUORIONDA DEL PD: Dopo il fuorionda di Gianfranco Fini che, al Premio Borsellino, elogia i ragazzi di “Ammazzatecitutti” e commenta le rivelazioni dei pentiti, il Fatto è entrato in possesso di una conversazione rubata ad alcuni dirigenti del Pd al Premio Maria Angiolillo. Massimo: “…e poi, diciamo, ci sono questi preti antimafia che ci accusano di trascurare la questione morale. Pensassero a dare le estreme unzioni come una volta, invece di impicciarsi di politica. Lo Stato è laico, diciamo”. Pierluigi: “Soccmel, sono poco riformisti, non dialogano. E poi sempre contro, sempre anti: mi sa che al nostro tavolo per il dialogo fra mafia e antimafia non ci vengono…”. Giorgio: “State buoni, se potete. E i giudici devono starsi zitti”. Massimo: “Sì, grazie nonno, adesso però lasciaci lavorare…”. Enrico: “Ora ci si mettono pure i ragazzi antimafia di ‘Ammazzatecitutti’…”. Massimo: “Li chiamerei Limortacciloro, diciamo. Sono i nipotini di Micromega, quelli che mi fecero saltare la Bicamerale. Ah i Latorre, i Velardi, i Rondolino: quelli erano ragazzi giudiziosi”. Pierluigi: “Non sono cattivi, ma soccmel, non dialogano, sono poco riformisti. Sempre lì a difendere la Forleo e De Magistris”. Massimo: “Possibile che i genitori non gl’insegnino a farsi i fatti loro e che la piazza è un brutto posto?”. Enrico: “Già fatichiamo a educare i nostri elettori al garantismo e al diritto a difendersi dai processi. E quelli ce li scatenano contro, così poi votano Di Pietro…”. Pierluigi: “Però pure tu, Enrico, soccmel. Chi te l’ha fatto fare di dire quelle cose al Corriere? Non l’hai ancora capito che i panni sporchi si lavano al Quirinale, non sul giornale?”. Enrico: “Lascia perdere, me l’ha già detto lo zio Gianni: stava andando tutto così bene, ci eravamo accordati per salvare Silvio dai processi, poi tu e Violante andate a vantarvene in piazza”. Luciano: “Già, e mica son fesso: se non andavo a dire a Ballarò che per salvare la democrazia bisogna salvare Berlusconi, il merito se lo prendeva qualcun altro. Invece l’idea è mia, il pacco a Natale spetta a me…”. Giorgio: “State buoni, se potete. E i giudici devono starsi zitti”. Massimo: “Ok, nonnetto, ora lasciaci lavorare. Ma li hai sentiti, quei facinorosi? Dicono che nessun politico è eterno. Ma parlassero per sé: io sono qui da quando avevo i calzoni corti e qua resto per i prossimi cent’anni”. Pierluigi: “Solo se Silvio resiste, soccmel! Metti che salti e arrivi Fini: e chi ci vota più senza la paura dell’uomo nero? Manco col fucile puntato alla nuca ci rivotano”. Luciano: “Mica son fesso: apposta ho proposto di immunizzare le alte cariche. Manca pure che si dimetta Silvio e ci lasci qua con le pezze al culo”. Pierluigi: “Figurati che i nostri rimpiangono persino Prodi, solo perché ha battuto Berlusconi due volte su due, soccmel”. Massimo: “Bella forza: intanto lui sta a casa e noi che abbiamo sempre perso siamo sempre qui, freschi come rose”. Enrico: “Ma come si fa con Spatuzza e Ciancimino? Parlano e i giudici li lasciano parlare…”. Massimo: “Dai retta a chi sta qua dai tempi dell’asilo. Basta fare come me quando mi han beccato al telefono con Consorte: ho lasciato il Pd a Walter per due anni in prestito d’uso, e quando la gente s’è dimenticata tutto me lo sono ripreso. Andreotti faceva così e s’è sempre trovato bene”. Enrico: “Ma si parla di trattative Stato-mafia durante le stragi”. Massimo: “Trattative, che paroloni. Si dice ‘dialogo’: vedi che suona subito meglio? A proposito: devo lasciarvi, mi vedo con Cuffaro per dialogare con l’Udc”. Giorgio: “Ecco, ragazzi, dialogo. E i giudici devono starsi zitti”. Enrico: “Veramente non osano più nemmeno respirare”. Massimo: “Fa niente. Zitti e muti a prescindere. E zitti pure voi: se no gli elettori capiscono che non siamo come Fini, che dice in privato quel che dice in pubblico. Poi vengono a cercarci a casa e ci tocca iscriverci al Popolo della Libertà”.

2 anni e 5 mesi fa
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Sondaggio: Bersani già bocciato dopo un mese?

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Bersani guida un opposizione che in realtà non c'è E' un altro che in questo momento (Fini) si trova all’improvviso a sedere (dopo dichiarazioni sibilline) sulla poltrona di capo di un’opposizione che ancora c’è. Se si andasse oggi ad elezioni e Fini si presentasse da solo buona parte dei suoi consensi verrebbero raccolti nelle file di chi votava Partito Democratico. Non perché Fini sia di sinistra. Ma solo perché in queste settimane pare ragionare da persona normale. E questo, per i cittadini che ancora pensano con la loro testa, è già molto.

2 anni e 5 mesi fa
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Fini a Ballarò e il fuorionda "Niente da chiarire"

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Fini può piacere o non piacere. Può legittimamente dar fastidio il suo passato (recente) da post-fascista, PERO': Oggi però a contare è un'altra cosa: in un momento in cui l'Italia appare sempre più smarrita e impaurita, Fini è il solo politico a parlare da uomo delle istituzioni. Dire che governare è diverso da comandare; spiegare che in parlamento può valere la categoria della ragionevole lealtà, ma non quella della riconoscenza; aggiungere che la magistratura ha il dovere di verificare (con la massima accuratezza e velocità possibile) ogni notizia di reato, anche e soprattutto quando i sospetti riguardano chi ricopre una carica elettiva, dovrebbe essere ovvio. Non lo è però in Italia, un paese in cui ormai citare la Costituzione fa correre il rischio di essere bollati da pericolosi rivoluzionari. Così Fini si trova all'improvviso a sedere sulla poltrona di capo di un'opposizione che non c'è. Se si andasse oggi ad elezioni buona parte dei suoi consensi verrebbero raccolti nelle file di chi votava Partito Democratico. Non perché Fini sia di sinistra. Ma solo perché in queste settimane pare ragionare da persona normale. E questo, per i cittadini che ancora pensano con la loro testa, è già molto.

2 anni e 5 mesi fa
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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si

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13- Se un componente della maggioranza oltre che presidente della camera dice e conferma (il suo ufficio stampa parla di asserzioni già fatte in pubblico e a più riprese) quanto detto a microfoni spenti è inutile negare la rilevanza del fatto bollandolo come "normale". Sentirlo dire da Di Pietro è una cosa "Normale"…

2 anni e 5 mesi fa
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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si

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15- Con questi discorsi possiamo anche dire che Falcone e Borsellino possono essere saltati in aria per una fuga di gas, e chi lo dice che è stato Brusca? i soliti pentiti…

2 anni e 5 mesi fa
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Alemanno e Zaia uniti dall'amore per lo Yak: ma il bovino tibetano è davvero di destra?

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Le idiozzie si limitassero all'introduzione degli Yak: ROMA - Una via Rosa Berlusconi. A Roma. L'idea è di Marco Siclari, consigliere comunale in Campidoglio e vicecapogruppo del Pdl. E l'ha trasformata in mozione, perché diventi realtà: una strada intitolata alla mamma di Berlusconi. Un «RICONOSCIMENTO DOVEROSO» - «Abbiamo presentato in Consiglio comunale una mozione, che mi vede primo firmatario, - scrive in una nota Siclari - il cui fine è quello di valutare la possibilità di intitolare una strada o una piazza romana alla signora Rosa Berlusconi, madre del presidente del Consiglio dei Ministri. Questo vuole essere un riconoscimento non tanto alla mamma di Silvio Berlusconi, ma ad una persona semplice che grazie alla sua dedizione ha concorso a scrivere una pagina della nostra storia recente contribuendo alla decisione del figlio di scendere in campo. Una scelta questa condivisa in 16 anni da milioni di cittadini. La nostra città è la prima in Italia a voler ricordare in modo ufficiale la signora Rosa. È fondamentale infatti che non si perda il ricordo di quelle persone comuni che, con il loro coraggioso contributo quotidiano, hanno determinato una svolta del nostro paese». Anche una piazza all'Ostetrica che ha contribuito alla nascita dell'Unto di Arcore 73 e passa anni fa mi pare il minimo… Per quello che gli ha ridonato la chioma invece aspettiamo il 2010 dedicandogli una giornata di festa a primavera…

2 anni e 5 mesi fa
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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si

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10- Ne hanno così tanta dentro le loro scatole craniche che la autoproducono a getto continuo…

2 anni e 5 mesi fa
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Ore 12 - Moschee e "minareti" pari sono? L'Italia teme il partito degli islamici

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54- Riguardo un referendum su una cosa che invece mi riguarda "la costruzione di nuove centrali nucleari" il popolo si è espresso chiaramente, indovina chi se sbatte allegramente del parere degli Italiani in merito…

2 anni e 5 mesi fa
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Lodo Mondadori e pentito Spatuzza i temi di stasera a Ballarò

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20- Devi ringraziare Prodi se ancora in Europa esiste un Italia che ne fa parte economicamente…Se dipendeva dal Nano di Oz eravamo a misurarci con la Biellorussia e con la lira calcolata un tanto al kg

2 anni e 5 mesi fa
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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si

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7- Non avevo notato che avevi già evidenziato l'accaduto, per scusarmi della ripetizione do il link del video: http://tv.repubblica.it/copertina/fini-fuorionda-su-berlusconi/39736?video Al "giornale" Feltri e C. saranno in fribrillazione in cerca di qualche pantano dove prelevare materiale per il lancio di domani…

2 anni e 5 mesi fa
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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia non esiste, Berlusconi e Dell'Utri invece si

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Fini, fuorionda su Berlusconi: Fini, " Berlusconi ha il consenso per governare non l'immunità assoluta" Durante un convegno a Pescara, il presidente della Camera parla a ruota libera con un magistrato suo amico. sul premier. "Lui confonde la leadership con la monarchia assoluta… il consenso popolare che lo legittima a governare, con una sorta di immunità…". Sul pentito Spatuzza: "Speriamo facciano il riscontro con scrupolo… perché è una bomba atomica…" Domani sul "giornale" che fango useranno?

2 anni e 5 mesi fa