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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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IL 27 DICEMBRE 2010 È UNA DATA CHE RESTERÀ NEGLI ANNALI DEL GIORNALISMO. QUEL GIORNO “LIBERO” ESCE CON UN SOBRIO TITOLO A TUTTA PRIMA PAGINA: “FINI È FALLITO”. SEGUE EDITORIALE DEL DIRETTORE MAURIZIO BELPIETRO: «GIRANO STRANE STORIE A PROPOSITO DI FINI. NON SO SE ABBIANO FONDAMENTO, SE SI TRATTI DI INVENZIONI O PEGGIO DI TRAPPOLE PER TRARCI IN INGANNO. SE HO DECISO DI RIFERIRLE È PERCHÉ ALCUNE PERSONE DI CUI HO ACCERTATO IDENTITÀ E PROFESSIONE SI SONO RIVOLTE A ME ASSICURANDOMI LA VERIDICITÀ DI QUANTO RACCONTATO… Toccherà ad altri accertare i fatti». I “fatti”, come li chiama lui, sarebbero due. Primo: «Ad Andria c’è chi vorrebbe colpire Fini in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200 mila euro» con «l’impegno di far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio… L’operazione punterebbe al ferimento di Fini… in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito». Il lettore immagina che Belpietro abbia svolto qualche verifica, prima di sbattere in prima pagina una notizia tanto grave. Invece no: «Vero? Falso? Non lo so. Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto… in cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza ». Nel codice deontologico belpietresco, basta che uno non sembri matto e non chieda soldi, e tutto quel che racconta va in prima pagina. Secondo “fatto”: una prostituta emiliana, ovviamente sana di mente e senza scopo di lucro, gli ha raccontato «con una serie di particolari piccanti» di avere svolto «prestazioni» per «un tizio uguale in tutto e per tutto a Fini… in cambio di 100 mila euro in contanti». Anche qui il watchdog bresciano dà una lezione di giornalismo investigativo: «Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh! Perché mi sono deciso a scrivere delle due vicende? Perché se sono vere c’è di che preoccuparsi… Se invece è tutto falso, attentato e pu77ana, c’è da domandarsi perché le storie spuntano in prossimità dello scontro finale tra Fini e il capo del governo». Belpietro è «pronto ad aggiungere qualche altro particolare al magistrato». Infatti le Procure di Milano, Bari e Roma aprono tre inchieste. Fini querela “Libero” e dimostra di non avere in agenda visite ad Andria per il prossimo mezzo secolo. Belpietro finge stupore: «Ho fatto uno scoop, non potevo andare dal magistrato sennò mi leggevo la notizia su qualche altro giornale. Ma ho fatto un piacere a Fini, dovrebbe ringraziarmi ». E ribatte alle critiche dei finiani sparando altri titoloni roboanti: «Invece di ringraziarci i falliti ci attaccano», «I falliti ci vogliono uccidere», «L’armata rossa dei giornalisti finiani spara su Belpietro». Per qualche giorno stampa e tv non parlano d’altro, proprio mentre stanno per chiudersi le indagini su due faccende piuttosto imbarazzanti per Belpietro e Berlusconi: il caso Ruby e il misterioso attentato che il caposcorta del direttore di “Libero” dice di avere sventato. Interrogato a Milano, il giornalista che doveva dire tutto ai pm tace il nome della fonte pugliese, che comunque viene identificata: è un imprenditore di Andria che vota centrodestra. Quanto alla escort, diventa una celebrità, rilascia interviste, millanta tre incontri a pagamento con Fini, ma non porta alcuna prova. Si scopre pure che un tizio ha chiamato il portavoce di Fini per minacciare l’uscita di video compromettenti e offrirsi per levarli dal mercato. Peccato che sia tutto falso: i due vengono indagati per estorsione e la squillo anche per diffamazione. Pure l’attentato a Fini si rivela una patacca: l’imprenditore pugliese confessa che se l’è inventato lui per dimostrare com’è facile rifilare bufale a certi giornali. Missione compiuta. Peccato che sia un reato: almeno per il pm Armando Spataro, che chiede di condannare lui e il direttore di “Libero” con decreto penale per procurato allarme e trasmette gli atti all’Ordine dei giornalisti per valutare la deontologia di Belpietro. Che però è in una botte di ferro: il suo informatore era non solo sano di mente, ma affidabilissimo. Infatti, per spacciare la patacca a botta sicura, si era rivolto proprio a lui.

1 anno e 2 mesi fa
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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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25- La vicenda Minzolini che metto a raffronto la tralasci? se lo fai non hai capito il mio post..

1 anno e 2 mesi fa
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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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12- Ormai la mia Naja è finita da un pezzo. Oltretutto (a parte i primi mesi di CAR) quale UC ero io che dispensavo LE PUNIZIONI. A te un pò di naja di quella vera avrebbe fatto bene…ma ormai.

1 anno e 2 mesi fa
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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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A Milano studenti in piazza contro Berlusconi: Alcuni gli han dato del pu77aniere, altri del p0rc0, altri del colluso mafioso. Altri invece l’hanno insultato. (www.danieleluttazzi.it) La Lega festeggia in perfetto stile Pdl i 25 anni di vita a Bergamo: Nessun dito medio alzato né slogan contro Roma ladrona. Abbandonati prati e paesi spersi tra i monti, il Carroccio festeggia nella fiera di Bergamo con una cena. Per la prima volta tutti seduti e ben ordinati ai tavoli. Hostess, palco con conduttrice e leader “protetti” dagli uomini della sicurezza Tavoli con soli posti assegnati e ingresso concesso solo su prenotazione. Niente cori né bandiere, il Carroccio si riunisce a Bergamo e abbandona prati e paesi sperduti. Bossi sveglia l’orgoglio padano: “Noi non ci siamo arricchiti”. IL MENU’ SETTIMANALE DEL PREMIER: http://www.vauro.net/store/vauro060311.html

1 anno e 2 mesi fa
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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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BOLOGNA CHIAMA ROMA MINZO-RAI Tre settimane fa l’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ha patteggiato 19 mesi di reclusione per peculato e truffa: quand’era vicepresidente della Regione Emilia Romagna aveva usato la carta di credito d’ufficio per qualche ameno viaggetto all’estero con la sua segretaria-fidanzata, facendo pagare il conto di circa 20 mila euro ai contribuenti. Qualche giorno prima, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha stabilito che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ha tenuto un comportamento impeccabile spendendo in 14 mesi circa 86 mila euro con la carta di credito aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra: tutto in conto agli abbonati. Non la pensa così la Procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta su Minzolini per danno erariale. Infatti non sembra, ma la Rai è un ente pubblico, controllato dal Tesoro. Curiosamente però non risultano iniziative dalla Procura di Roma, sebbene la Cassazione abbia più volte stabilito che i dirigenti Rai (compresi i direttori di rete e tg) sono incaricati di pubblico servizio: dunque, se intascano indebitamente denaro dell’azienda, rispondono di peculato esattamente come i pubblici ufficiali. Si dirà: forse la Procura di Roma è più tollerante in materia di peculato di quella di Bologna? Impossibile sostenerlo: a Roma l’ex portavoce finiano Salvatore Sottile è stato condannato in primo grado a 8 mesi per peculato per aver fatto prelevare Elisabetta Gregoraci con l’auto blu della Farnesina. Ma non basta. Dal sito della Corte dei conti apprendiamo un’altra storia esemplare: quella dell’avvocato A. P., dirigente dell’ente pubblico Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), condannato dalla giustizia penale per peculato e da quella contabile per danno erariale perché “u t i l i z z ava indebitamente la carta di credito aziendale al fine di sostenere spese personali non pertinenti all’incar ico ricoperto (acquisti di abbigliamento, carburante, generi alimentari, ecc.), per un importo pari a 96.405,53”. E chi l’ha denunciato? La sua stessa azienda, l’Enea. Che gli aveva assegnato la carta di credito per le trasferte lavorative, mentre lui la usava anche “per regolare spese di natura strettamente privata… abbigliamento, gioielleria, farmaci, derrate alimentari, intrattenimento, nonché spese di alloggio e ristorazione assolutamente inconferenti con missioni di servizio”. Tipo 137 cene da 300 euro a botta all’Ostharia Pizzeria Bocaletto di Roma, “per un importo pari a 42.368,70”; tipo l’iscrizione al Circolo sportivo di Montecitorio; tipo lo shopping al supermercato Pim o al Gs di Anguillara, tipo soggiorni all’hotel Corte dei Principi Anguillara, e così via. Carriera (giustamente) finita. Ora facciamo un giochino, tipo “trova l’er rore”. Cos’hanno in comune A. P. e Minzolingua? Tre cose: entrambi lavorano in una società pubblica, sono incaricati di pubblico servizio e sono accusati di abuso della carta di credito aziendale per spese private (uno per 96 mila euro, l’altro “solo” per 86). E che differenza c’è fra A. P. e il direttorissimo Minzolingua? Tre cose. A. P. s’è visto ritirare la carta di credito dall’Enea, che l’ha licenziato e denunciato alla giustizia contabile e penale: in sede contabile è stato condannato a risarcire l’Enea per 96 mila e rotti euro; in penale, dopo l’indagine della Procura di Roma, ha patteggiato 2 anni di reclusione per peculato. Minzolini, invece, è più che mai al suo posto, anzi da quel pulpito cristallino dà lezioni di correttezza agli altri; la Rai si guarda bene dal licenziarlo e dal denunciarlo (come chiede di fare il consigliere Nino Rizzo Nervo), anzi l’ha già assolto. E la Procura di Roma non risulta aver aperto alcuna indagine. Eppure, dinanzi a una notizia di reato, l’azione penale sarebbe obbligatoria. Ma queste toghe rosse sono proprio dappertutto. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)

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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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Senza parole: Dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla cosiddetta P4 si apprende che il direttore generale della Rai non solo decide di licenziare Michele Santoro (reo di aver difeso Anno zero), ma si fa pure redigere l’atto da Luigi Bisignani, personaggio dai vasti e misteriosi poteri. Tali che a lui ricorre perfino il capo dei servizi segreti per farsi accompagnare dal presidente del Copasir Massimo D’Alema. A L’Aquila otto studenti vengono privati della borsa di studio e cacciati dalla caserma adibita a Casa dello Studente per aver fumato, pensate, qualche sigaretta contravvenendo al regolamento interno. Sanzione che porta la firma di uno degli undici imputati nel procedimento penale per il crollo dell’altra Casa dello Studente, che alla prima scossa di terremoto venne giù travolgendo e uccidendo sette ragazzi e il custode. Qual è il legame tra queste due notizie è presto detto. Non hanno suscitato reazione alcuna. Nessun telegiornale le ha riprese. Nessun parlamentare di destra, di centro o di sinistra (a parte Vendola) le ha citate nel quotidiano pollaio delle dichiarazioni (per lo più inutili). Niente. Silenzio assoluto. Passi per il caso P4. Di logge e lobby dedite a trame affaristiche, e in qualche caso eversive, di burattinai riveriti da ministri, generali e grand commis questo felice Paese ne ha conosciuti tanti. E tanti ne conoscerà ancora se non verrà sanata (e non si vede come nell’era del berlusconismo arrembante) la fragilità congenita delle nostre istituzioni esposte alle scorrerie di bande e di clan. Nel caso in oggetto la magistratura accerterà l’esistenza o meno di reati. Che poi eccellenze e autorità sentano il bisogno di umiliarsi al cospetto di personaggi dalla assai opaca identità, visti i tempi, non può sorprendere più di tanto. Ma che dire dell’indifferenza per quanto accaduto a L’Aquila? Che un signore accusato di reati gravissimi possa, con un tratto di penna, e per un’infrazione minima, cancellare il presente e forse anche il futuro di otto giovani, lascia sgomenti. Che razza di Paese è un Paese che sopporta tutto ciò senza un gesto nè una parola? (di Antonio Padellaro su Il Fatto di oggi)

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IL MENU' SETTIMANALE DEL PREMIER: http://www.vauro.net/store/vauro060311.html

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La Lega festeggia in perfetto stile Pdl i 25 anni di vita a Bergamo: Nessun dito medio alzato né slogan contro Roma ladrona. Abbandonati prati e paesi spersi tra i monti, il Carroccio festeggia nella fiera di Bergamo con una cena. Per la prima volta tutti seduti e ben ordinati ai tavoli. Hostess, palco con conduttrice e leader "protetti" dagli uomini della sicurezza Tavoli con soli posti assegnati e ingresso concesso solo su prenotazione. Niente cori né bandiere, il Carroccio si riunisce a Bergamo e abbandona prati e paesi sperduti. Bossi sveglia l'orgoglio padano: "Noi non ci siamo arricchiti".

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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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A Milano studenti in piazza contro Berlusconi: Alcuni gli han dato del pu77aniere, altri del p0rc0, altri del colluso mafioso. Altri invece l’hanno insultato. (www.danieleluttazzi.it)

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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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BOLOGNA CHIAMA MINZO-RAI Tre settimane fa l’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ha patteggiato 19 mesi di reclusione per peculato e truffa: quand’era vicepresidente della Regione Emilia Romagna aveva usato la carta di credito d’ufficio per qualche ameno viaggetto all’estero con la sua segretaria-fidanzata, facendo pagare il conto di circa 20 mila euro ai contribuenti. Qualche giorno prima, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha stabilito che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ha tenuto un comportamento impeccabile spendendo in 14 mesi circa 86 mila euro con la carta di credito aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra: tutto in conto agli abbonati. Non la pensa così la Procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta su Minzolini per danno erariale. Infatti non sembra, ma la Rai è un ente pubblico, controllato dal Tesoro. Curiosamente però non risultano iniziative dalla Procura di Roma, sebbene la Cassazione abbia più volte stabilito che i dirigenti Rai (compresi i direttori di rete e tg) sono incaricati di pubblico servizio: dunque, se intascano indebitamente denaro dell’azienda, rispondono di peculato esattamente come i pubblici ufficiali. Si dirà: forse la Procura di Roma è più tollerante in materia di peculato di quella di Bologna? Impossibile sostenerlo: a Roma l’ex portavoce finiano Salvatore Sottile è stato condannato in primo grado a 8 mesi per peculato per aver fatto prelevare Elisabetta Gregoraci con l’auto blu della Farnesina. Ma non basta. Dal sito della Corte dei conti apprendiamo un’altra storia esemplare: quella dell’avvocato A. P., dirigente dell’ente pubblico Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), condannato dalla giustizia penale per peculato e da quella contabile per danno erariale perché “u t i l i z z ava indebitamente la carta di credito aziendale al fine di sostenere spese personali non pertinenti all’incar ico ricoperto (acquisti di abbigliamento, carburante, generi alimentari, ecc.), per un importo pari a 96.405,53”. E chi l’ha denunciato? La sua stessa azienda, l’Enea. Che gli aveva assegnato la carta di credito per le trasferte lavorative, mentre lui la usava anche “per regolare spese di natura strettamente privata… abbigliamento, gioielleria, farmaci, derrate alimentari, intrattenimento, nonché spese di alloggio e ristorazione assolutamente inconferenti con missioni di servizio”. Tipo 137 cene da 300 euro a botta all’Ostharia Pizzeria Bocaletto di Roma, “per un importo pari a 42.368,70”; tipo l’iscrizione al Circolo sportivo di Montecitorio; tipo lo shopping al supermercato Pim o al Gs di Anguillara, tipo soggiorni all’hotel Corte dei Principi Anguillara, e così via. Carriera (giustamente) finita. Ora facciamo un giochino, tipo “trova l’er rore”. Cos’hanno in comune A. P. e Minzolingua? Tre cose: entrambi lavorano in una società pubblica, sono incaricati di pubblico servizio e sono accusati di abuso della carta di credito aziendale per spese private (uno per 96 mila euro, l’altro “solo” per 86). E che differenza c’è fra A. P. e il direttorissimo Minzolingua? Tre cose. A. P. s’è visto ritirare la carta di credito dall’Enea, che l’ha licenziato e denunciato alla giustizia contabile e penale: in sede contabile è stato condannato a risarcire l’Enea per 96 mila e rotti euro; in penale, dopo l’indagine della Procura di Roma, ha patteggiato 2 anni di reclusione per peculato. Minzolini, invece, è più che mai al suo posto, anzi da quel pulpito cristallino dà lezioni di correttezza agli altri; la Rai si guarda bene dal licenziarlo e dal denunciarlo (come chiede di fare il consigliere Nino Rizzo Nervo), anzi l’ha già assolto. E la Procura di Roma non risulta aver aperto alcuna indagine. Eppure, dinanzi a una notizia di reato, l’azione penale sarebbe obbligatoria. Ma queste toghe rosse sono proprio dappertutto. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)

1 anno e 2 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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Due Minzo e due misure di Marco Travaglio Tre settimane fa l’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ha patteggiato 19 mesi di reclusione per peculato e truffa: quand’era vicepresidente della Regione Emilia Romagna aveva usato la carta di credito d’ufficio per qualche ameno viaggetto all’estero con la sua segretaria-fidanzata, facendo pagare il conto di circa 20 mila euro ai contribuenti. Qualche giorno prima, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha stabilito che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ha tenuto un comportamento impeccabile spendendo in 14 mesi circa 86 mila euro con la carta di credito aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra: tutto in conto agli abbonati. Non la pensa così la Procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta su Minzolini per danno erariale. Infatti non sembra, ma la Rai è un ente pubblico, controllato dal Tesoro. Curiosamente però non risultano iniziative dalla Procura di Roma, sebbene la Cassazione abbia più volte stabilito che i dirigenti Rai (compresi i direttori di rete e tg) sono incaricati di pubblico servizio: dunque, se intascano indebitamente denaro dell’azienda, rispondono di peculato esattamente come i pubblici ufficiali. Si dirà: forse la Procura di Roma è più tollerante in materia di peculato di quella di Bologna? Impossibile sostenerlo: a Roma l’ex portavoce finiano Salvatore Sottile è stato condannato in primo grado a 8 mesi per peculato per aver fatto prelevare Elisabetta Gregoraci con l’auto blu della Farnesina. Ma non basta. Dal sito della Corte dei conti apprendiamo un’altra storia esemplare: quella dell’avvocato A. P., dirigente dell’ente pubblico Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), condannato dalla giustizia penale per peculato e da quella contabile per danno erariale perché “u t i l i z z ava indebitamente la carta di credito aziendale al fine di sostenere spese personali non pertinenti all’incar ico ricoperto (acquisti di abbigliamento, carburante, generi alimentari, ecc.), per un importo pari a 96.405,53”. E chi l’ha denunciato? La sua stessa azienda, l’Enea. Che gli aveva assegnato la carta di credito per le trasferte lavorative, mentre lui la usava anche “per regolare spese di natura strettamente privata… abbigliamento, gioielleria, farmaci, derrate alimentari, intrattenimento, nonché spese di alloggio e ristorazione assolutamente inconferenti con missioni di servizio”. Tipo 137 cene da 300 euro a botta all’Ostharia Pizzeria Bocaletto di Roma, “per un importo pari a 42.368,70”; tipo l’iscrizione al Circolo sportivo di Montecitorio; tipo lo shopping al supermercato Pim o al Gs di Anguillara, tipo soggiorni all’hotel Corte dei Principi Anguillara, e così via. Carriera (giustamente) finita. Ora facciamo un giochino, tipo “trova l’er rore”. Cos’hanno in comune A. P. e Minzolingua? Tre cose: entrambi lavorano in una società pubblica, sono incaricati di pubblico servizio e sono accusati di abuso della carta di credito aziendale per spese private (uno per 96 mila euro, l’altro “solo” per 86). E che differenza c’è fra A. P. e il direttorissimo Minzolingua? Tre cose. A. P. s’è visto ritirare la carta di credito dall’Enea, che l’ha licenziato e denunciato alla giustizia contabile e penale: in sede contabile è stato condannato a risarcire l’Enea per 96 mila e rotti euro; in penale, dopo l’indagine della Procura di Roma, ha patteggiato 2 anni di reclusione per peculato. Minzolini, invece, è più che mai al suo posto, anzi da quel pulpito cristallino dà lezioni di correttezza agli altri; la Rai si guarda bene dal licenziarlo e dal denunciarlo (come chiede di fare il consigliere Nino Rizzo Nervo), anzi l’ha già assolto. E la Procura di Roma non risulta aver aperto alcuna indagine. Eppure, dinanzi a una notizia di reato, l’azione penale sarebbe obbligatoria. Ma queste toghe rosse sono proprio dappertutto.

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Amministrative 2011: una poltrona per 10, a Bologna fioriscono i candidati a sindaco

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Senza parole Dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla cosiddetta P4 si apprende che il direttore generale della Rai non solo decide di licenziare Michele Santoro (reo di aver difeso Ann o ze ro ), ma si fa pure redigere l’atto da Luigi Bisignani, personaggio dai vasti e misteriosi poteri. Tali che a lui ricorre perfino il capo dei servizi segreti per farsi accompagnare dal presidente del Copasir Massimo D’Alema. A L’Aquila otto studenti vengono privati della borsa di studio e cacciati dalla caserma adibita a Casa dello Studente per aver fumato, pensate, qualche sigaretta contravvenendo al regolamento interno. Sanzione che porta la firma di uno degli undici imputati nel procedimento penale per il crollo dell’altra Casa dello Studente, che alla prima scossa di terremoto venne giù travolgendo e uccidendo sette ragazzi e il custode. Qual è il legame tra queste due notizie è presto detto. Non hanno suscitato reazione alcuna. Nessun telegiornale le ha riprese. Nessun parlamentare di destra, di centro o di sinistra (a parte Vendola) le ha citate nel quotidiano pollaio delle dichiarazioni (per lo più inutili). Niente. Silenzio assoluto. Passi per il caso P4. Di logge e lobby dedite a trame affaristiche, e in qualche caso eversive, di burattinai riveriti da ministri, generali e grand commis questo felice Paese ne ha conosciuti tanti. E tanti ne conoscerà ancora se non verrà sanata (e non si vede come nell’era del berlusconismo arrembante) la fragilità congenita delle nostre istituzioni esposte alle scorrerie di bande e di clan. Nel caso in oggetto la magistratura accerterà l’esistenza o meno di reati. Che poi eccellenze e autorità sentano il bisogno di umiliarsi al cospetto di personaggi dalla assai opaca identità, visti i tempi, non può sorprendere più di tanto. Ma che dire dell’indifferenza per quanto accaduto a L’Aquila? Che un signore accusato di reati gravissimi possa, con un tratto di penna, e per un’infrazione minima, cancellare il presente e forse anche il futuro di otto giovani, lascia sgomenti. Che razza di Paese è un Paese che sopporta tutto ciò senza un gesto nè una parola? (di Antonio Padellaro su Il Fatto di oggi)

1 anno e 2 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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Senza parole di Antonio Padellaro dc Dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla cosiddetta P4 si apprende che il direttore generale della Rai non solo decide di licenziare Michele Santoro (reo di aver difeso Ann o ze ro ), ma si fa pure redigere l’atto da Luigi Bisignani, personaggio dai vasti e misteriosi poteri. Tali che a lui ricorre perfino il capo dei servizi segreti per farsi accompagnare dal presidente del Copasir Massimo D’Alema. A L’Aquila otto studenti vengono privati della borsa di studio e cacciati dalla caserma adibita a Casa dello Studente per aver fumato, pensate, qualche sigaretta contravvenendo al regolamento interno. Sanzione che porta la firma di uno degli undici imputati nel procedimento penale per il crollo dell’altra Casa dello Studente, che alla prima scossa di terremoto venne giù travolgendo e uccidendo sette ragazzi e il custode. Qual è il legame tra queste due notizie è presto detto. Non hanno suscitato reazione alcuna. Nessun telegiornale le ha riprese. Nessun parlamentare di destra, di centro o di sinistra (a parte Vendola) le ha citate nel quotidiano pollaio delle dichiarazioni (per lo più inutili). Niente. Silenzio assoluto. Passi per il caso P4. Di logge e lobby dedite a trame affaristiche, e in qualche caso eversive, di burattinai riveriti da ministri, generali e grand commis questo felice Paese ne ha conosciuti tanti. E tanti ne conoscerà ancora se non verrà sanata (e non si vede come nell’era del berlusconismo arrembante) la fragilità congenita delle nostre istituzioni esposte alle scorrerie di bande e di clan. Nel caso in oggetto la magistratura accerterà l’esistenza o meno di reati. Che poi eccellenze e autorità sentano il bisogno di umiliarsi al cospetto di personaggi dalla assai opaca identità, visti i tempi, non può sorprendere più di tanto. Ma che dire dell’indifferenza per quanto accaduto a L’Aquila? Che un signore accusato di reati gravissimi possa, con un tratto di penna, e per un’infrazione minima, cancellare il presente e forse anche il futuro di otto giovani, lascia sgomenti. Che razza di Paese è un Paese che sopporta tutto ciò senza un gesto nè una parola?

1 anno e 2 mesi fa
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Berlusconi (le) "spara" da Helsinki

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Berlusconi contestato a Helsinki "Qui il baciamano non funziona": I manifestanti espongono cartelli ironici sul Cavaliere, nella capitale finlandese per partecipare al vertice dei popolari europei. A difendere il premier è intervenuto, da Mosca, Vladimir Putin: "Il presidente italiano non pensa solo alle ragazze". HA RAGIONE PUTIN, IL BERLUSKA PENSA ANCHE AGLI AFFARI SUOI (VEDI PERCENTUALE GAZPROM SULLE FORNITURE ALL'ITALIA) …

1 anno e 2 mesi fa
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Berlusconi (le) "spara" da Helsinki

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La cena per farli conoscere, ovvero "Il Metodo VESPASIANO": Spero che a nessuno sfugga il dramma di Bruno Vespa. Già nervosetto per la fine prematura del “giallo di Brembate”, su cui aveva programmato un centinaio di puntate e commissionato un paio di plastici ad hoc, l’altra sera s’è ritrovato in studio il primo politico della storia che abbia osato mettere in dubbio la sua imparzialità: non, naturalmente, uno del Pd (quelli anzi lo adorano: ultima new entry il rottamatore rottamato Renzi), ma Fini. Ogni volta che il presidente della Camera criticava B., Vespa lo difendeva con tutto l’amore che solo lui (e Fede e Minzolingua e un tempo Bondi) ancora gli porta. Quando poi Fini gli ha ricordato “lei è molto informato su quello che fa Berlusconi, visto che lo frequenta”, l’altro ha ribattuto scuro in volto: “Non frequento Berlusconi”. A questo punto si apre un caso umano di dimensioni inaudite. B. pubblica i libri di Vespa tramite la Mondadori, ma Vespa non lo frequenta. B. presenta ogni libro di Vespa anche due o tre volte, ma Vespa non lo frequenta. B., negli ultimi due mesi prima dell’uscita dei libri di Vespa, smette di parlare in pubblico e dice tutto in esclusiva a Vespa che lo gira subito alle agenzie per fare pubblicità al libro che ancora non c’è, ma Vespa non lo frequenta. Sempre tramite Mondadori, B. pubblica Panora ma , che ogni settimana vanta una rubrica di Vespa, si spera ben retribuita dalla famiglia B., ma Vespa non lo frequenta. Sempre tramite Mondadori, B. pubblica il femminile G ra z i a , che vanta una rubrica di Vespa, si spera ben retribuita dalla famiglia B., ma Vespa non lo frequenta. Sempre a Panora ma lavora Stefano Vespa, fratello di Bruno, stipendiato dalla famiglia B., ma Bruno non lo frequenta. B. ha nominato i vertici Rai che hanno regalato al pensionato Vespa un contratto di collaborazione da 2 milioni di euro l’anno, ma Vespa non lo frequenta. Vespa ha allestito per B. memorabili set a Porta a Porta: tipo la scrivania in ciliegio per il “Contratto con gli italiani” e la cartina dell’Europa su cui B. tracciò a pennarello le Grandi Opere prossime venture (compresa la linea ferroviaria Roma-Mosca che “sto trattando con la Russia dell’amico Putin per aprire un corridoio negli Urali e collegarci all’Oceano Pa c i fi c o ”), ma Vespa non lo frequenta. L’estate scorsa Vespa organizza a casa sua una cena col cardinal Bertone, il governatore Draghi, il finanziere Geronzi, il ciambellano Letta e i piccioncini Berlusconi e Casini per farli tornare insieme, ma Vespa non lo frequenta. Nel 1993 la gip Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, si astiene sulla richiesta di arresto per Letta e Galliani, coinvolti nello scandalo delle mazzette Fininvest per la legge Mammì, perché “sono amici di fa m i g l i a ”, ma Vespa non lo frequenta. Il secondo governo B. ha assunto come dirigente al ministero della Giustizia la giudice Iannini, moglie di Vespa, poi confermata dal secondo governo Prodi grazie a Mastella e dal terzo governo B. grazie ad Alfano, che l’ha addirittura promossa a capo dell’ufficio legislativo di via Arenula, ma Vespa non lo frequenta. Vespa dà del tu anche nei suoi libri all’ex avvocato di B., Cesare Previti, noto corruttore di giudici fra i quali l’ex capo dei gip Renato Squillante, amicone della signora Iannini, che ogni domenica s’intratteneva con lui in amabili colazioni al bar Tombini, ma Vespa non lo frequenta. Di recente la signora Iannini ha reso visita un paio di volte a B. a Palazzo Grazioli, al seguito del ministro Alfano, partecipando a riunioni con gli avvocati di B. sui processi a B., ma Vespa non lo frequenta. A questo punto la questione diventa umanitaria: non si può lasciare un insetto in queste condizioni. Se ci tiene tanto a conoscere B., va accontentato. Ruby ha il cellulare di B. e lui no? Chi può, per favore, organizzi un incontro fra i due: che so, una cenettina a lume di candela. Magari non si piacciono e la cosa finisce lì. O forse, chissà, scocca la scintilla e da cosa nasce cosa. (di Marco Travaglio su Il Fatto).

1 anno e 2 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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La cena per farli conoscere di Marco Travaglio Spero che a nessuno sfugga il dramma di Bruno Vespa. Già nervosetto per la fine prematura del “giallo di Brembate”, su cui aveva programmato un centinaio di puntate e commissionato un paio di plastici ad hoc, l’altra sera s’è ritrovato in studio il primo politico della storia che abbia osato mettere in dubbio la sua imparzialità: non, naturalmente, uno del Pd (quelli anzi lo adorano: ultima new entry il rottamatore rottamato Renzi), ma Fini. Ogni volta che il presidente della Camera criticava B., Vespa lo difendeva con tutto l’amore che solo lui (e Fede e Minzolingua e un tempo Bondi) ancora gli porta. Quando poi Fini gli ha ricordato “lei è molto informato su quello che fa Berlusconi, visto che lo frequenta”, l’altro ha ribattuto scuro in volto: “Non frequento Berlusconi”. A questo punto si apre un caso umano di dimensioni inaudite. B. pubblica i libri di Vespa tramite la Mondadori, ma Vespa non lo frequenta. B. presenta ogni libro di Vespa anche due o tre volte, ma Vespa non lo frequenta. B., negli ultimi due mesi prima dell’uscita dei libri di Vespa, smette di parlare in pubblico e dice tutto in esclusiva a Vespa che lo gira subito alle agenzie per fare pubblicità al libro che ancora non c’è, ma Vespa non lo frequenta. Sempre tramite Mondadori, B. pubblica Panora ma , che ogni settimana vanta una rubrica di Vespa, si spera ben retribuita dalla famiglia B., ma Vespa non lo frequenta. Sempre tramite Mondadori, B. pubblica il femminile G ra z i a , che vanta una rubrica di Vespa, si spera ben retribuita dalla famiglia B., ma Vespa non lo frequenta. Sempre a Panora ma lavora Stefano Vespa, fratello di Bruno, stipendiato dalla famiglia B., ma Bruno non lo frequenta. B. ha nominato i vertici Rai che hanno regalato al pensionato Vespa un contratto di collaborazione da 2 milioni di euro l’anno, ma Vespa non lo frequenta. Vespa ha allestito per B. memorabili set a Porta a Porta: tipo la scrivania in ciliegio per il “Contratto con gli italiani” e la cartina dell’Europa su cui B. tracciò a pennarello le Grandi Opere prossime venture (compresa la linea ferroviaria Roma-Mosca che “sto trattando con la Russia dell’amico Putin per aprire un corridoio negli Urali e collegarci all’Oceano Pa c i fi c o ”), ma Vespa non lo frequenta. L’estate scorsa Vespa organizza a casa sua una cena col cardinal Bertone, il governatore Draghi, il finanziere Geronzi, il ciambellano Letta e i piccioncini Berlusconi e Casini per farli tornare insieme, ma Vespa non lo frequenta. Nel 1993 la gip Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, si astiene sulla richiesta di arresto per Letta e Galliani, coinvolti nello scandalo delle mazzette Fininvest per la legge Mammì, perché “sono amici di fa m i g l i a ”, ma Vespa non lo frequenta. Il secondo governo B. ha assunto come dirigente al ministero della Giustizia la giudice Iannini, moglie di Vespa, poi confermata dal secondo governo Prodi grazie a Mastella e dal terzo governo B. grazie ad Alfano, che l’ha addirittura promossa a capo dell’ufficio legislativo di via Arenula, ma Vespa non lo frequenta. Vespa dà del tu anche nei suoi libri all’ex avvocato di B., Cesare Previti, noto corruttore di giudici fra i quali l’ex capo dei gip Renato Squillante, amicone della signora Iannini, che ogni domenica s’intratteneva con lui in amabili colazioni al bar Tombini, ma Vespa non lo frequenta. Di recente la signora Iannini ha reso visita un paio di volte a B. a Palazzo Grazioli, al seguito del ministro Alfano, partecipando a riunioni con gli avvocati di B. sui processi a B., ma Vespa non lo frequenta. A questo punto la questione diventa umanitaria: non si può lasciare un insetto in queste condizioni. Se ci tiene tanto a conoscere B., va accontentato. Ruby ha il cellulare di B. e lui no? Chi può, per favore, organizzi un incontro fra i due: che so, una cenettina a lume di candela. Magari non si piacciono e la cosa finisce lì. O forse, chissà, scocca la scintilla e da cosa nasce cosa.

1 anno e 2 mesi fa
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Oggi alle 16,15 Polisblog ritorna a L'Ultima parola backstage

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IL BERLUSKA GIOCA SPORCO PER FARE MEGLIO GLI AFFARI SUOI E MAGARI POI SIAMO NOI CHE PAGHIAMO IL CONTO DELLE SUE PORKATE: Il Consiglio di Stato ha bollato come “manipolativo” il tentativo del ministro dello Sviluppo economico di cambiare le regole del gioco nella gara per l'assegnazione delle nuove frequenze televisive. Un disperato tentativo di tenere Sky Italia al lontano dalla ricca torta del digitale terrestre favorendo così Mediaset, l'azienda del presidente del Consiglio. Ora Paolo Romani, il “ministro delle televisioni di B.”, è obbligato a inviare al commissario europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia il bando di gara. Ed è meglio che si sbrighi, altrimenti i contribuenti italiani si troveranno a dover pagare qualche centinaio di milioni di euro per la procedura d'infrazione che Bruxelles ha aperto sulla legge Gasparri. Una “multa” evitabile solo se si allarga il mercato televisivo e se si supera il duopolio Rai-Mediaset permettendo l'ingresso di nuove emittenti.

1 anno e 2 mesi fa
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Clandestini in arrivo dalla Libia, la Francia avverte l’Italia: “Teneteli voi!”

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7- Se non ti va bene ignorami e io farò altrettanto…basta saperlo ed essere chiari.

1 anno e 2 mesi fa
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Clandestini in arrivo dalla Libia, la Francia avverte l’Italia: “Teneteli voi!”

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Berlusconi contestato a Helsinki "Qui il baciamano non funziona" I manifestanti espongono cartelli ironici sul Cavaliere, nella capitale finlandese per partecipare al vertice dei popolari europei. A difendere il premier è intervenuto, da Mosca, Vladimir Putin: "Il presidente italiano non pensa solo alle ragazze". HA RAGIONE PUTIN, IL BERLUSKA PENSA ANCHE AGLI AFFARI SUOI (VEDI PERCENTUALE GAZPROM SULLE FORNITURE ALL'ITALIA) …

1 anno e 2 mesi fa
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No election day: ci risiamo con la polemica sull'accorpamento mancato

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40- Io non mi sono mai sentito superiore a nessuno e ho sempre ritenuto che si può imparare nuove e utili cose da tutti. Infatti interloquisco con tutti senza preclusioni. Però alle offese personali reagisco nel merito e nel metodo, se dici una cosa non vera su di me ti rispondo. Se non ti va bene ignorami e io farò altrettanto…basta saperlo ed essere chiari.

1 anno e 2 mesi fa