Fine del gruppo Fli al Senato. Pontone dà il colpo di grazia
(0 punti) (0 commenti)LA FINE DI FINI? http://www.vauro.net/store/vauro180211.html
1 anno e 3 mesi faAmministrative 2011: seppellite le Primarie a Napoli si riparte con le trattative tra i partiti
(0 punti) (0 commenti)L’opposizione in sonno Era scritto sui muri che Berlusconi rinviato a giudizio per reati gravissimi (caso unico al mondo per un premier) non avrebbe fatto una piega. Incrementando, anzi, il suo business preferito: la compera dei parlamentari per gonfiare la sua maggioranza di estrogeni umani e restarsene tranquillo a Palazzo Chigi. Avevamo chiesto un gesto forte e drammatico per provocare le elezioni anticipate, unico antidoto democratico a questo scandalo a cielo aperto. Avevamo ipotizzato le dimissioni di tutti i parlamentari dei gruppi dell’opposizione alla Camera e al Senato, già del resto trasformati dal governo in enti inutili. Una provocazione certo, un modo per scuotere tanti presunti leader, capaci solo di pigolare all’infinito la parola dimissioni (e si vede con quali paurosi effetti sul Caimano). Un Solone democratico ha parlato a sproposito di Aventino mentre la richiesta, al contrario, è quella di volare alto finendola con l’a u t o l esionismo che, per esempio, gela Rosy Bindi candidata premier solo perché l’ha proposta Nichi Vendola. Non sappiamo se sia solo la “pigr izia” e vocata da Menichini direttore del quotidiano pd E u ropa, non certo tacciabile di estremismo. O la “t re m are l l a ” che fa sbagliare i calci di rigore. Ma a furia di buttare la palla in tribuna non solo si perdono la partite ma si dà modo all’av - versario di risollevarsi e tornare più forte di prima. E questo sarebbe davvero imperdonabile. (di Antonio Padellaro)
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)L’opposizione in sonno di Antonio Padellaro dc Era scritto sui muri che Berlusconi rinviato a giudizio per reati gravissimi (caso unico al mondo per un premier) non avrebbe fatto una piega. Incrementando, anzi, il suo business preferito: la compera dei parlamentari per gonfiare la sua maggioranza di estrogeni umani e restarsene tranquillo a Palazzo Chigi. Avevamo chiesto un gesto forte e drammatico per provocare le elezioni anticipate, unico antidoto democratico a questo scandalo a cielo aperto. Avevamo ipotizzato le dimissioni di tutti i parlamentari dei gruppi dell’opposizione alla Camera e al Senato, già del resto trasformati dal governo in enti inutili. Una provocazione certo, un modo per scuotere tanti presunti leader, capaci solo di pigolare all’infinito la parola dimissioni (e si vede con quali paurosi effetti sul Caimano). Un Solone democratico ha parlato a sproposito di Aventino mentre la richiesta, al contrario, è quella di volare alto finendola con l’a u t o l esionismo che, per esempio, gela Rosy Bindi candidata premier solo perché l’ha proposta Nichi Vendola. Non sappiamo se sia solo la “pigr izia” e vocata da Menichini direttore del quotidiano pd E u ropa, non certo tacciabile di estremismo. O la “t re m are l l a ” che fa sbagliare i calci di rigore. Ma a furia di buttare la palla in tribuna non solo si perdono la partite ma si dà modo all’av - versario di risollevarsi e tornare più forte di prima. E questo sarebbe davvero imperdona bile.
1 anno e 3 mesi faOre 12 - Berlusconi, la "Santa alleanza" (che non c'è) gli spiana la strada ... verso il Colle
(0 punti) (0 commenti)RANE BOLLITE: Nel film Una scomoda verità Al Gore racconta un apologo: “Se una rana si tuffa in una pentola d’acqua bollente, salta subito fuori perché avverte il pericolo. Ma se si tuffa in una pentola d’acqua tiepida, che viene portata lentamente a ebollizione, non si muove affatto, rimane lì anche se la temperatura continua a salire. E alla fine muore bollita, se qualcuno non la salva. Il nostro sistema nervoso collettivo è come quello della rana: serve una scossa improvvisa perché ci rendiamo conto del pericolo. Se invece ci sembra graduale, anche se arriva velocemente, restiamo seduti senza reagire”. Difficile illustrare meglio l’assuefazione che narcotizza gli italiani. Due anni fa si scopre che Marrazzo era ricattato da tre carabinieri che l’avevano filmato illegalmente nell’alloggio del trans Natalì durante un festino con cocaina. Il Corr iere, in un editoriale di Pigi Battista, scrive giustamente: “Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere… le funzioni che vanno ben al di là delle sue privatissime vicende. Le istituzioni devono essere messe al riparo da ogni sospetto e interferenza. Marrazzo deve valutare se fare un passo indietro non sia l’unico gesto pieno di dignità”. Ora che sotto ricatto (oltreché sotto processo) c’è B., il Corr iere si guarda bene dallo scrivere che “un premier sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere le sue funzioni” e dunque B. “deve valutare se fare un passo indietro”. Anzi Sergio Romano, con l’ar ia di chi sta facendo una birichinata, scrive che B. deve “accettare il giudizio” e, se lo fa, “darà una prova di cora ggio”. Cioè: quel che fanno ogni giorno migliaia di cittadini rinviati a giudizio, se lo fa B. diventa un atto temerario. Anche perché B. è perseguitato: la concussione è “un reato minore”, “uno dei meno perseguiti della politica italiana” (forse perché non tutti i politici chiamano le questure per far rilasciare prostitute minorenni marocchine fermate per furto). E il processo deriva non da due reati, ma da “un pericoloso cortocircuito tra politica e magistratura, un nodo che risale a Mani Pulite e non siamo ancora riusciti a sciogliere”. Ergo, diversamente da Marrazzo, che se ne doveva andare sebbene non indagato, l’imputato B. deve resistere perché “nessuno, se non in presenza di sentenza definitiva, può impedirgli di restare a Palazzo Chigi… La politica non si fa nei palazzi di giustizia, ma nei parlamenti e nei seggi elettorali”. Questi liberali alle cozze sono talmente assuefatti al peggio da non notare nemmeno le vergogne che ogni giorno passano sotto i loro occhi. L’ultima è lo scandalo Alfano denunciato oggi dal Fatto a pag. 2: il caso pietoso di un presunto ministro della Giustizia che ogni due per tre annuncia mirabolanti “rifor me or ganiche” peraltro mai viste, mentre si son viste due leggi bocciate dalla Consulta perché incostituzionali (lodo Alfano e legittimo impedimento) e altre disperse nei meandri parlamentari (intercettazioni, processo breve, separazione delle carriere e altre porcate). In compenso questa fronte inutilmente spaziosa entra ed esce da casa B. (le rare volte in cui è libera da escort e minorenni) per discutere dei processi a B. con gli avvocati di B., come un viceghedini qualsiasi. L’8 febbraio scorso, per esempio (vedi i l fa t t o q u o t i d i a n o . i t ), B. riceve a Palazzo Grazioli i suoi legali Ghedini, Longo e Pecorella, ma pure Alfano. Che, già che c’è, si porta dietro la capufficio legislativo, Augusta Iannini, giudice e consorte di Vespa. La signora non gradisce che si rammenti di chi è moglie e ci scrive piccata: “Mi pare doveroso raggiungere il ministro quanto e dove lui ritiene”. Anche quando non si discute delle leggi sulla giustizia, ma dei processi al premier? Le impietose riprese del Fatto documentano poi, il mercoledì seguente, che la Iannini sale a palazzo ben prima di Alfano e ci rimane anche dopo l’uscita di Berlusconi, quando nell’edificio rimane solo il fratello Paolo. Che fa, spegne anche le luci? (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)La rana dello scandalo di Marco Travaglio Nel film Una scomoda verità Al Gore racconta un apologo: “Se una rana si tuffa in una pentola d’acqua bollente, salta subito fuori perché avverte il pericolo. Ma se si tuffa in una pentola d’acqua tiepida, che viene portata lentamente a ebollizione, non si muove affatto, rimane lì anche se la temperatura continua a salire. E alla fine muore bollita, se qualcuno non la salva. Il nostro sistema nervoso collettivo è come quello della rana: serve una scossa improvvisa perché ci rendiamo conto del pericolo. Se invece ci sembra graduale, anche se arriva velocemente, restiamo seduti senza reagire”. Difficile illustrare meglio l’assuefazione che narcotizza gli italiani. Due anni fa si scopre che Marrazzo era ricattato da tre carabinieri che l’avevano filmato illegalmente nell’alloggio del trans Natalì durante un festino con cocaina. Il Corr iere, in un editoriale di Pigi Battista, scrive giustamente: “Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere… le funzioni che vanno ben al di là delle sue privatissime vicende. Le istituzioni devono essere messe al riparo da ogni sospetto e interferenza. Marrazzo deve valutare se fare un passo indietro non sia l’unico gesto pieno di dignità”. Ora che sotto ricatto (oltreché sotto processo) c’è B., il Corr iere si guarda bene dallo scrivere che “un premier sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere le sue funzioni” e dunque B. “deve valutare se fare un passo indietro”. Anzi Sergio Romano, con l’ar ia di chi sta facendo una birichinata, scrive che B. deve “accettare il giudizio” e, se lo fa, “darà una prova di cora ggio”. Cioè: quel che fanno ogni giorno migliaia di cittadini rinviati a giudizio, se lo fa B. diventa un atto temerario. Anche perché B. è perseguitato: la concussione è “un reato minore”, “uno dei meno perseguiti della politica italiana” (forse perché non tutti i politici chiamano le questure per far rilasciare prostitute minorenni marocchine fermate per furto). E il processo deriva non da due reati, ma da “un pericoloso cortocircuito tra politica e magistratura, un nodo che risale a Mani Pulite e non siamo ancora riusciti a sciogliere”. Ergo, diversamente da Marrazzo, che se ne doveva andare sebbene non indagato, l’imputato B. deve resistere perché “nessuno, se non in presenza di sentenza definitiva, può impedirgli di restare a Palazzo Chigi… La politica non si fa nei palazzi di giustizia, ma nei parlamenti e nei seggi elettorali”. Questi liberali alle cozze sono talmente assuefatti al peggio da non notare nemmeno le vergogne che ogni giorno passano sotto i loro occhi. L’ultima è lo scandalo Alfano denunciato oggi dal Fatto a pag. 2: il caso pietoso di un presunto ministro della Giustizia che ogni due per tre annuncia mirabolanti “rifor me or ganiche” peraltro mai viste, mentre si son viste due leggi bocciate dalla Consulta perché incostituzionali (lodo Alfano e legittimo impedimento) e altre disperse nei meandri parlamentari (intercettazioni, processo breve, separazione delle carriere e altre porcate). In compenso questa fronte inutilmente spaziosa entra ed esce da casa B. (le rare volte in cui è libera da escort e minorenni) per discutere dei processi a B. con gli avvocati di B., come un viceghedini qualsiasi. L’8 febbraio scorso, per esempio (vedi i l fa t t o q u o t i d i a n o . i t ), B. riceve a Palazzo Grazioli i suoi legali Ghedini, Longo e Pecorella, ma pure Alfano. Che, già che c’è, si porta dietro la capufficio legislativo, Augusta Iannini, giudice e consorte di Vespa. La signora non gradisce che si rammenti di chi è moglie e ci scrive piccata: “Mi pare doveroso raggiungere il ministro quanto e dove lui ritiene”. Anche quando non si discute delle leggi sulla giustizia, ma dei processi al premier? Le impietose riprese del Fatto documentano poi, il mercoledì seguente, che la Iannini sale a palazzo ben prima di Alfano e ci rimane anche dopo l’uscita di Berlusconi, quando nell’edificio rimane solo il fratello Paolo. Che fa, spegne anche le luci?
1 anno e 3 mesi faFine del gruppo Fli al Senato. Pontone dà il colpo di grazia
(0 punti) (0 commenti)Il vero motivo delle migrazioni di deputati pronti a dare man forte alla maggioranza: Il problema non è solo il partito di Fini che ormai va in ordine sparso e perde i pezzi. La ragione è legata al tornaconto economico degli eletti, anzi dei nominati a Montecitorio. In caso di elezioni anticipate, infatti, perderanno il vitalizio; a differenza del passato, ora una nuova norma impone di aver portato a termine un’intera legislatura per poter ottenere la pensione. E non più solo due anni, sei mesi e un giorno come era prima. Così, più passa il tempo, più chi è consapevole di perdere il seggio si avvicina spontaneamente al premier. Facendolo anche risparmiare.
1 anno e 3 mesi faOre 12 - Berlusconi ride per non piangere. E Bersani, Fini, Casini?
(0 punti) (0 commenti)La favola dei due B. Scena prima. In Brasile c’è un signore famoso. Da tempo lo reclama la giustizia italiana. Che lo ha giudicato colpevole di avere compiuto, tanti anni fa, delitti favoriti dal clima dei tempi. Di avere partecipato all’assassinio di un po’ di persone per finalità di terrorismo. L’uomo però non ne vuole sapere di pagare il conto dei tribunali. Protesta rabbiosamente la sua innocenza. I reati che gli vengono attribuiti non li ha mai commessi. Se li sono inventati dei giudici che invece di svolgere in serenità la propria funzione lo perseguitano da decenni. Quanto alla lotta armata, fu scelta quasi obbligata per un coerente democratico, in un paese – l’Italia – s ch i a c - ciato da leggi e tribunali speciali come una dittatura latino-americana. Perciò fu (ed è) persecuzione politica. Sottoscrivono intellettuali politici e giornali (stranier i). Scena seconda. In Italia c’è un signore famoso. Da tempo lo reclama la giustizia italiana. Che lo accusa, in attesa dei processi, di avere compiuto recentemente delitti favoriti dal clima dei tempi. Concussione, uso della prostituzione minorile, corruzione in atti giudiziari, ecc. Lui però non ne vuole sapere di affrontare i suoi giudici. Protesta rabbiosamente la sua innocenza. I reati che gli vengono attribuiti non li ha mai commessi. Se li sono inventati dei giudici che, invece di svolgere in serenità la propria funzione, lo perseguitano da decenni. E questo è possibile solo perché l’Italia è un paese illiberale, nelle mani di magistrati sovversivi e dominato dalle stesse pratiche della Germania comunista. Una persecuzione politica. Sottoscrivono intellettuali politici e giornali (italiani). Iniziano tutti e due per B. Il primo ha commesso delitti infinitamente più gravi. Perché era un assassino terrorista. Il secondo invece, accusato di reati minori, fa il capo del governo e ha verso la giustizia della Repubblica lo stesso atteggiamento del primo. E come lui sfregia e insulta la democrazia italiana davanti al mondo. Sono le facce dell’anti-Stato. (di Nando Dalla Chiesa)
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)La favola dei due B. di Nando Dalla Chiesa dc Scena prima. In Brasile c’è un signore famoso. Da tempo lo reclama la giustizia italiana. Che lo ha giudicato colpevole di avere compiuto, tanti anni fa, delitti favoriti dal clima dei tempi. Di avere partecipato all’assassinio di un po’ di persone per finalità di terrorismo. L’uomo però non ne vuole sapere di pagare il conto dei tribunali. Protesta rabbiosamente la sua innocenza. I reati che gli vengono attribuiti non li ha mai commessi. Se li sono inventati dei giudici che invece di svolgere in serenità la propria funzione lo perseguitano da decenni. Quanto alla lotta armata, fu scelta quasi obbligata per un coerente democratico, in un paese – l’Italia – s ch i a c - ciato da leggi e tribunali speciali come una dittatura latino-americana. Perciò fu (ed è) persecuzione politica. Sottoscrivono intellettuali politici e giornali (stranier i). Scena seconda. In Italia c’è un signore famoso. Da tempo lo reclama la giustizia italiana. Che lo accusa, in attesa dei processi, di avere compiuto recentemente delitti favoriti dal clima dei tempi. Concussione, uso della prostituzione minorile, corruzione in atti giudiziari, ecc. Lui però non ne vuole sapere di affrontare i suoi giudici. Protesta rabbiosamente la sua innocenza. I reati che gli vengono attribuiti non li ha mai commessi. Se li sono inventati dei giudici che, invece di svolgere in serenità la propria funzione, lo perseguitano da decenni. E questo è possibile solo perché l’Italia è un paese illiberale, nelle mani di magistrati sovversivi e dominato dalle stesse pratiche della Germania comunista. Una persecuzione politica. Sottoscrivono intellettuali politici e giornali (italiani). Iniziano tutti e due per B. Il primo ha commesso delitti infinitamente più gravi. Perché era un assassino terrorista. Il secondo invece, accusato di reati minori, fa il capo del governo e ha verso la giustizia della Repubblica lo stesso atteggiamento del primo. E come lui sfregia e insulta la democrazia italiana davanti al mondo. Sono le facce dell’anti-Stato.
1 anno e 3 mesi faRuby-gate, l'intervista autogol di Signorini a Kalispera! inguaia Berlusconi?
(1 punto) (0 commenti)La Neolingua Berlusconiana La neolingua berlusconiana fa passi da gigante: non contenta di sfornare vocaboli privi di qualsiasi attinenza con la realtà, è passata agli sragionamenti. Un milione di persone, perlopiù donne, manifestano contro la mignottocrazia? B. appena sveglio passeggia sul suo scendiletto preferito, Belpietro, e tuona: “Vergogna, una mobilitazione di parte, faziosa”. Ora, da che mondo è mondo, le manifestazioni si fanno pro o contro qualcosa o qualcuno. Altrimenti si sta a casa. Invece B. le manifestazioni le vuole bipartisan. Concetto già espresso dall’autorevole Giletti, a Domenica In, con la lavata di capo alla cantante Emma che aveva approfittato della giornata libera da Sanremo per manifestare a Roma: “Un caso che farà discutere, perché quella è una manifestazione di un certo tipo, che va in una certa direzione”. Ecco: le manifestazioni non devono andare in nessuna direzione. I manifestanti restino dunque fermi e zitti. Oppure, se uno grida “Vi va ”, dev’esserci subito un altro che urla “A bb a s s o ”, e viceversa. Se vuoi dire “mai”, devi portarti dietro uno che dica “s e m p re ”, altrimenti sei fazioso. E, come suggerisce Ellekappa, se una donna dissente dal bungabunga, un’altra deve ballare la lap dance intorno al palo portatile. Da domani nei bar, se un fazioso entra e dice “p i ove ”, il barista dovrà subito riequilibrarlo per garantire il contraddittorio: “No, signore, guardi che c’è il sole”. Anche la satira deve adeguarsi: se Luca e Paolo, a Sanremo, prendono in giro il capo del governo, ecco subito Mauro Mazza, direttore di Rai1, intimare di “fare satira sull’opposizione” (Mazza è lo stesso che nel 2006, direttore del Tg1, oscurò Il Caimano di Moretti perché, essendo uscito in campagna elettorale, violava la par condicio: se ne poteva parlare solo dopo le elezioni, ma poi non se ne parlò più perché nel frattempo il film era uscito dalle sale). Se a qualcuno scappa una barzelletta sui Carabinieri, essa dovrà essere obbligatoriamente seguita da una sulla Polizia, una sulla Guardia di finanza, una sulla Forestale e così via. È il principio dei Masi comunicanti, molto in voga alla Rai: se dai una notizia, il tuo vicino deve dire che è una bugia, così la gente non distingue più il vero dal falso. Tutto diventa opinione, anche la matematica. L’a l t ro giorno persino il Tg5 ha superato il Tg1, ma per Minzolingua questa “è polemica politica” e per il Giornale “l’opposizione strumentalizza la sfida degli ascolti”. Anche i punti di share sono faziosi. Il fatto è che ormai è impossibile anche la par condicio fra le opinioni: con chi nega l’evidenza e applica due pesi e due misure ad amici e nemici, non c’è più alcun confronto. Che discussione ci può essere con uno dei 315 deputati che han votato la mozione Paniz, quella in cui si afferma che B. telefonò in Questura per scongiurare un incidente con l’Egitto? O con Sallusti, il quale scrive che il processo a B. per il caso Ruby è “il primo che si celebra in Italia in assenza di vittime o parti offese”, quando il gip indica nel rinvio a giudizio cinque parti offese (Ruby, tre funzionari della Questura e il ministero dell’Interno)? Quando c’è di mezzo B., l’alto numero dei processi subìti è la prova della persecuzione (anche se lui cominciò a dirsi perseguitato al primo processo). Intanto Luca Delfino, già condannato a 16 anni in tribunale per l’omicidio di una sua ex fidanzata, viene assolto nel secondo processo dall’accusa di avere sgozzato un’altra ex. Il Giornale correttamente fa notare che non è un’assoluzione piena: la formula dell’articolo 530 comma 2 “comprende l’antica insufficienza di prove”. È la stessa formula con cui B. fu assolto in Cassazione per le tangenti Fininvest alla Finanza. Solo che stavolta il Giornale titola: “Killer assolto, in rivolta i parenti delle vittime”. Per B. invece non titolò: “Corruttore assolto, in rivolta gli italiani onesti”. Ma: “B. assolto, è innocente non corruppe la Guardia di finanza”. Dunque anche le sentenze diventano un’opinione: dipende da chi è l’imputato. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)I Masi comunicanti di Marco Travaglio La neolingua berlusconiana fa passi da gigante: non contenta di sfornare vocaboli privi di qualsiasi attinenza con la realtà, è passata agli sragionamenti. Un milione di persone, perlopiù donne, manifestano contro la mignottocrazia? B. appena sveglio passeggia sul suo scendiletto preferito, Belpietro, e tuona: “Vergogna, una mobilitazione di parte, faziosa”. Ora, da che mondo è mondo, le manifestazioni si fanno pro o contro qualcosa o qualcuno. Altrimenti si sta a casa. Invece B. le manifestazioni le vuole bipartisan. Concetto già espresso dall’autorevole Giletti, a Domenica In, con la lavata di capo alla cantante Emma che aveva approfittato della giornata libera da Sanremo per manifestare a Roma: “Un caso che farà discutere, perché quella è una manifestazione di un certo tipo, che va in una certa direzione”. Ecco: le manifestazioni non devono andare in nessuna direzione. I manifestanti restino dunque fermi e zitti. Oppure, se uno grida “Vi va ”, dev’esserci subito un altro che urla “A bb a s s o ”, e viceversa. Se vuoi dire “mai”, devi portarti dietro uno che dica “s e m p re ”, altrimenti sei fazioso. E, come suggerisce Ellekappa, se una donna dissente dal bungabunga, un’altra deve ballare la lap dance intorno al palo portatile. Da domani nei bar, se un fazioso entra e dice “p i ove ”, il barista dovrà subito riequilibrarlo per garantire il contraddittorio: “No, signore, guardi che c’è il sole”. Anche la satira deve adeguarsi: se Luca e Paolo, a Sanremo, prendono in giro il capo del governo, ecco subito Mauro Mazza, direttore di Rai1, intimare di “fare satira sull’opposizione” (Mazza è lo stesso che nel 2006, direttore del Tg1, oscurò Il Caimano di Moretti perché, essendo uscito in campagna elettorale, violava la par condicio: se ne poteva parlare solo dopo le elezioni, ma poi non se ne parlò più perché nel frattempo il film era uscito dalle sale). Se a qualcuno scappa una barzelletta sui Carabinieri, essa dovrà essere obbligatoriamente seguita da una sulla Polizia, una sulla Guardia di finanza, una sulla Forestale e così via. È il principio dei Masi comunicanti, molto in voga alla Rai: se dai una notizia, il tuo vicino deve dire che è una bugia, così la gente non distingue più il vero dal falso. Tutto diventa opinione, anche la matematica. L’a l t ro giorno persino il Tg5 ha superato il Tg1, ma per Minzolingua questa “è polemica politica” e per il Giornale “l’opposizione strumentalizza la sfida degli ascolti”. Anche i punti di share sono faziosi. Il fatto è che ormai è impossibile anche la par condicio fra le opinioni: con chi nega l’evidenza e applica due pesi e due misure ad amici e nemici, non c’è più alcun confronto. Che discussione ci può essere con uno dei 315 deputati che han votato la mozione Paniz, quella in cui si afferma che B. telefonò in Questura per scongiurare un incidente con l’Egitto? O con Sallusti, il quale scrive che il processo a B. per il caso Ruby è “il primo che si celebra in Italia in assenza di vittime o parti offese”, quando il gip indica nel rinvio a giudizio cinque parti offese (Ruby, tre funzionari della Questura e il ministero dell’Interno)? Quando c’è di mezzo B., l’alto numero dei processi subìti è la prova della persecuzione (anche se lui cominciò a dirsi perseguitato al primo processo). Intanto Luca Delfino, già condannato a 16 anni in tribunale per l’omicidio di una sua ex fidanzata, viene assolto nel secondo processo dall’accusa di avere sgozzato un’altra ex. Il Giornale correttamente fa notare che non è un’assoluzione piena: la formula dell’articolo 530 comma 2 “comprende l’antica insufficienza di prove”. È la stessa formula con cui B. fu assolto in Cassazione per le tangenti Fininvest alla Finanza. Solo che stavolta il Giornale titola: “Killer assolto, in rivolta i parenti delle vittime”. Per B. invece non titolò: “Corruttore assolto, in rivolta gli italiani onesti”. Ma: “B. assolto, è innocente non corruppe la Guardia di finanza”. Dunque anche le sentenze diventano un’opinione: dipende da chi è l’imputato.
1 anno e 3 mesi faBersani vira verso la Lega sulle pagine della Padania: "Un patto per il federalismo"
(0 punti) (0 commenti)Il regalo di Bersani a Bossi sul federalismo Il dialogo che Bersani ha proposto alla Lega di Bossi è una mossa pessima. In politica sono cruciali i tempi. Una mossa azzeccata il giorno x diventa esiziale il giorno y. Qui parliamo di tattica, sia chiaro: proporre alla Lega l’approvazione di “questo” federalismo da parte di un governo del Quirinale (ribaltone!), dunque dopo che Bossi avesse sfiduciato Berlusconi, poteva essere intelligente (avrebbe dovuto pensarci anche Fini), fino alla (s)fiducia del 14 dicembre. Ora, mentre Berlusconi traballa di suo, è puro masochismo. Al limite, avrebbe ancora senso questo “cinico” baratto (un po’ di Machiavelli non guasterebbe: a brigante, brigante e mezzo, diceva il grande Pertini): la Lega (che è razzista, eccome) sfiducia Berlusconi e va alle elezioni da sola, Berlusconi è finito, e in cambio il governo post-elezioni si impegna a varare come primo provvedimento “questo” federalismo. Ma regali a Bossi in cambio di chiacchiere, è da mentecatti anche solo ipotizzarli. E meno che mai alleanze future. “Questo” federalismo fa un po’ schifo, ma è robetta più ancora che robaccia, e come prezzo per finirla col regime si potrebbe trangugiare. Comunque, meglio affidarsi alle lotte. (da Il Fatto)
1 anno e 3 mesi faVendola insorge contro il Giornale: "Contro di me Metodo Boffo"
(0 punti) (0 commenti)Caro LL, ti piace il sistema "Littorio Feltri"? Contento te: ma da ora in poi non ci venire più a parlare della tua "correttezza e opinione superpartes" che ti rende(rebbe) più credibile degli altri.
1 anno e 3 mesi faRubygate: le prove della procura contro Berlusconi
(0 punti) (0 commenti)Caro LL: OK sorvoliamo sui reati a sfondo sessuale (su cui comunque non sono come te sicuro che siano difficili da provare, anzi)e soffermiamoci sulla concussione, solo quella in ogni altra democrazia (degna di questo nome) basterebbe e avanzerebbe per cacciarlo a pedate. Poco importa se credesse veramente o meno al fatto che fosse la nipote. Un farabutto o un cretino (le due possibili alternative su cosa sia Berlusconi nel caso Ruby) non può fare il Premier con o senza popolo dalla sua.
1 anno e 3 mesi faLe pagelle del mercoledì
(0 punti) (0 commenti)A Palazzo Grazioli il partito berluscones del tanto peggio può ancora alzare la voce. Fregatene, resisti, vai avanti: così lo consiglia la corte dei venduti e dei parassiti che pur di non essere ricacciati nel nulla e dell'inettitudine da cui sono stati tirati fuori (il vero miracolo italiano) lo sospingono di nuovo sul ring disposti a farlo massacrare pur di salvarsi. Un uomo con un residuo di lucidità avrebbe già capito dal rumoroso silenzio di Bossi che perfino il più fedele alleato ne ha le scatole piene. E quella gelida frase del cardinal Bagnasco: “Occorre trasparenza” non suona forse come la campana a martello del Vaticano? Con il Caimano ferito tutto è possibile. Ma se non darà ascolto alle voci del buon senso che gli indicano come unica via d’uscita le dimissioni immediate per poi giocarsi l’intera posta sul tavolo delle elezioni anticipate. Se, insomma, tenterà l’ultimo disperato arrocco trincerandosi dentro Palazzo Chigi con la sua maggioranza gonfiata da deputati comprati un tanto al chilo, allora toccherà all’opposizione uscire allo scoperto con un gesto forte, drammatico, senza precedenti come lo è il momento che viviamo. Se n’è già parlato: le dimissioni in blocco di tutti i gruppi e di tutti i parlamentari dell’opposizione. Camera e Senato già ridotte a enti inutili dall’inettitudine del governo non potrebbero sopravvivere. Sarebbe un gesto estremo, ma prepariamoci a ogni evenienza.
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)a Palazzo Grazioli il partito del tanto peggio può ancora alzare la voce. Fregatene, resisti, vai avanti: così lo consiglia la corte dei venduti e dei parassiti che pur di non essere ricacciati nel nulla da cui sono stati tirati fuori (il vero miracolo italiano) lo sospingono di nuovo sul ring disposti a farlo massacrare pur di salvarsi. Un uomo con un residuo di lucidità avrebbe già capito dal rumoroso silenzio di Bossi che perfino il più fedele alleato ne ha le scatole piene. E quella gelida frase del cardinal Bagnasco: “Occorre trasparenza” non suona forse come la campana a martello del Vaticano? Con il Caimano ferito tutto è possibile. Ma se non darà ascolto alle voci del buon senso che gli indicano come unica via d’uscita le dimissioni immediate per poi giocarsi l’intera posta sul tavolo delle elezioni anticipate. Se, insomma, tenterà l’ultimo disperato arrocco trincerandosi dentro Palazzo Chigi con la sua maggioranza gonfiata da deputati comprati un tanto al chilo, allora toccherà all’opposizione uscire allo scoperto con un gesto forte, drammatico, senza precedenti come lo è il momento che viviamo. Se n’è già parlato: le dimissioni in blocco di tutti i gruppi e di tutti i parlamentari dell’opposizione. Camera e Senato già ridotte a enti inutili dall’inettitudine del governo non potrebbero sopravvivere. Un gesto estremo. Ma prepariamoci a ogni evenienza.
1 anno e 3 mesi faRubygate: le prove della procura contro Berlusconi
(0 punti) (0 commenti)Silvio Pelvico Alla fine, depositato il polverone politico-mediatico del Truman Show, restano i fatti nudi e crudi, che il gip Cristina Di Censo descrive con una semplicità disarmante. Una sera di maggio un cittadino telefona in Questura per far rilasciare una minorenne marocchina fermata per furto senza documenti né fissa dimora, spacciandola per la nipote del presidente egiziano Mubarak. Se fosse un passante, lo manderebbero a prendere per il trattamento sanitario obbligatorio. Trattandosi del presidente del Consiglio, trattengono le risa e obbediscono a lui anziché al pm minorile e affidano la ragazza a una procace consigliera regionale che si è precipitata sul posto in compagnia di una prostituta brasiliana, nelle cui mani poi la consigliera scarica la minorenne. Le due immigrate vengono poi sorprese a rissare furiosamente e a rinfacciarsi la loro professione, la più antica del mondo. Indagini, interrogatori e intercettazioni per scovare chi organizza il giro di squillo: saltano fuori i nomi della consigliera regionale, di un direttore di telegiornale e di un impresario di star dalla dubbia fama (lui, non le star). L’utilizzatore finale invece è il presidente del Consiglio, che paga in soldi, favori, gioielli, appartamenti in comodato gratuito: ecco perché ha telefonato in Questura. Dalle perquisizioni affiorano i soldi, elargiti un po’ dal premier un po’ dal suo ragioniere, che però non può essere perquisito perché abita in una succursale della Presidenza del Consiglio. Ci vuole il permesso della Camera. I giudici lo chiedono. La Camera rispedisce il faldone al mittente senza dire né sì né no, sostenendo che è competente il Tribunale dei ministri perché il premier chiamò la Questura per sventare una crisi diplomatica con l’Egitto. Vivo stupore in Egitto, dove nessuno è stato avvertito del fatto che il capo del governo italiano racconta in giro che Mubarak ha una nipote prostituta e che questa presta abitualmente servizio in casa sua (del capo del governo italiano). Anche perché, in tal caso, l’Italia rischierebbe non solo l’incidente diplomatico, ma un attacco missilistico. Alla Procura di Milano bastano meno di tre mesi per tirare le somme: pagare una minorenne in cambio di sesso è reato (prostituzione minorile), indurre la Questura a compiere un atto indebito a favore di un’amica è reato (concussione). E, siccome in casi così rapidi ed evidenti il Codice prevede il rito immediato, i pm lo chiedono. Il gip Di Censo sa quel che le accadrà se lo accorderà: verrà insultata, spiata, screditata, dossierata, trascinata alla Consulta. Eppure mantiene i nervi saldi e decide secondo coscienza, sine spe ac metu, uniche bussole il Codice penale e la Costituzione. Dopo i 5 giorni canonici, rinvia B. a giudizio immediato. Ritiene che le accuse siano provate e meritino il vaglio processuale. Il Tribunale stabilirà se è provata anche la colpevolezza dell’imputato B. Incidentalmente il gip spiega anche perché il caso è roba da tribunale ordinario: basta leggere la Costituzione per sapere che è reato ministeriale quando un membro del governo abusa delle proprie funzioni. Ma il premier non ha poteri sulle Questure (non è il ministro dell’Interno né il capo della Polizia): ergo, chiamando quella di Milano, non abusò delle funzioni, ma della qualità di capo del governo. Reato ordinario, tribunale ordinario. Tutto semplice, elementare, lapalissiano. Ci arriverebbe uno studente al primo giorno di Giurisprudenza. Non, dunque, legioni di politici e opinionisti servi. Il 6 aprile, se vorrà, B. comparirà in tribunale. Se non vorrà, peggio per lui: lo processeranno lo stesso. Dopo vent’anni di urla, strepiti, leggi su misura, censure, epurazioni, ricorsi, ricusazioni e centinaia di milioni spesi in avvocati, giudici, testimoni e deputati per trasformare il Parlamento e il Paese intero in un gigantesco collegio di difesa, si ritroverà solo, impotente, nudo come un verme davanti all’incubo che lo insegue da sempre: la Giustizia. (di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
1 anno e 3 mesi faRenzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra
(0 punti) (0 commenti)Silvio Pelvico di Marco Travaglio Alla fine, depositato il polverone politico-mediatico del Truman Show, restano i fatti nudi e crudi, che il gip Cristina Di Censo descrive con una semplicità disarmante. Una sera di maggio un cittadino telefona in Questura per far rilasciare una minorenne marocchina fermata per furto senza documenti né fissa dimora, spacciandola per la nipote del presidente egiziano Mubarak. Se fosse un passante, lo manderebbero a prendere per il trattamento sanitario obbligatorio. Trattandosi del presidente del Consiglio, trattengono le risa e obbediscono a lui anziché al pm minorile e affidano la ragazza a una procace consigliera regionale che si è precipitata sul posto in compagnia di una prostituta brasiliana, nelle cui mani poi la consigliera scarica la minorenne. Le due immigrate vengono poi sorprese a rissare furiosamente e a rinfacciarsi la loro professione, la più antica del mondo. Indagini, interrogatori e intercettazioni per scovare chi organizza il giro di squillo: saltano fuori i nomi della consigliera regionale, di un direttore di telegiornale e di un impresario di star dalla dubbia fama (lui, non le star). L’utilizzatore finale invece è il presidente del Consiglio, che paga in soldi, favori, gioielli, appartamenti in comodato gratuito: ecco perché ha telefonato in Questura. Dalle perquisizioni affiorano i soldi, elargiti un po’ dal premier un po’ dal suo ragioniere, che però non può essere perquisito perché abita in una succursale della Presidenza del Consiglio. Ci vuole il permesso della Camera. I giudici lo chiedono. La Camera rispedisce il faldone al mittente senza dire né sì né no, sostenendo che è competente il Tribunale dei ministri perché il premier chiamò la Questura per sventare una crisi diplomatica con l’Egitto. Vivo stupore in Egitto, dove nessuno è stato avvertito del fatto che il capo del governo italiano racconta in giro che Mubarak ha una nipote prostituta e che questa presta abitualmente servizio in casa sua (del capo del governo italiano). Anche perché, in tal caso, l’Italia rischierebbe non solo l’incidente diplomatico, ma un attacco missilistico. Alla Procura di Milano bastano meno di tre mesi per tirare le somme: pagare una minorenne in cambio di sesso è reato (prostituzione minorile), indurre la Questura a compiere un atto indebito a favore di un’amica è reato (concussione). E, siccome in casi così rapidi ed evidenti il Codice prevede il rito immediato, i pm lo chiedono. Il gip Di Censo sa quel che le accadrà se lo accorderà: verrà insultata, spiata, screditata, dossierata, trascinata alla Consulta. Eppure mantiene i nervi saldi e decide secondo coscienza, sine spe ac metu, uniche bussole il Codice penale e la Costituzione. Dopo i 5 giorni canonici, rinvia B. a giudizio immediato. Ritiene che le accuse siano provate e meritino il vaglio processuale. Il Tribunale stabilirà se è provata anche la colpevolezza dell’imputato B. Incidentalmente il gip spiega anche perché il caso è roba da tribunale ordinario: basta leggere la Costituzione per sapere che è reato ministeriale quando un membro del governo abusa delle proprie funzioni. Ma il premier non ha poteri sulle Questure (non è il ministro dell’Interno né il capo della Polizia): ergo, chiamando quella di Milano, non abusò delle funzioni, ma della qualità di capo del governo. Reato ordinario, tribunale ordinario. Tutto semplice, elementare, lapalissiano. Ci arriverebbe uno studente al primo giorno di Giurisprudenza. Non, dunque, legioni di politici e opinionisti servi. Il 6 aprile, se vorrà, B. comparirà in tribunale. Se non vorrà, peggio per lui: lo processeranno lo stesso. Dopo vent’anni di urla, strepiti, leggi su misura, censure, epurazioni, ricorsi, ricusazioni e centinaia di milioni spesi in avvocati, giudici, testimoni e deputati per trasformare il Parlamento e il Paese intero in un gigantesco collegio di difesa, si ritroverà solo, impotente, nudo come un verme davanti all’incubo che lo insegue da sempre: la Giustizia.
1 anno e 3 mesi faBersani vira verso la Lega sulle pagine della Padania: "Un patto per il federalismo"
(0 punti) (0 commenti)SICURAMENTE NON é CREDIBILE LA VERSIONE FEDERALISTA PARTORITA DAI LEGULEI CIALTRONI DEL PDL.
1 anno e 3 mesi faVeritometro: giudizio immediato per Berlusconi, la Santanchè era sicura del contrario
(0 punti) (0 commenti)Scomparse berlusconiane: dalla presunta fidanzata a Previti Dice "IL LEADER DELLE MUTANDE" italiane che Berlusconi non è Breznev. In effetti ha ancora un anno di meno e non risulta baci i maschi sulla bocca. Tuttavia, come l’eroe dell’Unione sovietica, il nostro B. cancella persone quando non gli servono più, diventano impresentabili o ingombrano come certe vecchie stufe nelle dacie. Le loro tracce vengono sbiancate senza un commento o una prece. È scomparsa (per esempio) la misteriosa fidanzata che per la verità è apparsa solo fuggevolmente e sempre de relato, ma accompagnata da una settimana di clamori televisivi e dai piccoli strilli di gioia di Alfonso Signorini. È scomparso il mite Sandro Bondi, che dopo il suo personale trionfo alla Camera ha accettato privatamente le proprie dimissioni e si è ritirato tra gli arbusti dei suoi Appennini. È scomparso Marcello Dell’Utri, chissà se per le disavventure palermitane o per quel capolavoro editoriale dei “Diari di Mussolini veri o p re s u n t i ” ideati insieme con la sua amica Elisabetta Sgarbi e che tanto hanno giovato alla gloriosa Bompiani. È scomparso persino Cesare Previti, che allevava aragoste e giudici nell’acquario di casa, ed è un peccato, dati i tempi.
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Fine del gruppo Fli al Senato. Pontone dà il colpo di grazia
(0 punti) (0 commenti)FINI: L'ULTIMA CENA. http://www.vauro.net/store/vauro170211_9.html
1 anno e 3 mesi fa