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Ore 12 - Le primarie al "vetriolo" avvelenano il Pd. Bersani, sveglia!

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Se le Primarie del PD vi fanno ridere o piangere, pensate che almeno le fanno e sono l’unico partito italiano che abbia il coraggio di esporsi al ridicolo e di esibire le proprie risse interne. E poi consolatevi pensando a quella banda di automi, di guitti, di imbonitori e di cavernicoli che stanno facendo le Primarie Repubblicane in America. Uno dei quali potrebbe pure diventare presidente.

2 mesi e 3 settimane fa
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Storace (con Assunta Almirante) alla "marcia di Roma": farsa o melodramma? Destra cercasi

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OVVIAMENTE INTENDEVO "COSA" NON "CASA": SORRY… ;-)

2 mesi e 3 settimane fa
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Storace (con Assunta Almirante) alla "marcia di Roma": farsa o melodramma? Destra cercasi

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DINO RISI HA DESCRITTO CASA E' STATA "LA MARCIA SU ROMA" IN MODO "MAGISTRALE" http://www.youtube.com/watch?v=vnIIL5afSpQ&feature=related

2 mesi e 3 settimane fa
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Beppe Grillo "sotto tiro": oggi a Rimini la scissione del suo "5 Stelle"

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Se la Lega riesce a recuperare voti dopo le ripetute figure da pataccari rimediate negli ultimi anni di servizio alla corte del Berluska per non parlare delle ripetute figure di kakka di Bossi (per ripagare i favori fatti in privato dal Berluska), significa che al Nord una buona parte degli elettori non solo non capisce niente ma sono anche masochisti con la memoria corta…

2 mesi e 3 settimane fa
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Berlusconi punta sulla Grande Coalizione

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Il Quid il Quod e il Quad Gli strateghi del Pd hanno partorito un’a l t ra idea geniale: ora vogliono abolire la concussione e trasformarla in qualcos’a l t ro . Per puro caso, la concussione è il principale reato che vede imputato B. al Tribunale di Milano nel processo Ruby (l’altro è la prostituzione minorile): l’unico processo, dei quattro ancora in corso, che non rischia la prescrizione perché la concussione si estingue dopo 15 anni. Quindi, siccome i fatti risalgono al 2010, scatta nel 2025. L’altro reato invece si prescrive in 7 anni e mezzo: cioè nel 2017. Ma soprattutto la concussione è il reato più facile da dimostrare: la telefonata di B. alla Questura di Milano per far rilasciare Ruby appena fermata per furto e affidarla a Nicole Minetti (per finta: in realtà a una prostituta brasiliana) è un fatto straprovato. Molto più difficile provare che B. abbia fatto sesso a pagamento con Ruby pur sapendola minorenne. L’idea di abrogare la concussione non è nuova: la lanciò già il pool di Milano nel ‘94 a Cernobbio. Per combattere meglio Tangentopoli, si disse, occorre unificare concussione e corruzione per punire il pubblico ufficiale che incassa tangenti e chi gliele versa, non importa se quest’ultimo è stato costretto o l’ha fatto sua sponte. La concussione invece punisce solo chi prende, mentre chi paga è vittima e infatti gli imprenditori che pagano mazzette fanno il pianto greco e si dicono concussi dai politici (o dagli ispettori del fisco) cattivi. E non è sempre facile smentirli. La proposta Cernobbio aveva i suoi pregi, tipo quello di uniformare il nostro ordinamento a quello di altri paesi, ma anche un’insanabile contraddizione: non si può punire chi è costretto, sotto minaccia o ricatto, a pagare il pizzo a un politico come chi paga spontaneamente una tangente. Infatti la proposta del Pd prevede che la concussione diventi, in caso di violenza o minaccia, estorsione; e, nei casi più tranquilli, corruzione e/o abuso d’ufficio. Ma, a questo punto, se chi paga il pubblico ufficiale sotto costrizione è vittima di estorsione e non complice, non ha più senso abolire la concussione: che, appunto, altro non è se non l’estorsione commessa dal pubblico ufficiale. Se non è zuppa è pan bagnato, tanto vale lasciare le cose come stanno. Ben altre sono le leggi da fare per combattere il malaffare: introdurre nuovi reati previsti dalle convenzioni internazionali, come la corruzione fra privati, il traffico di influenze illecite e l’autoriciclaggio; ripristinare il falso in bilancio e l’abuso d’ufficio tutto intero (anche nella forma non patrimoniale abolita nel ‘97); punire più severamente l’evasione e la frode fiscale; aumentare le pene per tutti i reati dei colletti bianchi; e arrestare la prescrizione all’inizio del processo. Tutte cose che le ministre Severino e Cancellieri hanno ripetuto qua e là, salvo poi battere in ritirata perché il Pdl non vuole. Ora addirittura il Pd si concentra sull’ennesimo salva-Silvio, che infatti ha subito destato grande attenzione nell’on. avv. Ghedini, a cui non par vero che il Pd proponga una norma che farebbe vergognare persino lui. La pidina Donatella Ferranti, autrice della boiata, sostiene che il processo Ruby proseguirebbe intatto perché B. si vedrebbe contestare la corruzione o l’estorsione o l’abuso d’ufficio. Non è così. L’estorsione è punita più severamente della concussione, dunque non le può subentrare. La corruzione non c’entra nulla col caso Ruby. Resterebbe l’abuso d’ufficio, punito fino a 3 anni e complicatissimo da provare (richiede favori patrimoniali a qualcuno o danni ingiusti per qualcun altro), con prescrizione lampo e soprattutto con la cancellazione di gran parte delle prove raccolte per reato più grave ormai scomparso. Insomma, B. la farebbe franca per l’ennesima volta. Ma, stavolta, a cancellargli il reato sarebbero i suoi presunti avversari. Nemmeno Al Fano ci aveva pensato, infatti B. dice che “gli manca il quid” e invoca il partito unico Pdl-Udc-Pd. Perché il Pd ce l’ha, il quid. (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)

2 mesi e 3 settimane fa
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Processo Mills: la versione di Berlusconi

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Il Quid il Quod e il Quad di Marco Travaglio Gli strateghi del Pd hanno partorito un’a l t ra idea geniale: ora vogliono abolire la concussione e trasformarla in qualcos’a l t ro . Per puro caso, la concussione è il principale reato che vede imputato B. al Tribunale di Milano nel processo Ruby (l’altro è la prostituzione minorile): l’unico processo, dei quattro ancora in corso, che non rischia la prescrizione perché la concussione si estingue dopo 15 anni. Quindi, siccome i fatti risalgono al 2010, scatta nel 2025. L’altro reato invece si prescrive in 7 anni e mezzo: cioè nel 2017. Ma soprattutto la concussione è il reato più facile da dimostrare: la telefonata di B. alla Questura di Milano per far rilasciare Ruby appena fermata per furto e affidarla a Nicole Minetti (per finta: in realtà a una prostituta brasiliana) è un fatto straprovato. Molto più difficile provare che B. abbia fatto sesso a pagamento con Ruby pur sapendola minorenne. L’idea di abrogare la concussione non è nuova: la lanciò già il pool di Milano nel ‘94 a Cernobbio. Per combattere meglio Tangentopoli, si disse, occorre unificare concussione e corruzione per punire il pubblico ufficiale che incassa tangenti e chi gliele versa, non importa se quest’ultimo è stato costretto o l’ha fatto sua sponte. La concussione invece punisce solo chi prende, mentre chi paga è vittima e infatti gli imprenditori che pagano mazzette fanno il pianto greco e si dicono concussi dai politici (o dagli ispettori del fisco) cattivi. E non è sempre facile smentirli. La proposta Cernobbio aveva i suoi pregi, tipo quello di uniformare il nostro ordinamento a quello di altri paesi, ma anche un’insanabile contraddizione: non si può punire chi è costretto, sotto minaccia o ricatto, a pagare il pizzo a un politico come chi paga spontaneamente una tangente. Infatti la proposta del Pd prevede che la concussione diventi, in caso di violenza o minaccia, estorsione; e, nei casi più tranquilli, corruzione e/o abuso d’ufficio. Ma, a questo punto, se chi paga il pubblico ufficiale sotto costrizione è vittima di estorsione e non complice, non ha più senso abolire la concussione: che, appunto, altro non è se non l’estorsione commessa dal pubblico ufficiale. Se non è zuppa è pan bagnato, tanto vale lasciare le cose come stanno. Ben altre sono le leggi da fare per combattere il malaffare: introdurre nuovi reati previsti dalle convenzioni internazionali, come la corruzione fra privati, il traffico di influenze illecite e l’autoriciclaggio; ripristinare il falso in bilancio e l’abuso d’ufficio tutto intero (anche nella forma non patrimoniale abolita nel ‘97); punire più severamente l’evasione e la frode fiscale; aumentare le pene per tutti i reati dei colletti bianchi; e arrestare la prescrizione all’inizio del processo. Tutte cose che le ministre Severino e Cancellieri hanno ripetuto qua e là, salvo poi battere in ritirata perché il Pdl non vuole. Ora addirittura il Pd si concentra sull’ennesimo salva-Silvio, che infatti ha subito destato grande attenzione nell’on. avv. Ghedini, a cui non par vero che il Pd proponga una norma che farebbe vergognare persino lui. La pidina Donatella Ferranti, autrice della boiata, sostiene che il processo Ruby proseguirebbe intatto perché B. si vedrebbe contestare la corruzione o l’estorsione o l’abuso d’ufficio. Non è così. L’estorsione è punita più severamente della concussione, dunque non le può subentrare. La corruzione non c’entra nulla col caso Ruby. Resterebbe l’abuso d’ufficio, punito fino a 3 anni e complicatissimo da provare (richiede favori patrimoniali a qualcuno o danni ingiusti per qualcun altro), con prescrizione lampo e soprattutto con la cancellazione di gran parte delle prove raccolte per reato più grave ormai scomparso. Insomma, B. la farebbe franca per l’ennesima volta. Ma, stavolta, a cancellargli il reato sarebbero i suoi presunti avversari. Nemmeno Al Fano ci aveva pensato, infatti B. dice che “gli manca il quid” e invoca il partito unico Pdl-Udc-Pd. Perché il Pd ce l’ha, il quid.

2 mesi e 3 settimane fa
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Berlusconi, "prescrizione" senza brindisi

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È qui la festa? Solo un delinquente incallito, i suoi avvocati e i suoi complici potrebbero festeggiare una sentenza come quella emessa ieri dal Tribunale di Milano. Una sentenza che, tradotta in italiano, dice così: la prescrizione è scattata dieci giorni fa, grazie all’ultima disperata mossa perditempo degli on. avv. Ghedini e Longo (la ricusazione dei giudici), dunque non possiamo condannare B.; ma lo sappiamo tutti, visto che l’ha già stabilito la Cassazione, che nel 1999 l’av vo c a t o Mills fu corrotto dalla Fininvest con 600 mila dollari nell’interesse di B., in cambio delle due false testimonianze con cui - come aveva lui stesso confidato al suo commercialista – l’aveva “salvato da un mare di guai”. Cioè gli aveva risparmiato la condanna per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Condanna che avrebbe fatto di B. un pregiudicato già nel 2001, con devastanti effetti a catena: niente più attenuanti generiche negli altri processi, dunque niente prescrizione dimezzata, ergo una raffica di condanne che oggi farebbero di lui non un candidato al Quirinale, ma un detenuto o un latitante. E se, al netto della falsa testimonianza prezzolata di Mills sulle tangenti alla Gdf, B. sarebbe stato condannato in quel processo, al netto della legge ex Cirielli sarebbe stato condannato anche ieri per avere corrotto Mills. Così come Mills sarebbe stato condannato due anni fa per essere stato corrotto da B. (invece si salvò anche lui grazie alla prescrizione, scattata due mesi prima). Quando infatti fu commesso il reato, nel 1999, la prescrizione per la corruzione giudiziaria scattava dopo 15 anni: dunque il reato si estingueva nel 2014. Ma nel 2005, appena scoprì che la Procura di Milano l’ave va beccato, B. impose la legge ex Cirielli, che tagliava la prescrizione da 15 a 10 anni. Così il reato si estingueva nel 2009. Per questo la Cassazione, nel febbraio 2010, ha dovuto dichiarare prescritto il reato a carico del corrotto Mills (pur condannandolo a risarcire lo Stato italiano). E per questo ieri il Tribunale ha dovuto fare altrettanto col corruttore B. Fra il calcolo della prescrizione proposto dal pm Fabio de Pasquale e quello suggerito da Ghedini e Longo, il Tribunale ha scelto quello degli avvocati: la miglior prova, l’ennesima, che il Tribunale di Milano non è infestato di assatanate toghe rosse. Anzi, visti i precedenti, se i giudici hanno un pregiudizio, è a favore di B. Il quale, per la sesta volta, incassa una prescrizione a Milano: le altre cinque accertarono che comprò Craxi con 23 miliardi di lire, comprò un giudice per fregarsi la Mondadori e taroccò tre volte i bilanci del gruppo per nascondere giganteschi fondi neri usati per comprare tutto e tutti. Ora càpita di ascoltare Angelino Jolie, avvocato ripetente, che delira di “folle corsa del pm” (dopo 8 anni di processo!); l’incappucciato Cicchitto che vaneggia di “assoluzione”; e l’imputato impunito che si rammarica (“preferivo l’assoluzione”), ma s’è ben guardato dal rinunciare alla prescrizione per farsi giudicare nel merito. Gasparri, poveretto, vorrebbe cacciare De Pasquale perché ha cercato di non far scattare la prescrizione. Ecco: per lui il compito dei magistrati è assicurare la prescrizione a tutti. Se l’ignoranza si vendesse a chili, sarebbe miliardario. (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)

3 mesi fa
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Processo Mills: la versione di Berlusconi

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È qui la festa? di Marco Travaglio Solo un delinquente incallito, i suoi avvocati e i suoi complici potrebbero festeggiare una sentenza come quella emessa ieri dal Tribunale di Milano. Una sentenza che, tradotta in italiano, dice così: la prescrizione è scattata dieci giorni fa, grazie all’ultima disperata mossa perditempo degli on. avv. Ghedini e Longo (la ricusazione dei giudici), dunque non possiamo condannare B.; ma lo sappiamo tutti, visto che l’ha già stabilito la Cassazione, che nel 1999 l’av vo c a t o Mills fu corrotto dalla Fininvest con 600 mila dollari nell’interesse di B., in cambio delle due false testimonianze con cui - come aveva lui stesso confidato al suo commercialista – l’aveva “salvato da un mare di guai”. Cioè gli aveva risparmiato la condanna per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Condanna che avrebbe fatto di B. un pregiudicato già nel 2001, con devastanti effetti a catena: niente più attenuanti generiche negli altri processi, dunque niente prescrizione dimezzata, ergo una raffica di condanne che oggi farebbero di lui non un candidato al Quirinale, ma un detenuto o un latitante. E se, al netto della falsa testimonianza prezzolata di Mills sulle tangenti alla Gdf, B. sarebbe stato condannato in quel processo, al netto della legge ex Cirielli sarebbe stato condannato anche ieri per avere corrotto Mills. Così come Mills sarebbe stato condannato due anni fa per essere stato corrotto da B. (invece si salvò anche lui grazie alla prescrizione, scattata due mesi prima). Quando infatti fu commesso il reato, nel 1999, la prescrizione per la corruzione giudiziaria scattava dopo 15 anni: dunque il reato si estingueva nel 2014. Ma nel 2005, appena scoprì che la Procura di Milano l’ave va beccato, B. impose la legge ex Cirielli, che tagliava la prescrizione da 15 a 10 anni. Così il reato si estingueva nel 2009. Per questo la Cassazione, nel febbraio 2010, ha dovuto dichiarare prescritto il reato a carico del corrotto Mills (pur condannandolo a risarcire lo Stato italiano). E per questo ieri il Tribunale ha dovuto fare altrettanto col corruttore B. Fra il calcolo della prescrizione proposto dal pm Fabio de Pasquale e quello suggerito da Ghedini e Longo, il Tribunale ha scelto quello degli avvocati: la miglior prova, l’ennesima, che il Tribunale di Milano non è infestato di assatanate toghe rosse. Anzi, visti i precedenti, se i giudici hanno un pregiudizio, è a favore di B. Il quale, per la sesta volta, incassa una prescrizione a Milano: le altre cinque accertarono che comprò Craxi con 23 miliardi di lire, comprò un giudice per fregarsi la Mondadori e taroccò tre volte i bilanci del gruppo per nascondere giganteschi fondi neri usati per comprare tutto e tutti. Ora càpita di ascoltare Angelino Jolie, avvocato ripetente, che delira di “folle corsa del pm” (dopo 8 anni di processo!); l’incappucciato Cicchitto che vaneggia di “assoluzione”; e l’imputato impunito che si rammarica (“preferivo l’assoluzione”), ma s’è ben guardato dal rinunciare alla prescrizione per farsi giudicare nel merito. Gasparri, poveretto, vorrebbe cacciare De Pasquale perché ha cercato di non far scattare la prescrizione. Ecco: per lui il compito dei magistrati è assicurare la prescrizione a tutti. Se l’ignoranza si vendesse a chili, sarebbe miliardario.

3 mesi fa
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Processo Mills, vittoria di Berlusconi. Prescrizione!

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Berlusconi nel primo commento a caldo si dice "deluso per la prescrizione dicendosi rammaricato di non poter dimostrare la sua innocenza"…il "soggetto" fa finta di dimenticare la possibiltà di "rinunciare" alla prescrizione andando a giudizio nei tre gradi…

3 mesi fa
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Processo Mills, vittoria di Berlusconi. Prescrizione!

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MACBENZ Un chiaramente colpevole che si salva dalla condanna grazie ad una sua legge… CONTENTO TU…

3 mesi fa
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Processo Mills, vittoria di Berlusconi. Prescrizione!

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Più che altro esce sconfitta L'Italia e la sua credibilità…

3 mesi fa
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Processo Mills: la versione di Berlusconi

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INNOCENTI DICHIARATI "DI PER SÉ" Francamente non si capisce che ci vanno a fare oggi, di sabato, in tribunale le tre giudici del processo Mills. Ma si prendano il weekend lungo per un pic nic fuori porta, pensino alla salute, si divertano e lascino perdere il processo. Ieri infatti, proprio sul filo di lana, è emersa la prova regina dell’innocenza dell’imputato. Casomai fosse sfuggita, l’on. Paolo Bonaiuti ha voluto riassumerla in una perentoria nota ufficiale che precede il comunicato del suo signore e padrone: “Le annotazioni del presidente Berlusconi, di per sé sole, imporrebbero una piena e totale assoluzione”. Ecco: “Di per sé sole”. Non c’è bisogno di indagini o processi: se lo dice l’imputato, non è il caso di procedere oltre. Anche se la Cassazione ha già stabilito che Mills fu corrotto dalla Fininvest per conto di B. Da ieri il diritto arcoriano si arricchisce di un nuovo istituto: l’autocertificazione. Funziona così. Il giudice domanda all’imputato: “Ha per caso scritto annotazioni?”. E lui, arrossendo un po’: “Ve ra m e n t e sì”. “Ce le può gentilmente anticipare?”. “Dopo lunghe e tormentate riflessioni, mi sono giudicato innocente”. “Ah, beh, allora è fatta: assolto. E scusi tanto per il disturbo”. Un modo come un altro per sfoltire i sovraccarichi: si condannano solo gli imputati che si dichiarano colpevoli, sempreché si trovi qualcuno così c0gli0ne. Ed eccole, le “annotazioni” che “di per sé sole imporrebbero” ecc. 1) B. si pavoneggia per il suo “record di tutto il sistema solare ” in fatto di inchieste, perquisizioni, processi, parcelle: ottimo sistema per convincere i giudici della propria innocenza, visto che neanche il più incallito delinquente abituale vanta numeri simili. 2) “Mil - ls è uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero la Fininvest si è occasionalmente servita”. Peggio che mai: se Mills, che ha confessato di aver creato per Fininvest 64 società offshore, era solo uno dei “tan - tissimi”, figurarsi che avran fatto gli altri. 3) Mills rubò 600 mila dollari a un armatore e poi, “per non pagare l’imposta”, “inventò che erano una donazione di Bernasconi, nel frattempo morto”. In realtà Mills scrisse al suo commercialista che quei soldi erano la ricompensa per le sue false testimonianze ai processi Gdf e All Iberian, in cui aveva “evitato a Mr. B. un mare di guai”. Ma, secondo Mr. B., mentì. Del resto, se un avvocato inglese ruba 600 mila dollari a un cliente, la prima idea che gli viene per nascondere il furto senza dare nell’occhio è accusare un capo di governo straniero: e chi se no? 4) Interrogato la prima volta a Milano, Mills confermò che i soldi glieli avevano dati i due B. Ma mentì perché “temeva di venire arrestato”. Primo caso al mondo di indagato che, per non essere arrestato, commette un altro reato. 5) Mills, testimoniando ai processi Gdf e All Iberian, fu “causa di due condanne” in primo grado per B.: ergo B. non aveva interesse a pagarlo. B. dimentica che, al processo Gdf, fu poi assolto perché mancava la prova del suo interesse ad addomesticare le verifiche fiscali: la prova avrebbe dovuto portarla Mills, ben conscio che un’appro - fondita ispezione su Tele+ avrebbe rivelato che il vero proprietario della pay-tv era B., in barba alla legge Mammì, tramite alcuni prestanome nascosti dietro le offshore. Ma Mills, testimone corrotto, non disse nulla e B. la sfangò. Però ultimamente – anno - ta B. – “Mills ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro” per le due testimonianze. E B. esclude radicalmente di averlo pagato. Dunque, anche se la Cassazione ha già accertato il contrario, sono innocenti. Come insegna il Bonaiuti, noto giureconsulto della scuola del “di per sé”. (Di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)

3 mesi fa
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Veritometro: Berlusconi più popolare di Merkel e Sarkozy?

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Di per sé di Marco Travaglio Francamente non si capisce che ci vanno a fare oggi, di sabato, in tribunale le tre giudici del processo Mills. Ma si prendano il weekend lungo per un pic nic fuori porta, pensino alla salute, si divertano e lascino perdere il processo. Ieri infatti, proprio sul filo di lana, è emersa la prova regina dell’innocenza dell’imputato. Casomai fosse sfuggita, l’on. Paolo Bonaiuti ha voluto riassumerla in una perentoria nota ufficiale che precede il comunicato del suo signore e padrone: “Le annotazioni del presidente Berlusconi, di per sé sole, imporrebbero una piena e totale assoluzione”. Ecco: “Di per sé sole”. Non c’è bisogno di indagini o processi: se lo dice l’imputato, non è il caso di procedere oltre. Anche se la Cassazione ha già stabilito che Mills fu corrotto dalla Fininvest per conto di B. Da ieri il diritto arcoriano si arricchisce di un nuovo istituto: l’autocertificazione. Funziona così. Il giudice domanda all’imputato: “Ha per caso scritto annotazioni?”. E lui, arrossendo un po’: “Ve ra m e n t e sì”. “Ce le può gentilmente anticipare?”. “Dopo lunghe e tormentate riflessioni, mi sono giudicato innocente”. “Ah, beh, allora è fatta: assolto. E scusi tanto per il disturbo”. Un modo come un altro per sfoltire i sovraccarichi: si condannano solo gli imputati che si dichiarano colpevoli, sempreché si trovi qualcuno così c0gli0ne. Ed eccole, le “annotazioni” che “di per sé sole imporrebbero” ecc. 1) B. si pavoneggia per il suo “record di tutto il sistema solare ” in fatto di inchieste, perquisizioni, processi, parcelle: ottimo sistema per convincere i giudici della propria innocenza, visto che neanche il più incallito delinquente abituale vanta numeri simili. 2) “Mil - ls è uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero la Fininvest si è occasionalmente servita”. Peggio che mai: se Mills, che ha confessato di aver creato per Fininvest 64 società offshore, era solo uno dei “tan - tissimi”, figurarsi che avran fatto gli altri. 3) Mills rubò 600 mila dollari a un armatore e poi, “per non pagare l’imposta”, “inventò che erano una donazione di Bernasconi, nel frattempo morto”. In realtà Mills scrisse al suo commercialista che quei soldi erano la ricompensa per le sue false testimonianze ai processi Gdf e All Iberian, in cui aveva “evitato a Mr. B. un mare di guai”. Ma, secondo Mr. B., mentì. Del resto, se un avvocato inglese ruba 600 mila dollari a un cliente, la prima idea che gli viene per nascondere il furto senza dare nell’occhio è accusare un capo di governo straniero: e chi se no? 4) Interrogato la prima volta a Milano, Mills confermò che i soldi glieli avevano dati i due B. Ma mentì perché “temeva di venire arrestato”. Primo caso al mondo di indagato che, per non essere arrestato, commette un altro reato. 5) Mills, testimoniando ai processi Gdf e All Iberian, fu “causa di due condanne” in primo grado per B.: ergo B. non aveva interesse a pagarlo. B. dimentica che, al processo Gdf, fu poi assolto perché mancava la prova del suo interesse ad addomesticare le verifiche fiscali: la prova avrebbe dovuto portarla Mills, ben conscio che un’appro - fondita ispezione su Tele+ avrebbe rivelato che il vero proprietario della pay-tv era B., in barba alla legge Mammì, tramite alcuni prestanome nascosti dietro le offshore. Ma Mills, testimone corrotto, non disse nulla e B. la sfangò. Però ultimamente – anno - ta B. – “Mills ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro” per le due testimonianze. E B. esclude radicalmente di averlo pagato. Dunque, anche se la Cassazione ha già accertato il contrario, sono innocenti. Come insegna il Bonaiuti, noto giureconsulto della scuola del “di per sé”.

3 mesi fa
74

Pdl con la "bava alla bocca", chiesto lo spostamento delle elezioni amministrative ...

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Che branco di "patetici arraffoni" in politica solo per tirare a campare il più "riccamente" possibile a spese "nostre"…

3 mesi fa
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Art. 18, fannulloni no, ni, sì. Anche Monti "inciampa"

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L’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI NON OBBLIGA AFFATTO LE AZIENDE OLTRE I 15 DIPENDENTI A TENERSELI ANCHE SE INFEDELI, ASSENTEISTI, FANNULLONI E LADRI. SEMPLICEMENTE CONSENTE A CHI VIENE LICENZIATO SENZA GIUSTA CAUSA O GIUSTIFICATO MOTIVO DI CHIEDERE AL GIUDICE IL REINTEGRO IN AZIENDA. DOPODICHÉ IL GIUDICE STABILISCE SE IL LICENZIAMENTO ERA MOTIVATO O PRETESTUOSO: NEL PRIMO CASO REINTEGRA, NEL SECONDO NO. ORA L’INFEDELTÀ, LA FANNULLONERIA E IL FURTO SONO MOTIVI PIÙ CHE GIUSTIFICATI PER LICENZIARE: BISOGNA PERÒ, COME PER TUTTE LE ACCUSE, DIMOSTRARLI.

3 mesi fa
76

Art. 18, fannulloni no, ni, sì. Anche Monti "inciampa"

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3- Vedi sopra…(post 5)

3 mesi fa
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Art. 18, fannulloni no, ni, sì. Anche Monti "inciampa"

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1- Caro ANUBIS5 Si capisce che non hai mai lavorato (almeno sottoposto), quello che dici sarebbe vero e giusto se anche il datore di lavoro fosse bravo e onesto, nella realtà basta che che un lavoratore sia, oltre che gran lavoratore, scrupoloso e magari chieda (facendo notare magari molte cose che non vanno come capita spesso nell'edilizia o in catena di montaggio)più sicurezza per se e gli altri per essere licenziato dato che sarà anche bravo ma rompe i c0gli0ni…

3 mesi fa
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Art. 18, fannulloni no, ni, sì. Anche Monti "inciampa"

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Diversamente onesti: Dice Emma Marcegaglia che il sindacato, difendendo l’articolo 18, “protegge gli assenteisti, i ladri, i fannulloni”. Quando poi la sua frase scatena polemiche, la presidente di Confindustria precisa che “a volte l’articolo 18 diventa un alibi dietro cui si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni”. E così, per due volte, la signora ha perso un’ottima occasione per tacere. Perché l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non obbliga affatto le aziende oltre i 15 dipendenti a tenerseli anche se infedeli, assenteisti, fannulloni e ladri. Semplicemente consente a chi viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo di chiedere al giudice il reintegro in azienda. Dopodiché il giudice stabilisce se il licenziamento era motivato o pretestuoso: nel primo caso reintegra, nel secondo no. Ora l’infedeltà, la fannulloneria e il furto sono motivi più che giustificati per licenziare: bisogna però, come per tutte le accuse, dimostrarli. A questo punto occorre esaminare il pulpito da cui viene la predica. Davvero la signora Marcegaglia ha le carte in regola per accusare i sindacati di proteggere i ladri? Dipende da che cosa intende per “ladr i”. Se ladro è chi si appropria indebitamente di denaro altrui, nella categoria rientrano gli imprenditori che pagano tangenti e le accollano alla collettività gonfiando i costi dei lavori; e per giunta vincono appalti truccati, togliendo lavoro alle imprese più meritevoli ma non avvezze alla mazzetta; e, per farlo, accumulano fondi neri sottraendoli al Fisco, cioè costringendo altri a pagare le tasse al posto loro. Che ha fatto in vent’anni Confindustria per combattere la corruzione? Una beneamata mazza. Anzi ha fatto molto per favorirla. Quando B. depenalizzò il falso in bilancio mentre Bush ne alzava le pene a 25 anni di galera, non si ricordano vibranti denunce del sindacato degl’imprenditori, che anzi era favorevole (memorabile l’entusiasmo di Tronchetti Provera). Né appelli confindustriali al Parlamento perché ratifichi la Convenzione anti-corruzione di Strasburgo del 1999, che contiene nuovi reati come l’autoriciclaggio e la corruzione tra privati. Eppure la corruzione tra privati è tipica dei ladri che derubano le aziende e tanto angustiano la sora Emma: si tratta infatti del reato (punito in tutto il mondo fuorché in Italia) commesso dai manager che affidano le commesse non ai fornitori più capaci e convenienti, ma a quelli che li riempiono di regali e di mazzette. Così le imprese spendono di più, si impoveriscono, sono costrette a licenziare e spesso a fallire. Articolo 18 o meno. Capita spesso che, in una fabbrica, l’o p e ra i o sorpreso a rubare un pistone o un cacciavite venga licenziato in quanto ladro: molto più rari i casi di capiufficio acquisti licenziati perché prendono mazzette dai fornitori. Poi ci sono i manager che le tangenti le pagano per vincere indebitamente appalti. E, in materia, la signora Marcegaglia dovrebbe essere piuttosto esperta, per motivi famigliari e istituzionali. Famigliari perché il fratello Antonio e il suo gruppo hanno patteggiato la pena (rispettivamente 11 mesi e 6 milioni di risarcimento) a Milano per corruzione nel caso Enipower: cioè per una maxi-tangente di 1 milione in cambio di un appalto di caldaie da 127 milioni. In più i magistrati stanno indagando su una rete di conti svizzeri che sarebbero stati alimentati per un decennio da fondi neri dei Marcegaglia per “operazioni riservate”. Motivi istituzionali perché la prima fila delle assemblee di Confindustria pare l’ora d’aria di San Vittore, tanti sono gli imprenditori inquisiti e pregiudicati che la sora Emma non s’è mai sognata di espellere in quanto “ladri”. Fra questi si segnalano i vertici del gruppo B., condannati in Appello a risarcire 560 milioni per aver fregato la Mondadori corrompendo un giudice. Se nemmeno questi gentiluomini sono considerati ladri, resta da capire chi sono, i ladri. Ma forse la sora Emma si ispira a Trilussa: “La serva è ladra, la padrona è cleptomane”. (Di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)

3 mesi fa
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Gianni Alemanno e una figuraccia da 35 millimetri

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Diversamente onesti di Marco Travaglio Dice Emma Marcegaglia che il sindacato, difendendo l’articolo 18, “protegge gli assenteisti, i ladri, i fannulloni”. Quando poi la sua frase scatena polemiche, la presidente di Confindustria precisa che “a volte l’articolo 18 diventa un alibi dietro cui si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni”. E così, per due volte, la signora ha perso un’ottima occasione per tacere. Perché l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non obbliga affatto le aziende oltre i 15 dipendenti a tenerseli anche se infedeli, assenteisti, fannulloni e ladri. Semplicemente consente a chi viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo di chiedere al giudice il reintegro in azienda. Dopodiché il giudice stabilisce se il licenziamento era motivato o pretestuoso: nel primo caso reintegra, nel secondo no. Ora l’infedeltà, la fannulloneria e il furto sono motivi più che giustificati per licenziare: bisogna però, come per tutte le accuse, dimostrarli. A questo punto occorre esaminare il pulpito da cui viene la predica. Davvero la signora Marcegaglia ha le carte in regola per accusare i sindacati di proteggere i ladri? Dipende da che cosa intende per “ladr i”. Se ladro è chi si appropria indebitamente di denaro altrui, nella categoria rientrano gli imprenditori che pagano tangenti e le accollano alla collettività gonfiando i costi dei lavori; e per giunta vincono appalti truccati, togliendo lavoro alle imprese più meritevoli ma non avvezze alla mazzetta; e, per farlo, accumulano fondi neri sottraendoli al Fisco, cioè costringendo altri a pagare le tasse al posto loro. Che ha fatto in vent’anni Confindustria per combattere la corruzione? Una beneamata mazza. Anzi ha fatto molto per favorirla. Quando B. depenalizzò il falso in bilancio mentre Bush ne alzava le pene a 25 anni di galera, non si ricordano vibranti denunce del sindacato degl’imprenditori, che anzi era favorevole (memorabile l’entusiasmo di Tronchetti Provera). Né appelli confindustriali al Parlamento perché ratifichi la Convenzione anti-corruzione di Strasburgo del 1999, che contiene nuovi reati come l’autoriciclaggio e la corruzione tra privati. Eppure la corruzione tra privati è tipica dei ladri che derubano le aziende e tanto angustiano la sora Emma: si tratta infatti del reato (punito in tutto il mondo fuorché in Italia) commesso dai manager che affidano le commesse non ai fornitori più capaci e convenienti, ma a quelli che li riempiono di regali e di mazzette. Così le imprese spendono di più, si impoveriscono, sono costrette a licenziare e spesso a fallire. Articolo 18 o meno. Capita spesso che, in una fabbrica, l’o p e ra i o sorpreso a rubare un pistone o un cacciavite venga licenziato in quanto ladro: molto più rari i casi di capiufficio acquisti licenziati perché prendono mazzette dai fornitori. Poi ci sono i manager che le tangenti le pagano per vincere indebitamente appalti. E, in materia, la signora Marcegaglia dovrebbe essere piuttosto esperta, per motivi famigliari e istituzionali. Famigliari perché il fratello Antonio e il suo gruppo hanno patteggiato la pena (rispettivamente 11 mesi e 6 milioni di risarcimento) a Milano per corruzione nel caso Enipower: cioè per una maxi-tangente di 1 milione in cambio di un appalto di caldaie da 127 milioni. In più i magistrati stanno indagando su una rete di conti svizzeri che sarebbero stati alimentati per un decennio da fondi neri dei Marcegaglia per “operazioni riservate”. Motivi istituzionali perché la prima fila delle assemblee di Confindustria pare l’ora d’aria di San Vittore, tanti sono gli imprenditori inquisiti e pregiudicati che la sora Emma non s’è mai sognata di espellere in quanto “ladr i”. Fra questi si segnalano i vertici del gruppo B., condannati in Appello a risarcire 560 milioni per aver fregato la Mondadori corrompendo un giudice. Se nemmeno questi gentiluomini sono considerati ladri, resta da capire chi sono, i ladri. Ma forse la sora Emma si ispira a Trilussa: “La serva è ladra, la padrona è cleptomane”.

3 mesi fa
80

20 anni di Tangentopoli. Ma il ddl anticorruzione slitta ancora

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Lo spread morale Il caso Tedesco, in Italia, è il Parlamento che salva due volte l’ennesimo parlamentare dall’ar resto per corruzione, concussione, falso, truffa, turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il caso tedesco, in Germania, è il presidente della Repubblica che si dimette per un prestito agevolato. Lo spread che divide Italia e Germania è tutto qui: il diverso rendimento dei titoli di Stato è solo una conseguenza. E chi, in questi mesi, si è molto divertito a sbeffeggiare Angela Merkel perché “fa gli interessi della Germania”, dovrebbe vergognarsi e andarsi a nascondere. Che dovrebbe fare un capo di governo, se non gli interessi del suo paese? E che dovrebbe fare un capo di Stato coinvolto in uno scandalo se non dimettersi e consegnarsi alla Giustizia? Lo stupore di noi italiani alla notizia delle dimissioni di Wulff è la nostra irredimibile dannazione. Siamo così abituati alle cazzate dei politici sull’immunità parlamentare, sulla presunzione di innocenza, sull’accanimento giudiziario, sullo scontro fra politica e magistratura, sulle toghe politicizzate, sul “così fan tutti” e sull’“a mia insaputa”, da non capacitarci dinanzi al gesto normale di uno statista chiacchierato che se ne va a casa. Con il candore disarmante del bambino che urla “il re è nu d o ! ”, la Merkel ha commentato: “Il presidente non poteva più servire il popolo”. Qualcuno in Italia penserà che si sia convertita al maoismo: invece è e resta una robusta democristiana. Ma lo spread fra Italia e Germania è tutto qui: in quel “servire il popolo”. Non si può servire il popolo quando si è sospettati di comportamenti scorretti, né quando ci si deve dividere fra i palazzi delle istituzioni e quelli di giustizia. Checché ci abbiano raccontato i trombettieri di regime a ogni lodo Maccanico-Schifani, a ogni lodo Alfano, a ogni legittimo impedimento sulla necessità di importare la celebre “immunità per le alte cariche” ch e sarebbe già “prevista in tutto il mondo”, scopriamo che quella immunità, come la pensano i nostri ladri della patria, non esiste da nessuna parte. In pochi paesi, come la Francia, è prevista solo per il capo dello Stato e solo finché resta in carica. E in Germania nemmeno per lui: spetta al Parlamento, come per qualunque parlamentare, concedere o negare l’autorizzazione a procedere: ma solo sulla carta, perché nella realtà il Parlamento tedesco l’autorizzazione ai giudici la concede sempre. Wulff sapeva che avrebbe presto perduto lo scudo protettivo. E, dinanzi alla prospettiva di fare il presidente e l’imputato, s’è dimesso da presidente. In Italia, dovendo scegliere, si dimettono da imputati. E, si badi bene, Wulff non ammette affatto di essere colpevole, anzi: si proclama innocente. Ma vuole difendersi come un comune cittadino, senza i privilegi connessi alla carica. Esattamente come fece il suo omologo israeliano Katsav, accusato di molestie sessuali: pur potendo avvalersi dell’i m mu n i t à presidenziale, non la invocò neppure (gli veniva da ridere all’idea che molestare segretarie fosse un reato connesso alla carica). Così le democrazie vere si difendono dalla corruzione: dando l’esempio dall’alto. Da ieri B. ha un motivo in più per detestare la “culona” (mentre Wulff si dimetteva, il Pdl nominava il plurimputato Verdini commissario a Modena per ripulire il partito inquinato da infiltrazioni malavitose: come nei film western, quando il bandito diventa sceriffo). Ma il caso tedesco (con la t minuscola) mette in mora tutta la classe dirigente italiota: i nostri partiti, ma anche i tecnici alla Severino, che continuano a baloccarsi con la famosa e fumosa “l e g ge anticor r uzione” di rinvio in rinvio, per far scadere anche questa legislatura senz’aver fatto nulla contro il cancro che ci trascina verso il baratro. C’è da sperare che la Merkel perda le prossime elezioni e dunque, come si usa nelle democrazie serie, vada in pensione: quando anche Monti alzerà bandiera bianca, sconfitto dal partito trasversale del malaffare, potremo sempre prenderla in prestito per un po’, di seconda mano. (di Marco Travaglio su "Il Fatto" di oggi)

3 mesi e 1 settimana fa