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Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

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Cosa succederà se vuoi proprio votare no? http://www.vauro.net/store/vauro130111.html

1 anno e 4 mesi fa
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Legittimo impedimento: passa la versione condizionata

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"Quindi alla fine si demanda effettivamente alla discrezionalità del giudice la decisione. Questa la situazione allo stato delle cose." Che è appunto "il legittimo impedimento" che già esiste ed è previsto per tutti "per tutti".

1 anno e 4 mesi fa
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Legittimo impedimento: passa la versione condizionata

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L’anziano clown: Che chiamiamo convenzionalmente premier è volato a Berlino, non alla ricerca di un giudice, ma per spiegare alla cancelliera Merkel, che non ci dormiva la notte, di essere “totalmente indif ferente” alla sentenza della Consulta sul legittimo impedimento perché i suoi processi sono “ridicoli, su fatti per i quali ho avuto modo di garantire che sono inesistenti, giurando sui miei figli e nipoti” e quando lui garantisce e giura sui figli e i nipoti è inutile insistere: gli si crede sulla parola. Insomma “la sentenza della Corte, qualunque sia, non comporta alcun pericolo per la stabilità di gover no”. Una volta tanto, senza volerlo, B. ha detto la verità. Non perché i suoi processi siano basati sul nulla (Mills, per dirne una, è stato già dichiarato colpevole dalla Cassazione di essere stato corrotto da B.). Ma perché almeno quelli attualmente pendenti sono destinati alla prescrizione: se, com’è probabile, la Consulta li scongelasse bocciando anche solo parzialmente lo scudo, ripartirebbero tutti e tre daccapo. E riposerebbero in pace. Nel caso Mediaset (frode fiscale) tutti e tre i giudici sono stati trasferiti altrove. Nel caso Mills-B. (corruzione giudiziaria), la presidente del Tribunale è passata alla Corte d’appello e c’è poco più di un anno per celebrare primo, secondo e terzo grado. Nel caso Mediatrade (appropriazione indebita e frode fiscale), ancora in udienza preliminare, il gup è passato al tribunale dibattimentale, dunque andrà a n ch ’esso sostituito e la prescrizione scatta nel 2015. In più B., anche col legittimo impedimento semplice (quello previsto dal Codice di procedura), avrà mille scuse e cavilli per dimostrare o inventare impegni di governo e mandare in fumo quasi tutte le udienze. In ogni caso non rischia la galera, e nemmeno la condanna. Tutto l’allarme creato intorno alla stabilità del governo, alle sorti della nazione e ai destini dell’Umanità nel caso in cui i processi riprendessero è una truffa piuttosto dozzinale e lo capirebbero tutti, se in Italia esistesse l’informazione. L’esigenza di “consentire al presidente del Consiglio e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni” sbandierata dalla legge sul legittimo impedimento, attorno a cui i giudici costituzionali stanno spaccando il capello in quattro alla ricerca di tragicomici “c o m p ro m e s s i ” e “mediazioni”, è la bufala del secolo. Da 17 anni B. convive serenamente con le sue indagini e i suoi processi, come se non esistessero, e l’opposizione pure (a parte Di Pietro e pochi altri). E allora perché tutta questa drammatizzazione? Per vari motivi, l’uno più inconfessabile dell’altro. 1) Per terrorizzare i giudici della Consulta, caricandoli di responsabilità politico-istituzionali inesistenti e paventando cataclismi di pura fantasia. 2) Per una questione di principio: la concezione mafiosa del potere che B. spande a piene mani dal 1994 – ch i ha il potere si giudica da solo – deve entrare a viva forza nella Costituzione al posto di quel maledetto articolo 3 che si ostina a proclamare tutti i cittadini uguali di fronte alla legge. 3) Ciò che spaventa B. non sono i processi attuali, ma quelli futuri che potrebbero scaturire dalle indagini sulle trattative Stato-mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1993 (nessuno lo ricorda, ma il presidente del Consiglio è indagato per strage a Firenze con Dell’Utri) e da altre inchieste che noi ancora non conosciamo ma lui – conoscendosi – già prevede, per reati così gravi da non prevedere prescrizione né arresti domiciliari. 4) Il referendum Di Pietro pro o contro il legittimo impedimento, siccome la legge riguarda una sola persona, diventerebbe un referendum pro o contro B. E, agganciato alle amministrative di primavera, rischierebbe di raggiungere il quorum. I cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge o uno più uguale degli altri? Per la prima volta nella sua carriera, il Cainano dovrà presentarsi agli elettori e dire finalmente la verità: “Votatemi, se no mi arrestano”. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")

1 anno e 4 mesi fa
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Fiat e legittimo impedimento: la due giorni di fuoco di Berlusconi

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L’anziano clown: Che chiamiamo convenzionalmente premier è volato a Berlino, non alla ricerca di un giudice, ma per spiegare alla cancelliera Merkel, che non ci dormiva la notte, di essere “totalmente indif ferente” alla sentenza della Consulta sul legittimo impedimento perché i suoi processi sono “ridicoli, su fatti per i quali ho avuto modo di garantire che sono inesistenti, giurando sui miei figli e nipoti” e quando lui garantisce e giura sui figli e i nipoti è inutile insistere: gli si crede sulla parola. Insomma “la sentenza della Corte, qualunque sia, non comporta alcun pericolo per la stabilità di gover no”. Una volta tanto, senza volerlo, B. ha detto la verità. Non perché i suoi processi siano basati sul nulla (Mills, per dirne una, è stato già dichiarato colpevole dalla Cassazione di essere stato corrotto da B.). Ma perché almeno quelli attualmente pendenti sono destinati alla prescrizione: se, com’è probabile, la Consulta li scongelasse bocciando anche solo parzialmente lo scudo, ripartirebbero tutti e tre daccapo. E riposerebbero in pace. Nel caso Mediaset (frode fiscale) tutti e tre i giudici sono stati trasferiti altrove. Nel caso Mills-B. (corruzione giudiziaria), la presidente del Tribunale è passata alla Corte d’appello e c’è poco più di un anno per celebrare primo, secondo e terzo grado. Nel caso Mediatrade (appropriazione indebita e frode fiscale), ancora in udienza preliminare, il gup è passato al tribunale dibattimentale, dunque andrà a n ch ’esso sostituito e la prescrizione scatta nel 2015. In più B., anche col legittimo impedimento semplice (quello previsto dal Codice di procedura), avrà mille scuse e cavilli per dimostrare o inventare impegni di governo e mandare in fumo quasi tutte le udienze. In ogni caso non rischia la galera, e nemmeno la condanna. Tutto l’allarme creato intorno alla stabilità del governo, alle sorti della nazione e ai destini dell’Umanità nel caso in cui i processi riprendessero è una truffa piuttosto dozzinale e lo capirebbero tutti, se in Italia esistesse l’informazione. L’esigenza di “consentire al presidente del Consiglio e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni” sbandierata dalla legge sul legittimo impedimento, attorno a cui i giudici costituzionali stanno spaccando il capello in quattro alla ricerca di tragicomici “c o m p ro m e s s i ” e “mediazioni”, è la bufala del secolo. Da 17 anni B. convive serenamente con le sue indagini e i suoi processi, come se non esistessero, e l’opposizione pure (a parte Di Pietro e pochi altri). E allora perché tutta questa drammatizzazione? Per vari motivi, l’uno più inconfessabile dell’altro. 1) Per terrorizzare i giudici della Consulta, caricandoli di responsabilità politico-istituzionali inesistenti e paventando cataclismi di pura fantasia. 2) Per una questione di principio: la concezione mafiosa del potere che B. spande a piene mani dal 1994 – ch i ha il potere si giudica da solo – deve entrare a viva forza nella Costituzione al posto di quel maledetto articolo 3 che si ostina a proclamare tutti i cittadini uguali di fronte alla legge. 3) Ciò che spaventa B. non sono i processi attuali, ma quelli futuri che potrebbero scaturire dalle indagini sulle trattative Stato-mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1993 (nessuno lo ricorda, ma il presidente del Consiglio è indagato per strage a Firenze con Dell’Utri) e da altre inchieste che noi ancora non conosciamo ma lui – conoscendosi – già prevede, per reati così gravi da non prevedere prescrizione né arresti domiciliari. 4) Il referendum Di Pietro pro o contro il legittimo impedimento, siccome la legge riguarda una sola persona, diventerebbe un referendum pro o contro B. E, agganciato alle amministrative di primavera, rischierebbe di raggiungere il quorum. I cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge o uno più uguale degli altri? Per la prima volta nella sua carriera, il Cainano dovrà presentarsi agli elettori e dire finalmente la verità: “Votatemi, se no mi arrestano”. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")

1 anno e 4 mesi fa
785

Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

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QUANDO è UN VERO SUICIDIO FARSI AMMINISTRARE DA UN LIBERISTA: Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce rossa italiana, è stato condannato in primo grado a versare 900mila euro all’ente che ha gestito per anni. Fra le motivazioni della sentenza si legge: «Totale disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione, in totale noncuranza degli equilibri finanziari della Croce Rossa Italiana»

1 anno e 4 mesi fa
786

Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

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PS- Tengo a precisare che Vendola mi è sempre piaciuto poco, ma contrastarlo con le insulsaggini da proto-liberista (che di economia pare capirne quanto il mio cane) di questo articolo è demenziale.

1 anno e 4 mesi fa
787

Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

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Caro LL, che articolo del CAVOLO: "La sua posizione pro-Fiom è infatti incompatibile con l’idea più generale di un capo moderno di schieramento, per non parlare di un premier di uno stato occidentale." Meglio quella del Berluska? Che oltre a non aver fatto nulla per arbitrare (come dovrebbe fare un governo serio) lo scontro, dice cose come "Marchionne farebbe bene ad andarsene a produrre all'estero".

1 anno e 4 mesi fa
788

Referendum Fiat al via: il suicidio politico di Nichi Vendola

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“I n d i g n e z - vo u s ! ”: Nell’Italia che ammira i furfanti di successo la parola indignazione può avere un suono ridicolo. Non la ribellione a quanto offende la dignità propria e degli altri. Bensì una maschera moraleggiante e ipocrita con cui dissimulare frustrazione e invidia per chi ha saputo meritarsi denaro e potere, non importa come. Diciamo la verità, qui da noi tra una simpatica canaglia e uno sdegnato galantuomo non c’è partita. Non tutto è perduto, però. Forse anche Stéphan Hessel quando ha dato alle stampe in Francia il suo breve pamphlet pensava a una cerchia ristretta di lettori. Un prevedibile insuccesso per vari motivi. L’età dell’au - tore, innanzitutto: 93 anni. Si sa la vecchiaia non è mai attraente, e poi cosa avrà mai di interessante da raccontarci l’arzillo nonnino? Ecco le prime righe: “Ricordare le radici nel mio impegno politico negli anni della Resistenza”. Oddio la Resistenza, massimo rispetto, per carità, ma stiamo parlando di un secolo fa. E come s’in - titola questo polveroso mattone? Indignez- vous!. Mamma mia, chissà che noia. Ebbene: oltre 500 mila copie vendute in pochi mesi. Le librerie prese d’assalto. Le prime pagine sui principali giornali e grandi dibattiti in tv. Insomma, Hessel superstar. Merito di concetti come questo: “Dobbiamo vegliare tutti insieme affinché la nostra società resti una società di cui andare fieri. Non la società dei sans papier, delle espulsioni, dei sospetti nei confronti degli immigrati, non la società che rimette in discussione le pensioni, le conquiste sociali, non la società nella quale gli organi di informazione sono in mano ai ricchi, tutte cose che avremmo rifiutato se fossimo stati gli autentici eredi del Consiglio Nazionale della Resistenza”. Naturale che siano stati soprattutto i giovani francesi ad indignarsi proprio come Stéphan Hessel. Se non ci fosse stato il suo libro non avrebbero mai saputo che alla base della democrazia conquistata con il sangue di tanti c’erano principi e valori ispirati a una organizzazione razionale dell’economia sottratta al potere delle grandi banche. Stéphan e i suoi compagni avevano combattuto contro il nazismo. Ma anche per un futuro che garantisse una stampa realmente indipendente e un’istr uzione di qualità per tutti i bambini francesi senza discriminazione alcuna. E allora cominciamo a indignarci anche noi. Contro l’arroganza delle canaglie al potere. Contro la pavidità di certi oppositori sempre pronti a piegare la schiena davanti alla legge del più forte. Può aiutarci questo piccolo libro di un anziano signore rimasto fedele ai suoi ideali di gioventù.

1 anno e 4 mesi fa
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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

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REFERENDUM FIAT, la scelta: http://www.vauro.net/store/vauro120111.html

1 anno e 4 mesi fa
790

Le pagelle del mercoledì

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REFERENDUM FIAT http://www.vauro.net/store/vauro120111.html

1 anno e 4 mesi fa
791

Le pagelle del mercoledì

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Battisti per caso: Ora è finalmente chiaro perché prima il governo francese e poi quello brasiliano hanno scambiato un volgare assassino come Cesare Battisti per un irredentista che lotta per la libertà: pare che, prima che con B., avessero parlato con Clemente Mastella. La ferale notizia è stata comunicata dallo stesso statista di Ceppaloni l’altroieri, in una strepitosa intervista al Corr iere. “È vero – ha riconosciuto l’europarlamentare Pdl, già ministro della Giustizia del governo Prodi dal 2006 al 2008 – quello che dice Napolitano. Sul terrorismo non siamo riusciti a farci capire dai Paesi amici. Ma qui voglio raccontare la mia esperienza, che forse può esser d’a i u t o . . .”. Il pover’uomo sostiene che già nel 2006, nelle inopinate vesti di Guardasigilli, si recò a Parigi a perorare la causa dell’estradizione di Battisti presso il suo omologo francese, Pascal Clement. Per convincerlo meglio, fece subito una sapida battuta sulla somiglianza fra il suo nome e il cognome del collega: “Gli dicevo che ci chiamavamo entrambi ‘Clement’ e perciò lui avrebbe dovuto capire le mie ragioni, cioè che la ‘dottrina Mitterrand’ non poteva riguardare un delinquente che aveva ammazzato quattro innocenti. Clement mi disse che era una questione fra presidenti, Prodi e Chirac… Quando sembrava che la Francia non potesse più opporre resistenza, Battisti ‘fu agevolato’, diciamo così, ad andarsene. E finì in Brasile…”. Dove fu poi arrestato. A quel punto Mastella, astuto come una volpe, che ti inventa? “Ebbi mezz’ora di colloquio telefonico col ministro brasiliano Tarso Genro” (il quale poi, par di capire, mise giù la cornetta), “stanziai 100 mila dollari per pagare un avvocato in Brasile”, poi la mossa del cavallo: “Inviai dall’Italia Augusta Iannini”, la moglie di Vespa, dirigente al ministero. Il risultato finale dell’azione diplomatica a tenaglia svolta prima dal duo Mastella-Iannini, poi da B. e Frattini, è noto: Battisti resta in Brasile. Purtroppo però – come fa notare Cesare Martinetti su La Stampa – nella ricostruzione mastelliana c’è un problemino di date: nel 2006 Battisti in Francia non c’era più da due anni, essendo fuggito in Brasile nell’agosto 2004 “proprio a seguito dell’estradizione che i giudici francesi avevano giudicato fondata e legittima in ogni grado di giudizio”. Non solo, ma – r icorda Martinetti – “nel respingere l’ultimo ricorso di Battisti, il Consiglio di Stato della République, nel 2005, aveva motivato l’estradizione proprio con la ‘dottrina Mitterrand’ che prevedeva l’espulsione dei rifugiati colpevoli o complici di ‘crimini di sangue’”. Ricapitolando: Battisti viene arrestato a Parigi il 10 febbraio 2004. I giudici italiani chiedono l’estradizione tramite il governo Berlusconi-2 (ministro della Giustizia Castelli), Chirac dà parere favorevole e le autorità francesi (Consiglio di Stato e Cassazione) la concedono. A quel punto Battisti fugge e fa perdere le sue tracce, ricomparendo tempo dopo in Brasile. Dunque, quando Mastella si insedia alla Giustizia nel maggio 2006, Battisti non è più in Francia da due anni. Cos’è andato a fare Mastella a Parigi, a parte visitare la Torre Eiffel? Mistero. Non certo a convincere il collega Clement a estradare Battisti in Italia, visto che Battisti stava in Brasile. Delle due l’una. O Mastella andò effettivamente a Parigi a parlare di Battisti con Clement, il quale, constatate le precarie condizioni del collega italiano, non ebbe cuore di riferirgli ciò che avrebbe dovuto sapere, cioè che Battisti non era più lì da un pezzo, e preferì fare un’opera di misericordia: lo assecondò. Oppure Mastella non andò affatto a Parigi, non almeno a parlare di Battisti con Clement, ma se l’è inventato per strappare un angoletto sul Corr iere che gliel’ha subito regalato senza verificare la totale inattendibilità del suo racconto. Ecco perché, come dice Napolitano, “l’Italia su Battisti non è riuscita a farsi capire dal B ra s i l e ”: perché chi dovrebbe farsi capire, a sua volta, non capisce una mazza. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")

1 anno e 4 mesi fa
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Sei favorevole al nucleare? Gli spot taroccati più sinceri di quello vero

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11- Infatti le scorie del nostro vecchio nucleare chiuso quasi 25 anni fa sono nelle stesse condizioni della monnezza di Napoli, parcheggiate dove capita con pericolosa faciloneria cialtrona in attesa di non si sa di che. Dato che ad ora non esiste un luogo demandato dove metterle in sicurezza. Prima ci facciano vedere dove sistemano quelle e sopratutto smantellino le vecchie centrali in disuso ancora tutte in piedi ma che si stanno pericolosamente deteriorando con ovvi rischi.

1 anno e 4 mesi fa
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Sei favorevole al nucleare? Gli spot taroccati più sinceri di quello vero

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10- Quello che succede in Finlandia non è una "chiacchiera"…ma una fotografia di quello che avverrà, bene che vada.

1 anno e 4 mesi fa
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Il ministro Bondi al Pd: "nicodemiti!"

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Ha ragione Bondi: La Destra al governo ormai non dissimula nemmeno più lo schifo che è. Anzi se ne vanta. PS Il Nicodemismo (quello religioso che prende vita nel periodo della controriforma) era un pò più complicato di come lo delinea Bondi e l'articolo, essendo fatto di simulazioni o dissimulazioni in un complesso repertorio legato a momenti e luoghi.

1 anno e 4 mesi fa
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Alemanno azzera la sua Giunta e "licenzia" gli assessori

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Furbetto del Campidoglio: Ieri, sentendo il Tg-Pravda di Minzolini, spiegare che il rimpasto di Alemanno era una “gra n d e oppor tunità” di leadership, ci siamo seriamente preoccupati (per lui). In fondo, per spiegare il suo fallimento basta un’immagine del giornalista Emiliano Fittipaldi: in una città in cui (per far cassa) il Comune ha autorizzato una foresta di orologi con pannello pubblicitario, su via Nazionale si contano 26 quadranti luminosi che segnano 24 fusi orari differenti. Complimenti: si vede che il sobrio assessore porta i rolex sui calzini, e non si cura dei dettagli. In compenso anche il sindaco, di cui un tempo era indiscutibile la scaltrezza, sembra fuori fuso orario. A farlo andare in tilt dev’essere stato il sondaggio, riportato dalla nostra Paola Zanca, che terrorizza il Pdl: se oggi sfidasse Nicola Zingaretti, Alemanno perderebbe 58 a 42 (se governa un altro anno non va al ballottaggio). Mica male per uno che doveva far partire da Roma la nuova destra di governo, succedere sia a Berlusconi che a Fini, risanare le periferie, far vincere la meritocrazia, e si è ritrovato 950 assunti senza concorso (“Aggiungi un posto all’Atac”) tra ex camerati e cubiste (con tutto il rispetto per i Camerati veri, che almeno sono onesti). Il problema di Alemanno, e della giunta “r ibollita”, che nasce il 13 gennaio (con trattative da suk capitolino) è che tutte le ipotesi, anche le più benevole, sono devastanti per lui. 1) Bertolaso diventa prosindaco e dà una “r ipassata” alla Capitale (più centri massaggi per tutti, la terapista Francesca assessore alla mobilità). 2) Alemanno diventa sia sindaco che ministro della Cultura, al posto di Bondi e piazza una ballerina di lap dance alla guida della Biennale di Venezia (chiù pilu per tutti). 3) Alemanno, nuovo capo campagna elettorale di Berlusconi, crea un parco a tema sul Pdl: i bimbi nominano le loro fidanzatine nei propri ministeri e acquistano case a loro insaputa (il cambio gomme della Formula Uno si fa ai Fori Imperiali). 4) Alemanno si sveglia dal sogno e medita: non c’è un altro sindaco passato in soli 30 mesi al 73esimo posto della classifica di sgradimento del Sole 24 Ore e si dimette. Fuga anche quella. Ma più onorevole. (di Luca Telese su "Il Fatto")

1 anno e 4 mesi fa
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Ore 12 - Dal gioco del cerino al gioco dell'oca

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Il federalismo fiscale è una kagata pazzesca: Da anni i “terzisti” e i “rifor misti”, cioè i berlusconiani camuffati da indipendenti che la sanno lunga, ci raccontano che in tutte le democrazie, le opposizioni collaborano amorevolmente con i governi, si guardano bene dall’auspicarne la caduta, non demonizzano i premier, men che meno tentano “spallate” né si sognerebbero mai di tirare la giacchetta al capo dello Stato. Questa barzelletta, che vale solo quando governa B., l’ha ripetuta ieri Sandro Bondi in un articolo sul Pompiere della Sera (l’unico giornale che ancora gli dà retta, a grande richiesta dei lettori che si leccano i baffi): “In Italia, dopo il voto del 14 dicembre, si è aperta una fase politica nuova. Non a caso l’on. Casini per primo ha fatto riferimento al confronto e alla collaborazione avviata negli Usa fra Repubblicani e Democratici dopo le elezioni di medio termine… Possibile che anche in Italia non si possa trovare in Parlamento un accordo su materie quali il federalismo?”. Gli piacerebbe: visto che il suo governo ha una maggioranza ridicola e nella commissione bicamerale sul federalismo è addirittura in minoranza, arrivano le opposizioni e votano il federalismo, così il governo si salva e magari lui conserva la poltrona lisciandosi Casini perché non voti la mozione di sfiducia contro di lui. Bella la vita, eh, James? Naturalmente negli Usa sta accadendo l’esatto contrario di quel che racconta Bondi: appena raggiunta la maggioranza al Congresso nelle elezioni di mid-term, i Repubblicani hanno cacciato la speaker democratica Nancy Pelosi, sostituendola con uno dei loro, e hanno annunciato che sarà loro cura radere al suolo la riforma sanitaria di Obama e poi, a seguire, tutte le altre. Pare che non leggano Il Pompiere e nemmeno Il Riformista, che da anni raccomandano alla sinistra di non cancellare, una volta al governo, le leggi vergogna della destra. Ora, per carità, è comprensibile che il nostro ministrucolo dei Beni culturali, peggiore financo della Bono Parrino, ci provi. Ma la tragedia è che c’è chi gli crede. Dall’Udc al Pd al Fli è tutto un offrire “d i a l o go ” a Calderoli. Del resto, i finiani a suo tempo la legge-delega sul federalismo la votarono, così come l’Idv, mentre il Pd si astenne (al solito non aveva una linea sul tema, anzi ne aveva dodici) e solo l’Udc votò contro. Oggi però è chiaro a tutti che, dopo la fiducia ottenuta, anzi comprata da B. il 14 dicembre, c’è una sola, ultima speranza di farlo cadere: che il federalismo fiscale venga bocciato. Così la Lega si ritirerà nelle sue valli, portandoci a votare. Quindi, se davvero Udc, Fli, Pd e Idv vogliono rovesciare il governo, hanno un modo semplice e chiaro per dimostrarlo: il 21 gennaio, quando saranno chiamati a votare sulla boiata pazzesca chiamata federalismo fiscale, dicano tutti quanti No. L’Idv e i finiani ammettano di aver sbagliato a votare a suo tempo Sì. Il Pd sia coerente con lo studio del suo deputato Stradiotto, presentato a fine dicembre sui guasti devastanti della legge Calderoli. L’Udc confermi il suo No senza mercanteggiare il Sì in cambio del “quoziente fa m i l i a re ” o di altre pretese magari giuste, ma irrealizzabili. Gli elettori non solo non se ne avranno a male, ma li ringrazieranno: checché ci raccontino giornali e tg di regime, agli italiani del federalismo fiscale non frega assolutamente niente. In ottobre, il Pompiere pubblicò un illuminante sondaggio di Mannheimer sulle priorità degli italiani: al primo posto la riduzione delle tasse (39%), seguita da giustizia (20), aiuti al Sud (16), sicurezza (13) e, fanalino di coda, il federalismo fiscale (13). Eppure quella menata che interessa solo a un italiano su 10 (i leghisti, e nemmeno tutti) monopolizza da anni il dibattito politico. Il che spiega perché il governo perde consensi e l’opposizione pure. In vista del voto del 21, Bersani, Fini, Casini e Di Pietro potrebbero convocare un campione di elettori e porre loro la seguente domanda: preferite il federalismo fiscale o la caduta di B.? La risposta ci pare quasi di intuirla. (di Marco Travaglio su "Il Fatto")

1 anno e 4 mesi fa
797

Sei favorevole al nucleare? Gli spot taroccati più sinceri di quello vero

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2- Il nucleare però oltre a essere una "sicura" truffa se fatto ugualmente male o in malafede è anche "tanto molto più decisamente" pericoloso

1 anno e 4 mesi fa
798

Sei favorevole al nucleare? Gli spot taroccati più sinceri di quello vero

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Per chiudere il discorso basterebbe documentare cosa succede con la centrale nucleare in costruzione in Finlandia (uguale a quelle che vorrebbero costruire da noi). Costi triplicati rispetto al preventivo iniziale, tempi di messa in opera tripli rispetto al previsto, grossi problemi pratico-tecnici sul materiale impiegato e il metodo di costruzione. Tutto ciò succede oltretutto in un paese decisamente più virtuoso di noi riguardo amministratori controlli e burocrazia parassita. Da noi invece del triplo eravamo già al quintuplo sulla crescita costi e tempi per non parlare dei metodi e dei materiali usati durante la costruzione (se come pare andrà all'Impregilo l'appalto dei lavori)

1 anno e 4 mesi fa
799

Alemanno azzera la sua Giunta e "licenzia" gli assessori

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Tanto ormai quelli che se ne vanno hanno già sistemato il parentame, ora arriveranno solo altri uguali con parenti però ancora da sistemare…

1 anno e 4 mesi fa
800

Le pagelle del martedì

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Maria "Mentesempre" Gelmini: Scuola: Disabili discriminati Condanna civile a ministero Gelmini. La decisione dei giudici milanesi riguarda il drastico taglio di ore di sostegno. Davanti a questa situazione, il novembre scorso diciassette genitori hanno depositato un ricorso in procura.

1 anno e 4 mesi fa