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Perché Berlusconi resta dietro le quinte

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Silvio Berlusconi scese in politica per evitare il peggio e vi è riuscito,ma la corposità del curriculum,ampliata a dismisura durante la sua lunga permanenza a Palazzo Chigi,non gli ha consentito di chiudere definitivamente con la giustizia,per cui lo assilla ancora il timore di subire l'addebito penale del caso Mills che sarebbe grave non tanto per l'uomo politico quanto invece per l'imprenditore.I suoi uomini fingono di non capire che Berlusconi ha lasciato solo perchè ha capito che rimanere ancora a Palazzo Chigi era un rischio da non poter far correre alle sue aziende che legittimamente egli ha il diritto di difendere.La Santanchè e gli altri peones che premono perchè il cavaliere stacchi la spina al Governo Monti rivogliono il Berlusconi del predellino che porti il PDL alle urne,avendo capito che senza di lui le elezioni del 2013 sarebbero un disastro.Sbagliano i conti però gli scalmanati pidiellini perchè se Berlusconi voleva andare al voto a quest'ora non ci sarebbe Monti.Se non lo ha fatto allora non si vede perchè dovrebbe tentare un salto nel buio in un momento ancora difficilissimo per l'economia.Provino a chiedersi i sostenitori del voto anticipato quali prospettive Berlusconi potrebbe proporre alla gente,quando sanno benissimo che le sue campagne elettorali hanno sempre e solo avuto ad oggetto i comunisti,le istituzioni e la stampa comuniste,le toghe rosse e le promesse al vento. Santanchè e soci capiscano invece che il PDL non ha l'atto di nascita di un partito e non lo è diventato,essendo nato e rimasto proprietà privata del suo fondatore,e che anche tutti gli altri partiti sono allo sbando,perchè è la politica che in questo Paese ha chiuso i battenti.Berlusconi evidentemente lo ha capito avendo preso coscienza che rimettersi in sella non glielo permette più la sua età e soprattutto non glielo consentono le gravi condizioni in cui versa il Paese.Di qui la scelta,questa volta saggia,di rimanere alla finestra e di sperare,come si dice,in un tempo migliore, frattanto cercando di trasformare in partito quello che allo stato appare soltanto un caotico assembramento di personaggi litigiosi che lo stesso Angelino Alfano non riesce ad inquadrare nella disciplina di partito.Ma di tanto è Berlusconi che deve recitare il mea culpa avendo egli indossato l'abito del politico senza conoscere le ragioni della politica ed imponendone però la rigorosa gestione privatistica. Alla fine è accaduto che Berlusconi è stato travolto dalle macerie da lui stesso provocate,facendone pagare però,e purtroppo, lo scotto anche al Paese che sta affrontando la crisi in condizioni peggiori di quanto non sarebbe stato se fossero state adottate quelle misure oggi da farsi con l'acqua alla gola ed a prezzo di duri sacrifici per evitare il peggio.E questa è colpa grave.

1 settimana e 3 giorni fa
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Denis Verdini: no alle intercettazioni. Via libera per Marco Milanese

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La Camera si schiera con Verdini e praticamente avverte Milanese che forse dovrà andare a tenere compagnia ad Alfonso Papa.Se ne riparlerà a settembre,alla ripresa dei lavori.Verdini,come tutti gli indagati, naturalmente sono innocenti fino alla prova del contrario che per la nostra Costituzione è la sentenza definitiva di condanna.Il punto è che la prova regina non potrà mai arrivare se il Parlamento in via immediata denega le autorizzazioni e poi va a confezionare leggi che consegnano i processi al tempo,cioè alla prescrizione,lunga o breve,a seconda della convenienza.Questo andazzo discredita pesantemente il Paese,ma non si può dire che giovi a chi è accusato di gravi reati,dal momento che non esiste sistema penale che preveda l'autoassoluzione o che l'innocenza possa essere certificata fuori dalle aule giudiziarie.Ma a parte ogni considerazione in punto di diritto,dovrebbe essere interesse del parlamentare inquisito non avvalersi della protezione dei suoi colleghi che non riguarda certamente la sua persona ed è invece soltanto la difesa di una comoda rendita di posizione.C'è un solo modo per evitare il vergognoso spettacolo di quelle votazioni,che il parlamentare inquisito si dimetta e si faccia giudicare come accade per ogni altro cittadino.L'avvocato Paniz non arringhi in Parlamento ove siede non per svolgere quel compito,poi se vuole e se ne ha il mandato vada a farlo in Tribunale.Nelle ore che hanno preceduto il farsesco dibattito parlamentare non v'era chi dubitasse dell'esito,ma sono in molti a pensare che scaricare Milanese forse significa far sapere a Tremonti che come ministro dell'Economia ha fatto il suo tempo.Ne sapremo di più quando l'aula sarà chiamata a votare sulla misura restrittiva chiesta per Milanese.Per intanto resta lo spettacolo odierno nel quale l'ex braccio destro di Tremonti si è difeso con tono quasi dimesso ed invece l'altro,il Verdini,si è improvvisato novello Cicerone ed ha sciorinato la solita filippica contro chi lo indaga.L'on.le Verdini se lo poteva risparmiare quell'intervento che non serve a lui e non è piaciuto a quanti lo hanno ascoltato.Indipendentemente dagli esiti giudiziari,nel ricordo della gente comune resta quella indegna telefonata in cui si parlava di appalti mentre all'Aquila il terremoto seppelliva la città ed i suoi abitanti. E'questa l'unica vergogna.

6 mesi e 1 settimana fa
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La regola del "vantaggio" regala la vittoria a Berlusconi

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Il mese di settembre dell'anno scorso fu fatale a Gianfranco Fini che firmò la sua morte politica accettando di votare la fiducia al Governo.Anche un politico alle prime armi avrebbe capito che si trattava di una trappola che doveva dare il tempo a Berlusconi di organizzare il mercatino dei parlamentari.L'operazione andò felicemente in porto e fu poi definitivamente suggellata il 14dicembre 2010.Peggio di Fini ha fatto e sta facendo Bersani e con lui anche Casini,nessuno di loro avendo capito che attaccare Berlusconi significa rafforzarlo,mentre il resto lo fanno le urne visto che il consenso popolare è ancora dalla sua parte.E' recente la pulcinellata fatta dal P.D.in occasione del voto sul processo breve,nella illusoria speranza che la tattica dell'ostruzionismo potesse bloccare la legge e quindi creare problemi al Governo.Non è stato così,come era facile prevedere.Piuttosto Bersani,Fini e Casini,ma soprattutto Bersani,dovrebbero spiegare perchè non si dimettono se veramente ritengono che Berlusconi sta facendo danni irreparabili.Potevano farlo il 13 dicembre 2010,oppure il giorno prima del voto sul processo breve,ma non lo hanno fatto,nè pensano di farlo,evidentemente perchè anche i loro deretani sono saldamente incollati alle poltrone che li ospitano. Berlusconi,cinicamente,sta e vuole rimanere in sella per una sola ragione che è quella di cancellare i processi che gli incombono,prima di prendere la via di casa,obiettivo minimo,o quella del Quirinale,se riuscirà a coagulare il consenso necessario.Se però è urgente,e non v'è chi lo neghi,che Berlusconi passi la mano,non si può pensare che ciò avvenga con sterili polemiche,o peggio per via giudiziaria,e deve invece essere quella parlamentare la via maestra nel solo modo possibile che è l'abbandono da parte delle opposizioni e quindi la fine della legislatura.Poi si andrà al voto e saranno le urne a dire se hanno fatto bene Bersani e compagni,oppure se i cittadini ritengono di potere ancora affidare a Berlusconi il Governo del Paese. Pensare quindi di continuare in questo inutile galleggiamento,accontentarsi di sterili manfrine ed alimentare lo scontro quotidiano con toni sempre più accesi,è soltanto il modo per coprirci di vergogna con inevitabili ripercussioni anche internazionali. A partire da Berlusconi l'intero arco della politica dovrebbe prendere atto che la gente ha altre e serie preoccupazioni e quindi non ha nè il tempo e meno che mai la voglia di interessarsi dei processi del premier,però tutti si sono accorti che questo è l'unico tema che tiene occupati Governo e Parlamento.La conseguenza è che la gente,assillata da un quotidiano difficile e senza alcuna prospettiva di miglioramento,non crede più nella politica e se ne è allontanata disertando sempre più le urne.Ecco la vera ragione per cui oggi il voto spaventa i partiti che temono una generale debacle.Non è una cosa buona perchè un Paese politicamente debole,che cresce poco ed è sommerso da un pesante debito pubblico rischia la deriva.Se Bersani & C. lo hanno capito e continuano a nicchiare sono degli irresponsabili,se non lo hanno capito sono degli sprovveduti.

9 mesi e 2 settimane fa
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Wikileaks: Julian Assange a Forbes

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Julian Assange sarà anche un pirata informatico,ma le schifezze sono schifezze. La Clinton dica pure che Berlusconi è il migliore amico dell'America,ma si capisce bene che la ex first lady non è la voce degli States,certamente messi alquanto male dalle rivelazioni di WikiLeacs.E'pur vero che Berlusconi e l'ex presidente Clinton avessero certe debolezze in comune(sopportate dalla signora Illary,per ragioni di Stato,e condannate invece dalla signora Lario che tali ragioni non ha fatto prevalere);della solida amicizia tra Berlusconi e l'ex presidente Busch val bene la pena non parlare perchè della livida doppia presidenza Busch hanno già detto gli analisti statunitensi.Poi è asceso alla Casa Bianca Obama e basterebbe ricordare che gli auguri del cavaliere furono soltanto uno squallido omaggio alla sua"abbronzatura"secondo il codice padano,l'unico che il signore di Arcore è costretto a rispettare.E se Obama non ha reagito,come pure era legittimo che facesse,la ragione è che anche l'attuale inquilino della Casa Bianca ha dovuto ingoiare l'amaro per non mettere in discussione il nostro appoggio nelle guerre che l'America puntigliosamente conduce e che noi,anche dinanzi alle bare di vittime sacrificali,ci ostiniamo a chiamare missioni di pace,senza nemmeno ricordare che ad armare i talebani contro la Russia fu proprio l'America.In altre epoche un Capo di Governo che avesse definito Putin un dono di Dio,avrebbe scatenato infauste conseguenze di portata planetaria.Il ridicolo è che mentre il figlio del cuoco di Stalin,ed ex cellula del KGB,è considerato un dono divino,è quì da noi che si dà la caccia a pericolosi comunisti, nelle aule giudiziarie,nelle sedi di giornali ed in una compassionevole sinistra.Ora la gente può anche accettare la regola che non va disturbato il manovratore,ma se poi costui pretende di guidare spericolatamente, può farlo,ma all'autodromo.La guida di un Paese è altra cosa.

1 anno e 2 mesi fa
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"La mia voce è sensuale": Berlusconi "promoter" del turismo Made in Italy. Sos 118 ...

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Il Premier dice che non ha i poteri,si vede che non gli basta il potere smisurato che ha e che gli consente di passare indenne attraverso un conflitto di interessi che non ha uguali in nessuna parte del mondo.Ed è quel potere che gli permette di dire che la Corte Costituzionale è un covo di comunisti,che se restano le inchieste la Protezione Civile non andrà più all'Aquila,che non firma il contratto pubblico della rai,che vieta di intercettare quelli che ridono del terremoto,che imbavaglia la stampa per impedire che la pubblica opinione sappia quanta corruzione inquina le istituzioni,che protegge l'evasione fiscale e attacca le tasche dei più deboli.Non ci sta il Premier ad avere un potere così ridotto ed allora si consola prestando la sua voce allo spot sul turismo made in Italy,vantandone la inflessione sensuale. Meno male che il grande Totò è sempre più che mai attuale con una delle sue più efficaci battute: "Presidente,ci faccia il piacere……!"

1 anno e 8 mesi fa
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Italia da ... "pianto greco"

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La vicenda che vedrebbe coinvolto il ministro Scajola,vera o falsa che sia,di per sè non fa notizia,tanti sono i fatti che ogni giorno infestano le cronache.Vero è,tuttavia,che quando ad esserne interessati sono rappresentanti delle istituzioni,la notizia ha un diverso impatto sull'opinione pubblica.E'ben chiaro che il ministro Scajola ha il pieno diritto di dichiararsi estraneo ai fatti che lo chiamerebbero in causa,ma dovrebbe evitare di autoassolversi in una sede impropria,quella della platea mediatica.La presunzione di innocenza,che è un diritto costituzionalmente protetto,impone infatti al cittadino il rispetto di tale diritto,nel senso che nessuno,se non il giudice naturale,può accertare se si è innocenti o colpevoli. Il ministro in questione ha poi avuto cattivo gusto nel rifarsi al caso di Marco Biagi per dire che questa volta non intende dimettersi.Rimanga pure al suo posto il ministro,ma abbia almeno il pudore di non accostare quella triste vicenda alla cronaca attuale che è soltanto squallida,indipendentemente dai personaggi che ne sono protagonisti.Non si smentisce poi il presidente del Consiglio il quale definisce l'inchiesta una bolla di sapone,forse non tanto per dare solidarietà al "suo"ministro,quanto piuttosto per ribadire in quale considerazione egli tiene la magistratura.Ed è un male che chi dirige il Governo si abbandoni ad affermazioni gravi che ledono l'immagine del Paese e quasi sembra che lo Stato si schieri più con il malaffare che non con i propri Organi designati a reprimerlo.Ma tant'è,la politica del nostro tempo ha il solo obiettivo di raccogliere un vasto consenso,ritenendo poi(a torto) che esso,nel delegare il governo della cosa pubblica,assicuri automaticamente anche immunità ed impunità.E'un grossolano errore che va riparato,prima che l'antistato si proclami definitivamente vincitore.

1 anno e 9 mesi fa
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Le pagelle del venerdì

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Se l'attuale direttore del TG1 è inserito nella vasta schiera dei sudditi del regno di Arcore(e sembra non potersene dubitare),è gioco-forza che egli si unisca a tutti gli altri per aumentare il volume dell' "una voce dicentes",come impone il sovrano.Se però il direttore Minzolini ritiene che i suoi velenosi editoriali scrivano pagine di buon giornalismo,vuol dire che un forte obnubilamento gli oscura pesantemente le idee. Il TG1 è un'ampia finestra di informazione dalla quale l'Italia si affaccia anche all'estero,ed ascoltare le affermazioni del direttore della testata ci espone male,per cui non possiamo poi lamentarci di essere dipinti a tinte fosche sulla stampa estera.Gli attacchi impropri e volgarmente offensivi che il Premier rivolge a cadenza quotidiana alla magistratura è il segno di un degrado istituzionale senza precedenti,aggravato vieppiù dal coro che intonano a sproposito i tanti portavoce, uno dei quali condannato per ingiuria,con conferma in Cassazione.Il direttore del TG1 esca dal coro e lasci ad altri questa grave forma di delirio con cui si attacca il Capo dello Stato,la Corte costituzionale,il parlamento,i giudici,tutto e tutti,senza accorgersi di gravitare nel nulla.Il giornalismo,quello di eccellenza,non ha spazio per la demagogia,per gli spot pubblicitari,per le invettive,per il servilismo.

1 anno e 11 mesi fa
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Il ministro Rotondi esalta le "veline" (vecchie e nuove) di Berlusconi. E non si vergogna

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E'comprensibile che il ministro Rotondi ogni tanto desideri far sentire anche la sua voce.E per la verità la sua loquela è affatto disadorna,visto che il parlamentare irpino,al di fuori del "Palazzo",è giornalista professionista.Ed è in tale veste che il dr Rotondi sa bene che l'eloquio forbito non basta per coprire la debolezza degli argomenti.Vero è che il dicastero affidatogli non offre molte occasioni per sortite pubbliche,perchè il programma del Governo consiste in effetti nei programmi del Premier il quale li gestisce naturalmente in prima persona,imponendone la puntuale esecuzione. Tuttavia,se proprio è irrefrenabile il desiderio di parlare in pubblico,il ministro provi ad occuparsi di buona cucina,di calcio,se vuole,magari rievocando i fasti della squadra irpina,ai tempi di Sibilia.Ma i presunti guasti sociali prodotti dalla pausa pranzo ed ora il contributo benefico che le ex veline danno all'azione governativa e parlamentare,francamente sono argomenti che meglio sarebbe lasciare alle usuali celebrazioni del premier,impareggiabile retore mediatico.Cesare Marchi ha scritto un bel libro"Ruota di porcello",prendendo di mira quei personaggi che anche quando nulla hanno da dire vogliono comunque parlare per darsi importanza.Se ne può consigliare attenta lettura a parecchi politici.

2 anni fa
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Tartaglia Santo subito! E' già diventato un mezzo eroe per certa sinistra

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Ancora una brutta pagina scritta nella storia d'Italia,ancora un episodio disgustoso,ancora un attentato alla serenità democratica.All'uomo Berlusconi è dovuta umana solidarietà e vicinanza,a Silvio Berlusconi 1°Ministro è dovuto il rispetto per l'alta carica che egli ricopre,indipendentemente da ogni collocazione politica,come impongono le regole poste a base della convivenza civile e democratica.Tanto per dire che se l'autore del gesto violento contro il Capo del Governo è stato mosso da odio politico,ne deve pagare esemplarmente le conseguenze.Se invece la sua mano è stata armata da insania mentale,è dovere dello Stato assicurarlo ad un presidio sanitario per evitare che uno squilibrato possa nuocere ancora.Parimenti sono da condannare e respingere le esternazioni apologetiche,sia perchè i reati mai possono essere esaltati,più ancora perchè tali messaggi contribuiscono ad alimentare l'odio e quindi pericolose tensioni sociali di cui il Paese proprio non ha bisogno.Le persone perbene,coloro che del galateo sociale fanno la loro ragione di vita non devono essere ammaestrate,gli squilibrati devono essere curati,i violenti devono essere isolati.La politica però non può essere quella che oggi è,deve essere servizio e non interesse,deve saper cogliere le istanze sociali,intervenendo con saggezza e profondo senso della misura.Non è possibile che una istituzione denigri le altre consorelle,facendo credere ai cittadini che sono un peso da eliminare;è inammissibile che un capo di governo in un contesto internazionale,e fuori dal suolo patrio,attacchi pesantemente il Capo dello Stato e tutti gli Organi di garanzia del proprio Paese soltanto perchè non gli è possibile legiferare a proprio utile e consumo; è inaccettabile che si pretenda voler far passare il principio secondo cui avere ottenuto la maggioranza dei voti significhi poter disporre di tutto e di tutti.Non è così,perchè il consenso, seppure ampio,non va confuso con il concetto di popolo che è un quantificatore universale il cui uso impone massima cautela.Vuol dire cioè che di fronte ad una maggioranza schiacciante c'è una minoranza che non può essere annullata solo perchè la pensa diversamente.Ed allora la politica riveda certi suoi comportamenti e li corregga laddove necessario se vuole porre fine ad una deriva che al momento appare rovinosa.Se non lo farà, lo Stato di diritto rischia di vacillare.Non ce lo possiammo permettere,nessuno può permetterselo,almeno se non è stata cancellata la memoria di tristi esperienze del passato.

2 anni e 1 mese fa
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Calderoli e l'eterna voglia di ritorno delle case chiuse

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I pubblici postriboli sorsero ai tempi di Cavour,necessitati dal diffondersi di gravi malattie,specialmente la sifilide.Il governo fissava il compenso dovuto alle meretrici ed al tenutario,nonchè l'ammontare del prelievo tributario,e poneva altresì l'obbligo di periodiche visite mediche da effettuarsi presso strutture pubbliche.Con l'avvento del fascismo,fu confermato l'esercizio del meretricio pubblico ed anche l'obbligo di visite mediche periodiche presso presidi sanitari.Al normale prelievo tributario(imposte reddituali),si aggiunse l'imposta generale sull'entrata,istituita nell'anno 1940,che colpiva a cascata ogni manifestazione di ricchezza.Da tale breve excursus emerge come lo Stato si preoccupava della salute pubblica,cercando di contenere al meglio il diffondersi di gravi malattie,e al tempo stesso assicurava un certo gettito alle proprie casse.Il meretricio "legale" durò fino alla fine degli anni '50,quando le cosidette case di tolleranza furono definitivamente chiuse grazie alla senatrice Lina Merlin che condusse una battaglia personale per abolire quello che essa considerava un indegno mercimonio ed un abominevole sfruttamento.Ciò accadeva alla mezzanotte del 20 settembre 1958,con l'entrata in vigore della legge 20 febbraio 1958 n.75.E' ben chiaro che la senatrice Merlin non poteva credere che un divieto imposto con legge valesse a far cessare il mestiere più antico del mondo,vecchio cioè di millenni.Ed infatti all'indomani della chiusura delle "case" la prostituzione si trasferì nelle strade,e quindi in lerci tuguri,perchè il maschio italiano imparò presto a coniugare il famoso"arrangiatevi"dell'omonimo film di Totò.Ora,a distanza di oltre mezzo secolo,ed in un contesto socio-economico certamente diverso,l'esercizio della prostituzione,commisto al turpe traffico della droga,è fonte di smisurati guadagni per la criminalità organizzata,è perciò ogni accostamento ad un'epoca passata risulterebbe grossolano anacronismo.Tuttavia è innegabile che i quartieri delle città offrono spettacoli nauseabondi,spesso con grave pregiudizio per la sicurezza della gente.Non è perciò una provocazione la proposta di Calderoli di riaprire i postriboli e addirittura di creare quartieri dove poter esercitare il meretricio.In una tale operazione il parlamentare vede l'eliminazione dalle strade cittadine dell'attuale scempio,e coglie anche l'opportunità per l'erario di incamerare il relativo gettito fiscale.Meglio ancora se la legalizzazione di una losca attività valesse ad incidere sui patrimoni criminali.Vero è che uno Stato di diritto non può permettersi di sfruttare la prostituzione mediante la pretesa fiscale,ma siccome questo Stato diventa sempre meno di diritto e sempre più tollerante di diffuse brutture,passi anche questa,se serve a ripristinare almeno la pubblica decenza. Tanto,nè le sanzioni pecuniarie,e neppure quelle penali,guariscono il maschio italiano da forme croniche di satiriasi,oggidì degenerate addirittura nella ricerca di esperienze abnormi,come riferiscono le miserevoli cronache quotidiane.E perciò non è necessario essere leghisti per dire che Calderoli invita ad una approfondita riflessione per valutare se sia utile il ricorso al principio machiavellico,quando il fine giustifica il mezzo col quale lo si raggiunge.

2 anni e 2 mesi fa
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Gli ex colonnelli di An non sopportano più Fini

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Gianfranco Fini è rimasto solo,ed è sotto gli occhi di tutti.I suoi ex colonnelli hanno cambiato pelle,e finanche il compassato Matteoli oggi dice che nelle posizioni di Fini non si sarebbe riconosciuta AN e non intendono quindi riconoscersi coloro che da quel partito provengono.E'legittimo,e perciò rispettabile,che maggiorenti e non dell'ex AN abbiano voluto voltare le spalle a Fini per passare alla corte del cavaliere,pur sapendo di dover cancellare la loro storia personale ed affrontare un percorso politico nel quale si procede sotto un'unica guida.Tuttavia,salvo che non si creda alla immortalità fisico-politica di Berlusconi,la visione del futuro appare assai miope,nel senso che gli ex aennini evidentemente non calcolano che il PDL senza l'attuale padrone si dissolverà come neve al sole.Gianfranco Fini non sembra che intenda fare un tale salto nel vuoto,ma deve anche escludersi a fortiori che egli possa candidarsi alla successione politica del cavaliere.Nel quadro assai precario che attualmente mostra il PDL,la tenuta granitica della Lega avverte Berlusconi che il carisma e la popolarità da soli non sarebbero bastevoli per governare se non ci fosse il soccorso padano il cui costo però è divenuto insostenibile.Umberto Bossi,estraneo al PDL,vende a caro prezzo la propria alleanza,provocando forti mal di pancia anche tra gli stessi berlusconiani che il capo non riesce più a controllare.Non a caso anche Pecorella ha preso le distanze dalla leggina che riduce la durata dei processi,avvertendo Berlusconi che esistono profili di incostituzionalità e che comunque la non improbabile conferma della condanna a Mills aprirebbe un'unica via,quella delle urne.Questi dati oggettivi non è pensabile che sfuggano ad un politico di esperienza come Gianfranco Fini.Si tratta solo di attendere che il presidente della Camera compia scelte chiare,se valuterà con giusto metro che la sua permanenza nel PDL è ormai incompatibile con le sue prese di posizione che lo distanziano da tutto e da tutti.Ci saranno forse di quelli che ancora pensano essere stato un grave errore scioglere AN per confluire nel PDL,ma ciò che oggi dice Matteoli fa pensare che già prima Fini era mal visto nel suo partito.Tutto considerato,nessuno tuttavia può credere che Fini abbia mai pensato di sottoscrivere il suicidio politico.

2 anni e 2 mesi fa
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Berlusconi con il "chiodo fisso" delle elezioni anticipate. Ma ...

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Bossi,Fini e Tremonti stanno letteralmente sfiancando il cavaliere.Diciamo la verità,un uomo ultrasettantenne,oberato da problemi personali e familiari,costretto ad uno stress fisico pesante,non è che possa fare appello sempre al suo eccellente organismo.Si capisce benissimo che se non ci fosse la tagliola giudiziaria,sarebbe proprio il tempo di godersi un dorato riposo.Ma purtroppo non è ancora conclusa la missione per cui si è reso necessario piombare nell'agone politico,ed ora è giunta la stretta finale.Ciò che serve urgentemente a Silvio Berlusconi i suoi "alleati" o non vogliono concederglielo,oppure intendono venderlo a caro prezzo.La sgangherata legge che lungi dall'offrire qualche rimedio alla macchina della giustizia penale,dovrebbe risolvere in tutto o in parte i problemi del cavaliere,dovrà superare in faticosa sequenza lo scoglio del Parlamento,l'asperità del Colle,se non pure il giudizio di costituzionalità.Ed a questo proposito non va sottaciuto che l'odierna leggina rappresenta una dura risposta proprio alla Consulta che giudicando il lodo Schifani aveva indicato nel merito,ma non nel metodo,i rimedi da adottare,in pratica avvertendo che il metodo è la legge di rango costituzionale.Ma tutti questi intoppi sono rospi che Berlusconi non riesce a digerire,aduso com'è a praticare lo stile napoleonico,quello del"concitato imperio e del celere ubbidir"di manzoniana memoria.Di quì l'idea della soluzione finale di piantare baracca e burattini e ricorrere al voto anticipato,da trasformare in una sorta di referendum plebiscitario.Il percorso appare tuttavia impervio,se non proprio accidentato,nel senso che se il responso delle urne fosse negativo,Berlusconi chiuderebbe a quel punto la sua avventura politica.Ma anche una schiacciante vittoria personale non servirebbe,visto che il PDL correrebbe da solo,forse accompagnato dall'UDC,e quindi a corto di numeri per governare.Questi calcoli Berlusconi non può non averli fatti,per cui sembrerebbe non azzardato pensare che si tratti più di un intento minatorio specialmente nei confronti di Fini che sarebbe l'unico a ritrovarsi senza partito e senza seguaci per la ormai avvenuta berlusconizzazione di quasi tutti gli ex di AN.Bossi certamente non soffre di solitudine,ma capisce che è in questa legislatura che la Lega deve incassare il federalismo e rafforzare la propria posizione per essere pronta ad affrontare il dopo-Berlusconi.In ogni caso è un momentaccio difficile da superare per tutti. Nell'immediato serve almeno il recupero di un po' di serenità. Bene farebbero perciò i senatori-avvocati del Premier a non rincorrere più oltre la chimera dell'homo supra pares,che è uno sproposito logico-giuridico.Meglio ancora sarebbe ricordare una nobile espressione di Abramo Lincoln il quale, dopo avere ascoltato per molto tempo quanto gli diceva un individuo che richiedeva la sua assistenza legale,all'improvviso sbottò: "sotto l'aspetto giuridico la vostra causa è buona,ma sotto quello dell'equità e della giustizia è pessima".

2 anni e 2 mesi fa
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Domenica in tv senza Report. Gianfranco Fini a Che tempo che fa

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Sembra strano,forse ridicolo,ma la vera opposizione al Capo del Governo la svolge Fini,talora in compagnia di Bossi,che però persegue scopi soltanto utilitaristici,visto che poi spegne il falso contrasto alla tracotanza dell'alleato in cambio per esempio del governatorato di importanti regioni.Diversa è la posizione del Presidente della Camera il quale nella solitudine politica della funzione istituzionale e nell'abbandono quasi totale di gran parte di quelli dell'ex AN,riesce soltanto ad esprimere qualche dissenso che non impensierisce Berlusconi,anzi lo irrita,tant'è che sembra imminente una sorta di resa dei conti ultimativa.Gianfranco Fini dovrebbe riflettere sul fatto che la scelta di affidare la direzione del Giornale a Feltri non è stata una mossa per contrastare l'opposizione,ma proprio e soltanto per ridimensionare lui ed i suoi pochi accoliti.Ed infatti,da quando Feltri è alla direzione del Giornale,pochi e non caustici sono gli attacchi al PD,all'idv ed ai centristi ,molti e violenti sono invece gli strali contro Fini.Certamente Feltri si guarderebbe bene dall'attaccare Bossi,ben sapendo che un tal gesto inconsulto potrebbe anche determinare la caduta del Governo e quindi la morte politica di Berlusconi.Ed allora quando ancora può durare questa miserevole manfrina?L'analisi logica,prima ancora che politica,porta a ritenere che non ha torto Feltri quando intima a Fini di rientrare nei ranghi,oppure di andare alla ricerca di una diversa collocazione politica.Fini liquida il pensiero feltriano(rectius la voce del padrone) come un improvvido autogol,del tipo di quelli che malauguratamente procurava Comunardo Niccolai,lo stopper del Cagliari di Gigi Riva.Il pedatorio paragone,francamente,è poca cosa perchè Fini non ha la necessaria forza politica per arginare la macchina berlusconiana.In una recente intervista,un sottosegretario di fede finiana ha dichiarato che si è avverato il suo vaticinio quando avvertì Fini che AN sarebbe stata utilizzata al servizio di portierato nel PDL.Ora Berlusconi ha una sola esigenza,quella di varare norme che mandino in letargo i processi che lo riguardano,e pretende la preventiva assicurazione che non vi saranno prese di posizione per contrastarlo.E'evidente quindi che qualche leggina già in cantiere sarà blindata con il voto di fiducia.E'chiaro pure che la prima certezza il cavaliere la vuole da Bossi e la otterrà in cambio delle regioni che il furbo padano pretende.E quindi Fini potrà anche mettersi di traverso,ma la sua posizione,lungi dal migliorare,si affievolirebbe in modo forse irreparabile.Non a caso Berlusconi ha già fatto i suoi conti e sà che a contrastarlo sono quattro gatti,come si dice.Il monarca assoluto non conosce ostacoli perchè si ritiene intoccabile ed ama avere tutto e tutti al suo servizio,compreso il popolo esaltato soltanto perchè è divenuto strumento di potere.E'la degenerazione della democrazia in oclocrazia,come accadeva in tempi antichi.Finanche i legali del cavaliere hanno sostenuto dinanzi alla Corte Costituzionale che il Premier è "primus super pares",ancora richiamando a sproposito la storiella della legittimazione popolare.Ecco perchè Fini non può far finta di niente,nè può accontentarsi di qualche querela o di interventi più o meno caustici.E perciò se proprio non accetta di vestire l'abito dell'idolatra,si presenti al proscenio ed annunci che la farsa è finita,come diceva Rabelais.

2 anni e 3 mesi fa
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C'è un giudice a Strasburgo. La Corte europea accoglie ricorso contro la presenza dei crocifissi nelle scuole

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La decisione della Corte europea che nega la necessità di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche,provoca la reazione della Chiesa e,trasversalmente,della nostra classe politica.Diciamo subito che critiche e censure che promanano d'Oltretevere,hanno legittima ragion d'essere,perchè è diritto-dovere della Chiesa svolgere il suo alto magistero.Meno comprensibile appare la reazione di una certa parte politica che in questa,come in ogni altre occasioni,afferma a parole e nega nei fatti la laicità dello Stato.La decisione di Strasburgo è sicuramente eccessiva,nel senso che un'antica tradizione non può dirsi antitetica al principio di laicità.Un problema tuttavia esiste(e purtroppo soltanto in Italia!),ed è la longa manus della Chiesa sul processo legislativo.Viene cioè imposto il principio che il legislatore che si dichiara cattolico non può legiferare in modo contrario alle regole dettate dalla dottrina cristiana.Si ignora però che chi siede in Parlamento è obbligato a produrre leggi che rispettino anche i diritti di coloro che la pensano diversamente.Accade invece(ed è sempre accaduto)che viene meno il principio di universalità della legge,con conseguenze negative soltanto per i non abbienti,perchè tutti gli altri,cattolici forse solo di facciata,se ne vanno all'estero,dove possono soddisfare bisogni primari,denegati in patria.Ecco perchè il fatto del crocifisso rappresenta un minus rispetto a problematiche assai più complesse.E la decisione di Strasburgo arriva infatti alla vigilia del dibattito parlamentare sulla legge del fine vita che annullerà il diritto alla autodeterminazione per tutti,salvo che non si debba anche scegliere di andare a morire in terra straniera.Tanto per dire che il cattolico,quello vero,non ha bisogno di divieti legislativi,come l'astemio che non beve per sua autonoma scelta.Se poi certi comportamenti e talune leggi servono per l'esclusvo mantenimento di consolidate rendite di posizione,allora vuol dire che la cattolicità diviene strumento.E questo non va bene,anzi offende la religione.Non aveva torto Emanuele Kant nel dire:"il cielo stellato su di te,la legge morale in te".

2 anni e 3 mesi fa
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Gianfranco Rotondi minaccia di lasciare il Pdl per rifare una nuova, nuova Dc. Berlusconi terrorizzato

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Il ministro Rotondi sembra che si senta di troppo nel PDL e sarebbe pronto ad occupare quella che, a suo dire,è una prateria dove potrebbe risorgere la DC di cui,con tanti altri,egli si sente giustamente erede.Tuttavia,a giudicare da un intervista che il ministro ha rilasciato a Corradino Mineo al Caffè di Rainews24,la querelle sembra già rientrata.Infatti l'on.Rotondi non ha mostrato alcun disagio,anzi parlando della proposta avanzata dal neo segretario del PD di rivedere la legge elettorale,ha testualmente detto:"Bersani è abile nel tentare di inserirsi nei dissidi del PDL,ma la nostra risposta è no".Siamo adusi a certi toni dialettici soltanto caustici,come in questo caso,ma,consentirà il sig.ministro a coloro che hanno qualche lustro in più di lui,di ricordare,e magari rimpiangere,lo stile e l'etica politica ai tempi della vecchia "balena bianca".

2 anni e 3 mesi fa