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Faith Aiworo sarà impiccata in Nigeria dopo che l’Italia non le ha concesso l’asilo politico
(0 punti) (0 commenti)E' un articolo molto interessante, perchè di fatto è completo in tutti i dettagli, anche giuridici. E proprio questi aspetti sui quali mi interessava soffermarmi, sono al centro di suddetta disamina. Partiamo col considerare che l'immediata, repentina e senza avviso espulsione della ragazza, è agghiacciante. Non solo per le modalità, che hanno visto una procedura celerrima prevalere su quella di studio e di dialogo della situazione. E con questo intendo riferirmi all'applicazione della bossi-fini senza tener presente l'assoluta prevalenza delle norme costituzionali. Ma soprattutto l'aver mancato di rispetto a quelle normative concernenti il Patto sui diritti civili e politici (l'Italia tra l'altro ne è co-fautrice) e in particolare la Convenzione internazionale sul diritto dei rifugiati. Adesso con esattezza non mi ricordo se l'articolo in questione è il n°5, ma il principio violato è quello dell'ou refoulement… lo Stato che protegge il rifugiato deve anche non sottoporlo a trattamenti degradanti, tra i quali esporlo nuovamente agli stessi pericoli cui sarebbe sottoposto se rimanesse nel paese da cui rifugge. E specialmente laddove viene contemplato il trattamento della pena capitale, che viene del tutto deplorato dalla Comunità internazionale. Ma vi è di più. L'Italia avrebbe dovuto tutelare la Ayworo con ogni mezzo necessario, stante il fatto che la nostra nazione ripudia la pena di morte. E come per assunto avrebbe dovuto proteggerla da un trattamento che essa stessa ripudia. Così facendo stiamo andando non soltanto contro un principio costituzionale, ma stiamo contraddicendo un caposaldo della nostra società civile. Stiamo in sostanza contraddicendo noi stessi, stiamo usando due pesi e due misure. Prima si ripudia la pena capitale. Poi si manda a morire una persona al suo paese, dove pena de qua è applicata. E non importa affatto ciò per cui hanno tentato di difendersi i responsabili di tale atto (lei non avrebbe opposto alcuna resistenza, anzi, a detta loro, avrebbe addirittura accettato di buon grado il rimpatrio), dal momento che le violazioni di diritto internazionale (gross violations: gravi e sistematiche) non ammettono consenso della persona interessata. Cioè non può considerarsi un'esclusione di responsabilità: in poche parole lo Stato è responsabile tout court, sempre e comunque… In questo contesto, in cui il cittadino conta ben poco, è difficile poter dialogare con i poteri forti. Tuttavia qualche giorno fa mi sono permesso di scrivere ad Amnesty Italia (info@amnesty.it) ed al Centro italiano per i rifugiati (cir@cir-onlus.org), affinchè accertassero la situazione e adottassero dovute misure a riguardo. La loro risposta è stata soddisfacentemente tempestiva. E' l'unica cosa che si può fare. Per evitare che Fath muoia, è necessaria anche una semplice segnalazione ad Amnesty. E non è certo che funzini. Ma se ci mobilitiamo in tanti, forse ci si può attivare nelle relative sedi competenti per mezzo del suo avvocato.
1 anno e 9 mesi fa