Maroni minaccia il rimpatrio forzoso: pressing sulla Tunisia


Finalmente il ministro degli Interni Maroni rompe gli indugi e parla chiaro, così come si doveva fare fin dal principio. Il governo tunisino è pienamente responsabile dell'assurda ondata di sbarchi che si stanno verificando sulle nostre coste ed è ora che si assuma le sue responsabilità

Nello specifico Maroni sottolinea la diversità di condizione dei tunisini rispetto ai libici e agli eritrei, che possono chiedere lo status di profughi in quanto in fuga da un conflitto. In Tunisia invece non c'è alcuna guerra, e per quanto le condizioni di vita possano non essere idilliache, l'Italia non può farsi carico di tutti gli immigrati del mondo, come evidente.

«Sono arrivate altre mille persone che dicono di essere tunisine. E poi, a bordo di due barconi provenienti dalla Libia, circa mille tra somali ed eritrei. Non siamo in grado di sostenere questi ritmi e dunque bisogna adottare un nuovo atteggiamento». E soprattutto: «Mercoledì mattina si riunisce l'unità di crisi a palazzo Chigi. Io confido che il governo tunisino faccia quello che ha annunciato, però se non ci sarà un intervento vero per fermare le partenze chiederò al governo di attuare la proposta di Bossi e di procedere ai rimpatri forzosi. Siamo attrezzati per farlo. Li mettiamo sulle navi e li riportiamo a casa»

Anche la situazione dei rapporti commerciali tra i paesi è completamente differente. Se per esempio l'Italia dipende dalla Libia per gas e petrolio, al contrario è la Tunisia a dipendere da noi per l'indotto derivato dal turismo, e quindi ha tutto l'interesse a ristabilire lo status quo ante, visto che il turismo italiano è crollato e tutte le compagnie croceristiche hanno sospeso gli scali nel paese nordafricano.

Ma a questo deve pensare il governo italiano, facendo pressioni e cominciando effettivamente a rimpatriare tutti i clandestini, anche per dare un segnale a coloro che si apprestano a partre con l'evidente beneplacet o quantomeno nell'indifferenza del governo locale.

Il messaggio dev'essere chiaro e univoco: l'Italia non è in grado di accogliere nessuno, salvo i casi eccezionali (gli eritrei per esempio). Anche i libici devono tornare in patria e vanno aiutati là, anche se ovviamente soltanto dopo che la situazione si sarà ristabilita. Se aspettiamo che ci aiuti l'Europa, campa cavallo...

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