Ore 12 - Giovani e lavoro: bamboccioni? No, più infortuni e stress

altroBamboccioni, bighelloni, scansafatiche, superficiali e chi più ne ha ne metta. Sono questi alcuni "complimenti" riferiti ai giovani, in particolare quelli italiani.

Ma è davvero così? I fatti, e i dati, affermano il contrario: oggi in Italia i giovani che lavorano subiscono più stress e più infortuni. Lo mette nero su bianco l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) che ha svolto una ricerca sulle condizioni di lavoro dei giovani under 35 - finanziata dal ministero del Lavoro - che sarà pubblicata a breve dalla casa editrice Ediesse.

Risulta, oltre al problema degli infortuni e dei carichi di lavoro, che i giovani sono scarsamente valorizzati: un lavoratore su cinque dichiara che i meriti e le competenze sono poco o per nulla considerate nel posto in cui lavora (21,2%) e solo il 14,9% sta in un posto che utilizza al meglio le sue capacità.

Dentro un presente difficile per molti, anche le prospettive del futuro tendono ad essere nere: per quasi due lavoratori su tre non c’è nessuna possibilità di carriera nel posto in cui lavora (58,2%) e per molti aleggia lo spettro del licenziamento (uno su tre, il 35,4%, è preoccupato di perdere il posto di lavoro).

Questi risultati spingono a riflettere sulla reale situazione del mondo del lavoro giovanile. Da un lato c’è il ricatto occupazionale provocato da una disoccupazione crescente, ormai al 30% secondo l’Istat, a cui è da aggiungere la forte presenza di lavoro irregolare. Dall’altro lato, quello “fortunato” di chi ha un lavoro con un contratto, ci sono tanti giovani più o meno qualificati che operano spesso in condizioni di fatica e di pericolo.

“La ricerca - dice Daniele Di Nunzio, ricercatore dell’IRES - mostra che la questione generazionale non riguarda solamente il problema noto dell’accesso al lavoro ma anche l’altra faccia della medaglia: le condizioni reali nelle quali il lavoro è svolto. La sofferenza sul lavoro è un elemento drammaticamente presente in molte biografie giovanili ed il lavoro è troppo spesso un vettore di sfruttamento piuttosto che uno strumento capace di favorire la tutela, l’emancipazione individuale e la promozione sociale."

"Più in generale - conclude Di Nunzio - l’analisi della condizione giovanile aiuta a comprendere non solo le specificità di una precisa classe generazionale ma anche le tendenze generali dell’epoca contemporanea, che comportano delle nuove sfide per affermare la dignità dei lavoratori. Per questo, è urgente capire come costruire un modello di sviluppo efficace e coerente, che miri ad elevare la qualità complessiva dei processi di lavoro italiani, per coniugare la competitività delle aziende con il benessere dei lavoratori”. Ma Premier, Governo e forze politiche hanno altro cui pensare.

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