Wikileaks, Julian Assange all'Espresso: la situazione dei media in Italia è cupa

assange

Gustoso il botta e risposta tra il guru di Wikileaks e i lettori italiani - di cui vi avevamo avvisato ieri - sul sito dell'Espresso. Un sacco di domande a una delle figure più misteriose, a tratti romanzesca, dell'ultimo anno a livello globale. Come al solito Julian Assange è cauto ma pungente. Vediamo qualche scambio.

Ad Anna, che chiede un parere sui media italiani, Assange chiosa:

La situazione dei media in Italia è molto fosca per le televisioni, e la maggior parte degli italiani ne è consapevole. Altrove abbiamo avuto risposte molto positive. I media indiani la settimana scorsa sono stati dominati dalle rivelazioni dei cable e questo è vero anche per molti altri paesi, dall'Indonesia alla Nigeria.

Fate attenzione, dice "molto fosca per le televisioni", mette l'accento sulla vera anomalia italiana, che non sono i quotidiani, ma la televisione, il vero fulcro di potere, che infatti è occupato in maniera praticamente dittatoriale dal premier. Li' stanno molto meglio in Indonesia e Nigeria. Passiamo alla stretta attualità bellica, la guerra in Libia.

A Lorenzo, che chiede un parere Assange risponde:

La situazione in Libia è un problema. Se l'intervento è davvero per scopi umanitari, allora dov'è l'intervento in Bahrein e Yemen? La popolazione dei paesi in cui si sta intervenendo non è stata consultata sul piano d'attacco. La guerra è un affare serio. Un'azione militare in una terra lontana deve essere giustificata con piani e un intento chiari.

E ad un'altra domanda sulle relazioni tra Wikileaks e rivolte mediorientali dice:

Abbiamo cominciato a pubblicare cable sulla regione a partire dall'inizio di dicembre. In particolare, lo abbiamo fatto attraverso i nostri partner arabi, al-Akhbar e al-Masry al-Youm al Cairo. al-Akhbar è il più rispettato quotidiano online della regione, pubblicato in quasi ogni paese del Medio Oriente e del Nord Africa, inclusa la Tunisia. E' stato creato un sito, Tunisleaks, per poter tradurre il materiale anche in francese.

Il governo tunisino ha censurato sia noi che al-Akbar ed è cominciata una guerra di hacker che ha coinvolto anche l'Arabia Saudita. al-Akhbar è stato attaccato tre volte, in quello che è sembrato un'azione voluta e promossa dallo Stato. A quel punto alcuni hacker nostri amici hanno re-diretto i siti del governo tunisino a Wikileaks e così sono emersi i cable sul regime di Ben Ali. Poi, il 16 dicembre, un tecnico informatico di 26 di Tunisi si è autoimmolato. La sua azione ha creato un'impressione vivissima, fisica ed emotiva, del crescente oltraggio al popolo da parte del regime. Eventi simili si sono verificati nel nostro coinvolgimento in Egitto.

Il saluto del volto pubblico di Wikileaks fa intravedere una situazione difficile, che però non lascia spazio a pessimismi senza vie d'uscita:

Ok, ragazzi, abbiamo finito. Mi piacerebbe poter tornare in Italia, mi è piaciuto essere nel vostro Paese. Mi sono lamentato con un amico bulgaro delle difficoltà che sto affrontando in questo momento, con gli arresti domiciliari, il dispositivo elettronico attaccato alla gamba e l'obbligo di presentarmi al comando di polizia ogni giorno. Durante gli anni Novanta lui aveva scritto contro il regime e si è ritrovato per sei anni nella mia stessa posizione (e ha vinto). Tutto è relativo. A presto!
Julian Assange

Qui trovate tutte le altre domande e risposte. Una breve e inedita conversazione, un incontro possibile grazie alle grandi possibilità che offre il web di cui Assange è uno stregone o un artista. Voi che ne pensate?

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