Riforma della Giustizia, l'autogol di La Russa e l'epica delle monetine

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Ieri il blitz del PdL alla Camera per l'approvazione della prescrizione breve - destinata a salvare il Premier Silvio Berlusconi dal processo Mills - si è trasformata in una bagarre dentro e fuori dal palazzo. Dentro, Ignazio La Russa, Ministro degli Interni, si è espresso così con Gianfranco Fini, ex amico e Presidente della Camera

Una prima volta La Russa si volta verso Fini allargando le braccia e continuando la sua «replica» a Franceschini. Al secondo richiamo di Fini, La Russa, di spalle, risponde con un «vaffa» secondo i testimoni più vicini, comunque con un gesto visibile anche ai presenti più lontani. La Russa ha poi smentito il «vaffa...». E può darsi che non sia stato un «vaffa» perché soltanto chi era vicino può aver sentito ciò che ha detto.

Ma lo ha detto eccome, un resoconto dettagliato lo si trova per esempio sul Giornale della famiglia Berlusconi, dove si spiega quanto La Russa l'abbia fatta grossa ieri...

Tanto è fuori di sé Silvio Berlusconi che, suo malgrado, Ignazio La Russa segue quello che tutto è fuorché un consiglio: alzare il telefono e chiedere personalmente scusa a Gianfranco Fini per quello che i testimoni diretti raccontano come un «vaffa» al presidente della Camera (con tanto di accomodante gesto accompagnatorio). Un episodio che fa andare su tutte le furie prima Angelino Alfano, poi mezzo Pdl e infine il Cavaliere.

Sono tanti gli editorialisti che oggi commentano l'accaduto. Luigi La Spina su La Stampa per esempio

Faceva impressione, ieri sera su tutti gli schermi delle tv italiane, vedere il ministro della Difesa urlare in aula e insultare il presidente della Camera per le contestazioni sul «processo breve».

Un ministro del Paese più coinvolto nelle conseguenze delle rivoluzioni che sconvolgono l’altra sponda del nostro Mediterraneo. Una questione lontanissima dalle gravi preoccupazioni che assillano gli italiani in questo momento e che, tra l’altro, dovrebbero assillare anche i suoi pensieri e le sue azioni. Lo spettacolo si completava con il collega ministro degli Esteri che lo affiancava sul banco del governo, sbalordito e imbarazzato testimone di una scena impensabile e inaudita in qualsiasi Parlamento di una democrazia occidentale. Uno Stato che sta partecipando, in questi giorni, a una operazione militare di guerra, anche se vogliamo chiamarla in altro modo, e che deve affrontare un’emergenza umanitaria drammatica.


Io l'accento tenderei a metterlo su quel "faceva impressione". È vero, fa impressione che ci si sia ridotti così, a scavare un fondo dove non c'è mai fine - e nella giornata del piazzismo lampedusano di Silvio Berlusconi poi - sembra che non ci sia, e non c'è stato finora, argine al peggio.

Passando a quanto accaduto fuori dalla Camera ieri, vi segnalo invece un pezzo di Filippo Ceccarelli, al solito arguto nel ripercorrere la storia del lancio di monetine tra la prima e la seconda Repubblica

Tornano dunque le monetine nella storia politica d'Italia. Il lancio di disprezzo sonante ha avuto luogo, oltretutto, nello spazio simbolico che si apre a piazza Montecitorio tra l'obelisco di Psammetico II e il portone della Camera. Non è ovviamente la prima volta che si verifica da quelle parti. E un po' dispiace, ma le prime monetine parlamentari di cui si trova notizia nella memorialistica della Repubblica furono gettate dai deputati del Pci. Le lanciarono addosso a Ugo La Malfa nel dicembre del 1971, in pieno Transatlantico, dopo che questi aveva consentito l'elezione di Leone al Quirinale. Dopo di che la discutibile pratica se ne andò in sonno, per rispuntare ai primordi di Tangentopoli e imprimersi come un marchio di fuoco nella memoria collettiva nel crollo della Prima Repubblica


Update!

Volete leggervi il resoconto stenografico della seduta di ieri dello scontro Fini-La Russa? L'ha pubblicato Marco Damilano su uno dei blog de l'Espresso.

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