Rassegna stampa estera: l'Italia di Berlusconi, tra Bunga Bunga e anniversari


Sulle pagine dei quotidiani stranieri non c'è solo il ruolo dell'Italia nelle grandi emergenze internazionali di queste settimane. Compaiono anche temi ben più domestici, come gli scandali sessuali che riguardano Silvio Berlusconi, o il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.

Il tedesco Tages Anzeiger, ad esempio, ha intervistato Beppe Severgnini - autore del libro "La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri" - e gli ha chiesto di tirare un bilancio degli ultimi 20 anni:

Quasi tutti questi anni sono da considerarsi una opportunità sprecata. Berlusconi poteva unificare la destra, aveva la maggioranza e il carisma per cambiare l’Italia, ma non l’ha fatto. Da 20 anni si trascina dietro i suoi peccati originali: l’ostilità nei confronti della giustizia e dell’Autorità Garante della Concorrenza così come il suo conflitto di interessi.

Lei ha scritto che molti italiani hanno eletto Berlusconi perchè lo considerano “uno di noi”. È un miliardario scaltro che fa leggi ad personam e mantiene un harem di ragazze. Se questo significa essere italiano ovvero “uno di noi” è tutt’altro che lusinghiera l’immagine dell’Italia che si propone.
L’espressione “uno di noi” non vuol dire che sia proprio come noi, bensì che in ogni italiano si nasconde un pezzettino di Berlusconi e in Berlusconi una grande fetta degli italiani. E’ una specie di sintesi di tutte le abitudini, dei vizi e delle virtù degli italiani. Ad esempio il suo ottimismo di fronte ad ogni circostanza, la sua capacità di entusiasmarsi, l’empatia, la sua incredibile abilità di comprendere gli intrecci sociali degli italiani. È come un latin lover: ciò che lo rende pericoloso per le donne è che lui sa già cosa pensano, prima ancora che lo pensino. Naturalmente ci sono anche aspetti negativi: conflitti di interesse, egocentrismo. Il mio libro affronta entrambi gli aspetti. Non conosco nessun italiano che possa onestamente dire che in lui non si nasconda un po’ di Berlusconi.

Nel Regno Unito il Guardian ha dedicato un'ironica lista di Questions & Answers al Bunga Bunga:

Processo? Cosa c’è di male nel fare un po’ di bunga bunga tra adulti consenzienti? Nulla. Tranne che Ruby non era maggiorenne. Apparentemente aveva solo 17 anni all’epoca in cui si presume abbia partecipato a una festa dov’era presente Berlusconi, quindi troppo giovane per fornire sesso a pagamento secondo la legge italiana. Inoltre, si presume che Berlusconi, in seguito, abbia abusato della sua autorità quando ha ottenuto il suo rilascio dalle forze dell’ordine.
Sicuramente farà di tutto per ripulire il proprio nome. Ne sono sicuro. Avrà l’occasione di farlo subito dopo il suo processo per presunte mazzette, e il suo processo per una presunta frode di diversi milioni di Euro, il quale inizia oggi.
Da dire: “Cosa c’è di male nell’usare un po’ di buon vecchio Viagra?”
Da non dire: “Si fanno delle feste bunga bunga in galera?”

E sempre il quotidiano tradizionalmente vicino ai laburisti britannici ha dedicato un'articolo a "Bergamo divisa mentre l’Italia celebra l’anniversario dell’indipendenza":

L’anniversario è stato dichiarato giorno di festa nella provincia, malgrado l’opposizione della Lega. Molti a Bergamo pare cerchino di mantenere due fedeltà contrastanti, quella dell’Unità e l’ideale dell’indipendenza. “E’ il nostro paradosso”, ha dichiarato Ettore Oncis, editore del quotidiano locale, L’Eco di Bergamo. “Abbiamo contribuito all’unificazione dell’Italia, ma facciamo sempre più fatica a conviverci. La Lega è l’unico parito che dà voce a questo disagio. Non è contro l’Unità, ma contro l’uso che se ne fa, il quale va contro la diversità e incoraggia il parassitismo, la burocrazia e l’eccessiva centralizzazione del potere.”
La Lombardia è una regione ricca, e lo Stato viene visto come il nemico. “Il lavoro conta per circa tre quarti dell’identità di una persona qui,” ha aggiunto Oncis. “Cosa vogliono dallo Stato? Meno problemi e maggiore efficienza. Ma questo non vuol dire che non hanno il senso di un destino condiviso”.

Lo spagnolo El Pais ha invece commentato molto criticamente la sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle scuole italiane:

Per la Camera della Corte che emise la sentenza nel 2009 non c’era alcun dubbio che il crocefisso avesse una connotazione religiosa predominante. E che lo Stato fosse obbligato a mantenere la neutralità confessionale nell’ambito dell’educazione. Perciò non si comprendeva come la sua esposizione potesse servire al pluralismo educativo, valore essenziale per il mantenimento di una società democratica. Nonostante ciò, ora la Grande Camera non vede un grande problema in questa esibizione di un simbolo religioso, sempre che con il medesimo non si pretenda di indottrinare. Per cui, se fosse realmente così, il tribunale vorrebbe forse dire che il crocefisso è un oggetto decorativo? Come si vede, il criterio giuridico del margine di apprezzamento nazionale significa molto, compresa la restaurazione surrettizia della confessionalità dello Stato. Deplorevole.

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