Federalismo comunista: in Veneto il presidente Luca Zaia è pronto a tassare i redditi più alti

Ricordate la classifica sul consenso dei governatori regionali, quella guidata dal presidente del Veneto, Luca Zaia? Probabilmente il suo piazzamento non durerà a lungo se verrà confermata l'intenzione di imporre una addizionale Irpef regionale ai redditi superiori ai 50 mila euro annui.

La proposta, non molto in linea con le linee ideologiche del centrodestra, troverebbe il consenso anche dei rappresentanti del Pdl alla Regione Veneto, dato che dovrà servire a tappare il buco della sanità regionale, stimato tra i 57 e i 62 milioni di euro. Non penso che un’addizionale Irpef per i redditi superiori ai 50 mila euro sarebbe un’eresia, avrebbe detto il presidente Zaia (dismettendo la camicia verde per indossare la casacca verde di Robin Hood), dimenticando forse lo slogan elettorale del mai le mani nelle tasche dei veneti.

Entro il 30 aprile o il Consiglio regionale approva una variazione di bilancio (ma si dovrebbero tirar fuori dal cilindro i soldi mancanti e l’assessore di reparto Roberto Ciambetti ha già detto che «non c’è più un euro in cassa») oppure procede con una manovra tributaria, e cioè reintroduce l’addizionale Irpef tolta alla vigilia delle elezioni da Galan.

Togliere le addizionali prima del voto e rimetterle dopo aver vinto: questa sì che è una manovra di finanza creativa.

Il Pdl sarebbe dunque disposto adesso a ragionare sull’idea addizionale, magari colpendo solo chi guadagna di più, magari chi ha in busta paga 50 mila euro o più, come vorrebbe Zaia. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, se così fosse, ne pagherebbero le conseguenze poco meno di 126 mila persone (il 4,5% dei contribuenti veneti), che con un’aliquota regionale allo 0,5% (per un’addizionale complessiva all’1,4%) sborserebbero 520 euro all’anno.

Foto | Flickr

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