Precari, il giorno della protesta: "Il nostro tempo è adesso"

Oggi a Roma e in altre 29 piazze d’Italia i giovani manifestano per dire “no” alla precarietà gridando lo slogan: “Il nostro tempo è adesso”. Giovani stanchi di essere presi in giro, ma soprattutto decisi a passare dalla rassegnazione alla protesta. La situazione è tristemente nota: precarietà che tiene su un piano inclinato una intera generazione, privandola di ogni certezza.

Un problema mondiale, ma che in Italia assume le caratteristiche di uno tsunami. I governi di centro destra e di centro sinistra pari sono. Berlusconi non ha mosso un dito, ma chi non ricorda Massimo D’Alema quando teorizzava la "giusta" fine del “posto sicuro” e il “bello” del precariato?

Gli unici non precari, in questo Paese della malapolitica, sono proprio i politici. Per gli altri, soprattutto i giovani, la precarietà è diventata la norma nella vita e nei rapporti di lavoro: stage di sfruttamento per il primo impiego, contratti regolari sempre rinviati, futuro negato a chi non ha uno stipendio regolare e decoroso, non può accedere ad affitti e mutui, impossibilitato anche a metter su famiglia.

Nell’appello dei giovani, fra l’altro si dice: “Non c'è più tempo per l'attesa. E' il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente. Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo".

L'appello prosegue: " Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all'azione, un'azione comune, perché ormai si è infranta l'illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli”.

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